Esperienze
Offro supporto psicologico online rivolto a giovani adulti e adulti che desiderano affrontare con maggiore consapevolezza ansia, stress, difficoltà relazionali, insicurezza personale e momenti di stallo nel percorso di vita, universitario o professionale. Il percorso terapeutico è orientato alla comprensione profonda del disagio e allo sviluppo di un equilibrio più solido, autentico e duraturo.
Nel mio lavoro, ascolto con attenzione e cerco di creare un ambiente in cui ogni persona si senta valorizzata e supportata.
Aree di competenza principali:
- Psicologo
Principali patologie trattate
- Ansia
- Difficoltà relazionali
- Problemi comportamentali
- Autostima
- Violenza psicologica
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Tipologia di visite
Prestazioni e prezzi
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Consulenza online
50 € -
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Colloquio di coppia
60 € -
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Colloquio psicologico online
50 € -
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Colloquio psicologico telefonico
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Consulenza familiare
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Accettato
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Recensioni
1 recensione
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L
L.M
Mi sono rivolto a questo psicologo in un momento di difficoltà relazionale. Già dalla prima seduta mi sono sentito accolto e ascoltato senza giudizio. È una persona molto professionale ed empatica, capace di mettere a proprio agio. Grazie al percorso fatto insieme ho acquisito maggiore consapevolezza e strumenti concreti per gestire le mie difficoltà. Puntuale e disponibile. Lo consiglio a chiunque senta il bisogno di un supporto serio e competente.
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Risposte ai pazienti
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno, sono turbata da una situazione che si è venuta a creare in casa. Mio figlio di 19 anni e suo padre hanno avuto una litigata tremenda. E' partita da una sciocchezza per la quale mio marito si è rivolto in tono sgradevole ai nostri figli. Mia figlia ha ignorato, mio figlio ha avuto uno scatto di rabbia sproporzionata e preteso scuse. Mio marito si è irrigidito e ha cominciato con attacchi personali molto cattivi nei confronti di mio figlio. Io cercavo di calmare entrambi senza riuscirci. E' intervenuta anche mia figlia per aiutarmi. Siamo riuscite a riportare mio figlio alla calma ma mio marito rilanciava di continuo, fino a quando mio figlio ha accettato che la sorella lo portasse fuori dalla stanza. Da allora sono passate 3 settimane e non si parlano più. Quando si trovano insieme si ignorano, fanno come se l'altro non fosse presente in stanza. Mio figlio è ancora pieno di rabbia e mio marito non vuole fare aperture, sembra preferire tagliare i ponti. Non so come aiutare alla ripresa del dialogo per ripartire e riparare il rapporto. Sarei grata se mi poteste dare suggerimenti in merito. vi ringrazio.
Gentile Signora,
la situazione che descrive appare comprensibilmente faticosa e carica di tensione per tutti i membri della famiglia. Episodi come quello che racconta, soprattutto quando coinvolgono dinamiche tra genitore e figlio ormai adulto, possono lasciare strascichi emotivi importanti se non trovano uno spazio adeguato di elaborazione.
Da ciò che emerge, sembra che entrambi (suo marito e suo figlio) siano rimasti ancorati a vissuti di rabbia e rigidità che rendono difficile una riapertura del dialogo. In questi casi, c'è il rischio che il silenzio e l'evitamento consolidano ulteriormente la distanza.
Il suo tentativo di mediazione è prezioso, ma potrebbe non essere sufficiente senza un contesto protetto e neutrale in cui ciascuno possa sentirsi ascoltato senza il timore di essere giudicato o attaccato. Per questo motivo, potrebbe essere utile valutare un percorso di supporto psicologico familiare, che aiuta a facilitare la comunicazione, comprendere i bisogni reciproci e lavorare sulla gestione dei conflitti.
Un intervento di questo tipo non ha l'obiettivo di "dare ragione" a qualcuno, ma di creare uno spazio in cui ricostruire gradualmente il dialogo e le relazioni.
Resto fiducioso che, con il giusto supporto, sia possibile trovare modalità più funzionali per affrontare la situazione.
Un caro saluto
Buongiorno è da circa un anno che sto andando dallo psicologo per un cambiamento che volevo attuare nella mia vita, fino a dicembre andava tutto bene e mi sembrava di aver fatto progressi, ma da febbraio dopo ogni seduta non mi sento meglio.... anzi mi sento più confusa e persa e in agitazione,
in particolare nelle ultime sedute mi sono sentita attaccata perché non stavo facendo nulla di pratica per cambiare (però stavo vivendo un periodo di stanchezza emotiva e fisica veramente difficile) e sentirmi dire che se non mi fossi decisa a fare qualcosa non avrei concluso niente, sarei stata infelice etc mi sono sentita veramente male; ho sentito che c'erano su di me aspettative che avevo deluso, deadline non rispettate etc ma io in quel periodo mi sentivo proprio immobile e non nello stato mentale per cambiare.
Quando le ho esposto il mio stato d'animo riguardo le sue pressioni mi ha detto che l'aveva fatto per istigarmi, per smuovermi un po' ma io mi son sentita attaccata, non sicura e forzata a fare cose che nel momento non riuscivo, inoltre poi parlando di altre cose che avevo scoperto su di me in questo periodo etc mi ha chiesto se le parole che dicevo erano mie o di altri e questo mi ha fatto sentire umiliata e messa in dubbio (durante il percorso ci sono state anche alcune occasioni in cui non percepito di esser compresa appieno)
inoltre sento di non riuscire più a dire certe cose perché percepisco la sua agitazione
per il resto non ci sono stati atteggiamenti sbagliati nei miei confronti, mi appare comunque come una persona disponibile e aperta all'ascolto
ma dopo queste sedute io continuo a ripensare alle sue parole e sento che metto in dubbio in me stessa, e mi agito
l'idea di proseguire mi mette agitazione perché temo di sentirmi di nuovo male e giudicata, mi sento osservata e sotto esame
e invece il pensiero di cambiare terapeuta mi fa sentire meglio
spero di essermi spiegata,
cosa dovrei fare?
Vi ringrazio
Buongiorno,
la situazione che descrive è più comune di quanto si possa pensare nei percorsi terapeutici.
Ci sono momenti in cui la terapia porta a un iniziale miglioramento, seguiti da fasi più complesse, in cui possono emergere vissuti di confusione, fatica o maggiore sensibilità. Tuttavia, ciò che merita particolare attenzione nel suo racconto è il modo in cui si è sentita durante le sedute: giudicata, sotto pressione, non pienamente compresa e, soprattutto, meno libera di esprimersi.
L’alleanza terapeutica, cioè il sentirsi accolta, compresa e al sicuro, è un elemento fondamentale del percorso psicologico. Quando questo viene meno, è assolutamente legittimo fermarsi a riflettere.
Ha già fatto un passaggio importante, cioè provare a comunicare il suo disagio alla terapeuta. Se, nonostante questo, continua a sentirsi in difficoltà o inibita, può essere utile valutare un confronto con un altro professionista, anche solo per avere un secondo parere e uno spazio in cui sentirsi nuovamente libera di esprimersi senza timore di giudizio.
Il fatto che l’idea di cambiare terapeuta le dia sollievo è un segnale da non ignorare.
Le suggerisco di ascoltare questa sua sensazione e concedersi la possibilità di trovare un contesto terapeutico più in linea con i suoi bisogni attuali.
Un caro saluto
Dott. Bifone Raffaele
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