Domande del paziente (218)
cosa significa sognare ad essere a praticare una chiesa ad un tratto scappa la pipi e andare fuori a farla in un luogo con delle bariere bianche e dei bambini ti chiedono delle foto davanti una statua. è un sogno positivo o negativo cosa posso fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per la sua domanda. Dal punto di vista clinico, in psicologia cognitivo-comportamentale i sogni non vengono interpretati come messaggi simbolici da classificare in "positivi" o "negativi". I sogni riflettono spesso elaborazioni emotive e cognitive che avvengono durante il sonno, legate alle esperienze, ai pensieri e alle preoccupazioni della vita quotidiana.
Il significato che attribuiamo ai sogni dipende in gran parte dalle nostre credenze personali e culturali. Se questo sogno la turba o la preoccupa, può essere utile esplorare le emozioni che ha provato al risveglio: imbarazzo, ansia, confusione? Queste emozioni possono essere un punto di partenza per comprendere qualcosa di significativo che la riguarda nella vita di veglia.
In ottica CBT, più che l'interpretazione letterale del sogno, è utile lavorare sui pensieri automatici e sulle reazioni emotive che ne derivano. Se i sogni disturbanti si ripetono con frequenza e creano disagio, potrebbe essere opportuno confrontarsi con un professionista della salute mentale per un'esplorazione più approfondita.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Vorrei sapere che tipo di persona è una che scrive: " se vuoi fare... allora salgo"....ovviamente è un ragazzo e si riferisce al sesso...perché uno si dovrebbe porre in questo modo...?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, la sua domanda tocca un tema importante: come leggere modalità comunicative che percepiamo come dirette o irrispettose. In ottica cognitivo-comportamentale (TCC) è utile distinguere il dato osservabile (il messaggio ricevuto) dalle inferenze automatiche su "che tipo di persona" sia l'altro. Una frase del genere ci dice qualcosa sulle intenzioni momentanee di chi scrive (cerca un incontro sessuale, in modo poco curato), ma non definisce in modo esaustivo la sua personalità.
Una domanda più funzionale potrebbe essere: "cosa cerco io in una relazione? questo modo di pormi è coerente con i miei valori e con il rispetto che desidero?". Se prova disagio, quel disagio è un segnale prezioso da ascoltare.
La TCC può aiutare a sviluppare assertività, a riconoscere i propri bisogni e a stabilire confini sani; l'integrazione con l'ACT incoraggia inoltre scelte coerenti con i propri valori, anche quando comportano una rinuncia. Se la questione si ripresenta o genera sofferenza, può essere utile parlarne con uno psicoterapeuta.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Non so come iniziare, non so se tutto questo mi farà bene o se mi porterà solo a crollare in un abisso il cui fondo non mi farà più risalire, sono tante cose in questo periodo, sono stanca, stanca di non sapere se avrò un futuro e come sarà il mio futuro, stanca di non accettarmi, stanca di non sapere affrontare nulla di tutto questo.
Sono al limite, non c’è un giorno in cui io non pensi che sparire sia l’unica soluzione.
Non so lottare, non so credere nelle cose fino in fondo, non so fare nulla, non so cosa provo la maggior parte delle volte.. sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca realmente.
Voglio un amore, di quelli che ti strvolge, o forse no, forse voglio solo amore perché non ne ho mai avuto, o l’ho avuto?
Quello con mio padre era un rapporto vero? Si comportava veramente da padre con me? Me ne pentirò di non parlagli quando morirà? Che fine farò io quando l’unico modo per parlargli sarà sotto 3 metri di terra?
Perché non riesco a essere quella di prima? Perché non riesco a rialzarmi? Perché non riesco più a studiare e a concentrarmi? Non ho mai fatto il massimo e me lo riconosco ma perché ora non riesco a fare neanche quel minimo? Cosa sta succedendo? Perché non ho più il controllo del mio dolore? Perché gli sto permettendo di bloccarmi in questo loop continuo?
Perché continuo a dormire quando in realtà è l’ultima cosa che vorrei fare?
Perché continua a farmi domande a cui non avrò risposte?
Perché continua a venirmi in mente il suicidio? Perché non riesco a vedere un futuro per me?
Perché non ho un hobby?
Pecche non so cosa mi piace?
mi piace tutto o non mi piace nulla?
Perche penso a aron ma solo se nello stesso pensiero c’è Emanuele?
La storia di Simone che significa?
Perché ogni menzogna che mi racconto poi finisco per reagire come se fosse vera.
Perché quando provo a esternare cosa penso non faccio altro che farmi domande senza darmi risposte a esse?
Perché lo sto facendo adesso?
Che colpa ne ho io?
Che senso ha la mia vita adesso?
Sono stanca di dormire e svegliarmi l’indomani e sentirmi come adesso. Ma dormire è l’unico modo per non sentire il caos che provo adesso
Lo provo sempre in realtà
Che lezione devo imparare ancora?
Perché l’amore non arriva?
Cosa devo capire prima che arrivi?
È questo no?
Il motivo.
Devo imparare ad amare prima di amare realmente se no finisco per ferire le persone
E chi pensa a me?
Tutte le volte che mi hanno ferito, che mi hanno usato.
Non ho più voglia
Tutto questo male
Mi porta solo più confusione
E scriverlo è stato peggio
Mi sta ricordando tutte le cose brutte che provo e continuerò a provare perché non cambierò
Sono questa da anni
Sento che non cambierò. Grazie per qualunque punto di vista riusciate a fornirmi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, la leggo con profonda attenzione. Le sue parole raccontano una sofferenza intensa e un pensiero ricorrente di scomparire: non posso trattarla come una domanda qualunque, perché la priorità adesso è ricevere ascolto e protezione. Non resti sola con questo dolore. Si rivolga al più presto a uno psicoterapeuta o al Centro di Salute Mentale (CSM) della sua ASL; esistono anche linee di ascolto nazionali attive giorno e notte per le crisi emotive, e in caso di emergenza può rivolgersi al pronto soccorso. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che descrive — l'alternanza tra "sento troppo" e "niente mi tocca", il loop dei perché, l'esaurimento, i pensieri che si autoalimentano — è un quadro che la psicoterapia può scomporre in passi piccoli e sostenibili: protocolli CBT per la depressione, DBT per la regolazione emotiva, ACT per ritrovare contatto con i propri valori. Per ora, provi a rimandare ogni decisione importante di 24 ore e a cercare una persona di fiducia vicino a lei. Non è rotta, è esausta: chiedere aiuto è già un atto di cura.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Io stasera avverto formicolio al braccio sinistro, tremore in tutto il corpo....ho preso levopraid e una camomilla con melatonina, una prima di andare a letto e una camomilla con melatonina dopo perché nn riuscivo a prendere sonno. Da cosa potrebbe dipendere, ansia? Grazi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, i sintomi che descrive — formicolio al braccio, tremore diffuso e difficoltà ad addormentarsi — possono effettivamente essere espressioni somatiche dell'ansia e dell'iperattivazione del sistema nervoso autonomo. Quando il sistema nervoso è in uno stato di allerta prolungato, il corpo risponde con sintomi fisici come tensione muscolare, parestesie e tremore, anche in assenza di cause neurologiche o cardiologiche.
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, è importante non ignorare questi segnali, ma neanche interpretarli catastroficamente, poiché l'attenzione ansiosa verso i sintomi fisici tende ad amplificarli. L'insonnia associata può a sua volta mantenere e peggiorare l'iperattivazione fisiologica, creando un circolo vizioso.
Le consiglio di rivolgersi al suo medico curante per escludere cause organiche, e di valutare un percorso di supporto psicologico che includa tecniche di regolazione dell'arousal (respirazione diaframmatica, rilassamento muscolare progressivo) e strategie CBT per la gestione dell'ansia.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno Dottori, racconto brevemente la mia ultima esperienza con una persona conosciuta da poco. Ci incontriamo, ci piacciamo, decidiamo che la nostra relazione debba essere solo di natura fisica. Ci vediamo, proviamo ad avere un rapporto ma durante quest'ultimo mi rendo conto di avere molto dolore ( è un qualcosa che mi capita quando mi sento tesa ma poi si risolve) per cui gli chiedo di fermarsi. Lui lo fa ma la reazione che ne segue è del tutto inaspettata: Si innervosisce, si arrabbia, mi dice che l'ho messo in una situazione di disagio e imbarazzo che non sa come gestire perchè essendo il nostro rapporto di natura sessuale,non avrebbe saputo cosa fare con una donna in casa tutta la serata ( cito testualmente). Inoltre mi dice che sono stata egoista e scorretta a non dichiarare prima di avere talvolta dei dolori nei rapporti, perche sapendolo, lui avrebbe potuto decidere se fosse il caso di vedersi o meno.. Decisamente agghiacciata, chiamo un taxi per andar via e nel mentre lui stava gia organizzando il resto della serata con un amico..mi chiede quando ci vuole perche il taxi arrivi, gli dico una decina di minuti.. mi chiede di dargli il telefono cosi che lui potesse controllare in quanto sarebbe arrivato. Ovviamente glielo nego e lui mi dice " me lo neghi perche secondo me non hai mai chiamato il taxi"... Vado via.. non mi sono mai sentita cosi umiliata, in imbarazzo e in preda alla vergogna in tutta la mia vita. Cosa può spingere una persona a comportarsi in questo modo? Grazie per i vostri pareri.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un'esperienza così dolorosa. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale ciò che descrive riguarda due aspetti distinti, utili da tenere separati. Il primo è la risposta dell'altra persona: un comportamento aggressivo e svalutante non è attribuibile a sue responsabilità. La vergogna e l'umiliazione che prova sono emozioni comprensibili, ma appartengono all'atteggiamento dell'altro, non a un suo errore. Il secondo aspetto è il dolore fisico nei rapporti, che spesso si attiva quando c'è tensione emotiva: un circolo mente-corpo in cui la paura aumenta il tono muscolare, il dolore alimenta la paura e si innesca evitamento. In ottica CBT si lavora sulla ristrutturazione dei pensieri autoaccusatori ("avrei dovuto dirlo prima"), su esposizione graduale e tecniche di rilassamento e mindful grounding; l'approccio ACT aiuta a coltivare autocompassione e confini coerenti con i propri valori. Un percorso con uno psicoterapeuta, eventualmente in sinergia con una valutazione ginecologica, può aiutarla a ricostruire fiducia. Il suo disagio non è un difetto, è un segnale da ascoltare.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno.dottore scrivo per 1 consiglio,mio figlio affetto da schizzofrenia da anni. Non ha molta cognizione del tempo e del cmportamento verso altri...io vivo con mio compagno. E mio figlio con la moglie...io collaboro molto con loro sia per le cure che per altro..il problema che mio compagno non vuole capire la mia situazione...e non accetta che mio figlio venga spesso da me.. senza avvertire.dice che io l'ho abituato male..e si arrabbia anche con lui...non capisce cosa vuol dire combattere con un paziente con questa patologia.. cosa posso fare? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e delicata. Vivere accanto a una persona cara affetta da schizofrenia comporta un carico emotivo significativo, che si amplifica quando manca comprensione nel contesto relazionale. In un'ottica cognitivo-comportamentale, potrebbe essere utile lavorare su due piani. Il primo riguarda la comunicazione con il suo compagno: la psicoeducazione sulla patologia riduce spesso pregiudizi e reattività ("l'hai abituato male") e permette di costruire regole condivise sulle visite di suo figlio. Il secondo piano riguarda lei: convivere con senso di responsabilità e preoccupazione può attivare pensieri automatici come "devo esserci sempre" o "sto sbagliando". Identificare e ristrutturare queste cognizioni, insieme a strategie di regolazione emotiva (in chiave ACT: accettare ciò che non è modificabile, agire sui valori familiari), può proteggerla dall'esaurimento. Le suggerisco un percorso con uno psicoterapeuta, possibilmente con il coinvolgimento del compagno in alcune sedute. Anche i gruppi di supporto per familiari possono offrire un sostegno prezioso.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Salve , ho un grosso problema (per me ovviamente). Da qualche giorno a questa parte all’improvviso sento di provare qualcosa in più per il mio migliore amico, siamo amici da quasi 10 anni circa, appena conosciuto lo vedevo in maniera diversa, forse mi piaceva ma poi questa cosa subito è cambiata perché lui si era lasciato da poco dopo una lunga storia io anche in quel momento ho avuto dei problemi abbastanza seri con il ragazzo con cui stavo a quel tempo e quindi siamo diventati molto amici lui mi è sempre stato vicino. Lui ha iniziato a divertirsi e andare a letto con tante ragazze perché voleva dimenticare la sua storia e stare bene, nel frattempo io mi sono fidanzata , lui ha iniziato una frequentazione con una ragazza che tutt’oggi sta con lui. Lui è sempre stato presente nella mia vita, magari capitava che non lo sentivo per settimane e poi stavamo ore al telefono per parlare oppure passava a trovarmi a lavoro ,fatto sta che non ci siamo mai staccati . Poi io mi sono lasciata dopo 3 anni e lui mi é stato vicinissimo , ci sentivamo tutti i giorni . É capitato in questi anni che ci siamo baciati e siamo andati a letto insieme , l’anno scorso é venuto a dormire a casa mia perché i miei non c’erano e mi ha tenuta stretta tutta la notte, nonostante ci fosse sempre questa sua fidanzata ma che lui in realtà ha voluto tenere solo perché dopo anni che andavano a letto insieme era arrivato il momento di fare un passo in più ma che non avrebbe dovuto fare a mio parere perché comunque lui l’ha tradita sia con me e anche in altre situazioni. Ad oggi la situazione è questa: lui convive con questa ragazza ma vuole andare via da quella casa ma non ha il coraggio di chiudere quella porta e farla soffrire ma lui sa che è l’unica cosa giusta da fare. Io ultimamente ho smesso di prendere un contraccettivo e avevo gli ormoni a palla allora mi è venuta di fare l’amore con lui e gliel’ho fatto capire, lui ovviamente ha detto subito vediamoci ma poi tra una cosa e l’altra non siamo riusciti e al momento non ne abbiamo più parlato, però in tutto ciò in questi anni lui mi ha sempre chiamata tutti giorni , appena esce da lavoro lui mi chiama , non credo sia normale avendo una fidanzata lui vuole sempre sapere tutto di me. Però io da qualche giorno a questa parte mi sento strana ed è come se mi stessi svegliando da un sonno, forse provo qualcosa per lui, ma poi penso che per come è fatto non potrei mai stare con lui, c’è chi pensa che lui sia innamorato di me ma che non ha il coraggio di dirlo, io quando sento questa cosa rido perché penso a tutte le cavolate che mi racconta e che fa con altre ragazze quindi penso che sia impossibile che sia innamorato di me. Ora io spero che sia solo un momento questo per me e che mi passi , anche perché non voglio perderlo, però mi chiedo come può essere che da un momento all’altro mi sta succedendo questa cosa??? Io ero convinta che lui non piacesse come fidanzato. C’è una mia amica che mi dice sempre fatela finita e sposatevi e basta perché è evidente che lui sia innamorato di te e anche gli estranei spesso mi hanno chiesto perché evidentemente hanno notato dall’esterno qualcosa di più ma io ci ho sempre riso su perché per me era impensabile dicevo con affetto ovviamente ma che è uno particolare figurati, ma lui obiettivamente è una presenza costante nella mia vita sempre . Che faccio ? Che mi succede?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, la situazione che descrive è emotivamente complessa: un'amicizia decennale, sentimenti ambivalenti, episodi di intimità e una relazione attualmente in corso del suo amico. È comprensibile sentirsi confusa.
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale (TCC), può essere utile distinguere i fatti dai pensieri automatici (ad esempio "è destino", "è l'unico per me") e dalle interpretazioni di terzi. Distorsioni cognitive frequenti in queste dinamiche sono il pensiero dicotomico, il ragionamento emotivo e l'idealizzazione, che possono amplificare l'urgenza decisionale.
Un percorso TCC, integrato eventualmente con strumenti dell'ACT (Acceptance and Commitment Therapy), può aiutarla a chiarire i propri valori relazionali, riconoscere i bisogni autentici e valutare con maggiore lucidità le conseguenze etiche e personali delle scelte, inclusa la situazione triangolare in atto.
Decisioni prese sotto l'onda emotiva spesso non riflettono ciò che si desidera davvero. Le suggerisco di rivolgersi a uno psicoterapeuta che possa accompagnarla in un'esplorazione strutturata di emozioni, valori e direzioni di vita.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Salve, sto attraversando un periodo molto complicato con il mio compagno io ho quasi 36 anni lui quasi 33
Il problema è che tra
Me e lui c’è un grosso ostacolo il suo lavoro
Fa il cuoco ma ora si è preso come responsabile troppe responsabilità troppe pressioni e mancanza di presenza con me nella sua relazione,io non lo vedo quasi mai parla sempre di lavoro secondo me ha una dipendenza di lavoro pensa troppo a soldi lavoro anche con me pensa sempre al lavoro non si svaga mai io sinceramente sto davvero male negli ultimi mesi ho iniziato a essere nervosa piangere non avere appetito non ho fame in 4 mesi ho perso 8 chili …. Io gliel’ho parlato ma lui mi dice non può fare altrimenti perché è responsabile ed ha più impegni e impicci … lui l’anno scorso mi fece capire che sarebbe andata bene la nostra relazione che ci sarebbe stato ma non c è più presenza solo una volta a settimana se non cambiano un po’ le cose…. Io non ce la fo più …. Lui mi dice son periodi ma sti periodi son mesi non giorni…. Ma poi anche quando è con me lo chiamano sempre al telefono per problemi mi lascia sola ha da chattare col telefono É davvero diventata pesante la cosa…. Ma la cosa più assurda che quel giorno che stiamo insieme non prende mai iniziative di nulla dice É sempre stanco morto massimo due volte al mese mi porta a mangiare fuori e basta…. Io sono molto confusa non so cosa fare ho bisogno di un consiglio grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la situazione che descrive è chiaramente fonte di grande sofferenza, e i sintomi fisici che riporta — perdita di appetito, calo di peso di 8 kg in 4 mesi, pianto frequente, nervosismo — sono segnali importanti che il suo corpo e la sua mente stanno inviando e meritano attenzione professionale.
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, quando i bisogni relazionali fondamentali (presenza, connessione emotiva, intimità) vengono sistematicamente non soddisfatti, il disagio che ne deriva è reale e legittimo. La comunicazione che descrive — in cui lei esprime i suoi bisogni ma riceve risposte invalidanti — può generare un senso di impotenza e un pensiero ruminativo su cosa fare.
In ottica ACT, potrebbe essere utile chiarire a se stessa quali sono i suoi valori nel contesto della relazione e verificare se la situazione attuale sia compatibile con essi nel medio-lungo termine. Un percorso di psicoterapia individuale potrebbe aiutarla a fare chiarezza, recuperare risorse personali e prendere decisioni più consapevoli. In alternativa, una terapia di coppia potrebbe creare uno spazio protetto per un dialogo più autentico.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno sono in una relazione da oltre 20 anni tra fidanzamento, convivenza e matrimonio con la nascita di un figlio ormai grande...la nostra storia è come quella di tanti, alti e bassi, caratterizzata ad intermittenza da assenze più o meno lunghe (fino a oltre 4 anni) di intimità e quasi totale assenza di dialogo, ma andiamo avanti...
Tempo addietro scopro dalle sue ricerche Google che ha guardato molto materiale su come riconoscere l'interesse di una donna, cose da dire ad una donna, segnali per capire se piaci ad una donna...ci sono state ricerche per regali da fare ad una collega di lavoro, ci sono state molte ricerche su alberghi e motel nella città vicino alla nostra, quello che mi ha scioccato sono molte informazioni prese su vari tipi di preservativi che noi non usiamo da almeno un decennio...(Alla mia richiesta di chiarimento mi è stato detto fossero per un collega, il regalo e l' albergo mentre sulle altre ricerche dice che c' è stato un momento in cui pensava che una collega stesse flirtando con lui e voleva capire e poi si sono chiariti) Ora io ovviamente non gli credo, anche soprattutto dopo aver trovato una chat nascosta da impronta digitale, chat che mi ha fatto leggere e fino a quel punto assolutamente innocua a meno che non siano stati cancellati dei messaggi...ma se innocua perché nascondere?????
Pochi giorni dopo aver effettuato le ricerche per gli alberghi e motel mi dice che probabilmente faranno una cena tra colleghi proprio in quella città...
Non sono più riuscita a trattenermi e ho detto che sapevo di tutte le sue ricerche e ha liquidato tutto appunto come ho spiegato poco sopra, che alcune erano ricerche per un collega e altre per potersi chiarire con questa donna presumibilmente interessata a lui ... ripeto io non riesco a credergli, non mi ha tradita e di questo sono certa, se non cose di poco conto, ma quello che mi fa male è pensare che stesse pianificando di poterlo fare, che l' interesse non fosse di una donna verso di lui ma di lui verso questa donna che poi alla fine deve avergli dato il benservito...oppure tutto non è andato avanti perché io ho scoperto....ora io vorrei superare questa cosa, mi sento una pazza a volte per dare così tanto peso a qualcosa che poi in fine non è successo ma più ci penso più lo sento comunque un tradimento...in cosa sbaglio? Riuscirò mai a superare? Ci sono molti altri dettagli meno importanti in questa storia che però sommati al tutto mi fanno sentire ancora più male, lui mi fa sentire spesso sbagliata, sottolineando talvolta dei miei comportamenti io non so che fare, non vorrei buttare alle ortiche una storia che comunque fa parte di me da più di metà della mia vita, ma con questo logorio sento di non poter andare avanti per molto, ho bisogno di superare questa cosa, sarà possibile con una persona che non comunica ed evita l'argomento?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quanto descrive è una condizione di forte sofferenza e il suo disorientamento è comprensibile: i dati che ha trovato possono attivare pensieri automatici molto intensi ("mi sta tradendo", "tutto è finito"), mentre le spiegazioni ricevute la lasciano nell'incertezza. In un'ottica cognitivo-comportamentale, il primo passo utile è distinguere i fatti osservabili (le ricerche), le interpretazioni (i significati che lei attribuisce) e le emozioni che ne derivano, evitando sia la minimizzazione sia la catastrofizzazione. La lunga assenza di dialogo e intimità merita ugualmente attenzione: spesso è terreno fertile per fraintendimenti e allontanamenti reciproci. Un percorso di terapia di coppia cognitivo-comportamentale può aiutare entrambi a riaprire un canale comunicativo sicuro, esplicitare bisogni e confini, e decidere consapevolmente come procedere. In parallelo, un supporto psicoterapeutico individuale può aiutarla a gestire l'ansia, ricostruire il senso di sé e chiarire cosa è importante per lei. Non resti sola/o con questo peso.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno dottori ,ho 48 anni,volevo chiedere un parere riguardo a problemi che ho da novembre 2024.Ho iniziato con a dimenticare ogni tanto i nomi o comunque non mi arrivano nell immediato, inoltre ho sempre un po' di confusione,gli eventi mi sembrano sempre più lontani rispetto alla realtà,la memoria è peggiorata.Ho vissuto il 2024 con forte stress,e arrivo da 5 anni con problemi di insonnia ,ora migliorata con l assunzione di sertralina e olanzapina,A febbraio 2025 mi hanno fatto fare una risonanza e test neuropsicologici entrambi con esito negativo,a settembre ho rifatto i test neuropsicologici sempre con esito negativo e a febbraio 2026 ho effettuato una PET anche questa negativa.Mi sento la mente confusa.volevo chiedere un vostro parere,io ci penso tutti i giorni da mattina a sera,non so più cosa pensare.grazie a chiunque può aiutarmi
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, comprendo quanto questa situazione possa essere fonte di angoscia e smarrimento. Dal punto di vista clinico, è importante sottolineare che gli esami neurologici ripetutamente negativi (risonanza, test neuropsicologici, PET) sono un dato molto rassicurante: escludono cause organiche significative.
I sintomi che descrive — difficoltà di memoria, confusione mentale, sensazione di distanza dalla realtà — sono frequentemente associati a stress cronico, insonnia prolungata e stati ansiosi-depressivi. In ottica cognitivo-comportamentale, vale la pena esplorare come il pensiero ruminativo ("ci penso tutti i giorni da mattina a sera") possa amplificare la percezione dei deficit cognitivi, creando un circolo vizioso: più si monitora ansiosamente la propria memoria, più l'attenzione diventa selettiva verso gli errori, aumentando il disagio.
Un percorso psicoterapeutico CBT o ACT potrebbe aiutarla a interrompere questo circolo, a gestire meglio lo stress e a migliorare la qualità del sonno residua. Le suggerirei di parlarne con il suo medico curante o di consultare uno psicologo clinico.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno dottori. Vi scrivo per richiedere un parere su un evento che mi ha confusa recentemente. Ho 23 anni, sto passando un periodo in cui mi sto preparando per la laurea e successivamente già per cercare lavoro. Sono una che ha bisogno di farsi piani per ogni minima cosa perché altrimenti sento di non avere controllo. Recentemente, è successa una cosa strana, praticamente vi dico già che io sono attratta sia da ragazzi che da ragazze, lo so da 7 anni e non è assolutamente un problema per me, lo accetto e lo vivo come una verità dentro me, anche se preferirei innamorarmi di un uomo perché vorrei avere dei figli e sinceramente preferirei averli nella situazione più classica possibile. Vi dico questo perché è da mesi che so dell’esistenza di una determinata ragazza di circa la mia età, non ci conosciamo davvero, ma è capitato di guardarla da lontano, vederla interagire con i suoi amici e cose così. Appunto per mesi la mia percezione verso di lei è stata neutro-positiva, la trovo bella, solare e simpatica, e sembra anche genuina. L’altra notte però, mi è capitato a caso di fare un sogno in cui lei mi abbracciava, e io sentivo conforto in quell’abbraccio, e mi sentivo come se fossi cotta di lei, soprattutto perché dopo sempre nel sogno siamo sedute in un tavolo vicine e parliamo, ma poi un ragazzo attira la sua attenzione e inizia a parlare con lei, a quel punto sento una sensazione di gelosia, che ricordo ancora ora, e che quando il sogno è finito ho sentito letteralmente la sua mancanza, mi è dispiaciuto che fosse un sogno, dove forse eravamo amiche o comunque avevamo un legame. Ho continuato la mia vita normalmente, ma da quel giorno ogni volta che la vedo sento un’attrazione travolgente. Dire che mi sento attratta da lei fisicamente sarebbe riduttivo, perché non è che io sento attrazione per lei perché mi piace il suo corpo o la trovo “sexy” seppur sia bella, ma sento una sorta di desiderio verso di lei, in generale. È come se io amassi lei, non il suo corpo, ma lei. Infatti, la cosa che più mi accende è il pensiero di baciarla, e se devo essere sincera la bacerei anche molto appassionatamente, cosa molto strana per me, perché io non sento praticamente mai così tanta attrazione per qualcuno per cui non ho nemmeno sentimenti di cotta come minimo, cosa che quando c’è la sento in modo molto più intenso e euforico di qualsiasi attrazione fisica, cosa che appunto come ho detto con lei tecnicamente non c’è stata. Eppure sento un desiderio per lei così forte e anche di lasciarmi andare e perdere il controllo con lei che onestamente mi confonde, non capisco cosa sia successo, ma è tutto nato da quel sogno. Sottolineo che non ci siamo mai nemmeno sfiorate né guardate. Inoltre, voglio precisare che io sono sempre stata più aperta emotivamente nei confronti delle ragazze non per scelta ma per istinto, perché sono molto intuitiva e sento quasi sempre le intenzioni delle persone, e quando ho rapporti con i ragazzi non sento mai quella sincerità e purezza di intenzioni che io tanto amo e che con le ragazze sento di più. I maschi purtroppo soprattutto alla mia età spesso cercano altro, mentre io cerco una grande integrità, maturità, presenza, passione e connessione, cosa che non riesco mai ad associare ai maschi, anche perché o sono sempre con quel fondo di voglia di competizione e arroganza/ricerca di sesso che si percepisce da miglia, oppure sono troppo remissivi e dolci, cosa che purtroppo se eccessiva non mi accende negli uomini, perché anche se la dolcezza è fondamentale per me, io vorrei una via di mezzo fra ragazzo che sa essere forte e farmi sentire protetta ma allo stesso tempo saper essere dolce senza vergognarsene, con un cuore pieno di valori e un vero rispetto non solo per me ma per tutti. Quindi è una cosa rara, e istintivamente connetto meglio con le ragazze, infatti non ho mai avuto cotte emotive per maschi, se non alle elementari per un compagno, quando però appunto quella purezza di intenzioni era ancora presente e non “inquinata” dal testosterone, che a quanto pare li fa andare fuori di testa non lo so, peccato che il testosterone che molti di loro usano spesso per dominare o sentirsi migliore dovrebbe servire a proteggere e non a schiacciare, ma ci vuole un’alta maturità per integrarlo e lo capisco. Però appunto per questo connetto meglio con le ragazze oggi, e collegandomi con il sogno che ho fatto verso quella ragazza, perché secondo voi è esplosa questa attrazione così forte? Secondo voi cosa dovrei fare? Vi ringrazio per il tempo che mi dedicherete per rispondermi, accetto ogni visione e consiglio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso un vissuto così intimo e articolato. Quanto descrive è un'esperienza emotiva intensa ma assolutamente nella norma: sogni, desideri e immaginazioni non definiscono chi siamo, ma sono materiale che la mente elabora. In ottica cognitivo-comportamentale, può essere utile distinguere fra il pensiero ("sento un'attrazione travolgente"), l'emozione che lo accompagna e il significato che le attribuisce ("questo cambia chi sono / minaccia i miei piani"). Spesso l'ansia cresce proprio dal bisogno di controllo e di categorizzare ogni esperienza. Le suggerirei di osservare questi stati con curiosità, senza fondervisi, come propone anche l'ACT (defusione cognitiva), ricordando che la sua identità non è dettata da un singolo vissuto emotivo. Annotare pensieri e emozioni su un diario ABC può aiutarla a riconoscere gli schemi sottostanti. Se questa sensazione persiste o genera sofferenza significativa, le consiglio un percorso con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, che potrà accompagnarla in modo personalizzato.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno dottori ho una domanda da farvi faccio una terapia da molto tempo per ansia e disturbo dell umore però non riesco a prendere tutta la terapia perché sento che quando prendo tutti i farmaci il corpo mi cambia molto sento questa calma addosso molta sedazione che è benefica ma che mi porta a toglierli sistematicamente aggravano magari gli impulsi ogni tanto del gioco non so come fare per risolvere una volta per tutte questa situazione voi cosa ne pensate grazie per l aiuto
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la fiducia e per aver condiviso una situazione che immagino impegnativa. Da un'ottica cognitivo-comportamentale è frequente che la terapia farmacologica venga vissuta in modo ambivalente: da un lato dà sollievo (la "calma" di cui parla), dall'altro genera vissuti di perdita di controllo o cambiamento corporeo, che spingono all'interruzione. Interrompere autonomamente però rischia di riattivare sintomi, impulsi inclusi. Il primo passo utile è riportare apertamente questi dubbi al medico prescrittore: dosaggi, orari o molecole possono spesso essere modulati. Parallelamente, un percorso psicoterapeutico CBT focalizzato sul controllo degli impulsi (in particolare se il "gioco" assume tratti problematici) può integrare il trattamento farmacologico con tecniche come l'analisi funzionale dei trigger, la gestione dell'urge (urge surfing) e la ristrutturazione dei pensieri automatici. Anche strumenti ACT come la defusione e l'azione impegnata verso i valori possono essere molto utili. Le consiglio di non restare solo/a: ne parli con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i miei pensieri. Mi sembra di andare in disperazione e nessuno psicologo o psicoterapeuta che prenda per le corna il mio malessere. Sono un'assistente domiciliare e oggi ho fatto un'affiancamento insieme a all'altra operatrice per andare da 2 sorelle autistiche a casa. Mentre l'operatrice mi diceva tutte le cose io avevo dentro una voce, qualcosa che mi porta alla passività a pensare che non fa per me, l'altra operatrice era carina con me mentre io avevo paura di vederla sospettosa (come se poi mi autosaboto e faccio accadere quello che io penso) l'altro mi vede strana nel comportamento. In quel momento mi irrigidisco riesco ad essere poco spontanea. Devo poi faricare con il pensiero per ritornare in uno stato di calma apparente. La conseguenza è che ho poi pensieri di svalutazione di angoscia e accusa verso di me. Mi butto giù e mi cade l'autostima troppo facilmente da farmi paura. Proietto sull'altro tutto questo non so perché e del fatto che poi mi metto in un atteggiamento di dipendere come di paura a fare le cose spontanee. Mi congelo e si vede dal mio comportamento. Mi sento una sempre sotto giudizio anche quando non ce ne è bisogno. Io ci convivo da tanto tempo e si accentua in situazioni nuove credo. Quando mi viene questo malessere io vorrei sparire, mi vergogno a non avere una solida stima di me. Cosa mi scatena questo. Perchè io faccio così e non trovo la forza di non dare retta a questi pensieri? Ho paura di dipendere e divento una banderuola che non ha carattere e poi non riesco a fare le cose con serenità e spensieratezza. Vi chiedo che meccsnismo è come faccio a spezzarlo si può guarire? Mi ossessiona tanto. Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, quanto descrive richiama un quadro che, in ottica cognitivo-comportamentale (TCC), possiamo leggere come un circolo di ansia sociale ed autosvalutazione: pensieri automatici negativi (es. "verrò giudicata", "non ne sono capace") attivano emozioni intense e comportamenti di sicurezza (irrigidimento, evitamento, ipercontrollo), che a loro volta confermano le credenze profonde su di sé.
Un percorso TCC può aiutarla a identificare e ristrutturare questi pensieri tramite tecniche come l'auto-monitoraggio (diario ABC), il dialogo socratico e gli esperimenti comportamentali. L'integrazione con interventi di matrice ACT favorisce inoltre l'accettazione delle sensazioni interne e l'orientamento ai propri valori, riducendo la lotta con i pensieri intrusivi.
Quanto descrive non è una condanna né un tratto immutabile: si può lavorare e modificare gradualmente lo schema. Le suggerisco di rivolgersi a uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale per una valutazione approfondita e un percorso strutturato.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Come si può definire e che problemi ha una persona che Semplicemente per il fatto che viene rimandato un appuntamento per incontrarsi, ti blocca o ogni giorno per 3 mesi ti insulta, ogni qualvolta ti incrocia Cambia strada se mi vede. l'ultimo giorno di stagione alla fine sale da me?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno e grazie per la sua domanda. Da una descrizione esterna non è possibile, né clinicamente corretto, formulare una diagnosi sull'altra persona. Diversi fattori, come stile di attaccamento insicuro, fragilità nella regolazione emotiva, vissuti di rifiuto pregressi o tratti impulsivi, possono produrre comportamenti altalenanti come quelli che descrive. In ottica cognitivo-comportamentale, tuttavia, ciò che possiamo lavorare clinicamente non è l'altro, bensì il suo vissuto. Rabbia improvvisa, blocchi, insulti, evitamento e poi riavvicinamento generano tipicamente confusione, ipervigilanza e pensieri automatici del tipo «è colpa mia», «non posso fidarmi», «devo capire perché». La TCC aiuta a riconoscere queste distorsioni, a regolare l'attivazione emotiva e a stabilire confini funzionali, riducendo l'impatto delle oscillazioni altrui. In una cornice ACT può inoltre essere utile lavorare sui valori personali, scegliendo come restare in contatto con ciò che è davvero importante per lei al di là delle reazioni dell'altro. Le suggerisco un consulto con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale per un'analisi più approfondita della sua situazione specifica.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera e grazie per il suo messaggio. Quanto descrive è una sofferenza comprensibile, ma in ottica cognitivo-comportamentale può essere utile distinguere il comportamento del docente dal significato che lei vi attribuisce. Frasi come «non sei stata precisa» o critiche rivolte al gruppo classe possono essere lette automaticamente come «non valgo», «non sono accettata», «mi sta svalutando», attivando emozioni intense. Si tratta di tipiche distorsioni cognitive, personalizzazione, filtro mentale e lettura del pensiero, che alimentano frustrazione e calo di autostima. Un lavoro di TCC le permetterebbe di riconoscere questi pensieri automatici, metterli in discussione con domande socratiche e sostituirli con interpretazioni più equilibrate, considerando ad esempio lo stile didattico del professore o il contesto valutativo. In parallelo, training assertivo e role play possono aiutarla a esprimere le sue ragioni nei momenti opportuni, riducendo il senso di impotenza. In cornice ACT può essere utile chiarire i suoi valori rispetto allo studio, restando in contatto con essi anche quando emerge il vissuto di svalutazione. Le suggerisco un consulto con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale per approfondire.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, mi hanno cambiato la cura due giorni fa perché non riesco a star al lavoro e sono sempre con ansia e attacchi. Mi ha aggiunto questo medicinale Pregabalin eg stada italia insieme a xanax e zarelis da prendere a colazione e dopo pranzo. La sera ho solo lo xanax .. Volevi chiedere se è normale aver giramenti di testa, sonnolenza e essere un po stordita ecc. Perché non ho mai preso il Pregabalin e con questa combinazione di medicinali mi farà effetto dopo quanto? E in piu volevo chiedere è meglio non fare neanche un aperitivo? Grazie Cordiali Salu
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno e grazie per la domanda. In qualità di psicologo psicoterapeuta non posso esprimermi sui dosaggi, sulle interazioni o sugli effetti collaterali specifici, che restano di stretta competenza del medico prescrittore. Le consiglio di contattare quanto prima lo specialista che le ha modificato la terapia, segnalando giramenti di testa, sonnolenza e stordimento, così da valutare se siano transitori o richiedano un aggiustamento. Anche sul consumo di alcol, anche minimo, è il medico a doverle fornire indicazioni precise, perché può potenziare la sedazione delle benzodiazepine. Sul piano psicologico, in ottica cognitivo-comportamentale, gli attacchi d'ansia si mantengono attraverso pensieri automatici catastrofici e comportamenti di evitamento. Un percorso di TCC mirato, con ristrutturazione cognitiva, esposizione graduale e training di rilassamento, può integrare il trattamento farmacologico e ridurre nel tempo la reattività ansiosa. Le suggerisco di valutare un confronto con un terapeuta cognitivo-comportamentale per un intervento personalizzato che affianchi il lavoro clinico già avviato.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Salve sono la nonna paterna di una bimba di 30 mesi che da sempre mi adora e profondamente amo!, al punto che quando insieme preferisce un rapporto esclusivo con me preferendomi in quei momenti ai genitori e questo provoca gelosie da perte di mio figlio , la cosa mi mette profondamente a disagio poiché’ mi fa sentire di troppo ! Questo di contro non avviene con la nonna materna con la quale è costretta a stare dopo l’asilo nido . Ultimamente a scuola presenta un po’ di aggressività’ , potrebbe esserci correlazione con il tipo di rapporti con i nonni , premesso che ha ottimi rapporti genitoriali ed e’ figlia unica come mio figlio d’altronde.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per la sua domanda. L'attaccamento preferenziale che la bambina manifesta nei suoi confronti è un fenomeno comprensibile e, in sé, non preoccupante: i bambini piccoli spesso eleggono figure di riferimento privilegiate, alternandole nel tempo in base alle esperienze quotidiane.
In ottica cognitivo-comportamentale, è utile osservare che la gelosia del figlio nasce probabilmente da pensieri automatici del tipo "la bambina mi preferisce meno", interpretati come segnale di perdita di ruolo. Condividere questa lettura con lui, in modo sereno, può aiutarlo a ridimensionare quell'emozione.
Riguardo all'aggressività a scuola, potrebbe essere legata alla fatica delle transizioni quotidiane, asilo e poi contesti familiari diversi, più che al tipo di rapporto con i nonni. A 30 mesi i cambiamenti di ambiente sono emotivamente impegnativi.
Le suggerirei di non limitare il legame con la nipote, pur incoraggiando momenti di terzietà con entrambi i genitori, e di suggerire ai genitori di consultare uno psicologo infantile per un'osservazione più mirata.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Salve ,scrivo in breve la mia storia perchè vorrei capire se la persona con cui ho intrapreso una relazione quatto anni fa circa potrebbe essere un narcisista patologico Malvagio.Sono una insegnante di 63 anni benestante ,stimata come professionista e considerata di bella presenza.Sono sposata ma mio marito è affetto da una malattia neuridegenerativa e sette anni fa ha subito danni cognitivi,Così che quattro anni fa mentre ero in un momento molto difficicile ,mi sentivo molto sola ho intrapreso una relazione con un uomo che oggi ha 69 anni .Quest'uomo lo conosco da circa 27 anni ed in passato lo avevo incontrato qualche volta in un momento di crisi profonda della relazione con mio marito.In questo tempo a cicli si era sempre presentato ma io no lo avevo più considerato.quando ho deciso di intraprendere la re relazione con lui l'ho fatto anche perchè mi sono fatta convincere dal fatto che lui mi aveva raccontato di essere rimasto vedovo ( sua moglie era morta a causa di un cancro ) e che la sua compagna aveva un mieloma al terzo stadio .all'inizio sembrava andare bene ,ma il suo comportamento era molto strano,mi invia centinaia di messaggi ,banali e pieni di emoji e quando io chiedevo chiarimenti lui spariva ..Nelle varie sparizioni chredendo di essere io la persona sbagliata l'ho cercato cosi la relazine è andata avanti dal 2022 al 2024. In giugno del 2024 dice di avere una depressione e sparisce.Nel luglio del 2025 a causa di una circostanza si ripresenta e mi convince nuovamente a riprendere la relazione nel frattempo io ero venuta a conoscenza (voci di popolo) che lui aveva manipolato più persone sole ,sopratutto done approfittandone per appropriarsi dei loro risparmi , era un bancario ,e per questa ragione era stato sospeso dal suo lavoro ,anche se non si era riuscito a dimostrare nulla .Inoltre che aveva sempre intessuto più relazioni in contemporanea .Ma io che sono una persona buona nonostante i vari dubbi ho deciso di ridargli fiducia .Sembrava che le cose andassero bene lui mi dedicava ,tempo ed attenzioni, fino a quando in gennaio lui sbaglia ad inviare un messaggio ed intuisco che c'era una quarta persona ,chiedo spiegazioni , ma lui sparisce.
Ora mi chiedo potrà ricomparire ancora ? E' un narcisista patologico maligno?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La situazione che descrive, con dinamiche di idealizzazione, disapparsa improvvisa e possibili triangolazioni affettive, presenta elementi che in letteratura vengono spesso associati a stili di attaccamento insicuro o a tratti di personalità problematici. In ottica cognitivo-comportamentale, tuttavia, l'etichetta diagnostica è sempre secondaria rispetto alla comprensione di come queste dinamiche abbiano influito sui suoi pensieri, emozioni e comportamenti.
Quello che emerge dalla sua storia è un ciclo relazionale caratterizzato da fasi di vicinanza e poi di abbandono, pattern che tendono a generare confusione emotiva, autocolpevolizzazione e difficoltà a elaborare la fine della relazione.
Le consiglio di non concentrarsi sull'etichetta "narcisista" ma di riflettere su come questa esperienza abbia influenzato la sua autostima e i suoi pensieri su di sé. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a elaborare questo vissuto, ritrovare un senso di sé più solido e comprendere i bisogni emotivi che hanno guidato quella scelta relazionale, senza giudizio verso se stessa.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, avrei bisogno di capire come poter aiutare mio marito e mia suocera nel loro rapporto. Mia suocera è l'esempio perfetto della sindrome della sorella maggiore, ovvero ha una sorella di 14 anni piu giovane di cui si è sempre presa cura fin dall'infanzia, l'ha aiutata in tutto, sia nel ruolo di madre (ha 3 figli di cui 2 gemelli e mia suocera aveva a suo tempo preso aspettativa al lavoro per aiutarla a crescerli nonostante fosse adulta, sposata e avesse ancora i nonni a disposizione) sia nel lavoro (è una pittrice/artista... la aiuta negli allestimenti e in tutti gli eventi che deve fare). Questa donna purtroppo è cresciuta appunto come "piccola di casa" aiutata in tutto e per tutto in ogni cosa, il problema è che tutt ora all alba dei 50 anni ritiene ancora "dovuto" che lei la assecondi in ogni cosa e mia suocera corre non appena lei chiama anche perchè nel corso degli anni ha spesso avuto momenti di "depressione" che usava assolutamente come ricatto quando le attenzioni non erano su di lei... il problema è che questo rapporto malsano sta logorando il rapporto con il figlio "vero" che è mio marito che non tollera più questa situazione e si sente "non visto"... lei ha sempre mille problemi, si è separata, ha problemi economici, una figlia soffre anche lei di depressione e mia suocera si carica di tutti questi problemi e giustamente è esausta e agitata... lui ha chiesto alla zia di alleggerire la situazione per sua madre e la risposta è stata che "è l'unica famiglia che ha"... lei non riesce a distinguere figlio e sorella e li equipara... è questo fa impazzire mio marito... a me spiace perchè è una brava nonna e una buona persona ma è completamente annullata per gli altri e rischia di perdere il figlio completamente e non so come posso aiutarli a parlarsi e aiutare lei a "lasciare andare" la sorella che sinceramente credo si sia un po' "accomodata" in questa situazione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La situazione che descrive richiama dinamiche di confini familiari poco definiti, in cui i ruoli all'interno del sistema relazionale risultano sfumati. In ottica cognitivo-comportamentale, si tratta di un pattern che si struttura nel tempo attraverso rinforzi ripetuti: la suocera riceve gratificazione dal ruolo di caregiver, mentre la sorella ha imparato ad aspettarsi quel tipo di supporto senza sviluppare piena autonomia.
La difficoltà per suo marito è che si trova a fare i conti con una madre emotivamente disponibile verso l'esterno, ma meno presente nel nucleo familiare ristretto. Questo può generare pensieri automatici del tipo "non sono abbastanza importante" o "le mie esigenze non contano", con conseguente frustrazione e risentimento.
Un intervento utile potrebbe essere un percorso di coppia, per aiutare suo marito a comunicare i propri bisogni in modo assertivo senza colpevolizzare la suocera, e per trovare insieme una gestione più equilibrata dei confini familiari. Le consiglio di evitare di posizionarsi come mediatore diretta: il cambiamento deve partire dai diretti interessati, possibilmente con il supporto di un professionista.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Save sono una ragazza di 23 anni che lavorava in un supermercato ho iniziato a soffrire di vertigini da stress ansia forte e attacchi di panico fino a non uscire piu di casa ma passare le giornate a casa piangendo.. ho iniziato a prendere zoloft adesso da cinquantaquattro giorni ho aumentato a zoloft + levopraid + xanax pomeriggio e mirtazapina la sera e sembra che piano piano stavo recuperando adesso da due giorni sto risentendo un po d ansia e vuoti di testa improvvisi ebato avemdo un po paura è una cosa normale che ci vigliono piu giorni o sto tornando indietro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi, ovvero una lieve ripresa dell'ansia e qualche vuoto di testa dopo un periodo di miglioramento, è una fluttuazione assolutamente comune durante il percorso di recupero. In psicologia cognitivo-comportamentale sappiamo bene che il recupero non è lineare: ci sono momenti di avanzamento e momenti in cui si avverte una momentanea regressione, che però non significa tornare al punto di partenza.
L'ansia che ricompare, spesso, si autoalimenta proprio quando la interpretiamo come un segnale di pericolo. In ottica TCC, imparare a osservare questi momenti senza catastrofizzarli è una competenza fondamentale.
È importante che tu rimanga in contatto con il medico che gestisce la tua terapia farmacologica e, se non l'hai ancora fatto, valuta un percorso psicoterapeutico parallelo. Il supporto integrato è spesso la via più efficace.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
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