Ho una domanda. Ultimamente ho dei problemi con il ragazzo della mia migliore amica. Ogni volta che

24 risposte
Ho una domanda. Ultimamente ho dei problemi con il ragazzo della mia migliore amica. Ogni volta che usciamo insieme mi sento come se la mia autostima si abbassasse moltissimo, al punto da chiedermi se il problema sia io. Lui continua a parlare di quanto si trovi bene nella sua azienda: i benefit, le ferie, la paga eccellente, lo smart working… lo ripete ogni volta che ci vediamo, più e più volte, quasi per mettersi in mostra. Questo accade mentre io faccio fatica a trovare un lavoro nell’ambito per cui ho studiato, con uno stipendio che mi permetta di andare a vivere in affitto senza dipendere dai miei (ho 28 anni). Inoltre, in questo periodo il mio ragazzo è all'estero per qualche mese e non mi ha nemmeno mai chiesto io come stessi per questa cosa. Pensa solo a parlare di quanto lui sia felice ecc..
Inoltre, non si interessa mai a quello che fai tu: quando parli non ti ascolta, ti interrompe e parla sopra. Ogni tanto se ne esce anche con battute del tipo “che vecchia che sei”, solo perché mi piace andare a dormire presto, e cose simili.
La mia migliore amica tende sempre a difenderlo. Sono arrivata al punto che faccio davvero fatica a uscire quando c'è anche lui perché ogni volta mi sento svalutata, ma non so bene come gestire la situazione, dato che a lei ci tengo, ma non mi va di pargliargliene perchè lo difende, si offende e rischio di litigare con lei.
Dr. Andrea Caso
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Piano di Sorrento
Non credo il problema sia il ragazzo della tua amica ma il difficile momento di passaggio che stai attraversando.
Probabilmente non sei felice di quello che sta' costruendo. Più che soffermarti sugli altri prova a concentrarti su ciò che non va della tua vita e a comprendere come raggiungere a piccoli passi quello che desideri per te.

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Dott. Stefano Recchia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione. Il comportamento di lui è oggettivamente svalutante. Questo tipo di atteggiamento, soprattutto ripetuto nel tempo, ha un effetto diretto sull’autostima di chi lo subisce. Il tuo corpo e le tue emozioni stanno reagendo a qualcosa di reale. Inoltre tu stai vivendo una fase delicata sul piano lavorativo, una dipendenza economica che non desideri, una distanza affettiva dal tuo ragazzo, che per di più non sembra sintonizzato su come stai.
In questo contesto, avere davanti qualcuno che ostenta continuamente successo e benessere senza alcuna sensibilità è inevitabilmente doloroso. Non perché tu sia “invidiosa”, ma perché ti senti invisibile e non riconosciuta. La tua amica, difendendolo sempre, di fatto nega la tua esperienza emotiva. Probabilmente non lo fa per cattiveria, ma perché è coinvolta emotivamente. Questo spiega perché parlargliene direttamente ora potrebbe farti più male che bene e che, quindi, a tua intuizione è lucida.
Il fatto che tu faccia fatica a uscire quando c’è anche lui non è un fallimento relazionale, è un segnale di confine interno. Hai diritto a proteggere la tua autostima, di scegliere contesti in cui non ti senti sminuita e di ridurre l’esposizione a chi ti fa stare peggio.
Puoi farlo senza giustificarti troppo, ad esempio: vedendo la tua amica anche da sola,
dicendo semplicemente che in questo periodo preferisci contesti più tranquilli, limitando la frequenza degli incontri di gruppo.
Non devi spiegare tutto. I confini non sono un processo democratico. Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Dott.ssa Manuela Valentini
Psicologo, Psicologo clinico
Melfi
Buongiorno
Grazie per aver condiviso qualcosa che chiaramente le sta pesando molto. Da ciò che descrive, stai vivendo situazioni che possono mettere a dura prova il benessere emotivo. È comprensibile sentirsi svalutata quando, durante le uscite, viene interrotta, non ascoltata o ridicolizzata con battute che non rispettano i suoi limiti. Anche il confronto continuo con i successi lavorativi degli altri può diventare difficile, soprattutto in un momento in cui sta cercando di costruire la sua indipendenza e il suo percorso professionale. Non c’è nulla di sbagliato nel provare disagio: le emozioni che sente sono legittime e meritano spazio.
È altrettanto comprensibile proteggere se stessa e il rapporto con la sua migliore amica. Non posso sapere se la sua migliore amica si sia accorta di questo disagio arrecato e vissuto o se non ci fa molto caso. Allo stesso tempo, è importante che lei possa sentirsi rispettata e ascoltata nelle relazioni che contano. A volte può essere utile ridurre l’esposizione a situazioni che ti fanno stare male o condividere con l'argomento sul tema in generale con la sua amica, in modo delicato, senza puntare il dito su nessuno.
Potrebbe essere utile, se lo sentirà nelle sue corde, portare nella comunicazione ciò che sta vivendo adesso. A volte chi ci sta vicino ha sensibilità, ma non si rende conto dell’effetto che certi comportamenti possono avere su qualcuno che sta costruendo il proprio percorso e si sta impegnando per realizzarsi. Ognuno ha la responsabilità di prendersi cura di sé, ma allo stesso tempo è possibile condividere come ci si sente senza andare sul personale o creare conflitti. Si può farlo solo quando ci si sente pronti, con calma, mettendo al centro il proprio vissuto e non il giudizio sugli altri.
In questo modo si dà all’altro la possibilità di capire, e a te la possibilità di alleggerire un peso che non meriti di portare da sola.
Resto a disposizione anche in modalità online per un confronto su questo argomento, qualora sentisse il bisogno di uno spazio in cui elaborare ciò che sta vivendo.
Una serena giornata,
Dr.ssa Manuela Valentini
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buon pomeriggio, penso che lei meriterebbe un lavoro molto più soddisfacente. Quindi, le consiglio di provare a concentrarsi sul suo obiettivo personale, di pensare che ognuno ha il proprio percorso, il proprio tempo per realizzarsi e a farsi scivolare, quanto più possibile, le parole poco carine di altre persone. Se questo include il veder meno persone che non la fanno stare bene, non deve sentirsi obbligata ad averci un rapporto. Può vedere la sua amica anche in separata sede. Un caro saluto, Ilaria Innocenti
Dott. Vincenzo Capretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Da quello che racconti, è comprensibile che tu ti senta svalutata e frustrata: il comportamento del ragazzo della tua amica sembra creare un confronto continuo che mette a dura prova la tua autostima. È importante ricordare che il suo atteggiamento e le sue parole non definiscono chi sei né il tuo valore.

Può essere utile osservare cosa succede dentro di te quando ti trovi in queste situazioni: quali emozioni emergono, quali pensieri ricorrenti ti fanno sentire insicura. Prendere consapevolezza di questi meccanismi è il primo passo per poter agire in modo più assertivo e proteggere il tuo benessere emotivo.

A livello pratico, puoi sperimentare piccoli confini: per esempio, scegliere con chi uscire, quanto tempo passare in sua compagnia, o preparare risposte calme ma ferme quando ti senti sminuita. Non è necessario spiegare tutto alla tua amica subito, puoi procedere gradualmente, osservando come ti senti.

Se senti che la situazione pesa molto, può essere utile parlarne con una persona di fiducia o un professionista, anche solo per fare chiarezza sui tuoi sentimenti e trovare strategie che ti aiutino a sentirti più sicura e rispettata.

La domanda che puoi porti è: “Cosa posso fare per tutelare la mia autostima e il mio benessere, pur mantenendo un rapporto con la mia amica?” Questo sposta l’attenzione da lui a te e a ciò che puoi gestire, senza sentirti in colpa.

Cordialità
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Salve, mi dispiace sia coinvolta in questa dinamica che lei stessa definisce svalutante. Rifletta sulle motivazioni che la spingono ad avvicinarsi a persone di questo tipo. Come la fanno sentire? Come mai mantiene il rapporto?
Potrebbe pensare di consultare un professionista.
La saprà aiutare.
Cordiali saluti.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Lei giustamente ha una domanda.
Io le propongo un tema di riflessione: viviamo in una società performante.
Se non hai possibilità di mettere in mostra le tue medaglie sulla giacca, che dimostrano quanto bravo o brava sei, non vali niente. Sono le performance che danno forma al valore di una persona, non la persona stessa.
Ecco, questa società rende scarti tutti coloro che non hanno medaglie e lustrini. E' la dinamica della rupe Tarpea, da cui vengono gettati tutti coloro che non sono performanti e per ciò stesso diventano traditori.
Noi vogliamo una società diversa e lottiamo perché questo avvenga. Benvenuta in questo gruppo di idealisti che credono nella persona.
Dr. Massimiliano Siddi
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge un vissuto di forte svalutazione, ed è importante sottolineare che le sensazioni che prova non sono “esagerate” né prive di senso. Quando una persona, attraverso atteggiamenti ripetuti, confronto implicito, scarsa ascolto o battute svalutanti, fa sentire l’altro inadeguato o invisibile, è naturale che l’autostima ne risenta.

È altrettanto comprensibile che questo momento sia per lei particolarmente delicato: la difficoltà lavorativa, il confronto con coetanei che sembrano “più avanti” e l’assenza temporanea del suo partner possono aumentare la vulnerabilità emotiva. In questo contesto, certi comportamenti risultano ancora più dolorosi.

Il fatto che la sua migliore amica tenda a difenderlo rende la situazione più complessa, ma non invalida il suo disagio. A volte, per tutelare una relazione importante, le persone faticano a vedere o riconoscere atteggiamenti problematici del partner. Questo non significa che lei debba sopportare situazioni che la fanno stare male.

Può essere utile iniziare a chiedersi quali confini desidera mettere per proteggere il suo benessere: ad esempio, limitare alcune uscite, cambiare contesto o valutare se e come esprimere ciò che prova, focalizzandosi su di sé e non sull’accusa.

Se questo senso di svalutazione è persistente o la accompagna anche in altri ambiti, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a rafforzare l’autostima, a riconoscere i propri bisogni e a gestire in modo più sereno le dinamiche relazionali.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, da quello che racconta si percepisce chiaramente quanto queste situazioni la lascino svuotata e ferita, e il fatto che lei si stia chiedendo se il problema sia lei è già un segnale di quanto questo contesto stia intaccando la sua autostima. È importante dirlo con chiarezza: sentirsi così non significa essere fragili o invidiose, ma esposte ripetutamente a dinamiche che fanno male, soprattutto in un momento della vita in cui lei è già sotto pressione per il lavoro, l’indipendenza e la distanza dal suo compagno. Quando una persona parla costantemente dei propri successi, senza alcuna sensibilità per la situazione emotiva e concreta di chi ha davanti, il problema non è chi ascolta e si sente a disagio, ma il modo in cui quella comunicazione avviene. Il confronto, soprattutto quando è implicito e continuo, può diventare molto doloroso se tocca aree già vulnerabili. Lei sta cercando il suo posto nel mondo, sta facendo i conti con frustrazioni reali e legittime, e trovarsi davanti qualcuno che sembra ignorarle del tutto e anzi si mette in mostra può amplificare un senso di inadeguatezza che non nasce da lei, ma dalla situazione. Anche le battute che descrive, come quelle sul fatto di essere vecchia o sul suo modo di vivere, non sono innocue se vengono ripetute e se la fanno sentire sminuita. Spesso chi le pronuncia le liquida come scherzi, ma l’effetto che hanno conta più dell’intenzione. Il fatto che lei esca da questi incontri sentendosi più piccola, meno sicura, più in dubbio su se stessa è un segnale da ascoltare con rispetto. È comprensibile che la posizione della sua migliore amica renda tutto più complicato. Quando una persona a cui teniamo difende sempre il partner, anche di fronte a comportamenti che ci feriscono, può farci sentire sole e non viste. Questo però non significa che lei stia sbagliando o che debba forzarsi a tollerare situazioni che la fanno stare male per non creare conflitti. A volte, per proteggere un legame, finiamo per mettere da parte noi stesse, ma il prezzo emotivo può diventare molto alto. Forse in questo momento la priorità non è convincere la sua amica di qualcosa, ma tutelare il suo equilibrio. Darsi il permesso di limitare le uscite in cui c’è anche lui, o di prendere un po’ di distanza da quelle situazioni, non è una mancanza di affetto, ma una forma di cura verso di sé. Se un domani sentirà di voler parlare con la sua amica, potrebbe farlo partendo da come lei si sente, senza accusare nessuno, ma questo ha senso solo se e quando lei si sentirà sufficientemente forte. Lei non è sbagliata perché non è nello stesso punto della vita di altre persone. Il suo valore non si misura dallo stipendio, dalla velocità con cui raggiunge l’indipendenza o da come qualcuno parla sopra di lei. In un periodo già delicato, è legittimo scegliere contesti e persone che non aggiungano ulteriore peso alle sue fatiche. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Simone Feriti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno, la ringrazio per la sua condivisione.
Comprendo come lo stile che assume il ragazzo della sua migliore amica possa generare in lei questo stato di riduzione dell’autostima.
Soprattutto perchè questi discorsi la mettono di fronte alle fatiche che sta avendo nel raggiungere una sua piena autonomia lavorativa ed economica.
Le modalità che ha e il suo modo di fare dicono molto di lui, e non di lei. Probabilmente ha bisogno di mettersi in mostra, di avere attenzioni. Il fatto che non ascolti, non chieda nulla a lei riporta di nuovo ad una sua modalità egocentrata, dove non c’è spazio per l’altro.
Detto questo, il fatto che questo suo modo di fare impatti emotivamente su di lei mi porta a pensare che questi commenti vanno a inserirsi in una ferita già aperta nella sua autostima che non hanno a che fare con lui, ma con qualcosa che lei pensa già di sé stessa.
Durante queste uscite lei, stimolata dalle modalità di lui, entra a contatto con una parte di sé fragile, che sente di essere manchevole, e da questo si genera quel disagio che descriveva.
Per quanto riguarda il cosa fare capisco la difficoltà nello scegliere. Parlarne a lei rischierebbe di portarla ad una frattura nel rapporto con la sua amica, ma d’altra parte potrebbe generare qualcosa di diverso.
Non farlo significa ripetere lo stesso copione ad ogni uscita, rimanendo nella posizione di sentire di valere poco.
Quello che le posso consigliare è di intraprendere un percorso che la aiuti a gestire le emozioni e la valutazione che dà a sé stessa quando si ritrova di fronte a persone che non la vedono, che non la valorizzano. Per migliorare la propria autostima è necessario partire da sé stessi e costruire una propria idea di valere, a prescindere da quello che l’altro fa.
Cordiali saluti
Dott.ssa Orianna Miculian
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trieste
Salve, posso solo provare a immaginare quanto sia faticoso per te. Il ragazzo della tua amica manca di sensibilità e tatto nei tuoi confronti, esaltando se stesso. E la tua amica permette che tutto questo succeda. Parla con lei, dille quanto ti faccia soffrire la cosa, se è un'amica capirà. Evitare l'argomento continuerà a farti star male ...sperare che le persone cambino è quasi come cercare un ago in un pagliaio, sei solo tu che puoi cercare di far cambiare le cose o puoi cambiare tu ... il fatto che lui si comporti in quel modo vuol dire veramente che lui sia superiore? Si possono dire tante cose, i propri pensieri ma sono soltanto pensieri e nulla più.
Ma è chiaro che tu ci stai male. Forse parte tutto dal tuo non sentirti realizzata per il lavoro che stai facendo , per esser 'costretta' a stare ancora con i tuoi, per la lontananza dal tuo ragazzo. Se fai fatica a gestire tutti questi aspetti magari un professionista potrebbe supportarti e aiutarti ad affrontare la vita in modo più sereno.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Dott. Christopher Siddi
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Capisco quanto questa situazione possa essere faticosa. Quando in una relazione o in un gruppo ci si sente sistematicamente sminuiti o non ascoltati è normale che l’autostima ne risenta, soprattutto in un momento già delicato della propria vita. Senza etichettare o trarre conclusioni sul comportamento altrui, è importante riconoscere l’effetto che queste dinamiche hanno su di te. Un confronto con un professionista può aiutarti a capire come tutelarti e trovare modi più rispettosi per stare nelle relazioni, senza dover rinunciare a ciò che per te è importante.
Un caro saluto
Dott.ssa Giorgia Giustolisi
Psicologo clinico, Psicologo
Viagrande
Salve,
Comprendo la difficoltà descritta. A 28 anni, il confronto con i traguardi altrui può generare una pressione che alimenta il senso di svalutazione e incrina le dinamiche relazionali. In questa fase, gestire le amicizie significa anche imparare a proteggere il proprio spazio emotivo da interazioni poco nutrienti. Potrebbe essere utile riflettere sulle proprie potenzialità e sui propri progetti, trasformando il peso del confronto esterno in un'opportunità di crescita.
Saluti
Gentile Utente,
Quello che descrivi non è “una tua impressione esagerata”, ma una reazione emotiva coerente a una dinamica relazionale che, ripetendosi nel tempo, diventa svalutante.
Provo a restituirti alcuni punti chiave, così come farei in uno spazio clinico.
1. Non è solo cosa dice, ma come e quando
Il problema non è che il partner della tua amica stia bene nel suo lavoro.
Il problema è che occupa sistematicamente lo spazio relazionale, parlando di sé, interrompendo, non mostrando curiosità per l’altro e utilizzando anche battute ironiche che hanno un effetto di sminuimento.
In termini sistemico-relazionali, potremmo dire che:
• lui si colloca in una posizione one-up (competenza, successo, superiorità),
• tu vieni implicitamente spinta in una posizione one-down, soprattutto in un momento della tua vita già delicato sul piano lavorativo e affettivo.
Il fatto che tu esca dagli incontri sentendoti “più piccola” è un segnale importante: il corpo emotivo sta parlando prima della mente.
2. Il confronto sociale colpisce dove sei più vulnerabile
Stai attraversando una fase in cui:
• l’autonomia lavorativa ed economica è ancora in costruzione,
• il tuo partner è fisicamente ed emotivamente poco presente,
• il futuro appare meno definito di quanto vorresti.
In questo contesto, l’ostentazione continua del benessere altrui non è neutra: riattiva ferite legate al valore personale, al “sono abbastanza?”.
Questo non significa che tu sia fragile, ma che sei umana.
3. Il ruolo della tua amica: una lealtà che ti lascia sola
La tua amica, difendendolo sempre, probabilmente non lo fa “contro di te”, ma per proteggere l’equilibrio della coppia.
Tuttavia, l’effetto collaterale è che tu resti senza uno spazio di riconoscimento.
Qui si crea un triangolo relazionale in cui:
• lui domina la scena,
• lei media difendendo,
• tu ti ritiri, accumulando disagio.
E il tuo ritiro (evitare le uscite) è una strategia di autoprotezione, non un capriccio.
4. Cosa puoi fare, senza forzarti né tradirti
Non sei obbligata a “sopportare” per mantenere un legame.
Alcune possibilità realistiche:
• Limitare il tempo condiviso quando c’è anche lui, senza giustificarti troppo.
• Coltivare momenti solo con la tua amica, dove il vostro legame possa respirare.
• Se mai decidessi di parlarle, farlo partendo da te, non da lui
(“Quando siamo tutti insieme mi sento spesso invisibile e questo mi fa stare male”)
senza aspettarti che lei cambi posizione: a volte il confine serve più a chiarire che a convincere.
5. La domanda più importante
Non è: “Devo resistere o allontanarmi?”
Ma: “Cosa mi serve oggi per proteggere la mia dignità emotiva?”
Le relazioni che nutrono l’autostima non sono quelle in cui dobbiamo diventare più forti per reggere, ma quelle in cui possiamo abbassare le difese senza perderci.
Il fatto che tu ti stia ponendo queste domande è già un segno di consapevolezza e cura di sé. E da qui, spesso, inizia un cambiamento profondo.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,

quello che descrive non è raro e non indica automaticamente che il problema sia Lei. Quando una persona, soprattutto in modo ripetitivo, tende a mettere al centro sé stessa, i propri successi e il proprio benessere senza mostrare reale interesse per chi ha di fronte, l’effetto può essere profondamente svalutante, in particolare se chi ascolta sta attraversando una fase di fragilità personale o professionale. In questi contesti l’autostima non si abbassa perché “c’è qualcosa che non va in Lei”, ma perché il clima relazionale non è nutriente né rispettoso.

Il confronto continuo tra la sua situazione lavorativa e quella di lui, per quanto non dichiarato apertamente, finisce per accentuare un senso di inadeguatezza che nasce più dal modo in cui viene gestita la relazione che dai fatti in sé. Le battute ironiche, le interruzioni e la mancanza di ascolto non sono dettagli trascurabili: sono segnali di un’interazione poco attenta ai confini e al rispetto reciproco. È comprensibile che, sommando anche la distanza emotiva che sente dal suo ragazzo in questo periodo, tutto questo venga vissuto con maggiore intensità.

Il punto centrale non è stabilire se lui “lo faccia apposta” o meno, ma riconoscere l’effetto che queste dinamiche hanno su di Lei. Se uscire in quel contesto la porta sistematicamente a sentirsi sminuita, è legittimo interrogarsi su come proteggersi, anche senza arrivare a uno scontro diretto. A volte può essere utile ridurre la frequenza di queste uscite o ritagliarsi momenti con la sua amica senza la presenza del partner, spiegando in modo semplice che in questo periodo ha bisogno di relazioni che la facciano sentire più sostenuta.

Il timore di parlare con la sua amica è comprensibile, soprattutto se in passato si è sentita non accolta o difesa. In questi casi, più che criticare il comportamento del suo compagno, può essere utile restare su di sé e su come si sente, evitando accuse e generalizzazioni. Tuttavia, se anche questo spazio non è possibile, è importante chiedersi quanto una relazione, per quanto significativa, possa reggere nel tempo se Lei deve costantemente mettere da parte il proprio disagio per non creare conflitti.

Prendersi sul serio non significa rompere i legami, ma riconoscere i propri limiti emotivi. Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a rafforzare la sua autostima in questa fase di vita complessa e a trovare modalità più chiare e tutelanti di stare nelle relazioni, senza sentirsi sempre in difetto o “di troppo”.

Un caro saluto
Dott.ssa Sara Petroni
Dott.ssa Arianna Amatruda
Psicologo, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Quello che descrivi riguarda una dinamica relazionale che ti fa sentire svalutata. Se ogni incontro abbassa la tua autostima, è un segnale da ascoltare. Puoi iniziare proteggendoti, limitando le uscite in cui c’è anche lui, senza dover spiegare tutto. Con la tua amica, se e quando ti sentirai pronta, puoi parlare di come stai tu, non di com’è lui. Prenderti spazio non significa perdere il legame, ma tutelare il tuo benessere.
Dott.ssa Marianna Mansueto
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve, capisco che sta vivendo un momento di difficoltà che forse va' oltre il rapporto con questa persona di cui parla.
Se se la sentisse potrebbe provare a richiedere un supporto psicologico per non affrontare tutto questo da sola e magari anche trovare insieme delle strategie per capire come e se continuare a relazionarsi con questa persona.
Se ha bisogno sono disponibile.
Cordiali saluti,

dott.ssa Marianna Mansueto
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera. Se ho capito bene la tua domanda è "come gestire questo tuo sentirti a disagio per i commenti del ragazzo della tua amica". Per risponderti provo a partire da un'ipotesi che andrebbe verificata insieme. in ogni modo, l'ipotesi è questa: quello che ti fa male riguarda una tua ferita e non il comportamento dell'altro in sé. Quello che succede è che il ragazzo della tua amica ti fa da specchio deformante andando ad ingrandire proprio quello che più ti fa paura. In questo modo la sua alta autostima, rafforzata dai risultati che sta ottenendo al lavoro, ferisce la tua bassa autostima, indebolita dai tuoi scarsi risultati e dalla frustrazione di non esserti ancora resa indipendente dai tuoi. Il problema non sono i suoi risultati né la sua alta autostima, non è lui a ferirti sei tu che senti ferita e, al massimo (supponendo che lui lo faccia intenzionalmente), ti lasci ferire. Essere triste per la mancanza di lavoro e di indipendenza è comprensibile ma non so quanto tu stessa lo accetti. Accettare la tua tristezza e frustrazione potrebbe anche aiutarti a parlare direttamente con lui, dicendogli che sei contenta per i suoi successi e che sentendolo parlare provi tristezza perché vorresti trovare un lavoro più soddisfacente anche tu. Accettando pienamente la tua tristezza e frustrazione, potresti anche chiedergli, senza pretendere che lo faccia, se può parlare di altro, perché in questo momento ascoltarlo ti fa male e hai bisogno d'altro. Potresti parlare della tua insoddisfazione... certo non sono temi entusiasmanti ma l'amicizia non è fatta solo di entusiasmo ma anche di sostegno e comprensione. Se invece i tuoi amici non avessero bisogno, in quel momento, di sostenerti e ascoltarti potresti proporre tu un tema alternativo di conversazione entusiasmante. Parlare d'altro, di qualcosa che ti piace, che ti diverte che ti anima, e mettere da parte le tue pene. Come dicevo, i miei consigli partono da ipotesi da verificare e, anche nel caso in cui ti ritrovassi nelle mie parole, potresti aver bisogno di un sostegno per riuscire a fare quel che ti propongo. Per questo dare consigli lascia il tempo che trova ed è una modalità molto marginale in terapia, perché, anche se convincenti potrebbero solo aumentare il livello di frustrazione. Valuta, quindi, la possibilità di contattarmi e approfondire il discorso e ricevere un sostengo anche solo per affrontare questa situazione specifica.

Per quanto riguarda il tuo ragazzo, anche qui sento una certa frustrazione e mancanza di sostengo e sintonia. Scrivi che in questo periodo è all'estero per qualche mese e che non ti ha nemmeno mai chiesto come stai per questa cosa. Immagino, quindi, che tu gliene abbia parlato, ma gli hai chiesto come mai non ti chiede come stai? Anche qui, l'ipotesi è che la prima a non sentirsi bene con se stessa sei tu. Forse non ne vuoi parlare perché ti senti in colpa per averla, per sentirti così e sarebbe meno grave se te lo chiedesse lui, perché chiedendotelo darebbe alla tua tristezza un diritto di esistenza. La tua tristezza ha diritto di esistenza, ha una ragione per esserci e ha una ragione anche per richiedere attenzione, soprattutto da parte di una persona a te legata intimamente. Anche il tuo ragazzo "pensa solo a parlare di quanto lui sia felice.... non si interessa.... non ti ascolta.... ti interrompe e parla sopra... " Anche qui sei tu a permetterglielo. Se ti dice “che vecchia che sei” e tu ti senti male è perché sei tu la prima a non darti il diritto di andare a dormire presto. Il senso di colpa fa breccia non quando sei accusata o colpevolizzata ma quando sei tu a darti la colpa. Qualsiasi accusa, giudizio o battuta può fare un effetto molto diverso a seconda della persona che lo riceve. Potresti non dargli importanza e passarci sopra, oppure rispondere con un'altra battuta tipo "tu sei il mio Ulisse e io la tua Penelope, se esco incontro i proci", oppure reggere il gioco e dire "si sono la tua vecchietta preferita", oppure accusare il colpo, come stai facendo ora. L'aiuto psicologico non serve a cambiare il mondo ma il rapporto che abbiamo con il mondo e da lì, solo da lì, cercare di cambiarlo e a volte ci si riesce con più facilità, perché cambiando lunghezza d'onda si entra in sintonia con lunghezze d'onda diverse.
Capisco la tua fatica nell'uscire quando c'è anche lui e anche nel sentire il tuo ragazzo, in quelle condizioni. Inizia a dare valore alla tua tristezza, datti il diritto di sentirti insoddisfatta della tua situazione e vedrai che non ti sentirai più svalutata. Se poi saranno gli altri a svalutarti, potrai sempre cambiare il valore che dai alle persone che ti svalutano solo perché non hai un lavoro che ti soddisfa. Molte persone non hanno un lavoro soddisfacente e non per questo sono delle persone non valide. Allo stesso modo, avere un lavoro soddisfacente non rende la persona valida.
Spero che tutte queste parole, anche se poggiano su ipotesi tutte da verificare, ti abbiano aiutato. Ti ricordo che l'aiuto migliore che posso darti è all'interno di un percorso, anche breve. Non esitare a prenotare un appuntamento con me o con qualche altro collega anche in questo periodo natalizio. Ti auguro di trovare la forza di non fissarti sui "carnefici" e di focalizzarti su di te, su una "vittima" delle circostanze che ha comunque la forza di farsi responsabile delle sue emozioni e dei suoi bisogni e impegnarsi per cambiare il suo futuro.
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Quello che descrivi è comprensibile: il suo comportamento è svalutante e, soprattutto in un momento di tua fragilità, può colpire direttamente l’autostima. Il problema non sei tu, ma il fatto che in sua presenza non ti senti vista né rispettata. È legittimo proteggerti limitando le uscite in cui c’è anche lui o scegliendo quando e come esserci, senza dover per forza spiegare tutto. Se parlare con la tua amica ora ti sembra troppo rischioso, puoi partire dal prenderti spazio e ascoltare ciò che ti fa stare meglio: preservare il tuo equilibrio non significa volere meno bene a lei, ma volerne un po’ di più a te.
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Quello che descrivi è una situazione che mette a dura prova il tuo equilibrio emotivo.
Da un lato c’è il bisogno di mantenere il legame con la tua migliore amica, dall’altro la fatica di sopportare atteggiamenti che ti fanno sentire svalutata.
Il ragazzo della tua amica porta avanti una narrazione di sé centrata sul successo e sull’autocompiacimento; tu, nel momento in cui ti senti svalutata, stai costruendo un significato che riguarda la tua autostima e il confronto con lui.
Non è tanto “lui che ti svaluta” in senso assoluto, quanto il modo in cui il suo comportamento si intreccia con il tuo vissuto attuale di ricerca di autonomia e riconoscimento.
Questo non significa che tu debba accettare passivamente la situazione, ma che puoi riconoscere come stai costruendo il tuo senso di sé in relazione a quel contesto e scegliere di modificarlo.
In termini di comportamenti assertivi, puoi adottare strategie che ti permettano di tutelarti e creare dei limiti chiari, senza entrare in conflitto diretto: ad esempio, non sei obbligata a partecipare a tutte le uscite se sai che la sua presenza ti fa stare male, puoi scegliere di vedere la tua amica in contesti più intimi, senza di lui, così da preservare il rapporto senza esporre te stessa a continue frustrazioni; quando lui inizia a parlare di sé in modo ripetitivo, puoi con educazione spostare l’attenzione su altro, oppure porre una "barriera" più concreta come alzarti ed allontanarti da quella situazione per qualche minuto o coinvolgerti con qualcun altro, se presente, in un altra conversazione.
In questo modo, da una parte riconosci che la tua esperienza è una costruzione che puoi rielaborare, dall’altra agisci concretamente per proteggere il tuo benessere. È un equilibrio tra consapevolezza interna e azione esterna.
Se deciderai di parlarne con lei, non è necessario entrare in un confronto diretto sul suo ragazzo: puoi semplicemente condividere che in certi momenti ti senti poco a tuo agio, senza accusare nessuno. In questo modo tuteli il legame senza rischiare uno scontro.
Il passo più importante è dare valore ai tuoi bisogni. Riconoscere che questa persona non ti offre questo spazio ti permette di scegliere come gestire la situazione, senza colpevolizzarti.
saluti,
dott.ssa laura
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Gentile utente, da come descrive la situazione, ciò che la fa stare male non è “lui in sé”, ma la posizione in cui la fa sentire. Ogni volta che parla, si mette in mostra, interrompe, svaluta con battute, lei viene collocata in un posto di minor valore. È normale che l’autostima ne risenta: non è fragilità sua, è l’effetto di una dinamica.
Quindi diremmo che quest’uomo sembra avere bisogno di confermare se stesso davanti a un Altro che resti in posizione di inferiorità. Il problema è che, continuando a frequentarlo, lei accetta senza volerlo quel posto. E il corpo lo segnala con il disagio e la fatica a uscire.
Il fatto che la sua amica lo difenda rende la situazione più complessa, perché la lascia senza alleati. Ma questo non significa che lei debba forzarsi a tollerare ciò che la svaluta. Proteggersi non è egoismo: è rispetto di sé.
La domanda importante non è se lui “esagera”, ma questa:
“Quanto sono disposta a espormi a situazioni che mi fanno sentire meno?”
Può voler bene alla sua amica e, allo stesso tempo, scegliere di limitare le occasioni in cui lui è presente. A volte il confine più sano non passa dal confronto diretto, ma dal prendersi sul serio.
Un caro saluto.
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, indipendentemente dalle decisioni pratiche che potrà prendere la sensazione è che lei faccia fatica a delineare socialmente, con gli altri, la sua personalità. E' difficile essere più precisi ma la sensazione è che sembra emergere un problema di autostima e di espressione del suo modo di stare con gli altri. Se ritiene potrei aiutarla, anche online, con una consulenza psicologica. Buona Giornata! Dario Martelli
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Salve,

dovrebbe trovare il modo di definire se stessa comunicando il disagio che prova agli altri quando ignorano la sua sensibilità del momento. Non è facendo finta di nulla che potrà migliorare le sue uscite ed il rapporto con amici e fidanzato. Provi a presentificare agli altri ciò che sta provando, senza nascondersi, magari le sue istanze potrebbero esser accolte differentemente. Qualora sentisse il bisogno di affrontare il discorso all'interno di uno spazio di ascolto più ampio, non esiti pure a contattarmi, ricevo anche on-line.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Evelyn Cia
Psicologo clinico
Trieste
Ci tengo a ringraziarti per questa condivisione profonda e autentica, che rappresenta chiaramente il momento difficile che stai vivendo.
Quello che descrivi sembra raccontare due aspetti fondamentali della dinamica in cui sei coinvolta: da un lato, il tuo vissuto di sofferenza e fatica nel cercare di crearti una solida realtà professionale e personale in un contesto che non facilita il passaggio dal mondo dello studio a quello lavorativo; dall'altro la difficoltà a relazionarti con una persona che sembra mancare di attenzione emotiva per questo tuo particolare momento di vita (ricerca del lavoro e fidanzato all'estero).
Inoltre, rispetto alla tua migliore amica, colgo un importante conflitto che stai vivendo: da un lato il legame importante che avete e il desiderio di non rovinare il rapporto, dall’altro il bisogno di proteggerti da situazioni che ti fanno stare male.
È possibile che, se deciderai di parlare con lei, possa reagire difendendolo o sentendosi messa in discussione. Questo non significa che tu stia sbagliando o che il tuo vissuto non sia legittimo: spesso, quando si toccano equilibri affettivi importanti, l’altro può fare fatica ad ascoltare senza sentirsi coinvolto o giudicato (ma questo racconta qualcosa dell'altro e non di te, soprattutto se parli con rispetto). Tenere a mente questo può aiutarti a non interpretare una sua eventuale chiusura come una conferma che il problema sia tuo.
Allo stesso tempo, può essere utile spostare il lavoro su un piano che dipende maggiormente da te: riconoscere l’impatto che alcuni fattori esterni hanno sul tuo stato emotivo e sulla tua autostima, senza però lasciare che definiscano il tuo valore. Questo è un processo di differenziazione importante: non si tratta di negare ciò che ti colpisce, ma di imparare a distinguere ciò che appartiene all’altro – il suo modo di essere, di parlare, di relazionarsi – da ciò che appartiene a te.
Lavorare su questa distinzione può aiutarti a restare in contatto con ciò che senti, riducendo il rischio di interiorizzare messaggi svalutanti o confronti che non tengono conto del tuo percorso e del tuo momento di vita. In questo senso, proteggerti emotivamente significa sviluppare una solidità interna che ti permetta di scegliere come e quanto esporti, indipendentemente dalle reazioni degli altri.

Un caro saluto
Dott.ssa Evelyn Cia

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