Dott.ssa
Giulia Lancello
Psicoterapeuta
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Brescia 1 indirizzo
Esperienze
Sono una psicologa psicoterapeuta specializzata in analisi bioenergetica. Dopo la scuola di specializzazione in analisi bioenergetica, ho approfondito l’approccio sistemico-relazionale integrando i due modelli nel mio lavoro clinico.
L’analisi bioenergetica mi permette di lavorare sulle radici profonde delle difficoltà relazionali attraverso il corpo, le emozioni e le tensioni che nel tempo si sono strutturate come modalità di difesa.
L’approccio sistemico-relazionale, invece, mi consente di osservare come queste stesse modalità prendano forma e si mantengano all’interno delle relazioni significative — nella coppia, nella famiglia, nei gruppi e nei contesti lavorativi. Integrare questi due sguardi significa comprendere come la storia relazionale si iscriva nel corpo, riconoscere gli schemi che si ripetono nei diversi contesti di vita, lavorare sia sull’esperienza emotiva profonda sia sulle dinamiche interpersonali concrete. La sofferenza relazionale non riguarda solo ciò che accade “dentro” la persona, né esclusivamente ciò che accade “tra” le persone: è il risultato dell’incontro tra vissuti interiori e dinamiche relazionali.
Il mio approccio integra il lavoro sul corpo con l’attenzione alle dinamiche relazionali: credo che per comprendere davvero una persona sia necessario ascoltare sia ciò che racconta con le parole, sia ciò che esprime attraverso il corpo e le relazioni che vive. Il percorso terapeutico diventa così uno spazio in cui sviluppare maggiore consapevolezza, riconoscere e sciogliere i blocchi emotivi e costruire modalità di relazione più libere, equilibrate e autentiche.
Mi occupo di difficoltà relazionali e affettive che possono emergere a livello individuale, nella coppia, nella famiglia e nei diversi contesti di vita, come i gruppi sociali e gli ambienti lavorativi.
Accompagno persone e coppie che vivono difficoltà relazionali, aiutandole a comprendere i propri schemi emotivi e a costruire modalità di relazione più sane e consapevoli.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicoterapia bioenergetica
- Psicoterapia sistemico relazionale
- Psicoterapia di coppia
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Consulenza psicologica
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G
G.D
Sono anni che faccio terapia con la Dr.ssa Lancello e non ho mai pensato, nemmeno per un giorno, di cambiare psicologa. L'attenzione all'ascolto e il suo modo di farmi comprendere le cose si incastrano perfettamente con la mia personalità, e questo lo devo alla sua professionalità e al modo che ha di interfacciarsi con i pazienti. Nutro profonda stima e fiducia in lei e la ringrazio per avermi aiutato in tutti questi anni.
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M
Michele P
Mi sta aiutando a superare un momento molto difficile di questa vita
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E
E.S.
Ho trovato nella Dott.ssa Lancello una professionista molto attenta, empatica e capace di farmi sentire subito a mio agio. Mi ha aiutata a comprendere meglio alcune dinamiche nelle mie relazioni e, soprattutto, a guardare me stessa con occhi diversi. Un percorso che consiglio davvero.
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M
Mattia M.
La dottoressa Giulia Lancello mi ha accompagnato in questo percorso in maniera estremamente professionale e delicata,facendomi sentire ascoltato!tutt'ora il percorso procede e non avrei potuto fare scelta migliore!
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V
Veronica Maffeis
Paziente, attenta, accogliente, non giudicante, delicata, stimolante, rassicurante, comprensiva ed estremamente competente e professionale.
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S
SP
Seguo la dottoressa Lancello da molto tempo. Mi ha accolto e ascoltato con attenzione, sollevando domande e riflessioni che mi hanno permesso di cambiare punto di vista, dandomi gli opportuni strumenti per affrontare il mio problema.
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Risposte ai pazienti
ha risposto a 30 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera, è da un mese che frequento un uomo di 16 anni più grande di me. È una relazione basata fo
Buonasera, è da un mese che frequento un uomo di 16 anni più grande di me. È una relazione basata fondamentalmente sul sesso, nessuno dei due vuole una relazione seria...almeno era così all'inizio. Ho notato un cambiamento drastico, sia nel suo modo di porsi, che nel modo di scrivermi e cercarmi. Mentre prima la cosa era solo logistica, adesso le conversazioni sono più lunghe, ironiche, divertenti e a volte profonde. Abbiamo avuto una forte intesa fisica e anche mentale fin dalla prima volta che siamo stati insieme, che ci ha spiazzato entrambi...
Questa condizione di dubbio comincia un po' a pensarmi, perché mi sono accorta che la leggerezza mi sta bene (non riuscirei a gestire una relazione seria in questo momento), senza dover per forza etichettare la storia, ma ho bisogno almeno dell'esclusiva sessuale, che non so come chiedere perché ho paura che lui chiuda. Il fatto dell'esclusività non è mai stato toccato apertamente, ma ho provato a giocarci un po' sopra con la mia ironia e le sue risposte sono sempre state molto logiche, del tipo "non ho tempo per la vita privata" oppure (lui va a ballare latino americano) all'interno di una conversazione "io vado a ballare per ballare".
Lui non è un uomo facile (credo abbia tratti da evitante), mi ha raccontato delle sue vecchie esperienze, che ha avuto più frequentazioni nello stesso momento e a me questa cosa mi mette solo tanta ansia e tensione, tanto da non riuscire a concentrarmi in alcune giornate perché immagino scenari catastrofici e surreali. Ho sviluppato tante paure, dovute alla mia bassa autostima: paura che si stufi di me, che non gli piaccia abbastanza, che può trovare di meglio...
Mi trovo ad un bivio, sono confusa, non vorrei chiudere perché idealmente mi sembra che potremmo essere una bella coppia, ma lui si è posto in un modo che all'apparenza lo fa sembrare superficiale. Quello che mi lascia confusa è che con i fatti lui è presente, mentre a parole mette distanza.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, quello che descrive sembra mettere insieme due aspetti che spesso possono convivere: da una parte il desiderio di mantenere una relazione leggera, dall'altra il bisogno di sentirsi sufficientemente al sicuro all'interno di quella stessa relazione.
Mi colpisce che lei dica di non desiderare, almeno in questo momento, una relazione tradizionalmente intesa, ma di sentire invece importante l'esclusività sessuale. Questo non è una contraddizione: ciascuna persona può avere bisogni relazionali diversi e il punto non è tanto dare un'etichetta alla relazione, quanto capire quali condizioni le permettono di viverla con serenità.
Mi sembra però che, accanto al dubbio su ciò che desidera lui, stia emergendo anche qualcosa che riguarda lei: l'ansia, la paura di essere sostituita, il timore di non essere abbastanza e la tendenza a immaginare scenari che la fanno soffrire. A volte, quando una relazione rimane poco definita, ognuno riempie gli spazi di incertezza con le proprie aspettative, paure e fantasie.
Anche il fatto che lei descriva quest'uomo come presente nei fatti ma distante nelle parole è interessante. Più che cercare di capire se abbia o meno tratti evitanti, potrebbe essere utile osservare che cosa accade tra voi: lui sembra esprimere disponibilità attraverso alcuni comportamenti, mentre mantiene una certa cautela nel definire la relazione; lei, invece, sembra aver bisogno di maggiori rassicurazioni e di una cornice più chiara per sentirsi tranquilla.
In un'ottica sistemico-relazionale, non guarderei quindi soltanto alle caratteristiche di lui, ma alla dinamica che si sta creando tra voi: più lei percepisce incertezza, più aumenta l'ansia; più aumenta l'ansia, più diventa importante avere conferme; e più il bisogno di conferme cresce, più può diventare difficile capire che cosa desidera davvero al di là della paura di perdere l'altro.
Rispetto all'esclusività, forse il punto non è tanto trovare il modo giusto per chiederla senza rischiare che lui si allontani, ma chiedersi che cosa è necessario per lei per vivere questa relazione in modo sereno. Esprimere un proprio bisogno non significa imporre qualcosa all'altro: significa rendere più chiaro il proprio modo di stare nella relazione.
Forse la domanda da tenere aperta non è soltanto: “Che cosa vuole lui?”, ma anche: “Che cosa desidero io e quanto riesco a comunicarlo senza che la paura di perdere l'altro diventi l'unico criterio con cui scelgo?”.
Se queste paure e questa forte attivazione emotiva tendono a ripresentarsi anche in altre relazioni, un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a comprendere meglio il proprio modo di vivere la vicinanza, l'incertezza e il bisogno di conferme affettive.
Buongiorno, negli ultimi anni il rapporto con mia moglie ha subito un distacco fisico ed emotivo imp
Buongiorno, negli ultimi anni il rapporto con mia moglie ha subito un distacco fisico ed emotivo importante. I troppi litigi , il mio modo sbagliato di reagire al distacco , la mia rabbia , i miei silenzi e anche la sua poca importanza al marito e le sue esigenze lavorative e familiari ( le nostre figlie) ha fatto si che il nostro rapporto peggiori. Forse sto capendo i miei errori vorrei avere un bel rapporto ma nonostante siamo ancora assieme la sento molto distante fisicamente e emotivamente. Il contatto x me è importante ma forse adesso x lei non ha la stessa importanza.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da quello che racconta sembra che nel tempo si sia costruita una distanza tra voi che oggi non riguarda soltanto la dimensione fisica, ma anche quella emotiva. E quando in una coppia il contatto viene a mancare, spesso ciascuno reagisce al dolore in un modo che, involontariamente, finisce per alimentare proprio ciò che teme.
Lei descrive, da una parte, un forte bisogno di vicinanza e di contatto; dall'altra, racconta di aver reagito al distacco con rabbia, silenzi e modalità che oggi riconosce come poco funzionali. È importante che riesca a vedere la propria parte, ma questo non significa assumersi tutta la responsabilità di ciò che è accaduto tra voi. La relazione è uno spazio costruito da entrambi.
Anche il fatto che sua moglie sia stata molto assorbita dal lavoro e dalle esigenze familiari può aver modificato nel tempo il modo in cui riesce a stare nella coppia. Con il lavoro, le figlie e le responsabilità quotidiane, può accadere che la dimensione coniugale finisca progressivamente in secondo piano. Questo però non permette, da solo, di stabilire che cosa provi oggi sua moglie o quanto desideri recuperare la relazione.
Mi sembra significativo anche ciò che dice sul contatto: per lei è una forma importante di vicinanza e probabilmente anche di rassicurazione affettiva. Se però oggi sua moglie lo vive diversamente, insistere soltanto sulla necessità di riavvicinarsi fisicamente potrebbe rischiare di aumentare ulteriormente la distanza. Prima ancora di recuperare il contatto, potrebbe essere necessario ricostruire uno spazio in cui entrambi possiate sentirvi ascoltati e al sicuro.
Forse, quindi, la domanda non è soltanto “come posso farla tornare vicina?”, ma anche “che cosa è successo tra noi perché abbiamo smesso di cercarci?”. Quali sono stati i momenti in cui avete iniziato a sentirvi più soli nella relazione? Come avete imparato, nel tempo, a reagire alla distanza dell'altro?
Il fatto che lei oggi riconosca alcuni suoi errori può essere un punto di partenza importante, purché non si trasformi nel tentativo di “riparare” tutto rapidamente. A volte il cambiamento più significativo consiste proprio nel modificare il modo in cui ci si incontra: meno richieste e recriminazioni, più ascolto; meno ricerca immediata di rassicurazione, più disponibilità a comprendere ciò che sta accadendo all'altro.
Se entrambi avete ancora interesse a recuperare il rapporto, un percorso di coppia potrebbe aiutarvi a interrompere questo circolo e a comprendere se, al di là della distanza attuale, esiste ancora uno spazio condiviso da cui ripartire. Non necessariamente per tornare alla coppia di prima, ma per capire se potete costruire una forma nuova di relazione, più consapevole dei bisogni di entrambi.
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