Buongiorno

Buongiorno, dopo 11 anni con il mio compagno ho scoperto che è ludopatico. I suoi modi di agire giravano tutti attorno alla sua dipendenza. Conosco bene questa dipendenza perchè il mio ex marito era ludopatico . Io mi ritrovo con una dipendenza affettiva e lui ora dice che vuole uscirne senza aiuto. Che fare? Grazie.

36 risposte


Buongiorno, cambiare il sistema dalla dipendenza ad altro, se da soli non si è riusciti, può richiedere la necessità di un aiuto terapeutico. Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini

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Buongiorno, la situazione che lei descrive sembra essere molto complessa e immagino la paura, l'ansia e la preoccupazione che lei sta provando. Il primo passo che lei può fare è prendersi cura di quello che lei definisce come "dipendenza affettiva", può cercare aiuto per sè stessa riconoscendo ed elaborando un percorso che la aiuti a far fronte a questo suo momento di sofferenza. Il mio consiglio è di rivolgersi ad un professionista che la supporti in questo momento e che sia di aiuto nell'affrontare la sua problematica, tutto il resto si costruirà con il tempo. Le auguro di trovare il sostegno necessario, Dott.ssa Francesca Manzella Psicologa-Psicoterapeuta


Buongiorno, cercherò di risponderle in modo preciso e approfondito, ma tenga presente che in poche righe scritte online non posso conoscere tutti gli elementi della sua situazione, la gravità specifica della dipendenza di suo compagno, la vostra storia condivisa, e questo limita necessariamente quanto posso dirle con certezza. Detto ciò, provo a distinguere i due livelli che vedo intrecciati nella sua domanda, perché meritano risposte diverse. Il primo livello riguarda suo compagno e la sua dichiarazione di voler smettere senza aiuto esterno. È corretto dirle che la letteratura scientifica sulle dipendenze comportamentali, incluso il gioco d'azzardo, mostra che una parte consistente delle persone, secondo alcune survey anche la maggioranza, riesce effettivamente a uscire dalla dipendenza senza un trattamento formale. Questo dato però va preso con alcune precisazioni importanti prima di rassicurarsi troppo. Primo, questi recuperi avvengono quasi sempre attraverso cambiamenti comportamentali concreti e osservabili, evitare sistematicamente i contesti e gli stimoli che scatenano il gioco, sostituire il tempo dedicato al gioco con altre attività incompatibili, non con la sola dichiarazione di volontà. Secondo, la gravità del quadro conta molto: undici anni di relazione costruita, come lei stessa dice, "tutta attorno" a questa dipendenza, suggeriscono un livello di radicamento del comportamento per cui l'assenza di supporto professionale comporta, statisticamente, un rischio di recidiva più alto rispetto a casi meno strutturati. Questo non significa che lui non possa farcela da solo, ma che le probabilità sono oggettivamente meno favorevoli senza un accompagnamento specialistico, ed è giusto che lei lo sappia per calibrare le proprie aspettative. Il secondo livello, e qui le parlo con la massima onestà perché credo sia il punto più importante della sua domanda, riguarda lei. Il fatto che questa sia la seconda relazione consecutiva con un partner ludopatico, dopo il suo ex marito, non è una semplice coincidenza sfortunata. La ricerca su questo tipo di ripetizione relazionale mostra che tendiamo a essere attratti, spesso senza rendercene conto, da dinamiche che ci risultano familiari anche quando ci fanno soffrire, soprattutto quando nella nostra storia abbiamo imparato un ruolo di "gestione" o "cura" di un problema altrui. Lei stessa nomina questo meccanismo con grande lucidità, parlando di una propria "dipendenza affettiva", e questa consapevolezza è già un passo importante, perché le permette di guardare il pattern non solo attraverso il comportamento di lui, ma anche attraverso qualcosa che riguarda lei stessa, indipendentemente da come andrà questa relazione specifica. Su questo punto le direi con chiarezza che un lavoro personale, con un professionista, su questo pattern ricorrente, sarebbe utile a prescindere dalla decisione che lei prenderà su restare o meno con il suo compagno attuale. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato in lei per aver scelto queste relazioni, ma perché conoscere meglio questo meccanismo le permetterebbe di scegliere in futuro con maggiore libertà, non guidata solo da un richiamo familiare che riconosce come casa anche quando le costa dolore. Sulla decisione pratica che ha davanti, se restare con lui e supportarlo nel suo tentativo di smettere senza aiuto, o chiedergli di intraprendere un percorso specialistico come condizione per continuare la relazione, non esiste una risposta univoca valida per tutti i casi, ma le direi che comunicargli con chiarezza il rischio oggettivo di ricaduta senza supporto, senza però metterlo eccessivamente all'angolo rispetto al suo bisogno attuale di sentirsi ancora in controllo di se stesso, potrebbe essere un modo per affrontare il tema senza sabotare la sua motivazione residua. In ogni caso, il suo percorso personale su questo pattern ricorrente resta, a mio avviso, il punto di partenza più solido, qualunque cosa lei deciderà rispetto a lui. Resto a disposizione, Dott. Scaramuzzino


Buongiorno, posso comprendere quanto sia stata dura questa scoperta, soprattutto dopo 11 anni di relazione e considerando anche la sua precedente esperienza con un compagno ludopatico. Allo stesso tempo, il fatto che oggi questa realtà sia emersa permette di poter guardare e accogliere anche questa parte della vita del suo compagno che, come lei dice, “girava tutto intorno” alla dipendenza. Per lavorare su qualsiasi tipo di dipendenza è importante, innanzitutto, che ci sia il desiderio di mettersi in discussione e di interrompere il comportamento. In un percorso di psicoterapia è poi possibile approfondire le tematiche sottostanti all'utilizzo del gioco e, nel frattempo, lavorare sulla disregolazione emotiva e sulla compulsività dell'atto. Se per il suo compagno, al momento, non fosse accettabile iniziare un percorso individuale di terapia, magari per sentimenti di vergogna o difficoltà nel chiedere aiuto, potrebbe essere utile iniziare con una terapia di gruppo o con gruppi di mutuo aiuto, che possono avere anche la funzione di destigmatizzare la dipendenza e permettere di sentirsi sostenuti da altre persone che vivono stati emotivi e difficoltà simili. Al tempo stesso, potrebbe essere importante anche per lei avere uno spazio personale in cui poter approfondire cosa significhi per lei “dipendenza affettiva”, come si manifesta, cosa la porta a rimanere all'interno di determinate dinamiche e quale impatto abbia sulla sua vita e sulle sue scelte. Comprendere la sua modalità relazionale può aiutarla a ritrovare uno spazio di maggiore consapevolezza e autonomia, indipendentemente dal percorso che il suo compagno deciderà di intraprendere.


Salve E' necessario un atto di responsabiltà per avviare un percorso assistenziale personalizzato Nel gambling i risultati arrivano grazie alla sinergia tra paziente, persone di riferimento (Lei), farmacoterapia e psicoterapia Resto disponibile Cordiali saluti Dr Antonio Salzano


La situazione che descrive sembra particolarmente delicata, anche perché si trova a confrontarsi con una dipendenza che ha già avuto un impatto importante nella sua storia personale. Mentre sta vicino al suo compagno, è importante che possa anche proteggersi e interrogarsi su ciò di cui ha bisogno, soprattutto considerando ciò che racconta della sua dipendenza affettiva. Potrebbe esserle utile avere uno spazio personale in cui comprendere meglio cosa la porta a rimanere in questa situazione e trovare un modo per stare nella relazione senza perdere di vista sé stessa. Le auguro di poter trovare uno spazio per prendersi cura di sé e fare un po' di chiarezza su ciò che desidera e di cui ha bisogno. Un caro saluto.


Buongiorno, credo che nel suo caso sia importante chiedere aiuto e lavorare su quella che lei definisce “dipendenza affettiva”. Ritengo che possa essere un modo per prendersi cura di sé e partire da lei, anziché concentrarsi sull’altro


Buongiorno, mi sembra sia una situazione davvero molto complessa e per quello che posso leggere dal tuo messaggio, anche molto dolorosa per te. Io credo che innanzitutto sia importante che tu cerchi di trovare un tuo equilibrio, di provare a sentirti meglio tu come persona, non solo come compagna. Solo in seconda battuta potrai aiutare lui a capire che chiedere aiuto è una dimostrazione di forza, necessaria in queste situazioni per poter affrontare e gestire una situazione come quella che descrivi..

Dott.ssa Paola Lorini

Dott.ssa Paola Lorini

psicoterapeuta

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Buongiorno, credo che sia comprensibile sentirsi preoccupata in questa situazione. Purtroppo fintanto che la persona non si convince che ha bisogno di un supporto specializzato è difficile poter fare qualcosa al posto suo. Sicuramente stargli vicino senza giudicarlo e fargli sentire il proprio sostegno potrebbe essere utile bisogna tenere presente però il proprio limite personale, mettersi in contatto con quello che si sente ed orientarsi in scelte protettive per se stessi in primis


Gentile utente la ringrazio per aver condiviso con noi la sua difficoltà innanzitutto le consiglierei di prendere contatto con i ser.d per capire cosa può fare lei e come aiutarlo a prendere consapevolezza della dipendenza da gioco e in seconda battuta proverei anche a capire a livello personale cosa la porta ad affiancarsi a uomini con una dipendenza e lavorare sulla sua presunta dipendenza affettiva. A disposizione sempre le auguro di trovare la serenità che si merita e le auguro buona serata dott.ssa Valeria Sicari


Buongiorno, la situazione che descrive merita molta attenzione, soprattutto perché non è la prima volta che si trova coinvolta affettivamente con una persona con una dipendenza da gioco. Questo non significa che lei ne sia responsabile, ma la ripetizione può essere un elemento importante da comprendere. La ludopatia non è semplicemente una cattiva abitudine o una questione di forza di volontà: è un **disturbo da gioco d’azzardo**, nel quale possono comparire perdita di controllo, menzogne, problemi economici e una progressiva organizzazione della vita intorno al gioco. Per questo l'affermazione del suo compagno «ne esco da solo» andrebbe valutata con prudenza. Il desiderio di cambiare è certamente importante, ma generalmente è opportuno rivolgersi a professionisti o servizi specializzati nelle dipendenze. C'è però un secondo aspetto, altrettanto importante: **lei non può guarire il suo compagno al posto suo**. Può sostenerlo se decide realmente di curarsi, ma non dovrebbe assumersi il compito di controllarlo, proteggerlo dalle conseguenze del gioco, coprire debiti o verificare continuamente se stia dicendo la verità. È inoltre importante tutelare concretamente le proprie risorse economiche, soprattutto se avete conti, risparmi o impegni finanziari condivisi. Mi soffermerei molto anche su ciò che lei definisce «dipendenza affettiva». Essersi trovata prima con un marito e successivamente con un compagno entrambi ludopatici pone una domanda che potrebbe essere utile esplorare in psicoterapia: **che cosa accade nelle sue relazioni quando l'altro diventa fragile, problematico o bisognoso di essere aiutato?** Che cosa la porta a rimanere? Che cosa teme di perdere mettendo dei limiti? Non si tratta di cercare una colpa, ma di comprendere un possibile **copione relazionale** che rischia di farle sacrificare progressivamente i propri bisogni nel tentativo di salvare l'altro. In questo momento, quindi, terrei distinti i due percorsi: **lui deve assumersi la responsabilità della propria dipendenza e decidere se chiedere aiuto; lei può iniziare a occuparsi della propria modalità di stare nella relazione**, indipendentemente dalla decisione che prenderà lui. Una domanda potrebbe aiutarla a orientarsi: *«Se smettessi per un momento di chiedermi come posso salvarlo, che cosa dovrei fare oggi per proteggere e prendermi cura di me?»* È probabilmente da lì che inizierei. Un caro saluto.


Cara utente, la ludopatia è un tema ricorrente nella sua vita. Quando parla di dipendenza affettiva, invece, credo si riferisca alla sua dipendenza dal suo compagno? Cosa fare non saprei. Io posso augurarle una strada di liberazione dalle catene e dal dolore, insomma una strada di libertà personale. Un caro saluto


Buongiorno, non è facile uscire da una dipendenza senza un aiuto. Deve valutare se lei ha la possibilità di "controllare" questo comportamento di dipendenza. Se la ludopatia passa, allora potrete essere sereni insieme. Se invece questo comportamento continua, sarà lei a dover prendere una decisione e capire se può continuare a stare a fianco di una persona così. Se lui non si vuol far aiutare, sarà lei a dover decidere per sé stessa. Se ha bisogno di un supporto o confronto, mi chiami pure. Ho lavorato per anni con le dipendenze e ne conosco bene i vari atteggiamenti. Grazie

Dott.ssa Elena Agio

Dott.ssa Elena Agio

psicoterapeuta

Noventa Padovana

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Buongiorno, lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. ne parli anche col suo compagno, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Buongiorno mi dispiace della situazione che sta vivendo. Uscire da una dipendenza é un percorso difficile e tortuoso che implica necessariamente un supporto. Poiché, da quanto dice, il suo compagno rifiuta ogni tipo di aiuto, é importamnte che lei si prenda cura di sé. Si rivolga ad uno psicoterapeuta che la supporti, l'accompagni e la aiuti ad affrontare questo rapporto sentimentale che vive come una dipendenza affettiva. Non é sano per entrambi. Le faccio i miei auguri.


Salve, mi perdoni la franchezza, ma uscire da una dipendenza dal gioco, come lei ha già avuto modo di sperimentare, è molto difficile senza aiuto. Quello che è nelle sue possibilità è rivolgersi al SerD della sua zona per chiedere informazioni sul sostegno ai familiari di persone con dipendenza dal gioco e ricevere indicazioni su come gestire il rapporto con il suo compagno e affrontare questa sua problematica. Questo potrebbe rappresentare un primo passo che, in futuro, potrebbe favorire anche il coinvolgimento del suo compagno in un percorso di cura. Con cordialità. Dr. Preziosi


Buongiorno, avendo già avuto a che fare con questa condizione immagino sappia perfettamente quanto risolvere un problema di dipendenza, quale appunto la ludopatia, da soli sia estremamente difficile. Se però al momento lui non accetta di effettuare nessun percorso con i servizi per le dipendenze (servizio pubblico o terapeuta privato), potrebbe iniziare un percorso terapeutico lei, per affrontare quella che definisce una "dipendenza affettiva" e vedere se ci sono aspetti della vostra relazione sui quali agire anche per cercare di contenere la ludopatia del suo compagno.


Salve, immagino quanto questa scoperta possa essere dolorosa e destabilizzante, soprattutto considerando che ha già vissuto una relazione segnata dalla dipendenza dal gioco. Una dipendenza non coinvolge soltanto chi ne soffre, ma inevitabilmente anche la relazione e chi gli sta accanto. Se il suo compagno sostiene di volerne uscire senza aiuto, è importante ricordare che lei non può assumersi la responsabilità del suo cambiamento né controllare che questo avvenga. Le intenzioni possono essere importanti, ma nel tempo sarà soprattutto la presenza di azioni concrete e continuative a mostrare quanto lui sia realmente disposto ad affrontare il problema. Parallelamente, credo sia molto importante rivolgere l’attenzione anche a ciò che accade a lei: cosa la porta a restare, cosa teme possa accadere mettendo dei confini, quali bisogni vengono coinvolti e quanto questa situazione possa riattivare dinamiche già vissute nella precedente relazione. Potrebbe essere utile intraprendere o proseguire un suo percorso psicologico, non necessariamente per decidere subito se restare o andare via, ma per aiutarla a distinguere ciò che appartiene a lei da ciò che appartiene al suo compagno e a tutelarsi maggiormente, anche sul piano emotivo e, se necessario, economico. Può stare accanto a qualcuno che decide di affrontare una dipendenza, ma non può affrontarla al suo posto. Probabilmente una delle domande più importanti, in questo momento, non è soltanto “come posso aiutarlo?”, ma anche “di cosa ho bisogno io per stare al sicuro e non perdermi dentro questa situazione?”. Un saluto.


Come credo che anche lei abbia ben compreso, per l'esperienza che ha fatto, la ludopatia è un disturbo serio, di cui bisogna prendersi cura. E' qualcosa da cui è molto difficile liberarsi da soli.Penso che il rifiuto, da parte del suo compagno, di un aiuto esterno ( un terapeuta, un gruppo di aiuto ), sia illusorio.E' importante che lei ragioni con lui e cerchi di convoncerlo dato che il problema è serio. Mi permetto anche un consiglio: si protegga sul piano economico. Questo bisogno - patologico - il suo compagno deve gestirlo con le sue risorse economiche, senza coinvolgere lei. Nella sua lettera c'è anche un tema appena accennato: "io mi trovo con una dipendenza affettiva". Lei non dice nulla di più, e quindi penso che non voglia trattarne con "Mio dottore":ma anche questa è una cosa importante, di cui è bene prendersi cura!


Buongiorno, la volontà di uscirne è importante, ma nella ludopatia spesso la sola forza di volontà non è sufficiente. Può incoraggiarlo a rivolgersi a un servizio o a un professionista specializzato, senza però assumersi la responsabilità della sua guarigione. Parallelamente, sarebbe importante occuparsi della sua dipendenza affettiva e proteggersi anche sul piano economico: aiutare non significa esporsi nuovamente alle conseguenze della dipendenza dell’altro.


Buonasera gentile utente. Grazie per la condivisione di quello che sta vivendo. Comprensibile possa essere destabilizzante scoprire, dopo così tanti anni, che molti comportamenti del suo compagno erano legati a una dipendenza, anche considerando la sua precedente esperienza con il suo ex marito.Il fatto che lui dica di voler uscire dalla dipendenza senza aiuto è una sua scelta e, naturalmente, non è qualcosa che lei può controllare o garantire al posto suo. Allo stesso tempo, credo sia importante che lei possa interrogarsi su cosa questa situazione sta comportando per lei e su come tutelarsi, soprattutto alla luce della difficoltà che riconosce nella sua dimensione affettiva. Quindi comprendere meglio le dinamiche che si sono create nella relazione, distinguere ciò che può essere di sua responsabilità da ciò che appartiene al suo compagno e capire quali limiti e quali scelte possono essere importanti per il suo benessere. Spero di esserle stato utile. Un saluto


Buongiorno, quello che racconta è particolarmente delicato anche perché questa situazione sembra riattivare un'esperienza che ha già conosciuto nella relazione precedente. Ritrovarsi nuovamente accanto a una persona con una dipendenza può generare confusione, paura e, soprattutto, la sensazione di essere tornata dentro una storia già vissuta. Il fatto che il suo compagno dica di voler uscire dalla dipendenza è importante, ma è altrettanto importante ricordare che il cambiamento deve essere sostenuto da una sua responsabilità concreta. Lei può essergli vicina, ma non può fare il percorso al posto suo, controllare la sua condotta o garantire che non ricada. Anche il riconoscimento della propria possibile dipendenza affettiva merita uno spazio di riflessione. Potrebbe essere utile chiedersi che cosa accade dentro di lei quando l'altro ha bisogno di essere “salvato”, quali responsabilità tende ad assumersi nella relazione e perché, nonostante ciò che ha già vissuto, si ritrovi nuovamente in una dinamica simile. In un'ottica sistemico-relazionale, non guarderei quindi soltanto alla dipendenza del suo compagno, ma alla relazione che si è costruita intorno ad essa: quali ruoli avete assunto, come vi influenzate reciprocamente e quali meccanismi rischiano di mantenere entrambi all'interno di questa situazione. Anche se lui non fosse ancora disponibile a chiedere aiuto, lei può iniziare un percorso per sé. Non per convincerlo a cambiare, ma per comprendere meglio il proprio modo di stare nella relazione, recuperare i propri confini e capire quali condizioni sono per lei necessarie per poter continuare questa relazione senza perdersi al suo interno. In presenza di una dipendenza da gioco, inoltre, è importante che l'uscita dalla dipendenza non rimanga soltanto una promessa: può essere utile incoraggiare il ricorso a un pa un professionista o ai servizi specializzati nelle dipendenze. Lei, invece, non deve assumersi il compito di essere la sua terapeuta o il suo sistema di controllo.

Dott.ssa Giulia Lancello

Dott.ssa Giulia Lancello

psicoterapeuta

Casalecchio di Reno

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Buonasera, capisco quanto possa essere doloroso scoprire una dipendenza dopo 11 anni, soprattutto considerando la sua esperienza precedente. Se il suo compagno riconosce il problema e vuole uscirne, è un passo importante, ma non dovrebbe affrontarlo solo con la forza di volontà: sarebbe utile rivolgersi a un professionista o a un servizio specializzato nelle dipendenze. Parallelamente, le suggerirei di pensare anche a sé stessa. Lei può sostenerlo, ma non può essere responsabile del suo percorso né diventare la sua “salvatrice”. Uno spazio psicologico personale potrebbe aiutarla a comprendere la sua dipendenza affettiva, stabilire dei confini e capire cosa è davvero sostenibile per lei nella relazione.

Dott.ssa Ilenia Iaria

Dott.ssa Ilenia Iaria

psicoterapeuta

Bova Marina

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Buonasera signora. Una dipendenza da gioco difficilmente si affronta affidandosi alla sola volontà, soprattutto quando ha già condizionato comportamenti, relazioni e gestione economica. Suggerirei al suo compagno una valutazione presso un SerD o un professionista con esperienza specifica nel disturbo da gioco d’azzardo. Per lei sarebbe altrettanto utile un percorso personale, soprattutto perché riconosce modalità di dipendenza affettiva e ha già vissuto una relazione analoga. Aiutarlo non significa assumersi la responsabilità della sua cura. Confrontatevi con uno specialista che certamente vi fara sentire meno soli in questa problematica.


Gentile utente, la situazione che descrive può essere particolarmente dolorosa anche perché riattiva un'esperienza già vissuta. Il fatto che il suo compagno riconosca il problema e desideri uscirne è importante, ma il percorso non può dipendere soltanto dalla sua volontà: una dipendenza tende a coinvolgere anche le persone e le dinamiche della relazione. In questo momento potrebbe essere utile spostare l'attenzione da “come faccio a farlo smettere?” a “come posso proteggere me stessa e quali condizioni mi servono per continuare questa relazione?”. Stabilire confini chiari, soprattutto rispetto al denaro e alle conseguenze dei suoi comportamenti, può essere una forma di tutela e non di abbandono. Considerando anche la sua storia e ciò che definisce dipendenza affettiva, potrebbe essere prezioso che lei abbia uno spazio psicologico proprio, indipendentemente dalla scelta che farà il suo compagno. Non deve necessariamente decidere oggi se restare o andare via: può iniziare dal recuperare uno spazio nel quale le sue esigenze abbiano lo stesso valore delle sue. Un caro saluto.


Buongiorno, credo che la domanda importante non sia soltanto se il suo compagno riuscirà a uscire dalla dipendenza, ma cosa porta lei a ritrovarsi nuovamente in una relazione con una persona con una dipendenza e quanto questo la tenga legata nonostante la sofferenza. Il fatto che riconosca una sua dipendenza affettiva è già un elemento importante. Il suo compagno dovrà assumersi la responsabilità del proprio problema e decidere se e come farsi aiutare; lei, invece, può iniziare a occuparsi della propria parte, dei suoi confini e di ciò che la porta a rimanere dentro queste dinamiche. Se vuole, possiamo partire proprio da qui in un primo colloquio e comprendere insieme cosa si sta ripetendo nella sua storia.


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso questa parte della sua vita privata. Da una dipendenza non se ne può uscire da soli ma è necessario l'aiuto di uno specialista. Mi sembra di capire che entrambi abbiate una dipendenza ma nessuno dei due può aiutare l'altro: "un cieco può guidare un altro cieco"? Vi consiglio di farvi aiutare e sostenere entrambi da professionisti, in primis lei, signora, inizi a prendersi cura di sé stessa e a fare un percorso psicoterapeutico costante e regolare, settimanale. Non è la prima volta che si trova a relazionarsi con un compagno con la stessa problematica: questo cosa le dice di sé? Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento. Un cordiale saluto, Dr.ssa Giuseppina Valente


Gentile utente, non so se le possa essere utile ma sappia che dalle dipendenze (sia da gioco che affettive) non si esce da soli. Prima chiedete aiuto, singolarmente, e prima potrete venirne fuori. Buone scelte


Buongiorno, mi concentrerei più su sè stessa che sul problema del suo compagno. Una psicoterapia potrebbe sicuramente aiutarla a capire che direzione prendere. Rimango disponibile per qualsiasi informazione in merito. Un caro saluto


Buongiorno, la tematica della dipendenza sembra essere una costante nella sua vita. Ha avuto due relazioni importanti con compagni ludopatici, lei adesso vive una condizione di dipendenza affettiva. Le consiglio di rivolgersi ad un/una professionista per affrontare il suo disagio personale Per quanto riguarda il suo attuale compagno, tenga presente che le dipendenze non sono tutte uguali, presentano diversi livelli di gravità. Quanto impatta ad esempio la ludopatia sulla vita del suo partner? In questi anni è riuscito a mantenere un lavoro? Ha contratto debiti? Ha modificato la sua personalità? Dott. A. Masucci Dott.

Dott. Armando Masucci

Dott. Armando Masucci

psicologo

Santa Lucia di Serino

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Gent.ma, è davvero molto improbabile che il suo compagno possa risolvere da solo il proprio problema di gioco. Sarebbe opportuno che si rivolgesse ad un sert del SSN per una presa in carico, sempre che il suo compagno intenda farlo. SG


E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo


Buongiorno, ritrovarsi nuovamente accanto a una persona con una dipendenza può riaprire ferite profonde e spingerla a cercare di salvarla, mettendo da parte se stessa. Il suo compagno può desiderare di cambiare, ma uscire dal gioco d’azzardo patologico richiede spesso un aiuto specialistico: lei non può farlo al posto suo. Si chieda: quanto sta sacrificando la sua serenità per sostenere lui? E cosa teme possa accadere se iniziasse a mettere dei confini? Ha mai pensato di intraprendere un percorso personale per comprendere cosa la lega a queste dinamiche e imparare a proteggersi?


Buongiorno, scoprire dopo undici anni che il proprio compagno ha una dipendenza dal gioco può essere profondamente destabilizzante, soprattutto considerando che lei ha già vissuto una situazione simile in passato. È possibile che questa esperienza riattivi ferite e paure già conosciute, rendendo ancora più difficile capire come proteggersi. La ludopatia è una dipendenza complessa e la volontà di uscirne, pur essendo importante, non sempre è sufficiente senza un sostegno adeguato. Lei può incoraggiare il suo compagno a rivolgersi a un servizio specializzato, ma non può fare al posto suo il percorso necessario per affrontare la dipendenza. Credo sia altrettanto importante, però, spostare per un momento l'attenzione da ciò che farà lui a ciò di cui ha bisogno lei. Quando parla di dipendenza affettiva, potrebbe essere utile interrogarsi su quanto la paura di perderlo o il desiderio di aiutarlo rischino di farle mettere in secondo piano la propria serenità e i propri limiti. Può volergli bene senza assumersi la responsabilità della sua guarigione. Questo significa anche tutelarsi sul piano economico, stabilire confini chiari e valutare i fatti, non soltanto le promesse. Un percorso psicologico individuale o un gruppo di sostegno per familiari di persone con dipendenze potrebbe aiutarla a ritrovare uno spazio per sé e a comprendere come non ripetere dinamiche che le hanno già causato sofferenza. Non deve decidere tutto immediatamente, ma non è nemmeno necessario aspettare che lui scelga di farsi aiutare per iniziare a prendersi cura di sé.


lei deve trattare la sua dipendenza perchè è l'unica cosa che può fare, inoltre si tuteli dal punto di vista economico perchè è giusto così


Salve, immagino quanto possa essere doloroso ritrovarsi ad affrontare una situazione già vissuta in passato. È importante ricordare che non può essere lei a farsi carico del percorso di cambiamento del suo compagno: la motivazione a chiedere aiuto deve partire da lui. Al tempo stesso, può iniziare a occuparsi del proprio benessere, lavorando sulla dipendenza affettiva e imparando a riconoscere e proteggere i propri confini. Le suggerirei di non affrontare questa situazione da sola e di valutare un percorso psicologico individuale, indipendentemente dalla decisione del suo compagno di farsi aiutare. Un cordiale saluto.

Dott.ssa Mariarita Nocella

Dott.ssa Mariarita Nocella

psicologo clinico

Mondragone

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