Buongiorno, avevo già scritto un messaggio un paio di mesi fa. Sono seguita da una psicologa e da un

Buongiorno, avevo già scritto un messaggio un paio di mesi fa. Sono seguita da una psicologa e da uno psichiatra e attualmente sto lavorando in fabbrica. A fine mese mi scade il contratto e vorrei che non me lo rinnovassero (per la seconda volta) perché ho l'ansia e il mal di stomaco ad andare in quel posto. Faccio bene a non proseguire? Ho paura però che anche cambiando lavoro si ripresenti la stessa situazione. Avete consigli? Grazie.

11 risposte


Buongiorno, dato che dice di essere già in carico ad una collega le suggerisco di esplorare questi temi con lei. Conoscendo la sua storia saprà guidarla nel migliore dei modi. Buona vita

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Carissima, da quanto scrive è seguita clinicamente da una psicologa e psichiatra. Mi chiedo (non per risultare polemica ma perché mi sembra significativo rifletterci) perché fa questa domanda qui a noi? Sarebbe importante parlarne nel suo spazio di terapia con la collega che conosce bene la sua storia e il suo percorso. Cordialmente


Buongiorno, il fatto che andare al lavoro le provochi ansia e mal di stomaco è un segnale che merita attenzione, ma da solo non permette di stabilire se la scelta migliore sia lasciare quel posto oppure restare. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, sarebbe utile capire innanzitutto che cosa, precisamente, rende quel lavoro così difficile per lei. Potrebbe essere l’ambiente, il tipo di mansione, i ritmi, alcune persone, la paura di sbagliare, la sensazione di essere sotto pressione oppure il fatto stesso di dover affrontare ogni giorno una situazione che ormai associa all’ansia. Questa distinzione è importante perché cambiare lavoro può essere una scelta sensata se il contesto è realmente poco adatto o troppo pesante per lei. Se invece il problema principale fosse il modo in cui l’ansia si attiva davanti alle richieste lavorative in generale, potrebbe effettivamente ripresentarsi anche altrove. Il rischio, in questi casi, è che si crei un meccanismo abbastanza semplice: il lavoro provoca ansia, nasce il pensiero “non ce la faccio più”, l’idea di non rinnovare il contratto produce immediatamente sollievo e la mente conclude che allontanarsi sia l’unico modo per stare meglio. Quel sollievo è reale, ma non sempre ci dice se stiamo facendo una scelta utile nel lungo periodo oppure se stiamo evitando una situazione diventata troppo minacciosa ai nostri occhi. D’altra parte, sarebbe altrettanto poco utile obbligarsi a rimanere in un posto che la fa stare male soltanto per dimostrare di non “scappare”. La domanda quindi non dovrebbe essere semplicemente “devo andarmene oppure restare?”, ma “che cosa mi sta facendo stare male qui, e quanto di questo dipende da questo specifico ambiente e quanto da un mio modo di reagire che potrebbe accompagnarmi anche altrove?”. Può essere utile osservare, per esempio, se l’ansia compare soprattutto prima di entrare in fabbrica e diminuisce quando è fuori, oppure se la ritrova anche in altre situazioni di responsabilità, confronto con colleghi, paura di sbagliare o richieste di prestazione. Se esiste uno schema più generale, allora il cambio di lavoro potrebbe darle respiro ma non risolvere completamente il problema. Mi sembra importante che lei sia già seguita da una psicologa. Proprio questa decisione sul contratto potrebbe diventare un tema molto concreto da portare in seduta, non tanto per chiedere alla professionista di scegliere al posto suo, ma per ricostruire insieme ciò che accade prima, durante e dopo il lavoro. Da una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe utile comprendere quali pensieri anticipano l’ansia, quali situazioni la aumentano, cosa fa per sopportarla e quali elementi invece la fanno diminuire. Questo può aiutarla anche a capire che caratteristiche dovrebbe avere un eventuale nuovo lavoro per essere realmente più adatto a lei. Potrebbe inoltre essere utile non aspettare passivamente che il contratto finisca per vedere cosa succede. Se sente di voler cambiare, può iniziare a guardarsi intorno, informarsi, valutare alternative e costruire gradualmente una possibilità diversa. In questo modo la scelta non sarebbe soltanto “fuggire da questo posto”, ma orientarsi verso qualcosa che sente più compatibile con lei. Il timore che la stessa situazione possa ripresentarsi altrove è comprensibile, ma non deve diventare una profezia. Può essere invece un’indicazione utile: prima di cambiare ambiente, vale la pena capire meglio quale parte del problema appartenga all’ambiente e quale ai suoi schemi di funzionamento. Un percorso ad orientamento cognitivo comportamentale può aiutarla proprio a fare questa distinzione, lavorando sull’ansia senza obbligarla né a restare né ad andarsene. L’obiettivo dovrebbe essere arrivare a una scelta che non sia dettata soltanto dal bisogno immediato di smettere di stare male, ma da una comprensione più chiara di ciò che le serve per funzionare meglio anche nel prossimo contesto lavorativo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, se quel contesto le fa male è perchè evidentemente non la gratifica in nessun modo, pertanto per lei può essere importante riuscire a trovare un altro contesto di lavoro più gratificante in coerenza con le sue attitudini ed interessi. Se anche in quel caso dovessero continuare paure e timori, potrebbe sperimentarsi in un percorso terapeutico per comprendere le motivazioni alla base e migliorare la gestione delle sue emozioni. Cordiali saluti !

Dott. Francesco Ricci

Dott. Francesco Ricci

psicoterapeuta

Albano Laziale

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Buongiorno, immagino quanto possa essere faticoso affrontare ogni giorno il lavoro accompagnata da ansia e malessere fisico. Mi colpisce il fatto che, accanto al desiderio di non proseguire questa esperienza, ci sia anche la paura di ritrovarsi nella stessa situazione in un altro contesto lavorativo. Potrebbe essere interessante soffermarsi su ciò che accade quando pensa di andare al lavoro o quando si trova lì. Ci sono situazioni o momenti in cui l'ansia aumenta? Quali pensieri e preoccupazioni la accompagnano? Cosa teme possa ripresentarsi anche cambiando lavoro? Più che cercare subito una risposta su quale sia la scelta giusta, potrebbe essere utile dare spazio a queste domande, per comprendere meglio ciò che sta vivendo e riconoscere di cosa avrebbe bisogno in questo momento. Il fatto che stia già seguendo un percorso psicologico e psichiatrico rappresenta una risorsa importante. Approfondire il significato che questa esperienza ha per lei, anche attraverso il lavoro che sta già svolgendo con i professionisti che la seguono, può aiutarla a orientarsi verso una scelta che tenga conto sia del suo malessere attuale sia di ciò che desidera per sé.


Il malessere che prova è qualcosa che merita ascolto e non va ignorato. È comprensibile che desideri cambiare, soprattutto se il lavoro è diventato una fonte di ansia e sofferenza. Non possiamo sapere se altrove si troverà meglio o se alcune difficoltà si ripresenteranno, ma questo non significa che debba restare in una situazione in cui sta così male. Può essere utile confrontarsi con i professionisti che la stanno seguendo per valutare con maggiore consapevolezza quale scelta sia più adatta al suo benessere.


Gentile utente, posso solo immaginare la fatica che sente e prova nel andare a lavoro. Se la sua intenzione è quella di non rinnovare ciò che però potrebbe essere importante fare per lei, è riflettere su ciò che sta accadendo dentro di lei. Come mai sente questa forte ansia? Cosa teme? Cosa sta cercando di dirle quest'ansia su di sè e su ciò che accade fuori da sè? Le emozioni ci comunicano elementi su di noi, sul mondo e sull'altro. Non siamo obbligati a restare in luoghi che non ci fanno stare bene, tuttavia per non rischiare di portarci un bagaglio troppo pesante in ogni luogo che incontriamo potrebbe essere importante capire cosa sta accadendo "sotto il livello dell'acqua". Ne parli, come sono certa, stia già facendo, nella sua terapia personale. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo


Buongiorno, comprendo quanto possa essere faticoso recarsi ogni giorno in un luogo di lavoro che le provoca tanta ansia e malessere. È importante che ascolti ciò che sta vivendo, senza sentirsi in colpa per il desiderio di cambiare. Allo stesso tempo, la sua paura che queste difficoltà possano ripresentarsi merita attenzione. Ne parli con la sua psicologa, per comprendere insieme cosa alimenta questa sofferenza e trovare una scelta che rispetti il suo benessere e i suoi bisogni.


Buongiorno. Si percepisce molto chiaramente il peso di questo bivio e la forte stanchezza che la accompagna ad andare in fabbrica ogni giorno. È una scelta faticosa, divisa tra la fretta di trovare un sollievo immediato e la paura che questo malessere possa rincorrerla anche in un futuro posto di lavoro. Avendo già al suo fianco una psicologa e uno psichiatra che seguono la sua storia, sa bene che ogni passo importante va valutato all'interno di quella cornice. Un conto è accorgersi che quell'ambiente specifico è diventato incompatibile con il suo benessere, rendendo il non rinnovare il contratto una sana forma di protezione per se stessa. Un altro conto è fermarsi a guardare l'ansia per come si muove e per quello che produce in noi: spesso, se non si sciolgono i nodi interni che la accendono, l'ansia tende a restare con noi ovunque andiamo, a prescindere dalle mansioni o dai colleghi che troveremo. Capire se in questo preciso momento per Lei sia più utile fermarsi o andare avanti è una risposta difficile da dare attraverso questo canale, ma è proprio la materia preziosa da portare nella sua prossima seduta. Ne parli apertamente con i suoi curanti che conoscendo la sua storia più approfonditamente sapranno aiutarla a capire cosa c'è dietro quel mal di stomaco, offrendole la chiave per scegliere con serenità, senza il timore di fare il passo sbagliato. Un caro saluto Dott. Diego Pelliccia


gentilissima, grazie per la condivisione! penso sia importante che lei ne parli e discuta direttamente con gli specialisti che la seguono, i quali conoscono lei e la situazione. Saluti AV

Dott.ssa Antea Viganò

Dott.ssa Antea Viganò

psicologo

Pessano con Bornago

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Salve,comprendo il suo dubbio: da una parte sente il bisogno di allontanarsi da un contesto che attualmente le provoca ansia e malessere fisico, dall’altra teme che cambiando lavoro le stesse difficoltà possano ripresentarsi. Più che stabilire in assoluto se sia giusto o sbagliato non proseguire, potrebbe essere utile cercare di comprendere che cosa, nello specifico, rende questo ambiente lavorativo così difficile per lei. Il malessere è legato alle caratteristiche di questo particolare lavoro o ambiente? Alle relazioni? Ai ritmi e alle richieste? Oppure l’ansia tende a presentarsi anche in altri contesti e situazioni? Cambiare ambiente può essere una scelta utile quando è il contesto stesso a essere fonte di sofferenza; se invece esistono meccanismi ansiosi che tendono a ripresentarsi indipendentemente dal luogo di lavoro, il cambiamento da solo potrebbe non essere sufficiente. Dal momento che è già seguita da una psicologa e da uno psichiatra, può essere importante affrontare con loro proprio questa distinzione, così da prendere una decisione che non sia dettata esclusivamente dall’urgenza di ridurre l’ansia del momento, ma anche dalla comprensione di ciò che la alimenta.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.