Domande del paziente (80)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, i sintomi che descrive sembrano raffigurabili in episodi di ansia. L’ansia si manifesta soprattutto con quel peso al petto, sensazione di respirare male o di non respirare.
é necessario capire...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per la condivisione. Le domande che pone sono molto profonde e difficilmente esauribili in un semplice testo.
Premetto che mettendomi nei suoi panni comprendo come si sente, anche...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, si il lutto è un tema che si può assolutamente affrontare in psicoterapia. Tendenzialmente si inizia ad effettuare un lavoro se dopo i 3 mesi dal lutto persistono sintomi che possono essere... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua storia. Quello che porta è un bisogno importante che non va trascurato.
La sessualità in una coppia rappresenta un fattore fondamentale.
Cerco di risponderle...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno la ringrazio per la sua condivisione. Da quello che descrive sembra che ci sia un tema sul giudizio degli altri e che in qualche modo questo la preoccupi e le faccia salire l’ansia in certe... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno Francesco, la ringrazio per aver condiviso la sua storia. Dalle sue parole si percepisce quanta strada abbia fatto in questi anni e quanta fatica emotiva ci sia dietro ogni conquista.
Partirei...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
La ringrazio per aver scritto con tanta sincerità. Dalle Sue parole emerge una grande sofferenza, ma anche una cosa molto importante: consapevolezza. Lei si sta accorgendo che qualcosa dentro di sé si... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per la sua condivisione.
Quello che descrive sembra una relazione dove lei è sempre in rincorsa verso una persona che decide di avvicinarsi o allontanarsi nel rapporto.
Lui dà...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per la sua condivisione.
Sicuramente scoprire questo scambio di chat con altre persone ha aperto qualcosa in lei a livello emotivo sul versante della tristezza.
Oltre, immagino,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
La ringrazio per il coraggio con cui ha scritto. Si sente quanta paura abbia provato — e stia provando — e quanto desideri sentirsi compresa.
Parto dalla cosa più importante: non è impazzita, non è “rotta”...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora, la ringrazio per aver trovato la forza di porre questa domanda. Parlare di ansia e depressione, soprattutto quando persistono nel tempo, non è semplice, e il fatto che lei cerchi un modo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la situazione che descrive è molto dolorosa e, soprattutto, profondamente disorientante. Dopo sette anni di lavoro terapeutico è del tutto comprensibile che lei abbia vissuto quella relazione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive sembra più una differenza nel modo di stare in relazione e nel modo di esprimere la vicinanza verso l’altro.
Non credo che sia sbagliato ne lei ne la sua fidanzata, ma che...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per la profondità e la lucidità con cui ha descritto la sua storia. Quello che emerge è un quadro di trauma complesso, con componenti relazionali, corporee e identitarie molto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per la sincerità ed il coraggio con cui ha descritto quello che sta vivendo. Le sue parole trasmettono chiaramente quanto il suo dolore sia intenso e continuo.
Quello che lei sta...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso la sua storia. Da come scrive si percepisce chiaramente quanta fatica stia portando da anni e quanto si senta bloccato, indietro, schiacciato dall’angoscia e...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la situazione che descrive è piuttosto frequente nella pratica clinica. Raramente esiste una sola causa, ma piuttosto un insieme di fattori biologici, farmacologici e psicologici.
I farmaci...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per quanto condiviso.
Sembra che questo crollo inspiegabile sia l’effetto di una somma di cambiamenti molto intensi e ravvicinati.
Tutto sembra nascere con la decisione di andare...
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Salve a tutti, sono una studentessa universitaria che ora più che mai sta avendo a che fare con pensieri che definirei "ossessivi" per quanto riguarda le relazioni sociali (amicizie, conoscenze, ecc.): dopo ogni interazione non sentita al 100% riuscita, riavvolgo continuamente nella mia testa ogni piccolo dettaglio della situazione per capire cosa avrei potuto sbagliare, cercando continue rassicurazioni, e spendendoci la notte in pianti. Oltre a questo, sospetto da sempre di essere neurodivergente/essere nello spettro autistico.
Mi sto chiedendo quindi se non sia necessario partire da una valutazione psicodiagnostica per l'autismo/AuDHD. Ho il forte sospetto che i miei pensieri ossessivi siano il risultato di un sovraccarico cognitivo dovuto al masking e alla mancanza di strumenti adatti al mio funzionamento reale. Temo che un percorso generico, non formato sulla neurodivergenza, possa rivelarsi inefficace o invalidante, come già accaduto in passato. Dunque, quale percorso pensate sia meglio affrontare per prima (a fronte dei soldi)? Un percorso "generico" per risolvere inanzitutto i miei pensieri ossessivi, o un percorso psicodiagnostico (forse un po' più lungo?) per partire dalla radice?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso questi suoi dubbi.
Parto dal presupposto che per rispondere alla sua domanda avrei bisogno di avere molti più dettagli dalla sua storia.
Le neurodivergenze sono delle condizioni che si hanno dalla nascita con una storia eziopatogenetica che comprende un cluster di sintomi presenti da sempre.
Il fatto che nella sua crescita nessuno lo abbia notato è un dato da tenere a mente in vista di una diagnosi differenziale.
Quello che descrive sembrano processo ossessivi o ruminativi in ambito sociale.
La riflessione che fa rispetto alla possibile neurodivergenza sono elementi che si è possibile ricollocare in queste etichette, ma non è un passaggio automatico. Anche persone senza neurodivergenza possono vivere situazioni simili alle sue.
Sul dove partire le posso lasciare una riflessione. Cosa per lei è più importante? Provare a ridurre la sofferenza o dare un nome al suo funzionamento?
Nella Sua situazione, potrebbe risultare più funzionale iniziare con un percorso terapeutico mirato a lavorare proprio su questi meccanismi ossessivi e ruminativi. Non si tratterebbe di un percorso “generico”, ma di un lavoro specifico, orientato a comprendere e ridurre il bisogno di controllo, la ricerca di certezza e l’iper-analisi delle interazioni sociali. Parallelamente, sarebbe importante che il professionista scelto abbia una sensibilità rispetto al tema della neurodivergenza, così da non invalidare il Suo vissuto e da poter eventualmente integrare questo aspetto nel lavoro terapeutico.
Una volta che il livello di sofferenza sarà più gestibile, potrà essere più semplice e utile anche affrontare una eventuale valutazione psicodiagnostica, qualora il dubbio sulla neurodivergenza resti significativo. In questo modo, la diagnosi non diventa un punto di partenza urgente sotto pressione, ma uno strumento di maggiore comprensione di sé.
Un ultimo aspetto che può esserLe utile tenere a mente riguarda il funzionamento dei pensieri che descrive. Dopo un’interazione sociale, il cervello tende a convincerLa che sta cercando di “capire cosa è andato storto”. In realtà, molto spesso ciò che sta cercando non è una comprensione realistica, ma una certezza assoluta di non aver sbagliato. Ed è proprio questa ricerca di certezza che alimenta il ciclo del rimuginio, rendendolo sempre più difficile da interrompere.
Rispetto al processo valutativo esistono alcuni centri pubblici dove è possibile effettuare una valutazione (e quindi senza un costo), provi a cercare se nella sua zona ci sono ambulatori per la disabilità adulta/ADHD per capire se il percorso valutativo può farlo in ambito pubblico.
Cordiali saluti
Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive è molto comprensibile, anche se per lei è confuso e doloroso.
Lei si è lasciata da poco tempo da una relazione importante, con una forte componente emotiva e probabilmente anche di dipendenza. È normale in questi casi che il legame non si interrompa subito. Sembra che non abbia ancora elaborato la separazione.
Il senso di colpa riguarda il legame ancora attivo con il suo ex e la frase “se succedeva qualcosa allora lo avrei perso” è di fatto una forma di controllo emotivo che mantiene il legame attivo e la tiene bloccata.
Da un lato desidera avvicinarsi a qualcuno, dall’altro questo significa tradire il legame ancora attivo con il suo ex.
Lei dice non riesco ad andare avanti, ma la domanda che le porrei è cosa rappresenta per lei perderlo? Spesso dietro questa paura ci sono: bisogno di approvazione, paura di restare soli, dinamiche di dipendenza affettiva.
Non è possibile, con i dati a disposizione, dire se si tratta o meno di dipendenza affettiva, ma ci sono sicuramente dei segnali: difficoltà a staccarsi, condizionamento dalle sue parole, paura di perderlo anche dopo la fine, senso di colpa nel vivere altro.
Il problema sembra che per lei oggi non ci sia uno spazio emotivo libero per andare verso altre relazioni. E la domanda a cui deve rispondere è: sono davvero pronta a lasciare il mio ex?
Valuti se, da sola può iniziare a mettere una distanza reale dal suo ex, non per punirlo, ma per permettersi di staccarsi davvero. Inoltre deve iniziare a convivere con il senso di colpa, che non è una bussola morale e non le sta dicendo che sta facendo qualcosa di sbagliato.
Non è obbligatorio vivere subito qualcosa con qualcun altro, si dia del tempo per elaborare questa chiusura.
Qualora da sola faccia fatica a staccarsi le consiglio di valutare un percorso psicologico per sostenerla in questi passaggi e per aiutarla ad elaborare la perdita.
Cordiali saluti