Buongiorno a tutti, ringrazio anticipatamente chi vorrà aiutarmi sto letteralmente impazzendo,mi pre

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Buongiorno a tutti, ringrazio anticipatamente chi vorrà aiutarmi sto letteralmente impazzendo,mi presento mi chiamo Alessandro e ho 49 anni,ho 3 figli una bella famiglia ma purtroppo da quando è nata la mia seconda figlia io non dormo più xchè da piccolissima stava per morire ed è rimasta in ospedale tanto tempo,da quel giorno riuscivo a dormire ma come sentivo un piccolo rumore,rantolo o qualcosa mi svegliavo subito per paura che succedesse qualcosa alla piccolina, in quel periodo ho conosciuto l' ansia e il batticuore, dopo aver fatto circa 10 sedute dallo psicologo andava un pochino meglio poi sono passato dallo psichiatra e mi ha prescritto il Tavor al momento e l' efexor una pastiglia al giorno,c'è.voluta qualche settimana però mi sentivo meglio,ora il problema è che da una pastiglia al bisogno ora ne prendo di più di Tavor e un efexor però son 24 anni che va avanti questa storia e non mi fa più effetto nulla,ho provato anche a mischiare nell' alcol delle gocce che prendeva mia moglie molto raramente a lei bastavano poche e dopo 10 minuti stava bene,a me nonostante tutte ste pastiglie non riesco a dormire e in più ho sempre ansia e battiti accelerati anche se a volte sono effettivamente un po' altini altre volte invece pressione e battiti sono perfetti ma cmq sento come se qualcuno mi stringesse leggermente il cuore con una mano e li l' ansia aumenta poi quando mangio anche pochissimo tutti i sintomi che ho aumentano,anche se mangio una caramella e x questo sto mangiando sempre meno, nonostante abbia fatto le analisi del sangue anche specifiche per vedere se avevo un micro infarto in corso e niente,tutto nella norma,visita cardiologica tutto ok, l' ECG è risultato tutto bene,ho fatto anche la visita cardiologica sotto sforzo e li non sono riuscito ad arrivare fino alla fine,non ce la facevo proprio con le gambe e il cuore mi stava uscendo dal petto,non faccio sport da una vita,fra lavoro figli è sempre un. corri corri,ma io mi domando come faccio a rimanere sveglio da una vita ormai e il corpo ancora non mi cede ? ( Fortunatamente) Mia moglie se fa una notte sveglia sta esaurita e si addormenta ovunque,anche alle 6 di sera,quelle poche volte che non ha dormito xchè è stata con me o con la figlia in ospedale tutta la notte il giorno dopo ha dormito tutto il giorno s'è alzata ha mangiato e s'è rimessa a dormire, cioè una cosa incredibile,non so quanto pagherei x dormire come una volta non dico le 8 /10 ore come quando ero giovane ma almeno 6,sto arrivando a un punto di non ritorno, l' anno scorso in ospedale non ho chiuso proprio occhio per 3 giorni e avevo allucinazioni uditive e visive,stavo uscendo pazzo,xchè abituato la notte a non dormire,o meglio solo due ore di solito dalle undici all'una o dall' una alle 3 circa è possibile che il mio corpo si sia abituato a dormire così poco ? Quando mi sveglio mi sento carico xò è notte e passando la notte sveglio sto tutto confuso la Mattina,io non so più che fare, dallo psichiatra non ci posso andare xchè viviamo con 1400 € al mese e darne 160 a un dottore che mi parla per dieci minuti xchè sa la mia storia e dirmi cambia farmaco xchè ormai al mio corpo questi qui non vanno più bene, aiutatemi voi vi prego sto impazzendo. Grazie e scusatemi se ho fatto un papiro. Un in bocca al lupo a chi sta passando un periodaccio come me,ce la faremo,ce la dobbiamo fare per i nostri figli mogli mariti,insomma tutti i nostri cari.
Dott.ssa Grazia Paradiso
Psicologo, Psicoterapeuta
Pontecagnano Faiano
Gentile Alessandro, la sua lettera tocca corde profondamente umane e mostra tutta la fatica, ma anche la straordinaria forza, di un padre che per ventiquattro lunghi anni ha vissuto in uno stato di perenne trincea emotiva, motivo per cui non deve assolutamente scusarsi per la lunghezza del suo sfogo, poiché descrive con estrema lucidità il calvario di chi si sente prigioniero di un corpo che non riesce più a trovare il tasto di spegnimento e di una mente che viaggia a ritmi altissimi, logorata da un'insonnia cronica e da sintomi d'ansia che ormai condizionano persino il momento del pasto. Il trauma vissuto con la sua seconda figlia ha letteralmente tarato il suo sistema di allarme biologico su una frequenza di pericolo costante che all'epoca rappresentava un atto d'amore e di protezione necessario, ma che oggi è rimasto incastrato continuando a suonare anche se la tempesta è passata da anni, traducendosi in quel risveglio notturno in cui si sente carico ma che in realtà è il segnale di un sistema nervoso sovraccarico di adrenalina, talmente reattivo da percepire come minaccia persino i segnali interni del cuore o l'atto di deglutire una caramella, spingendola a tentare soluzioni disperate e rischiose come mescolare farmaci e alcol che purtroppo destabilizzano ancora di più i recettori cerebrali. Di fronte a una sofferenza così strutturata nel tempo, l'approccio strategico offre una prospettiva capovolta rispetto a molti interventi tradizionali perché non si concentra sulla ricerca delle cause passate, che nel suo caso sono già chiarissime, ma studia il funzionamento del problema nel qui e ora focalizzandosi su come scardinare l'allarme che la sta logorando attraverso una precisa analisi delle tentate soluzioni, ovvero di tutto ciò che lei mette in atto quotidianamente nel tentativo di risolvere il problema, come lo sforzo volontario di prendere sonno, il monitoraggio continuo del battito o la riduzione del cibo, comportamenti che paradossalmente alimentano il disturbo confermando alla mente la presenza di un pericolo. Per interrompere questi circoli viziosi la terapia strategica non le chiederà di rilassarsi usando la razionalità, cosa impossibile quando l'ansia è così alta, ma utilizzerà stratagemmi e prescrizioni concrete, ossia compiti pratici e apparentemente paradossali da eseguire tra una seduta e l'altra che servono a distrarre e ingannare la mente ansiosa, permettendo al corpo di sperimentare di nuovo in modo spontaneo la sensazione di abbandono necessaria per addormentarsi e la naturalezza nel mangiare. Questo lavoro permette una ristrutturazione profonda della percezione fisica, guidandola a sperimentare concretamente che può ridurre il controllo sui sintomi senza che accada nulla di catastrofico, in modo che il sistema nervoso passi da uno stato di allarme perenne a uno di sicurezza, portando il cuore a rallentare e la gola a rilassarsi. Questa natura fortemente focalizzata sul presente rende l'approccio strategico una terapia breve che non necessita di anni di colloqui interminabili per vedere i primi sblocchi, configurandosi come un percorso sostenibile anche di fronte alle pesanti difficoltà economiche che descrive, per le quali esistono comunque sul territorio alternative valide come i consultori familiari dell'ASL, i centri universitari di supporto o i professionisti che applicano tariffe sociali calibrate sulle reali possibilità delle famiglie. Alessandro, lei non sta impazzendo ma è un uomo profondamente esausto che ha protetto tutti tranne se stesso, e proprio la determinazione finale che dimostra unita all'amore per la sua famiglia sono le risorse più grandi da cui ripartire per concedersi finalmente la possibilità di spegnere quell'allarme vecchio di ventiquattro anni e tornare a riposare e respirare.

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Dott.ssa M. Elisa Murru
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Selargius
Buongiorno Alessandro, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua situazione. Da quello che descrive emerge una condizione di forte e prolungata attivazione ansiosa che nel tempo ha inciso profondamente sul sonno e sul benessere generale.
Il fatto che gli accertamenti medici siano risultati nella norma è un elemento importante, perché permette di orientare l’attenzione anche sulla componente ansiosa e sul sistema di allarme che, in alcune situazioni, può restare “attivo” a lungo.
Comprendo la sua stanchezza e la frustrazione dopo tanti anni di difficoltà. In questi casi può essere utile un inquadramento specialistico aggiornato, che tenga conto sia della terapia farmacologica sia di un eventuale percorso psicologico mirato alla gestione dell’ansia e dell’insonnia.
Le consiglio di non affrontare tutto da solo e di valutare un confronto con i servizi territoriali della sua ASL (Centro di Salute Mentale), che possono offrire supporto anche senza costi elevati.
Le auguro davvero di poter trovare un nuovo equilibrio e un miglioramento della qualità del sonno e della vita.
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Gentile Alessandro,la ringrazio per aver condiviso in modo così sincero una sofferenza che sembra andare avanti da molti anni e che comprensibilmente la sta portando a sentirsi esausto, spaventato e senza più risorse.
Da ciò che racconta, il problema non riguarda solo il sonno, ma un insieme di sintomi importanti: ansia intensa, tachicardia percepita, sensazioni corporee che la spaventano, paura di non reggere più, difficoltà ad alimentarsi serenamente e un uso prolungato di farmaci ansiolitici. È molto significativo anche l’evento da cui tutto sembra essere iniziato: la paura vissuta quando sua figlia è stata male. In alcuni casi esperienze di questo tipo possono lasciare il sistema nervoso in uno stato di “allarme” costante, come se il corpo continuasse a controllare che non accada nulla di pericoloso, anche molti anni dopo.
È importante però dirle con molta chiarezza una cosa: non aumenti né modifichi i farmaci da solo e soprattutto non li associ all’alcol o ad altri farmaci non prescritti per lei. Questa combinazione può essere rischiosa e va assolutamente evitata. Capisco che lo faccia nel tentativo disperato di dormire, ma proprio perché la situazione dura da tanto tempo è necessario un aiuto medico strutturato, non tentativi autonomi.
Il fatto che gli accertamenti cardiologici siano risultati nella norma è rassicurante, ma non significa che il suo disagio sia “immaginario”: l’ansia può produrre sintomi fisici molto intensi e reali. Allo stesso tempo, l’insonnia cronica e l’uso prolungato di benzodiazepine possono mantenere o peggiorare il problema nel tempo, motivo per cui sarebbe opportuno rivolgersi nuovamente a uno specialista, anche tramite il servizio pubblico: medico di base, Centro di Salute Mentale, ambulatorio del sonno. Capisco la difficoltà economica, ma non è una situazione da gestire da soli.
Le suggerirei anche un percorso psicoterapeutico mirato, non necessariamente solo “per parlare”, ma per lavorare su più livelli: ansia, ipervigilanza notturna, paura dei sintomi corporei, gestione del trauma legato alla malattia di sua figlia e ricostruzione graduale di un rapporto più sicuro con il sonno.
Se dovesse sentire di essere davvero “al punto di non ritorno”, se dovessero tornare allucinazioni, pensieri di farsi del male, confusione importante o uso incontrollato di farmaci/alcol, è fondamentale rivolgersi subito al pronto soccorso o chiamare il 112/118.
Non è debolezza: è un sistema nervoso che da troppo tempo vive in allarme. Con un aiuto adeguato e coordinato, però, si può intervenire. La priorità ora è non restare solo e non continuare ad aumentare i farmaci senza supervisione. Resto a disposizione, un caro saluto!
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno Alessandro,
quello che descrive è molto faticoso e comprensibilmente la sta portando ad uno stato di forte esaurimento psicofisico. Dal suo racconto emerge come tutto sia iniziato dopo un evento altamente traumatico legato alla salute di sua figlia: da quel momento il suo organismo sembra essere rimasto in una condizione di “allerta continua”, come se dovesse controllare costantemente che non succeda qualcosa di grave. Questo può accadere dopo esperienze molto intense e spaventose.

Nel tempo, probabilmente, il suo corpo ha imparato a vivere in uno stato cronico di iperattivazione: ansia, tachicardia, sonno leggerissimo, risvegli continui, attenzione costante ai segnali corporei, paura che il cuore abbia qualcosa anche quando gli esami risultano nella norma. Il fatto che cardiologo, ECG ed esami siano negativi è sicuramente rassicurante, anche se i sintomi che sente sono reali e molto invalidanti.

È importante sapere una cosa: il corpo umano non può realmente vivere per 24 anni senza dormire quasi mai. Molto spesso chi soffre di insonnia cronica dorme più di quanto percepisca, ma con un sonno frammentato, leggero e poco ristoratore. Questo spiega anche perché a volte lei riesca comunque ad avere energia durante il giorno. Tuttavia la situazione che descrive non va minimizzata, soprattutto perché l’uso prolungato del Tavor può portare ad assuefazione e tolleranza, cioè il farmaco perde efficacia e si tende ad aumentarne la quantità senza ottenere benefici reali.

Anche il fatto che i sintomi aumentino dopo aver mangiato può essere collegato all’ansia e all’iperattenzione verso il corpo: quando siamo molto attivati, ogni variazione fisiologica (digestione, battito, respiro) viene percepita come un segnale di pericolo e questo alimenta ulteriormente il circolo ansioso.

Le allucinazioni avute in ospedale dopo giorni senza dormire non significano necessariamente “stare impazzendo”: la grave deprivazione di sonno può provocare alterazioni percettive anche in persone senza disturbi psicotici. Però è un segnale che il suo organismo è davvero sotto stress da troppo tempo.

Le consiglierei di non interrompere o modificare da solo i farmaci e soprattutto di evitare di mischiarli con alcol o medicinali non prescritti per lei, perché può diventare rischioso. Capisco anche la difficoltà economica, ma tenga presente che nei servizi pubblici (CSM – Centro di Salute Mentale) è possibile ricevere supporto psichiatrico pagando solo il ticket o gratuitamente in alcune situazioni. Potrebbe essere una strada importante da valutare.

Accanto all’eventuale revisione della terapia farmacologica, sarebbe utile lavorare anche psicologicamente sul trauma vissuto, sull’ansia cronica e sull’insonnia. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale, le tecniche di gestione dell’ansia e in alcuni casi l’EMDR possono aiutare molto a ridurre quello stato di allarme continuo in cui sembra vivere da anni.

Non credo che lei sia “arrivato a un punto di non ritorno”. Credo piuttosto che sia una persona che sta cercando di resistere da troppo tempo senza un supporto adeguato e continuativo.

Le consiglio davvero di approfondire la situazione con uno specialista, sia psicoterapeuta sia psichiatra, per poter essere seguito in modo più completo e personalizzato.

Un caro saluto.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Barbara Lolli
Psicologo, Psicoterapeuta
Casalecchio di Reno
Mi contatti pure che ho alcune domande da farle
BarbaraLolli
Dott.ssa Valentina Mascolo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Battipaglia
Caro... mi dispiace tantissimo leggere della tua sofferenza, e dell'aiuto effimero che purtroppo ti è stato dato. Andrò dritta al punto perché il tuo messaggio sembra richiederlo. Il polo universitario di Siena, reparto psichiatria, eccelle per le cure psicofarmacologiche, basti cercare su google il dottor Fagiolini e la sua equipe. Lei ha profondamente ragione a desiderare un sonno ristoratore, è il carburante di ogni cervello che funzioni bene. Non può fare molto da solo (nessuno si salva da solo). Può invece lasciarsi aiutare dalla scienza, dando fiducia ancora a professionisti della salute, e soprattutto a se stesso ed alla sua forza di vivere. Qualora poi voglia accompagnare la cura farmacologica ad un percorso psicoterapeutico, aiutato dal punto di vista economico (esiste il bonus psicologico, per esempio io accolgo molti pazienti che ne hanno fatto richiesta) se avrà voglia potrà tenermi presente. Sarò lieta di conoscerla. Intanto le mando un abbraccio!
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, da ciò che racconto tutto ciò che ha vissuto ha origine traumatica, le consiglierei di valutare un percorso di terapia che la aiuti a rielaborare i ricordi traumatici e comprendere come si ripresentano ancora oggi in altre forme di sofferenza (ad esempio la terapia Emdr).Valuti di attivare tutte le risorse possibili per la sua salute e quella dei suoi cari. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno mi dispiace davvero per tutto ciò che sta passando, ed è naturale che voglia superare questa situazione al più presto. Penso di avere colto nelle Sue parole uno stato d'ansia generalizzato che immagino accompagni la Sua vita da molto tempo e a cui la nascita della bambina ha ridato di nuovo forza e voce. Comprendo il Suo smarrimento ed il bisogno fisiologico di dormire e riposare per ricaricarsi al mattino e questo appartiene a tutti noi, ma il timore di perdere Sua figlia ha acuito in Lei dei forti stati di allerta, esasperando a tutt'oggi la vita che vive quotidianamente, controllando ogni cosa capiti alla bimba e condividendo con Sua moglie, anche lei molto stanca, un momento di esasperazione così grande e devastante. Penso che si debba agire sia sul fronte farmacologico, che su quello della psicoterapia. Dovrebbe aggiornare i farmaci che assume da tanto tempo ed è la prima cosa che Le suggerirei. la seconda è di intraprendere una psicoterapia dinamica che Le consenta di arrivare a cogliere meglio i conflitti emotivi che connotano la Sua personalità (l'ansia e le sue cause)e che Le permettano di ricontestualizzare la propria storia di vita, che mi sembra Lei viva con preoccupazione ed angoscia diffusa. Grazie per la Sua e-mail e Le auguro di uscire da una situazione di sofferenza così acuta al più presto. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Francesca Torretta
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Busto Arsizio
Buongiorno Alessandro, dalle sue parole si sente tutta la stanchezza e la fatica che sta portando avanti da tanti anni. Convivere così a lungo con ansia e insonnia può essere davvero logorante.
Il fatto che oggi senta di non farcela più merita ascolto e attenzione. Potrebbe essere importante confrontarsi nuovamente con uno specialista, anche tramite il suo medico curante o i servizi pubblici, per rivalutare insieme la terapia e trovare un supporto adeguato. Non affronti tutto questo da solo.
Spero possa stare presto meglio.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Dott. Samuele Corleo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Ciao Alessandro. Avere una famiglia, e più di un bambino, è una gioia, ma è anche praticamente un peso sulla nostra psicologia. Ed il peso a volte può cadere su parti più fragili della vita di una persona, e anche più forte può resistere solo per qualche tempo. Magari ti senti così per ora, cercando di ritrovare una posizione forte per sostenere la tua responsabilità, ma senti che una parte di te non collabora. E' importante capire che non siamo la nostra psicologia, ne siamo spettatori e possiamo controllarla solo dialogando con essa. E quando la nostra psicologia fa qualcosa c'è sempre un senso, a volte così importante che neanche i farmaci riescono ad avere un impatto. Se ti va di parlare io ci sono, chiedi un colloquio gratuito e vediamo cosa troviamo.
Dott.ssa Roberta Ristagno
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Foligno
Credo che in una situazione così lunga e intensa sia indispensabile riprendere un percorso psichiatrico e psicoterapeutico continuativo, perché da soli è molto difficile uscire da dinamiche che vanno avanti da tanti anni. Capisco anche le difficoltà economiche, ma forse il punto è che continuare a cercare di “resistere” senza concedersi davvero uno spazio di cambiamento rischia di mantenere tutto fermo, anche senza volerlo. A volte il desiderio che le cose migliorino ha bisogno anche della disponibilità a rimettere mano, con gradualità e supporto, ad alcuni equilibri di vita che nel tempo si sono irrigiditi.
Dott.ssa GIULIANA ARENA
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Caro Alessandro. Sento tanta disperazione nelle sue parole e mi dispiace che sta vivendo tanto malessere nella sua vita. I farmaci ci possono aiutare, come lei stesso racconta, ma vanno integrati con un lavoro terapeutico. Capisco le difficoltà economiche di cui mi parla, ma per lei sarebbe importante parlare con un professionista del suo dolore per comprenderne il senso. Provi a chiedere al caf se può richiedere il bonus psicologi in maniera tale da avere un aiuto economico inizialmente.
Ripeto: é molto importante per lei dare voce al suo dolore e alle sue paure. Quando noi dormiamo, perdiamo il controllo di quello che può succedere intorno a noi. Come ci si può permettere di perdere il controllo, se un nostro familiare può stare male?
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

le manifestazioni di cui parla sono l espressione acuta di un disturbo di matrice ansiosa. Deve affiancare al trattamento farmacologico un percorso di psicoterapia senza interromperlo. Questa è la strada da intraprendere al fine di poter stare meglio.
Nel caso resto disponibile ad accogliere la sua richiesta di aiuto, ricevo anche on-line.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Alessia Faranda
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Melegnano
Alessandro, da quello che racconti sembra che il tuo corpo sia rimasto per anni in uno stato di allerta continua dopo il trauma vissuto con tua figlia. Non sei pazzo e non sei debole: vivere per 24 anni con ansia, ipervigilanza e sonno frammentato può distruggere l’equilibrio del sistema nervoso.
Il fatto che gli esami cardiologici siano risultati nella norma è importante, ma questo non significa che quello che senti sia ‘inventato’: l’ansia cronica può dare sintomi fisici molto forti, soprattutto tachicardia, senso di oppressione, difficoltà dopo i pasti e insonnia.
Il punto fondamentale però è che dopo così tanti anni e con l’uso prolungato di Tavor probabilmente serve una rivalutazione seria della terapia, perché le benzodiazepine col tempo possono perdere efficacia e peggiorare alcuni meccanismi di ansia e sonno. Mischiare farmaci e alcol purtroppo può essere molto pericoloso.
Secondo me non dovresti restare solo con questo peso addosso. Anche se economicamente è difficile, prova a rivolgerti al CSM della tua zona (Centro di Salute Mentale): è pubblico e puoi vedere uno psichiatra pagando solo il ticket o gratuitamente in base alla situazione. Dopo 24 anni non basta ‘resistere’, hai diritto a essere aiutato davvero.
Dott.ssa Verena Elisa Gomiero
Psicologo, Psicoterapeuta
Selvazzano Dentro
Buonasera Alessandro, immagino sia veramente complicato gestire questa situazione, quello che le posso consigliare è rivolgersi ai centri di medicina territoriali attraverso il pagamento del ticket. Deve far richiesta al suo medico di base e attraverso l'impegnativa potrà chiedere una consulenza psichiatrica per la gestione dei farmaci e una consulenza psicologica per aiutarla nella gestione dell'ansia, della difficoltà a dormire e tutto ciò che ne consegue. Se dovesse aver bisogno di ulteriori informazioni resto a disposizione. Cordiali saluti.
Dott.ssa Verena Elisa Gomiero
Dott. Marco De Fonte
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Buongiorno Alessandro. La ringrazio per aver condiviso una storia così intensa e dolorosa; dal suo racconto traspare tutta la fatica, ma anche la straordinaria forza di un padre e di un marito che da 24 anni stringe i denti per la sua famiglia.

Quello che lei descrive non è semplicemente un problema di insonnia, ma un profondo e prolungato stato di allerta emotiva. Quando la sua seconda figlia è stata così male, dentro di lei si è attivato un "sistema di allarme" potentissimo, mosso dall'amore e dal terrore viscerale di perderla. Da quel momento, la notte ha smesso di essere un luogo sicuro ed è diventata il momento in cui lei deve "vegliare" per proteggere chi ama. Il suo corpo non cede perché è rimasto bloccato in quella modalità di sopravvivenza: il batticuore, la morsa al petto e la paura che si amplifica anche solo mangiando una caramella sono i segnali di un sistema nervoso che si sente costantemente in pericolo, anche se gli esami medici dicono che il cuore è sano.

I farmaci che ha assunto per anni hanno provato a spegnere chimicamente questo allarme, ma con il tempo il corpo sviluppa tolleranza ed è per questo che ora non fanno più effetto. La prego, però, di non fare tentativi autonomi mischiando gocce o sostanze, perché questo rischia solo di mandare ancora più in confusione il suo organismo e aumentare l'ansia.

Il fatto che lei si senta a un "punto di non ritorno" è il segnale che questo scudo protettivo, che la tiene sveglio da una vita, è diventato troppo pesante. Non è che il suo corpo si sia abituato a non dormire; piuttosto, è esausto ma non riesce a darsi il permesso di cedere le armi e rilassarsi.

Comprendo perfettamente la grandissima difficoltà economica nel sostenere i costi delle visite private. Tuttavia, non può rimanere solo con questo peso. Esistono i Centri di Salute Mentale (CSM) della ASL territoriale o i servizi di psicologia clinica degli ospedali pubblici, a cui si può accedere tramite impegnativa del medico di base pagando solo il ticket (o con esenzione, se prevista). Lì potrà trovare psichiatri e psicologi che, all'interno del servizio pubblico, possono aiutarla a rimodulare la terapia farmacologica in modo sicuro e, soprattutto, a iniziare un percorso per far capire al suo sistema emotivo che l'emergenza di 24 anni fa è passata e che oggi lei può finalmente permettersi di riposare.

Ha protetto tutti per vent'anni, Alessandro; ora è il momento di lasciare che qualcuno si prenda cura di lei. La invito a fare questo primo passo rivolgendosi al suo medico di medicina generale per essere orientato nei servizi pubblici della sua zona. Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno Alessandro,
la ringrazio per aver condiviso in modo così aperto quello che sta vivendo.
Da ciò che descrive emerge quanto il tema del sonno e dell’ansia sia diventato nel tempo molto persistente e faticoso da sostenere, con un impatto significativo sulla sua qualità di vita quotidiana.
Colpisce come tutto abbia avuto un inizio ben preciso, legato a un evento molto stressante e traumatico per lei come la malattia della sua seconda figlia. In situazioni di questo tipo può accadere che il sistema di allerta dell’organismo resti attivato anche a distanza di anni, mantenendo uno stato di ipervigilanza soprattutto nelle ore notturne.
Nel suo racconto si vede anche come lei abbia cercato nel tempo diversi tipi di aiuto, con iniziale beneficio e poi una progressiva riduzione dell’efficacia percepita. Questo può comprensibilmente portare frustrazione, scoraggiamento e la sensazione di non avere più strumenti utili.
È importante però non leggere questa situazione come un “corpo che si è abituato a non dormire” in modo irreversibile, quanto piuttosto come un sistema nervoso che ha imparato a funzionare stabilmente in uno stato di attivazione elevata. Questo può contribuire a mantenere i sintomi che descrive (risvegli frequenti, ansia, sensazioni fisiche, difficoltà con il sonno e con l’alimentazione), anche in presenza di accertamenti medici nella norma.
Il fatto che lei stia cercando risposte e aiuto è già un elemento importante, perché indica che una parte di lei non si è rassegnata a questa condizione.
Allo stesso tempo, quando una difficoltà dura da molti anni e ha un impatto così importante, diventa fondamentale poterla affrontare all’interno di un percorso continuativo e strutturato, che possa integrare in modo adeguato gli interventi psicologici e, se necessario, quelli medici.
Comprendo anche la sua preoccupazione rispetto ai costi e la sensazione che i colloqui possano sembrare brevi o poco incisivi. Tuttavia, nei quadri di ansia e insonnia cronica è spesso proprio la continuità del percorso a fare la differenza, più che interventi sporadici o isolati.
Quello che descrive è sicuramente molto faticoso, ma non va interpretato come una condizione senza possibilità di cambiamento.
Le auguro di poter trovare un punto di riferimento stabile che possa accompagnarla con continuità in questo percorso.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Greta Rossi
Psicoterapeuta, Psicologo
Carceri
Alessandro, da quello che racconti il tuo corpo sembra essere rimasto “in allarme” da quando tua figlia è stata male. Per anni hai dormito con la paura che potesse succedere qualcosa, e il cervello ha imparato a restare sempre vigile, anche quando non c’è un pericolo reale. Questo può mantenere insonnia, tachicardia, senso di oppressione e paura, anche con esami cardiaci normali.

Il fatto importante è che non stai “impazzendo”: il tuo sistema nervoso è esausto e iperattivato. E no, il corpo non si abitua davvero a vivere bene con così poco sonno: spesso ci si sente “carichi” perché l’ansia tiene acceso l’organismo come un motore sempre accelerato.

Attenzione però a una cosa: aumentare da solo il Tavor o mischiare farmaci e alcol può peggiorare ansia, insonnia e dipendenza, oltre a essere rischioso. Dopo 24 anni è possibile che serva una rivalutazione della terapia, ma questo va fatto con un medico.

Se economicamente è difficile andare privatamente, prova a chiedere tramite il medico di base un invio al Centro di Salute Mentale della tua zona: lì psichiatra e supporto psicologico possono essere seguiti dal servizio pubblico.

Nel frattempo, evita di controllare continuamente battito e sintomi, riduci gradualmente caffeina/alcol e prova a non “combattere” il sonno: più cerchi disperatamente di dormire, più il cervello resta in allerta.

E una cosa importante: se riesci ancora a lavorare, prenderti cura della famiglia e avere momenti in cui ti senti lucido, significa che dentro di te ci sono ancora molte risorse. Non sei arrivato a un punto di non ritorno.

Un caro saluto,

Dott.ssa Rossi Greta
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buongiorno Alessandro,
nelle sue parole si percepisce una sofferenza molto intensa, che sembra accompagnarla ormai da tanti anni e che nel tempo ha inciso profondamente sia sul sonno sia sul suo equilibrio emotivo e fisico. L’esperienza vissuta con la nascita e il ricovero di sua figlia appare essere stata estremamente impattante e destabilizzante, tanto da lasciare il suo sistema emotivo in una condizione costante di allerta e preoccupazione.

Quando si vive un evento percepito come molto spaventoso o traumatico, può succedere che il corpo continui a reagire anche a distanza di anni come se il pericolo fosse ancora presente. L’insonnia cronica, il controllo continuo dei segnali corporei, la tachicardia, l’ansia persistente e la difficoltà a rilassarsi sono aspetti che spesso si intrecciano tra loro e che, col tempo, possono diventare estremamente logoranti.

Dal suo racconto emerge anche quanto abbia cercato di andare avanti nonostante tutto, occupandosi della famiglia, del lavoro e delle responsabilità quotidiane. Tuttavia, vivere per così tanto tempo in uno stato di iperattivazione può portare a sentirsi esausti, spaventati e sempre più soli nella propria sofferenza.

Ritrovare una sensazione di sicurezza interna, dopo anni vissuti nella paura e nell’allerta, richiede spesso tempo, continuità e la possibilità di sentirsi realmente compresi nella propria esperienza. Cordialmente, AM
Dott.ssa Rossella Ianniello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Settimo Milanese
Buongiorno, innanzitutto mi dispiace molto per la situazione difficile che sta vivendo.
Credo che l'intervento più efficace per gestirla sia di tipo psichiatrico (magari partendo da una rivalutazione ed eventuale modifica della terapia in atto; se non vuole affidarsi ad un professionista nel privato potrebbe rivolgersi ai centri per la salute mentale presenti sul territorio, dove è possibile accedere tramite il SSN) e psicoterapeutico (lavorando sul significato del sintomo, la sua origine - tra cui l'evento traumatico riguardante sua figlia - e l'acquisizione di strategie di regolazione dell'ansia e in generale degli stati emotivi).
Vivere per tutto questo tempo con un disagio così grande può far perdere la fiducia nella possibilità di superarlo o, quanto meno, di gestirlo efficacemente, ma non si scoraggi e tenti un percorso di psicoterapia (anche questi si possono trovare a prezzi calmierati) per migliorare la qualità della sua vita e delle sue relazioni.
Un caro saluto
Dott.ssa Valentina Viola
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
Napoli
Caro Alessandro, prima di tutto ti ringrazio per aver condiviso la tua storia. Quello che stai passando è doloroso ed estenuante, e il fatto che tu stia trovando la forza di andare avanti ogni giorno per la tua famiglia dimostra quanto tu sia un uomo e un padre straordinario. Il tuo augurio finale, in mezzo al tuo stesso inferno, fa capire la grandezza del tuo cuore.

Dal punto di vista clinico e psicoterapeutico, la tua situazione è complessa ma ha una spiegazione scientifica molto chiara. Non stai impazzendo. Mettiamo in ordine quello che sta succedendo al tuo corpo e alla tua mente, e vediamo come puoi muoverti concretamente, anche considerando le difficoltà economiche.

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