Dicevo a mio marito di andarsene da casa ma lui non lo faceva ad un certo punto di sera lo Chiudo f

19 risposte
Dicevo a mio marito di andarsene da casa ma lui non lo faceva ad un certo punto di sera lo
Chiudo fuori casa e non lo più visto lo vedo solo quando
Viene giù al
Palazzo a prendere le nostre figlie dopo 30 giorni lo chiamo x avere un confronto io e lui ma lui niente dove parla con me da telefono io gli chiedo di tornare ma lui mi dice che non riesce a u. Bloccho non riesco a capire cosa vuol dire qiesto suo blocchi siamo sposati da 20 anni con 2 figlie lui 47 e io 37
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, la situazione che sta vivendo è molto delicata e comprensibilmente carica di emozioni. Dopo 20 anni di matrimonio e due figlie, quello che è successo non è un episodio leggero, né per lei né per suo marito.

Quando una persona dice di avere un “blocco”, spesso non si riferisce a qualcosa di preciso e razionale, ma a una difficoltà emotiva profonda. È come se dentro di lui si fosse attivato qualcosa che gli impedisce, almeno per ora, di tornare nella relazione nello stesso modo di prima. Può essere legato a come ha vissuto quel momento in cui è stato mandato via, a emozioni accumulate nel tempo, oppure a una fatica che non era mai stata espressa apertamente.

Il fatto che lei, dopo 30 giorni, abbia cercato un confronto e gli abbia chiesto di tornare è un segnale importante: significa che per lei questa relazione ha valore. Allo stesso tempo, però, lui sembra non essere ancora pronto a rientrare, e questo va preso sul serio, senza forzarlo, perché rischierebbe di chiuderlo ancora di più.

In questo momento è importante spostare leggermente il focus: più che chiedergli di tornare subito, può essere più utile cercare di riaprire un dialogo diverso, più tranquillo, senza pressione. Ad esempio, fargli capire che è disponibile a capire cosa prova lui, cosa intende per “blocco”, senza giudizio. A volte le persone riescono ad avvicinarsi solo quando sentono che non devono difendersi.

Allo stesso tempo, è importante che anche lei si fermi un attimo su quello che è successo: quel gesto di chiuderlo fuori casa è stato probabilmente frutto di rabbia o esasperazione, ma ha avuto un impatto forte sulla relazione. Non per colpevolizzarsi, ma per comprendere meglio cosa ha portato a quel punto e cosa può essere fatto diversamente in futuro.

Non è detto che la situazione sia definitiva, ma in questo momento sembra esserci una distanza emotiva che ha bisogno di tempo e di un riavvicinamento graduale, non immediato. A volte può essere utile anche proporre un confronto in un contesto più neutro, come un supporto esterno, se lui dovesse mostrarsi disponibile.

Se vuole, possiamo anche lavorare insieme su come riaprire questo dialogo in modo concreto, trovando le parole giuste per avvicinarlo senza farlo sentire sotto pressione. In situazioni come questa, il modo in cui si comunica può fare davvero la differenza.

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Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Gentilissima, grazie per la condivisione. Comprendo il suo bisogno di risposte, ed è difficile fare interpretazioni non conoscendovi e non conoscendo la vostra relazione. Quello che potrebbe fare è intraprendere un percorso di terapia con uno specialista, eventualmente anche di coppia se è disponibile suo marito.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Dott.ssa Annunziata Marciante
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
salve signora probabilmente suo marito ha avvertito forte il suo rifiuto ed oggi ha difficoltà a trovare la fiducia che un rapporto di coppia richiede e che avevate. Probabilmente potrebbe essere utile trovare un momento di condivisione insieme a un professionista e condividere un percorso che possa far ritrovare fiducia e vicinanza
Cara utente,
sicuramente, oltre a quello che ci racconti, c'è tanta complessità che dal racconto che fai ci sfugge. Però un dato c'è e che tu lo hai messo fuori casa e hai deciso per entrambi. Probabilmente lui ora si sente non considerato e in balìa delle tue decisioni. Sicuramente vi può servire uno spazio protetto, che potrebbe essere la Terapia di coppia, ma non solo, che vi permetta di decidere insieme i passi da fare.
Un caro saluto.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buonasera, comprendo che la situazione sia davvero difficile da gestire. Per le informazioni che ho proverei senza forzare la cosa a dire a suo marito di poter parlare non tanto per voi ma per le vostre figlie e appellarsi quindi al loro benessere. Inoltre metterei in chiaro di avere una conversazione adulta senza appellarsi a rancori passati ma sempre per una collaborazione per quanto riguarda le vostre figlie.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Dr. Alessio Fogliamanzillo
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Casagiove
Senza maggiori informazioni sarebbe speculativo dire cosa sia successo, va chiarito cosa l'ha portata anzitutto a volere che suo marito se ne andasse, ed un po' tutto il contesto in generale. Non è possibile avere una simile risposta online, consideri di chiedere aiuto a chi vi possa seguire
Dott.ssa Clarissa Machi
Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Capisco profondamente il tuo smarrimento. Dopo 20 anni di vita insieme e due figlie, trovarsi davanti a un "muro" di silenzio da parte dell'uomo con cui hai costruito tutto fa sentire impotenti e spaventate.
Usando la lente della psicologia sistemica, ma con il cuore rivolto alla tua sofferenza, ecco come possiamo leggere questo suo "blocco":
Il peso del "Fuori": In un legame così lungo, la casa non è solo un edificio, è il guscio della vostra identità. Essere chiuso fuori è stato per lui un urto emotivo violentissimo. Il suo "blocco" potrebbe essere un modo per dire: "Non so più chi sono io in quel sistema dove prima ero il padre e il marito, e improvvisamente sono diventato un estraneo sulla porta".
Proteggere la propria vulnerabilità: Quando lui dice che "non riesce", sta esprimendo una fragilità, non una cattiveria. È come se il suo circuito emotivo fosse andato in sovraccarico. Per non crollare o per non esplodere di nuovo nel conflitto, la sua mente ha "staccato l'interruttore". Il blocco è il suo modo (doloroso anche per lui) di restare in piedi.
La paura dell'imprevedibilità: Se per anni vi siete detti "andatene" senza mai farlo davvero, quel gesto finale ha rotto un codice. Ora lui ha paura che, tornando, l'equilibrio possa spezzarsi di nuovo in modo ancora più traumatico. Il suo silenzio è una trincea dove si sente, per ora, al sicuro dal dolore del rifiuto.
Il ponte interrotto: Lui continua a venire per le vostre figlie perché quel legame è l'unica cosa che sente ancora "solida" e chiara. Il legame con te, invece, è diventato una zona di nebbia e ferite. Non è che non voglia parlare con te, è che probabilmente non sa come farlo senza sentirsi sopraffatto.
In una visione sistemica, non c'è una "colpa", ma un incastro che si è rotto. Tu hai agito per disperazione e stanchezza, lui ha reagito chiudendosi per autodifesa.
Quello che suo marito chiama “blocco” è, molto probabilmente, una chiusura emotiva profonda dopo il conflitto: non è solo una scelta, ma una difficoltà reale a rientrare nella relazione.
In questi casi insistere perché torni a casa o chiedere spiegazioni non basta, anzi rischia di aumentare la distanza.
Dopo 20 anni insieme, è una situazione che va affrontata in modo strutturato, non improvvisato. Per questo è davvero importante un percorso psicologico, preferibilmente di coppia: non per obbligarlo a tornare, ma per capire cosa si è rotto tra voi e se (e come) si può ricostruire.
Se lui al momento non è disponibile, inizi lei da sola: è comunque fondamentale. Le darà strumenti concreti per gestire la relazione, comunicare in modo più efficace e non restare bloccata in questa fase.
In momenti così, il supporto psicologico non è un’opzione, ma la strada più utile per non lasciare che la situazione si cristallizzi.
Buongiorno,
quello che racconta sembra segnare un passaggio molto delicato, come se dentro una storia lunga e costruita nel tempo si fosse creato un punto di rottura che ora lascia spazio a qualcosa di difficile da decifrare.
A volte ci sono momenti in cui accade qualcosa che, lì per lì, ha un senso preciso, ma che poi, col passare dei giorni, può assumere significati diversi, anche per chi lo ha vissuto. E può succedere che tra quel momento e ciò che viene dopo si apra una distanza che non è immediata da comprendere.
La parola che suo marito usa, “blocco”, sembra andare proprio in questa direzione: dice qualcosa, ma allo stesso tempo lascia molto non detto, come se indicasse una difficoltà a muoversi, più che una scelta chiara.
Nel frattempo lei sembra trovarsi in un punto diverso, in cui emerge il bisogno di un contatto, di un confronto, forse anche di riavvicinarsi a qualcosa che fino a poco prima faceva parte della quotidianità.
Ci sono situazioni in cui ciò che accade tra due persone non è immediatamente leggibile, nemmeno per chi lo sta vivendo, e può richiedere tempo perché i significati prendano forma.
Se questo senso di incertezza, o il vissuto che sta attraversando, dovessero risultare particolarmente intensi o difficili da sostenere da sola, potrebbe essere uno spazio da portare anche all’interno di un percorso psicologico, dove poterli pensare con maggiore tranquillità e senza doverli affrontare da sola.
Forse può essere utile restare per un momento in questo spazio, senza forzare troppo una spiegazione, lasciando che ciò che si è aperto possa lentamente mostrarsi per quello che è.
Un caro saluto,
Dott.ssa Testa
Dott.ssa Laura Raco
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, sembra una situazione delicata, non so se fa parte di un altro messaggio, ma mi sembra di essermi persa il contesto, magari se può ampliare anche tramite messaggio riesco a capire meglio la richiesta
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, immagino quanto questa situazione possa essere dolorosa e destabilizzante per lei. Dopo tanti anni di relazione e una famiglia costruita insieme, trovarsi improvvisamente a distanza, senza un confronto vero, può generare confusione, senso di colpa, paura di aver compromesso qualcosa di importante e un forte bisogno di rimettere le cose a posto. È comprensibile che lei cerchi di capire cosa significhi questo “blocco” di cui parla suo marito, perché quando una persona si chiude emotivamente senza spiegarsi, lascia l’altro in una posizione molto difficile. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, in momenti come questi entrano spesso in gioco pensieri molto intensi e automatici, come il bisogno urgente di riparare, il timore di aver perso definitivamente l’altro o l’idea che tutto dipenda da un singolo episodio. Questi pensieri, pur comprensibili, tendono ad aumentare l’ansia e a spingere verso comportamenti che cercano una soluzione immediata, come il tentativo di riavvicinamento o di chiarimento a tutti i costi. Tuttavia, quando l’altra persona è in uno stato di chiusura, più si cerca di forzare un contatto emotivo, più può sentirsi sotto pressione e mantenere la distanza. Il “blocco” che suo marito descrive potrebbe essere una difficoltà emotiva nel gestire ciò che è accaduto, una forma di protezione o di confusione interna che lo porta a evitare il confronto diretto. Non è necessariamente un rifiuto definitivo, ma può essere un modo per prendere distanza da emozioni che in questo momento fatica a elaborare. Questo non significa che la situazione non possa evolvere, ma che i tempi e le modalità potrebbero essere diversi da quelli che lei desidera in questo momento. Per lei, però, diventa fondamentale non rimanere intrappolata in un’unica direzione, cioè quella del cercare continuamente una risposta da lui. Un percorso di supporto psicologico può aiutarla a spostare temporaneamente il focus su di sé, sui suoi pensieri, sulle emozioni che sta vivendo e su come gestire questa fase senza esserne travolta. Lavorare su questi aspetti permette di ridurre l’ansia, di comprendere meglio i propri bisogni e di affrontare la relazione in modo più lucido e meno guidato dalla paura o dal senso di colpa. In uno spazio protetto potrebbe anche esplorare cosa ha portato a quel momento di rottura, quali dinamiche erano presenti nella relazione e come affrontarle in modo più consapevole, indipendentemente da quale sarà l’evoluzione con suo marito. Questo non significa rinunciare alla relazione, ma costruire una base più solida da cui eventualmente ripartire, senza che tutto dipenda da un singolo evento o da una risposta immediata dell’altro. Prendersi cura di sé in questo momento non è egoismo, ma una condizione necessaria per poter affrontare la situazione con maggiore equilibrio e chiarezza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
lei perché lo metteva alla porta? In fondo, sta facendo quello che lei ha chiesto di fare.
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, probabilmente il blocco è dato dal fatto che l'ha chiuso fuori casa e forse non se l'aspettava. Le separazioni non sono mai semplici e sembra che lui non ci abbia mai seriamente pensato. Gli dia il tempo di metabolizzare senza smettere di cercare il dialogo.
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,
la situazione che descrive evidenzia un distacco comunicativo molto significativo tra lei e suo marito, con conseguente difficoltà nel confronto diretto. Il termine “blocco” che lei menziona potrebbe indicare una chiusura emotiva o difficoltà a gestire il confronto, ma non è possibile interpretarlo con certezza senza un’analisi più approfondita. Dopo tanti anni di relazione e con figli coinvolti, questi silenzi e rifiuti di comunicare possono generare forte stress emotivo.
Può essere indicato avviare un percorso psicologico, sia individuale per comprendere e gestire le proprie emozioni e strategie, sia eventualmente di coppia, per favorire un dialogo più chiaro e sicuro all’interno della relazione.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la tua esperienza, capisco quanto possa essere difficile e confuso trovarsi in una situazione del genere, soprattutto dopo tanti anni di vita insieme e con figli coinvolti. Spesso, quando una persona sembra “bloccata”, può trattarsi di emozioni intense, paure o difficoltà personali che rendono difficile comunicare o prendere decisioni. Questo non significa che tu stia sbagliando o che la relazione sia irrimediabilmente compromessa, ma può essere utile cercare uno spazio sicuro in cui esplorare insieme questi sentimenti e capire come affrontarli, sia per te sia per il vostro equilibrio familiare.

Se vuoi, il percorso terapeutico può aiutarti a chiarire i tuoi bisogni, gestire l’incertezza e valutare le possibili scelte in modo consapevole, con attenzione al benessere tuo e delle tue figlie.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
il “blocco” di cui parla suo marito può indicare una difficoltà emotiva importante: dopo essere stato allontanato da casa, potrebbe aver vissuto un forte senso di ferita, confusione o paura di tornare nella stessa situazione.

A volte non si tratta di mancanza di volontà, ma di una fatica interna a riavvicinarsi, soprattutto se non si sente ancora al sicuro o compreso.

In questo momento può essere più utile spostare il focus dal “tornare subito a casa” al ricostruire un dialogo: cercare un confronto calmo, senza pressioni, in cui entrambi possiate esprimere cosa è successo e come vi siete sentiti.

Dopo una relazione di 20 anni, è possibile lavorare su ciò che è accaduto, ma serve tempo e disponibilità da entrambe le parti. Se possibile, un supporto di coppia potrebbe facilitare questo passaggio.

Un caro saluto.
Ciao, grazie per aver condiviso la tua situazione.
Capisco quanto possa essere doloroso e frustrante sentirsi così bloccati dopo tanti anni insieme.
Quello che descrivi su tuo marito sembra un blocco emotivo o psicologico. Quando dice di “non riuscire”, probabilmente non parla di qualcosa di pratico, ma di difficoltà interne a gestire emozioni intense come paura, ansia, senso di colpa o rabbia. Non significa necessariamente che non ti voglia o che non si prenda cura delle figlie: spesso le persone in queste situazioni si ritirano come difesa, perché affrontare il conflitto o il cambiamento diventa troppo difficile.
Potresti provare ad offrire spazio, a comunicare in modo chiaro e rispettoso; oppure potreste, insieme, decidere di rivolgervi ad un professionista, come coppia.
Un caro saluto e in bocca al lupo.
Gentile signora, capisco bene che lei si senta confusa. Dopo 20 anni di matrimonio e due figlie, trovarsi davanti a un marito che dice solo di avere un "blocco" fa stare male e non fa capire cosa succederà domani.
Provo a rispondere alla sua domanda: cosa significa questo "blocco"?
In parole povere, è come se nella testa di suo marito si fosse spenta una lampadina o si fosse chiusa una porta.
Probabilmente, l'essere stato mandato via e il restare fuori casa per un mese lo ha ferito molto o lo ha spaventato. Ora lui non riesce a tornare indietro perché ha paura di soffrire ancora o di ricominciare a litigare. Quando dice "ho un blocco", intende dire: "Non so cosa provo, sono confuso e al momento non riesco a muovermi verso di te".

Le propongo di pensare a queste possibili azioni:
• Non lo rincorra troppo: Anche se lei vorrebbe che lui tornasse subito, continuare a chiamarlo per chiedergli di tornare potrebbe farlo chiudere ancora di più. Se una persona si sente "bloccata", più la spingiamo, più quella si irrigidisce.
• Parlate con calma delle figlie: Per ora, provi a sentirlo soprattutto per le cose pratiche che riguardano le vostre figlie. Questo può aiutarlo a riavvicinarsi piano piano, senza sentirsi giudicato o sotto pressione.
• Cerchi un aiuto per parlarvi: Visto che da soli fate fatica a capirvi, potreste chiedere aiuto a un esperto (uno psicologo) che faccia da "traduttore" tra voi due. Qualcuno che aiuti lui a spiegare questo blocco e aiuti lei a dire ciò che prova senza rabbia.

Lei ha 37 anni, è ancora giovane ma ha un grande peso sulle spalle. Non cerchi di capire tutto da sola. A volte il silenzio di un marito non è cattiveria, ma solo un modo sbagliato per dire che è arrivato al limite.
Si prenda un momento per respirare e cerchi di stare vicina alle sue figlie con serenità. Se lui vedrà una situazione più tranquilla, forse quel "blocco" inizierà a sciogliersi.
Le mando un caro saluto e le auguro tanta forza.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Da quanto racconti, sembra che tuo marito stia attraversando un momento di forte difficoltà emotiva o relazionale che gli impedisce di comunicare apertamente e di affrontare la situazione. I “blocchi” che riferisce possono avere origini diverse: stress, paura del conflitto, disagio psicologico, o difficoltà personali legate a cambiamenti nella coppia. Dopo 20 anni di matrimonio e con due figli, è naturale che la situazione possa generare grande confusione e sofferenza per entrambi.

In questi casi è importante non cercare di interpretare da soli il comportamento dell’altro, ma affidarsi a un confronto guidato da un professionista, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa aiutare entrambi a comprendere le emozioni, migliorare la comunicazione e trovare strategie per affrontare la situazione in modo costruttivo.

È quindi consigliabile approfondire la situazione con uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa

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