Buonasera, ho 39 anni. E' passato un anno e ho ancora problemi al piede destro. Ho fatto 9 cicli di
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Buonasera, ho 39 anni. E' passato un anno e ho ancora problemi al piede destro. Ho fatto 9 cicli di onde d'urto focali durata un minuto. Plantari su misura perche' ho i piedi piatti. Ieri ho fatto l'ultima puntura di cortisone eco guidata da un fisiatra tra tendine di Achille infiammato e calcagno. Mi ha detto che se non passa dovrò operarmi. Il mio medico di base vuole farmi fare una risonanza e mandarmi da un ortopedico per un altro parere. Ho fatto anche stretching da casa per rinforzare il muscolo del polpaccio. Cosa mi consigliate? Vi ringrazio. Cordiali saluti.
Buongiorno, sono d'accordo con il Suo Medico di Medicina Generale. E' necessario fare diagnosi precisa prima di proporre intervento chirurgico.
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Buonasera,
da quello che descrive si tratta verosimilmente di una tendinopatia inserzionale dell’Achille, già trattata in modo corretto con onde d’urto, plantari e infiltrazione. Il fatto che dopo un anno i sintomi persistano indica che il quadro è cronicizzato, ma non significa automaticamente che l’intervento sia l’unica strada.
La richiesta di una risonanza magnetica è assolutamente appropriata in questa fase, perché permette di capire meglio la qualità del tendine, l’eventuale presenza di calcificazioni importanti, degenerazione o altre condizioni associate (come conflitto posteriore o borsite). Questo è il passaggio chiave prima di qualsiasi decisione.
L’indicazione chirurgica, in questi casi, si prende in considerazione solo dopo aver definito con precisione il quadro e aver verificato che un percorso conservativo completo e ben eseguito non abbia dato risultati. Spesso, infatti, il punto critico non è “quanto si è fatto”, ma come è stato impostato il lavoro sul tendine nel tempo.
In sintesi: il percorso che le è stato proposto (RMN + valutazione ortopedica) è corretto e serve proprio a evitare decisioni affrettate. La chirurgia è una possibilità, ma rappresenta l’ultimo step dopo un inquadramento completo del problema.
da quello che descrive si tratta verosimilmente di una tendinopatia inserzionale dell’Achille, già trattata in modo corretto con onde d’urto, plantari e infiltrazione. Il fatto che dopo un anno i sintomi persistano indica che il quadro è cronicizzato, ma non significa automaticamente che l’intervento sia l’unica strada.
La richiesta di una risonanza magnetica è assolutamente appropriata in questa fase, perché permette di capire meglio la qualità del tendine, l’eventuale presenza di calcificazioni importanti, degenerazione o altre condizioni associate (come conflitto posteriore o borsite). Questo è il passaggio chiave prima di qualsiasi decisione.
L’indicazione chirurgica, in questi casi, si prende in considerazione solo dopo aver definito con precisione il quadro e aver verificato che un percorso conservativo completo e ben eseguito non abbia dato risultati. Spesso, infatti, il punto critico non è “quanto si è fatto”, ma come è stato impostato il lavoro sul tendine nel tempo.
In sintesi: il percorso che le è stato proposto (RMN + valutazione ortopedica) è corretto e serve proprio a evitare decisioni affrettate. La chirurgia è una possibilità, ma rappresenta l’ultimo step dopo un inquadramento completo del problema.
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