Ho da poco lasciato la casa in cui convivevo con il mio fidanzato da 1 anno e mezzo. Insieme da 9 an

Ho da poco lasciato la casa in cui convivevo con il mio fidanzato da 1 anno e mezzo. Insieme da 9 anni (ora ne ho 27 e lui 30), stiamo vivendo un momento di grossa crisi perché lui è una persona molto indecisa, perciò tutte le decisioni, l'organizzazione, la progettazione del futuro dovevo "trainarla" io. Alla lunga ero esausta, dopo milioni di volte in cui gli ho detto che ero infelice e che mi sentivo messa sempre al secondo posto, ho deciso di andarmene di casa. La nostra terapeuta di coppia ha detto che lui deve iniziare un percorso individuale e che è per i suoi "irrisolti" personali che la nostra storia sta avendo problemi, perché l'amore da entrambe le parti non manca. La mia domanda è: come faccio a capire se davvero lui sta cambiando? Cosa devo fare nel frattempo? Grazie per l'aiuto -F.

39 risposte


Salve, i "cambiamenti" in psicoterapia sono molto lenti. Spesso richiedono anni. Non so se le conviene aspettare. In ogni caso, per rispondere alla sua domanda, un modo c'è. Un modo per capire se c'è un cambiamento in un partner, è sentire dentro di sé è cambiato qualcosa. In altre parole, se lui cambia (si augura in meglio, ma non è detto), si modificano le vostre interazioni. Questo crea un cambiamento anche in lei. Più semplicemente, deve fare attenzione alle emozioni che lui evoca in lei. Se si sente bene con lui, oppure continua a sentirsi male. Cordiali saluti. Dott. Francesco Romano

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Gentilissima, si capisce perfettamente il senso di stanchezza che descrive: farsi carico per nove anni di tutta la progettualità e l'organizzazione di una coppia è una fatica enorme, che col tempo prosciuga le energie e fa sentire profondamente sole anche all'interno della relazione. La sua scelta di lasciare la casa non è stata una resa, ma un fondamentale atto di rispetto verso se stessa e verso la propria serenità. Per capire se il suo partner stia davvero cambiando, la risposta risiede soprattutto nel vedere un'inversione delle vostre vecchie dinamiche. Il cambiamento reale non si misura dalle parole o dalle promesse fatte nei momenti di crisi, ma dalle azioni autonome e costanti nel tempo. Noterà un'evoluzione sincera se sarà lui, in modo del tutto spontaneo e senza le sue sollecitazioni, a prendere iniziative, a gestire la propria vita e a portare avanti il percorso terapeutico personale con serietà. I veri passi avanti implicano l'assunzione di responsabilità e la capacità di prendere decisioni in autonomia, accettando la fatica che questo comporta. Tenga conto, inoltre, che la ristrutturazione dei propri blocchi profondi richiede tempo: i cambiamenti autentici sono graduali e silenziosi, mentre le trasformazioni improvvise o troppo eclatanti sono spesso solo reazioni temporanee dettate dalla paura di perderla. Nel frattempo, ciò che potrebbe fare è utilizzare questo spazio di sospensione per riprendere fiato. Dopo anni passati a "trainare", è fondamentale che sposti l'attenzione da lui a se stessa, chiedendosi di cosa ha davvero bisogno per stare bene come individuo. È indispensabile che mantenga confini chiari, evitando di ricadere nel vecchio ruolo di guida o di spronarlo continuamente: lasci che sia lui a camminare con le proprie gambe e ad affrontare i suoi nodi in terapia. L'amore è certamente una base importante, ma per far funzionare una vita insieme serve anche la reciprocità nella fatica del quotidiano. Si conceda il tempo di osservare i fatti con lucidità, senza fretta. Resto a disposizione. Con i miei migliori saluti. Dott.ssa Michelle Borrelli


Cara F., dopo nove anni insieme e un anno e mezzo di convivenza, il fatto di essere arrivata a lasciare la casa condivisa fa pensare a un passaggio molto importante, che probabilmente contiene insieme molte emozioni diverse. Da quello che racconti, sembra esserci ancora amore, ma anche una fatica che nel tempo è diventata difficile da sostenere. E forse proprio questa compresenza rende tutto più complesso: non c’è una rottura netta, ma un legame che continua ad avere valore mentre qualcosa, nella forma che aveva assunto, non sembrava più funzionare per te. Mi soffermerei su una parola che usi: “trainare”. Dici di esserti occupata spesso delle decisioni, dell’organizzazione, della progettazione del futuro. Potrebbe essere utile chiederti che cosa ha significato per te occupare questa posizione nella coppia. Ti dava sicurezza? Ti faceva sentire necessaria? Ti stancava? Ti faceva sentire sola? Forse più cose insieme. Non c’è una risposta giusta: il punto potrebbe essere proprio osservare quale posto avevi assunto nella relazione e cosa accade dentro di te adesso che, almeno in parte, hai smesso di occuparlo. La domanda che poni, “come faccio a capire se davvero lui sta cambiando?”, è molto comprensibile. Forse dietro c’è il bisogno di capire se questa relazione possa avere una forma diversa da quella che avete conosciuto finora. Ma potrebbe essere interessante chiedersi anche quanto sia possibile osservare dall’esterno un cambiamento che, se autentico, riguarda prima di tutto il suo mondo interno. Non è detto che si manifesti subito in gesti eclatanti; potrebbe emergere lentamente nel modo in cui prende posizione, assume responsabilità, esprime desideri propri o affronta ciò che prima tendeva a lasciare a te. Allo stesso tempo, forse vale la pena interrogare anche ciò che questo tempo di distanza muove in te. Se lui cambiasse, che cosa avresti bisogno di sentire di diverso nella relazione? E che cosa, invece, potrebbe non essere più sostenibile per te, anche se il sentimento resta? Sono domande che possono aiutarti a distinguere la speranza dal bisogno di ritrovare un equilibrio più tuo. Non è detto che tu debba fare qualcosa di particolare “nel frattempo”. Forse questo momento può diventare uno spazio di osservazione, non solo di lui ma anche di te stessa. Che effetto ti fa non essere più nella casa condivisa? Cosa cambia nel tuo modo di pensare alla coppia quando non devi occuparti quotidianamente della direzione da prendere? Cosa desideri davvero, al di là della paura di perdere una storia così lunga? Forse il cambiamento non sarà qualcosa che potrai verificare con una prova precisa, ma qualcosa che eventualmente potrai sentire nella qualità del rapporto: se riuscirete a stare insieme in modo meno sbilanciato, se ci sarà più reciprocità, se potrai percepire che il futuro non dipende più solo da una tua spinta. E forse, ancora prima di capire se lui sta cambiando, può essere importante capire se tu riesci a sentirti diversa dentro quella relazione. Con cura, Dott.ssa Raffaella Pia Testa


Gentile utente, per comprendere se il cambiamento è realmente in corso, più che alle sue intenzioni o alle sue parole, presti attenzione alla continuità dei suoi comportamenti nel tempo. Un cambiamento autentico dovrebbe tradursi in una maggiore capacità di prendere iniziative, assumersi responsabilità, comunicare e partecipare concretamente alla progettazione della vita di coppia, senza che sia Lei a doverlo continuamente sollecitare. Nel frattempo, può essere importante non assumere nuovamente il ruolo di “traino” della relazione: lasciargli lo spazio necessario affinché sia lui a dimostrare, attraverso le proprie azioni, ciò che sta cambiando. È un po’ come smettere di spingere una bicicletta per vedere se chi è sopra ha realmente imparato a pedalare: finché continuerà a spingerla Lei, sarà difficile capirlo. Si conceda quindi questo periodo anche per osservare come sta Lei senza il peso di dover mantenere in movimento la relazione. Un percorso di supporto psicologico individuale potrebbe inoltre aiutarla a comprendere i propri bisogni, i propri limiti e ciò che desidera realmente da questa relazione.


Gentile F., capisco quanto possa essere difficile trovarsi in questa situazione, soprattutto dopo nove anni di relazione e dopo aver investito molto nel tentativo di far funzionare la coppia. La decisione di lasciare temporaneamente la casa non significa necessariamente che l’amore sia finito: può rappresentare anche un modo per interrompere una dinamica che, nel tempo, è diventata per lei molto faticosa. Per capire se il suo compagno sta realmente cambiando, più che osservare ciò che dice è importante osservare ciò che fa, e soprattutto se i cambiamenti sono spontanei, concreti e duraturi. Un percorso individuale può essere un passo importante, ma il cambiamento richiede tempo e non può essere misurato soltanto dalla disponibilità ad andare in terapia. Si può chiedere, ad esempio: sta iniziando ad assumersi maggiormente la responsabilità delle decisioni? Prende iniziative senza che sia lei a sollecitarlo? Riesce a riconoscere il suo disagio senza minimizzarlo o delegarle nuovamente la responsabilità di “trainare” la relazione? Sta modificando concretamente quei comportamenti che nel tempo l’hanno fatta sentire al secondo posto? È altrettanto importante che lei non trasformi questo periodo in un'attesa passiva finalizzata a verificare se lui cambierà. Può utilizzare questo spazio per chiedersi che cosa desidera lei da una relazione e quali condizioni sono per lei indispensabili per poter stare bene. Non si tratta soltanto di stabilire se lui sia ancora innamorato, ma di capire se la relazione, così com’è e così come potrebbe evolvere, è compatibile con i suoi bisogni. Cercherei inoltre di evitare di assumere nuovamente il ruolo di “motore” del cambiamento: se è sempre lei a indicargli cosa deve fare, ricordargli gli impegni, organizzare il percorso e valutare i suoi progressi, si rischia di riprodurre esattamente la dinamica che l’ha portata all’esaurimento. Il cambiamento di lui deve diventare progressivamente una sua responsabilità. Infine, non è necessario prendere subito una decisione definitiva sul futuro della coppia. Può concedersi un tempo di osservazione, mantenendo il confronto con la terapeuta di coppia e valutando nel tempo se alle intenzioni seguono comportamenti nuovi e stabili. Considerata la complessità della situazione e la sofferenza che descrive, è consigliabile approfondire quanto sta vivendo anche con uno specialista in un percorso individuale, che possa aiutarla a comprendere meglio i propri bisogni, i propri limiti e le scelte più adatte a lei, indipendentemente dall'evoluzione del percorso del suo compagno. Un caro saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Quello che racconti mi sembra contenere una domanda molto importante, che forse va un po' oltre il semplice “come faccio a capire se lui sta cambiando?”. Dopo nove anni di relazione hai preso una decisione certamente molto faticosa: uscire dalla casa in cui vivevate insieme perché ti sei accorta di essere arrivata a un punto di esaurimento, dopo aver espresso molte volte il tuo disagio e la sensazione di essere sempre tu a dover trainare la relazione.È comprensibile, quindi, che oggi tu voglia capire se qualcosa potrà davvero cambiare. Ma credo sia importante fare attenzione a non ritrovarti, anche adesso che hai preso le distanze, nella stessa posizione che hai occupato per molto tempo: tu che osservi, aspetti, valuti, incoraggi e cerchi di capire se lui finalmente sta facendo ciò che dovrebbe fare.Il cambiamento dell'altra persona, infatti, non può essere qualcosa che tu devi accompagnare o controllare. Puoi certamente osservare ciò che accade, ma il vero cambiamento non si riconosce soltanto dalle parole, dalle intenzioni o dal fatto che inizi un percorso individuale. Si riconosce soprattutto nel tempo, nella continuità e nella capacità di assumersi concretamente la responsabilità delle proprie difficoltà e dei propri comportamenti.E forse c'è un'altra domanda che potrebbe essere altrettanto importante: mentre lui lavora su di sé, che cosa accade a te?Perché mi sembra che tu abbia passato molto tempo a occuparti della direzione della relazione: prendere decisioni, organizzare, progettare, sollecitare, chiedere, aspettare. Potrebbe essere utile allora che questo momento di distanza non diventi semplicemente un periodo in cui aspetti di vedere se lui cambierà, ma uno spazio nel quale puoi tornare ad ascoltare te stessa.Che cosa desideri davvero da una relazione? Quali sono i tuoi bisogni che per molto tempo sono rimasti in secondo piano?Quanto sei disposta ad aspettare? E soprattutto: se lui non cambiasse nella misura che speri, che cosa sceglieresti per te?Non sono domande che necessariamente devono portarti a decidere oggi se tornare insieme o chiudere definitivamente. Possono invece aiutarti a recuperare una posizione più tua, nella quale la tua serenità non dipenda esclusivamente dal percorso che farà lui. Per questo, oltre al percorso di coppia e al lavoro individuale che è stato suggerito a lui, credo potrebbe essere prezioso anche per te avere uno spazio individuale. Non perché ci sia qualcosa che “non va” in te e nemmeno perché tu debba essere considerata responsabile della crisi. Al contrario, potrebbe essere uno spazio esclusivamente tuo, nel quale comprendere che cosa ti ha portata a sostenere così a lungo una relazione nella quale sentivi di dover essere tu a trainare e, soprattutto, imparare a riconoscere e dare valore ai tuoi bisogni.A volte prendere distanza da una persona non significa soltanto aspettare di capire se quella persona cambierà. Significa anche concedersi finalmente il tempo per capire chi siamo noi quando smettiamo di occuparci continuamente del cambiamento dell'altro. Se senti che questa prospettiva può esserti utile, possiamo lavorare insieme su questi aspetti attraverso un percorso individuale, rispettando i tuoi tempi e senza partire da una decisione già presa sul futuro della relazione. L'obiettivo potrebbe essere, prima di tutto, aiutarti a ritrovare chiarezza su di te e sulla posizione che desideri avere all'interno di una relazione.


Buonasera, grazie per aver raccontato con tanta chiarezza quello che sta vivendo. Da ciò che descrive, sembra che la fatica non derivi tanto dall'assenza di amore, quanto dal fatto che per molto tempo lei abbia sentito di dover sostenere da sola una parte importante della relazione: prendere decisioni, organizzare, progettare e cercare di portare avanti il rapporto. Rispetto alla sua domanda, può essere utile ricordare che il cambiamento non si valuta tanto dalle intenzioni o dalle promesse, quanto dalla continuità dei comportamenti nel tempo. Un percorso individuale può certamente rappresentare un passo importante, ma sarà il modo in cui lui affronterà concretamente le proprie difficoltà e ciò che riuscirà progressivamente a modificare nella quotidianità a darle maggiori elementi per capire se qualcosa sta realmente cambiando. Nel frattempo, credo possa essere importante non vivere questo periodo esclusivamente come un'attesa delle sue trasformazioni. Può essere uno spazio anche per lei, per ascoltare ciò di cui ha bisogno, recuperare energie e chiedersi che cosa desidera realmente da una relazione e quali condizioni considera necessarie per poterci stare bene. Non è necessario decidere tutto adesso. Può concedersi del tempo e osservare, senza sentirsi obbligata né a tornare immediatamente né a chiudere definitivamente, se e come la situazione evolve. Se sente il bisogno di fare maggiore chiarezza su ciò che desidera e sui suoi confini all'interno della relazione, un percorso individuale potrebbe essere uno spazio utile anche per lei. Se desidera, può trovare le mie disponibilità per un colloquio direttamente sul mio profilo.


Buongiorno F., dopo nove anni insieme è comprensibile che allontanarsi non significhi necessariamente aver smesso di amare, ma può significare aver riconosciuto che l'amore, da solo, non stava più rendendo sostenibile la relazione. Credo sia importante che lei non trasformi questo periodo nell'ennesima situazione in cui deve essere lei a “trainare” il cambiamento del suo compagno. Se inizierà un percorso individuale non dovrebbe essere lei a controllare se va in terapia, suggerirgli cosa affrontare o stabilire i suoi tempi. Per capire se sta realmente cambiando, cerchi soprattutto comportamenti e non promesse: maggiore capacità di prendere iniziative, assumersi responsabilità, esprimere ciò che desidera, progettare insieme senza aspettare che sia lei a farlo e, soprattutto, mantenere questi comportamenti anche quando la paura di perderla sarà diminuita. Nel frattempo provi a riportare l'attenzione su di sé. Si chieda non soltanto "Come sto io fuori dalla dinamica che avevamo costruito? Di che relazione ho bisogno? Quali condizioni dovrebbero esserci perché io possa desiderare di tornare?". Non è necessario decidere immediatamente se lasciarvi definitivamente o tornare insieme. Questa distanza può diventare uno spazio prezioso nel quale lui si occupa dei propri “irrisolti” e lei verifica i propri bisogni e limiti. Se il cambiamento ci sarà davvero, non dovrà essere lei a convincersi che è avvenuto ma dovrebbe poterlo sperimentare nella relazione.


Buongiorno, sono la Dott.ssa Morena, psicologa. Capisco la difficoltà: quando per tanto tempo sei stata tu a “trainare” la relazione, è normale arrivare a un punto in cui non sai più se aspettare, sperare o proteggerti. Per capire se qualcosa sta davvero cambiando, guarderei meno alle promesse e più alla continuità dei comportamenti nel tempo. Non tanto “mi ha detto che cambierà?”, ma “sta iniziando spontaneamente a prendersi responsabilità, a decidere, a fare spazio ai miei bisogni senza che debba essere sempre io a chiederglielo?”. Nel frattempo, forse la cosa più importante è non trasformare la tua distanza in un periodo in cui aspettare che lui cambi. Può essere uno spazio anche per te, per capire cosa vuoi, cosa non sei più disposta a sostenere e di cosa hai bisogno in una relazione. Il cambiamento dell’altra persona non è qualcosa che possiamo controllare. Possiamo però osservare, nel tempo, se ciò che fa è davvero coerente con ciò che dice. Se ti va, possiamo provare a fare un po’ di chiarezza insieme, senza dover decidere tutto subito.


Carissima, molto spesso il problema che viene prospettato come questione di coppia è in realtà indicativo di un disagio di uno dei due della coppia. Probabilmente è il vostro caso. Fai in modo che il tuo compagno si impegni in una relazione terapeutica profonda che possa permettergli di cambiare per il bene di tutti e due. Cerca di avere pazienza, come sai, le terapie sono piuttosto lunghe e richiedono un impegno profondo. Però non disperare, è possibile se lui è convinto, che le cose possono cambiare. Ti ringrazio della tua domanda rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti Dott Gabriele Lenti Psicoterapeuta Genova


Buon pomeriggio F., Forse, in questo momento, più che cercare di capire se lui stia cambiando, può essere importante dare spazio a ciò che lei sente e desidera, al di là della paura di perdere una relazione così lunga e significativa. Il cambiamento dell’altro non si misura nelle promesse, ma nella continuità dei comportamenti nel tempo. Nel frattempo, questo distacco può diventare un’occasione per ritrovare i propri bisogni, i propri confini e capire cosa è davvero importante per sé. Eventualmente un percorso psicologico individuale potrebbe accompagnarla in questo spazio di riflessione, senza dover necessariamente prendere subito una decisione sulla relazione. Un caro saluto


Salve, dopo nove anni di relazione è comprensibile che allontanarsi da casa e interrompere la quotidianità insieme le provochi molti dubbi, soprattutto se l’amore è ancora presente. Per capire se lui sta realmente cambiando, più che concentrarsi sulle sue parole osservi nel tempo i suoi comportamenti. Un cambiamento autentico si vede nella capacità di assumersi responsabilità, prendere iniziative senza che sia lei a guidarlo, affrontare le proprie difficoltà e mantenere con continuità ciò che intraprende. Non dovrebbe essere necessario che lei gli ricordi continuamente cosa fare o lo “accompagni” nel suo cambiamento. Nel frattempo, forse la cosa più importante è non trasformare la distanza in un periodo in cui lei rimane semplicemente in attesa che lui cambi. Provi a utilizzare questo spazio per ascoltare se stessa e chiedersi: se lui rimanesse esattamente com'è oggi, questa relazione sarebbe comunque quella che desidero? Non è necessario decidere ora se tornare o chiudere definitivamente. Può concedersi del tempo e osservare, senza sostituirsi a lui nel suo percorso. Il suo compito non è insegnargli a cambiare, ma capire se la persona che incontrerà dopo questo percorso sarà in grado di costruire con lei una relazione più equilibrata. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Il cambiamento in lui dovresti vederlo dai suoi comportamenti, pensieri, ragionamenti, ma non saranno né immediati né di colpo opposti a quelli che faceva precedentemente.. sarà un cambiamento graduale, ma te ne accorgerai da tutte le piccole cose. Nel frattempo non puoi fare nulla, vai avanti con la tua vita, ovunque ti porti (lontana o vicina a lui). Se vuoi, potresti fare anche tu un percorso individuale tuo.


Buonasera F. L'aver lasciato la casa condivisa è stato un segnale forte: il tuo corpo ha detto "basta" al ruolo di coordinatrice unica della coppia. Per capire se c'è una trasformazione autentica, la regola d'oro è osservare senza sollecitare:Se il cambiamento è reale, vedrai un atteggiamento proattivo da parte sua (nelle decisioni, nella gestione della propria vita, nella cura della relazione) senza che tu debba indicargli la strada. Se continuerà ad aspettare le tue mosse per sapere come comportarsi, significa che la dinamica di delega non si è spezzata. Nel frattempo, il tuo lavoro più grande è la non-azione verso di lui e la riappropriazione del tuo spazio. Permettiti di recuperare le forze, ascolta i tuoi bisogni primari e lascia che sia l'altro a dimostrare, con i fatti, di sapersi sostenere da solo. Andrea


Buongiorno, da quello che racconta sembra che lei sia arrivata a un punto di forte stanchezza dopo aver sentito per molto tempo di dover “trainare” la relazione, occupandosi delle decisioni, dell’organizzazione e della progettazione del futuro. La scelta di lasciare la casa non significa necessariamente che abbia smesso di amare il suo compagno. Può essere anche il modo attraverso cui ha riconosciuto che il modo in cui stavate vivendo la relazione non era più sostenibile per lei. Rispetto alla sua domanda, più che chiedersi se lui stia cambiando, potrebbe essere utile osservare come cambia concretamente il suo modo di stare nella relazione. Un cambiamento reale non si misura soltanto dalle intenzioni o dalle promesse, ma dalla continuità dei comportamenti nel tempo: maggiore capacità di assumersi responsabilità, prendere iniziative e occuparsi delle proprie difficoltà. Un altro aspetto importante è che non deve essere lei a verificare, guidare o sollecitare il suo cambiamento. Altrimenti rischierebbe di riprendere proprio quel ruolo di “traino” che l'ha portata a sentirsi esausta. Nel frattempo può utilizzare questo periodo anche per ascoltare se stessa: come sta senza dover continuamente sostenere la relazione? Cosa desidera davvero da un rapporto? E quali condizioni considera oggi necessarie per poter stare bene insieme a qualcuno? Non è necessario decidere tutto subito. Può concedersi un tempo per osservare ciò che accade, senza sentirsi nuovamente responsabile del funzionamento della coppia. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Buongiorno, prenda del tempo per se, e valuti se valga la pena o meno continuare a stare in una storia nella quale al momento non prende ciò che vorrebbe. Nel caso, resto disponibile ad ascoltarla individualmente, ricevo anche online. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Cara F., da quello che racconta sembra che il problema non sia tanto l'assenza di amore, quanto il fatto che per molto tempo lei abbia avuto la sensazione di dover sostenere quasi da sola il peso delle decisioni, dell'organizzazione e della progettazione della vostra vita insieme. E quando una persona arriva a dire più volte di essere infelice senza vedere cambiamenti concreti, è comprensibile che possa sentirsi esausta. La sua domanda è quindi molto importante: come capire se lui sta realmente cambiando? Probabilmente non osservando quanto promette di cambiare, ma ciò che concretamente fa nel tempo. Un cambiamento autentico tende a essere visibile nella quotidianità: maggiore iniziativa, capacità di prendere decisioni senza essere continuamente sollecitato, assunzione di responsabilità, ascolto dei suoi bisogni e soprattutto continuità. Non si tratta di aspettarsi che diventi improvvisamente una persona diversa, ma di vedere se sta sviluppando quelle capacità che finora lei ha dovuto compensare. Anche il percorso individuale può essere un elemento positivo, ma non dovrebbe diventare qualcosa che lei deve controllare o valutare al posto suo. Il lavoro psicologico è suo e sarà lui a dover dimostrare, attraverso il comportamento, che sta utilizzando quel percorso per comprendere e modificare ciò che nella relazione non funzionava. Nel frattempo, credo sia importante che lei non rimanga "in sospeso" aspettando che lui cambi. Il periodo di distanza può diventare un'occasione anche per lei: provi a chiedersi non soltanto "lui cambierà?", ma "se nulla cambiasse, io vorrei comunque tornare a vivere questa relazione?". E ancora: "Che cosa dovrebbe concretamente essere diverso perché io possa stare bene in questa coppia?". Può essere utile individuare alcuni comportamenti molto concreti che per lei rappresentano un cambiamento, distinguendoli dalle semplici dichiarazioni d'intenti. Non serve stilare una lunga lista di condizioni: è sufficiente avere chiaro quali sono i bisogni che per lei non sono più negoziabili. Infine, non interpreti necessariamente la sua uscita di casa come una decisione definitiva. Può essere anche un confine che le ha permesso di interrompere una dinamica che la stava logorando e di recuperare uno spazio personale. Non deve decidere oggi se tornare o chiudere per sempre. Può osservare, nel tempo, ciò che accade e contemporaneamente ascoltare ciò che accade dentro di lei. L'amore è importante, ma una relazione duratura ha bisogno anche di reciprocità, responsabilità e della possibilità per entrambi di sentirsi protagonisti della propria vita insieme. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Salve, credo che la coppia si un insieme di due individui separati, con una storia e vissuti individuali e come tali devono rimanere altrimenti si creerebbero simbiosi pericolose. E' giusto quindi che il suo compagno inizi questo percorso affinchè possa lui stesso stare meglio. Lei pensi alla sua di vita, a coltivare le sue passioni, ciò che la rende serena. La felicità personale nopuò rimanere ancorata a quella di un altro. Solo così si potrà instaurare una relazione matura per entrambi.


Cara F., quello che stai vivendo è comprensibile, soprattutto dopo 9 anni di relazione e dopo aver sostenuto per tanto tempo il peso delle decisioni, dell’organizzazione e della progettazione del futuro. Lasciare casa non significa necessariamente aver smesso di amarlo: può essere anche il modo con cui hai detto “così non ci sto più”. Per capire se lui sta davvero cambiando, più che alle sue parole, guarda a ciò che farà nel tempo. Un percorso individuale può essere un passo importante, ma il cambiamento si vede nella quotidianità: nella capacità di prendere iniziative, assumersi responsabilità, ascoltare il tuo vissuto e contribuire alla relazione senza aspettare che sia tu a guidarlo. Nel frattempo, credo sia importante che ognuno possa prendersi il proprio tempo e il proprio spazio. Anche tu. Non trasformare il suo percorso in qualcosa che devi controllare o accompagnare: rischieresti di ritrovarti ancora nel ruolo di quella che “porta avanti” tutto. Quando vi confrontate, provate gradualmente a spostare la comunicazione dal “tu non fai/non sei” al “come possiamo costruire insieme?”. Non significa negare ciò che ti ha fatto stare male, ma provare a parlare di ciò che accade tra voi: “Come possiamo fare perché le decisioni non ricadano sempre su uno solo?”, “Che tipo di coppia vogliamo costruire?”. Forse, in questo momento, la domanda più importante non è soltanto “lui sta cambiando?”, ma anche “io come sto?”. Concediti il tempo di osservare, senza dover decidere subito. Se nel tempo inizierai a sentirti meno sola, più ascoltata e con accanto una persona che sceglie e si muove insieme a te, saranno questi i segnali più significativi.


Il cambiamento autentico si riconosce più dai comportamenti costanti nel tempo che dalle intenzioni dichiarate: può essere utile osservare se il suo percorso individuale si traduce in scelte concrete e non solo in buoni propositi, e se questi si mantengono anche quando la paura di perderla si attenua. Nel frattempo, si prenda il tempo per chiarire a se stessa cosa desidera dal futuro della relazione, senza sentirsi in dovere di anticipare i tempi di lui o di tornare prima che il cambiamento si sia davvero consolidato. Il percorso di coppia già avviato resta lo spazio più adatto per verificare insieme questi progressi.


Buongiorno, quello che descrive sembra essere il punto di arrivo di una fatica accumulata nel tempo, più che una decisione presa all'improvviso. Dopo nove anni insieme e un anno e mezzo di convivenza, andare via di casa non significa necessariamente aver smesso di amare il proprio compagno. Può significare anche aver riconosciuto che il modo in cui la relazione stava funzionando non era più sostenibile per lei. Mi sembra particolarmente importante ciò che racconta quando dice di essersi sentita per molto tempo quella che doveva "trainare" la coppia. Quando una persona diventa quella che organizza, decide, propone, pianifica il futuro e sollecita continuamente l'altro a prendere posizione, può progressivamente passare dall'essere una compagna all'essere quasi il motore dell'intera relazione. Alla lunga questo può essere estremamente stancante, soprattutto se dall'altra parte si continua a percepire esitazione, passività o difficoltà nel prendere decisioni. La domanda che pone, "come faccio a capire se davvero lui sta cambiando?", è quindi molto importante. Probabilmente la risposta non si trova tanto in ciò che lui dirà, quanto in ciò che inizierà concretamente a fare e soprattutto nella continuità di questi comportamenti nel tempo. Dopo una crisi importante può accadere che una persona si attivi moltissimo. Può promettere di cambiare, iniziare un percorso psicologico, essere più presente, fare progetti, dichiarare di aver capito tutto. Questi segnali possono certamente essere positivi, ma da soli non bastano ancora per parlare di un cambiamento stabile. Un cambiamento significativo tende a vedersi quando una persona inizia ad assumersi responsabilità anche senza essere sollecitata, prende iniziative, affronta ciò che prima evitava e mantiene queste nuove modalità anche quando la paura di perdere il partner diminuisce. Questo punto è fondamentale. Se lui cambia soltanto perché teme che lei se ne vada definitivamente, potrebbe esserci una forte attivazione iniziale e successivamente un ritorno graduale alle vecchie modalità quando la relazione torna più sicura. Se invece sta realmente comprendendo qualcosa di sé, i cambiamenti dovrebbero progressivamente diventare suoi, non soltanto strumenti per convincerla a tornare. Da una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe utile distinguere molto chiaramente le intenzioni dai comportamenti osservabili. "Voglio cambiare" è un'intenzione. "Ho iniziato ad affrontare autonomamente alcune decisioni che prima delegavo", "sto costruendo un progetto personale", "quando siamo in difficoltà non aspetto che sia lei a prendere in mano tutto" sono comportamenti. Potrebbe quindi chiedersi non soltanto se lui sembri più motivato, ma se il peso della relazione stia realmente diventando più condiviso. Anche il percorso psicologico individuale, se deciderà di intraprenderlo, potrebbe rappresentare uno spazio importante per lui. Tuttavia sarebbe utile evitare che lei diventi la persona incaricata di verificare continuamente se la terapia stia funzionando. Potrebbe essere molto facile ritrovarsi ancora nello stesso ruolo di prima, questa volta nella forma di "devo controllare che faccia il suo percorso, che capisca, che migliori, che applichi ciò che impara". In questo modo continuerebbe ancora una volta a trainarlo. Il lavoro personale di lui dovrebbe essere responsabilità di lui. Lei può osservare ciò che cambia nella relazione, ma non dovrebbe diventare la sua terapeuta, il suo supervisore o la persona che gli ricorda continuamente ciò che deve affrontare. Sarebbe importante che il cambiamento arrivasse verso di lei, invece di essere lei a doverlo estrarre continuamente da lui. Per quanto riguarda ciò che dovrebbe fare nel frattempo, credo che possa essere utile non trasformare questo periodo in una sala d'attesa. Andarsene di casa può essere vissuto mentalmente in due modi molto diversi. Può diventare "sono andata via e adesso aspetto che lui cambi per poter tornare", oppure può diventare "mi sono allontanata perché avevo bisogno di recuperare uno spazio nel quale capire come sto e cosa voglio". La seconda posizione probabilmente la protegge maggiormente. Non significa decidere adesso che la relazione sia finita. Significa evitare che tutta la sua vita continui a ruotare attorno alla domanda "sta cambiando abbastanza?". Potrebbe essere importante recuperare quelle parti di sé che durante gli ultimi anni sono state assorbite dalla gestione della coppia. Le sue amicizie, i suoi interessi, i suoi progetti, la quotidianità, la possibilità di decidere qualcosa senza dover contemporaneamente pensare a come coinvolgere o motivare lui. Dopo molti anni trascorsi insieme, e soprattutto essendovi conosciuti molto giovani, può essere difficile distinguere ciò che appartiene alla propria identità da ciò che ormai appartiene alla coppia. Questo periodo potrebbe servire anche a ricostruire un po' quella distinzione. Un altro aspetto importante riguarda la frase "l'amore da entrambe le parti non manca". È possibile che sia assolutamente vero. Ma l'amore, pur essendo fondamentale, non risolve automaticamente tutte le difficoltà di una relazione. Si può amare una persona e contemporaneamente non riuscire a costruire con lei una quotidianità soddisfacente. Si può provare un legame profondissimo e sentirsi comunque soli nel prendere decisioni, nel progettare o nel sostenere il peso della vita adulta. Per questo, forse, la domanda non dovrebbe essere soltanto "ci amiamo ancora?", ma anche "riusciamo a funzionare come coppia in un modo che sia sufficientemente buono per entrambi?". Sono due domande diverse. Potrebbe inoltre essere utile definire, almeno dentro di sé, che cosa significa concretamente per lei "cambiare". Se rimane un concetto generico, rischia di non sapere mai quando sia successo abbastanza. Che cosa dovrebbe essere diverso affinché lei possa pensare seriamente di ricostruire la convivenza? Vorrebbe che prendesse più iniziativa? Che partecipasse alla progettazione del futuro senza essere continuamente sollecitato? Che esprimesse più chiaramente ciò che desidera? Che assumesse decisioni anche quando comportano il rischio di sbagliare? Più questi bisogni diventano concreti, più sarà facile osservare la realtà senza dipendere soltanto dalle emozioni del momento. Potrebbe anche essere utile evitare di fissare scadenze troppo rigide come "se entro tre mesi cambia allora torno". Il cambiamento personale difficilmente segue un calendario preciso. D'altra parte, nemmeno lei deve aspettare indefinitamente. Può concedersi un periodo nel quale osservare, recuperare il proprio equilibrio e capire che cosa succede quando smette di essere lei a tenere insieme tutto. In un certo senso, anche la distanza può offrire informazioni preziose. Se lei smette di organizzare, anticipare e sostenere continuamente, che cosa fa lui? Si attiva oppure rimane fermo in attesa che lei torni? Prende decisioni autonome? Porta avanti il proprio percorso? Riesce a tollerare la sua distanza senza trasformarla continuamente in richieste di rassicurazione? Questi elementi possono dirle molto. È comprensibile anche che una parte di lei desideri vedere segnali rapidamente. Dopo anni di stanchezza, probabilmente ha bisogno di sapere se tutta questa sofferenza porterà a qualcosa. Ma proprio questa urgenza potrebbe renderla vulnerabile a interpretare i primi cambiamenti come prove definitive. Un gesto nuovo è un segnale. Una settimana diversa è incoraggiante. Un cambiamento stabile, però, si vede nella ripetizione. Le suggerirei anche di prestare attenzione al rischio opposto: diventare così diffidente da non riconoscere alcun cambiamento come sufficiente. Quando si è stati delusi molte volte, si può entrare nella posizione di osservare l'altro aspettandosi che ricada, quasi sottoponendolo continuamente a una prova. Anche questo renderebbe molto difficile capire realmente ciò che sta accadendo. L'obiettivo non è né credergli sulla parola né metterlo sotto esame. È osservare. Se nel tempo le sue parole e i suoi comportamenti diventano coerenti, se inizia ad assumersi responsabilità senza essere spinto, se la relazione smette progressivamente di dipendere dal suo continuo investimento e se lei sente di potersi appoggiare un po' di più senza dover trascinare, allora avrà elementi concreti sui quali riflettere. Allo stesso tempo, potrebbe essere importante anche per lei avere uno spazio individuale, soprattutto dopo tanti anni trascorsi in una relazione iniziata molto giovane. Un percorso psicologico ad orientamento cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla non tanto a decidere se tornare o meno con lui, quanto a comprendere che cosa l'abbia portata a sostenere per così tanto tempo una posizione così faticosa, quali schemi si attivino quando percepisce l'altro come indeciso e quanto sia difficile per lei lasciare che una responsabilità rimanga davvero nelle mani dell'altra persona. Potrebbe essere utile anche comprendere se, nel tempo, abbia imparato a compensare automaticamente le difficoltà di lui. Quando lui non decideva, decideva lei. Quando non progettava, progettava lei. Quando esitava, lo spingeva. Queste strategie probabilmente hanno permesso alla relazione di andare avanti, ma possono anche aver mantenuto involontariamente una dinamica nella quale lui aveva sempre meno necessità di assumere fino in fondo alcune responsabilità. Non per colpa sua, ma perché nelle coppie si creano spesso equilibri che si rafforzano reciprocamente. Adesso potrebbe essere il momento di rompere proprio quell'equilibrio: non attraverso punizioni o giochi di distanza, ma smettendo di fare al posto suo ciò che spetta a lui. In questo senso, il fatto di essere uscita di casa potrebbe diventare non soltanto una conseguenza della crisi, ma anche un'occasione per vedere che cosa accade quando lei non compensa più. Nel frattempo, cerchi quindi di non vivere in funzione della sua trasformazione. Continui a costruire la propria quotidianità. Osservi ciò che succede. Mantenga chiari i propri bisogni. E soprattutto non torni necessariamente perché vede lui soffrire, impegnarsi per qualche settimana o dirle di aver finalmente capito. Se ci sarà un riavvicinamento, sarebbe auspicabile che avvenisse perché la relazione appare realmente diversa, non soltanto perché la distanza è diventata difficile da sopportare. Forse la domanda più utile da portare con sé nei prossimi mesi potrebbe essere questa: "Sto vedendo una persona che sta diventando più capace di stare nella relazione insieme a me, oppure sto vedendo una persona che sta facendo di tutto perché io torni?". La differenza può sembrare sottile, ma nel tempo diventa molto visibile. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, la vera domanda è: cosa si sente di fare nel frattempo? aspettare o prendersi cura di sè? se lei la sua decisione l'ha presa e sta all'altro dimostrarle qualcosa probabilmente lei non deve fare tanto al riguardo.


Buongiorno, nel frattempo potrebbe provare a non concentrarsi tanto sull’attesa di un cambiamento da parte del suo fidanzato, quanto sull’osservazione di ciò che concretamente farà. Iniziare un percorso individuale può essere un passo importante, ma sarà soprattutto nel tempo, attraverso comportamenti più autonomi, una maggiore capacità di prendere decisioni, di assumersi responsabilità, di dare spazio e di mettersi in contatto con i suoi bisogni, che potrà capire e sentire se qualcosa stia realmente cambiando. Allo stesso tempo, potrebbe essere utile chiedersi che cosa desidera e di che cosa ha bisogno per poter stare bene nella relazione, senza sentirsi nuovamente nella posizione di doverla “trainare”. La separazione abitativa può quindi essere anche uno spazio ed un tempo per osservare la relazione con maggiore distanza e capire se, per lei, è possibile continuare a investire nel rapporto mentre entrambi lavorate sui vostri aspetti personali. Può prendersi del tempo per riflettere ed ascoltarsi, cercando di mantenere come riferimento il proprio benessere e ciò che concretamente accade, più che le promesse o le intenzioni.


Gentile utente, grazie delle condivisione. Capisco la situazione di sofferenza ed indecisione, e la stanchezza che viene dal sentirsi sempre colui/colei che sta "trainando il carretto" da sola. Purtroppo è anche vero che, una persona che inizia un percorso non necessariamente cambia, o meglio, spesso confondiamo l'idea di "cambiare" con "diventare più come lo vorrei io". Il percorso psicologico serve ad esplorare il proprio mondo interiore, a comprendere i nostri meccanismi di funzionamento interni, non a migliorarci o perfezionarci per essere la persona giusta per qualcuno. E se anche dovesse cambiare, non sappiamo in che direzione finirebbe a farlo. Il mio consiglio è quindi solo uno, e nasce da questa domanda: lei vuole stare con questa persona o con una versione ideale della persona stessa? La spingo a chiederselo per questo semplice motivo, non c'è nulla da fare nel frattempo. Se lei vuole può continuare a rimanere in contatto con questa persona, stargli vicino, supportarlo, e nel frattempo vedere se anche lui inizia a ricambiare in una maniera che la faccia sentire amata e compresa; chiaramente dovrà vedere lei se se la sente, anche perchè capisco ci possano essere forte rabbia e delusione al momento. Le auguro un buon proseguimento, cordiali saluti, dott. Niccolò Orsi Bandini.


Buongiorno F., capisco molto bene il senso di stanchezza che traspare dalle sue parole. Dopo nove anni di relazione e un anno e mezzo di convivenza, arrivare al punto di lasciare la casa non è una decisione che generalmente nasce da un singolo litigio: sembra piuttosto il risultato di un accumulo molto lungo, durante il quale lei ha avuto la sensazione di dover continuamente “trainare” la relazione, prendere decisioni, organizzare, progettare e soprattutto chiedere più volte di essere considerata e ascoltata. E credo sia importante partire proprio da qui: il fatto che ci sia ancora amore non significa necessariamente che la relazione, così com'è stata vissuta fino a questo momento, sia sostenibile. Si può amare profondamente una persona e contemporaneamente essere esausti per il modo in cui il rapporto funziona. La sua domanda, quindi, è molto importante: “Come faccio a capire se sta davvero cambiando?”. A mio avviso, cercare la risposta nelle sue parole potrebbe darle molta meno sicurezza di quanto immagina. Un cambiamento autentico si riconosce soprattutto nel comportamento e nella continuità nel tempo. Non tanto nel fatto che lui le dica di aver capito, di aver paura di perderla o di voler cambiare, quanto nel vedere se comincia spontaneamente ad assumersi responsabilità che prima ricadevano sistematicamente su di lei. E soprattutto, non dovrebbe essere lei a doverlo “formare” al cambiamento. Questo è forse uno dei punti più delicati della vostra situazione. Se anche adesso lei dovesse continuare a spiegargli cosa deve fare, ricordargli di andare in terapia, suggerirgli come comunicare, indicargli ogni volta dove sta sbagliando e verificare continuamente i suoi progressi, rischierebbe di ritrovarsi esattamente nello stesso ruolo che l'ha portata all'esaurimento: quello della persona che deve tenere in piedi tutto. Il fatto che la terapeuta di coppia abbia individuato alcuni suoi “irrisolti” personali e suggerito un percorso individuale può essere un'opportunità importante, ma il percorso dovrà essere suo. Lei non può farlo al posto suo e, soprattutto, non deve trasformarsi nella sua terapeuta. Nel frattempo, credo che il fatto che lei abbia lasciato la casa possa rappresentare uno spazio prezioso, anche se doloroso. Non lo utilizzerei soltanto come una sorta di “periodo di prova” durante il quale aspettare con ansia che lui cambi. Lo utilizzerei anche per ascoltare lei. Perché dopo così tanti anni insieme è possibile che una parte della sua identità sia diventata strettamente legata alla relazione. Ora che non deve più organizzare tutto per due, che non deve più decidere per entrambi e che non deve continuamente chiedersi cosa fare per far funzionare la coppia, potrebbe emergere una domanda ancora più importante: “Io, indipendentemente da ciò che farà lui, che vita voglio?”. E forse questo è anche il modo migliore per capire se un eventuale cambiamento di lui è sufficiente. Non chiedendosi soltanto “sta diventando una persona migliore?”, ma “la persona che sta diventando è finalmente capace di costruire con me il tipo di relazione di cui ho bisogno?”. Perché non è necessario che lui diventi perfetto. È necessario che la dinamica tra voi cambi. Se prima lei doveva chiedere dieci volte qualcosa e lui reagiva soltanto quando la situazione diventava insostenibile, un cambiamento sarebbe iniziare a vedere iniziativa spontanea. Se prima ogni progetto dipendeva da lei, un cambiamento sarebbe vederlo proporre, organizzare, decidere e assumersi anche il rischio di sbagliare. Se prima lei doveva continuamente ricordargli di occuparsi della relazione, un cambiamento sarebbe vedere che la relazione diventa una sua responsabilità tanto quanto la sua. E osservi anche cosa succede quando lei pone un limite. Il cambiamento non si vede soltanto quando tutto va bene; spesso si vede soprattutto quando l'altra persona non ottiene immediatamente ciò che desidera. Riesce a rispettare la sua distanza? Riesce ad ascoltare la sua sofferenza senza mettersi sulla difensiva? Riesce ad accettare che lei abbia bisogno di tempo senza cercare di convincerla? Riesce ad affrontare il disagio invece di aspettare che sia lei a risolverlo? Questi sono segnali molto più significativi di qualsiasi promessa. Mi occupo direttamente di queste dinamiche relazionali e ho già visto diverse situazioni in cui una persona arriva a questo punto completamente svuotata dopo anni passati a “portare” la coppia sulle proprie spalle. E spesso il passaggio più difficile è proprio imparare a distinguere l'amore dalla responsabilità che ci si è assunti nei confronti dell'altro. A volte continuiamo a chiederci “come faccio a farlo cambiare?” quando la domanda che può finalmente liberarci è “che cosa succede se io smetto di portare anche il suo peso?”. Non deve decidere oggi se tornare con lui o chiudere definitivamente. Può concedersi il diritto di osservare. Lasciargli lo spazio per fare il suo percorso e, contemporaneamente, utilizzare questo periodo per fare chiarezza su di sé. Senza promesse, senza ultimatum e senza trasformare ogni suo gesto in una prova che la relazione sia salva o condannata. E soprattutto non si senta in colpa per essere arrivata al limite. Dopo nove anni, aver detto molte volte “sono infelice”, “mi sento al secondo posto”, “non ce la faccio più a trainare tutto” e poi aver preso una decisione concreta non significa aver smesso di amare. Può significare semplicemente che una parte di lei ha finalmente capito che anche il suo benessere deve avere un posto nella relazione. Se sente di essere ancora molto confusa tra il desiderio di credere nel cambiamento e la paura di ritrovarsi nuovamente nella stessa situazione, mi contatti. Possiamo lavorare proprio su questo: non per decidere al posto suo se tornare o meno con lui, ma per aiutarla a capire quali segnali osservare, quali sono i suoi bisogni reali e soprattutto come riconoscere la differenza tra un cambiamento momentaneo dettato dalla paura di perderla e una trasformazione realmente sostenibile nel tempo.


Buongiorno, la domanda che pone è molto importante, perché quando l'amore è ancora presente è facile rimanere sospesi tra la speranza che qualcosa cambi e la paura di ritrovarsi nuovamente nelle stesse dinamiche. Il cambiamento, però, difficilmente si misura dalle promesse o dalle intenzioni. Si osserva soprattutto nei comportamenti e nella loro continuità nel tempo. Nel suo caso potrebbe significare vedere se il suo compagno inizia ad assumersi maggiormente la responsabilità delle proprie scelte, a prendere iniziative, a interrogarsi sui propri bisogni e a partecipare alla costruzione della relazione senza aspettare che sia sempre lei a "trainare". Il percorso individuale può essere un'opportunità importante, ma non dovrebbe diventare qualcosa che lei deve controllare o di cui attendere i risultati. È un lavoro che appartiene a lui. Nel frattempo, potrebbe essere utile spostare la domanda da “starà davvero cambiando?” a “come sto io in questa nuova situazione e di cosa avrei bisogno per poter eventualmente tornare in questa relazione?”. Essersi allontanata può permetterle anche di uscire temporaneamente dal ruolo che ha ricoperto per molto tempo nella coppia: quello di chi organizza, sollecita e porta avanti il rapporto. Lasciare a lui la responsabilità di ciò che farà può essere, paradossalmente, anche il modo più concreto per capire se qualcosa sta realmente cambiando. Non è necessario decidere subito se tornare insieme o chiudere definitivamente. Può concedersi il tempo di osservare ciò che accade, mantenendo attenzione non soltanto ai suoi cambiamenti, ma anche a ciò che questa distanza permette a lei di comprendere di sé e della relazione. Se sente il bisogno di fare maggiore chiarezza su cosa aspettarsi, quali confini mantenere e quali segnali osservare per capire se ricostruire il rapporto, resto a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.


Gentile utente, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Immagino quanto possa essere stato difficile arrivare alla decisione di lasciare la casa dopo tanti anni insieme, soprattutto dopo aver a lungo sentito di dover essere lei a trainare, in qualche modo, la relazione. Il percorso individuale suggerito al suo compagno può certamente rappresentare un'importante occasione di crescita. Allo stesso tempo, però, credo sia importante che lei non si senta nuovamente investita del compito di aspettare, controllare o verificare il suo cambiamento. Se ci sarà, probabilmente sarà possibile riconoscerlo non tanto nelle intenzioni o nelle promesse, quanto nella continuità dei suoi comportamenti nel tempo e nella sua capacità di assumersi maggiormente le proprie responsabilità. Nel frattempo, potrebbe essere utile provare a spostare un po' l'attenzione da lui a sé: chiedersi non solo “cambierà?”, ma anche “come sto io?”, “di cosa ho bisogno in una relazione?” e “che cosa desidero per il mio futuro?”. Prendersi questo spazio non significa necessariamente chiudere la relazione o smettere di amare il proprio compagno. Può semplicemente essere un'occasione per ascoltarsi e capire cosa desidera davvero senza dover attendere che sia il cambiamento di lui a determinare le sue scelte.


Buonasera. Comprendo perfettamente la tua necessità di chiarezza e rispetto profondamente la tua scelta legittima di prenderti una pausa dopo un lungo percorso di 15 anni, per iniziare a camminare con le tue gambe. Stai facendo un grande lavoro di consapevolezza ascoltando te stessa attraverso la meditazione, e questo è un segno di enorme forza personale. Rispondo subito alla tua domanda centrale: voler allontanare una persona che ti prosciuga e ti fa sentire "vampirizzata" non è assolutamente un atto di crudeltà, ma di sana autotutela. Il fatto stesso che tu sia terrorizzata dall'idea di ferirla dimostra esattamente il contrario: chi è davvero cattivo non si logora nel dubbio né si preoccupa delle conseguenze emotive sugli altri. Il lutto che questa persona sta affrontando è doloroso, ma il dolore altrui non ti impone l'obbligo di fare da spugna sacrificando il tuo equilibrio psicologico. Riconoscere i propri limiti relazionali è un atto di maturità, non di egoismo. Per quanto riguarda la gestione pratica, se il blocco netto sui social ti genera un'ansia ingestibile per il timore di dover dare spiegazioni immediate o di creare attriti con i tuoi genitori, puoi optare per una strategia di distacco graduale. Le piattaforme social permettono di silenziare gli account, nascondere le proprie storie o limitare le interazioni senza che l'altra persona riceva alcuna notifica. Questo ti permette di prendere respiro senza il "rumore" di un taglio drastico. Se dovesse comunque accorgersi della tua assenza e chiedertene conto, non hai bisogno di inventare scuse complesse o sentirti in trappola. La tutela dei propri spazi non richiede giustificazioni assolute. Puoi semplicemente rispondere con gentile fermezza che in questo periodo ti senti molto stanca, che stai dedicando le tue energie a te stessa e che hai fisiologicamente bisogno di stare un po' isolata. Questa risposta è onesta rispetto al tuo bisogno di ricaricarti, non attacca l'altra persona ed è difficile da contestare. Concederti di scegliere chi frequentare fa parte proprio di quel camminare con le tue gambe che desideri, lasciando andare i sensi di colpa. Qual è la prima piccola azione di distacco che ti farebbe sentire più protetta e leggera già da domani mattina?


Gentile F., comprendo la sua difficoltà: dopo tanti anni insieme e con un sentimento ancora presente da entrambe le parti, probabilmente non è semplice capire se allontanarsi sia stata la scelta giusta o se ci sia ancora la possibilità di costruire qualcosa di diverso. Per capire se una persona sta realmente cambiando, credo sia importante non concentrarsi solo sulle sue parole o sulle promesse, ma osservare ciò che accade nel tempo. Un cambiamento reale difficilmente è immediato: può emergere attraverso comportamenti diversi, una maggiore assunzione di responsabilità e, soprattutto, la capacità di affrontare autonomamente quegli aspetti che fino ad oggi hanno creato difficoltà nella relazione. Nel frattempo, potrebbe essere utile provare a riportare l'attenzione anche su di sé. Dopo aver “trainato” per molto tempo la relazione, forse questo momento può diventare un'occasione per chiedersi di cosa ha bisogno lei, indipendentemente da ciò che lui deciderà o riuscirà a cambiare. Più che cercare subito una risposta definitiva, potrebbe concedersi il tempo di osservare come si sente, come evolve la situazione e se, nel tempo, i cambiamenti di lui saranno concreti e costanti. Un caro saluto, Dott.ssa Noemi Anguilano Psicologa


Salve F., da psicologa e psicoterapeuta i.f., da questa breve descrizione sento tanta fatica ma anche tanta confusione. Il vostro percorso di coppia probabilmente vi sta aiutando a far luce circa alcuni blocchi che contraddistinguono la vostra relazione e, successiva, convivenza e, quindi, già questo dovrebbe aiutarla ad avere più consapevolezza e chiarezza circa la fase di cambiamento che state attraversando. C'è sicuramente bisogno di tempo per poter sentire dei cambiamenti sia nella coppia che a livello individuale, è un tempo necessario che bisogna concedervi per poter realmente comprendere l'entità e la natura di tali cambiamenti. Non entro nel merito della questione perchè da una breve descrizione non è possibile farlo, ma sento di consigliarle di parlare dei suoi timori o quantomeno delle incertezze che sente anche con la vostra terapeuta di coppia. Spero di esserle stata d'aiuto. Un caro saluto.


Buongiorno, capisco la sua domanda, soprattutto dopo nove anni di relazione e dopo aver investito così tanto nella costruzione di una vita insieme. Quando si arriva a lasciare la casa condivisa, spesso convivono emozioni molto diverse: da una parte il bisogno di proteggersi e di ritrovare se stessi, dall’altra la speranza che l’altro possa finalmente rendersi conto di ciò che non ha funzionato e cambiare. Credo però che in questo momento sia importante non cercare di capire attraverso le parole se lui stia davvero cambiando, ma osservare ciò che farà nel tempo. Un cambiamento autentico non si riconosce tanto dalle promesse, dalle dichiarazioni d’amore o dalla paura di perdervi, quanto dalla capacità di assumersi responsabilità, mettere in discussione i propri comportamenti e tradurre questa consapevolezza in azioni concrete e costanti. Il fatto che la terapeuta di coppia abbia suggerito a lui un percorso individuale è significativo: potrebbe essere uno spazio importante perché possa lavorare sulle proprie difficoltà, indipendentemente dall’esito della vostra relazione. Ma quel percorso deve essere qualcosa che sceglie e porta avanti per sé, non semplicemente un modo per convincerla a tornare. Nel frattempo, credo che possa essere utile non avere fretta di decidere. Ha già compiuto una scelta importante andando via di casa dopo aver espresso per molto tempo la propria sofferenza. Ora può concedersi uno spazio per ascoltarsi, senza trasformare ogni suo comportamento in un “segnale” da interpretare. Si chieda soprattutto: come sto io da quando ho preso questa distanza? Cosa sento che mi manca davvero? E, se lui non cambiasse, questa relazione sarebbe comunque quella che desidero? Quest’ultima domanda può essere particolarmente importante, perché permette di spostare il centro della riflessione da “cambierà lui?” a “di cosa ho bisogno io per stare bene in una relazione?”. Non deve decidere oggi se tornare o chiudere definitivamente. Può semplicemente osservare, nel tempo, se ai cambiamenti che lui dice di voler fare corrispondono comportamenti reali e duraturi e, contemporaneamente, utilizzare questo periodo per ritrovare il proprio equilibrio e capire cosa desidera davvero.


Capisco il tuo bisogno di capire se questo cambiamento sia reale, soprattutto dopo tanti anni insieme. Però il cambiamento non si misura tanto nelle promesse o nelle intenzioni, quanto nella continuità dei comportamenti nel tempo. Puoi osservare se lui inizia davvero a prendersi responsabilità, a fare scelte autonome, a portare avanti il percorso individuale e a non lasciare di nuovo a te il compito di “trainare” tutto. Nel frattempo, prova a non mettere la tua vita in pausa aspettando che cambi. Usa questa distanza per capire anche tu di cosa hai bisogno in una relazione e quali dinamiche non vuoi più sostenere. L’amore può esserci, ma da solo non basta se il modo di stare insieme continua a farti sentire sola ed esausta.


Buongiorno F., mi sembra significativo che lei abbia deciso di lasciare la casa non perché sia venuto meno il sentimento, ma perché la modalità con cui stavate costruendo la relazione era diventata per lei insostenibile. Sentirsi per molto tempo la persona che deve decidere, organizzare, progettare e “trainare” può generare una profonda stanchezza, anche quando l'amore è ancora presente. Rispetto a ciò che vi ha restituito la terapeuta di coppia, il percorso individuale del suo compagno appartiene a lui: quali siano i suoi “irrisolti”, come li affronterà e quali cambiamenti produrrà non può diventare un nuovo compito affidato a lei. Ed è proprio qui che vedo un rischio: dopo avere trainato per tanto tempo la relazione, potrebbe ritrovarsi adesso a trainare o monitorare anche il suo cambiamento, chiedendosi continuamente se stia facendo abbastanza, se la terapia stia funzionando o quando sarà finalmente pronto. Un cambiamento significativo difficilmente si riconosce dalle promesse o dalle dichiarazioni. Si osserva nel tempo attraverso comportamenti differenti: maggiore capacità di assumersi responsabilità, prendere iniziative, partecipare alle decisioni e alla progettualità comune, senza che debba essere sempre lei a sollecitarlo. Nel frattempo, quindi, non credo che il suo compito sia aspettarlo o metterlo alla prova. Può utilizzare questa distanza anche per riportare l'attenzione su di sé: su come sta senza dover sostenere continuamente la relazione, su ciò di cui ha bisogno e su quali condizioni renderebbero per lei nuovamente possibile abitarla con serenità. Se ci sarà un riavvicinamento, il punto non sarà soltanto verificare se lui sia “cambiato”, ma osservare che cosa accade tra voi quando tornate in contatto: se lei continua spontaneamente a occupare il ruolo di chi trascina e lui quello di chi segue, oppure se comincia a costruirsi una modalità più reciproca. Nove anni di relazione possono rendere comprensibile il desiderio di sapere subito se aspettare o chiudere. Ma forse non deve decidere oggi quale sarà il vostro futuro. Può concedersi il tempo di osservare se qualcosa cambia realmente, senza assumersi ancora una volta la responsabilità di farlo accadere. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Scirè Psicologa e Mediatrice Familiare


Gentile utente, comprensibilmente, dopo nove anni di relazione e dopo aver sostenuto a lungo il peso delle decisioni, può essere difficile capire se dare ancora fiducia a un possibile cambiamento. Più che dalle promesse o dalle intenzioni, il cambiamento si riconosce nel tempo attraverso comportamenti concreti e ripetuti: maggiore capacità di prendere iniziative, assumersi responsabilità, esprimere ciò che desidera e partecipare alla progettazione della vita di coppia senza che sia sempre lei a doverlo sollecitare. Non è necessario che diventi una persona completamente diversa, ma che inizi a occupare in modo più autonomo e consapevole il proprio spazio nella relazione. Nel frattempo, il suo compito non è controllare o “trainare” anche il suo percorso individuale. Può lasciare che sia lui a dimostrare, attraverso i fatti, ciò che sta costruendo. Per lei potrebbe essere importante utilizzare questo periodo per comprendere cosa desidera realmente e quali condizioni considera necessarie per poter tornare a vivere una relazione più equilibrata. La distanza, in questo senso, può diventare non soltanto una separazione, ma uno spazio nel quale entrambi possono verificare cosa accade quando non è più lei a tenere in movimento la coppia. Un caro saluto.


Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così importante. Da quello che racconta, sembra che per molto tempo lei abbia avuto la sensazione di dover “trainare” la relazione, occupandosi delle decisioni, dell'organizzazione e della progettazione del futuro, fino ad arrivare a sentirsi esausta. È quindi comprensibile che oggi abbia bisogno di vedere un cambiamento concreto prima di riuscire a fidarsi nuovamente della relazione. Considerando che state già svolgendo una terapia di coppia e che alla sua compagna è stato suggerito un percorso individuale, forse in questo momento potrebbe essere utile lasciare a lui lo spazio per sperimentarsi e per dimostrare concretamente, attraverso i comportamenti, se e come intende cambiare. Non è necessario che sia lei a continuare a guidare questo processo o a indicargli passo dopo passo cosa dovrebbe fare. Può osservare nel tempo se inizierà spontaneamente ad assumersi maggiori responsabilità, prendere decisioni, esprimere i propri bisogni e partecipare alla progettazione della vostra vita senza che sia sempre lei a doverlo sollecitare. Il cambiamento, infatti, non si misura tanto dalle promesse quanto dalla continuità dei comportamenti. Nel frattempo potrebbe essere importante concentrarsi anche su di sé, sulle proprie esigenze e su ciò che desidera da una relazione, senza sentirsi obbligata a prendere immediatamente una decisione definitiva. Dare spazio a lui significa anche dare spazio a lei per osservare cosa accade quando smette di “trainare” la coppia. Rimango disponibile se desidera approfondire ulteriormente la situazione.

Dott.ssa Taslima Grossi

Dott.ssa Taslima Grossi

psicologo

San Martino Siccomario

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Gentile Utente, dopo nove anni insieme, immagino quanto sia stato difficile arrivare alla decisione di lasciare la casa che condividevate, soprattutto perché racconta che l'amore tra voi è ancora presente. Mi colpisce però un aspetto: per molto tempo ha sentito di dover prendere in mano le decisioni, i progetti e, in qualche modo, il futuro di entrambi. Ora che ha scelto di allontanarsi, sembra che si trovi nuovamente a chiedersi cosa debba fare lei, questa volta per capire se lui stia cambiando. **E se questo fosse proprio il momento di lasciare a lui la responsabilità del proprio cambiamento?** Un percorso personale richiede tempo e non sempre i cambiamenti sono immediatamente visibili. Saranno soprattutto i comportamenti, la continuità e la capacità di assumersi responsabilità a raccontarle, nel tempo, se qualcosa sta realmente cambiando. Nel frattempo, però, non metterei la sua vita in attesa. Dopo tanti anni trascorsi a occuparsi anche della direzione della coppia, potrebbe concedersi uno spazio per ritrovare i propri desideri, bisogni e progetti. Forse questo periodo di distanza può essere prezioso per entrambi: per lui, per comprendere le proprie difficoltà; per lei, per scoprire **come si sente quando non deve più essere quella che tiene in piedi tutto**. Non deve decidere oggi se tornare o chiudere definitivamente. Può concedersi il tempo di capire anche che cosa desidera lei, senza sentirsi ancora una volta responsabile del percorso di entrambi. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa


Gentile, La ringrazio per la sincerità, la lucidità e la coraggiosa vulnerabilità con cui racconta un passaggio così doloroso e trasformativo della sua vita. Lasciare la casa in cui si conviveva dopo una storia iniziata a 18 anni e durata 9 anni richiede una forza interiore straordinaria. La prima cosa che desidero dirle con profonda empatia clinica è questa: lei non ha "rotto" la coppia; lei ha semplicemente smesso di reggere da sola il peso di una relazione che poggiava soltanto sulle sue spalle. Arrivare all'esaurimento dopo anni in cui si è fatto da "locomotiva" per le indecisioni dell'altro è una reazione del tutto sana. La terapeuta di coppia ha messo in luce un elemento cruciale: l'amore e la tenerezza possono anche essere presenti da entrambe le parti, ma l'amore da solo non basta a far funzionare una convivenza se manca la parità nella responsabilità emotiva e pratica. Rispondo con precisione e cura ai suoi due interrogativi fondamentali: Come faccio a capire se lui sta davvero cambiando? Questa è la domanda più importante e complessa. Quando una persona "indecisa" perde la compagna che la trainava, sperimenta un forte terremoto emotivo. Per capire se il cambiamento è reale o se è solo una reazione dettata dalla paura di perderla, deve osservare parametri molto concreti: Dal "Vorrei / Prometto" ai Fatti Concreti: Il vero cambiamento non si misura con le parole affettuose, i messaggi nostalgici o le promesse di miglioramento durante i momenti di crisi. Si misura quando lui, di sua spontanea iniziativa, prende decisioni, organizza aspetti pratici della sua vita e si assume la responsabilità di azioni che prima delegava sistematicamente a lei. L'impegno reale nel percorso individuale: La terapia individuale indicata dalla terapeuta non deve essere vista come un "tagliando" per sbloccare la situazione e farla tornare a casa, ma come un lavoro profondo sui suoi irrisolti, sulle sue paure della crescita e sulla sua passività. Un cambiamento strutturale richiede tempo (mesi, non settimane). Attenzione al "Falso Cambiamento da Panico": Spesso, nelle prime settimane di distacco, il partner abbandonato si attiva improvvisamente, promette mari e monti per colmare il vuoto e ripristinare lo status quo. Ma appena la pressione si allenta, se non c'è stata elaborazione interna, si ricade esattamente negli stessi schemi di prima. Cosa devo fare nel frattempo? Il periodo della separazione temporanea non è un'attesa passiva in cui lei deve "tifare" affinché lui cambi, ma uno spazio prezioso per la sua stessa guarigione: Smettere di fare la "Locomotiva a distanza" Il rischio più grande ora è che lei continui a trainarlo anche da lontana: controllando se va in terapia, monitorando i suoi progressi, dandogli consigli non richiesti o facendosi carico delle sue ansie. Deve tagliare i binari del treno. Se lui deve imparare a camminare con le sue gambe, deve poter sperimentare il vuoto, la fatica e la solitudine della sua stessa indecisione senza che ci sia lei a parargli i colpi. Riconnettersi con i propri bisogni e confini A 27 anni, dopo una relazione iniziata a 18, gran parte della sua crescita adulta si è intrecciata con la gestione di un partner bloccato. Si conceda lo spazio per chiedersi: "Io, al di là del ruolo di 'colei che organizza e risolve', chi sono? Di cosa ho davvero bisogno in una relazione per sentirmi felice e non svalutata al secondo posto?" Mantenere una distanza chiara e protettiva Concordi con lui e con la terapeuta di coppia i confini di questo periodo di pausa: definite se ci sono contatti, con quale frequenza e con quale scopo. La confusione e il contatto "a intermittenza" (vedersi ogni tanto come se nulla fosse) impediscono a entrambi di fare chiarezza dentro di sé. L'opportunità di uno spazio individuale Affrontare il distacco dopo 9 anni di convivenza e scompiglio emotivo è un'impresa che merita di essere custodita e accompagnata. Un percorso di psicoterapia individuale le permetterebbe di: Elaborare il lutto della fine di questa fase della relazione; Comprendere come mai ha tollerato così a lungo il ruolo di "traino" senza sentirsi vista nei suoi bisogni; Ritrovare la bussola della sua autonomia e decidere, con lucida consapevolezza e senza pressioni, quale futuro merita di costruire per se stessa. Si dia il permesso di respirare: si è presa cura di lui per anni; adesso è arrivato il momento di prendersi cura di sé. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

psicoterapeuta

San Mauro Pascoli

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Cara F., da quello che racconti sembra che tu sia arrivata a lasciare casa dopo esserti sentita a lungo sola nel portare avanti un progetto che avrebbe dovuto coinvolgervi entrambi. Anche quando l’amore c’è, dover pensare, decidere e sollecitare continuamente può diventare molto faticoso. Per capire se lui sta cambiando, puoi osservare che cosa succede quando smetti di essere tu a dare la spinta. Prende iniziative? Porta avanti quello che si è assunto senza che tu debba ricordarglielo? Riesce ad ascoltare la tua insoddisfazione e a parlarne, anche quando è difficile? Si interessa a ciò che desideri e cerca con te un modo concreto per farvi spazio? Se inizierà un percorso individuale, sarà un passo che potrà avere valore. Ma frequentare la terapia, da solo, non ti dirà come sta cambiando il vostro rapporto. Questo potrai comprenderlo attraverso comportamenti ripetuti nel tempo, anche dopo il primo slancio di riavvicinamento. Un gesto bello può emozionarti; la continuità può aiutarti a ritrovare fiducia. Nel frattempo, prova a concederti uno spazio che serva anche a te. Hai passato molto tempo a chiederti come far funzionare la relazione: adesso puoi chiederti come stai, che cosa ti è mancato e che cosa ti servirebbe per scegliere di tornare. Puoi volergli bene e avere ancora bisogno di distanza. Non sei obbligata a rientrare perché lui ha iniziato a impegnarsi. Potresti dirgli: «Ti voglio bene, ma sono arrivata a essere esausta. Per riavvicinarmi ho bisogno di sentire che le iniziative e le responsabilità vengono condivise. Vorrei vedere come riusciamo a farlo, senza essere sempre io a sollecitarti». Nella terapia di coppia potreste rendere queste esigenze più concrete e concordare un momento per fare il punto, evitando che l’attesa rimanga indefinita. Quanto agli “irrisolti”, da qui non possiamo sapere quale peso abbiano. Comprendere le sue difficoltà può essere utile, ma anche la tua fatica merita ascolto e spazio. E mentre osservi lui, ascolta anche te: nei vostri contatti ti senti più libera di esprimerti? Riesci a lasciare a lui una responsabilità senza doverla riprendere subito? Torna il desiderio di condividere qualcosa, oppure senti soprattutto il dovere di concedergli un’altra possibilità? La tua scelta può maturare gradualmente. Anche davanti a un suo cambiamento, avrai diritto al tempo necessario per capire se desideri ancora quel futuro insieme. Le auguro una buona serata.

Dott. Fabio Nenci

Dott. Fabio Nenci

psicologo clinico

San Maurizio Canavese

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Dopo nove anni, è comprensibile che una parte di te speri ancora che le cose possano cambiare. Ma ti chiedo: quante volte hai già creduto che qualcosa sarebbe cambiato, per poi ritrovarti a trainare tutto di nuovo? Il cambiamento non si misura dalle promesse o dall’inizio di una terapia, ma dalla capacità di assumersi responsabilità e agire con continuità, anche senza che sia tu a sollecitarlo. Nel frattempo, prova a non mettere la tua vita in attesa dei suoi progressi: riscopri cosa desideri tu, al di là della coppia. Se lui iniziasse davvero a cambiare, riusciresti a riconoscerlo senza dovergli indicare ogni passo? E soprattutto, quanto tempo sei disposta ad aspettare senza tradire i tuoi bisogni?

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.