Buonasera a tutti, sono una ragazza di 25 anni. Scrivo perchè il mio fidanzato soffre di attacchi di

24 risposte
Buonasera a tutti, sono una ragazza di 25 anni. Scrivo perchè il mio fidanzato soffre di attacchi di ansia da circa un mese. Lui ha 26 anni, giovane e sportivo, con un lavoro stabile e una vita indipendente. Apparentemente e stando a ciò che afferma la sua ansia non scaturisce da una motivazione evidente. Tutto inizia quando un giorno trovandosi al campo sportivo avverte dei capo giri e sudorazione, da lì si è generata l'ansia manifestandosi attraverso vari sintomi tra cui nausea, capo giri, mal di pancia, fitte al petto, sudorazione, pianto. Questi i principali. Ha fatto varie visite e analisi e non sembra esserci una problematica a livello fisico. Ho provato a suggerire l'aiuto di uno specialista ma al momento sembra rifiutarlo. Chiedo a voi qualche consiglio pratico e concreto per stargli vicino, per aiutarlo ad affrontare questo periodo e superarlo.
ringrazio chi risponderà.
Dott. Francesco Pellino
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Milano
Se le analisi del sangue e dei controlli medici tutto sembra essere a posto mi sentirei di consigliarvi di consultare anche un allergologo. Se tutto risultasse nella norma un supporto di tipo psicologico è consigliato. Purtroppo bisogna volerlo in prima persona. Se dovesse servire come incentivo può contattarmi per un primo colloquio senza impegno.
Prenota subito una visita online: Consulenza online - 55 €
Per prenotare una visita tramite MioDottore, clicca sul pulsante Prenota una visita.

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott. Antonino Genova
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, innanzi tutto avete fatto bene a fare i dovuti controlli medici. Tuttavia se il suo ragazzo al momento non ha intenzione di intraprendere un percorso, anche solo per capire da dove deriva il problema c'è poco da fare, deve essere lui il primo a volerlo. Posso inoltre consigliarle un percorso di tipo cognitivo-comportamentale, orientamento elettivo quando si tratta di disturbi d'ansia e attacchi di panico. Nel caso dovesse cambiare idea, o anche solo per un consulto non esiti a chiedere. Cordialmente Dott. Antonino Genova
Dott.ssa Rachele Agostini
Psicologo
Montecatini-Terme
Buona sera, se tutti i controlli sono andati bene è ragionevole pensare che sia legato ad altro di più emotivo e introspettivo. Purtroppo il lavoro deve essere fatto in prima persona con lui anche per valutare che grado di ansia ha innescato quell'episodio. Un approccio strategico potrebbe essere pensato per farlo arrivare in stanza di terapia e quindi iniziare a lavorare con lui. Eventualmente possiamo parlarne senza impegno se mi contatta. Dal canto suo può anche rassicurarlo sul fatto che vedere uno psicologo non per forza equivale a iniziare un percorso a lungo termine e che potrebbero bastare pochi input per alleviare il suo malessere. Resto a disposizione per qualsiasi cosa anche online. Sanluti
Dott.ssa Chiara Cerqua
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, dopo aver effettuato le dovute esclusioni di tipo medico, si potrebbe appunto pensare che siano delle reazioni di tipo psicosomatico. Se il suo ragazzo non ha chiarezza in merito ai suoi sintomi potrebbe suggerirgli di parlarne con il medico generico che considerando l'esclusione di problematiche organiche potrebbe a sua volta indirizzarlo da uno psicologo/a. A volte le persone hanno bisogno di essere indirizzate da esterni e faticano ad accettare consigli dalle persone più vicine. Capisco le sue buone intenzioni e il desiderio di prendersi cura del suo ragazzo, stargli vicino è sicuramente già una buona base, ma è lui che poi deve maturare la decisione di prendersi cura di sé e rivolgersi a chi può occuparsene con competenza.
Faccio a lei e al suo ragazzo i miei migliori auguri.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno.
La sua richiesta di aiuto legittima richiede a mio parere più di qualche parola scritta in questa sede. La situazione del suo ragazzo, ha ragione lei, andrebbe approfondita da lui stesso con l'aiuto di uno psicologo. Ma lei ha un proprio vissuto, per il quale giustamente chiede un sostegno.
Perciò le propongo un colloquio psicologico online per capire più a fondo come sta lei di fronte a ciò che percepisce di fronte al disagio del suo ragazzo.
Dott.ssa Loretta Grisenti
Psicologo, Psicologo clinico
Trento
Buongiorno, trattandosi di uno sportivo è importante abbia fatto gli esami di prevenzione per escludere alcune patologie. Lo sport ha normalmente effetti benefici sull'ansia riducendola e contribuendo al rilassamento muscolare. Probabilmente sono scattate altre dinamiche psicologiche più profonde che hanno fatto scaturire un probabile attacco di panico sul campo sportivo. Tali dinamiche andrebbero approfondite con uno psicologo, ma purtroppo deve essere il suo ragazzo a decidere di intraprendere un percorso. Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti. Dott.ssa Loretta Grisenti
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Cara utente, comprendo la tua preoccupazione e il desiderio di aiutare il tuo fidanzato, ecco alcuni consigli pratici: ascoltalo senza giudicarlo, mostrando comprensione e supporto, incoraggialo a praticare tecniche di rilassamento come la respirazione profonda o la meditazione, suggerisci attività fisiche leggere che possono aiutare a ridurre l'ansia, evita di minimizzare i suoi sentimenti e sii paziente, offrigli la possibilità di parlare con un professionista quando si sentirà pronto, ma senza insistere troppo, create insieme una routine quotidiana stabile e rassicurante, limitando il consumo di caffeina e alcol, mantenete una comunicazione aperta e continua, facendogli sapere che sei lì per lui senza pressione. Spero che questi suggerimenti ti siano utili e aiutino il tuo fidanzato a superare questo periodo, se hai altre domande non esitare a chiedere. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Dott.ssa Arianna Savastio
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, un primo rimando positivo che mi sento di darle è che il suo fidanzato ha già una preziosa risorsa per affrontare questa situazione: lei, la sua fidanzata. Detto questo, l'ansia non è di per sè qualcosa di negativo o pericoloso, bensì è un meccanismo fisiologico del tutto normale. Tuttavia, quando l'ansia è così pervasiva diventa invalidante e intacca la qualità della nostra vita. Se i medici hanno escluso una possibile causa organica, sarebbe importante che il suo ragazzo cominciasse un percorso che possa in primis definire se si tratta effettivamente di ansia e, successivamente, che gli possa dare gli strumenti per comprendere che cosa sono l'ansia e il panico e come imparare a gestirli. Ci sono diverse tecniche di rilassamento, respirazione, meditazione e mindfulness ma prima di passare alle tecniche è importante sviscerare la natura del sintomo, che è sempre la voce di un malessere che merita di essere ascoltato. L'approccio cognitivo-comportamentale propone i trattamenti e le tecniche più efficaci per la gestione dell'ansia e degli attacchi di panico. Non sono mai le situazioni a generare l'ansia dentro di noi, bensì sono i pensieri che noi facciamo sulle situazioni a provocarci l'ansia. Talvolta l'ansia si presenta perchè non ci sentiamo all'altezza delle aspettative e si crea un gap troppo grande tra la nostra aspettativa e la nostra percezione di poterla raggiungere. E' quindi importante lavorare sulla fiducia in noi stessi e nelle nostre risorse imparando ad affrontare la vita e le difficoltà facendo appello a tutte le nostre capacità.
Magari lei può aiutarlo cercando di sviscerare i pensieri che precedono l'ansia, cercare di capire insieme se ci sono delle preoccupazioni, delle paure, un forte senso di responsabilità oppure un giudice interiore troppo severo. Cominciare un percorso psicologico non è una scelta facile ed è una cosa molto personale, non si può costringere qualcuno a farlo, lei ha comunque il diritto di testimoniare il suo pensiero e può essergli di supporto, magari può ricordare al suo fidanzato che è giovane e che ha tutta la vita davanti a sè e merita di viverla in uno stato di serenità e benessere. Le auguro il meglio e resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Savastio
Dott. Stefano Recchia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentile utente. Grazie per aver condiviso la sua situazione. Ha fatto bene a far eseguire al suo fidanzato le analisi e gli accertamenti del caso. Avendo escluso cause di natura organica gli attacchi d'ansia possono essere riferiti a reazioni di tipo psicosomatico. I disturbi d'ansia si possono alleggerire molto attraverso dei percorsi psicologici che però deve essere lui stesso a volere. Si possono applicare tecniche di respirazione, di rilassamento che vanno strutturate all'interno di un serio percorso terapeutico. Lei può aiutarlo cercando di farlo sentire supportato e accolto nel suo disagio del momento. Lo aiuti anche a capire l'importanza dell'aiuto di un professionista. Spero di esserle stato di aiuto. La ringrazio. Un caro saluto. Dott. Stefano Recchia
Dr. Marco Cenci
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
Come ha già intuito un percorso con un collega sarebbe la soluzione più efficace e duratura al problema del suo compagno. Detto questo, se lui non vuole iniziarne uno, la sua vicinanza è già la cosa migliore che lei possa fare.
Dott. Marco Cenci
Dott. Fabio di Guglielmo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Forlì
Gentilissima, la sua preoccupazione è comprensibile. Gli attacchi di ansia possono essere molto destabilizzanti, soprattutto quando sembrano insorgere senza motivo. È rassicurante sapere che abbiate escluso problemi fisici. Per supportare il suo fidanzato, offra un ascolto empatico e rassicurante, lo incoraggi a praticare tecniche di rilassamento come la respirazione profonda e la meditazione che possono contribuire a gestire meglio l'ansia. Se rifiuta l'aiuto di uno specialista, provi a condividere con lui informazioni sui benefici della terapia e a discutere apertamente delle sue paure. Esistono approcci terapeutici focalizzati su strategie mirate per interrompere i pensieri ansiosi e modificare comportamenti che alimentano le paure, spesso risultano anche i più efficaci. Se lo desidera resto a disposizione per eventuali chiarimenti o supporto, anche attraverso consulenze online. Un caro saluto, Dott. Fabio di Guglielmo
Dott.ssa Benedetta Taddei
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile Utente,
mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo anzitutto il suo ragazzo e lei come sua compagna. Stare vicino ad una persona che soffre non è semplice. Determina molte domande e apre molti spiragli circa il "come" ed il "cosa" sia più opportuno fare. Dal momento che le cause organiche sono state escluse è molto probabile possa trattarsi di attacchi di ansia. La scelta di intraprendere un percorso personale è molto intima ed è opportuno nasca da una motivazione interna. Può magari provare a ragionare, insieme al suo ragazzo, circa i motivi che lo bloccano ma non forzando eccessivamente. Sceglierà di iniziare un viaggio terapeutico appena se la sentirà.
Dal momento che anche stare vicino a una persona che soffre non è facile, può pensare se, cambiando prospettiva, chiedere lei un consulto psicologico o iniziare un percorso per poter trovare un suo spazio dove conoscersi meglio, capire quale può essere il suo ruolo e la sua posizione e favorire una maggiore consapevolezza.
Per tornare alla sua richiesta rispetto ai momenti di ansia del suo partner, dato che noi esseri umani funzioniamo da specchio, qualche accorgimento pratico può essere non mostrarsi agitata in quei momenti ma provare a stare calma e rimandare a lui una tranquillità e serenità cui possa rispecchiarsi. Evitare troppe domande, in quel momento non serve capire cosa abbia generato l'attacco di panico o perché si senta così. Lasciare piuttosto al suo ragazzo un pò disponibile spazio nonché la possibilità di alzarsi, muoversi senza quindi costringerlo a sedersi (perché magari non vuole) e non stargli troppo addosso. Infine piuttosto che dire "respira", iniziare lei stessa a farlo, in modo da mostrargli il come.
Sono disponibile nel caso desideri uno spazio per parlare, sia online che in studio.
A presto.
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lui possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarlo ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che gli impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa essergli utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Giulia Faccioli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, grazie per il suo quesito. Credo che lei stia agendo nel più corretto dei modi, stando vicino al suo compagno e supportandolo anche con il consiglio pratico di un eventuale invio presso uno specialista. Se la situazione persisterà sarà lui a dover decidere se richiedere l'intervento di un terapeuta, lei può però in questo caso fargli presente i suoi vissuti, soprattutto il senso di impotenza. Cordiali saluti,
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, comprendo la sua apprensione per la salute del proprio ragazzo. Posso dirle che sta già facendo molto per lui. Avete fatto bene a eseguire le varie analisi mediche per escludere una patologia organica. Per adesso posso consigliarle di starle accanto ed ascoltarlo senza giudicarlo, così che trovi in lei una preziosa alleata per superare questo momento. Se un giorno vorrà il suo ragazzo potrà decidere autonomamente di iniziare un percorso anche se lei ha fatto bene a cercare di indirizzarlo. Spero di esserle stato in qualche modo di aiuto, resto a sua disposizione e la saluto. Cordilamente, Dott. Marco Squarcini
Dott.ssa Alessia Pisani
Psicologo, Psicologo clinico
Provaglio d'Iseo
Buongiorno
A volte il nostro corpo parla dandoci i primi segnali di quello che potrebbe essere, ad oggi, una possibile sofferenza da parte del suo fidanzato, anche perché , se ho ben compreso le analisi e le visite hanno dimostrato che la sua condizione fisica va bene.
Secondo il mio punto di vista è bene cercare di comprendere l’evento scatenante che ha fatto traboccare il vaso e dato quindi inizio ad attacchi di ansia.
Sicuramente , un percorso terapeutico potrebbe aiutarlo ad affrontare questo particolare momento della sua vita, ma se il suo ragazzo al momento non ne ha intenzione purtroppo non lo so si può obbligare , ad oggi oltre che stargli accanto , potrebbe rassicurarlo sul fatto che vedere uno psicologo non per forza equivale a un percorso. lungo ma che potrebbero bastare pochi incontri per comprendere l’origine di questo malessere e scardinare i meccanismi che lo innescano.
Resto a disposizione
Cordialmente
dott.ssa Pisani Alessia
Dott.ssa Antonella Milizia
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Buona sera. Se tutti gli accertamenti clinici hanno escluso un problema di carattere organico allora andrebbe approfondito l'aspetto psicologico che porta il tuo ragazzo a manifestare questi attacchi d'ansia e, soprattutto, cercare di comprendere il contesto in cui si è scatenato la prima volta il sintomo. Se lui rifiuta una consulenza psicologica, prova a capire tu cosa può aver scatenato il primo sintomo e se vuoi ne possiamo parlare per capire meglio come aiutarlo. Resto a disposizione. Dr.ssa Antonella Milizia
Dott. Maurizio Di Benedetto
Psicologo, Fisioterapista, Posturologo
Monza
Gentilissima, sicuramente una volta escluso qualsiasi interessamento a livello medico, sarebbe utile un’approfondimento psicologico magari con una consulenza psicologica ad indirizzo umanistico-esistenziale. Ma per fare questo servirebbe la volontà del suo fidanzato di almeno un’iniziale colloquio psicologico per capire meglio di cosa di tratta e se se la sentirà, di fare un’approfondimento di se stesso. In quanto il corpo utilizza un suo linguaggio per comunicare cosa avviene dentro di sè (il corpo che parla), anche se spesso non ce ne accorgiamo. In fine ma non per ultimo, visto che questa situazione da lei descritta la porta ad un investimento emotivo importante, potrebbe pensare ad un suo supporto psicologico, così da gestire ed aiutare al meglio anche il suo fidanzato, chiaramente partendo da lei e il suo investimenti emozionale.

Cordialità
Dott. Maurizio Di Benedetto
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
le manifestazioni di cui parla sono l espressione di un disturbo d' ansia acuto. Dai disturbi d'ansia è possibile guarire attraverso l' ausilio combinato di farmacoterapia e psicoterapia. In questi casi affidarsi ad uno specialista è la cosa migliore da fare, prima che la problematica possa cronicizzarsi.
Parli col ragazzo di tali possibilità.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Carlotta Massai
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno gentile utente, grazie per aver riportato qua le sue riflessioni.
Quando si nota qualcosa che fa soffrire l'altro è quasi spontaneo prendere meno in considerazione noi stessi e la nostra sofferenza. In realtà questo suo messaggio ci dice qualcosa anche di lei, e sarebbe un peccato lasciare in secondo piano se stessa e le sue emozioni.
E' molto bello da parte sua dimostrare questa preoccupazione nei confronti del suo fidanzato e posso capire quanto la questione la stimoli a volergli stare vicino e anche a interrogarsi sulle modalità più efficaci per farlo. A volte capita che la persona a cui rivolgiamo le nostre attenzioni non sembri altrettanto intenzionata a voler risolvere e a trovare una soluzione per stare bene. Quindi le suggerisco se lei ha considerato di trovare uno spazio suo in cui potersi dedicare a sé, in cui affrontare insieme a un professionista anche le preoccupazioni che nutre nei confronti del suo fidanzato, in maniera approfondita e tramite uno scambio continuo.
Rimango a disposizione se volesse contattarmi e le auguro una buona giornata.
Carlotta Massai
Dott.ssa Michela Lazzaro
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, grazie per la tua condivisione. I sintomi che riporti sembrerebbero essere espressioni somatiche di una forte ansia.
C'è stato un evento particolarmente impattante prima dell'emergere di tali sintomi? Anche se apparentemente sembrerebbe non esserci nessun evento specifico, l'ansia potrebbe essere l'espressione di un malessere più esteso derivante da un insieme di piccole fonti di stress quotidiano.
Hai fatto bene a suggerire di rivolgersi a uno specialista, è importante aspettare che lui sia pronto e che sviluppi una vera motivazione per iniziare un percorso terapeutico.
Nel frattempo tu potresti continuare a stargli vicino, comunicare con lui empaticamente così che si senta libero di esprimersi e appoggiarsi a te come supporto. Prova anche con qualche tecnica di respirazione e mindfulness.
Dr. Emanuele Antonietti
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso brevemente, ma in maniera puntuale, le difficoltà che lei ed il suo fidanzato state vivendo. Spesso la caratteristica che rende gli attacchi di ansia tali è insita nella loro apparente imprevedibilità e nell’incapacità di trovare una causa evidente che spieghi tali vissuti: quello che a volte accade è che a sensazioni fisiche ben chiare corrisponda l’assenza di prove altrettanto chiare, come nel caso delle visite e delle analisi che avete fatto e che si sono rivelate inconcludenti. La giovane età e lo stile di vita del suo ragazzo possono inoltre alimentare la confusione, e quindi la preoccupazione, rispetto al suo stato attuale.
Come lei ha già intuito e condiviso, l’aiuto di uno specialista, come uno psicologo, può essere effettivamente il tipo di supporto in grado di districare i dubbi e aumentare la comprensione di ciò che sta accadendo. Ma capisco l’eventuale diffidenza che esprime il suo fidanzato: infatti è diffuso pensare che mente e corpo siano entità separate, che lavorano sì in parallelo, ma l’una indipendentemente dall’altra. Ecco perché in questi casi tendiamo a fare approfondimenti medici ed evitiamo, consapevolmente o meno, di considerare problematiche di altra natura. Eppure, in situazioni come questa, è forse più utile vedere la persona nella sua interezza e superare la distinzione mente-corpo: è allora che il corpo si rivela uno dei tanti strumenti a nostra disposizione per capire, conoscere ed esplorare ciò che ci accade, fuori e dentro di noi.
A questo punto mi chiedo quali siano le riserve che il suo ragazzo ha riguardo al farsi seguire da uno specialista: forse potrebbero avere a che fare con l’immagine di una persona forte, indipendente, che non ha bisogno di aiuti di questo tipo. Quello che lei può fare, lungi dal convincerlo a intraprendere un percorso ora, è continuare a stargli accanto e cogliere l’opportunità di conoscerlo meglio, in aspetti di sé che prima non erano emersi e di cui anche lui ha ancora poca consapevolezza.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Le sue parole trasmettono grande premura e affetto verso il suo fidanzato, qualità preziosa per chi attraversa un periodo di ansia intensa. Si percepisce quanto tenga a lui e quanto si senta responsabile di aiutarlo a stare meglio, ma anche quanto questa situazione possa generare in lei incertezza su come comportarsi. L’ansia, come probabilmente sta scoprendo insieme a lui, spesso non nasce da una causa immediatamente riconoscibile. Non sempre è legata a un evento preciso o a un problema evidente. A volte arriva come un segnale di qualcosa che per lungo tempo è rimasto sotto traccia: tensioni accumulate, stress che la mente non è riuscita più a contenere, preoccupazioni rimaste inascoltate. Quando la persona colpita non trova una spiegazione logica, l’ansia stessa diventa un motivo di ulteriore ansia, come se ci fosse qualcosa di “sbagliato” o di inspiegabile dentro di sé. Questo circolo può aggravare i sintomi. Lei mi chiede come poterlo aiutare in modo concreto. La prima cosa importante è che possa sentirsi al sicuro con lei. In questi momenti le persone con ansia temono spesso di non essere comprese, di diventare un peso, di essere giudicate o di “dare fastidio”. Quindi la invito a comunicargli con chiarezza che lei è lì per lui, senza pretendere di avere risposte o soluzioni immediate. Lo ascolti quando sente di voler parlare, lo lasci libero di esprimere paure anche se possono sembrarle esagerate o irrazionali. Eviti di minimizzare frasi come “è tutto nella tua testa” o “non ci pensare” perché spesso, anche se dette con buone intenzioni, possono far sentire incompresi. Un altro modo pratico per essergli vicina è aiutarlo a restare nella quotidianità. L’ansia spesso spinge a evitare luoghi o attività per paura che i sintomi tornino. Se possibile, lo incoraggi a fare piccole cose insieme: una camminata tranquilla, un giro all’aperto, un film da guardare insieme. Piccoli gesti che gli facciano sentire che la vita non si è fermata, anche se l’ansia tenta di bloccarla. Se durante questi momenti l’ansia dovesse presentarsi, lo rassicuri con la sua presenza calma, ricordandogli che si tratta di una reazione passeggera del corpo e che non è pericolosa, anche se molto sgradevole. Può aiutarlo anche a spostare l’attenzione dai sintomi fisici. Quando arriva la paura, la mente si concentra in modo ossessivo su ogni sensazione corporea, ingigantendo ogni battito o capogiro. Se lui se la sente, può provare con lei esercizi di respirazione lenta, contare i respiri, mettere una mano sul petto per percepire il ritmo che rallenta. Piccoli strumenti di consapevolezza che possono farlo sentire meno in balia del corpo. Lei ha già fatto un passo molto saggio invitandolo a considerare l’aiuto di uno specialista. Purtroppo non è raro che, soprattutto i ragazzi giovani, facciano fatica ad accettare l’idea di chiedere un supporto psicologico. Molti si convincono di dover “risolvere da soli” o si vergognano di ammettere di avere bisogno di un aiuto esterno. Non insista troppo in modo diretto perché rischierebbe di farlo chiudere, ma continui a far capire che l’idea di parlare con qualcuno di competente non è una sconfitta, ma un segno di coraggio. A volte, quando i sintomi persistono o peggiorano, le stesse persone capiscono da sole che serve una guida per interrompere il circolo dell’ansia. Infine, non dimentichi di prendersi cura anche di sé. Stare vicino a chi soffre di ansia può diventare logorante se non si rispettano i propri limiti. Si conceda momenti di riposo, di svago, di leggerezza. Non spetta a lei “salvarlo”, ma può fare molto semplicemente stando al suo fianco con calma, pazienza e comprensione. Il resto, quando sarà pronto, potrà costruirlo con un professionista. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, grazie per aver condiviso la situazione di cui siete protagonisti. È comprensibile sentirsi preoccupati quando una persona cara manifesta ansia intensa, soprattutto quando sembra non esserci una causa evidente e i sintomi fisici sono così spaventosi. Il fatto che lui al momento rifiuti l’aiuto di uno specialista è comune: molte persone con ansia temono il giudizio o pensano di poterla gestire da soli.
Potrebbe essergli molto utile avere accanto qualcuno che rimanga calmo e presente, che ascolti senza giudicare e che lo aiuti a sentirsi compreso. Aiutarlo a concentrarsi sul respiro o riportare l’attenzione al presente può alleviare i momenti più intensi, così come evitare pressioni per “doversi calmare” e rispettare i suoi tempi. Mostrargli che lo sostiene e che ci sarà per lui è già di grande aiuto e può anche incoraggiarlo, quando si sentirà pronto, a intraprendere un percorso con uno psicologo che lo guiderà a gestire l’ansia in modo più stabile e a ritrovare serenità nella vita quotidiana.

Un caro saluto,
Dott.ssa Simona Santoni – Psicologa

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.