Buonasera avrei bisogno di un consiglio per come comportarmi con mio figlio di 10 anni. È un bambino
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risposte
Buonasera avrei bisogno di un consiglio per come comportarmi con mio figlio di 10 anni. È un bambino molto selettivo con le amicizie e fa molta fatica a socializzare con altri. Se ci ritroviamo a una festa con dei bambini lui se non ha almeno uno dei suoi amici non gioca e rimane in disparte, in vacanza non riesce mai a socializzare con qualcuno. Io avvolte mi arrabbio per questo suo atteggiamento ma penso di ottenere l'effetto contrario. Qualcuno può consigliarmi come posso approcciarmi?
Salve, può essere che suo figlio faccia fatica a socializzare per diversi motivi, andrebbe approfondito cosa lo " blocca". Sicuramente il fatto di sgridarlo non aiuta nè lui nè lei. Potrebbe capire con lui come aiutarlo se con lei si apre e affronta l'argomento. Capisco che non è facile, ma sicuramente non lo deve sgridare ma deve aiutarlo ad affrontare questa sua difficoltà. Una volta capito il motivo che sottende questa difficoltà è possibile aiutarlo con delle strategie comportamentali.
Spero di averle chiarito i dubbi.
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Buongiorno,
a volte arrabbiarsi è una risposta normale, perché desidererebbe il meglio per suo figlio, tuttavia, è importante cercare di non forzarlo nello stringere amicizie, ma piuttosto cercare di parlare con lui per comprendere che cosa lo spaventa. A volte è una questione temperamentale che, in relazione alle esperienze vissute durante lo sviluppo possono portare ad una maggiore timidezza o ritrosia nei rapporti. Non bisogna imporre a tutti costi amicizie che non vuole, ma sarebbe opportuno iniziare con qualche amico o compagno con cui ha un migliore rapporto e piano piano introdurre altri bambini, sempre con il supporto di un amico fidato. In questo modo suo figlio avrebbe l'opportunità di interagire con bambini diversi, sentendosi più sicuro. Il tutto va svolto gradualmente, quindi magari inizialmente si può pensare ad una breve passeggiata insieme, per poi aumentare gradualmente il tempo di permanenza con altri compagni. Inoltre, iscrivere il bambino, con il suo consenso, a quale sport di gruppo dove ha la possibilità di interagire con altri pari in un contesto tranquillo e di gioco può essere un'altra via. Andrebbero poi esplorate le motivazioni che hanno spinto suo figlio a chiudersi sempre di più, sicuramente l'aiuto di un professionista potrebbe esserle utile.
a volte arrabbiarsi è una risposta normale, perché desidererebbe il meglio per suo figlio, tuttavia, è importante cercare di non forzarlo nello stringere amicizie, ma piuttosto cercare di parlare con lui per comprendere che cosa lo spaventa. A volte è una questione temperamentale che, in relazione alle esperienze vissute durante lo sviluppo possono portare ad una maggiore timidezza o ritrosia nei rapporti. Non bisogna imporre a tutti costi amicizie che non vuole, ma sarebbe opportuno iniziare con qualche amico o compagno con cui ha un migliore rapporto e piano piano introdurre altri bambini, sempre con il supporto di un amico fidato. In questo modo suo figlio avrebbe l'opportunità di interagire con bambini diversi, sentendosi più sicuro. Il tutto va svolto gradualmente, quindi magari inizialmente si può pensare ad una breve passeggiata insieme, per poi aumentare gradualmente il tempo di permanenza con altri compagni. Inoltre, iscrivere il bambino, con il suo consenso, a quale sport di gruppo dove ha la possibilità di interagire con altri pari in un contesto tranquillo e di gioco può essere un'altra via. Andrebbero poi esplorate le motivazioni che hanno spinto suo figlio a chiudersi sempre di più, sicuramente l'aiuto di un professionista potrebbe esserle utile.
Salve, la selettività di tuo figlio è spesso legata a ansia sociale o a un forte bisogno di controllo. Non arrabbiarti, aumenta solo la sua insicurezza e chiusura. Il tuo ruolo è di accettare il suo disagio e non forzarlo.
Consulta uno psicologo dell'età evolutiva. È fondamentale per capire la radice dell'ansia.
Consulta uno psicologo dell'età evolutiva. È fondamentale per capire la radice dell'ansia.
Buonasera,
il primo passo è capire se stare in disparte è un problema per lui o soprattutto per noi quando lo osserviamo. Molti bambini hanno bisogno di più tempo per sentirsi a loro agio e scelgono con cura con chi giocare: non è necessariamente un segnale di difficoltà.
Se lui non soffre per questo, può rispettare i suoi tempi e le sue caratteristiche. Se invece vorrebbe partecipare, ma fa fatica, può aiutarlo chiedendogli cosa lo mette in difficoltà, preparandolo prima delle situazioni sociali e proponendo piccoli passi concreti (un saluto, un gioco breve), senza pressioni o confronti.
La cosa più efficace è accompagnarlo, non forzarlo: molti bambini, quando si sentono accolti, compresi e non giudicati, iniziano ad aprirsi ai gruppi con i propri tempi e modi.
Melania Monaco
il primo passo è capire se stare in disparte è un problema per lui o soprattutto per noi quando lo osserviamo. Molti bambini hanno bisogno di più tempo per sentirsi a loro agio e scelgono con cura con chi giocare: non è necessariamente un segnale di difficoltà.
Se lui non soffre per questo, può rispettare i suoi tempi e le sue caratteristiche. Se invece vorrebbe partecipare, ma fa fatica, può aiutarlo chiedendogli cosa lo mette in difficoltà, preparandolo prima delle situazioni sociali e proponendo piccoli passi concreti (un saluto, un gioco breve), senza pressioni o confronti.
La cosa più efficace è accompagnarlo, non forzarlo: molti bambini, quando si sentono accolti, compresi e non giudicati, iniziano ad aprirsi ai gruppi con i propri tempi e modi.
Melania Monaco
Buonasera, capisco bene la sua preoccupazione. Quando un bambino di questa età mostra una forte selettività nelle amicizie, spesso non si tratta di “non voler socializzare”, ma di un bisogno di sentirsi al sicuro in contesti nuovi. Per alcuni bambini l’ingresso in un gruppo sconosciuto richiede più tempo, più fiducia e un ambiente più prevedibile. Arrabbiarsi — ed è comprensibile che accada — rischia però di farlo sentire ancora meno capito, aumentando il suo ritiro. Può essere utile invece accogliere il suo disagio e normalizzarlo: dirgli che è ok sentirsi a disagio con i bambini nuovi e che voi siete lì per sostenerlo, non per forzarlo. Un piccolo passo pratico può essere quello di prepararlo prima delle situazioni sociali, spiegandogli cosa troverà e dandogli un ruolo semplice (“quando arriviamo salutiamo insieme e poi vediamo cosa ti va di fare”). Allo stesso tempo, potete rinforzare ogni piccolo tentativo di apertura, anche minimo. La socializzazione non è una gara di velocità: alcuni bambini hanno solo bisogno di un ritmo più lento e di adulti che li accompagnino con pazienza. Il fatto che lei se ne stia occupando con questa attenzione è già un passo importante per lui.
Salve, un buon metodo indiretto per "stemperare" questa selettività potrebbe essere fargli fare attività sportive (es: sport di squadra) e/o espressive (es: teatro, club di giochi da tavolo, ecc...) da svolgere con regolarità in gruppo; in breve tempo si creerebbe un ampliamento della rete sociale di riferimento e una diminuzione del disagio e/o della timidezza in contesti sociali senza riferimenti specifici.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Cara Signora,
comprendo la sua preoccupazione per la selettività nelle amicizie di suo figlio ma come lei stessa dice non è incapace di creare relazioni con i coetanei ma semplicemente vuole decidere lui con chi stare. Se non riscontra in lui problematiche di altro tipo lo lasci sperimentare. Quando si sentirà pronto e se lo vorrà farà nuove amicizie. Un caro saluto
comprendo la sua preoccupazione per la selettività nelle amicizie di suo figlio ma come lei stessa dice non è incapace di creare relazioni con i coetanei ma semplicemente vuole decidere lui con chi stare. Se non riscontra in lui problematiche di altro tipo lo lasci sperimentare. Quando si sentirà pronto e se lo vorrà farà nuove amicizie. Un caro saluto
Buonasera,
capisco molto bene la sua preoccupazione: vedere il proprio bambino isolarsi può far sentire impotenti e anche un po’ frustrati. È una reazione normale per un genitore che desidera solo che il proprio figlio stia bene.
La cosa importante da sapere è che molti bambini di questa età sono selettivi e prudenti nelle nuove situazioni. Non significa che abbiano un problema: semplicemente hanno bisogno di più tempo per sentirsi sicuri.
Arrabbiarsi o insistere—anche con buone intenzioni—di solito crea ancora più tensione. E il bambino si chiude. Non perché non voglia, ma perché si sente sotto pressione.
Le può essere utile qualche piccolo accorgimento:
• Prima degli eventi sociali lo rassicuri:
“Non devi per forza giocare con gli altri. Vai tranquillo, osserva, e se ti va ti unisci.”
Questo lo fa sentire libero e meno agitato.
• Puntate su piccoli passi, non su grandi cambiamenti: un saluto, un minuto di gioco, un avvicinarsi al gruppo. Sono già traguardi importanti.
• Evitiamo i confronti: fanno sentire il bambino “sbagliato”, anche se non è assolutamente così.
• Creare occasioni in piccoli gruppi (uno o due bambini) spesso aiuta moltissimo. I bambini più riservati danno il meglio in contesti tranquilli.
La cosa bella è che con meno pressione e più comprensione, questi bambini trovano spontaneamente il loro modo di aprirsi.
capisco molto bene la sua preoccupazione: vedere il proprio bambino isolarsi può far sentire impotenti e anche un po’ frustrati. È una reazione normale per un genitore che desidera solo che il proprio figlio stia bene.
La cosa importante da sapere è che molti bambini di questa età sono selettivi e prudenti nelle nuove situazioni. Non significa che abbiano un problema: semplicemente hanno bisogno di più tempo per sentirsi sicuri.
Arrabbiarsi o insistere—anche con buone intenzioni—di solito crea ancora più tensione. E il bambino si chiude. Non perché non voglia, ma perché si sente sotto pressione.
Le può essere utile qualche piccolo accorgimento:
• Prima degli eventi sociali lo rassicuri:
“Non devi per forza giocare con gli altri. Vai tranquillo, osserva, e se ti va ti unisci.”
Questo lo fa sentire libero e meno agitato.
• Puntate su piccoli passi, non su grandi cambiamenti: un saluto, un minuto di gioco, un avvicinarsi al gruppo. Sono già traguardi importanti.
• Evitiamo i confronti: fanno sentire il bambino “sbagliato”, anche se non è assolutamente così.
• Creare occasioni in piccoli gruppi (uno o due bambini) spesso aiuta moltissimo. I bambini più riservati danno il meglio in contesti tranquilli.
La cosa bella è che con meno pressione e più comprensione, questi bambini trovano spontaneamente il loro modo di aprirsi.
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso la Sua esperienza. Da quello che racconta, Suo figlio sembra avere un carattere molto selettivo e preferisce le amicizie già consolidate, il che può rendergli difficile inserirsi in contesti nuovi come feste o vacanze. È comprensibile che questo La faccia arrabbiare o preoccuparsi, ma spesso la pressione o la frustrazione dei genitori aumenta solo l’ansia del bambino.
Può essere utile rispettare i suoi tempi e il suo modo di relazionarsi, valorizzando le amicizie già presenti e incoraggiandolo delicatamente a fare piccoli passi. Attività con pochi coetanei o giochi in cui sa esattamente cosa fare possono aiutarlo a sentirsi più sicuro. Anche lodare i suoi piccoli successi sociali, per esempio quando partecipa a un gioco o parla con un altro bambino, può rafforzare la sua fiducia.
È importante ricordare che ogni bambino ha un suo ritmo: la pazienza, l’ascolto e il sostegno emotivo spesso aiutano più di qualunque pressione. Offrire sicurezza e incoraggiamento graduale può fare una grande differenza nel tempo. Rimango a disposizione!
la ringrazio per aver condiviso la Sua esperienza. Da quello che racconta, Suo figlio sembra avere un carattere molto selettivo e preferisce le amicizie già consolidate, il che può rendergli difficile inserirsi in contesti nuovi come feste o vacanze. È comprensibile che questo La faccia arrabbiare o preoccuparsi, ma spesso la pressione o la frustrazione dei genitori aumenta solo l’ansia del bambino.
Può essere utile rispettare i suoi tempi e il suo modo di relazionarsi, valorizzando le amicizie già presenti e incoraggiandolo delicatamente a fare piccoli passi. Attività con pochi coetanei o giochi in cui sa esattamente cosa fare possono aiutarlo a sentirsi più sicuro. Anche lodare i suoi piccoli successi sociali, per esempio quando partecipa a un gioco o parla con un altro bambino, può rafforzare la sua fiducia.
È importante ricordare che ogni bambino ha un suo ritmo: la pazienza, l’ascolto e il sostegno emotivo spesso aiutano più di qualunque pressione. Offrire sicurezza e incoraggiamento graduale può fare una grande differenza nel tempo. Rimango a disposizione!
Gentile, innanzitutto grazie per aver condiviso tale preoccupazione, che capisco possa arrecarle sofferenza. Capita che alcuni bambini hanno semplicemente un temperamento più timido o selettivo e hanno bisogno di più tempo per sentirsi a loro agio con i coetanei. In questi casi sarebbe da evitare mettere pressioni o agire con rimproveri poichè potrebbero portare al rischio di aumentare l'ansia. Al contrario, potrebbe provare ad accogliere le sue emozioni, prepararlo con calma alle situazioni sociale e valorizzare anche i piccoli tentativi che fa. Potrebbe aiutare iniziare da contesti più tranquilli, come ad esempio incontri con un solo bambino alla volta. Se questa fatica è molto frequente e lo limita nelle attività quotidiane, potrebbe essere utile un confronto psicologico per capire come sostenerlo al meglio. Se vuole possiamo approfondire insieme. Resto a disposizione e, in caso, non esiti a contattarmi.
Dottoressa Bergamini Laura
Psicologa - Psicodiagnosta
Dottoressa Bergamini Laura
Psicologa - Psicodiagnosta
Buonasera, grazie per aver condiviso la Sua preoccupazione: si sente chiaramente quanto Lei desideri aiutare Suo figlio senza mettergli pressione. Alcuni bambini, intorno ai 10 anni, vivono la socialità in modo molto selettivo: avere pochi amici “sicuri” è una forma di protezione che permette loro di sentirsi tranquilli, e inserirsi in nuovi gruppi può richiedere tempo. La Sua reazione di frustrazione è comprensibile, ma come ha già intuito rischia di farlo sentire sbagliato o inadeguato, aumentando la sua chiusura. Dal punto di vista del lavoro clinico con i genitori, può essere molto utile spostare l’obiettivo dal “farlo socializzare” al cercare di capire cosa vive internamente in quei momenti: se prova timidezza, paura di essere escluso, bisogno di osservare prima di partecipare. Mostrargli curiosità e ascolto, senza giudizio, può offrirgli un grande senso di sicurezza. A volte basta dirgli: “Immagino che per te non sia semplice entrare in un gruppo nuovo. Puoi prenderti il tuo tempo: io sono qui, e va bene così”. Può essere utile anche preparare insieme gli eventi sociali: parlare prima di ciò che lo aspetta, di cosa lo mette in difficoltà, e accompagnarlo con gradualità e fiducia. Se poi avesse la sensazione che questa fatica stia diventando troppo limitante per lui, un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva potrebbe offrirLe uno spazio di ascolto e strumenti personalizzati: lavorare con i genitori è spesso il modo più efficace per sostenere il bambino. Le auguro di trovare un equilibrio sereno in cui lui si senta compreso e Lei senta di potergli essere davvero d’aiuto. Resto a disposizione per un consulto più approfondito.
Buonasera,
è comprensibile sentirsi preoccupati quando un bambino fatica a socializzare, soprattutto in occasioni come feste o vacanze, dove ci si aspetterebbe spontaneamente il gioco con gli altri. È molto positivo che lei si stia interrogando su come sostenerlo al meglio.
Alcuni bambini hanno semplicemente bisogno di procedere per gradi: può essere utile creare momenti di socialità più piccoli, con uno o due coetanei alla volta, oppure prepararlo in anticipo spiegandogli cosa accadrà e cosa potrà aspettarsi. Anche dargli piccoli obiettivi realistici può aiutarlo a sentirsi più sicuro.
Se questa difficoltà nel relazionarsi dovesse continuare a generare disagio, può essere utile confrontarsi con uno specialista dell’età evolutiva, per comprendere meglio i suoi bisogni e trovare strategie adatte alla sua sensibilità.
Un caro saluto!
è comprensibile sentirsi preoccupati quando un bambino fatica a socializzare, soprattutto in occasioni come feste o vacanze, dove ci si aspetterebbe spontaneamente il gioco con gli altri. È molto positivo che lei si stia interrogando su come sostenerlo al meglio.
Alcuni bambini hanno semplicemente bisogno di procedere per gradi: può essere utile creare momenti di socialità più piccoli, con uno o due coetanei alla volta, oppure prepararlo in anticipo spiegandogli cosa accadrà e cosa potrà aspettarsi. Anche dargli piccoli obiettivi realistici può aiutarlo a sentirsi più sicuro.
Se questa difficoltà nel relazionarsi dovesse continuare a generare disagio, può essere utile confrontarsi con uno specialista dell’età evolutiva, per comprendere meglio i suoi bisogni e trovare strategie adatte alla sua sensibilità.
Un caro saluto!
Buonasera, grazie per aver condiviso questa situazione: è molto più comune di quanto pensi, e il fatto che tu stia chiedendo un consiglio dimostra quanta attenzione hai per tuo figlio.
Alcuni bambini sono semplicemente più selettivi o introversi.
A 10 anni è normale che alcuni bambini, si trovino bene solo con 1–2 amici “fidati”, abbiano difficoltà nelle situazioni nuove, preferiscano osservare prima di buttarsi, trovino faticoso integrarsi in gruppi numerosi.
Non significa che ci sia un problema.
È una modalità di funzionamento, un temperamento.
Il tuo bambino non sta rifiutando gli altri: sta proteggendo il suo senso di sicurezza.
Arrabbiarti non è colpa tua, ma non aiuta
È comprensibile che tu ti senta frustrata: vorresti vederlo giocare, divertirsi, sentirsi a suo agio.
Ma come hai intuito, arrabbiarti ottiene l’effetto contrario: lo fa sentire sbagliato e aumenta la sua ansia sociale.
Lui non fa così “per capriccio”: per lui buttarsi è davvero difficile.
Cosa succede nella sua testa?
I bambini selettivi, nelle situazioni nuove, possono pensare: e se non piaccio? E se sbaglio? Non conosco nessuno, è troppo.”
E quindi si ritirano.
Non è mancanza di volontà: è protezione.
Come puoi aiutarlo concretamente
Ecco alcuni approcci utili, che noi psicologi usiamo spesso:
Normalizza il suo modo di essere.
Digli frasi come: “Capisco che ti senti più a tuo agio con gli amici che conosci bene.”
“Ognuno ha i suoi tempi, e va bene così.”
Quando si sente accettato, si rilassa.
Offrigli un piccolo compito facile; ad esempio: “Per oggi prova anche solo a salutare un bambino.”; “Se ti va, puoi proporre un gioco a uno dei bambini.”
Obiettivi piccoli = meno ansia + più possibilità di riuscita.
Preparatelo prima delle situazioni sociali. Gli adulti introversi fanno questo spontaneamente.
Per un bambino, può aiutare moltissimo dire: “Alla festa ci saranno bambini che non conosci. Tu puoi osservare un po’ e poi scegliere se avvicinarti.”
“Non devi buttarti subito, puoi prenderti il tuo tempo.”
Quando sa cosa aspettarsi, si sente più competente.
Non pressarlo, ma incoraggialo. Evita frasi che aumentano la pressione: “Devi socializzare!”, “Guarda gli altri che giocano!”
Usa invece frasi che sostengono: “Sono qui se hai bisogno.”, “Quando ti senti pronto puoi provare.”
Aiutalo con situazioni 1 a 1: molti bambini si sbloccano molto più facilmente in piccoli contesti.
Invitare a casa un compagno di classe, uno degli amici del calcio, un cugino aiuta a costruire sicurezza, che poi si generalizza ai gruppi.
Celebrate i piccoli progressi.
Anche solo un saluto, un sorriso, cinque minuti di gioco con un bambino nuovo sono conquiste importanti.
Se le riconosci, lui si sentirà capace.
Quando preoccuparsi davvero?
Solo se evita sempre e rigidamente qualunque interazione, manifesta ansia molto forte (mal di pancia, pianto, rifiuto totale), non ha nessun amico; questo crea sofferenza evidente a lui.
Ma da quello che hai scritto sembra semplicemente un bambino introverso e selettivo, non un bambino con un problema clinico.
La cosa più importante: alleati con lui; l’obiettivo non è “farlo diventare socievole”, ma aiutarlo a sentirsi sicuro e competente, così che possa aprirsi quando si sente pronto.
Tu puoi essere la sua base sicura, non la sua pressione.
Rimango a tua completa disposizione.
Dott. Michele Basigli
Alcuni bambini sono semplicemente più selettivi o introversi.
A 10 anni è normale che alcuni bambini, si trovino bene solo con 1–2 amici “fidati”, abbiano difficoltà nelle situazioni nuove, preferiscano osservare prima di buttarsi, trovino faticoso integrarsi in gruppi numerosi.
Non significa che ci sia un problema.
È una modalità di funzionamento, un temperamento.
Il tuo bambino non sta rifiutando gli altri: sta proteggendo il suo senso di sicurezza.
Arrabbiarti non è colpa tua, ma non aiuta
È comprensibile che tu ti senta frustrata: vorresti vederlo giocare, divertirsi, sentirsi a suo agio.
Ma come hai intuito, arrabbiarti ottiene l’effetto contrario: lo fa sentire sbagliato e aumenta la sua ansia sociale.
Lui non fa così “per capriccio”: per lui buttarsi è davvero difficile.
Cosa succede nella sua testa?
I bambini selettivi, nelle situazioni nuove, possono pensare: e se non piaccio? E se sbaglio? Non conosco nessuno, è troppo.”
E quindi si ritirano.
Non è mancanza di volontà: è protezione.
Come puoi aiutarlo concretamente
Ecco alcuni approcci utili, che noi psicologi usiamo spesso:
Normalizza il suo modo di essere.
Digli frasi come: “Capisco che ti senti più a tuo agio con gli amici che conosci bene.”
“Ognuno ha i suoi tempi, e va bene così.”
Quando si sente accettato, si rilassa.
Offrigli un piccolo compito facile; ad esempio: “Per oggi prova anche solo a salutare un bambino.”; “Se ti va, puoi proporre un gioco a uno dei bambini.”
Obiettivi piccoli = meno ansia + più possibilità di riuscita.
Preparatelo prima delle situazioni sociali. Gli adulti introversi fanno questo spontaneamente.
Per un bambino, può aiutare moltissimo dire: “Alla festa ci saranno bambini che non conosci. Tu puoi osservare un po’ e poi scegliere se avvicinarti.”
“Non devi buttarti subito, puoi prenderti il tuo tempo.”
Quando sa cosa aspettarsi, si sente più competente.
Non pressarlo, ma incoraggialo. Evita frasi che aumentano la pressione: “Devi socializzare!”, “Guarda gli altri che giocano!”
Usa invece frasi che sostengono: “Sono qui se hai bisogno.”, “Quando ti senti pronto puoi provare.”
Aiutalo con situazioni 1 a 1: molti bambini si sbloccano molto più facilmente in piccoli contesti.
Invitare a casa un compagno di classe, uno degli amici del calcio, un cugino aiuta a costruire sicurezza, che poi si generalizza ai gruppi.
Celebrate i piccoli progressi.
Anche solo un saluto, un sorriso, cinque minuti di gioco con un bambino nuovo sono conquiste importanti.
Se le riconosci, lui si sentirà capace.
Quando preoccuparsi davvero?
Solo se evita sempre e rigidamente qualunque interazione, manifesta ansia molto forte (mal di pancia, pianto, rifiuto totale), non ha nessun amico; questo crea sofferenza evidente a lui.
Ma da quello che hai scritto sembra semplicemente un bambino introverso e selettivo, non un bambino con un problema clinico.
La cosa più importante: alleati con lui; l’obiettivo non è “farlo diventare socievole”, ma aiutarlo a sentirsi sicuro e competente, così che possa aprirsi quando si sente pronto.
Tu puoi essere la sua base sicura, non la sua pressione.
Rimango a tua completa disposizione.
Dott. Michele Basigli
È comprensibile che la situazione La preoccupi, ma il Suo bambino potrebbe semplicemente avere un modo più cauto e selettivo di entrare in relazione. Forzarlo o arrabbiarsi rischia di aumentare il suo disagio. Può aiutarlo accompagnandolo gradualmente: prepararlo prima degli eventi, concordare insieme piccoli obiettivi realistici (ad esempio salutare un coetaneo o partecipare a un gioco per pochi minuti) e valorizzare ogni progresso. Mostrare comprensione e rassicurazione gli permette di sentirsi più sicuro e, con il tempo, di aprirsi spontaneamente.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Greta Pisano
Cordiali saluti,
Dott.ssa Greta Pisano
Molti bambini, soprattutto intorno ai 10 anni, possono essere selettivi nelle amicizie e avere bisogno di più tempo per sentirsi a proprio agio in nuovi contesti sociali. Arrabbiarsi, come ha intuito, rischia di aumentare il suo disagio. Può essere più utile accompagnarlo con gradualità: ad esempio, preparandolo prima delle situazioni sociali, concordando insieme un piccolo obiettivo realistico (come parlare con un bambino o partecipare a un gioco per qualche minuto), rinforzando ogni suo passo positivo e permettendogli di osservare finché non si sente pronto. Allo stesso tempo, può essere utile esplorare con lui cosa lo mette in difficoltà: timidezza, paura di giudizio, bisogno di sicurezza? Comprendere questo aspetto può orientare meglio l'intervento. Se dovesse notare che queste difficoltà persistono o interferiscono molto con il suo benessere, una consulenza psicologica potrebbe offrirvi uno spazio di supporto per individuare strategie personalizzate e favorire una socialità più serena.
Buonasera,
Capisco quanto possa essere difficile vedere suo figlio restare in disparte e, allo stesso tempo, sentirsi combattuta tra il desiderio di aiutarlo e la paura di spingerlo troppo. Molti bambini più sensibili o selettivi hanno bisogno di contesti in cui si sentano davvero al sicuro per aprirsi… e quando percepiscono ansia o pressione, anche solo nei toni del genitore, possono irrigidirsi ancora di più.
A volte può essere utile creare piccoli passi, momenti in cui lui non si sente esposto, e trasmettergli l’idea che va bene anche osservare, che non deve “performare” per forza. Spesso questo abbassa la tensione e, quando si sente meno osservato, può trovare da solo il coraggio di fare un piccolo movimento verso gli altri.
Se lo desidera, sono qui per aiutarla a capire insieme quali modalità potrebbero accompagnarlo in modo più sereno, senza forzarlo ma nemmeno lasciandola sola in questo ruolo così importante.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Capisco quanto possa essere difficile vedere suo figlio restare in disparte e, allo stesso tempo, sentirsi combattuta tra il desiderio di aiutarlo e la paura di spingerlo troppo. Molti bambini più sensibili o selettivi hanno bisogno di contesti in cui si sentano davvero al sicuro per aprirsi… e quando percepiscono ansia o pressione, anche solo nei toni del genitore, possono irrigidirsi ancora di più.
A volte può essere utile creare piccoli passi, momenti in cui lui non si sente esposto, e trasmettergli l’idea che va bene anche osservare, che non deve “performare” per forza. Spesso questo abbassa la tensione e, quando si sente meno osservato, può trovare da solo il coraggio di fare un piccolo movimento verso gli altri.
Se lo desidera, sono qui per aiutarla a capire insieme quali modalità potrebbero accompagnarlo in modo più sereno, senza forzarlo ma nemmeno lasciandola sola in questo ruolo così importante.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Buonasera,
la domanda che ha posto è molto importante, sarebbe utile approfondire questo aspetto proprio per poter distinguere se si tratta di una timidezza, difficoltà nel creare delle amicizie oppure se c'è qualcosa di più profondo sottostante.
Comprendo la difficoltà per una mamma di vedere una situazione del genere ma occorre approfondire tutti questi aspetti. Per tale ragione, sarebbe utile intraprendere un percorso psicologico.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
la domanda che ha posto è molto importante, sarebbe utile approfondire questo aspetto proprio per poter distinguere se si tratta di una timidezza, difficoltà nel creare delle amicizie oppure se c'è qualcosa di più profondo sottostante.
Comprendo la difficoltà per una mamma di vedere una situazione del genere ma occorre approfondire tutti questi aspetti. Per tale ragione, sarebbe utile intraprendere un percorso psicologico.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Buonasera, grazie per la condivisione. Capisco bene il suo vissuto: vedere un figlio che fa fatica a inserirsi nei gruppi può attivare preoccupazione, a volte irritazione e il timore di non sapere quale sia il modo più utile per aiutarlo. La selettività nelle amicizie, soprattutto a quest’età, potrebbe essere un segnale di maggiore sensibilità o di bisogno di sentirsi al sicuro in contesti nuovi. Ogni bambino costruisce le proprie competenze sociali con tempi e modalità diverse e spesso ciò che per noi adulti sembra “rigidità” è, per lui, un tentativo di proteggersi da situazioni che percepisce come troppo impegnative.
Sento importante considerare non solo il comportamento del bambino ma anche la "danza relazionale" che si crea tra voi: quando lei si arrabbia, anche in buona fede per spronarlo, lui può sentire ancora più pressione, ritraendosi per timore di deluderla o di non essere capito. Questo alimenta un circolo in cui entrambi finite per sentirvi frustrati, pur avendo le migliori intenzioni.
Un approccio più utile può essere quello di offrirgli uno spazio in cui esplorare come si sente nelle situazioni sociali, cosa lo spaventa, cosa gli serve per sentirsi più tranquillo. A volte basta sentirsi accolti e non giudicati per riuscire a fare piccoli passi in avanti. Valorizzare i tentativi, anche minimi, spesso permette al bambino di sentirsi competente e di aumentare spontaneamente la sua disponibilità a giocare con i pari.
Se sente che queste difficoltà persistono da tempo e iniziano a limitare la sua quotidianità o la serenità del nucleo familiare, un breve percorso psicologico può offrire uno spazio di comprensione più ampio, coinvolgendo anche voi genitori, per individuare modalità relazionali che sostengano adeguatamente il suo sviluppo sociale.
Un caro saluto,
Simona Santoni - Psicologa
Sento importante considerare non solo il comportamento del bambino ma anche la "danza relazionale" che si crea tra voi: quando lei si arrabbia, anche in buona fede per spronarlo, lui può sentire ancora più pressione, ritraendosi per timore di deluderla o di non essere capito. Questo alimenta un circolo in cui entrambi finite per sentirvi frustrati, pur avendo le migliori intenzioni.
Un approccio più utile può essere quello di offrirgli uno spazio in cui esplorare come si sente nelle situazioni sociali, cosa lo spaventa, cosa gli serve per sentirsi più tranquillo. A volte basta sentirsi accolti e non giudicati per riuscire a fare piccoli passi in avanti. Valorizzare i tentativi, anche minimi, spesso permette al bambino di sentirsi competente e di aumentare spontaneamente la sua disponibilità a giocare con i pari.
Se sente che queste difficoltà persistono da tempo e iniziano a limitare la sua quotidianità o la serenità del nucleo familiare, un breve percorso psicologico può offrire uno spazio di comprensione più ampio, coinvolgendo anche voi genitori, per individuare modalità relazionali che sostengano adeguatamente il suo sviluppo sociale.
Un caro saluto,
Simona Santoni - Psicologa
Buonasera, capisco bene la sua preoccupazione e il dispiacere nel vedere suo figlio così chiuso nelle situazioni sociali. È naturale che un genitore desideri per il proprio bambino relazioni serene, gioco, spontaneità, e quando questo non accade ci si può sentire frustrati o impotenti. Già il fatto che lei si interroghi su come aiutarlo senza fargli pressione è un segnale importante della sua sensibilità. Un bambino selettivo nelle amicizie non è necessariamente un bambino con un problema. Alcuni bambini hanno bisogno di tempo, di gradualità, di sentirsi sicuri prima di buttarsi in mezzo agli altri. Per lui la presenza di almeno un amico fidato sembra essere una sorta di ancora, qualcosa che gli permette di sentirsi protetto. Quando quell’elemento manca, preferisce osservare da fuori, come se avesse bisogno di verificare che l’ambiente sia davvero adatto a lui prima di esporsi. È comprensibile che, vedendolo isolarsi, a volte lei perda la pazienza. Ma come ha intuito, arrabbiarsi spesso ottiene il risultato opposto: un bambino che già vive una certa timidezza rischia di sentirsi ancora più sbagliato, e questo lo porta a chiudersi maggiormente. Ciò di cui ha più bisogno in quei momenti è sentirsi capito, non giudicato. Sapere che per lei va bene anche se non entra subito in un gruppo, che lei è lì vicino a dargli sicurezza senza forzarlo. Quello che può aiutarlo molto è lavorare sulla fiducia nelle sue capacità. Anche piccole esperienze positive con coetanei possono diventare mattoni importanti nella costruzione della sua sicurezza. Può incoraggiarlo dolcemente a fare un tentativo, senza aspettarsi cambiamenti immediati. Magari proponendo situazioni più semplici da gestire, come un solo compagno alla volta o contesti in cui ci siano attività strutturate, in cui non deve inventarsi come inserirsi ma può seguire un gioco già in corso. A casa, può essergli utile parlare di ciò che prova in queste occasioni, con curiosità e non con rimprovero. A volte i bambini non sanno nemmeno spiegare bene cosa li blocca, ma l’idea che un adulto sia interessato a capirli senza giudicarli li aiuta a sentirsi meno soli. E da quella sicurezza nascono poi i primi piccoli passi. L’obiettivo non è trasformarlo in un bambino che deve per forza essere espansivo, ma permettergli di scoprire che può stare con gli altri senza sentirsi minacciato, e che ogni volta può provare solo quello che si sente di provare. Ci sono bambini che maturano socialmente più tardi, e quando trovano il loro tempo e le loro modalità scoprono risorse che sorprenderebbero anche i genitori. Le suggerisco quindi di continuare a sostenerlo con dolcezza, di dargli occasioni ma senza forzature, e di ricordargli che non c’è nulla di sbagliato in lui. La sicurezza cresce soprattutto quando si sente accettato esattamente com’è. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità ciò che sta vivendo. Comprendo bene la sua preoccupazione. Quando un bambino appare molto selettivo nelle amicizie e fatica a inserirsi nei gruppi, è facile come genitore sentirsi frustrati o impazienti. Tuttavia, è importante ricordare che ogni bambino ha un proprio modo di relazionarsi e che forzarlo o rimproverarlo rischia, come lei ha intuito, di aumentare la sua chiusura anziché aiutarlo ad aprirsi.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, è utile osservare il comportamento di suo figlio non come un “problema individuale”, ma come un modo che lui utilizza per sentirsi al sicuro nelle relazioni. Alcuni bambini hanno bisogno di più tempo per fidarsi, per orientarsi in un ambiente nuovo o per capire come inserirsi in un gruppo già formato.
Alcuni suggerimenti che possono aiutarla:
• Normalizzi e dia valore ai suoi tempi. Eviti pressioni (“vai a giocare”, “devi socializzare”) e provi piuttosto a riconoscere il suo bisogno di osservare prima di buttarsi: “Vedo che preferisci guardare un po’ come si organizzano gli altri, va bene così”.
• Offra piccole occasioni di riuscita. Invece dei grandi gruppi (come feste o campi estivi), privilegi situazioni a due o tre bambini, magari iniziando da compagni con cui lui ha già un minimo di confidenza. Le esperienze positive, anche piccole, aumentano la sicurezza sociale.
• Preparatelo in anticipo. Prima di un evento, condivida con lui cosa succederà, chi ci sarà, cosa potrà aspettarsi. I bambini più timidi hanno bisogno di sentirsi orientati per poter funzionare bene.
• Modellate un atteggiamento sereno. Mostri interesse per le relazioni senza trasmettere ansia da prestazione. Anche il suo esempio – il modo in cui saluta, si presenta, si dispone verso gli altri – diventa una guida implicita per lui.
• Eviti rimproveri o confronti. Frasi come “gli altri giocano, tu no” rischiano di farlo sentire “sbagliato”. Può invece aiutarlo chiedendogli, dopo, come si è sentito e cosa avrebbe potuto aiutarlo in quel contesto.
• Osservi se ci sono segnali di disagio più ampio. Se la difficoltà è persistente, molto marcata o interferisce in maniera significativa nella sua quotidianità, può essere utile una breve consulenza psicologica per capire come sostenerlo nel potenziare le sue competenze sociali.
Il fatto che lei si stia interrogando sul modo migliore per accompagnarlo è già un passo fondamentale: la qualità della relazione con il genitore è spesso ciò che permette al bambino di sentirsi sufficientemente sicuro per esplorare il mondo e anche gli altri.
Resto a disposizione per un eventuale confronto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità ciò che sta vivendo. Comprendo bene la sua preoccupazione. Quando un bambino appare molto selettivo nelle amicizie e fatica a inserirsi nei gruppi, è facile come genitore sentirsi frustrati o impazienti. Tuttavia, è importante ricordare che ogni bambino ha un proprio modo di relazionarsi e che forzarlo o rimproverarlo rischia, come lei ha intuito, di aumentare la sua chiusura anziché aiutarlo ad aprirsi.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, è utile osservare il comportamento di suo figlio non come un “problema individuale”, ma come un modo che lui utilizza per sentirsi al sicuro nelle relazioni. Alcuni bambini hanno bisogno di più tempo per fidarsi, per orientarsi in un ambiente nuovo o per capire come inserirsi in un gruppo già formato.
Alcuni suggerimenti che possono aiutarla:
• Normalizzi e dia valore ai suoi tempi. Eviti pressioni (“vai a giocare”, “devi socializzare”) e provi piuttosto a riconoscere il suo bisogno di osservare prima di buttarsi: “Vedo che preferisci guardare un po’ come si organizzano gli altri, va bene così”.
• Offra piccole occasioni di riuscita. Invece dei grandi gruppi (come feste o campi estivi), privilegi situazioni a due o tre bambini, magari iniziando da compagni con cui lui ha già un minimo di confidenza. Le esperienze positive, anche piccole, aumentano la sicurezza sociale.
• Preparatelo in anticipo. Prima di un evento, condivida con lui cosa succederà, chi ci sarà, cosa potrà aspettarsi. I bambini più timidi hanno bisogno di sentirsi orientati per poter funzionare bene.
• Modellate un atteggiamento sereno. Mostri interesse per le relazioni senza trasmettere ansia da prestazione. Anche il suo esempio – il modo in cui saluta, si presenta, si dispone verso gli altri – diventa una guida implicita per lui.
• Eviti rimproveri o confronti. Frasi come “gli altri giocano, tu no” rischiano di farlo sentire “sbagliato”. Può invece aiutarlo chiedendogli, dopo, come si è sentito e cosa avrebbe potuto aiutarlo in quel contesto.
• Osservi se ci sono segnali di disagio più ampio. Se la difficoltà è persistente, molto marcata o interferisce in maniera significativa nella sua quotidianità, può essere utile una breve consulenza psicologica per capire come sostenerlo nel potenziare le sue competenze sociali.
Il fatto che lei si stia interrogando sul modo migliore per accompagnarlo è già un passo fondamentale: la qualità della relazione con il genitore è spesso ciò che permette al bambino di sentirsi sufficientemente sicuro per esplorare il mondo e anche gli altri.
Resto a disposizione per un eventuale confronto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno,
la sua preoccupazione è comprensibile ma alcuni bambini, per temperamento, hanno davvero bisogno di più tempo per aprirsi e preferiscono contesti prevedibili o persone che conoscono già. Non è necessariamente un problema, ma è importante accompagnarlo senza forzarlo. Arrabbiarsi, come ha giustamente intuito, non risulta la strategia migliore in quanto può contribuire ad aumentare le sue difficoltà oltre che farlo sentire "sbagliato". Sarebbe necessario comprendere a fondo perchè incontra queste difficoltà, se rispecchiano una forma temperamentale o se nascondono una paura o un disagio del bambino. E' importante però non invalidare il bambino quando ha questo comportamento (come sgridandolo), ma anzi cercare di essere accoglienti, normalizzare le difficoltà che incontra validandole, rinforzare ogni piccolo passo, anche minimo.
Se la difficoltà dovesse limitare molto la sua vita sociale, un confronto con un professionista (tra genitori e professionista solamente) per comprendere la situazione, se c'è realmente qualcosa su cui lavorare o meno e quali siano le strategie più efficaci per incoraggiarlo, potrebbe essere necessario.
Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Mara Di Clemente
la sua preoccupazione è comprensibile ma alcuni bambini, per temperamento, hanno davvero bisogno di più tempo per aprirsi e preferiscono contesti prevedibili o persone che conoscono già. Non è necessariamente un problema, ma è importante accompagnarlo senza forzarlo. Arrabbiarsi, come ha giustamente intuito, non risulta la strategia migliore in quanto può contribuire ad aumentare le sue difficoltà oltre che farlo sentire "sbagliato". Sarebbe necessario comprendere a fondo perchè incontra queste difficoltà, se rispecchiano una forma temperamentale o se nascondono una paura o un disagio del bambino. E' importante però non invalidare il bambino quando ha questo comportamento (come sgridandolo), ma anzi cercare di essere accoglienti, normalizzare le difficoltà che incontra validandole, rinforzare ogni piccolo passo, anche minimo.
Se la difficoltà dovesse limitare molto la sua vita sociale, un confronto con un professionista (tra genitori e professionista solamente) per comprendere la situazione, se c'è realmente qualcosa su cui lavorare o meno e quali siano le strategie più efficaci per incoraggiarlo, potrebbe essere necessario.
Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Mara Di Clemente
Buonasera, gli elementi per valutare la situazione sono pochi, perché non ci danno modo di capire il motivo per cui evita gli altri (possibile neurodivergenza? carenza di autostima? traumi relazionali precedenti? troppe variabili), tuttavia posso darle uno spunto di riflessione: forse a lui piace essere così. Forse non vuole venire a patti con gli altri e sceglie solo chi rispecchia appieno quello che gli piace, magari è un ragazzo che non si accontenta, che vive l'amicizia al 100% o niente, e questi sono pregi. Non sarà un ragazzo convenzionale, ma sa ciò che vuole. Forse anche questi specifici amici che ha gli danno sicurezza, forse sono per lui una guida per capire come muoversi nei vari contesti, e questo determina che suo figlio adotta delle strategie per muoversi nell'ambiente sociale benché abbia delle difficoltà. Non lo faccia sentire giudicato, ma supporti il suo modo di essere, altrimenti rischia di farlo chiudere di più a riccio e se non ci sono situazioni particolari (ad esempio una neurodivergenza) piano piano si aprirà agli altri, ma con i suoi modi ed i suoi tempi.
Gentile paziente,il comportamento di suo figlio non indica un problema grave, ma un tratto caratteriale preciso: è un bambino che ha bisogno di sentirsi sicuro prima di aprirsi agli altri. Alcuni bambini si buttano subito nelle nuove situazioni, altri hanno bisogno di tempo, familiarità e punti di riferimento stabili. Forzarlo o arrabbiarsi rischia di aumentare la sua ansia e di fargli sentire che “c’è qualcosa che non va”, mentre in realtà sta solo seguendo il suo ritmo.
Ci sono alcuni modi efficaci per aiutarlo.
Prima di tutto, normalizzi il suo comportamento: gli dica che è normale voler stare con chi già conosce e che non deve obbligarsi a giocare subito con tutti. Questo abbassa la pressione. Poi, nelle situazioni sociali, gli proponga piccoli passi: non “vai a giocare con quei bambini”, ma “perché non andiamo insieme a vedere cosa stanno facendo?” oppure “ti va di presentarti a uno di loro con me vicino?”. I bambini più timidi hanno bisogno di una fase di osservazione prima di prendere coraggio.
È importante anche rinforzare i suoi progressi, anche minimi: un saluto, un sorriso, cinque minuti di gioco condiviso. Questi piccoli successi costruiscono fiducia. Eviti invece confronti con altri bambini o frasi come “dovresti fare come gli altri”, perché aumentano solo la sua chiusura.
Se continuerà a sentirsi accompagnato e non giudicato, col tempo imparerà ad aprirsi con maggiore sicurezza. Se la difficoltà dovesse persistere o diventare per lui fonte di sofferenza, un breve percorso di sostegno psicologico può aiutarlo molto a sviluppare competenze sociali e una maggiore sicurezza di sé.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale
Se desidera un supporto mirato per suo figlio, può prenotare una visita.
Ci sono alcuni modi efficaci per aiutarlo.
Prima di tutto, normalizzi il suo comportamento: gli dica che è normale voler stare con chi già conosce e che non deve obbligarsi a giocare subito con tutti. Questo abbassa la pressione. Poi, nelle situazioni sociali, gli proponga piccoli passi: non “vai a giocare con quei bambini”, ma “perché non andiamo insieme a vedere cosa stanno facendo?” oppure “ti va di presentarti a uno di loro con me vicino?”. I bambini più timidi hanno bisogno di una fase di osservazione prima di prendere coraggio.
È importante anche rinforzare i suoi progressi, anche minimi: un saluto, un sorriso, cinque minuti di gioco condiviso. Questi piccoli successi costruiscono fiducia. Eviti invece confronti con altri bambini o frasi come “dovresti fare come gli altri”, perché aumentano solo la sua chiusura.
Se continuerà a sentirsi accompagnato e non giudicato, col tempo imparerà ad aprirsi con maggiore sicurezza. Se la difficoltà dovesse persistere o diventare per lui fonte di sofferenza, un breve percorso di sostegno psicologico può aiutarlo molto a sviluppare competenze sociali e una maggiore sicurezza di sé.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale
Se desidera un supporto mirato per suo figlio, può prenotare una visita.
Gent.ma signora buongiorno, mi sento di dirle, come d'altra parte ha già fatto lei, di evitare di fare pressione su suo figlio rispetto a questa attuale fatica che lui mostra nell'approccio con i coetanei. La sua selettività potrebbe crescere, con la conseguenza di farlo ritirare di più. Le consiglio di accogliere il limite che attualmente suo figlio vive, cercando di capire da parte sua se sia una fatica più per lei che per lui. Se i tratti vitali di suo figlio non sono limitati o negativi, direi che si possa monitorare a distanza il suo comportamento e magari aiutarlo indirettamente ad esempio organizzando delle attività in gruppo, giochi all'aperto, merende a casa, cinema, ecc., che potrebbero sgretolare man mano la sua corazza. Buona giornata
Salve, capisco bene la sua preoccupazione: vedere un figlio rimanere in disparte, faticare a inserirsi con gli altri bambini e mostrarsi così selettivo nelle relazioni può generare frustrazione e anche un po’ di senso di impotenza. È comprensibile che, da genitore, a volte le venga da arrabbiarsi, ma come ha già intuito il rischio è quello di ottenere l’effetto contrario.
Quello che descrive sembra essere il modo in cui suo figlio sta cercando di proteggersi in situazioni per lui socialmente impegnative. Alcuni bambini hanno bisogno di più tempo per sentirsi al sicuro con gli altri, e per questo cercano una figura familiare, che dia loro un riferimento sicuro.
In questo momento può essere utile mostrarsi accogliente e rassicurante, cercando di capire insieme a lui cosa renda così difficile avvicinarsi agli altri: la paura di non essere accettato, la timidezza, l’incertezza su come iniziare un gioco o una conversazione. A volte già sentirsi ascoltati senza giudizio aiuta i bambini a ridurre la tensione e a non percepire il proprio comportamento come “sbagliato”.
Può essere utile anche valorizzare i piccoli passi: un saluto, un gesto di avvicinamento, uno scambio anche molto breve.
Se dovesse avere la percezione che questa situazione comporti per il bimbo una condizione di ansia o che lo limiti rispetto ai suoi desideri, potrebbe essere utile un confronto con un professionista, per sostenervi nel trovare modalità più sicure e graduali di stare con i coetanei.
Rimango a disposizione per un confronto, un cordiale saluto. Dott. Daniele Rossetti
Quello che descrive sembra essere il modo in cui suo figlio sta cercando di proteggersi in situazioni per lui socialmente impegnative. Alcuni bambini hanno bisogno di più tempo per sentirsi al sicuro con gli altri, e per questo cercano una figura familiare, che dia loro un riferimento sicuro.
In questo momento può essere utile mostrarsi accogliente e rassicurante, cercando di capire insieme a lui cosa renda così difficile avvicinarsi agli altri: la paura di non essere accettato, la timidezza, l’incertezza su come iniziare un gioco o una conversazione. A volte già sentirsi ascoltati senza giudizio aiuta i bambini a ridurre la tensione e a non percepire il proprio comportamento come “sbagliato”.
Può essere utile anche valorizzare i piccoli passi: un saluto, un gesto di avvicinamento, uno scambio anche molto breve.
Se dovesse avere la percezione che questa situazione comporti per il bimbo una condizione di ansia o che lo limiti rispetto ai suoi desideri, potrebbe essere utile un confronto con un professionista, per sostenervi nel trovare modalità più sicure e graduali di stare con i coetanei.
Rimango a disposizione per un confronto, un cordiale saluto. Dott. Daniele Rossetti
Buonasera, capisco la sua preoccupazione: vedere un figlio che fatica a inserirsi può essere emotivamente difficile, e spesso come genitori ci si sente impotenti o frustrati. È importante però ricordare che molti bambini hanno tempi diversi nel socializzare e che la selettività nelle amicizie, soprattutto verso i 10 anni, può essere del tutto normale.
Da ciò che descrive, suo figlio sembra avere bisogno di contesti prevedibili e sicuri per riuscire ad aprirsi agli altri. L’assenza dei suoi amici “di riferimento” probabilmente lo mette in una situazione nuova che gli genera ansia o incertezza, e la sua risposta è quella di isolarsi.
Alcuni suggerimenti pratici che potrebbero aiutarla: Eviti di arrabbiarsi, la sua intuizione è corretta, l’arrabbiatura rischia di aumentare la pressione su di lui e rinforzare l’evitamento. Meglio riconoscere la difficoltà (“Capisco che per te è difficile parlare con bambini che non conosci”) e accompagnarlo passo passo; preparatevi prima degli eventi, anticipare cosa accadrà riduce molto l’ansia sociale nei bambini, può essere utile spiegare come sarà la festa, chi ci sarà, cosa si potrà fare, concordare insieme piccoli obiettivi realistici (“Proviamo a stare 5 minuti vicino agli altri mentre giocano”, “Salutiamo almeno un bambino”); offrirgli supporto graduale, in una festa o in un contesto nuovo può aiutarlo, ad esempio accompagnandolo a unirsi a un gioco già iniziato, proponendo un’attività semplice da fare con un altro bambino, rimanendo nei paraggi ma senza sostituirsi a lui; rinforzare i piccoli progressi, anche un passettino in avanti va riconosciuto (“Ho visto che hai parlato con quel bambino per un minuto, deve essere stato impegnativo. Bravo!”), questo aiuta a costruire autostima e riduce il timore di sbagliare; proporre contesti sociali più piccoli e strutturati, se le grandi feste lo sovrastano, può essere più utile cominciare con un compagno per volta a casa, attività guidate (sport, laboratori, corsi) dove i ruoli sono chiari e l’interazione è più semplicee; osservare senza giudicare, alcuni bambini sono semplicemente più introversi o hanno bisogno di più tempo per fidarsi. L’obiettivo non deve essere “farlo diventare socievole”, ma aiutarlo a stare bene nelle interazioni, con i suoi tempi.
Se le difficoltà dovessero persistere o aumentare, può essere utile una consulenza specifica con un professionista per capire più a fondo quali siano le sue esigenze e\o difficoltà così da offrirgli strumenti ancora più mirati.
Da ciò che descrive, suo figlio sembra avere bisogno di contesti prevedibili e sicuri per riuscire ad aprirsi agli altri. L’assenza dei suoi amici “di riferimento” probabilmente lo mette in una situazione nuova che gli genera ansia o incertezza, e la sua risposta è quella di isolarsi.
Alcuni suggerimenti pratici che potrebbero aiutarla: Eviti di arrabbiarsi, la sua intuizione è corretta, l’arrabbiatura rischia di aumentare la pressione su di lui e rinforzare l’evitamento. Meglio riconoscere la difficoltà (“Capisco che per te è difficile parlare con bambini che non conosci”) e accompagnarlo passo passo; preparatevi prima degli eventi, anticipare cosa accadrà riduce molto l’ansia sociale nei bambini, può essere utile spiegare come sarà la festa, chi ci sarà, cosa si potrà fare, concordare insieme piccoli obiettivi realistici (“Proviamo a stare 5 minuti vicino agli altri mentre giocano”, “Salutiamo almeno un bambino”); offrirgli supporto graduale, in una festa o in un contesto nuovo può aiutarlo, ad esempio accompagnandolo a unirsi a un gioco già iniziato, proponendo un’attività semplice da fare con un altro bambino, rimanendo nei paraggi ma senza sostituirsi a lui; rinforzare i piccoli progressi, anche un passettino in avanti va riconosciuto (“Ho visto che hai parlato con quel bambino per un minuto, deve essere stato impegnativo. Bravo!”), questo aiuta a costruire autostima e riduce il timore di sbagliare; proporre contesti sociali più piccoli e strutturati, se le grandi feste lo sovrastano, può essere più utile cominciare con un compagno per volta a casa, attività guidate (sport, laboratori, corsi) dove i ruoli sono chiari e l’interazione è più semplicee; osservare senza giudicare, alcuni bambini sono semplicemente più introversi o hanno bisogno di più tempo per fidarsi. L’obiettivo non deve essere “farlo diventare socievole”, ma aiutarlo a stare bene nelle interazioni, con i suoi tempi.
Se le difficoltà dovessero persistere o aumentare, può essere utile una consulenza specifica con un professionista per capire più a fondo quali siano le sue esigenze e\o difficoltà così da offrirgli strumenti ancora più mirati.
Buonasera,
quanto descrive è abbastanza comune nei bambini che mostrano una selettività marcata nelle amicizie o una maggiore timidezza sociale. È importante ricordare che ogni bambino ha il proprio ritmo nello sviluppare relazioni e che la pressione o la rabbia rischiano spesso di aumentare ansia e resistenza.
Alcune strategie utili possono essere: offrire esperienze sociali graduali e non forzate, incoraggiare attività di gruppo che siano di suo interesse, modellare comportamenti sociali positivi e valorizzare anche piccoli successi nel rapportarsi con gli altri. Mostrare comprensione e sostegno, senza giudizio, aiuta il bambino a sentirsi sicuro nel fare nuovi tentativi.
Tuttavia, se la difficoltà persiste o crea disagio significativo, può essere molto utile un confronto con uno specialista che possa valutare più in profondità le sue caratteristiche emotive e sociali e suggerire interventi mirati.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quanto descrive è abbastanza comune nei bambini che mostrano una selettività marcata nelle amicizie o una maggiore timidezza sociale. È importante ricordare che ogni bambino ha il proprio ritmo nello sviluppare relazioni e che la pressione o la rabbia rischiano spesso di aumentare ansia e resistenza.
Alcune strategie utili possono essere: offrire esperienze sociali graduali e non forzate, incoraggiare attività di gruppo che siano di suo interesse, modellare comportamenti sociali positivi e valorizzare anche piccoli successi nel rapportarsi con gli altri. Mostrare comprensione e sostegno, senza giudizio, aiuta il bambino a sentirsi sicuro nel fare nuovi tentativi.
Tuttavia, se la difficoltà persiste o crea disagio significativo, può essere molto utile un confronto con uno specialista che possa valutare più in profondità le sue caratteristiche emotive e sociali e suggerire interventi mirati.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve, alcuni bambini hanno un temperamento introverso e selettivo: preferiscono pochi amici e hanno bisogno di sentirsi al sicuro prima di aprirsi agli altri. Questo non significa che abbiano difficoltà sociali, ma che hanno tempi diversi.
È importante accogliere il loro modo di essere, prepararli in anticipo a feste o vacanze e favorire contesti protetti (incontri uno a uno, attività strutturate). Rinforzare lo sforzo e il coraggio, più che il risultato, li aiuta a sviluppare sicurezza.
È importante accogliere il loro modo di essere, prepararli in anticipo a feste o vacanze e favorire contesti protetti (incontri uno a uno, attività strutturate). Rinforzare lo sforzo e il coraggio, più che il risultato, li aiuta a sviluppare sicurezza.
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