Gentili dottori, come gestire al meglio il futuro di mio figlio disabile di 58 anni? Ho 84 anni e co
Gentili dottori, come gestire al meglio il futuro di mio figlio disabile di 58 anni? Ho 84 anni e comincio a non essere più performante come un tempo. Mio figlio é complessivamente autosufficiente ma non in grado di vivere un domani da solo. Provare ad inserirlo in un istituto mi fa' paura, temo che possa viverlo come un tradimento, ma é un passo necessario. Certamente mia figlia maggiore non puó occuparsi di lui.Questa situazione peró mi fa' soffrire immensamente. Devo forse iniziare un percorso con uno psicoterapeuta?
1 risposta
grazie per aver scritto con tanta sincerità. Quello che descrive nasce da un grande amore per suo figlio, e la preoccupazione per il “dopo di noi” è una delle più dolorose e allo stesso tempo più comuni tra i genitori di persone con disabilità. Pensare a una soluzione per il futuro non è un tradimento: è un atto di cura, perché significa garantirgli stabilità e protezione anche quando lei non potrà più occuparsi di lui. Il timore che lui possa viverlo come un abbandono è comprensibile. Spesso, però, un passaggio graduale, preparato con tempo, con visite e brevi permanenze di prova e con il suo accompagnamento, aiuta il figlio a sentirsi parte della scelta e non a subirla. Per la parte pratica, può rivolgersi ai servizi sociali del suo Comune o all’ASL, che possono orientarla sulle opzioni disponibili, comprese quelle diverse dall’istituto, come comunità alloggio o percorsi di autonomia abitativa previsti dalla normativa sul “dopo di noi”. Sul percorso con uno psicoterapeuta: sì, può essere un aiuto prezioso per elaborare la sofferenza, i sensi di colpa e la paura del distacco, e per affrontare questo passaggio con maggiore serenità. Le faccio i miei migliori auguri.
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