Ho la certezza che mio marito spende ingenti somme di denaro per i gratta e vinci,ne ho parlato con

24 risposte
Ho la certezza che mio marito spende ingenti somme di denaro per i gratta e vinci,ne ho parlato con i miei figli....dopo più di un mese dalla certezza della malattia ancora non abbiamo fatto niente, non sappiamo come muoverci, lui ha un carattere predominante e violento aiutatemi per favore come ci dobbiamo approcciare io lo vorrei lasciare per altri motivi di coppia ,ma ora sapendo tutto questo lo posso fare? Lasciandolo faccio bene? E i miei figli dovrebbero fare da "badanti"? E c'è anche da dire che non andrebbe mai in terapia odia gli psicologi o comunque chi gli dice cosa deve fare aiutatemi vi prego sto passando un " doppio"inferno" grazie mille Carla
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso. Comprendo quanto possa essere faticoso gestire questa situazione e la sofferenza connessa.
Ritengo che un percorso psicologico possa essere d'aiuto a entrambi per indagare cause, origini e fattori di mantenimento dei sintomi per trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche, soprattutto per la salvaguardia dei figli.
Cordialmente, dott. FDL

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Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, mi dispiace per la situazione che sta vivendo.
Ciò che può fare è consigliare a suo marito di intraprendere un percorso psicologico, almeno tentare di fare una prima seduta per comprendere meglio alcune cose.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Dr. Ugo Ungaro
Psicologo, Psicoterapeuta
L'Aquila
Gentile Signora se suo marito non desidera lavorare su questa situazione legata al gioco non ci sono molte possibilità per aiutarlo in un percorso di cambiamento, pur comunque non escludendo questa possibilità. Diversamente è possibile lavorare sul disagio che lei manifesta in relazione a questa situazione. In ogni caso le ricordo che presso le USL solitamente sono attivi dei servizi che si occupano di dipendenze, così come sembra la situazione che lei descrive. Inoltre sono attive diverse associazioni di aiuto che si occupano sempre di queste difficoltà ma non sono in grado di fornirle ulteriori indicazioni sui risultati e sulle tecniche che usano. Un cordiale saluto
Dr. Stefano Golasmici
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gent.ma, la situazione che descrive appare piuttosto complessa. Frequentemente, la persona che soffre di un disturbo da gioco d'azzardo non riconosce il proprio disturbo ed è la ragione per cui è difficile poter offrire un aiuto. Può però rivolgersi al servizio dipendenze del SSN della sua zona e chiedere un appuntamento per illustrare le sue difficoltà: a volte l'ingaggio del paziente avviene attraverso un familiare stanco e preoccupato della situazione. SG
Dott.ssa Paola Maneri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera signora, immagino la difficoltà e la complessità della situazione che sta vivendo. Posso dirle intanto che per avviare un percorso di cambiamento è necessario che in suo marito ci sia anche solo un po' di motivazione a farsi aiutare. A prescindere da questo lei potrebbe comunicargli le sue preoccupazioni e consigliargli comunque di rivolgersi a un professionista. Le consiglio inoltre di prendere in considerazione l'idea di iniziare anche per sé un percorso di supporto psicologico con l'intento di comprendere meglio la situazione che sta vivendo, i suoi vissuti e, di conseguenza, per trovare delle strategie utili ad affrontare la situazione in questione.
Un caro saluto. Dott.ssa Maneri
Dr. Santo La Monica
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Padova
Cara Carla,
Che situazione difficile, la capisco.
Parlarne con i suoi figli può andare bene se sono adulti, nel caso in cui fossero molto giovani, sarebbe meglio non coinvolgerli, poiché anche per loro è un momento difficile.
Ha altri parenti a cui chiedere consiglio?
Altrimenti può parlarne con uno psicologo. Io sono disponibile.
Un caro saluto
Dott. Santo La Monica
Dott. Luca Ferretti
Psicologo, Psicoterapeuta
Livorno
Salve, mi spiace per la sua situazione. Le consiglio di far intraprendere a suo marito un percorso con un professionista al fine di comprendere al meglio la situazione e di risolverla nel miglior modo e breve tempo possibile.
Se cio non fosse possibile può sempre iniziare Lei un percorso con un professionista al fine di valutare al meglio la Sua situazione e poter fare le scelte giuste.
Cordiali Saluti: Dott. Luca Ferretti
Chiedere aiuto su come comportarsi in certe situazioni può aiutare ad avere un idea piu chiara su cosa farsi ed evitare possibili situazioni di pericolo
Dott.ssa Mariella Saletti
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Brinzio
Carla, lei probabilmente ha già sviluppato una grande forza d'animo per resistere in una situazione così maltattrante, com'è quella di vivere con un marito dal carattere 'predominante e violento'. Adesso, dopo aver scoperto la sua ludopatia, la sua forza d'animo deve essere indirizzata a cercare persone che la aiutino in un 'percorso' di uscita. Persone specializzate come quelle dei centri antiviolenza che fanno capo a Di.Re contro la violenza, e quelle dei centri per la cura del gioco di azzardo che trova sulla mappa nazionale dei servizi contro la ludopatia. Sono persone che conoscono bene le dinamiche, i comportamenti, le difficoltà di situazioni come le sue. Si parla di 'percorso' perchè bisogna passo passo recuperare e imparare nuove risorse di consapevolezza e pratiche, che sono sue e verranno sviluppate con l'aiuto di queste persone. Un cordiale saluto
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve. Da ciò che dice, non sarà semplice convincere suo marito a intraprendere un percorso psicoterapeutico. Le consiglio di intraprenderlo lei per comprendere le scelte da fare e come gestire al meglio il problema. Distinti saluti
Dott.ssa Daniela Benvenuti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Salve, convincere suo marito a rivolgersi al servizio per le dipendenze non penso sia facile, date le premesse. Però a mio avviso è utile che lei ricorra ad un supporto psicologico per chiarirsi e mettere a fuoco se e in che modo può cambiare uno stato che la fa soffrire su più fronti. Un caro saluto, dr.ssa Daniela Benvenuti, Padova-Feltre-online
Dott. Stefano Ventura
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile amica,
ci racconta una situazione davvero grave e difficile!
Ci sono diversi livelli a cui occorre affrontarla. Il primo è quello legale, per tutelare la sua sicurezza e quella dei suoi figli. Contatti le associazioni che si occupano di gioco d'azzardo, si consulti soprattutto per avere indicazioni legali, e per capire come muoversi per tutelare i suoi beni. Mi sembra poi che ci sia il rischio di violenza. Di nuovo, contatti le associazioni e i centri anti-violenza per capire come muoversi.
Da ultimo, sarà necessario affrontare il problema con suo marito: cerchi l'aiuto di familiari e amici, che possano supportarla per discuterne con lui. Il percorso terapeutico è fondamentale, dovrete affrontarlo insieme.
Intanto, tuttavia, consideri anche di intraprendere per se stessa degli incontri di supporto e indirizzo.

con i migliori auguri,
dr. Ventura
Buonasera, posso comprendere il disagio e il senso d'incertezza che sta provando. Sarebbe importante che suo marito iniziasse un percorso proprio per le dipendenze, ma se non riuscisse a convincerlo, si prenda lei uno spazio per se. Non sta vivendo un momento semplice, oltrettutto sarebbe importante indagare ad esempio il suo dire "violento" e "predominante", in quanto la violenza non è giustificata. Non specifica l'età dei suoi figli, comunque è importante rassicurarli sulla sua presenza, qualora volessero fare domande su ciò che sta accadendo.
Potrebbe provare ad accennare a suo marito di avere questo dubbio sui gratta e vinci, vedere come reagisce e in base a questo decidere su cosa fare.
Resto a disposizione, un caro saluto dottoressa Paola De Martino
Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, purtroppo la dipendenza da ludopatia provoca un grave danno sia a suo marito per la frustrazione che riceve tutte le volte che perde ed è disastroso anche per la famiglia oltre che economicamente che psicologicamente. Come lei scrive nella sua domanda suo marito odia gli psicologici, potrebbe farsi aiutare lei da uno psicoterapeuta, potrebbe aiutarlo in maniera indiretta, tramite un lavoro su di lei, ed elaborare come poterlo aiutare o anche come potersi allontanare da questa situazione, cordiali saluti, dott. Eugenia Cardilli.
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Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Gentile utente, la sua sofferenza è più che comprensibili in situazioni come la sua. Dovrebbe contattare il centro più vicino per ludopatie ossia gioco d'azzardo. Il fine è quello di avere informazioni su come procedere a livello legale per tutelare lei e i suoi figli. Può farsi aiutare da loro e averli a fianco ( immagino siano sufficientemente grandi) sarà la sua forza in questo momento difficile. Iniziare dal persuadere suo marito a farsi visitare è al momento una scelta fallimentare.
Se ha necessità di informazioni più precise può scrivermi in privato.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Franca Vocaturi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno Carla, credo che la cosa migliore sia rivolgersi alla sua Asl di competenza. Se è vero che suo marito rifiuterebbe l'aiuto in questo momento, di solito nei centri che si occupano di dipendenze esiste un programma rivolto ai familiari, per sostenerli e indirizzarli sul comportamento più adatto. Almeno lei e i suoi figli potreste così essere supportati, per poi valutare come mettere suo marito di fronte alla realtà del suo problema. Le auguro di trovare presto una via d'uscita. Dott.ssa Franca Vocaturi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utende di mio dottore,

credo che la cosa migliore sia rivolgersi presso un servizio sanitario pubblico, che si occupi di dipendenze; solitamente sono i SERT nello specifico ad occuparsi di questo. Se suo marito dovesse rifiutare l'aiuto in questo momento, di solito nei centri che si occupano di dipendenze esiste un programma rivolto ai familiari, per sostenerli e indirizzarli sul comportamento più adatto. In particolare è possibile fare incontri di terapia familiare con l'obiettivo di poter esser supportati vista la condizione di disagio e di malessere che si ritrova a vivere l'intero sistema familiare.
Questo aiuta a valutare come mettere la persona affetta da dipendenza di fronte alla realtà del problema e allo stesso tempo al resto della famiglia di prender le giuste distanze dalla problematica stessa che rischierebbe senza il giusto approccio di stravolegere la vita di più persone.

Cordiali Saluti
Dottor Diego Ferrara
Dott.ssa Maria Piscitello
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Cara signora, Il primo passo di fronte ad una dipendenza è superare la negazione  del problema. Difficilmente  il soggetto interessato si attiva verso una richiesta di aiuto. E' fondamentale per il partner una presa di posizione in questo senso. Già  questo può provocare un piccolo cambiamento nell'equilibrio del sistema. E'  fondamentale che lei si attivi presso il Servizio per le Dipendenze della sua Aussl, o tramite un consulto privato, per pensare i passi da fare per arrivare ad un coinvolgimento diretto di suo marito rispetto al suo problema. Escluderei il coinvolgimento dei suoi figli  nella presa in carico del padre, soprattutto se minori.
Rimango a disposizione e la saluto cordialmente.
Dott.ssa Maria Piscitello 
Dott.ssa Anna Marcella Pisani
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera Carla,
Comprendo e condivido il suo disagio.
Poiché suo marito non desidera rivolgersi a psicologi o altre figure simili, le consiglio di fermarsi un attimo e richiedere per lei stessa un supporto psicologico.
Nel suo messaggio ha scritto infatti, che ci sono anche altre problematiche di coppia e, inoltre, rifletteva giustamente sul ruolo che dovrebbero avere i vostri figli in tutto questo.
Ecco vede, a mio parere prima di prendere qualsiasi decisione, è meglio che lei si conceda uno spazio suo di riflessione, coinvolgendo magari i suoi figli in una consulenza psicologica di famiglia.
In questo modo potrete capire in che modo approcciarvi a suo marito.
Un caro saluto.
Dott. Alessandro D'Agostini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Dott.ssa Melania Filograna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lequile
Salve, per iniziare un percorso psicologico è fondamentale avere la motivazione nel cambiamento (che da quello che scrive suo marito al momento non ha). Capisco il disagio e la sofferenza per i familiari che vivono con una persona dipendente.
Se sente il bisogno di risolvere altre situazioni che le procurano disagio, pensi anche al suo di benessere mentale e si rivolga ad un professionista. Potrebbe risultare utile ricevere anche le giuste informazioni in merito alle dipendenze per sapere cosa aspettarsi e come comportarsi in tali casi. La saluto
Dott. Diego Emmanuel Cordoba
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Cara Carla, la situazione che stai vivendo è sicuramente molto complessa e difficile. Prima di prendere una decisione definitiva, è importante che tu e i tuoi figli cerchiate supporto da parte di un professionista esperto in psicologia sistemica relazionale. Un terapeuta potrebbe aiutarvi a capire meglio la situazione, ad affrontare le dinamiche familiari coinvolte e a trovare delle strategie per affrontare la situazione nel modo migliore.
Quanto alla tua domanda su se sia giusto lasciare tuo marito, è una decisione che solo tu puoi prendere, prendendo in considerazione tutti gli aspetti della tua relazione e della tua famiglia. È importante pensare anche al benessere dei tuoi figli e valutare attentamente come potrebbero essere influenzati da una separazione.
Inoltre, riguardo alla resistenza di tuo marito ad affrontare la situazione e a ricevere aiuto da parte di uno psicologo, potrebbe essere utile cercare altri approcci terapeutici o forme di supporto che potrebbero essere più accettabili per lui.
In conclusione, ti consiglio vivamente di rivolgerti a un professionista per avere un aiuto personalizzato e accompagnamento nella gestione di questa difficile situazione. Sono certa che con il giusto supporto potrai trovare delle soluzioni e delle prospettive utili per affrontare la situazione nel modo migliore per te e la tua famiglia. Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione.
Dott. Cordoba
Dott.ssa Simona Favoloso
Psicologo clinico, Psicologo
Formia
Salve, mi dispiace molto per la situazione in cui si trova. Sicuramente non è una cosa di facile gestione, sopratutto se è lui in primis a non voler farsi aiutare. Le consiglio prima di tutto, di poter raggiungere e far raggiungere un benessere mentale a lei e ai suoi figli ed informarsi con dei professionisti sulla gestione delle dipendenze. Saluti
Dott.ssa Federica Varisco
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Bagheria
Buongiorno Carla.
Quello che stai vivendo è davvero molto difficile e capisco bene il tuo senso di impotenza e di doppio peso: da una parte i problemi di coppia e la sofferenza personale, dall’altra la scoperta di una dipendenza che coinvolge anche la stabilità economica e familiare.
È importante però distinguere due aspetti:
-Il tuo matrimonio e la relazione di coppia: se già da prima sentivi il desiderio di separarti, è legittimo e comprensibile che tu stia pensando a questa scelta. Decidere di lasciare non significa abbandonare, ma riconoscere i tuoi limiti e proteggere il tuo benessere.
-La dipendenza da gioco e il suo carattere violento: la ludopatia è una malattia seria che richiede un trattamento specialistico. Ma, come tu stessa hai sottolineato, se lui rifiuta l’aiuto nessuno può costringerlo. Non spetta a te né tantomeno ai tuoi figli fargli da “badanti”: ognuno deve essere responsabile del proprio percorso di cura.
Ti invito a tenere a mente una priorità: la tua sicurezza e quella dei tuoi figli. Se il comportamento di tuo marito diventa aggressivo o violento, è importante proteggervi, anche valutando di rivolgervi a servizi territoriali o a centri antiviolenza per avere supporto concreto e informazioni sui vostri diritti.
Lasciarlo o meno è una decisione solo tua, ma qualsiasi scelta tu faccia non è sbagliata se è volta a garantire dignità, serenità e sicurezza a te e ai tuoi figli. Non sei tenuta a sacrificarti né a vivere in un clima di paura o di dipendenza economica ed emotiva.
Un percorso di sostegno psicologico per te e, se possibile, anche per i tuoi figli, potrebbe aiutarvi a elaborare questa situazione e a trovare le risorse per affrontare i prossimi passi con maggiore lucidità e forza interiore.
Ricorda: non sei sola, e chiedere aiuto per te è un atto di coraggio, non di egoismo.
la ringrazio per aver condiviso una situazione così dolorosa e complessa, si sente tutta la sua stanchezza e il senso di essere intrappolata in quello che definisce un doppio inferno, da una parte la scoperta della dipendenza dal gioco e dall’altra la convivenza con un uomo che descrive come predominante e violento, è comprensibile che si senta paralizzata e confusa e che dopo tanti anni insieme possa emergere anche un senso di colpa all’idea di lasciarlo proprio ora, come se andarsene significasse abbandonarlo nella malattia, ma è importante che lei si fermi un momento a riconoscere un punto fondamentale, la priorità in questo momento è la sua tutela e quella dei suoi figli, la dipendenza è un problema serio ma non esiste alcuna regola scritta che imponga al partner di restare in una relazione che non vuole o che la fa sentire in pericolo solo perché l’altro ha una difficoltà, se il suo bisogno oggi è quello di lasciarlo questa è un’informazione preziosa che parla del suo limite e della sua sopravvivenza emotiva, potrà eventualmente scegliere di offrire un supporto come madre dei suoi figli o come persona, ma questo è molto diverso dal rimanere dentro una relazione che la schiaccia, i suoi figli non devono diventare badanti né caricarsi di una responsabilità che non spetta a loro, la responsabilità del cambiamento è solo di suo marito e se lui rifiuta qualsiasi aiuto questo non può diventare un vincolo che la tiene prigioniera, si conceda il diritto di proteggersi senza sentirsi egoista perché prendersi cura di sé in una situazione così è un atto necessario e sano, non una colpa

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