Buongiorno tutti sono un uomo di 28 anni da 4 anni convivo con la mia compagna ed ho una bimba di 3

24 risposte
Buongiorno tutti sono un uomo di 28 anni da 4 anni convivo con la mia compagna ed ho una bimba di 3 anni ,vi spiego brevemente la mia storia ho già sofferto precedentemente della paura di essere omosessuale tutto questo è scaturito dal fatto che durante la mia infanzia mie è capitato di avere qualche volta dei rapporti non completi con mio cugino e successivamente con un amichetto sara capitato per 5 volte massimo, successivamente durante l'adolescenza fino ai 20 anni circa mi capitava spesso di masturbarmi con altri maschi uomini in videochat(facendo finta anche di essere femmine e viceversa) e con video omosessuali ma al momento non ci davo peso perché la prendevo come una cosa sul momento ed anche perché dal vivo non mi è mai interessato,(e comunque durante questo periodo mi sentivo sempre atratto emotivamente e sessualmente dalle ragazze)ho avuto un rapporto sessuale con una ragazza abbastanza tardi a 19 anni circa e non ho avuto problemi mi è piaciuto stavo bene comunque in questi periodi pensavo sempre alle ragazze,prima mi sono sempre innamorato solo di ragazze,poi all improvviso a 20 anni durante anche il periodo del esame di maturità(in quel periodo ero anche fidanzato con la ragazza che avevo avuto il rapporto soltanto che avevamo una relazione a distanza) leggendo un articolo su internet che gli omosessuali religiosamente parlando potrebbero essere sbagliati e potrebbe essere un peccato anche mi si è scatenata una forte ansia e sono iniziati i pensieri e le paure ricordo che una delle paure piu grandi era di non riuscire mai ad avere una ragazza vicino e di finire al inferno con tutti i maschi oppure dover vivere la mia vita senza le ragazze,e non riuscivo a darmi una spiegazione a tutte quello cose che ho fatto mi sentivo meno perfetto rispetto agli altri ragazzi perché pensavo che un etero 100% non farebbe mai delle cose del genere questi pensieri mi occupavano tutta la giornata con conseguenza depressione ed era diventato un pensiero ossessivo che non riuscivo a controllare,poco dopo sono riuscito ad avere una relazione di 3 anni con una ragazza nella quale sono stato bene avevamo avuto degli alti e bassi anche per quanto riguarda i rapporti sessuali che magari non erano sempre frequenti ma tutto sommato andava tutto bene ero felice e tranquillo insieme a lei,quando la relazione è finita mi sono tornato nuovamente questi pensieri ossessivi e paure, dopo un po di tempo sono riuscito ad avere la relazione attuale nella quale ho avuto anche la bimba volutamente e anche in questa relazione sono stato abbastanza bene, ho avuto dei momenti in qui non avevamo rapporti sessuali per varie settimane anche qualche mese e non sentivo tanto la mancanza perché mi sembrava una cosa normale a volte mi masturbavo anche durante questi periodi,dall eta di 20 anni non mai guardato un video porno omosessuale e non ho mai sentito la mancanza ero il più felice del mondo avendo relazioni con le ragazze,non mi è mai capitato di inamorarmi di un uomo o provare attrazioni sessuale dal vivo(avevo solo qualche episodio anche quando stavo un po meglio che magari vedevo un ragazzo un po piu carino e iniziavo a farmi domande tipo:hai visto che è carino ti piace allora sei omosessualeti sei inamorato di lui e cercavo cosa mi piace e questi pensieri mi mettevano ansia che fortunatamente non durava cosi tanto perché riuscivo a controllarli),attualmente sono ritornati i pensieri ossessivi e la paura di essere omessesuale e non volerlo accettare non riesco più a stare tranquillo a dormire a mangiare a fare niente penso solo a questo e l'idea di restare senza la mia compagna e la mia bimba mi spaventa non immagino una vita con un uomo e non riesco a tranquillizzarmi,volevo chiedervi un parere se si puo trattare di un doc omosessuale o è omofobia interorizzata,o magari omosessualità non accettata,e come se dovessi autoconvincermi di vivere con un uomo e questa cosa mi spaventa,non riesco a darmi la risposta alla domanda perché ho fatto tutte quelle cose se non sono veramente omosessuale e perché ho smesso così al improvviso leggendo quel articolo mi chiedo sempre se ho smesso solo perché ho avuto paura di essere giudicato o di non essermi accettato e mi dico sempre che voglio solo nascondere questa cosa da me stesso e mi sono ingannato per così tanti anni e questa cosa mi fa tanta paura,parlando con la mia famiglia tutti hanno detto che è una cosa normale che può capitare fare quelle esperienze soprattutto in adolescenza e se eventualmente fossi omosessuale tutti mi accetterebbero così come sono,però a me l'idea di vivere con un uomo mi spaventa tanto ho paura di stare vicino ad altri ragazzi mi faccio sempre domande se mi piacciono cosa mi piace di loro tutte domande così,non riesco più a sentire niente per nessuno nemmeno amore per la mia compagna mia figlia come sentivo prima mi sembra di essere disconnesso dal mondo,ho sempre nella testa la stessa domanda che mi chiedo perché ho fatto quelle cose e come è possibile non essere omosessuale e soprattutto come maibho smesso cosi al improvviso leggendo quel articolo e mi dico sempre che mi sto mentendo e sono veramente omosessuale ma non voglio accettare, però io sento che non voglio uomo pero non riesco piu a capire niente sono veramente tanto confuso non riesco piu a pensare a nient'altro, sono già seguito a una psicoterapeuta però faccio fatica anche a credere quello che mi dice lei,prendo anche a sertralina e trilaflon,grazie a tutti in anticipo
Dott.ssa Nunzia Madonna
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Caserta
Ciao, grazie per aver condiviso la tua storia. Da quello che descrivi, il punto centrale non sembra essere il tuo orientamento sessuale, ma l’ansia molto intensa legata a questo tema, che negli anni si è trasformata in pensieri ricorrenti e ossessivi. Le esperienze dell’infanzia o dell’adolescenza non definiscono l’orientamento: sono comportamenti esplorativi piuttosto comuni e non determinano chi sei oggi. È significativo che questi pensieri siano comparsi in momenti di forte stress (maturità, fine di una relazione, ecc.): questo è molto tipico dei disturbi ossessivi, dove il contenuto dei pensieri cambia, ma la struttura resta la stessa — dubbio costante, paura, ricerca di conferme, analisi continua di ciò che provi o non provi. Nella tua storia, invece, emerge chiaramente un interesse affettivo e sessuale per le donne, relazioni significative e il desiderio di una vita familiare che senti davvero tua. Ciò che ti spaventa non è un reale desiderio verso gli uomini, ma la paura di provare qualcosa che non vuoi. Anche la sensazione di essere “distaccato” e di non sentire più emozioni è compatibile con l’ansia forte e con il controllo costante tipico dei pensieri ossessivi: quando la mente è occupata 24 ore su 24 da una paura, non lascia spazio a nient’altro. Non è raro che articoli moralistici o religiosi “accendano” questo tipo di ansia: la mente ansiosa aggancia un tema e lo trasforma in dubbio patologico. Il fatto che tu sia già seguito in psicoterapia è molto importante: nelle forme ossessive è comune dubitare anche del terapeuta o delle proprie sensazioni. Continua il percorso, parlando apertamente del bisogno di controllare ogni pensiero. Anche la terapia farmacologica richiede tempo per fare effetto. Cerca di evitare la ricerca continua di conferme online, perché alimenta il circolo dell’ossessione. La paura di “essere omosessuale e non accettarlo” è essa stessa un sintomo dell’ansia: chi è davvero omosessuale non vive la propria identità come un incubo da evitare. Tu, invece, stai affrontando un disturbo d’ansia che ti fa dubitare di ciò che per te è importante. Non c’è nulla di sbagliato in te: stai vivendo un momento difficile, ma è qualcosa che moltissime persone hanno superato con ottimi risultati. Continui a fare la cosa giusta chiedendo aiuto.

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Dott.ssa Antonietta Civetta
Psicologo, Psicoterapeuta
Brunello
Buongiorno, non essendo io medico, non mi pronuncerò in merito alla questione della terapia farmacologica, ma vorrei provare a proporle una riflessione.
La paura di essere omosessuale non necessariamente deve essere letta come un'indicazione dell'orientamento sessuale in sé, ma come magari il segnale di un conflitto interno. La paura potrebbe quindi riguardare non l'omosessualità reale, ma piuttosto il timore di perdere un'immagine di sé coerente con aspettative interiorizzate (familiari, culturali, normative). In questa prospettiva, il sintomo "paura" diventa un modo per esprimere e allo stesso tempo difendersi da contenuti emotivi non ancora integrati.
Mi auguro di esserle stata utile.
Dott.ssa Chiara Bernardini
Psicoterapeuta, Psicologo
Milano
Buongiorno.
I pensieri che descrive sembrano avere le caratteristiche dei pensieri ossessivi legati all'ansia, più che indicare un cambiamento nel suo orientamento sessuale. Le esperienze dell'adolescenza non definiscono l'identità sessuale: molto spesso rappresentano semplicemente delle prove o degli esperimenti tipici di quella fase di vita.
Per comprendere davvero i suoi bisogni più autentici è importante collocare questi vissuti all'interno della sua storia personale complessiva.
Il percorso terapeutico che ha intrapreso può aiutarla in questa direzione. Potrebbe essere utile informarsi sull' orientamento psicoterapeutico della professionista che la segue (psicoanalitico, cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale...). Esistono diversi approcci e, in base alla sua sensibilità e al suo modo di vivere e percepire le proprie esperienze, uno potrebbe risultare più adatto di un altro.
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Buon pomeriggio, dalla sua storia si vede che non è l’orientamento a crearle sofferenza, ma il bisogno di trovare una risposta definitiva che metta a tacere l’angoscia. Gli episodi dell’infanzia o dell’adolescenza non dicono chi è oggi: è dopo la lettura di quell’articolo che il pensiero ha iniziato a girare in modo ossessivo.
Il punto del lavoro terapeutico non è decidere “cosa è”, ma capire perché questa domanda prende così tanto spazio e perché la possibilità dell’incertezza diventa così minacciosa.
È questo che va ascoltato e che può trovare un posto nel percorso che sta già facendo.
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno,
da ciò che descrive, più che un problema di orientamento sessuale sembra esserci un forte funzionamento ossessivo, con pensieri intrusivi che La spaventano e che non riesce a lasciare andare. Il fatto che questi pensieri si riattivino nei momenti di stress, che La facciano dubitare di tutto e che non corrispondano ai Suoi reali desideri è un elemento molto tipico del DOC a tema omosessualità (HOCD).
Le esperienze dell’infanzia o dell’adolescenza non definiscono l’orientamento, e ciò che riferisce, curiosità, sperimentazioni, masturbazione online , sono comportamenti che molte persone hanno avuto senza che questo determini un orientamento omosessuale. La paura, il bisogno di avere una risposta certa, il dubbio continuo e il rimuginio sono invece coerenti con un disturbo ossessivo.
L’angoscia che prova ora, il sentirsi “disconnesso”, il non sentire più amore o piacere, sono spesso conseguenze dell’ansia e dell’iper-controllo mentale: non un segnale del Suo orientamento.
Sta già facendo la cosa giusta: percorso psicologico e terapia farmacologica. È normale, quando si è molto ansiosi, fare fatica a fidarsi di ciò che dice la terapeuta; continui comunque il percorso e condivida con lei anche questi dubbi.
In sintesi: non c’è nulla, nel Suo racconto, che indichi che Lei sia “omosessuale e lo stia negando”. Al contrario, c’è molto che indica paura, ansia e pensieri ossessivi. E questi si possono trattare. Dr. Giuseppe Mirabella
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,
il quadro che descrive è molto coerente con un funzionamento ossessivo: pensieri intrusivi a contenuto temuto, dubbi continui sull’orientamento, bisogno di analizzare il passato, ricerca di spiegazioni “perfette” e timore di stare nascondendo qualcosa a se stesso. In queste situazioni non è l’orientamento a creare sofferenza, ma la necessità di ottenere una certezza assoluta su un tema profondamente carico di significato per Lei.

È comune che esperienze esplorative nell’infanzia o nell’adolescenza vengano rivalutate, anni dopo, in modo rigido e colpevolizzante quando l’ansia si riattiva. Ciò non rappresenta un indicatore dell’orientamento, ma del modo in cui l’ansia porta a mettere in discussione la propria identità e a cercare conferme attraverso analisi infinite che, purtroppo, alimentano il dubbio anziché ridurlo.

Il fatto che Lei abbia costruito relazioni importanti, che provi timore all’idea di una vita con un uomo, e che questi pensieri compaiano soprattutto nei periodi di forte stress, sostiene l’ipotesi di un disturbo ossessivo, non di un orientamento nascosto. In questi quadri è tipico sentirsi “distaccati” anche dalle proprie emozioni e affetti: si tratta di un effetto dell’ansia prolungata, non di una perdita reale del sentimento.

Il percorso con la psicoterapeuta, insieme alla terapia farmacologica già in corso, può aiutarLa a ridurre l’ipercontrollo mentale, interrompere i cicli di verifica e ritrovare quella stabilità emotiva che oggi risulta offuscata dalla paura. Con il tempo questo tipo di sintomatologia tende a migliorare.

Dott.ssa Sara Petroni
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,quello che descrive corrisponde in modo molto chiaro al quadro del DOC a tema omosessualità, una forma di disturbo ossessivo in cui la mente si blocca su una domanda identitaria (“e se fossi gay?”) che non ha nulla a che vedere con il reale orientamento, ma con l’ansia e il bisogno di certezza assoluta. Non sta parlando di desideri autentici, ma di paura, dubbi intrusivi e tentativi continui di controllare i pensieri.
Nel suo racconto ci sono segnali molto tipici del DOC: pensieri ossessivi che tornano a ondate, controlli mentali, ricerca di spiegazioni logiche sul passato, paura di “ingannarsi”, perdita di serenità, incapacità di sentire le emozioni, bisogno di certezza al cento per cento, paura di perdere la compagna e la sua vita. Anche la perdita temporanea di sensazioni affettive è un sintomo frequente quando l’ansia diventa molto intensa.
Le esperienze che ha avuto da ragazzo non determinano l’orientamento sessuale. La sessualità durante infanzia e adolescenza può includere giochi, curiosità, prove, anche con coetanei dello stesso sesso, senza che questo significhi essere omosessuale. Molti ragazzi vivono esperienze simili. Ciò che conta davvero è il desiderio stabile, la direzione affettiva, ciò che immagina e ciò che vorrebbe nella sua vita adulta. E lei lo dice con chiarezza: non si immagina una relazione con un uomo, non la desidera, non la cerca e questo pensiero la spaventa enormemente.
La paura, non il desiderio, è al centro di tutto.

Il fatto che l’esordio sia avvenuto dopo un articolo giudicante, in un momento di forte stress, e che da allora i pensieri si riattivino nei periodi di fragilità, conferma ulteriormente il funzionamento ossessivo. Anche la difficoltà a provare emozioni verso chi ama è una conseguenza dell’ansia costante e non un cambiamento del suo orientamento o dei suoi sentimenti.Sta già facendo la cosa giusta: psicoterapia e terapia farmacologica. Questi disturbi migliorano, ma serve tempo e serve continuare il lavoro senza farsi guidare dalla paura. È normale che la sua mente, adesso, metta in dubbio anche ciò che le dice la psicoterapeuta: è un effetto del DOC, non un segnale che ciò che pensa sia vero.
Non sta “ingannando se stesso”. Sta affrontando un disturbo che prende proprio la forma di dubbi sull’identità, ma che non ha nulla a che vedere con un reale orientamento omosessuale.
Continui la terapia, eviti di analizzare il passato, non cerchi conferme, non cerchi di “capire”. È l’esposizione a ridurre la paura, non la ricerca di una risposta assoluta.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale.
Se desidera approfondire il percorso, può prenotare una visita.
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile utente,
la situazione che descrive ha tutte le caratteristiche tipiche di un disturbo ossessivo legato al tema dell’orientamento. Non perché il suo orientamento sia in dubbio, ma perché la sua mente ha agganciato una paura profonda a un argomento molto delicato della sua storia. Le esperienze infantili e adolescenziali che riporta non dicono nulla sull’orientamento di una persona: sono esplorazioni, curiosità, contesti immaturi in cui il corpo reagisce prima della consapevolezza. Per moltissime persone queste esperienze non hanno alcun significato identitario. Il fatto che lei ci pensi in modo così tormentato è il punto centrale. Quando una persona è vulnerabile, stressata o sotto pressione la mente può agganciare un pensiero casuale e trasformarlo in una minaccia assoluta. Da lì nasce il bisogno continuo di analizzare ogni sensazione, ogni ricordo, ogni reazione emotiva cercando una risposta definitiva che ovviamente non arriva mai e l’ansia cresce ancora di più. Anche il fatto che lei dica di non provare più emozioni, di sentirsi scollegato dalla compagna e da sua figlia è coerente con uno stato ansioso molto intenso. Non è mancanza d’amore, è saturazione mentale. Il suo sistema nervoso è così in allerta da non riuscire più a farle percepire ciò che realmente prova. Anche la domanda “perché ho fatto quelle cose” è parte del circolo ossessivo. La mente ansiosa pretende spiegazioni assolute su comportamenti passati, come se da quel senso potesse dipendere la sua identità. In realtà non c’è un perché profondo: erano contesti, età immature, curiosità, piacere immediato, bisogno di conferme. Tutto questo può accadere in qualunque orientamento. Il fatto che per anni abbia vissuto relazioni desiderate con donne, che abbia cercato intimità con loro, che abbia costruito una famiglia e che l’idea di vivere con un uomo la spaventi e non la attiri, non è qualcosa che nasce dall’ansia. È la parte più autentica della sua storia. Quello che sta vivendo ora non è un percorso verso un’identità diversa, ma un attacco ossessivo che si è riattivato in un periodo vulnerabile, come le è già successo in passato. Il DOC non si cura ragionando da soli né cercando di convincersi che non è vero. Si cura lavorando sulla natura ossessiva dei pensieri, sulla compulsione a controllare, analizzare, cercare conferme, e soprattutto sulla paura di perdere ciò che ama. La terapia che sta facendo va mantenuta perché è lo strumento fondamentale. I farmaci possono aiutare a ridurre la pressione mentale ma il lavoro psicologico è ciò che realmente cambia il meccanismo. Il punto più importante è che quello che prova non dice nulla del suo orientamento: dice moltissimo invece della sua ansia, del timore di perdere la stabilità affettiva che ha costruito e della difficoltà a fidarsi delle sue sensazioni autentiche quando entra in uno stato di allarme. Con il tempo, se affronterà il disturbo e non il contenuto del pensiero, tornerà a sentire ciò che sente davvero. Continui con la psicoterapia, eviti di analizzare da solo e consideri questi pensieri come sintomi, non come verità. Non è solo, e soprattutto non è ciò che teme di essere.

Cordialmente
Dott.ssa Gloria Giacomin
Dr. Massimiliano Siddi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Da ciò che descrivi emerge soprattutto una forte componente ansiosa e ossessiva: più tenti di trovare una “risposta certa”, più l’ansia aumenta e i dubbi si rafforzano. Le esperienze dell’infanzia e adolescenza non definiscono l’orientamento sessuale e possono avere significati molto diversi da quelli che oggi, con ansia, attribuisci loro. Il fatto che questi pensieri ti generino paura, confusione e allontanamento emotivo è tipico dei pensieri ossessivi, non di un orientamento non accettato. È importante continuare la psicoterapia e la cura farmacologica, perché possono aiutarti a ridurre l’ansia e ritrovare chiarezza. Non devi affrontare tutto da solo: con il tempo questi pensieri possono perdere forza.
Dott. Damiano Maccarri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentilissimo,
Lei teme di non essere ciò che gli altri e la società si aspettano. Questo l'ha mandata in tilt. La sessualità NON è, e non può essere un'etichetta. Si tratta di un gradiente, una sfumatura. È pura espressione di sé, nei confronti degli altri. A mio avviso, paradossalmente, non è importante stabilire se e quanto lei possa essere omosessuale o semplicemente bisessuale. Da decenni, ormai, si sono avvicendate decine di etichette: bi-curioso, pansessuale, sapiosessuale, ecc. Molte sono talmente ridicole, che la loro utilità consiste semplicemente nel dimostrare che il concetto stesso di etichetta, di confine preciso (fin qui, sei eterosessuale; se fai questo, però, sei già omosessuale). In realtà, lei dovrebbe davvero lavorare non tanto sullo stabilire il livello di omosessualità, ma nell'esplorare ciò che desidera, considerando che ciò che desidera È GIUSTO DI PER SÉ. Se poi vogliamo tirare in ballo la religione, consideri che l'immensità del Creato è così stupefacente che l'esistenza di tutti gli orientamenti sessuali, tutte le meravigliose declinazioni che può assumere l'espressione dell'Anima sono il risultato della grandezza dell'Amore divino, e che limitare questa grandezza è solo il tentativo di uomini piccoli, avidi di potere sugli altri e sul mondo, che colpevolizzano a tavolino qualcosa che, poiché è stata creata dall'Onnipotente, deve essere giustificata dall'Onnipotente stesso, non certo da chi si arroga il diritto di parlare in sua vece.

Lei forse non è strettamente eterosessuale, e questo non cambia assolutamente nulla di lei. Anche i suoi parenti le hanno già dimostrato serenità e apertura, accettazione e accoglienza. Qual è il problema? Stia tranquillo e se vuole, può contattarmi per lavorare insieme sul suo percorso di auto-esplorazione.
Ripeto, stia tranquillo e sia fiducioso che lei va già bene così com'è.
I miei più sinceri,
Dott. Maccarri
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
da ciò che descrive emerge una forte ansia legata ai pensieri che sta vivendo, e questo può portare molta confusione, dubbio e difficoltà nel fidarsi delle proprie sensazioni. È comprensibile sentirsi spaventati quando la mente insiste su domande che non trovano risposta e quando si collega il proprio valore o la propria identità a esperienze passate.
Le esperienze che ha vissuto da bambino o adolescente non definiscono chi è oggi: in quei periodi è frequente sperimentare, curiosare o cercare conferme, senza che ciò abbia un significato rispetto al proprio orientamento. Il fatto che lei abbia avuto relazioni affettive significative con donne e che l’idea di una relazione con un uomo la spaventi è già un elemento importante: non sono i pensieri a definire ciò che desideriamo davvero.

Quando l’ansia è molto alta, la mente può fissarsi su un unico tema e ripetere le stesse domande all’infinito, facendo perdere lucidità, collegamento emotivo e serenità. Questo può spiegare anche la sensazione di “non sentire più niente”.
Il percorso psicoterapeutico che sta facendo è lo spazio più adatto per dare ordine a queste paure e ritrovare sicurezza nella sua identità e nei suoi affetti. È normale che, nei momenti di forte ansia, faccia fatica a credere anche alle rassicurazioni della terapeuta: fa parte del processo.
Continui a parlarne apertamente con lei, senza giudicarsi. Non è solo in questo.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott. Pierluigi Campesan
Psicologo, Psicologo clinico
Verona
Buongiorno, credo che lei abbia bisogno di fare chiarezza. Data la corposità del tema e per quanto emotivamente la sta coinvolgendo, le consiglio di parlarne con più calma con un professionista, meglio se con specializzazione in sessuologia. Cordiali saluti.
Dr. Stefano Golasmici
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gent.mo, considerati i dubbi e i tormenti che descrive sarebbe opportuno che per un periodo intraprendesse un lavoro psicoterapeutico, così da poter ricontestualizzare le diverse esperienze che riferisce e aiutarla a ritrovare gradualmente un soddisfacente equilibrio personale, più libero da quei pensieri ricorsivi che la intralciano. SG
Dott. Giovanni D'Anzieri
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Quello che descrive non assomiglia affatto a un problema di orientamento sessuale, ma a un disturbo ossessivo con pensieri intrusivi a tema identitario (il cosiddetto “DOC omosessuale”). La dinamica è molto riconoscibile: non prova attrazione reale verso gli uomini, ma paura di poterla avere; e questa paura diventa un pensiero che si ripete, si impone, e la porta a dubitare continuamente di te stesso.
Le esperienze dell’infanzia e dell’adolescenza che racconta non definiscono l’orientamento: sono comuni, esplorative, e spesso non hanno alcun significato profondo. Il fatto che l’ansia sia iniziata dopo aver letto un articolo moralizzante è un segnale molto forte che si tratta di un’ossessione, non di una “verità nascosta”.
Nel DOC il problema non è “chi è”, ma la paura di non capirlo, e la sua mente cerca prove, ripete domande, analizza il passato, e più lo fa, più l’ansia cresce.
Il fatto che lei non riesca più a provare amore o tranquillità non è un segno di orientamento diverso: è un effetto dell’ansia e della depressione legata al disturbo, che possono temporaneamente spegnere le emozioni.
Ha già fatto benissimo a rivolgersi a una terapeuta e ad assumere una terapia farmacologica: questo quadro si cura, e con il giusto lavoro i sintomi tornano sotto controllo.
Lei non stai “negando” qualcosa. Sta vivendo una forma di DOC che ha preso come tema la sua identità. La sua paura non parla del suo orientamento, parla dell’ansia. E l’ansia è trattabile.
Quello che prova ha un nome, una spiegazione e soprattutto una via d’uscita. Può stare di nuovo bene.
Dott. Pierangelo Donadello
Psicologo clinico, Psicologo
Vicenza
Buona sera, mi incuriosisce la sua storia, mi servirebbero alcuni dati per fare un intervento più preciso però posso dirle che le basi del suo DOC sono nel suo super-io .
comunque gli"errori" dell'infanzia e adolescenza bisogna saperli accogliere e perdonare altrimenti senso di colpa e vergogna perseverano.
Chieda al suo psichiatra se il farmaco anafranil può darle una mano.
Buone cose!
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, dalle sue parole emerge con molta chiarezza che da anni convive con una paura intensa, radicata e molto stancante, una paura che non nasce dal desiderio verso altri uomini, ma dal terrore di poterlo provare. Ciò che descrive non parla di una ricerca autentica della sua identità, ma di un’ansia che prende forme ossessive e che finisce per piegare ogni ricordo, ogni sensazione, ogni pensiero, fino a farle dubitare di sé e della sua vita affettiva. La sua storia emotiva è complessa e merita rispetto. Le esperienze dell’infanzia e dell’adolescenza che riporta non sono affatto così rare come spesso si crede. Durante la crescita capita di sperimentare per curiosità, per noia, per cercare conferme o semplicemente perché si è ragazzi e non si hanno ancora chiari i confini del proprio mondo. Non sono episodi che definiscono un orientamento, perché l’orientamento si costruisce negli anni attraverso i desideri reali, l’attrazione spontanea, le relazioni vissute. E lei, da ciò che racconta, queste risposte le ha sempre avute nella direzione delle donne. Quando descrive l’innamoramento, la vicinanza emotiva, le relazioni che ha avuto, la vita che ha costruito con la sua compagna e la nascita di sua figlia, lo fa con un coinvolgimento che parla molto più di mille dubbi. Quello che invece appare costante è il modo in cui l’ansia, in alcuni momenti particolarmente stressanti, trova un punto preciso su cui agganciarsi. A volte l’ansia sceglie un tema che diventa martellante, uno di quei pensieri da cui ci si sente trascinati come in un vortice. Nel suo caso questo tema riguarda la paura di essere qualcosa che non vuole essere, e più tenta di convincersi del contrario, più i dubbi si intensificano. È come se la sua mente cercasse una certezza che però non arriva mai, perché l’ansia non si calma con le spiegazioni, ma tende ad amplificare ogni interrogativo. Fa bene a riconoscere che questi pensieri non le lasciano spazio per vivere. Quando dice che non riesce più a mangiare, dormire o sentirsi vicino alla sua compagna e a sua figlia, descrive esattamente cosa succede quando l’ansia diventa così forte da togliere colore alle emozioni. Non è mancanza di amore, è un sovraccarico emotivo che si mette in mezzo e la disconnette dal resto. È importante anche il fatto che lei associ il tutto al momento in cui, a vent’anni, lesse quell’articolo e provò un forte spavento. Questo è un passaggio significativo, perché evidenzia come l’innesco sia stato un pensiero intrusivo legato alla paura morale e al giudizio, non a un desiderio reale. Da lì in poi sembra essersi attivato un meccanismo di controllo continuo, come se ogni ricordo passato venisse analizzato alla ricerca di una verità che possa rassicurarla, ma che puntualmente non basta mai. La paura che sta provando non è un segnale della sua identità, ma della sua sofferenza. Lo si capisce anche quando racconta che l’idea di una vita con un uomo non solo non la attira, ma la spaventa profondamente. Le persone che stanno scoprendo la propria omosessualità non vivono questa paura di essere travolte, vivono altro. Lei, invece, vive un’ansia che la porta costantemente a controllare, a dubitare, a scandagliare i suoi pensieri come se da lì potesse arrivare una risposta definitiva. So che in questo momento è difficile fidarsi delle parole di chi le sta vicino, così come della sua terapeuta. L’ansia fa questo: mette in discussione anche ciò che fino a poco tempo prima sembrava ovvio. Ma non è un segno che sta scoprendo qualcosa di nascosto, è un segno che è stanco e spaventato. Il percorso che ha già iniziato è prezioso, anche se ora le sembra di non vedere miglioramenti. È normale che nei momenti di forte attivazione emotiva non si riesca nemmeno a credere a chi ci vuole aiutare. Ciò non significa che non ci sia una via d’uscita, significa solo che adesso la sua mente sta lavorando in una modalità che le fa sembrare tutto confuso e lontano dal suo solito modo di essere. Le suggerisco di continuare a parlare con la terapeuta di ciò che prova, inclusi i dubbi sul percorso stesso, perché anche quello fa parte del lavoro. Condividere il proprio spavento, i pensieri ripetitivi, la paura di mentire a sé stesso è fondamentale per ridare forma a ciò che sta accadendo dentro di lei. E soprattutto per aiutarla a separare i pensieri generati dall’ansia da ciò che davvero appartiene alla sua vita e al suo modo di sentire. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Caro utente,
prima ancora di parlare di orientamento, di etichette o di diagnosi, si sente che dentro di te c’è una paura enorme, quasi invasiva, che sta occupando ogni spazio mentale e affettivo. Il modo in cui racconti la tua storia fa pensare che ciò che ti tormenta non sia “chi ti piace davvero”, ma il fatto che da anni vivi un rapporto con il pensiero che diventa persecutorio, ripetitivo, come se non riuscissi più a distinguere ciò che senti da ciò che temi di sentire.
La prima cosa che vorrei fare è fermarmi con te non su che cosa significa tutto questo, ma su come lo stai vivendo.
Perché il modo in cui lo vivi è già un segnale prezioso.
Quando dici che non dormi, non mangi, ti senti disconnesso dalla tua compagna, da tua figlia, dalla realtà… questo non è il funzionamento di una persona che sta “scoprendo il suo orientamento”.
È il funzionamento di una persona che sta vivendo un’esplosione d’ansia, qualcosa che in te si riattiva ogni volta che la vita ti mette davanti a un momento difficile, a un cambiamento, a una perdita di controllo.
Non ti sto dicendo che “non è così”, ti sto dicendo che questo è un punto da cui partire, perché il tuo corpo e la tua mente reagiscono come reagiscono le persone che vivono un pensiero intrusivo, ossessivo, che non lascia tregua.
Una cosa molto importante:
quando racconti gli episodi con tuo cugino e l’amichetto, o le esperienze online, lo fai con un tono pieno di vergogna, come se fossero qualcosa che oggi definisce chi sei. Ma ciò che hai vissuto nell’infanzia e nell’adolescenza non è la bussola per capire il tuo orientamento.
Sono esperienze diffuse, più comuni di quanto pensi, che in molti casi non dicono nulla sull’identità adulta, soprattutto quando arrivano in momenti in cui il corpo è curioso, confuso, sperimentale, e in cui la sessualità è un territorio senza identità definite.
Il punto non è “perché l’hai fatto?”, ma perché proprio queste esperienze sono diventate il bersaglio della tua paura.
Spesso, quando non abbiamo una parola per qualcosa che fa male, la mente sceglie il tema più spaventoso e lo usa come contenitore del resto.
In più momenti della tua vita questo tema è riemerso:
– durante la maturità, quando eri sotto stress;
– dopo una rottura;
– ora che sei padre e partner, quindi in un ruolo che richiede sicurezza, stabilità, presenza emotiva.
Ogni volta che qualcosa nella tua vita diventa impegnativo, appare lo stesso pensiero: come se fosse una specie di rifugio paradossale, l’unico modo che la tua mente conosce per spiegare il tuo disagio.
Quando dici “ho paura di perdere la mia famiglia, non riesco a immaginare una vita con un uomo, non lo voglio”, questo è un contenuto emotivo fortissimo. Non è indifferenza. Non è dubbio. È paura di perdere ciò che ami, non desiderio di qualcos'altro.
I timori che hai (“mi sto mentendo”, “non lo voglio accettare”) non nascono da ciò che senti, ma da come l’ansia ti fa dubitare di tutto ciò che provi.
Le persone che scoprono di essere omosessuali non vivono così: vivono desideri, innamoramenti, fantasie che fanno spazio, non panico che consuma tutto.
In te, ogni volta che appare un ragazzo che trovi “carino”, si attiva un interrogatorio interno, un’allerta, un controllo del corpo: questo è il funzionamento dell’ansia, non dell’orientamento.
Una cosa che forse potresti iniziare a considerare, senza prenderla come verità, ma come possibilità:
la domanda che ti tormenta da anni (“e se fossi omosessuale?”) potrebbe essere la forma che la tua mente ha trovato per parlare di altro.
Non è il contenuto, ma la struttura che conta.
E la struttura di ciò che descrivi è quella dei pensieri ossessivi legati alla paura di perdere ciò che ami, di non essere abbastanza, di non essere “normale”, di perdere il controllo.
Una terapia potrebbe aiutarti proprio in questo: non a “capire chi sei”, ma a capire perché questa domanda prende tutta la scena nei momenti in cui nella tua vita succede qualcosa di emotivamente forte.
È lì che sembra riaccendersi: quando la tua psiche è più fragile.
Forse il punto non è convincerti di una verità o dell’altra.
Forse il punto è capire perché questa domanda è diventata, per te, il modo di tradurre l’angoscia.
Quando vorrai, possiamo continuare a esplorarlo insieme, con la cura e la calma di cui hai bisogno.
Con delicatezza,
dott.ssa Raffaella Pia Testa
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno — grazie per aver raccontato la tua storia con tanta chiarezza, capisco quanto questo ti stia facendo soffrire.
Brevemente e in modo concreto: quello che descrivi somiglia molto a pensieri ossessivi di tipo sessuale (spesso chiamati “DOC omosessuale” quando le ossessioni riguardano l’orientamento). Questi pensieri intrusivi non definiscono l’orientamento sessuale: il fatto che tu abbia ricordi di esperienze infantili, comportamenti passati in videochat o attrazioni sporadiche non significa automaticamente che tu sia omosessuale. Le ossessioni funzionano spesso così: mettono in dubbio ciò che è per te importante, generano ansia e spingono a ruminare, peggiorando la sensazione di confusione e “disconnessione” che descrivi.
Cosa può aiutare concretamente:


riconoscere che pensieri intrusivi ≠ desideri reali: sono fenomeni mentali che si ripetono e si alimentano di paura e controllo.


la psicoterapia cognitivo-comportamentale con ERP (exposure and response prevention) è il trattamento di prima scelta per i DOC e aiuta a tollerare l’ansia senza mettere in atto rituali mentali o comportamentali.


approcci basati su accettazione (ACT) e mindfulness possono ridurre il controllo e la lotta contro i pensieri.


visto il tuo vissuto infantile, EMDR può essere utile se quelle esperienze sono rimaste traumatiche o continuano a influenzare emotività e relazioni.


continui farmaci (es. sertralina) possono essere utili per ridurre ansia e ossessioni — è bene confrontarsi regolarmente con lo psichiatra che ti segue per verificare dose, efficacia ed effetti collaterali.


il supporto della partner e, se necessario, una valutazione di coppia possono aiutare a ricostruire intimità e fiducia.


se compaiono pensieri di farsi del male, perdita di controllo o un peggioramento marcato del sonno, dell’appetito o dell’umore, contatta subito un professionista o i servizi di emergenza.


Ti rassicuro: molte persone con DOC sessuali hanno condotte o curiosità passate e oggi conducono vite affettive eterosessuali stabili; le ossessioni sono il problema, non l’orientamento. È normale sentirsi confusi quando l’ansia prende il sopravvento, ma con l’intervento giusto si può ridurre fortemente questa sofferenza.
È consigliabile approfondire con uno specialista per una valutazione mirata (terapia specifica per DOC, eventuale EMDR e monitoraggio farmacologico).
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
per andare dritto al punto ti consiglio di iniziare un percorso di terapia cognitivo-comportamentale.
Detto ciò, il focus non deve essere "sull'etichetta diagnostica" (doc omosessuale, omofobia interiorizzata o altro), chissene frega!! il focus deve essere su come questi pensieri influiscono sulla tua quotidianità, sul tuo comportamento (metti in atto dei rituali per far fronte a questi pensieri? quanto tempo ti impegnano? ma soprattutto: perché li fai?).
Senza dilungarmi troppo, un percorso CBT è il più indicato per affrontare questo genere di situazioni al fine di inquadrare la problematica attuale, la storia della stessa ecc...fino a "fare pace" con il vissuto mentale.

Dott. Giuseppe Salciarini
Dott. Michele Basigli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno, grazie per aver condiviso così dettagliatamente la sua storia: si percepisce chiaramente quanto stia soffrendo, quanto sia confuso e quanto tutto questo stia interferendo con la sua vita quotidiana, con il sonno, l’alimentazione e il rapporto con la sua famiglia. Mi fa piacere che lei sia già seguito da una psicoterapeuta e da uno psichiatra, perché il livello di angoscia che descrive merita proprio una presa in carico da una clinica strutturata.

Voglio offrirle alcuni punti che forse possono aiutarla a capire meglio quello che sta vivendo.
Quello che descrive somiglia molto più a un quadro ossessivo che a una questione di orientamento.
Lei parla di pensieri intrusivi, incontrollabili, ripetitivi, accompagnati da paura, nausea, perdita di appetito, difficoltà a dormire e un continuo “analizzare” se stesso. Il nucleo non è “mi piacciono gli uomini”, ma “e se stessi mentendo a me stesso?”.
Questo tipo di dubbio è tipico del DOC a tema orientamento sessuale.
Le esperienze dell’infanzia o dell’adolescenza non definiscono l’orientamento.
Molti ragazzi, soprattutto nei periodi di curiosità, solitudine o semplice sperimentazione, compiono atti sessuali con coetanei dello stesso sesso senza che questo abbia nulla a che fare con l’orientamento.
Il fatto che lei abbia sempre avuto relazioni, innamoramenti, desiderio e progettualità con donne è un dato molto più affidabile delle esperienze sporadiche dell’adolescenza.
Il meccanismo che descrive (“vedo un ragazzo carino e subito mi dico: allora ti piace, allora sei gay”) è tipico dei pensieri ossessivi.
Non è un’attrazione spontanea: è un controllo continuo, un monitoraggio ansioso che crea la sensazione di “prova”. Ma è un effetto dell’ansia, non un segnale dell’orientamento.
Anche il crollo emotivo recente è coerente con un disturbo ossessivo.
Quando l’ansia si alza molto, è comune sentire una sorta di “disconnessione” emotiva, anche dalle persone più importanti, come la compagna o la figlia. Non significa che non le vuole bene: significa che è sopraffatto.
Il fatto che lei “non creda” alla sua terapeuta è un altro segnale che è l’ossessione a parlare.
Il DOC mette sempre in dubbio tutto: ricordi, sensazioni, relazioni e perfino i professionisti che cerca di aiutarla.
Non è un difetto suo: è il funzionamento del disturbo.
Sertralina e Trilafon sono farmaci che si usano proprio nei quadri ansiosi/ossessivi.
Questo indica che chi la segue ha già individuato una componente ossessiva significativa. I miglioramenti, però, possono richiedere tempo.

Cosa può fare adesso?
Continui la terapia, anche se ora sembra inutile o poco rassicurante. Nei momenti acuti è normale che nulla sembri sufficiente.
Condivida con la terapeuta la gravità dell’ansia che sta vivendo negli ultimi giorni, specialmente la perdita di sonno e di appetito.
Non cerchi prove o conferme sulla sua identità sessuale. Ogni tentativo di “capire” alimenta il ciclo ossessivo.
Monitori il funzionamento quotidiano (sonno, alimentazione, capacità di lavorare o occuparsi di sua figlia) e, se peggiorano, informi immediatamente chi la segue.

Voglio dirle una cosa importante, che vedo spesso nei pazienti con questo tipo di sintomo:
non è l’orientamento ad essere cambiato. È l’ansia ad essersi accesa.
E quando l’ansia si accende, il cervello può far sembrare vero qualunque dubbio che la tocca in un punto vulnerabile.
Lei non è solo: quello che vive è più comune di quanto pensa, e soprattutto è curabile.

Rimango a completa disposizione.
Un caloroso saluto.
Dott. Michele Basigli
Dott.ssa Martina Scandola
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Grazie per aver condiviso così apertamente la tua esperienza. Quello che descrivi riguarda pensieri e preoccupazioni che ti creano molta ansia e disagio, facendo sentire difficile vivere serenamente le tue relazioni e le attività quotidiane. È comprensibile sentirsi confusi o sopraffatti di fronte a dubbi che sembrano invadere la mente e il corpo, soprattutto quando si manifestano in maniera intensa e ricorrente.
Le esperienze passate o curiosità adolescenziali non determinano chi sei oggi. Il fatto che tu non abbia mai provato attrazioni reali verso gli uomini suggerisce che i pensieri e le paure che stai vivendo riguardano l’ansia e la ricerca di certezza, e non necessariamente la tua reale identità o orientamento. È normale cercare rassicurazioni o spiegazioni, ma spesso questo alimenta ulteriormente il disagio.
Un approccio utile può essere imparare a osservare questi pensieri senza giudicarli, riconoscendoli come momenti di difficoltà emotiva piuttosto che come verità assolute, e trovare strategie per ridurre l’ansia e gestire le preoccupazioni. Avere qualcuno con cui parlarne può aiutare a sentirsi meno soli e a trovare modi per ritrovare equilibrio e tranquillità nella vita quotidiana.
Buongiorno,
sento il peso di ciò che sta vivendo: quando l’ansia è molto forte e si aggancia a un pensiero specifico, tutto il resto sembra perdere significato e ci si sente intrappolati in un circolo di dubbi senza fine. Dalle sue parole si vede quanto questa paura la stia consumando forse più del contenuto stesso del pensiero.

In questi casi è importante spostare l’attenzione dall’“orientamento” al funzionamento del problema: quando compaiono i pensieri? cosa li attiva? come reagisce? cosa fa nel tentativo di controllarli? È su questo meccanismo che si può lavorare in modo efficace.

Un punto centrale, per iniziare a stare meglio, è definire una priorità chiara: cosa sarebbe per lei un piccolo miglioramento oggi? Cosa dovrebbe succedere perché tra una settimana si senta anche solo un po’ più tranquillo? Rispondere a queste domande aiuta a orientare il percorso e a non perdersi nella confusione.

È già seguito da una terapeuta, e questo è fondamentale. La invito a condividere con lei anche questi dubbi sul percorso: cosa si aspetta? di cosa avrebbe bisogno adesso? quale sarebbe per lei la “migliore aspettativa” rispetto al lavoro insieme? Chiarire questo può rendere il percorso molto più mirato ed efficace, con qualunque professionista.

Se sente in alternativa sente il bisogno di definire meglio un obiettivo concreto e capire come intervenire su ciò che lo fa stare peggio nel quotidiano, mi contatti: possiamo esplorarlo insieme in modo operativo e rispettoso dei suoi tempi.

Un caro saluto,
Melania Monaco
Dott.ssa Andrea Beatrice Galeazzi
Psicologo, Psicologo clinico
Lonate Pozzolo
La sua storia porta tante tematiche ed emozioni, che nascono in giovane età e si sono evolute negli anni. Ci sono sicuramente tanti nodi da sciogliere, per permettere di raggiungere maggiore serenità. Sicuramente un percorso terapeutico potrebbe essere di supporto per raggiungere le consapevolezze che riporta di necessitare. Rimango a disposizione per qualsiasi informazione o chiarimento
Esiste il doc omosessuale ed è consigliabile, per quanto scrive e per la mia esperienza, farsi seguire da uno psicologo e anche da uno psichiatra se i pensieri sono così invasivi.

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