Buonasera, spinta da un senso di colpa atroce, e dal fatto che io e mio marito ci siamo ritrovati pi

24 risposte
Buonasera, spinta da un senso di colpa atroce, e dal fatto che io e mio marito ci siamo ritrovati piu felici, ho confessato a mio marito un tradimento avvenuto anni fa, lui è stato molto male, ma ha deciso di perdonarmi perché sa che non lo rifarei più. Quello che mi turba, è che per paura, non ho detto tutta la verità, ho sminuito la situazione dicendo che è stata una notte, e non una storia. Ora , invece di sentirmi sollevata, mi sento ancora peggio, perché non dormo nella paura che scopra tutto. Mi se to la testa pesante, il cuore a pezzi, a volte penso che dovrei lasciarlo così da togliermi di mezzo, dirgli tutto lo avrebbe ucciso, ma sono davvero pentita, e cambiata. Ora non so come fare a andare avanti, non con lui. Perché lui si impegna per essere felici, ma la mia testa è bloccata comunque in quella bugia. Vado già da uno psicologo da 2 anni, e anche lui ha iniziato da poco. Vorrei più opinioni.
Dott. Alessandro D'Addazio
Psicologo, Psicologo clinico
San Benedetto del Tronto
Buon pomeriggio. Se, come dice, le cose fra voi due stanno andando meglio, sembrerebbe che abbandonare la relazione, per via di questo fortissimo senso di colpa, possa far stare male entrambi. Forse, potrebbe essere utile parlare apertamente con suo marito, spiegando bene la situazione, proprio come ha fatto qui. È molto probabile che le sue parole lo feriranno, ma questo potrebbe farla sentire più leggera. Dopodiché, sarà suo marito a decidere cosa fare delle informazioni che lei gli fornirà, piuttosto che essere lei a decidere preventivamente per lui.
Qualora desiderasse parlare più approfonditamente della questione, sono a disposizione per un incontro.

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Dott. Fabio Nenci
Psicologo clinico, Psicologo
San Maurizio Canavese
Buonasera,
le chiedo cosa l'abbia spinta a confessare qualcosa che come dice lei è finito, alle volte il peso del tradimento va portato e non condiviso soprattutto se non è parte della sua vita attuale. Come mai sente così forte ancora la necessità di confessare un qualcosa che non esiste più se non nei suoi ricordi? Cosa porterebbe al vostro rapporto attuale , il racconto di particolari minuziosi ?
Lei si è perdonata ? E' soprattutto cosa si è raccontata di quella storia?
Mi sembra di aver capito che quel tradimento vi abbia reso più felici, quindi da cosa è turbata?
Dott.ssa Anna Periz
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Verona

Buonasera, non è purtroppo questa la sede per esprimere opinioni, posso però segnalare qualche spunto di riflessione. Sembra che lei non sia riuscita a concludere il funerale di questo passato: sono passati anni dalla relazione extraconiugale e dalle sue parole appare che il passato non sia passato e sia al contrario iperpresente. Bisogna psicologicamente imparare a chiudere con un passato dal quale ci si vuole affrancare e redimere. È possibile che lei non riesca psichicamente a produrre una vera morte e quindi questo impedisca la sua rinascita? Scrive che suo marito l’ha perdonata, ma lei riesce a perdonarsi nel proprio cuore? Riesce a dare una spiegazione profonda alla storia d’amore che ha vissuto in parallelo? Che cosa ha rappresentato al tempo? quale persona era lei al tempo? Lei scrive che è bloccata dalla sua ‘bugia’, si è chiesta invece se è in grado di contenere nella camera del suo cuore una verità bruciante?
Queste sono solo alcune suggestioni di un discorso analitico a mio avviso ineludibile. Rimango a disposizione per eventuali approfondimenti. Un cordiale saluto
Gentilissima, buongiorno.
Ciò che lei riporta è un’esternazione davvero molto intima e delicata. Mi spiace molto per quanto lei stia soffrendo e da ciò che racconta, è lampante quanto sia importante per lei suo marito e la relazione che avete instaurato.
Reputo un passo coraggioso e rispettoso quello di aver confessato il tradimento a suo marito, come anche il suo bisogno di empatizzare e comprenderlo. Questo a mio avviso è il frutto del duro lavoro che sta svolgendo nel suo quotidiano e con il suo psicologo. Le capacità che sta coltivando e il rapporto con questo professionista sono degli importanti punti di forza.
Se ho ben capito, ciò che la fa soffrire ora è: il segreto, non ancora confessato della storia parallela che aveva vissuto, che crea, tra le altre cose, questa invisibile ma dolorosa distanza tra lei e la persona che ama.
In base a quanto ha già mostrato di avere, mi riferisco alla sua caparbietà di essere sincera ed empatica con il suo partner e al rapporto fruttuoso che ha instaurato con il professionista che la segue da due anni, potrà gettare le basi per creare la situazione adatta per finire di raccontare, riuscendo a entrare in contatto con le emozioni del suo partner e anche con i suoi bisogni di amare.
La saggezza la si crea attraverso vissuti anche spiacevoli, in cui non si cerca la colpa, ma si trae tesoro dalle esperienze vissute, osservando le responsabilità e comprendendo come ci si può difendere da difficoltà simili, che possono portare a scelte errate.
Dott.ssa Alessia Bruschi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
E' normale che si senta sopraffatta, sta provando un mix di emozioni dopo aver confessato un tradimento e prova paura per non aver detto tutta la verità. Purtroppo il senso di colpa può essere opprimente ed influenzare lo stato d'animo. Rivolgersi ad uno psicologo è stata un' ottima scelta. Ritengo che la comunicazione aperta con suo marito, sebbene spaventosa, potrebbe essere necessaria per costruire una relazione sincera ed autentica. Si ricordi che la sua felicità e il suo benessere sono importanti, si prenda tutto il tempo necessario cercando di dare valore al presente e ai momenti che trascorrete insieme.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
da quello che racconta emerge una sofferenza emotiva molto intensa, legata soprattutto al senso di colpa, alla paura e al conflitto interno tra il desiderio di essere onesta e il timore di ferire ulteriormente suo marito. È comprensibile che, dopo una rivelazione parziale, la tensione non si sia sciolta: il segreto mantenuto continua ad alimentare ansia, insonnia, pensieri ricorrenti e un senso di blocco che non le permette di vivere serenamente la relazione, nonostante l’impegno e il perdono di suo marito.

Il senso di colpa può diventare molto pesante quando resta “incastrato” e non elaborato, fino a far nascere pensieri di autosvalutazione o di allontanamento (“togliermi di mezzo”) che non indicano mancanza d’amore, ma un dolore che in questo momento fatica a trovare una via d’uscita. Anche il fatto che lei percepisca di essere cambiata e sinceramente pentita non basta, da solo, a ridurre il peso della bugia, perché la sua mente resta in uno stato di allerta costante.

Il lavoro terapeutico che state già facendo è una risorsa importante. In questi casi può essere utile approfondire, con uno specialista, cosa la spinge oggi a voler dire tutta la verità, quali sarebbero le reali conseguenze emotive per entrambi e se la spinta è guidata da un bisogno di autenticità o prevalentemente dal desiderio di alleviare il senso di colpa. Talvolta è indicato anche un supporto di coppia, per aiutare a rielaborare il tradimento e ricostruire un equilibrio più solido e condiviso.

Le consiglio quindi di non restare sola in questo conflitto interno e di approfondire la situazione con uno specialista, che possa aiutarla a fare chiarezza e a trovare una strada che tenga conto sia del suo benessere sia di quello della relazione.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
sicuramente un ottimo punto di partenza è il fatto che entrambi siete supportati da uno psicologo. Quello che evinco dalle tue parole è che in questo momento ad avere per te un grosso impatto è il senso di colpa. Non puoi certamente cambiare il passato ma puoi fare qualcosa adesso. Pensa a quello che per te è importante e muoviti verso quella direzione.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, si rivolga al suo psicologo che già la conosce e che quindi la saprà aiutare. Cordiali saluti.
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Quello che descrivi è un conflitto interiore molto profondo e doloroso, e va detto con chiarezza: la tua sofferenza oggi non nasce tanto dal tradimento in sé, quanto dal peso della colpa, della paura e della responsabilità emotiva che ti sei caricata addosso.
Hai fatto una cosa importante: hai riconosciuto il tuo errore, ti sei assunta una parte di verità e ti sei esposta al rischio di perdere tuo marito. Questo indica consapevolezza e cambiamento reale. Tuttavia, la scelta di dire una verità parziale ha creato un secondo nodo: non stai più vivendo solo il rimorso per ciò che è stato, ma anche l’angoscia costante di essere scoperta. È comprensibile che tu non riesca a sentirti sollevata.
È importante però chiarire un punto delicato: dire “tutta la verità” non è sempre automaticamente la scelta più terapeutica, soprattutto quando il racconto completo non serve a chiarire il presente ma rischia solo di ferire ulteriormente. La domanda centrale non è “quanto ho detto?”, ma: a cosa servirebbe dirlo ora?
– A liberare te dal senso di colpa?
– A essere onesta fino in fondo?
– O a punirti ulteriormente?
Il fatto che tu pensi di “toglierti di mezzo” lasciandolo è un segnale di quanto tu ti senta indegna e colpevole, non di quanto tu non lo ami. Ma auto-escluderti non è riparare, è punirti. In questo momento la cosa più importante non è prendere decisioni affrettate, ma lavorare in terapia su due aspetti:
Se la verità completa è un bisogno tuo (per alleggerirti) o una reale necessità per la coppia e come trasformare il senso di colpa in responsabilità matura, senza restare prigioniera della paura. Il fatto che entrambi siate in terapia è un elemento molto positivo. Ti suggerirei di portare apertamente questo dilemma al tuo terapeuta: non per decidere “se dire o non dire”, ma per capire che senso ha dare ulteriori motivi di sofferenza che minerebbero l'equilibrio fragile raggiunto da tuo marito.
Gentile utente,
quello che descrive è un vissuto molto intenso e doloroso, e merita di essere accolto con grande rispetto, non con giudizio.
Il senso di colpa che sta sperimentando non nasce solo dal tradimento in sé, ma dal conflitto profondo tra la persona che è stata allora e la persona che sente di essere oggi. Il fatto che lei si percepisca cambiata, pentita e più consapevole indica già un importante lavoro interiore.
La confessione, tuttavia, non è stata un atto liberatorio come sperava, perché non è stata completa. Questo ha creato una frattura interna: da una parte il desiderio di proteggere suo marito dal dolore, dall’altra il bisogno di essere autentica. Quando la verità viene “dosata” per paura, il peso non scompare: si sposta interamente su chi la trattiene. È per questo che oggi si sente bloccata, insonne, con la mente occupata e il cuore affaticato.
È importante chiarire un punto fondamentale:
dire tutta la verità non equivale automaticamente a fare del bene, così come tacere non equivale necessariamente a mentire per egoismo. La domanda clinicamente più rilevante non è “devo dirgli tutto?”, ma:
di chi è questo bisogno adesso?
È per alleviare il suo senso di colpa o per costruire una relazione più autentica?
E soprattutto: suo marito, in questo momento del suo percorso emotivo, sarebbe in grado di reggere un’ulteriore rivelazione?
Il rischio che lei corre oggi è quello di punirsi all’infinito, arrivando persino a pensare di “togliersi di mezzo”, come se la sua presenza fosse di per sé dannosa. Questo è un segnale di quanto il senso di colpa stia diventando schiacciante e non più riparativo.
Il fatto che entrambi abbiate iniziato un percorso psicologico è una risorsa enorme. Forse, prima di qualsiasi decisione, sarebbe utile lavorare proprio su questo nodo:
• distinguere responsabilità da autodistruzione
• capire se e come una verità più completa possa essere eventualmente condivisa in uno spazio protetto (ad esempio in un contesto di terapia di coppia), anziché come atto solitario e impulsivo
• accettare che il perdono non è un evento istantaneo, ma un processo che riguarda entrambi
Andare avanti non significa “far finta di niente”, ma nemmeno vivere per sempre inchiodata a quella versione di sé. Il lavoro più difficile, ora, è forse perdonare se stessa, senza annullarsi né negare ciò che è stato.
Continui il percorso terapeutico, porti apertamente questo conflitto al suo psicologo, e si conceda il tempo di comprendere quale scelta sia davvero orientata alla cura, non solo alla colpa.
Il fatto che oggi lei soffra così tanto è già la prova che non è più la persona di allora.
Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, posso solo immaginare come lei si stia sentendo in questa delicata situazione. Per quanto dire la verità ed essere onesti e sinceri sia sempre la prima strada da seguire, lei ha già detto a suo marito di averlo tradito dargli tutti i dettagli a cosa servirebbe? L'intera verità ad oggi gioverebbe più a lei, a lui o a voi? Sentirsi in colpa credo sia un emozione normale e comprensibile ma ad oggi cosa porterebbe dire tutto? Forse potrebbe essere importante perdonare anche se stessa. Commettere errori è normale fa parte della vita. Cosa può fare oggi per non perdere il suo rapporto? Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott.ssa Saveria Ottaviani
Psicologo, Psicologo clinico
Marina di Ardea
Continua il tuo percorso con lo psicologo che hai scelto. Volere più opinioni sembra quasi che sei alla ricerca di qualcuno che ti dica quello che vuoi sentirti dire. Vai avanti col tuo percorso e le risposte arriveranno. Un saluto
Dott. Mattia Moraschini
Psicologo, Psicologo clinico
Fano
Buonasera e grazie per la sua condivisione. Posso immaginare quanto sia opprimente il senso di colpa e le difficoltà nel portarselo dietro, ma fa tutto parte di un processo. Ci chiede più opinioni, ma l'unica cosa che effettivamente può funzionare è lavorare con il professionista a cui si è affidata in questi ultimi 2 anni ed eventualmente iniziare un percorso di psicoterapia per provare a conoscersi meglio ed avvicinarsi a ciò che è accaduto in un modo più sano.
Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.
Cordialmente, dottor Moraschini
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, da quello che scrive emerge chiaramente quanto il senso di colpa e la paura la stiano tenendo bloccata più del tradimento in sé. La bugia parziale, il timore di essere scoperta e la paura di ferire suo marito sembrano imprigionarla, impedendole di vivere davvero la relazione e di riconoscere il cambiamento che sente dentro di sé.
È naturale sentirsi intrappolati in questa doppia verità: da un lato il desiderio di essere onesta e liberarsi dalla colpa, dall’altro la paura di un dolore troppo grande se tutto venisse raccontato. In questi casi, la mente resta spesso concentrata sulla colpa e sulla paura, rendendo difficile percepire il perdono e il sostegno che le sono stati offerti.
Il fatto che entrambi abbiate intrapreso un percorso psicologico è un segnale molto importante. Il lavoro terapeutico può aiutarla a comprendere se il bisogno di “dire tutto” nasce dal desiderio di riparare, dal bisogno di punirsi, o dalla speranza di liberarsi da un senso di colpa che non riesce a trasformarsi. Allo stesso tempo, può diventare uno spazio in cui interrogarsi su come prendersi responsabilità senza annullarsi o farsi da parte, come lei stessa scrive.
Il pentimento e il cambiamento che sente di aver fatto meritano di essere riconosciuti e integrati, non vissuti come una condanna permanente. Continuare questo lavoro con pazienza e profondità può aiutarla a ritrovare chiarezza su cosa è possibile sostenere oggi, emotivamente e nella relazione.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Laura Lanocita
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Quando Lei racconta questa situazione emerge soprattutto un punto preciso, il senso di colpa che non si placa nonostante abbia parlato. Lei ha fatto un gesto spinta dall’idea che dire avrebbe dovuto rimettere le cose a posto, dentro di sé e nella coppia. È comprensibile che oggi si senta confusa, perché ciò che La tormenta non è tanto l’evento passato in sé, quanto l’effetto che quella parola parziale ha prodotto su di Lei. Lei si chiede come andare avanti e perché la mente resti bloccata lì, mentre suo marito prova a investire nel presente. Qui è importante restare aderenti a ciò che chiede. Non si tratta di stabilire se avrebbe dovuto dire tutto o se dovrebbe farlo ora, perché questa decisione non può essere presa a partire da una risposta scritta. Ciò che invece si può mettere a fuoco è che la confessione non Le ha dato il sollievo atteso, segno che il nodo non è semplicemente nella quantità di verità detta, ma nel modo in cui Lei vive il rapporto tra colpa, parola e amore. Lei sembra pensare che per poter stare in relazione debba liberarsi completamente dal senso di colpa, mentre oggi questo sentimento continua a occupare la scena e a toglierLe spazio. Il fatto che entrambi abbiate iniziato un percorso di parola è un elemento importante, perché indica che qualcosa si sta muovendo, anche se non ancora nel modo che Lei sperava.
Nel mio orientamento di lavoro si presta attenzione proprio a questi passaggi, senza forzare soluzioni né anticipare esiti, lasciando che ciò che pesa possa essere lentamente rimesso al suo posto, senza trasformarsi in una condanna permanente.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto attento e rispettoso, dove poter sostenere questo momento senza giudizio e senza l’urgenza di decidere subito cosa fare.
La saluto cordialmente.
Dottoressa Laura Lanocita
Buonasera. Ti rispondo con molta cura, perché quello che descrivi è un peso enorme da portare da sola. Quello che stai vivendo non è mancanza d’amore o falsità: è colpa non digerita. Hai detto una parte della verità per proteggere lui… e forse anche te stessa dalla paura di perderlo. È umano. Ma ora il prezzo lo stai pagando tu, con l’ansia, l’insonnia, la paura costante. Una cosa importante: non sei obbligata a punirti per essere cambiata. Il fatto che tu sia diversa oggi è reale, non una bugia. Il tradimento appartiene al passato, il problema ora è come stai tu nel presente. Dirgli tutto “per scaricare” la colpa non è sempre un atto terapeutico. A volte serve solo a spostare il dolore da dentro di noi all’altro. La domanda chiave non è “devo dirglielo?”, ma: questa verità completa servirebbe a lui o solo a calmare la mia angoscia?
Il fatto che tu pensi di lasciarlo “per togliermi di mezzo” è un segnale chiaro di quanto ti stai giudicando duramente. Ma andartene non riparerebbe nulla: aggiungerebbe solo altra sofferenza.
Ora la cosa più importante è questa: non prendere decisioni drastiche mentre sei in colpa e paura. La mente, in quello stato, non è lucida.
Stai già facendo una cosa giusta: siete entrambi in terapia. Questo spazio è il luogo giusto per affrontare, con gradualità, anche questa parte che oggi ti schiaccia. Non devi risolvere tutto subito, né scegliere oggi cosa fare per sempre.
Può essere utile lavorare su come trasformare la colpa in responsabilità, senza autodistruzione. È un passaggio delicato, ma possibile.
Non sei una persona cattiva. Sei una persona che ha sbagliato, è cambiata e ora non sa come convivere con il passato. E questo, credimi, è molto umano.
Se senti il bisogno di un confronto ulteriore, anche solo per rimettere ordine nei pensieri, puoi scrivermi. Non sei sola in questo.
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Buonasera,

la ringrazio per aver scritto e per la sincerità con cui ha condiviso un vissuto così complesso. Da quello che racconta emerge una sofferenza intensa, fatta di senso di colpa, paura e confusione, che è comprensibile data la delicatezza della situazione e l’importanza del legame che sta cercando di proteggere.

La scelta di confessare il tradimento nasce da un bisogno di autenticità e riparazione, e il fatto che suo marito abbia deciso di perdonarla indica un desiderio reciproco di andare avanti insieme. Tuttavia, quando la verità viene condivisa in modo parziale, può accadere che il sollievo atteso non arrivi e che il peso si trasformi in una nuova forma di angoscia: non tanto per ciò che è accaduto in passato, quanto per la paura costante di perdere ciò che oggi conta.

È importante distinguere due piani che nella sua mente sembrano intrecciarsi:

da un lato, il pentimento reale e il cambiamento, che lei riconosce in sé;

dall’altro, il bisogno di espiazione, che può portarla a sentirsi “in colpa a prescindere”, come se non fosse più legittimata a stare bene o a ricevere l’impegno e l’amore dell’altro.

Il pensiero che “dire tutta la verità lo avrebbe distrutto” indica quanto lei stia cercando di proteggere suo marito, ma anche quanto stia portando tutto il peso da sola. Allo stesso tempo, vivere nella paura che emerga ciò che è stato taciuto può diventare emotivamente paralizzante e rendere impossibile godere del presente, anche quando l’altro si sta impegnando sinceramente.

Il fatto che entrambi abbiate intrapreso un percorso psicologico è una risorsa molto importante. In questo momento potrebbe essere utile che il lavoro terapeutico si concentri non tanto sul “cosa dire o non dire”, ma su come lei sta reggendo questo conflitto interno, sul significato che attribuisce alla colpa e su cosa le impedisce di perdonare se stessa, anche a fronte del perdono ricevuto.

Non è necessario prendere decisioni drastiche o punitive nei confronti di sé per dimostrare il proprio pentimento. A volte il lavoro più difficile è accettare di poter restare, di poter riparare nel tempo e di poter costruire qualcosa di nuovo senza essere costantemente prigionieri del passato.

Se sente il bisogno di più punti di vista, può essere utile valutare anche alcuni colloqui di coppia, per avere uno spazio protetto in cui questi temi possano essere affrontati con una guida, senza che ricadano interamente sulle sue spalle.

La sofferenza che descrive merita ascolto e cura. Non è sola in questo percorso, e il fatto che stia cercando aiuto è già un segnale importante di responsabilità e consapevolezza.

Resto a disposizione.

Un caro saluto,
Alessia Mariosa
Psicologa
Dott.ssa Ylenia De Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, dalle sue parole emerge un senso di colpa molto intenso e una grande sofferenza emotiva. È comprensibile che, dopo aver fatto una confessione così delicata, invece di sentirsi sollevata si ritrovi ora bloccata nella paura e nell’ansia. Importante però, è riconoscere che ora il problema principale non è più l’evento in sé, bensì lo stato di allarme continuo in cui Lei si trova.

Questo è un materiale fondamentale da portare con chiarezza nel suo percorso terapeutico: è lì che può essere compreso e affrontato in modo utile. Il lavoro in terapia non consiste nel decidere cosa sia “giusto” confessare e punire, ma nell’aiutarla a comprendere cosa Le sta accadendo e come gestire il disagio che oggi la blocca.

È importante ricordare che nelle relazioni non è necessario condividere tutto: ciò che conta è la responsabilità che ciascuno si assume oggi per stare meglio e per non agire il proprio malessere. L’obiettivo non è punirsi o “togliersi di mezzo”, ma trovare una direzione che le permetta di ridurre la sofferenza e recuperare stabilità.

Il punto centrale ora non è il passato, ma cosa fare oggi di questo disagio per non restarne prigioniera.
Dr. Simone Gagliardi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buonasera,
da ciò che scrive emerge che la confessione non è stata mossa solo dal desiderio di verità, ma anche da un bisogno di liberarsi dal senso di colpa. Quando però la verità viene parzialmente trattenuta, il peso non si scioglie ma cambia forma: non è più solo colpa, diventa paura di essere smascherata e impossibilità di stare nella relazione senza tensione. In questo senso, il suo disagio attuale non sembra derivare tanto dal tradimento in sé, quanto dalla posizione in cui ora si trova: essere perdonata per qualcosa che non è stato detto fino in fondo.

Il punto centrale non è decidere subito se dire tutto, lasciare suo marito o “togliersi di mezzo”, ma interrogare cosa rappresenti per lei questa bugia che oggi la blocca. Sembra che il conflitto non sia solo con suo marito, ma con l’immagine che lei ha di sé: pentita e cambiata, ma allo stesso tempo non del tutto esposta. Questa situazione può diventare un’occasione per capire che rapporto ha con la verità, con la colpa e con la responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte, prima ancora che una questione su come andare avanti nella coppia.
Buonasera,capisco la difficoltà della situazione in cui si trova. Il senso di colpa che descrive è molto pesante, e la paura di non essere completamente onesta con suo marito sta probabilmente alimentando la sua ansia. È naturale sentirsi turbata dopo aver rivelato una parte della verità, ma nascondere ancora alcuni dettagli la sta mettendo in un circolo vizioso di preoccupazioni e di tensione interiore.
Il fatto che suo marito abbia deciso di perdonarla e di impegnarsi per andare avanti è una base su cui costruire, ma affinché entrambi possiate davvero guarire, la sincerità completa sarebbe fondamentale. Continuare a vivere con la paura che lui possa scoprire la verità potrebbe impedirle di sentirsi veramente serena.
Il fatto che stia già seguendo un percorso psicologico è positivo, perché affrontare questa situazione da un punto di vista emotivo e psicologico può aiutarla a gestire la sua angoscia. Potrebbe essere utile esplorare con il suo psicologo come affrontare la questione con suo marito in modo che lei possa finalmente liberarsi dalla tensione che sente. Una comunicazione aperta, anche se difficile, potrebbe essere il passo per poter ricostruire una relazione basata sulla fiducia reciproca.
Se è davvero pentita e cambiata, e se crede che suo marito possa capire la sua sincerità, potrebbe essere importante affrontare la questione direttamente con lui, per dare un senso di chiusura. A volte il perdono più profondo nasce dall'onestà totale, che permette di superare il dolore insieme.
Un caro saluto
Dott.ssa Carmen Coppola
Psicologo, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Buongiorno,
da quello che scrive si sente una sofferenza molto profonda, quasi schiacciante. Non è solo il tradimento del passato a farla stare male: è il peso che sta portando adesso, ogni giorno, da sola, dentro una verità a metà che non le permette di respirare.
Lei ha trovato il coraggio di parlare spinta dal senso di colpa e dal desiderio di non vivere più nella menzogna. Questo è importante dirlo: non ha confessato per leggerezza, né per egoismo, ma perché sentiva di non riuscire più a stare in silenzio. Eppure, proprio perché la paura di ferire suo marito era enorme, si è fermata a metà. È lì che oggi si è incastrata.
Ora si trova in una posizione durissima:
-non può tornare indietro;
-non riesce ad andare avanti;
-vive nel timore costante di essere scoperta;
-e, allo stesso tempo, nel dolore di vedere suo marito impegnarsi mentre lei si sente “falsa”;

È comprensibile che non dorma, che senta la testa pesante, il cuore a pezzi. Questo stato di allerta continua consuma, e non significa che lei sia cattiva o manipolatrice: significa che sta cercando di reggere qualcosa che, emotivamente, è più grande di lei in questo momento.
Il pensiero “forse dovrei lasciarlo per togliermi di mezzo” merita molta attenzione. Non suona come una scelta lucida, ma come una forma di auto-punizione: l’idea di sparire, di farsi da parte, per smettere di far male e di sentirsi colpevole. Ma questo non è prendersi responsabilità, è farsi carico di tutto da sola, come se lei dovesse pagare all’infinito per ciò che è stato.
Lei dice una cosa molto importante: “Sono davvero pentita, e cambiata.”
Il problema è che oggi non riesce a sentire di avere il diritto di essere perdonata, nemmeno quando il perdono le viene offerto. E finché resta bloccata lì, nessuna relazione potrà davvero ripartire, perché la sua mente è ancora in guerra con se stessa.
Dire tutta la verità o no non è una decisione da prendere sotto il ricatto della paura. Non è una scelta morale astratta, ma una scelta relazionale, che va pensata tenendo conto:
-di ciò che lei è in grado di reggere emotivamente;
-di ciò che suo marito potrebbe davvero elaborare;
-di cosa aiuterebbe la coppia a guarire, non solo a “sapere”.

Ed è molto importante che lei non affronti questo bivio da sola. Il fatto che entrambi abbiate intrapreso un percorso psicologico è una risorsa enorme: questo tema va portato lì, apertamente, senza vergogna. Non per essere assolta o condannata, ma per capire come vivere con ciò che è stato, qualunque strada decida di percorrere.
Per ora, forse, il passo più gentile che può fare è smettere di prendere decisioni drastiche, smettere di punirsi con pensieri di sparizione, riconoscere che sta facendo il possibile con gli strumenti che ha.
Lei non è solo l’errore che ha commesso. È anche la persona che oggi soffre, che si interroga, che cerca di non ferire più nessuno. E questo conta.
Continui a farsi aiutare. Continui a parlare. Non deve “sistemare tutto” adesso. A volte andare avanti significa solo restare, un giorno alla volta, senza scappare né da sé né dalla relazione.

Grazie per essersi esposta così. Non è poco, ed è tutt’altro che scontato.
Un caro saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.
Dott.ssa Chiara Avelli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, la sofferenza che descrive è intensa e reale, e merita di essere accolta senza giudizio. Il senso di colpa che l’ha spinta a confessare nasce probabilmente da un bisogno profondo di coerenza e di autenticità, soprattutto ora che la relazione con suo marito sembra attraversare una fase di maggiore vicinanza. Tuttavia, il fatto di non aver detto tutta la verità l’ha lasciata in una posizione emotivamente molto pesante, perché oggi si trova a convivere non solo con il passato, ma anche con la paura costante di essere scoperta e con il conflitto interno tra il desiderio di proteggere suo marito e quello di essere completamente sincera. È comprensibile che, invece di sentirsi sollevata, si senta bloccata, con sintomi fisici e un senso di angoscia che non le permette di andare avanti serenamente. Da un punto di vista psicologico, il nodo centrale non è solo “dire o non dire”, ma il fatto che lei stia portando da sola un carico emotivo molto grande, mentre la relazione sta cercando di ricostruirsi. La fantasia che dire tutta la verità “lo ucciderebbe” e l’idea di doversi togliere di mezzo sembrano esprimere quanto si senta colpevole e quanto poco spazio stia dando anche ai suoi bisogni di riparazione e perdono verso se stessa. Il fatto che entrambi abbiate già intrapreso un percorso psicologico è un elemento molto positivo: potrebbe essere utile valutare, con il supporto dei professionisti che vi seguono, se e come affrontare questo tema in modo graduale e protetto, magari anche in un contesto di terapia di coppia, piuttosto che gestirlo da sola o con decisioni drastiche. Non esiste una risposta giusta uguale per tutti: alcune persone sentono il bisogno di una verità totale per poter andare avanti, altre riescono a lavorare sulla relazione partendo dall’impegno presente e dal cambiamento reale, senza riaprire completamente il passato. Il punto fondamentale è che lei ora non resti intrappolata nella colpa e nella paura, perché così facendo rischia di compromettere sia il suo benessere sia il percorso di ricostruzione della coppia. Continui a portare apertamente questi vissuti in terapia, senza autocondannarsi: il lavoro che sta facendo indica che c’è consapevolezza, pentimento e desiderio di cambiamento, e da qui può ancora nascere un modo più sano di andare avanti, qualunque scelta verrà fatta. Dott.ssa Chiara Avelli
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, quello che sta vivendo è il conflitto tra il desiderio di proteggere la relazione e il peso di una colpa che non trova ancora pace. È comprensibile che, dopo la confessione, l’ansia non si sia placata: quando qualcosa resta irrisolto dentro, la mente continua a tornarci. Prima di prendere decisioni drastiche o punitive verso di sé o verso la relazione, è importante fermarsi e lavorare su ciò che oggi La spinge a voler “riparare” attraverso la sofferenza. La verità non è solo un fatto da dire, ma un processo che va compreso, contenuto e valutato nei suoi effetti. Il fatto che entrambi siate in un percorso psicologico è una risorsa importante. Portare questo nodo nel suo spazio terapeutico può aiutarla a distinguere tra senso di colpa, responsabilità e bisogno di autoassoluzione, e a capire quale sia la strada più rispettosa per lei e per suo marito. Un caro saluto
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Avete pensato alla possibilità di fare terapia di coppia. Quando un tradimento avviene significa che ci sono delle difficoltà di coppia ed in quelle difficoltà poi entra una terza persona, entra la storia o l'amante. Sicuramente i rispettivi psicologi vi hanno già dato delle spiegazioni, quello che vi posso consigliare è di fare una terapia di coppia con uno psicologo diverso (non il suo nè quello del suo compagno, deve essere esterno ad entrambi). Vi consiglio di riportare tutti questi contenuti in terapia di coppia, si sente che sia lei che suo marito soffrite molto e la terapia di coppia potrebbe aiutarvi a capire cosa non funziona nel vostro rapporto di coppia. I tradimenti parlano anche di una coppia che sta attraversando delle difficoltà relazionali dentro la coppia. Non disperi e proponga una terapia di coppia al suo compagno, lui da quello che lei racconta le vuole bene e probabilmente può accettare questa possibilità di un lavoro psicologico sulla coppia

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