Ho 54 anni e abito in una casa popolare. Uno dei locali e'stato adibito ad attivita' sociali una mat
19
risposte
Ho 54 anni e abito in una casa popolare. Uno dei locali e'stato adibito ad attivita' sociali una mattina alla settimana , gestito da due dipendenti di due cooperative diverse. L'ho frequentato anch'io poi ho smesso perche' non mi interessava piu' e perche' frequentato da persone prevalentemente molto anziane. Una vicina di casa mi ha detto che uno dei due dipendenti ( un ragazzo di 27 anni) e' rimasto malissimo per il mio abbandono ed in effetti mi aveva cercato. Successivamente il giovane mi ha invitato piu' volte a rientrare alle attivita' ma io , avendo riprovato , ho smesso nuovamente perche' mi sentivo a disagio. D'altronde non si puo' pretendere che un uomo di 54 anni stia con delle vecchie pluriottuagenarie , alcune delle quali vengono per fare le primedonne.
Tuttavia con quel ragazzo era nata un'amicizia fatta di una telefonata alla settimana o qualche messaggio e la colazione al bar insieme il giorno dell'incontro settimanale e mi faceva piacere.Una mattina presto , gli faccio notare che una delle sue ospiti , potrebbe avere violato il regolamento condominiale. Apriti cielo. Si e' arrabbiato e mi ha risposto dicendomi"Stai calmo".In realta' non ero ne' agitato ne' arrabbiato ma solo un po' seccato anche perche' quella donna si comportava spesso in modo maleducato e quindi meritava di essere ripresa.In quel momento ho capito che l'amicizia era andata in fumo perche' si era incrinato definitivamente il rapporto di fiducia. L'ho percepito come se avesse detto "Stai zitto e non ti lamentare perche' non sei nessuno".Ho pensato che avesse dei pregiudizi nei miei confronti perche' e'un educatore e si sente sul piedistallo e che la sua amicizia non fosse disinteressata come la mia ma finalizzata a"salvarmi" e redimermi per poi riportarmi nel centro sociale. Insomma ho pensato avesse la sindrome della crocerossina tipica degli operatori sociali. Giorni dopo l'ho rivisto , gli ho chiesto di restituirmi delle cose che gli avevo prestato mesi prima e gli ho detto che non lo avrei piu' ne' contattato ne' cercato. Non mi ha chiesto spiegazioni come al solito e quindi ho intuito potesse avere provato una sensazione di sollievo .Mi sono sentito molto coinvolto e , stranamente , ammetto di avere avuto un atteggiamento un po' paternalistico nei suoi confronti. Sono stato malissimo 3 settimane perche' ho provato tanta rabbia e ansia e non mi e' passata del tutto.E' imbarazzantissimo incontrarlo e penso che se mi rivolgesse la parola potrei risponderglieli in modo violento e volgare.
Tuttavia con quel ragazzo era nata un'amicizia fatta di una telefonata alla settimana o qualche messaggio e la colazione al bar insieme il giorno dell'incontro settimanale e mi faceva piacere.Una mattina presto , gli faccio notare che una delle sue ospiti , potrebbe avere violato il regolamento condominiale. Apriti cielo. Si e' arrabbiato e mi ha risposto dicendomi"Stai calmo".In realta' non ero ne' agitato ne' arrabbiato ma solo un po' seccato anche perche' quella donna si comportava spesso in modo maleducato e quindi meritava di essere ripresa.In quel momento ho capito che l'amicizia era andata in fumo perche' si era incrinato definitivamente il rapporto di fiducia. L'ho percepito come se avesse detto "Stai zitto e non ti lamentare perche' non sei nessuno".Ho pensato che avesse dei pregiudizi nei miei confronti perche' e'un educatore e si sente sul piedistallo e che la sua amicizia non fosse disinteressata come la mia ma finalizzata a"salvarmi" e redimermi per poi riportarmi nel centro sociale. Insomma ho pensato avesse la sindrome della crocerossina tipica degli operatori sociali. Giorni dopo l'ho rivisto , gli ho chiesto di restituirmi delle cose che gli avevo prestato mesi prima e gli ho detto che non lo avrei piu' ne' contattato ne' cercato. Non mi ha chiesto spiegazioni come al solito e quindi ho intuito potesse avere provato una sensazione di sollievo .Mi sono sentito molto coinvolto e , stranamente , ammetto di avere avuto un atteggiamento un po' paternalistico nei suoi confronti. Sono stato malissimo 3 settimane perche' ho provato tanta rabbia e ansia e non mi e' passata del tutto.E' imbarazzantissimo incontrarlo e penso che se mi rivolgesse la parola potrei risponderglieli in modo violento e volgare.
Buona sera, da quello che ha raccontato il rapporto si è progressivamente complicato e l'episodio in particolare che ha descritto, ha attivato in lei una reazione emotiva importante, che include rabbia, delusione e ansia, è normale che anche il pensiero diventi più ridico e che venga tutto visto/vissuto in modo più carico di tensione. In questo momento sembra che sia una situazione che le sta creando tensione, soprattutto quando lo incontra o pensa a possibili interazioni fortuite. Col tempo, quando le emozioni si saranno un po' calmate, potrà vedere con più chiarezza cosa rappresenta per lei questo rapporto e come lo vive.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
La relazione, intesa in senso psicologico, è davvero un'arte. E come tale va espressa, curata, riparata, promossa. Ma ci sono situazioni che appaiono irreparabili e le emozioni che si provano sono consequenziali. Quando un amico è sparito totalmente dalla mia vita e dalla vita di altri nostri amici, ho vissuto un lutto, proprio come quando un altro amico è morto per un cancro al fegato.
E' importante la riflessione articolata che lei compie, le auguro che serva per lenire le sue emozioni e per non dimenticare il valore di legami che ha vissuto.
E' importante la riflessione articolata che lei compie, le auguro che serva per lenire le sue emozioni e per non dimenticare il valore di legami che ha vissuto.
Salve, dal suo racconto emerge una sofferenza che va ben oltre il semplice litigio o l'incomprensione occasionale. Si percepisce chiaramente quanto questo rapporto fosse diventato significativo per lei e quanto la rottura abbia lasciato un segno profondo, forse proprio perché è avvenuta in un contesto in cui si era creato un legame che aveva assunto un valore importante nella sua quotidianità. Spesso, quando si parla di amicizie o rapporti significativi, si tende a pensare soltanto alle relazioni sentimentali, ma la realtà è che qualsiasi legame nel quale ci sentiamo visti, ascoltati e apprezzati può diventare emotivamente rilevante. Da quello che descrive, non era soltanto una questione di frequentare o meno le attività del centro. Sembra che per lei fosse diventato importante il rapporto personale costruito nel tempo attraverso le telefonate, i messaggi e quei momenti condivisi al bar. Quando una relazione assume questo significato, anche un episodio apparentemente piccolo può essere vissuto come una ferita molto più profonda. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, può essere utile osservare non soltanto ciò che è accaduto, ma anche il significato che ha assunto per lei. Lei racconta che, sentendosi dire "stai calmo", ha percepito implicitamente un messaggio molto più ampio, come se le fosse stato detto di stare zitto, di non avere valore o di non meritare ascolto. È comprensibile che, se quel commento è stato interpretato in questo modo, abbia generato rabbia, delusione e un forte senso di tradimento. Tuttavia, quando una situazione continua a provocare sofferenza per settimane, può essere utile chiedersi se il dolore derivi esclusivamente dall'episodio in sé oppure anche dalle conclusioni che la mente ha costruito attorno a quell'episodio. Nel suo racconto compaiono diverse interpretazioni: l'idea che lui avesse pregiudizi nei suoi confronti, che si sentisse superiore, che la sua amicizia fosse interessata, che abbia provato sollievo quando lei ha chiuso il rapporto. È importante sottolineare che queste sono ipotesi comprensibili, ma restano ipotesi. Quando ci sentiamo feriti, la mente tende spesso a colmare i vuoti di informazione costruendo spiegazioni che, pur apparendo logiche, finiscono per alimentare ulteriormente il malessere. Un altro elemento che colpisce è l'intensità della reazione emotiva. Lei stesso dice di essere stato malissimo per settimane, di provare ancora rabbia e di temere di reagire in modo aggressivo se dovesse incontrarlo. Questo suggerisce che probabilmente quella relazione ha toccato aspetti molto importanti del suo mondo emotivo. Talvolta situazioni apparentemente circoscritte riattivano vissuti più antichi legati al sentirsi rispettati, considerati, riconosciuti o ascoltati. Per questo motivo forse la questione centrale non è stabilire chi abbia ragione o torto, né capire se quel ragazzo fosse davvero animato da intenzioni disinteressate o meno. La domanda che potrebbe essere più utile porsi riguarda il motivo per cui questa vicenda continua ad avere un impatto così forte sul suo benessere emotivo. Quando una persona rimane bloccata per settimane tra rabbia, delusione e pensieri continui, spesso c'è qualcosa di più profondo che merita attenzione. Mi sembra inoltre significativo che lei descriva un atteggiamento quasi paterno nei confronti di questo giovane. È una riflessione molto lucida e interessante. Talvolta i rapporti non assumono soltanto il significato che sembrano avere in superficie, ma finiscono per soddisfare bisogni emotivi importanti, spesso senza che ce ne rendiamo pienamente conto. Quando questi legami si interrompono, il dolore può essere sorprendentemente intenso. Proprio per questo motivo potrebbe essere utile concedersi uno spazio di riflessione più approfondito su ciò che questa amicizia ha rappresentato per lei e su quali bisogni emotivi siano stati coinvolti. Un percorso psicologico ad orientamento cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla a comprendere meglio i significati attribuiti a questa esperienza, le aspettative presenti nella relazione e il motivo per cui una singola frase abbia avuto un impatto così forte sul suo equilibrio emotivo. Non per stabilire chi abbia sbagliato, ma per comprendere meglio il suo modo di vivere le relazioni e le ferite che possono nascere quando un rapporto importante cambia improvvisamente forma. La sofferenza che descrive merita attenzione e rispetto. A volte comprendere il funzionamento dei propri pensieri e delle proprie reazioni emotive permette di alleggerire il peso di situazioni che altrimenti rischiano di continuare a occupare molto spazio nella mente e nella vita quotidiana. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente,
da ciò che descrive emerge una situazione relazionale che ha attivato in lei emozioni molto intense, in particolare rabbia, senso di ferita e disagio nel ritrovarsi a condividere gli stessi spazi con questa persona.
Quando un legame, anche se informale o amicale, si interrompe in modo percepito come brusco o incomprensibile, è frequente che possano emergere interpretazioni dell’accaduto e vissuti emotivi molto forti, che rischiano però di aumentare ulteriormente la sofferenza.
In questo momento sembra importante soprattutto proteggere il suo equilibrio emotivo, evitando di alimentare ulteriormente il conflitto interno o esterno rispetto a questa vicenda.
Il fatto che l’incontro con questa persona le provochi ancora così tanta attivazione emotiva suggerisce che la situazione non sia ancora del tutto elaborata.
Le suggerirei di prendersi uno spazio di riflessione più personale o, se necessario, un confronto con uno psicoterapeuta, per comprendere meglio cosa questa esperienza ha attivato in lei e come gestire in modo più sereno i futuri incontri.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
da ciò che descrive emerge una situazione relazionale che ha attivato in lei emozioni molto intense, in particolare rabbia, senso di ferita e disagio nel ritrovarsi a condividere gli stessi spazi con questa persona.
Quando un legame, anche se informale o amicale, si interrompe in modo percepito come brusco o incomprensibile, è frequente che possano emergere interpretazioni dell’accaduto e vissuti emotivi molto forti, che rischiano però di aumentare ulteriormente la sofferenza.
In questo momento sembra importante soprattutto proteggere il suo equilibrio emotivo, evitando di alimentare ulteriormente il conflitto interno o esterno rispetto a questa vicenda.
Il fatto che l’incontro con questa persona le provochi ancora così tanta attivazione emotiva suggerisce che la situazione non sia ancora del tutto elaborata.
Le suggerirei di prendersi uno spazio di riflessione più personale o, se necessario, un confronto con uno psicoterapeuta, per comprendere meglio cosa questa esperienza ha attivato in lei e come gestire in modo più sereno i futuri incontri.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Gentilissimo,
dal suo racconto emerge quanto questo rapporto sia stato significativo per lei. Al di là del contesto in cui vi siete conosciuti, sembra che nel tempo si fosse creato un legame fatto di attenzione reciproca, momenti condivisi e aspettative, e proprio per questo la rottura le ha provocato una sofferenza così intensa.
Mi colpisce come l'episodio del "stai calmo" abbia assunto per lei un significato molto più profondo delle parole stesse, facendole percepire una mancanza di ascolto, di riconoscimento e forse anche una ferita nella fiducia che aveva riposto in questa persona.
Quando un rapporto a cui teniamo si interrompe bruscamente, non è raro sperimentare rabbia, delusione, ansia e continuare a ripensare a quanto accaduto. Talvolta queste reazioni ci parlano non solo dell'evento presente, ma anche del modo in cui viviamo le relazioni, le aspettative e il timore di non essere compresi o considerati.
Mi sembra inoltre che la preoccupi molto l'intensità delle emozioni che sta provando e il timore di come potrebbe reagire incontrandolo. Proprio per questo potrebbe essere utile concedersi uno spazio di riflessione per comprendere meglio cosa rappresentava per lei questo legame e quali aspetti di questa vicenda l'hanno ferita così profondamente.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare questi vissuti con maggiore serenità e a trasformare questa esperienza in un'occasione di conoscenza di sé.
Le auguro un buon proseguimento.
dal suo racconto emerge quanto questo rapporto sia stato significativo per lei. Al di là del contesto in cui vi siete conosciuti, sembra che nel tempo si fosse creato un legame fatto di attenzione reciproca, momenti condivisi e aspettative, e proprio per questo la rottura le ha provocato una sofferenza così intensa.
Mi colpisce come l'episodio del "stai calmo" abbia assunto per lei un significato molto più profondo delle parole stesse, facendole percepire una mancanza di ascolto, di riconoscimento e forse anche una ferita nella fiducia che aveva riposto in questa persona.
Quando un rapporto a cui teniamo si interrompe bruscamente, non è raro sperimentare rabbia, delusione, ansia e continuare a ripensare a quanto accaduto. Talvolta queste reazioni ci parlano non solo dell'evento presente, ma anche del modo in cui viviamo le relazioni, le aspettative e il timore di non essere compresi o considerati.
Mi sembra inoltre che la preoccupi molto l'intensità delle emozioni che sta provando e il timore di come potrebbe reagire incontrandolo. Proprio per questo potrebbe essere utile concedersi uno spazio di riflessione per comprendere meglio cosa rappresentava per lei questo legame e quali aspetti di questa vicenda l'hanno ferita così profondamente.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare questi vissuti con maggiore serenità e a trasformare questa esperienza in un'occasione di conoscenza di sé.
Le auguro un buon proseguimento.
Buongiorno, la descrizione della sua situazione lascia spazio a molti interrogativi. Per es. Come mai ha difficoltà a rapportarsi con le donne anziane? L'associazione assorbiva tutto il suo tempo libero? Non ha mai pensato di continuare a fare solo colazione con questo educatore per mantenere l'amicizia? Tutte queste sono domande che servirebbero ad inquadrare meglio la situazione in quanto gli elementi da valutare sono molto di più di rispetto a quanto scrive. Posso notare però che ci sono delle condizioni a livello comunicativo sia nel modo di esprimere i propri bisogni, sia come conseguenza di alcuni pregiudizi rispetto alla professione di questa persona, che hanno interferito con l'interazione conclusasi in modo spiacevole. Sarebbe interessante e utile capire su cosa poggiano, ed elaborarli. Chiudere relazioni di amicizia in maniera pacifica è sempre molto importante perché si rischia altrimenti di restringere troppo il proprio spazio di movimento da doversi ritirare letteralmente in casa. Se avesse piacere di approfondire questi aspetti rimango a disposizione.
Potrebbe essere un momento di crescita e apprendimento approfondire questa vicenda di relazione di vicinato attraverso un percorso di supporto psicologico eventualmente anche utilizzando immagini, foto e schizzi dei luoghi (Art Therapy a orientamento psicodinamico)
Capisco perfettamente il suo stato d'animo: la rabbia e l'ansia che prova sono la risposta a una profonda delusione relazionale. In questa situazione si incrociano dinamiche personali e professionali che hanno generato un forte malinteso.
Cosa fare adesso con questa rabbia?
La forte reazione emotiva che prova ancora oggi (la voglia di rispondergli in modo violento) indica che il legame interrotto ha toccato delle corde sensibili che andrebbero affrontate in uno spazio adeguato e con un prefessionista, psicologo o psicoterapeuta.
Resto a sua disposizione.
Cordiali Saluti
Dott.ssa Barbara Gizzi
Cosa fare adesso con questa rabbia?
La forte reazione emotiva che prova ancora oggi (la voglia di rispondergli in modo violento) indica che il legame interrotto ha toccato delle corde sensibili che andrebbero affrontate in uno spazio adeguato e con un prefessionista, psicologo o psicoterapeuta.
Resto a sua disposizione.
Cordiali Saluti
Dott.ssa Barbara Gizzi
Quello che racconta ha un peso emotivo molto più profondo di quanto possa sembrare dall’esterno, e si sente chiaramente da come lo descrive. Non è stata solo una discussione o una frase fuori posto, ma qualcosa che ha toccato un punto sensibile dentro di Lei, legato al rispetto, al riconoscimento e alla qualità del legame che si era creato.
Quel rapporto, per come lo racconta, non era superficiale. C’erano abitudini, contatti, momenti condivisi che avevano costruito una certa vicinanza. Ed è proprio per questo che quella risposta, quel “stai calmo”, è arrivata come una rottura, quasi come se in un attimo fosse cambiata la posizione tra voi due. Non tanto per le parole in sé, ma per il significato che Lei ci ha sentito dentro.
Lei ha percepito una svalutazione, come se fosse stato messo al suo posto, come se non avesse diritto di esprimersi. E questo ha fatto scattare qualcosa di molto forte, una rabbia che non è solo per quell’episodio, ma per ciò che ha rappresentato.
Allo stesso tempo, è molto interessante che Lei abbia colto anche un suo atteggiamento un po’ paternalistico. Questo è un passaggio importante, perché dice che il legame non era completamente “alla pari”, ma aveva delle sfumature emotive più complesse, da entrambe le parti. Lui probabilmente nel ruolo di operatore, Lei forse in una posizione più esperta o di guida in certi momenti. Quando questi equilibri si rompono, l’impatto emotivo può essere molto forte.
La reazione che ha avuto dopo, quella chiusura netta, il dirgli che non lo avrebbe più cercato, è stata una risposta di protezione. Come a dire: se mi sento trattato così, allora mi tiro fuori completamente. Però questa modalità, anche se comprensibile, non ha permesso una vera elaborazione, e infatti la rabbia è rimasta lì, viva.
Il fatto che ancora oggi senta tensione, imbarazzo e persino il timore di reagire in modo aggressivo se lo incontrasse, indica che dentro la questione è ancora aperta. Non è tanto lui, in sé, ma quello che rappresenta per Lei in questa vicenda.
C’è anche un altro elemento importante: Lei ha dato un significato molto preciso alle intenzioni di questo ragazzo, come se la sua amicizia fosse “interessata” o legata al ruolo professionale. Può darsi che una parte di questo sia vera, ma quando siamo feriti tendiamo anche a irrigidire le interpretazioni, a leggerle in modo più netto e definitivo. Questo non per sminuire la sua percezione, ma per aiutarLa a vedere che forse non tutto è così univoco come appare adesso.
La domanda, più che su cosa fare con lui, diventa: cosa fare con questa rabbia che non si è ancora sciolta.
Perché evitarlo completamente può proteggerLa nel breve periodo, ma non risolve quello che si è mosso dentro. E allo stesso modo, riavvicinarsi senza aver chiarito internamente rischierebbe di riattivare le stesse dinamiche.
In questi casi il lavoro più utile è proprio su quel vissuto: capire cosa ha toccato così tanto, perché quella frase ha avuto un impatto così forte, e come rimettere Lei in una posizione più stabile, in cui non si senta né sminuito né costretto a reagire con aggressività.
Su queste dinamiche lavoro ogni giorno, perché situazioni come la sua sono molto più frequenti di quanto si pensi: rapporti che sembrano semplici ma che in realtà attivano livelli emotivi profondi.
Se vuole, può scrivermi in privato. Possiamo entrare meglio nel dettaglio e lavorare su questa rabbia e su questo blocco, così da aiutarLa a sciogliere questa tensione e tornare a vivere gli incontri, anche casuali, con molta più tranquillità e controllo.
Quel rapporto, per come lo racconta, non era superficiale. C’erano abitudini, contatti, momenti condivisi che avevano costruito una certa vicinanza. Ed è proprio per questo che quella risposta, quel “stai calmo”, è arrivata come una rottura, quasi come se in un attimo fosse cambiata la posizione tra voi due. Non tanto per le parole in sé, ma per il significato che Lei ci ha sentito dentro.
Lei ha percepito una svalutazione, come se fosse stato messo al suo posto, come se non avesse diritto di esprimersi. E questo ha fatto scattare qualcosa di molto forte, una rabbia che non è solo per quell’episodio, ma per ciò che ha rappresentato.
Allo stesso tempo, è molto interessante che Lei abbia colto anche un suo atteggiamento un po’ paternalistico. Questo è un passaggio importante, perché dice che il legame non era completamente “alla pari”, ma aveva delle sfumature emotive più complesse, da entrambe le parti. Lui probabilmente nel ruolo di operatore, Lei forse in una posizione più esperta o di guida in certi momenti. Quando questi equilibri si rompono, l’impatto emotivo può essere molto forte.
La reazione che ha avuto dopo, quella chiusura netta, il dirgli che non lo avrebbe più cercato, è stata una risposta di protezione. Come a dire: se mi sento trattato così, allora mi tiro fuori completamente. Però questa modalità, anche se comprensibile, non ha permesso una vera elaborazione, e infatti la rabbia è rimasta lì, viva.
Il fatto che ancora oggi senta tensione, imbarazzo e persino il timore di reagire in modo aggressivo se lo incontrasse, indica che dentro la questione è ancora aperta. Non è tanto lui, in sé, ma quello che rappresenta per Lei in questa vicenda.
C’è anche un altro elemento importante: Lei ha dato un significato molto preciso alle intenzioni di questo ragazzo, come se la sua amicizia fosse “interessata” o legata al ruolo professionale. Può darsi che una parte di questo sia vera, ma quando siamo feriti tendiamo anche a irrigidire le interpretazioni, a leggerle in modo più netto e definitivo. Questo non per sminuire la sua percezione, ma per aiutarLa a vedere che forse non tutto è così univoco come appare adesso.
La domanda, più che su cosa fare con lui, diventa: cosa fare con questa rabbia che non si è ancora sciolta.
Perché evitarlo completamente può proteggerLa nel breve periodo, ma non risolve quello che si è mosso dentro. E allo stesso modo, riavvicinarsi senza aver chiarito internamente rischierebbe di riattivare le stesse dinamiche.
In questi casi il lavoro più utile è proprio su quel vissuto: capire cosa ha toccato così tanto, perché quella frase ha avuto un impatto così forte, e come rimettere Lei in una posizione più stabile, in cui non si senta né sminuito né costretto a reagire con aggressività.
Su queste dinamiche lavoro ogni giorno, perché situazioni come la sua sono molto più frequenti di quanto si pensi: rapporti che sembrano semplici ma che in realtà attivano livelli emotivi profondi.
Se vuole, può scrivermi in privato. Possiamo entrare meglio nel dettaglio e lavorare su questa rabbia e su questo blocco, così da aiutarLa a sciogliere questa tensione e tornare a vivere gli incontri, anche casuali, con molta più tranquillità e controllo.
Da ciò che racconta, mi sembra che questa situazione l'abbia toccata molto più profondamente di quanto si aspettasse. Non sembra che il problema riguardasse soltanto la frequentazione del centro sociale, ma soprattutto il legame che nel tempo si era creato con questo giovane operatore. Per questo motivo la sua reazione emotiva appare così intensa.
Lei descrive di aver percepito la frase "stai calmo" come svalutante e umiliante, quasi come se le fosse stato detto che la sua opinione non contava. È comprensibile che, se ha vissuto quel momento in questo modo, abbia provato rabbia, delusione e una sensazione di tradimento della fiducia.
Allo stesso tempo, è importante distinguere ciò che è accaduto concretamente dalle interpretazioni che, comprensibilmente, abbiamo tutti la tendenza a costruire quando siamo feriti. Non possiamo sapere con certezza quali fossero le intenzioni dell'educatore: che si sentisse superiore, che la sua amicizia fosse interessata o che abbia provato sollievo quando lei ha interrotto i contatti sono ipotesi che possono avere un senso per lei, ma restano ipotesi.
Mi colpisce anche il fatto che lei stesso riconosca di aver sviluppato un atteggiamento in parte paternalistico nei suoi confronti. Questo suggerisce che il rapporto aveva assunto per lei un'importanza affettiva significativa e che la rottura non riguarda soltanto un diverbio, ma anche la perdita di una relazione che le faceva piacere.
La rabbia che prova oggi potrebbe essere il modo in cui sta cercando di proteggersi da sentimenti più dolorosi, come la delusione, il senso di rifiuto o la tristezza per la fine di un rapporto che considerava importante.
Il fatto che, a distanza di settimane, tema di reagire in modo aggressivo se dovesse incontrarlo indica che la ferita è ancora aperta. In questo momento potrebbe essere più utile interrogarsi meno su chi abbia ragione e più su che cosa questo episodio abbia rappresentato per lei sul piano emotivo: che cosa ha perso realmente con questa rottura? Quale bisogno o aspettativa era investito in quella relazione?
Credo che queste domande possano aiutarla a comprendere meglio la forte intensità delle emozioni che sta vivendo e a ridurre gradualmente la rabbia che ancora sente.
Lei descrive di aver percepito la frase "stai calmo" come svalutante e umiliante, quasi come se le fosse stato detto che la sua opinione non contava. È comprensibile che, se ha vissuto quel momento in questo modo, abbia provato rabbia, delusione e una sensazione di tradimento della fiducia.
Allo stesso tempo, è importante distinguere ciò che è accaduto concretamente dalle interpretazioni che, comprensibilmente, abbiamo tutti la tendenza a costruire quando siamo feriti. Non possiamo sapere con certezza quali fossero le intenzioni dell'educatore: che si sentisse superiore, che la sua amicizia fosse interessata o che abbia provato sollievo quando lei ha interrotto i contatti sono ipotesi che possono avere un senso per lei, ma restano ipotesi.
Mi colpisce anche il fatto che lei stesso riconosca di aver sviluppato un atteggiamento in parte paternalistico nei suoi confronti. Questo suggerisce che il rapporto aveva assunto per lei un'importanza affettiva significativa e che la rottura non riguarda soltanto un diverbio, ma anche la perdita di una relazione che le faceva piacere.
La rabbia che prova oggi potrebbe essere il modo in cui sta cercando di proteggersi da sentimenti più dolorosi, come la delusione, il senso di rifiuto o la tristezza per la fine di un rapporto che considerava importante.
Il fatto che, a distanza di settimane, tema di reagire in modo aggressivo se dovesse incontrarlo indica che la ferita è ancora aperta. In questo momento potrebbe essere più utile interrogarsi meno su chi abbia ragione e più su che cosa questo episodio abbia rappresentato per lei sul piano emotivo: che cosa ha perso realmente con questa rottura? Quale bisogno o aspettativa era investito in quella relazione?
Credo che queste domande possano aiutarla a comprendere meglio la forte intensità delle emozioni che sta vivendo e a ridurre gradualmente la rabbia che ancora sente.
Buongiorno. Sembra che quanto avvenuto abbia favorito in lei una forte reazione emotiva. Si tratta certamente di un'esperienza comprensibile, dato che le interazioni interpersonali sono parecchio significative nella vita delle persone.
Pare, tuttavia, che, al di là del comportamento e delle parole dell'educatore, gran parte della sua attivazione emotiva sia dipesa da quello che lei abbia pensato, rispetto a quanto stesse succedendo (es.: "Ho pensato che avesse dei pregiudizi nei miei confronti", "Ho intuito potesse avere provato una sensazione di sollievo"). È naturale ritenere che quanto pensiamo sia vero, tuttavia è molto utile provare a prendere in considerazione anche delle ipotesi diverse, soprattutto se questo può aiutarci a stare meglio.
Ovviamente, si tratta di questioni complesse e che sarebbe meglio trattare con il dovuto tempo. Qualora lo desiderasse, sono disponibile per un colloquio.
Pare, tuttavia, che, al di là del comportamento e delle parole dell'educatore, gran parte della sua attivazione emotiva sia dipesa da quello che lei abbia pensato, rispetto a quanto stesse succedendo (es.: "Ho pensato che avesse dei pregiudizi nei miei confronti", "Ho intuito potesse avere provato una sensazione di sollievo"). È naturale ritenere che quanto pensiamo sia vero, tuttavia è molto utile provare a prendere in considerazione anche delle ipotesi diverse, soprattutto se questo può aiutarci a stare meglio.
Ovviamente, si tratta di questioni complesse e che sarebbe meglio trattare con il dovuto tempo. Qualora lo desiderasse, sono disponibile per un colloquio.
Gentile Utente,
quello che descrive fa capire quanto questa storia l'abbia colpita, forse più di quanto si aspettasse. Tre settimane di rabbia e ansia per una relazione relativamente breve dicono che per lei aveva un peso significativo.
È comprensibile sentirsi feriti da una risposta che ha vissuto come sminuente. Tuttavia vale la pena chiedersi se il "Stai calmo" fosse davvero un giudizio su di lei, o semplicemente una reazione impulsiva di un ragazzo giovane messo in difficoltà. A volte attribuiamo alle parole degli altri significati più profondi di quelli che avevano.
La preoccupa il fatto di potergli rispondere in modo violento e volgare se lo incontrasse: è un segnale che la rabbia è ancora molto presente. Non per questo deve evitarlo o temersi, ma potrebbe essere utile capire insieme a un professionista da dove viene tutta questa intensità emotiva, che probabilmente va oltre questo episodio specifico.
Un caro saluto.
quello che descrive fa capire quanto questa storia l'abbia colpita, forse più di quanto si aspettasse. Tre settimane di rabbia e ansia per una relazione relativamente breve dicono che per lei aveva un peso significativo.
È comprensibile sentirsi feriti da una risposta che ha vissuto come sminuente. Tuttavia vale la pena chiedersi se il "Stai calmo" fosse davvero un giudizio su di lei, o semplicemente una reazione impulsiva di un ragazzo giovane messo in difficoltà. A volte attribuiamo alle parole degli altri significati più profondi di quelli che avevano.
La preoccupa il fatto di potergli rispondere in modo violento e volgare se lo incontrasse: è un segnale che la rabbia è ancora molto presente. Non per questo deve evitarlo o temersi, ma potrebbe essere utile capire insieme a un professionista da dove viene tutta questa intensità emotiva, che probabilmente va oltre questo episodio specifico.
Un caro saluto.
Caro utente la situazione che racconta sicuramente non è semplice e comprendo i suoi dubbi. Mi sembra che la tua sofferenza derivi meno dalla frase “stai calmo” e più dal fatto che provenisse da una persona a cui eri affezionato e di cui ti fidavi. Hai percepito quelle parole come una mancanza di rispetto e questo ha dato alla vicenda un significato molto più profondo. Tuttavia, molte delle conclusioni che hai tratto sulle sue intenzioni restano ipotesi. La rabbia che provi ancora oggi suggerisce che la ferita emotiva è stata importante. Più che chiedersi cosa pensasse lui di te, potrebbe essere utile chiederti perché questo rapporto abbia avuto un impatto così forte su di te. Potrebbe esserle utile ritagliarsi uno spazio per parlare dell'accaduto. Un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
Salve,
da ciò che racconta sembra che questa relazione abbia assunto per lei un significato emotivo molto più profondo di quanto forse inizialmente immaginasse. Al di là delle attività del centro sociale, sembra che ciò che le facesse piacere fosse soprattutto il sentirsi visto, cercato e riconosciuto da questo ragazzo attraverso piccoli gesti di attenzione e vicinanza.
Proprio per questo motivo, quella risposta (“stai calmo”), che forse nelle intenzioni dell’altro poteva essere banale o detta senza particolare peso, per lei ha assunto un significato molto forte, quasi umiliante o svalutante, andando a toccare aspetti legati alla fiducia, al rispetto e al modo in cui sente di essere considerato dagli altri.
È possibile che dentro questa esperienza si siano intrecciati diversi vissuti: il timore di essere trattato con paternalismo, la paura di essere guardato “dall’alto”, il bisogno di sentirsi invece sullo stesso piano e riconosciuto nella propria dignità personale. Quando queste ferite emotive si attivano, la rabbia può diventare molto intensa e persino trasformarsi nel desiderio di reagire in modo aggressivo, soprattutto se ci si sente profondamente delusi o fraintesi.
Forse oggi potrebbe esserle utile provare a distinguere ciò che questo ragazzo ha realmente fatto da ciò che quella situazione ha risvegliato dentro di lei sul piano emotivo. A volte una relazione breve può toccare bisogni affettivi, riconoscimenti o fragilità molto profonde, ed è questo che rende così difficile lasciarla andare o tollerare una delusione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
da ciò che racconta sembra che questa relazione abbia assunto per lei un significato emotivo molto più profondo di quanto forse inizialmente immaginasse. Al di là delle attività del centro sociale, sembra che ciò che le facesse piacere fosse soprattutto il sentirsi visto, cercato e riconosciuto da questo ragazzo attraverso piccoli gesti di attenzione e vicinanza.
Proprio per questo motivo, quella risposta (“stai calmo”), che forse nelle intenzioni dell’altro poteva essere banale o detta senza particolare peso, per lei ha assunto un significato molto forte, quasi umiliante o svalutante, andando a toccare aspetti legati alla fiducia, al rispetto e al modo in cui sente di essere considerato dagli altri.
È possibile che dentro questa esperienza si siano intrecciati diversi vissuti: il timore di essere trattato con paternalismo, la paura di essere guardato “dall’alto”, il bisogno di sentirsi invece sullo stesso piano e riconosciuto nella propria dignità personale. Quando queste ferite emotive si attivano, la rabbia può diventare molto intensa e persino trasformarsi nel desiderio di reagire in modo aggressivo, soprattutto se ci si sente profondamente delusi o fraintesi.
Forse oggi potrebbe esserle utile provare a distinguere ciò che questo ragazzo ha realmente fatto da ciò che quella situazione ha risvegliato dentro di lei sul piano emotivo. A volte una relazione breve può toccare bisogni affettivi, riconoscimenti o fragilità molto profonde, ed è questo che rende così difficile lasciarla andare o tollerare una delusione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Quello che descrive è un'esperienza emotivamente intensa, in cui rabbia, delusione e senso di tradimento si sommano e mantengono attiva una forte ruminazione. In ottica cognitivo-comportamentale, può essere utile notare come alcune interpretazioni automatiche, come "voleva salvarmi" oppure "ha provato sollievo", siano forme di lettura della mente, una modalità di pensiero che amplifica il malessere senza poter essere verificata. Provi a scrivere su un diario i pensieri ricorrenti, identificando emozione, intensità e dati di realtà a favore o contro ogni interpretazione. Sul piano comportamentale, può lavorare gradualmente sull'evitamento, immaginando un breve scambio neutro e allenando risposte assertive ma non aggressive. L'integrazione con strategie ACT, come la defusione cognitiva e il contatto con i suoi valori relazionali, può ridurre l'impatto emotivo dell'incontro. Tre settimane di sofferenza persistente meritano attenzione clinica, le consiglio di rivolgersi a uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale per un percorso strutturato.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno,
da quello che racconta, la sofferenza sembra nascere più dal significato che ha attribuito a quella frase che dalla frase stessa. Si è sentito non compreso, svalutato e forse deluso da una persona a cui aveva dato fiducia.
Spesso, quando un rapporto ci ferisce, continuiamo a ripensare all'accaduto nel tentativo di trovare una spiegazione. Tuttavia, più cerchiamo risposte, più la rabbia e il disagio rischiano di rimanere vivi.
Da una prospettiva strategica, la domanda utile non è tanto "Perché si è comportato così?", ma "Come posso smettere di lasciare che questo episodio occupi così tanto spazio nella mia vita?".
Se lo desidera, una consulenza potrebbe aiutarla a comprendere meglio questa dinamica e a ritrovare maggiore serenità.
Dott.ssa Alessandra Motta, Psicologa Strategica
da quello che racconta, la sofferenza sembra nascere più dal significato che ha attribuito a quella frase che dalla frase stessa. Si è sentito non compreso, svalutato e forse deluso da una persona a cui aveva dato fiducia.
Spesso, quando un rapporto ci ferisce, continuiamo a ripensare all'accaduto nel tentativo di trovare una spiegazione. Tuttavia, più cerchiamo risposte, più la rabbia e il disagio rischiano di rimanere vivi.
Da una prospettiva strategica, la domanda utile non è tanto "Perché si è comportato così?", ma "Come posso smettere di lasciare che questo episodio occupi così tanto spazio nella mia vita?".
Se lo desidera, una consulenza potrebbe aiutarla a comprendere meglio questa dinamica e a ritrovare maggiore serenità.
Dott.ssa Alessandra Motta, Psicologa Strategica
Grazie per la sua domanda.
Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come per i momenti di particolare stress, i problemi di salute o i cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido aiuto.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile del problema. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute.
Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità.
Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp.
Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri, al costo di 75 euro a seduta anziché 97 euro.
Cordiali saluti,
Dott. Michele Scala
Psicologo Psicoterapeuta
Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come per i momenti di particolare stress, i problemi di salute o i cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido aiuto.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile del problema. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute.
Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità.
Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp.
Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri, al costo di 75 euro a seduta anziché 97 euro.
Cordiali saluti,
Dott. Michele Scala
Psicologo Psicoterapeuta
Gentile Signore,
dal suo racconto emerge quanto questa vicenda l'abbia coinvolta sul piano emotivo. Al di là di ciò che possa essere accaduto concretamente nella relazione con questo giovane educatore, leggendolo la mia attenzione si è soffermata sulle parole "rabbia" e "ansia".
La rabbia è un'emozione primaria che spesso si manifesta quando percepiamo una mancanza di rispetto, una delusione o la violazione di un nostro confine personale. L'ansia, pur essendo un'emozione più complessa, svolge anch'essa una funzione importante: ci segnala una situazione che viviamo come incerta, minacciosa o particolarmente significativa per il nostro equilibrio emotivo.
Le emozioni hanno una caratteristica fondamentale: non sono soltanto reazioni a ciò che accade, ma rappresentano anche una bussola che orienta i nostri bisogni. Ci indicano da cosa desideriamo allontanarci, ma soprattutto verso cosa sentiamo il bisogno di andare. In questo senso, la rabbia potrebbe parlarle del suo bisogno di essere ascoltato, riconosciuto e rispettato nella relazione; l'ansia potrebbe invece rimandare al desiderio di mantenere un legame significativo o alla difficoltà di accettarne la trasformazione o la perdita.
Per questo motivo, più che cercare di stabilire quali fossero le reali intenzioni dell'altro o attribuire significati definitivi ai suoi comportamenti, potrebbe essere utile interrogarsi su ciò che questa esperienza ha rappresentato per lei e su quali bisogni affettivi e relazionali abbia toccato. Non di rado, infatti, la sofferenza che proviamo in seguito a una frattura relazionale è proporzionale non tanto all'evento in sé, quanto al valore che quella relazione aveva assunto nella nostra vita.
Accogliere queste emozioni come segnali da comprendere, anziché come nemici da combattere, può aiutarla a trasformare questa esperienza in un'occasione di maggiore conoscenza di sé.
Un cordiale saluto.
Marica Romano
dal suo racconto emerge quanto questa vicenda l'abbia coinvolta sul piano emotivo. Al di là di ciò che possa essere accaduto concretamente nella relazione con questo giovane educatore, leggendolo la mia attenzione si è soffermata sulle parole "rabbia" e "ansia".
La rabbia è un'emozione primaria che spesso si manifesta quando percepiamo una mancanza di rispetto, una delusione o la violazione di un nostro confine personale. L'ansia, pur essendo un'emozione più complessa, svolge anch'essa una funzione importante: ci segnala una situazione che viviamo come incerta, minacciosa o particolarmente significativa per il nostro equilibrio emotivo.
Le emozioni hanno una caratteristica fondamentale: non sono soltanto reazioni a ciò che accade, ma rappresentano anche una bussola che orienta i nostri bisogni. Ci indicano da cosa desideriamo allontanarci, ma soprattutto verso cosa sentiamo il bisogno di andare. In questo senso, la rabbia potrebbe parlarle del suo bisogno di essere ascoltato, riconosciuto e rispettato nella relazione; l'ansia potrebbe invece rimandare al desiderio di mantenere un legame significativo o alla difficoltà di accettarne la trasformazione o la perdita.
Per questo motivo, più che cercare di stabilire quali fossero le reali intenzioni dell'altro o attribuire significati definitivi ai suoi comportamenti, potrebbe essere utile interrogarsi su ciò che questa esperienza ha rappresentato per lei e su quali bisogni affettivi e relazionali abbia toccato. Non di rado, infatti, la sofferenza che proviamo in seguito a una frattura relazionale è proporzionale non tanto all'evento in sé, quanto al valore che quella relazione aveva assunto nella nostra vita.
Accogliere queste emozioni come segnali da comprendere, anziché come nemici da combattere, può aiutarla a trasformare questa esperienza in un'occasione di maggiore conoscenza di sé.
Un cordiale saluto.
Marica Romano
Buongiorno, dal suo racconto emerge quanto questa relazione abbia assunto nel tempo un significato importante per lei, ben oltre la semplice frequentazione delle attività sociali. A volte il dolore che proviamo in seguito a una rottura relazionale non dipende tanto dall’episodio che la determina, quanto dal valore affettivo e simbolico che quella persona aveva acquisito nella nostra vita.
Potrebbe essere utile interrogarsi non soltanto su ciò che il giovane educatore ha detto (“stai calmo”), ma sul significato che quelle parole hanno assunto per lei. Lei riferisce di averle vissute come una svalutazione, come un implicito “stai zitto, non sei nessuno”. Tuttavia tra il messaggio inviato dall’altro e il significato che noi gli attribuiamo esiste sempre uno spazio interpretativo influenzato dalla nostra storia, dalle aspettative e dalle emozioni del momento.
Colpisce inoltre come il rapporto sembri essersi sviluppato su un doppio livello: da una parte quello formale tra educatore e partecipante alle attività, dall’altra quello più personale fatto di telefonate, messaggi e colazioni condivise. Quando i confini tra questi due livelli diventano meno chiari, possono nascere aspettative differenti e fraintendimenti reciproci. È possibile che lei abbia vissuto quel legame come un’amicizia paritaria, mentre il giovane continuava a percepirsi, magari, anche nel proprio ruolo professionale. Questo non significa necessariamente che il suo interesse fosse strumentale o che volesse “salvarla”, ma potrebbe aver contribuito a generare letture diverse della relazione.
Un altro elemento che merita attenzione è l’intensità della reazione emotiva: tre settimane di forte rabbia, ansia e il timore di reagire in modo aggressivo quando lo incontra. Quando un episodio apparentemente circoscritto produce una sofferenza così profonda, spesso vale la pena chiedersi quali altri temi relazionali stia toccando. Ad esempio, esperienze di delusione, esclusione, mancato riconoscimento o tradimento già vissute in passato possono riattivarsi nel presente attraverso relazioni che, pur essendo diverse, evocano emozioni simili.
Potrebbe essere funzionale domandarsi cosa rappresentava per lei questa persona, cosa ha sentito di perdere realmente quando il rapporto si è incrinato, ma anche quale bisogno relazionale veniva soddisfatto attraverso questa amicizia.
Le risposte a questi interrogativi potrebbero aiutarla a comprendere meglio perché questa vicenda continui a provocarle una sofferenza così intensa e a trasformare un’esperienza dolorosa in un’occasione di maggiore conoscenza di sé e delle proprie modalità relazionali.
Potrebbe essere utile interrogarsi non soltanto su ciò che il giovane educatore ha detto (“stai calmo”), ma sul significato che quelle parole hanno assunto per lei. Lei riferisce di averle vissute come una svalutazione, come un implicito “stai zitto, non sei nessuno”. Tuttavia tra il messaggio inviato dall’altro e il significato che noi gli attribuiamo esiste sempre uno spazio interpretativo influenzato dalla nostra storia, dalle aspettative e dalle emozioni del momento.
Colpisce inoltre come il rapporto sembri essersi sviluppato su un doppio livello: da una parte quello formale tra educatore e partecipante alle attività, dall’altra quello più personale fatto di telefonate, messaggi e colazioni condivise. Quando i confini tra questi due livelli diventano meno chiari, possono nascere aspettative differenti e fraintendimenti reciproci. È possibile che lei abbia vissuto quel legame come un’amicizia paritaria, mentre il giovane continuava a percepirsi, magari, anche nel proprio ruolo professionale. Questo non significa necessariamente che il suo interesse fosse strumentale o che volesse “salvarla”, ma potrebbe aver contribuito a generare letture diverse della relazione.
Un altro elemento che merita attenzione è l’intensità della reazione emotiva: tre settimane di forte rabbia, ansia e il timore di reagire in modo aggressivo quando lo incontra. Quando un episodio apparentemente circoscritto produce una sofferenza così profonda, spesso vale la pena chiedersi quali altri temi relazionali stia toccando. Ad esempio, esperienze di delusione, esclusione, mancato riconoscimento o tradimento già vissute in passato possono riattivarsi nel presente attraverso relazioni che, pur essendo diverse, evocano emozioni simili.
Potrebbe essere funzionale domandarsi cosa rappresentava per lei questa persona, cosa ha sentito di perdere realmente quando il rapporto si è incrinato, ma anche quale bisogno relazionale veniva soddisfatto attraverso questa amicizia.
Le risposte a questi interrogativi potrebbero aiutarla a comprendere meglio perché questa vicenda continui a provocarle una sofferenza così intensa e a trasformare un’esperienza dolorosa in un’occasione di maggiore conoscenza di sé e delle proprie modalità relazionali.
Domande correlate
- Buonasera Avrei bisogno di un aiuto Sto avendo un rapporto amichevole con una ragazza, della quale sto iniziando ad avere un interesse e con xui c'è molto contatto fisico, ridiamo e scherziamo molto. Si lascia anche baciare sul collo ammettendo che i miei baci le piacciono anche se dopo poco…
- Buongiorno, mio marito, 66 anni, da agosto 2016 è seguito presso ambulatorio urologia per carcinoma vescicale Pta1, altamente recidivante. A seguito di innumerevoli turv, fino a luglio 2021 , quindi in tutto 8-9 per millimetriche recidive, 2-3 millimetri , con istologico sempre uguale, ha eseguito…
- Buonasera, mio marito di anni 45 ,diabetico tipo uno da più di vent'anni, da tre anni ha scoperto di avere 2/3 calcoli di massimo 5mm nella coliciste con bile denso. Il chirurgo vuole operarlo anche se è asintomatico. Di recente ha scoperto di avere una gastrite cronica. Mi chiedo perché operarlo…
- Salve dottori di tanto in tanto mi capita di farmi vari loop mentali anche se la cosa non mi impedisce di svolgere le mie attività quotidiane e comunque non mi toccano la mia serenità quindi dovrei farmi questi loop ? Anche se non mi piacciono più di tanto grazie per una vostra risposta
- Fatto tac responso calcolo renale sinistro di 14 mm diametro cosa fare
- Gentili Dott.sse e Dott.ri Mi chiamo Federica ed ho ventiquattro anni. Sebbene il mio quesito porterà apparirvi insolito, sarei entusiasta di ricevere un vostro parere autorevole : la vostra esperienza è fondamentale per me per inquadrare correttamente il boom dei programmi di cronaca nera…
- Io prendo eutirox alla mattina verso le 6. Al sabato sera mi piace bere a casa o a cena un po' di alcol. Non sono una persona dipendente da alcol. Quindi se si beve qualcosa alla sera non ci sono problemi? Grazie.
- Salve, ho questo problema da due anni circa... Ho riscontrato un forte blocco nella zona lombare nel novembre 2024 allenandomi in palestra sulla leg press a 45 gradi. Nella fase di discesa ho sentito un blocco muscolare nella zona lombare fortissimo. Da lì mi viene questo blocco nella zona lombare…
- Buongiorno, questa mattina ho fatto una frenulotomia in ospedale. Arrivato a casa ho guardato il risultato ed ho notato che il frenulo è stato correttamente tolto nella sua completezza tra la corona e il collo del glande, lasciando un segno a "Y" ma risulta invece semplicemente tagliato all'attaccatura…
- Buongiorno Dottore, scrivo perché ho notato delle perdite insolite durante l’ovulazione. Ho avuto muco cervicale filante tipo albume, ma associato a perdite di sangue: inizialmente leggere striature rosate/marroncine, poi oggi un episodio più abbondante con sangue rosso vivo mescolato al…
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.