Buonasera, da 25 anni soffro di Sindrome di Menière in modo importante, dopo 3 anni ho dovuto fare u

21 risposte
Buonasera, da 25 anni soffro di Sindrome di Menière in modo importante, dopo 3 anni ho dovuto fare un'intervento di infiltrazione di gentamicina per annullare la funzione del labirinto sx, nel corso degli anni la situazione si è stabilizzata ma il filo conduttore è l'incertezza perché ogni santo giorno mi alzo e verifico se sto in piedi oppure no, ma nonostante questa situazione ho sempre cercato di vivere abbastanza nella normalità. Da alcuni anni mi succede che ho paura ad allontanarmi da casa per serate con amici o simili, negli ultimi mesi si è accentuata in modo significativo e il solo pensiero mi crea disturbi intestinali, palpitazioni, febbre, credo che questi siano gli effetti e non la causa, penso che 26 anni di insicurezza quotidiana a causa della Menière, da 5 anni una bruttissima psoriasi e da alcuni mesi anche un'angina possano "giustificare" il fatto che si sia creata questa mancanza di coraggio per uscire... grazie
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Comprendo con quanta fatica e dignità Lei stia portando il peso di una quotidianità segnata, da oltre un quarto di secolo, da una profonda incertezza corporea. Vivere con la Sindrome di Menière significa abitare un mondo dove il suolo sotto i piedi non è mai un dato acquisito, ma una conquista da verificare ogni mattina; è una condizione che logora la fiducia non solo nel proprio equilibrio fisico, ma nel legame stesso tra il Sé e l'ambiente circostante.

I sintomi che descrive — le palpitazioni, i disturbi intestinali, quella sensazione di febbre al solo pensiero di uscire — non sono affatto ingiustificati: sono il grido di un corpo che, dopo anni di "iper-vigilanza" dovuta alla vertigine e alle successive sfide della psoriasi e dell'angina, ha esaurito le proprie riserve di sicurezza. In ambito psicologico, chiamiamo questo processo "esaurimento della base sicura". Quando il corpo diventa il luogo dell'imprevisto e del dolore, lo spazio esterno smette di essere un'opportunità e si trasforma in una minaccia. La Sua "mancanza di coraggio" non è un limite del carattere, ma una risposta adattiva a un sovraccarico di vulnerabilità: il Suo sistema nervoso sta cercando di proteggerLa dall'eventualità di trovarsi in difficoltà lontano dal Suo "porto sicuro".

In un'ottica che considera l'identità come un processo relazionale, la malattia cronica ha finito per ridefinire il Suo modo di stare con gli altri, portandoLa a una chiusura difensiva per evitare il rischio dell'imprevedibile. La psicoterapia ad orientamento psicodinamico può offrirLe uno spazio accogliente dove dare voce a questa stanchezza profonda e al senso di perdita che queste patologie hanno comportato. L'obiettivo non è forzarLa a uscire, ma lavorare insieme per ricostruire una narrazione di sé che non sia definita solo dalla malattia, aiutandoLa a ritrovare, un passo alla volta, una dimensione di possibile "stabilità emotiva" pur all'interno di una fragilità fisica.

Affrontare questi vissuti all'interno di una relazione terapeutica può aiutarLa a trasformare l'angoscia del "non sapere se starò in piedi" in una nuova forma di consapevolezza e di accettazione, permettendoLe di riappropriarsi di spazi di socialità con i tempi e i modi che il Suo corpo le consente oggi.

Quali sono i momenti della giornata in cui, nonostante tutto, sente di poter ancora percepire un barlume di quella "normalità" che ha sempre cercato di difendere con tanta forza?
Un saluto
Dottssa Giovanna Costanzo

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Dott.ssa Sofia Bonomi
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Penso che abbia ragione quando dice che la sua situazione può giustificare la "mancanza di coraggio" ad uscire, penso anche che se ne sente il bisogno e ne ha la possibilità potrebbe giovane di un lavoro di psicoterapia al fine di elaborare ciò che le accade e trovare un modo per viverlo al meglio possibile. Cordialmente, dott.ssa Bonomi
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
quello che descrive è molto comprensibile se si considera la lunga storia di malattia che ha vissuto. Convivere per anni con una condizione come la Sindrome di Ménière, caratterizzata da imprevedibilità e perdita di controllo, può portare nel tempo a sviluppare una forte sensibilità all’incertezza e una costante “allerta” verso il proprio corpo. Il fatto che ogni giorno inizi con una sorta di “verifica” del proprio equilibrio è già di per sé un segnale di quanto questa esperienza abbia inciso sulla sua sicurezza interna.
Quello che sta emergendo negli ultimi anni, e in modo più intenso negli ultimi mesi, sembra avere le caratteristiche di una risposta ansiosa che si è strutturata nel tempo. La paura di allontanarsi da casa, i sintomi fisici come disturbi intestinali, palpitazioni e sensazione di febbre sono molto tipici degli stati d’ansia. Non sono “solo effetti secondari”: corpo e mente funzionano insieme, e spesso il corpo diventa il canale principale attraverso cui l’ansia si esprime.
È importante sottolineare che non si tratta di una mancanza di coraggio. Piuttosto, è come se il suo sistema interno fosse diventato iperprotettivo dopo anni di incertezza, cercando di evitare situazioni percepite (anche inconsciamente) come potenzialmente rischiose o difficili da gestire. Le altre condizioni che cita, come la psoriasi e i problemi recenti di salute, possono aver ulteriormente aumentato il carico di stress, contribuendo a rendere più fragile questo equilibrio.
Questa difficoltà ad uscire e ad allontanarsi da luoghi “sicuri” può ricordare dinamiche simili all’ansia anticipatoria o, in alcuni casi, a forme di evitamento che nel tempo rischiano di restringere sempre di più gli spazi di vita. Proprio per questo è importante intervenire, perché si tratta di situazioni che possono migliorare significativamente con un supporto adeguato.
Un percorso psicologico, in particolare ad orientamento cognitivo-comportamentale, può aiutarla a:


comprendere meglio i meccanismi che alimentano questa ansia


ridurre i sintomi fisici


recuperare gradualmente fiducia e libertà nei movimenti e nelle uscite


lavorare sul senso di controllo e sicurezza personale


Dopo tanti anni di gestione della malattia, il fatto che stia emergendo questa difficoltà non è un fallimento, ma piuttosto un segnale che il suo sistema ha bisogno di nuove risorse e strumenti.
Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista, così da poter costruire insieme un percorso mirato e adatto alla sua storia.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Eugenio Rollo
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Lecce
Buonasera. Da come descrive la sua situazione le probabilità che le sue fobie siano connesse alle patologie fisiche riscontrate sono molto elevate. Occorre distinguere se i sintomi psicosomatici siano causa o effetto di un disturbo psicologico, ci sono molti aspetti da approfondire. Le suggerisco di intraprendere un percorso di psicoterapia che possa analizzare in dettaglio la situazione e trovare il modo di uscirne. In bocca al lupo
Dott. Stefano Ventura
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile Amico,
lavoro da anni con pazienti con acufene e Meniere, e so quanto può essere invalidane questa condizione. Ha perfettamente senso che ora lei "sconti2 anni di stress cronico e sofferenza emotiva, come se questa lunga condizione avesse sendimentato in lei l'idea di essere vulnerabile o fragile. Una terapia, soprattutto CBT con EMDR, potrebbe migliorare molto la sua condizione ora.

con i migliori auguri,
dr. Ventura
Dott.ssa Barbara Agnoli
Psicoterapeuta, Psicologo
Napoli
Gentile, immagino la fatica quotidiana nell'affrontare le varie fatiche che questa sindrome le causa. Penso sarebbe importante cercare uno spazio di psicoterapia dove poter trovare supporto nell'affrontare questi sintomi e per capire cosa le succede a livello emotivo. Buona vita!
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

intraprenda un percorso psicologico, al fine di poter meglio elaborare la condizione di salute da cui è stato accompagnato. Può aiutarla col tempo a gestire meglio la sua ormai costante preoccupazione.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Gentile utente, quello che descrive è comprensibile se letto alla luce della sua storia clinica complessa e prolungata. Vivere per molti anni con una condizione come la Sindrome di Ménière, caratterizzata da imprevedibilità e sensazione di instabilità, può portare il sistema nervoso a sviluppare una forma di “ipervigilanza” rispetto al corpo e alla sicurezza dell’equilibrio. In altre parole, il controllo quotidiano del proprio stato fisico diventa una strategia di adattamento che, nel tempo, può però estendersi anche a situazioni non direttamente legate alla malattia.
Quando questa incertezza si prolunga per anni, è possibile che il cervello associ progressivamente l’allontanamento da casa o le situazioni sociali a una condizione di “mancanza di sicurezza”, attivando risposte ansiose anche intense (come sintomi gastrointestinali, palpitazioni o sensazioni simil-febbrili). Questi sintomi sono tipici dell’attivazione ansiosa e non indicano per forza un peggioramento fisico, ma una risposta del sistema di allarme corporeo.
Non si tratta di “mancanza di coraggio”, ma piuttosto di un meccanismo di protezione che si è progressivamente generalizzato nel tempo, probabilmente anche in relazione alla storia di malattia, allo stress cumulativo e alle recenti ulteriori condizioni fisiche che lei riferisce.
In questi casi può essere utile un lavoro psicoterapeutico mirato ridurre l’ipercontrollo corporeo e l’attenzione costante ai segnali fisic; rielaborare la percezione di sicurezza nelle situazioni esterne; lavorare gradualmente sull’esposizione alle situazioni evitate, in modo sostenibile; intervenire sui pensieri anticipatori che alimentano l’attivazione ansiosa.
Il fatto che per molti anni sia riuscito a mantenere una vita sostanzialmente attiva è un elemento importante di risorsa, su cui è possibile lavorare.
Se la difficoltà si è intensificata negli ultimi mesi, può essere utile affrontarla in modo strutturato, per evitare che il circolo ansia–evitamento si consolidi ulteriormente.
Resto a disposizione per un eventuale approfondimento.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, bisognerebbe intervenire con un percorso di psicoterapia. Io le suggerisco un approccio emdr.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Claudia Romani
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gent.ma, il suo racconto descrive una storia lunga e complessa, caratterizzata da anni di adattamento a una condizione medica impegnativa e imprevedibile. Vivere così a lungo con l’incertezza quotidiana rispetto al proprio equilibrio fisico può generare nel tempo un importante stato di allerta, vulnerabilità e bisogno di controllo.
È comprensibile che, dopo molti anni di esposizione a questa instabilità, possano svilupparsi paure legate agli spostamenti, all’allontanarsi da contesti percepiti come sicuri o alla possibilità di trovarsi in situazioni difficili da gestire. I sintomi che descrive possono essere compatibili con una componente ansiosa significativa, che tende ad amplificarsi proprio quando si teme di perdere controllo o sicurezza.
Questo non significa che manchi coraggio, ma piuttosto che il suo sistema emotivo potrebbe essere sottoposto da molto tempo a uno stress cronico importante.
Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi meccanismi, ridurre l’ansia anticipatoria e recuperare progressivamente maggiore libertà nelle sue attività quotidiane.
La sofferenza psicologica che accompagna condizioni fisiche croniche è reale e merita attenzione tanto quanto quella organica.”
Dr. Massimo Di Donato
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Cava de' Tirreni
Gentile utente, capisco quanto possa essere pesante vivere per anni con questa sensazione di incertezza, come se ogni giornata iniziasse con un “test” da superare. Non è solo una fatica fisica, ma anche un logorio silenzioso che, nel tempo, può portare il corpo e la mente a mettersi in allerta sempre più spesso.

Quello che descrive somiglia a un meccanismo in cui l’esperienza ripetuta di instabilità ha insegnato al suo sistema interno a “prevenire il pericolo”, soprattutto quando si allontana da ciò che percepisce come sicuro, come casa. I sintomi che compaiono prima di uscire non sono un capriccio del corpo, ma un linguaggio, come se una parte di lei dicesse, e mi corregga se sbaglio, “attenzione, potremmo non essere al sicuro”.

In questi casi può essere utile un percorso terapeutico che lavori proprio su questo circolo tra corpo e paura. Approcci come la terapia cognitivo comportamentale o la terapia breve strategica potrebbero aiutare a ridurre gradualmente l’evitamento e a ristabilire una sensazione di fiducia nei propri movimenti, mentre un lavoro più orientato all’EMDR può aiutare a “digerire” gli anni di esperienza vissuti come imprevedibili.

Non si tratta di mancanza di coraggio, ma di un sistema che si è adattato troppo bene alla paura. È come un allarme che, dopo anni, suona anche quando non c’è un incendio. Il percorso non è spegnerlo di colpo, ma imparare poco alla volta a riconoscere quando è davvero necessario ascoltarlo e quando, invece, si può restare e respirare anche se suona.
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, da come racconta la sindrome si è stabilizzata, ma sarebbe utile comprendere quanto pensarsi con una sindrome cronica abbia avuto impatto sull'idea che ha di sé, sulla sua autostima e sulla possibilità di recuperare uno spazio di azione. Anche la psoriasi e l'angina possono aver gravato sulla sua tranquillità e sulle risorse che sente di avere in questo momento per farvi fronte. é importante includere nella cura sia la salute fisica che mentale, per poter ottenere una migliore qualità di vita, con un percorso psicoterapeutico che abbia obiettivi condivisi e costruiti per lei. Spero di esserle stata di aiuto.
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
la Sindrome di Ménière è una patologia reale dell’orecchio interno. Non è una malattia psicologica all’origine, quindi non è psicosomatica nel senso stretto.
Non esiste una cura definitiva valida per tutti, ma esistono terapie, interventi e percorsi che permettono, nel tempo, una stabilizzazione della situazione. Da quello che racconta, anche lei ha raggiunto un certo equilibrio.

Il punto più importante nel suo caso è un altro.
Lei descrive 25 anni di incertezza quotidiana: ogni giorno si alza e verifica se riesce a stare in piedi oppure no. Questo significa che per molto tempo il suo sistema ha imparato a controllare, a prevenire, a stare in allerta.
Questo meccanismo è stato necessario, ma nel tempo può trasformarsi in ansia anticipatoria, paura di allontanarsi da casa e reazioni fisiche come disturbi intestinali o palpitazioni.
Tradotto in modo semplice: la malattia è reale, ma negli anni si è aggiunto un secondo livello, cioè la paura della malattia.
Oggi è soprattutto su questo secondo livello che si può lavorare.
Non si tratta di “curare la Ménière” con la psicologia, ma di ridurre il controllo continuo, recuperare fiducia nel corpo e tornare gradualmente a muoversi con più libertà.
Non è mancanza di coraggio. È un sistema che, dopo anni di instabilità reale, ha imparato a proteggersi. Ora però quella protezione sta diventando un limite.
Queste parole restano teoria, lo so. Senza una pratica costante, non bastano. Ma io sono qui per aiutarla: possiamo affrontarlo insieme, passo dopo passo
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buongiorno, nel corso del tempo i sintomi sul corpo tendono a incremnatre i fastidi e la sofferenza fino a andare a pervadere aspetti del funzionamento della persona che come meccanismo di difesa sceglie l'evitamento. Questo è probabilmente il momento giusto in cui si rende conto che non puo chiudersi e occorre cambiare i meccanismi che la fanno stare male. Si rivolga ad un bravo professionista che la possa aiutare ad attraversare le situazioni difficili della sua vita e liberarsi dei meccanismi che la bloccano. Sia fiduciosa, cambiando atteggiamento e stimoli cambierà anche la sua risposta ad essi.
Dott.ssa GIULIANA ARENA
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera caro scrittore. Mi dispiace molto. Immagino quanto debba essere difficile per lei affrontare giorno dopo giorno i sintomi di questa patologia. I disturbi intestinali, le palpitazioni, la febbre, la psoriasi, come dice lei, sembrano essere reazioni somatiche alle battaglie che affronta tutti i giorni. Le consiglio, comunque, di approfondire a livello medico. non leggo che lei sta seguendo un percorso di psicoterapia... se così fosse, le consiglio di pensarci: potrebbe esserle di aiuto per dare voce alle sue emozioni.

Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
quello che descrive è comprensibile alla luce del percorso che ha affrontato nel tempo. Vivere per molti anni con una condizione come la Sindrome di Ménière, caratterizzata da imprevedibilità e perdita di controllo, può portare progressivamente a sviluppare uno stato di allerta costante verso il proprio corpo e le situazioni.
Quella che oggi riconosce come difficoltà ad allontanarsi da casa sembra avere le caratteristiche di una risposta ansiosa: i sintomi che descrive (disturbi intestinali, palpitazioni, sensazione febbrile) sono tipici di un’attivazione del sistema nervoso legata proprio all’anticipazione e alla paura.
Non si tratta di “mancanza di coraggio”, ma più probabilmente di un meccanismo di protezione che nel tempo si è strutturato: dopo anni di incertezza fisica, il suo sistema sembra cercare di ridurre i rischi evitando situazioni percepite come meno controllabili.
La cosa importante è che questi meccanismi, anche se consolidati, possono essere compresi e gradualmente modificati. Un percorso psicologico può aiutarla a:
– riconoscere meglio come si attiva questa risposta
– lavorare sull’ansia anticipatoria
– recuperare, passo dopo passo, una maggiore libertà nei movimenti e nelle scelte
Il fatto che lei abbia mantenuto nel tempo una buona capacità di adattamento è una risorsa importante su cui poter lavorare.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott. Davide Ciccarelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera,

quello che descrivi ha molto senso se lo si guarda nella continuità della tua storia, più che come qualcosa comparso “all’improvviso”. Per 25 anni hai vissuto con una malattia che non colpisce solo il corpo, ma anche il senso di sicurezza di base: il fatto stesso di alzarti ogni mattina e dover verificare “se stai in piedi oppure no” dice quanto il tuo equilibrio, anche psicologico, sia stato costantemente esposto all’incertezza.

E vivere così per tanto tempo logora.

Mi colpisce molto una cosa: nonostante tutto, dici di aver cercato di vivere “abbastanza nella normalità”. Questo fa pensare a una persona che ha sviluppato molta capacità di adattamento, probabilmente anche molta forza. Però a volte il corpo e la mente riescono a reggere per anni finché, a un certo punto, qualcosa si satura.

Le difficoltà che racconti oggi — la paura di allontanarti da casa, l’ansia anticipatoria, i sintomi intestinali, le palpitazioni, persino la febbre legata all’attivazione emotiva — sembrano proprio il segnale di un sistema che è rimasto troppo a lungo in allerta.

Più che “mancanza di coraggio”, io parlerei di una progressiva associazione tra il fuori casa e la possibilità di perdere il controllo o stare male senza sentirti al sicuro. Dopo tanti anni di imprevedibilità fisica, è comprensibile che la mente inizi a cercare luoghi e situazioni percepite come più protette.

E il fatto che negli ultimi anni si siano aggiunti anche la psoriasi e l’angina probabilmente ha aumentato ulteriormente il senso di vulnerabilità del tuo corpo.

Quello che stai vivendo assomiglia molto a una forma di ansia legata alla salute e alla paura di non riuscire a gestire eventuali sintomi lontano da una situazione sicura. Non perché tu sia “debole”, ma perché il tuo organismo ha imparato per anni che il corpo può diventare improvvisamente inaffidabile.

Il problema è che più eviti o temi certe situazioni, più il cervello le registra come pericolose, e il circolo si rinforza.

Mi sembra importante però che tu non stia banalizzando ciò che ti accade. Tu stesso fai un collegamento tra la tua storia medica e questa difficoltà attuale, e credo che sia un collegamento molto sensato.

Forse la domanda non è “come faccio ad avere più coraggio?”, ma:
come posso tornare gradualmente a fidarmi un po’ di più del fatto che posso stare nel mondo anche con questa fragilità?

Perché probabilmente il punto non sarà tornare a sentirti “invulnerabile”, ma smettere di vivere ogni uscita come una possibile minaccia.

Ti direi anche una cosa importante: dopo tanti anni passati a convivere con condizioni fisiche così impegnative, potrebbe essere molto utile avere uno spazio psicologico in cui elaborare il peso emotivo di questa incertezza continua. A volte chi convive a lungo con malattie croniche sviluppa un livello di tensione e controllo costante che diventa quasi invisibile finché non emerge attraverso l’ansia.
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buongiorno, immagino soltanto quanto possa essere pesante vivere per così tanti anni con una condizione imprevedibile come la Sindrome di Ménière.
Il fatto che lei abbia continuato a lavorare, uscire, costruire relazioni e cercare una quotidianità “normale” nonostante tutto, racconta una grande capacità di adattamento.
La paura di allontanarsi da casa, i sintomi intestinali, le palpitazioni, la sensazione febbrile già al solo pensiero di uscire possono manifestarsi quando il corpo e la mente restano per anni in allerta.
Chi convive a lungo con vertigini, instabilità o sintomi imprevedibili spesso sviluppa una forma di ipervigilanza, nella quale il cervello impara a controllare costantemente ogni sensazione fisica per paura di perdere equilibrio, stare male o trovarsi in difficoltà lontano da un luogo percepito come sicuro. In presenza di disturbi vestibolari cronici, si possono sviluppare ansia anticipatoria, evitamento sociale o paura di uscire da soli o di stare lontani da casa. Anche condizioni croniche come Psoriasi e problemi cardiaci o episodi di Angina pectoris possono aumentare il senso di fragilità fisica e mentale.
Esistono comunque percorsi molto efficaci che aiutano le persone con Ménière e disturbi d’ansia correlati a recuperare sicurezza, autonomia e serenità nelle uscite quotidiane.
Un approccio realmente utile, di solito, comprende una valutazione specialistica vestibolare e medica aggiornata, un supporto psicologico orientato alla gestione dell’ansia cronica e della paura dell’imprevedibilità, tecniche di riabilitazione vestibolare, un lavoro graduale sull’evitamento e sul recupero della fiducia nel proprio corpo, eventuale supporto farmacologico, se indicato da uno specialista.Il consiglio è di non affrontarle questi sintomi da solo e di valutare un confronto con uno specialista esperto in disturbi d’ansia legati a patologie croniche e disturbi vestibolari. Intervenire presto spesso evita che il ritiro sociale e la paura di uscire si consolidino ulteriormente.
Le auguro davvero di poter recuperare, passo dopo passo, quella sensazione di sicurezza per tanti anni mancata. Cordialmente, AM
Dott.ssa Roberta Potenza
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buongiorno, lei vive una condizione emotivamente complessa da ben 25 anni. Le condizioni di malattia cronica hanno un forte impatto sul nostro equilibrio psichico ed emotivo, per cui è molto probabile che dopo tanti anni questa condizione aggiunta ad altri stress quotidiani sia diventata per la sua mente e per il suo corpo troppo pesante da gestire da soli, esprimendosi attraverso quelli che sembrano essere a tutti gli effetti sei sintomi ansiosi. Le consiglio di valutare, se non l'ha già fatto, un percorso di psicoterapia che possa aiutarla a 360 gradi
Dott.ssa Silvia Tomaino
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Buon pomeriggio,
da quello che racconta arriva chiaramente quanto la fatica non sia stata solo nei sintomi della Menière, ma soprattutto nel vivere per anni dentro un’incertezza quotidiana, soprattutto nei termini di alzarsi ogni mattina e dover “controllare” se il corpo reggerà oppure no. Investire tanta attenzione ed energia in questo è comprensibile che possa aver alimentato una sensazione di insicurezza e di allerta, che potrebbe aver preso un significato più impattante oggi, insieme all'effetto della psoriasi e dell'angina.

Credo che le domande che si fa sulla mancanza di coraggio, la paura che sente nell'allontanarsi e la riflessione che fa distinguendo tra effetti e causa, siano legittime e importanti per dare senso a come si sente e a come sta vivendo questo periodo.
La psicoterapia potrebbe offrirle uno spazio e un tempo dove esplorare come si sente oggi e mettersi alla ricerca di possibili strategie per tornare a stare bene e a muoversi nella quotidianità come ha più senso per lei.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Silvia Tomaino
Buonasera, posso dirle che la psoriasi è un sintomo psicosomatico molto importante di grande sofferenza per quanto riguarda il momento presente, quindi evidentemente anche il suo corpo le sta lanciando dei segnali molto chiari. Io sono disponibile anche on line. Buona serata.

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