Salve. Ho 32 anni e da più di un anno ho un rapporto (che credevo una relazione a tutti gli effetti,
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Salve. Ho 32 anni e da più di un anno ho un rapporto (che credevo una relazione a tutti gli effetti, ma che temo rientri invece nella “situationship”, per usare uno slang anglofono) con un uomo più grande di me che aveva manifestato interesse sentimentale nei miei confronti da tempo. Viviamo abbastanza distanti e anche per motivi di lavoro siamo passati dal vederci 1 volta a settimana circa a circa 2, non sempre ogni settimana. Lui mi diceva di dover gestire il padre malato e quindi gli incontri si complicavano sempre di più a livello logistico. I problemi per me sono soprattutto due: per tutto questo tempo mi ha ripetuto sempre di voler trascorrere più tempo con me, e anche di andare a casa sua (mai stata, sebbene mi abbia invitata più volte senza però dare seguito alla cosa), e di definire insieme le “prospettive del rapporto “ (ora: dopo più di un anno di “frequentazione” - per lui evidentemente, per me era una relazione e mi sono sentita shockata quando ha usato la parola “rapporto” - mi vieni a dire che bisogna chiarirci le idee?) perché “non è una cosa vissuta come passatempo”. Da un paio di mesi ho avvertito come se cercasse di defilarsi senza assumersi alcuna responsabilità: mi ha fatto sentire in colpa e mi ha minacciata di troncare le comunicazioni perché in una settimana gli ho mandato 4 messaggi, chiedendogli quando potessimo vederci; eravamo d’accordo di organizzarci per una gita, gli avevo scritto e lui mi aveva risposto in modo estremamente brusco dicendomi di chiamarlo invece di mandare messaggi (lo avevo chiamato e non aveva mai risposto). Questi comportamenti si sono ripetuti molto in questi ultimi due mesi, aggravati dal fatto che quando ci vediamo (purtroppo una volta a settimana) il tempo trascorso insieme è diminuito (30 minuti massimo a settimana; e massimo una telefonata da parte sua in 7 giorni, e non devo insistere a chiedere di più se no ho il timore che si arrabbi e che voglia interrompere le comunicazioni facendomi sentire una seccatura). Il secondo problema è che nel tempo trascorso insieme assume atteggiamenti sessuali espliciti, mi dice che ci sentiremo e ci organizzeremo per stare di più insieme e poi sparisce per i giorni seguenti, senza neanche rispondermi (e se lo fa appare molto arrabbiato o seccato). Nonostante la ricerca di momenti intimi (in luoghi poco adatti) non ha mai avuto un rapporto sessuale completo con me, e questo mi causa ancora più sofferenza. Ho il sentore che per lui tutto questo tempo sia stata solo una valvola di sfogo sessuale, e che non mi abbia neanche “degnata” di un rapporto sessuale completo perché sa che per me significa fare un passo avanti importante e lui non vuole una relazione che richiede responsabilità emotive (sebbene mi abbia detto diversamente per tanto tempo, addirittura dicendomi in più occasioni che vorrebbe un figlio con me). Ho spesso timore a contattarlo per paura che si arrabbi e non mi voglia più vedere. Temo di essere vittima di un abuso psicologico che si è protratto nel tempo perché non è normale sentirsi insicura e ansiosa nel contattare o comunicare la persona che dovrebbe sentirsi entusiasta di vederti e sentirti; invece io mi sento di camminare sulle uova. Alcuni giorni mi cerca e mi vuole vedere e altri ignora totalmente le mie richieste di vederci. Perché mi tratta in questo modo? Mi sento invisibile e privata della mia dignità emotiva, non vorrei esagerare nel sentirmi così ma è quello che sento.
Carissima, non deve affatto giudicarsi per quello che sente, anzi è importante che ascolti le sue emozioni e i suoi stati d'animo perché le stanno comunicando qualcosa circa questa relazione. Come scrive lei stessa, una relazione deve essere gratificante, ci deve essere entusiasmo nel vedersi e nel sentirsi. Aggiungerei che è necessario essere sulla stessa lunghezza d'onda, altrimenti è naturale che si generi frustrazione e insoddisfazione. Le ragioni del comportamento del suo partner possono radicarsi in quanto lei pensa quando scrive che non la degna di un rapporto completo perché teme di fare passi avanti nella relazione in quanto una relazione, che non sia una "situationship", implica una presa di responsabilità affettiva. Forse lui ha paura della relazione, delle implicazioni affettive, della vicinanza e dunque fa continui passi avanti e passi indietro. Però, indipendentemente dalle motivazioni consce o inconsce che lo muovono, e che noi possiamo solo ipotizzare, lei deve concentrarsi sulle sue esigenze. Questo è sempre fondamentale. E' sempre fondamentale chiedersi: cosa voglio io dalla relazione? Spero di esserle stata utile, un saluto. Ilaria Innocenti
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Capisco quanto questa situazione la stia facendo soffrire. Da ciò che descrive, non sta esagerando: sentirsi in ansia e con il timore di contattare il partner non è tipico di una relazione emotivamente sicura.
Al di là dei motivi di lui, il punto centrale è come sta lei: la relazione, nei fatti, sembra darle più incertezza e senso di svalutazione che serenità. Una relazione sana permette di esprimere bisogni e chiedere chiarezza senza paura di essere puniti con distanza o silenzi.
Può esserle utile chiedersi: questa relazione risponde davvero ai miei bisogni affettivi? Se la risposta è no, diventa importante pensare a come proteggere il suo benessere e porre limiti più chiari.
Se sente che la situazione sta incidendo molto su autostima e tranquillità, un confronto con uno psicoterapeuta può aiutarla a fare chiarezza e a prendere decisioni più tutelanti per sé.
Al di là dei motivi di lui, il punto centrale è come sta lei: la relazione, nei fatti, sembra darle più incertezza e senso di svalutazione che serenità. Una relazione sana permette di esprimere bisogni e chiedere chiarezza senza paura di essere puniti con distanza o silenzi.
Può esserle utile chiedersi: questa relazione risponde davvero ai miei bisogni affettivi? Se la risposta è no, diventa importante pensare a come proteggere il suo benessere e porre limiti più chiari.
Se sente che la situazione sta incidendo molto su autostima e tranquillità, un confronto con uno psicoterapeuta può aiutarla a fare chiarezza e a prendere decisioni più tutelanti per sé.
Buongiorno,
la relazione all'interno della quale si ritrova è sbilanciata. Lei ha investito più di quanto ha ricevuto e ad oggi si ritrova a soffrire per aver compreso che questo uomo non possa darle quanto sino ad oggi sperato. Lasci andare questo rapporto, altrimenti con il tempo potrà aggiungere solo sofferenza ad altra sofferenza.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
la relazione all'interno della quale si ritrova è sbilanciata. Lei ha investito più di quanto ha ricevuto e ad oggi si ritrova a soffrire per aver compreso che questo uomo non possa darle quanto sino ad oggi sperato. Lasci andare questo rapporto, altrimenti con il tempo potrà aggiungere solo sofferenza ad altra sofferenza.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Salve, la descrizione che fa del suo rapporto sentimentale sembra frustrarla molto causandole sofferenza, ansia, disagio e mancanza. Ritengo importante che lei possa trovare lo spazio per lavorare su di Sé, sui suoi sentimenti e sulle sue emozioni comprendendo meglio quello che desidera da questa relazione e quello che effettivamente può ottenere. Ricominci da sé, dia valore a ciò che sente e prova, dia importanza ai suoi desideri e ai suoi bisogni.
Gent. Sig.ra, il punto è ben un altro: perché accetta un tipo di rapporto come questo?
Gentile Signora,
da quello che descrive emerge una sofferenza profonda e, soprattutto, una dinamica relazionale che la sta facendo sentire insicura, in colpa e “in difetto”. Questo è un segnale importante da non ignorare.
In una relazione affettiva sana dovrebbero esserci chiarezza, continuità, rispetto e reciprocità. Quando invece si alternano momenti di vicinanza a improvvisi distacchi, promesse non mantenute, atteggiamenti bruschi o colpevolizzanti, è naturale sviluppare ansia, paura di “disturbare” e la sensazione di camminare sulle uova. Non è esagerazione: è il suo sistema emotivo che sta reagendo a una situazione percepita come instabile.
Il fatto che lei tema di scrivere o chiamare per paura della sua reazione è già un campanello d’allarme. In un legame equilibrato non si dovrebbe avere timore di esprimere un bisogno legittimo, come quello di vedersi o di chiarire le prospettive.
Non è possibile fare una diagnosi a distanza né etichettare il comportamento dell’altra persona, ma ciò che conta è l’effetto che questa dinamica sta avendo su di lei: senso di invisibilità, perdita di dignità emotiva, ansia, confusione. Quando una relazione genera più sofferenza che serenità, è opportuno fermarsi a riflettere.
Il consiglio che posso darle è di prendersi uno spazio personale di riflessione, chiedendosi cosa desidera davvero da un rapporto, valutare un confronto chiaro e diretto, se si sente pronta considerare un supporto psicologico per essere aiutata a fare chiarezza e a rafforzare la propria sicurezza emotiva.
Un percorso con uno psicologo può aiutarla a comprendere meglio la dinamica, riconoscere eventuali schemi relazionali disfunzionali e recuperare una posizione più centrata sui suoi bisogni e sul suo valore.
Lei non sta “esagerando”: i suoi vissuti meritano ascolto e rispetto.
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti.
da quello che descrive emerge una sofferenza profonda e, soprattutto, una dinamica relazionale che la sta facendo sentire insicura, in colpa e “in difetto”. Questo è un segnale importante da non ignorare.
In una relazione affettiva sana dovrebbero esserci chiarezza, continuità, rispetto e reciprocità. Quando invece si alternano momenti di vicinanza a improvvisi distacchi, promesse non mantenute, atteggiamenti bruschi o colpevolizzanti, è naturale sviluppare ansia, paura di “disturbare” e la sensazione di camminare sulle uova. Non è esagerazione: è il suo sistema emotivo che sta reagendo a una situazione percepita come instabile.
Il fatto che lei tema di scrivere o chiamare per paura della sua reazione è già un campanello d’allarme. In un legame equilibrato non si dovrebbe avere timore di esprimere un bisogno legittimo, come quello di vedersi o di chiarire le prospettive.
Non è possibile fare una diagnosi a distanza né etichettare il comportamento dell’altra persona, ma ciò che conta è l’effetto che questa dinamica sta avendo su di lei: senso di invisibilità, perdita di dignità emotiva, ansia, confusione. Quando una relazione genera più sofferenza che serenità, è opportuno fermarsi a riflettere.
Il consiglio che posso darle è di prendersi uno spazio personale di riflessione, chiedendosi cosa desidera davvero da un rapporto, valutare un confronto chiaro e diretto, se si sente pronta considerare un supporto psicologico per essere aiutata a fare chiarezza e a rafforzare la propria sicurezza emotiva.
Un percorso con uno psicologo può aiutarla a comprendere meglio la dinamica, riconoscere eventuali schemi relazionali disfunzionali e recuperare una posizione più centrata sui suoi bisogni e sul suo valore.
Lei non sta “esagerando”: i suoi vissuti meritano ascolto e rispetto.
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti.
Gentile signora,
Da ciò che descrive emerge una sofferenza emotiva significativa, legata soprattutto alla discrepanza tra ciò che questa persona le dice e ciò che concretamente fa. Quando, all’interno di un legame affettivo, parole e comportamenti non coincidono, è comprensibile sentirsi confuse, insicure e talvolta anche svalutate. Il fatto che lei riferisca di avere timore a contattarlo, di sentirsi “una seccatura” o di dover modulare i suoi bisogni per evitare reazioni di rabbia è un elemento importante. In una relazione che offre sicurezza emotiva, di solito non prevalgono ansia o paura nell’esprimere richieste legittime, come vedersi o chiarire la natura del rapporto. Se queste emozioni diventano centrali, vale la pena ascoltarle con attenzione. La dinamica che descrive, momenti di vicinanza seguiti da distacco, promesse non concretizzate, ricerca di intimità senza una reale continuità emotiva, può generare un coinvolgimento intenso ma anche un senso di instabilità costante. Questo non implica necessariamente un intento manipolatorio consapevole, ma indica una difficoltà relazionale che sta avendo un impatto concreto sul suo benessere. Più che concentrarsi esclusivamente sul perché lui si comporti così, potrebbe essere utile riportare lo sguardo su di sé: questa relazione, così com’è oggi, risponde ai miei bisogni affettivi? Mi fa sentire scelta, rispettata, riconosciuta? Oppure mi lascia prevalentemente in uno stato di attesa e incertezza? I sentimenti di invisibilità e di perdita di dignità emotiva che riporta meritano ascolto. Non sono amplificazioni, ma segnali che qualcosa, nella dinamica, non è in equilibrio. Quando un legame genera più inquietudine che serenità, fermarsi a riflettere non è un fallimento, ma un gesto di cura verso se stessi. Potrebbe esserle utile prendersi uno spazio per chiarire innanzitutto con se stessa quali sono le sue aspettative e i suoi bisogni all’interno di un rapporto, e valutare se e come si sente di esprimerli in modo autentico. Osservare poi la qualità della risposta dell’altro, non solo nelle parole, ma nella concretezza dei comportamenti, può offrire elementi preziosi di comprensione. Se dovesse emergere una distanza significativa tra ciò che desidera e ciò che l’altro è in grado o disposto a offrire, interrogarsi su quali scelte possano tutelare il suo equilibrio emotivo nel lungo periodo diventa un passaggio importante. Se sente che l’ansia, il timore di perderlo o un senso di dipendenza stanno diventando centrali nella sua esperienza, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui comprendere più a fondo i suoi bisogni affettivi e rafforzare la sua posizione relazionale. Le sue emozioni hanno dignità. Riconoscerle e prenderle sul serio è già un primo passo significativo verso una maggiore tutela di sé.
Da ciò che descrive emerge una sofferenza emotiva significativa, legata soprattutto alla discrepanza tra ciò che questa persona le dice e ciò che concretamente fa. Quando, all’interno di un legame affettivo, parole e comportamenti non coincidono, è comprensibile sentirsi confuse, insicure e talvolta anche svalutate. Il fatto che lei riferisca di avere timore a contattarlo, di sentirsi “una seccatura” o di dover modulare i suoi bisogni per evitare reazioni di rabbia è un elemento importante. In una relazione che offre sicurezza emotiva, di solito non prevalgono ansia o paura nell’esprimere richieste legittime, come vedersi o chiarire la natura del rapporto. Se queste emozioni diventano centrali, vale la pena ascoltarle con attenzione. La dinamica che descrive, momenti di vicinanza seguiti da distacco, promesse non concretizzate, ricerca di intimità senza una reale continuità emotiva, può generare un coinvolgimento intenso ma anche un senso di instabilità costante. Questo non implica necessariamente un intento manipolatorio consapevole, ma indica una difficoltà relazionale che sta avendo un impatto concreto sul suo benessere. Più che concentrarsi esclusivamente sul perché lui si comporti così, potrebbe essere utile riportare lo sguardo su di sé: questa relazione, così com’è oggi, risponde ai miei bisogni affettivi? Mi fa sentire scelta, rispettata, riconosciuta? Oppure mi lascia prevalentemente in uno stato di attesa e incertezza? I sentimenti di invisibilità e di perdita di dignità emotiva che riporta meritano ascolto. Non sono amplificazioni, ma segnali che qualcosa, nella dinamica, non è in equilibrio. Quando un legame genera più inquietudine che serenità, fermarsi a riflettere non è un fallimento, ma un gesto di cura verso se stessi. Potrebbe esserle utile prendersi uno spazio per chiarire innanzitutto con se stessa quali sono le sue aspettative e i suoi bisogni all’interno di un rapporto, e valutare se e come si sente di esprimerli in modo autentico. Osservare poi la qualità della risposta dell’altro, non solo nelle parole, ma nella concretezza dei comportamenti, può offrire elementi preziosi di comprensione. Se dovesse emergere una distanza significativa tra ciò che desidera e ciò che l’altro è in grado o disposto a offrire, interrogarsi su quali scelte possano tutelare il suo equilibrio emotivo nel lungo periodo diventa un passaggio importante. Se sente che l’ansia, il timore di perderlo o un senso di dipendenza stanno diventando centrali nella sua esperienza, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui comprendere più a fondo i suoi bisogni affettivi e rafforzare la sua posizione relazionale. Le sue emozioni hanno dignità. Riconoscerle e prenderle sul serio è già un primo passo significativo verso una maggiore tutela di sé.
Il focus sembra essere l'altro, piu che lei, nella relazione. Si conceda uno spazio di ascolto in cui poter esplorare le dinamiche che la portano a scegliere di essere o non essere in una relazione. Possiamo fissare un colloquio conoscitivo online e capire meglio insieme.
La sua situazione e a rischio nel senso che potyrebbe già aver sviluppato una dipendenza affettiva da un persona che non vuole chiarezza nella relazione nè è intenzionata ad impegnarsi. Si rivolga subito ad un buon professionista psicologo pèsicoterapeuta perchè piu lascia crescere i suoi dubbi e maggiore sarà lòa difficoltà ad ammettere che questa persona forse non è quella piu adatta ai suoi desideri nè ai cuoi bisogni.
Comprendo profondamente il senso di smarrimento e il dolore che sta attraversando. Leggendo le sue parole, emerge con chiarezza una sofferenza che non è affatto "esagerata", come lei teme, ma è la risposta naturale di chi si trova intrappolato in una dinamica profondamente asimmetrica e destabilizzante.
Quello che lei descrive non è solo una "situationship", ma un legame caratterizzato da una forte intermittenza emotiva, che produce in chi la subisce un effetto di "montagna russa" psicologica.
Sentirsi ansiosi o avere timore di contattare la persona con cui si ha una relazione è un segnale d'allarme critico. In un legame sano, la comunicazione è un porto sicuro; qui, invece, è diventata un campo minato. Il fatto che lui reagisca con rabbia o minacci il distacco di fronte a semplici richieste di contatto (4 messaggi in una settimana sono una richiesta di presenza del tutto legittima) è una forma di controllo relazionale. Questo meccanismo la porta a "auto-censurarsi" per evitare il conflitto, facendola sentire, come lei giustamente dice, privata della sua dignità.
Lui utilizza un linguaggio ambivalente: da un lato evoca scenari di massima stabilità (la casa, le "prospettive", addirittura un figlio), dall'altro agisce un disinvestimento radicale (incontri di 30 minuti, latitanza telefonica, rifiuto del rapporto completo).
Le parole servono a tenerla legata a sé, alimentando la sua speranza e giustificando l'attesa.
I fatti servono a mantenere una distanza di sicurezza che gli permette di non assumersi alcuna responsabilità adulta.
Questa frattura tra ciò che viene detto e ciò che viene vissuto crea in lei una profonda confusione mentale, tipica di chi subisce manipolazione affettiva.
Il fatto che cerchi approcci sessuali espliciti in luoghi inadatti, negando però un rapporto completo, sembra configurarsi come un modo per mantenere il controllo sull'intimità. Sempre che non ci siano davvero problemi sessuali da parte di questa persona, che comunque non escluderei.
Il sesso completo richiede una vulnerabilità e una "consegna" all'altro che lui, probabilmente, non è in grado di gestire o non vuole concedere. Usare il corpo dell'altro come "valvola di sfogo" senza però validare la relazione è un comportamento che oggettivizza il partner e ne ferisce profondamente l'autostima.
Senza voler fare una diagnosi a distanza su di lui, il suo comportamento suggerisce un pattern di evitamento e una dinamica di potere in cui il suo valore viene confermato dal fatto di poter decidere "quando e quanto" lei possa esistere nella sua vita. Il padre malato o il lavoro diventano spesso lo scudo dietro cui nascondere un'incapacità cronica di stare nella relazione.
Lei si sente invisibile perché, in questo rapporto, i suoi bisogni non hanno spazio. La rabbia che lui agisce serve a farla sentire "sbagliata" o "opprimente", spostando l'attenzione dalle sue mancanze alle sue (di lei) presunte pretese.
In una relazione sana, l'entusiasmo dell'altro non è un premio da conquistare comportandosi bene, ma il presupposto di base.
Il suo malessere è la bussola che le sta dicendo che questo legame sta consumando le sue risorse vitali invece di alimentarle. È comprensibile che lei si senta shockata e ferita: ha investito amore in un progetto che l'altro ha declassato a "rapporto" senza prospettiva, dopo averle promesso il mondo.
Sarebbe disposta a esplorare insieme, in uno spazio protetto e senza giudizio, come mai la sua parte più profonda ha accettato di restare così a lungo in attesa di briciole, e come possiamo lavorare per ricostruire quel senso di dignità che oggi sente calpestato?
Quello che lei descrive non è solo una "situationship", ma un legame caratterizzato da una forte intermittenza emotiva, che produce in chi la subisce un effetto di "montagna russa" psicologica.
Sentirsi ansiosi o avere timore di contattare la persona con cui si ha una relazione è un segnale d'allarme critico. In un legame sano, la comunicazione è un porto sicuro; qui, invece, è diventata un campo minato. Il fatto che lui reagisca con rabbia o minacci il distacco di fronte a semplici richieste di contatto (4 messaggi in una settimana sono una richiesta di presenza del tutto legittima) è una forma di controllo relazionale. Questo meccanismo la porta a "auto-censurarsi" per evitare il conflitto, facendola sentire, come lei giustamente dice, privata della sua dignità.
Lui utilizza un linguaggio ambivalente: da un lato evoca scenari di massima stabilità (la casa, le "prospettive", addirittura un figlio), dall'altro agisce un disinvestimento radicale (incontri di 30 minuti, latitanza telefonica, rifiuto del rapporto completo).
Le parole servono a tenerla legata a sé, alimentando la sua speranza e giustificando l'attesa.
I fatti servono a mantenere una distanza di sicurezza che gli permette di non assumersi alcuna responsabilità adulta.
Questa frattura tra ciò che viene detto e ciò che viene vissuto crea in lei una profonda confusione mentale, tipica di chi subisce manipolazione affettiva.
Il fatto che cerchi approcci sessuali espliciti in luoghi inadatti, negando però un rapporto completo, sembra configurarsi come un modo per mantenere il controllo sull'intimità. Sempre che non ci siano davvero problemi sessuali da parte di questa persona, che comunque non escluderei.
Il sesso completo richiede una vulnerabilità e una "consegna" all'altro che lui, probabilmente, non è in grado di gestire o non vuole concedere. Usare il corpo dell'altro come "valvola di sfogo" senza però validare la relazione è un comportamento che oggettivizza il partner e ne ferisce profondamente l'autostima.
Senza voler fare una diagnosi a distanza su di lui, il suo comportamento suggerisce un pattern di evitamento e una dinamica di potere in cui il suo valore viene confermato dal fatto di poter decidere "quando e quanto" lei possa esistere nella sua vita. Il padre malato o il lavoro diventano spesso lo scudo dietro cui nascondere un'incapacità cronica di stare nella relazione.
Lei si sente invisibile perché, in questo rapporto, i suoi bisogni non hanno spazio. La rabbia che lui agisce serve a farla sentire "sbagliata" o "opprimente", spostando l'attenzione dalle sue mancanze alle sue (di lei) presunte pretese.
In una relazione sana, l'entusiasmo dell'altro non è un premio da conquistare comportandosi bene, ma il presupposto di base.
Il suo malessere è la bussola che le sta dicendo che questo legame sta consumando le sue risorse vitali invece di alimentarle. È comprensibile che lei si senta shockata e ferita: ha investito amore in un progetto che l'altro ha declassato a "rapporto" senza prospettiva, dopo averle promesso il mondo.
Sarebbe disposta a esplorare insieme, in uno spazio protetto e senza giudizio, come mai la sua parte più profonda ha accettato di restare così a lungo in attesa di briciole, e come possiamo lavorare per ricostruire quel senso di dignità che oggi sente calpestato?
Salve gentile utente, le consiglio di intraprendere un percorso terapeutico.
Per poter meglio affrontare questa spiacevole situazione che sta vivendo.
Uno spazio in cui si sentira accolta e capita.
Io sono disponibile anche online.
Saluti
Per poter meglio affrontare questa spiacevole situazione che sta vivendo.
Uno spazio in cui si sentira accolta e capita.
Io sono disponibile anche online.
Saluti
Cara ragazza buongiorno. Mi dispiace molto leggere la tua sofferenza, dalle tue parole ho sentito bene la tua fatica. Da quello che racconti emerge una forte ambivalenza: da una parte parole importanti, promesse, prospettive; dall’altra comportamenti discontinui, distanza, bruschi cambiamenti di atteggiamento. È comprensibile che tutto questo ti generi confusione, insicurezza e la sensazione di “camminare sulle uova”.
In una relazione, spesso più delle parole conta la coerenza tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto. Quando questa coerenza manca nel tempo, può nascere un senso di disorientamento che mina la stabilità emotiva e la percezione del proprio valore. Il fatto che tu abbia timore di scrivergli per paura che si arrabbi è un segnale importante: in una relazione affettiva dovremmo poter esprimere bisogni e desideri senza sentirci una “seccatura”. Più che chiederci “perché lui si comporta così”, domanda legittima ma a cui spesso non abbiamo accesso diretto, potrebbe essere utile spostare lo sguardo su di te e su ciò che questa relazione attiva dentro di te. Cosa ti tiene legata a questo rapporto nonostante la sofferenza? Cosa rappresenta per te quest’uomo? Quali bisogni senti soddisfatti e quali invece restano frustrati?
Quando c’è un sentimento forte, può diventare molto difficile mettere confini chiari e rispettare se stesse. Eppure i confini non servono ad allontanare l’altro, ma a proteggere la propria dignità emotiva. Tu parli di sentirti invisibile: questa è un’emozione preziosa da ascoltare, non da minimizzare.
Un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a esplorare più a fondo la tua emotività e le dinamiche relazionali che si stanno creando, per capire che tipo di relazione desideri davvero e come puoi tutelarti al meglio. Comprendere il proprio modo di stare nelle relazioni permette di scegliere con maggiore consapevolezza, anziché restare nell’attesa che l’altro cambi.
Se senti che questa situazione sta intaccando la tua serenità e la tua autostima, concederti uno spazio di ascolto per te potrebbe essere un passo importante.
Se vuoi, puoi contattarmi e possiamo approfondire insieme questi aspetti; io sarei felice di accompagnarti in questo viaggio.
Ti auguro una buona domenica, Arianna.
In una relazione, spesso più delle parole conta la coerenza tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto. Quando questa coerenza manca nel tempo, può nascere un senso di disorientamento che mina la stabilità emotiva e la percezione del proprio valore. Il fatto che tu abbia timore di scrivergli per paura che si arrabbi è un segnale importante: in una relazione affettiva dovremmo poter esprimere bisogni e desideri senza sentirci una “seccatura”. Più che chiederci “perché lui si comporta così”, domanda legittima ma a cui spesso non abbiamo accesso diretto, potrebbe essere utile spostare lo sguardo su di te e su ciò che questa relazione attiva dentro di te. Cosa ti tiene legata a questo rapporto nonostante la sofferenza? Cosa rappresenta per te quest’uomo? Quali bisogni senti soddisfatti e quali invece restano frustrati?
Quando c’è un sentimento forte, può diventare molto difficile mettere confini chiari e rispettare se stesse. Eppure i confini non servono ad allontanare l’altro, ma a proteggere la propria dignità emotiva. Tu parli di sentirti invisibile: questa è un’emozione preziosa da ascoltare, non da minimizzare.
Un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a esplorare più a fondo la tua emotività e le dinamiche relazionali che si stanno creando, per capire che tipo di relazione desideri davvero e come puoi tutelarti al meglio. Comprendere il proprio modo di stare nelle relazioni permette di scegliere con maggiore consapevolezza, anziché restare nell’attesa che l’altro cambi.
Se senti che questa situazione sta intaccando la tua serenità e la tua autostima, concederti uno spazio di ascolto per te potrebbe essere un passo importante.
Se vuoi, puoi contattarmi e possiamo approfondire insieme questi aspetti; io sarei felice di accompagnarti in questo viaggio.
Ti auguro una buona domenica, Arianna.
Gentile utente,
quello che descrive è una situazione emotivamente molto faticosa e comprendo il senso di confusione, insicurezza e dolore che sta vivendo. Non sta “esagerando”: i suoi vissuti sono coerenti con dinamiche relazionali che possono generare forte stress emotivo.
Da ciò che racconta emergono alcuni elementi critici:
1) Incoerenza tra parole e comportamenti
Il suo partner alterna promesse di coinvolgimento, progettualità e vicinanza a lunghi periodi di distanza, freddezza o irritabilità. Questa discrepanza crea aspettative che vengono poi disattese, generando confusione e dipendenza emotiva. Nelle relazioni sane, parole e azioni tendono a essere coerenti.
2) Dinamica “tira e molla” e controllo della distanza
La modalità di avvicinarsi quando è lui a volerlo e di allontanarsi quando lei chiede presenza o chiarezza può configurare una dinamica di potere: lei si trova a “dosare” i contatti per paura di perderlo, camminando “sulle uova”. Questo è un campanello d’allarme importante, perché una relazione affettiva non dovrebbe far sentire in colpa o in ansia per il semplice desiderio di esserci.
3) Ambiguità relazionale e mancata definizione del legame
Dopo più di un anno, il fatto che lui eviti una definizione chiara del rapporto, pur mantenendo una componente di intimità e facendo promesse importanti (come il desiderio di un figlio), può indicare una difficoltà ad assumersi responsabilità emotive. Questa ambiguità tiene l’altra persona “in sospeso”, con un forte costo psicologico.
4) Sessualità usata in modo disorganizzante
L’alternanza tra atteggiamenti sessuali espliciti e successiva sparizione può essere vissuta come svalutante e destabilizzante. Se per lei l’intimità ha un significato emotivo profondo, è comprensibile che questa modalità aumenti la sofferenza e il senso di essere usata come “valvola di sfogo”.
5) Effetti su di lei: ansia, insicurezza, perdita di dignità emotiva
Il fatto che lei tema di scrivergli per paura delle sue reazioni, si senta invisibile e messa in discussione nel suo valore emotivo, è indicativo di una relazione che non sta tutelando il suo benessere. Non è “normale” sentirsi costantemente in allerta con una persona che dovrebbe essere fonte di sicurezza.
Perché lui si comporta così?
Le motivazioni possono essere molte (difficoltà a impegnarsi, bisogno di conferme senza responsabilità, modalità relazionali evitanti), ma la cosa più importante non è “capire lui”, bensì osservare l’effetto che questa relazione ha su di lei: sofferenza, confusione, paura di perdere l’altro, svalutazione di sé.
Può essere utile chiedersi:
Questa relazione, così com’è oggi, risponde ai miei bisogni affettivi?
Mi fa sentire rispettata, vista, al sicuro emotivamente?
Che prezzo sto pagando per rimanere in questo legame?
Vista l’intensità del disagio che descrive e la durata della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista per comprendere meglio le dinamiche in gioco, tutelare il suo benessere emotivo e chiarire che tipo di relazione desidera e merita.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
quello che descrive è una situazione emotivamente molto faticosa e comprendo il senso di confusione, insicurezza e dolore che sta vivendo. Non sta “esagerando”: i suoi vissuti sono coerenti con dinamiche relazionali che possono generare forte stress emotivo.
Da ciò che racconta emergono alcuni elementi critici:
1) Incoerenza tra parole e comportamenti
Il suo partner alterna promesse di coinvolgimento, progettualità e vicinanza a lunghi periodi di distanza, freddezza o irritabilità. Questa discrepanza crea aspettative che vengono poi disattese, generando confusione e dipendenza emotiva. Nelle relazioni sane, parole e azioni tendono a essere coerenti.
2) Dinamica “tira e molla” e controllo della distanza
La modalità di avvicinarsi quando è lui a volerlo e di allontanarsi quando lei chiede presenza o chiarezza può configurare una dinamica di potere: lei si trova a “dosare” i contatti per paura di perderlo, camminando “sulle uova”. Questo è un campanello d’allarme importante, perché una relazione affettiva non dovrebbe far sentire in colpa o in ansia per il semplice desiderio di esserci.
3) Ambiguità relazionale e mancata definizione del legame
Dopo più di un anno, il fatto che lui eviti una definizione chiara del rapporto, pur mantenendo una componente di intimità e facendo promesse importanti (come il desiderio di un figlio), può indicare una difficoltà ad assumersi responsabilità emotive. Questa ambiguità tiene l’altra persona “in sospeso”, con un forte costo psicologico.
4) Sessualità usata in modo disorganizzante
L’alternanza tra atteggiamenti sessuali espliciti e successiva sparizione può essere vissuta come svalutante e destabilizzante. Se per lei l’intimità ha un significato emotivo profondo, è comprensibile che questa modalità aumenti la sofferenza e il senso di essere usata come “valvola di sfogo”.
5) Effetti su di lei: ansia, insicurezza, perdita di dignità emotiva
Il fatto che lei tema di scrivergli per paura delle sue reazioni, si senta invisibile e messa in discussione nel suo valore emotivo, è indicativo di una relazione che non sta tutelando il suo benessere. Non è “normale” sentirsi costantemente in allerta con una persona che dovrebbe essere fonte di sicurezza.
Perché lui si comporta così?
Le motivazioni possono essere molte (difficoltà a impegnarsi, bisogno di conferme senza responsabilità, modalità relazionali evitanti), ma la cosa più importante non è “capire lui”, bensì osservare l’effetto che questa relazione ha su di lei: sofferenza, confusione, paura di perdere l’altro, svalutazione di sé.
Può essere utile chiedersi:
Questa relazione, così com’è oggi, risponde ai miei bisogni affettivi?
Mi fa sentire rispettata, vista, al sicuro emotivamente?
Che prezzo sto pagando per rimanere in questo legame?
Vista l’intensità del disagio che descrive e la durata della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista per comprendere meglio le dinamiche in gioco, tutelare il suo benessere emotivo e chiarire che tipo di relazione desidera e merita.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Buonasera,
da ciò che descrive emerge una situazione che le sta generando molta sofferenza, confusione e senso di insicurezza. I suoi vissuti di ansia, dubbio e senso di svalutazione meritano attenzione e ascolto: in una relazione affettiva è importante potersi sentire rispettati, considerati e liberi di esprimere i propri bisogni senza timore di reazioni o rifiuti.
Al di là delle definizioni (“relazione”, “rapporto”, ecc.), ciò che conta è come lei sta vivendo questo legame e l’impatto che ha sul suo benessere emotivo. Le dinamiche che descrive — comunicazione discontinua, ambivalenza, difficoltà nel definire la relazione, timore di esprimersi e forte disagio personale — possono essere segnali di una relazione che non sta rispondendo ai suoi bisogni affettivi e che può generare dipendenza emotiva, frustrazione e perdita di fiducia in sé.
Più che chiedersi perché l’altra persona si comporti in questo modo, potrebbe essere utile spostare l’attenzione su ciò che lei desidera per sé, sui suoi bisogni relazionali e sui limiti che sente importanti per tutelare la propria dignità emotiva. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio queste dinamiche, rafforzare la consapevolezza dei suoi bisogni e sostenerla nel prendere decisioni più in linea con il suo benessere.
Non sta esagerando nel dare valore a ciò che sente: le emozioni sono segnali importanti che meritano ascolto e rispetto.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
da ciò che descrive emerge una situazione che le sta generando molta sofferenza, confusione e senso di insicurezza. I suoi vissuti di ansia, dubbio e senso di svalutazione meritano attenzione e ascolto: in una relazione affettiva è importante potersi sentire rispettati, considerati e liberi di esprimere i propri bisogni senza timore di reazioni o rifiuti.
Al di là delle definizioni (“relazione”, “rapporto”, ecc.), ciò che conta è come lei sta vivendo questo legame e l’impatto che ha sul suo benessere emotivo. Le dinamiche che descrive — comunicazione discontinua, ambivalenza, difficoltà nel definire la relazione, timore di esprimersi e forte disagio personale — possono essere segnali di una relazione che non sta rispondendo ai suoi bisogni affettivi e che può generare dipendenza emotiva, frustrazione e perdita di fiducia in sé.
Più che chiedersi perché l’altra persona si comporti in questo modo, potrebbe essere utile spostare l’attenzione su ciò che lei desidera per sé, sui suoi bisogni relazionali e sui limiti che sente importanti per tutelare la propria dignità emotiva. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio queste dinamiche, rafforzare la consapevolezza dei suoi bisogni e sostenerla nel prendere decisioni più in linea con il suo benessere.
Non sta esagerando nel dare valore a ciò che sente: le emozioni sono segnali importanti che meritano ascolto e rispetto.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Salve,
lei chiede: “Perché mi tratta così?”.
Io le farei un'altra domanda: perché resta dove il suo desiderio non viene riconosciuto?
Quest’uomo le offre un godimento intermittente: presenza/assenza, promessa/sottrazione. È una dinamica che la tiene in attesa, e l’attesa la lega più della presenza. Non è tanto ciò che lui fa, ma l’effetto che produce: lei finisce per misurare il proprio valore dal suo sguardo che appare e scompare.
Quando dice di sentirsi invisibile, sta toccando un punto essenziale: il desiderio umano chiede di essere simbolicamente riconosciuto. Qui invece lei è mantenuta in una posizione di oggetto disponibile, mai soggetto scelto.
La questione non è chiarire le “prospettive del rapporto”.
La questione è: che cosa del suo desiderio è in gioco nel tollerare di essere desiderata a metà? Non si tratta di giudicare lui.
Si tratta di interrogare ciò che in lei accetta questa situazione altalenante pur di non perdere il legame.
lei chiede: “Perché mi tratta così?”.
Io le farei un'altra domanda: perché resta dove il suo desiderio non viene riconosciuto?
Quest’uomo le offre un godimento intermittente: presenza/assenza, promessa/sottrazione. È una dinamica che la tiene in attesa, e l’attesa la lega più della presenza. Non è tanto ciò che lui fa, ma l’effetto che produce: lei finisce per misurare il proprio valore dal suo sguardo che appare e scompare.
Quando dice di sentirsi invisibile, sta toccando un punto essenziale: il desiderio umano chiede di essere simbolicamente riconosciuto. Qui invece lei è mantenuta in una posizione di oggetto disponibile, mai soggetto scelto.
La questione non è chiarire le “prospettive del rapporto”.
La questione è: che cosa del suo desiderio è in gioco nel tollerare di essere desiderata a metà? Non si tratta di giudicare lui.
Si tratta di interrogare ciò che in lei accetta questa situazione altalenante pur di non perdere il legame.
Buongiorno, le sue riflessioni mi sembra che contengano già tutto quanto debba sapere, sia domande che risposte. E' una donna intelligente e vede le dinamiche per quelle che sono. Potrebbe farsi aiutare da una psicoterapeuta a capire perché sia rimasta per tanto tempo in una relazione che la fa sentire "insicura, ansiosa, invisibile e priva di dignità" e come uscirne. Le auguro di non provare più questi sentimenti in una relazione. In bocca al lupo!
Gentile Signora,
da ciò che descrive emerge una relazione caratterizzata da forte ambivalenza e da una mancanza di reciprocità emotiva che sembra generarle insicurezza e sofferenza. Quando un rapporto porta a sentirsi costantemente in ansia, svalutati o “in attesa”, è utile fermarsi a riflettere sui propri bisogni affettivi e sui limiti personali. Più che chiedersi perché l’altro si comporti così, può essere importante chiedersi se questa relazione le offre ciò di cui ha bisogno per stare bene. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a chiarire dinamiche relazionali, vissuti emotivi e scelte future in modo più protettivo per sé.
I.
da ciò che descrive emerge una relazione caratterizzata da forte ambivalenza e da una mancanza di reciprocità emotiva che sembra generarle insicurezza e sofferenza. Quando un rapporto porta a sentirsi costantemente in ansia, svalutati o “in attesa”, è utile fermarsi a riflettere sui propri bisogni affettivi e sui limiti personali. Più che chiedersi perché l’altro si comporti così, può essere importante chiedersi se questa relazione le offre ciò di cui ha bisogno per stare bene. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a chiarire dinamiche relazionali, vissuti emotivi e scelte future in modo più protettivo per sé.
I.
Buongiorno,
credo che vi siano molte domande a cui lei vorrebbe dar risposta, ma se si vuol prender sul serio non sono certo dei consigli da rotocalco che le servono. A mai pensato ad un percorso psicoterapeutico?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
credo che vi siano molte domande a cui lei vorrebbe dar risposta, ma se si vuol prender sul serio non sono certo dei consigli da rotocalco che le servono. A mai pensato ad un percorso psicoterapeutico?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno, quando si vive una situazione come la sua, è facile restare concentrati sul comportamento dell’altro e sulle sue possibili motivazioni. A volte, però, può essere più utile spostare lo sguardo su ciò che sta accadendo dentro di sè.
Le propongo alcune domande semplici e dirette, che possono aiutarla a fare chiarezza:
In questa relazione si sente vista e riconosciuta, oppure spesso invisibile?
Quando lui si allontana o non risponde, che cosa prova esattamente: tristezza, rabbia, paura, senso di colpa?
Ha la sensazione di potersi muovere con spontaneità, o si trattiene per timore di infastidirlo?
Se i fatti restassero questi, senza cambiamenti, sarebbe disposta ad accettarli?
Le parole e i comportamenti di lui le trasmettono sicurezza o ambiguità?
Si sente libera di chiedere ciò di cui ha bisogno?
Sta aspettando che qualcosa cambi o sta osservando ciò che è già evidente?
Questa relazione la fa sentire più forte o più fragile?
Se raccontasse questa situazione a una persona che le vuole bene, cosa penserebbe per lei?
Spero che queste domande risultino utili per favorire delle risposte che la portino a decidere cosa è meglio per lei.
Le propongo alcune domande semplici e dirette, che possono aiutarla a fare chiarezza:
In questa relazione si sente vista e riconosciuta, oppure spesso invisibile?
Quando lui si allontana o non risponde, che cosa prova esattamente: tristezza, rabbia, paura, senso di colpa?
Ha la sensazione di potersi muovere con spontaneità, o si trattiene per timore di infastidirlo?
Se i fatti restassero questi, senza cambiamenti, sarebbe disposta ad accettarli?
Le parole e i comportamenti di lui le trasmettono sicurezza o ambiguità?
Si sente libera di chiedere ciò di cui ha bisogno?
Sta aspettando che qualcosa cambi o sta osservando ciò che è già evidente?
Questa relazione la fa sentire più forte o più fragile?
Se raccontasse questa situazione a una persona che le vuole bene, cosa penserebbe per lei?
Spero che queste domande risultino utili per favorire delle risposte che la portino a decidere cosa è meglio per lei.
Buongiorno, la ringrazio per la sua condivisione.
Quello che descrive sembra una relazione dove lei è sempre in rincorsa verso una persona che decide di avvicinarsi o allontanarsi nel rapporto.
Lui dà messaggi molto contrastanti: parla di prospettive e di progetti ma nel concreto le sue azioni non vanno in quella direzione, anzi sembrano aumentare la distanza.
Di fatto alterna momenti di ricerca a sparizioni improvvise e questo meccanismo ha un nome: rinforzo intermittente. Questo genera una forte dipendenza emotiva.
Il fatto che lei abbia timore di scrivergli indica un segnale importante. In una relazione sana il contatto non genera ansia, né si cammina sulle uova.
Lei chiede “Perchè mi tratta così?” Ma le rispondo con una domanda che forse ha più senso per lei: “Perchè si lascia trattare così?” “Perchè sta accettando così poco rispetto e qualcosa di molto lontano da ciò che desidera?”
Una relazione non dovrebbe farla sentire una seccatura, ne dovrebbe farla dubitare del suo diritto a chiedere tempo e chiarezza.
La lascio una riflessione: Se una sua cara amica le raccontasse esattamente questa storia, cosa penserebbe per lei?
Non sta esagerando, sta soffrendo per una relazione che non le dà ciò che lei desidera, e questo è un segnale d’allarme da non ignorare.
Le consiglio di riflettere sull’eventuale attivazione di un percorso psicologico, per capire come mai sta accettando questo trattamento e per comprendere i meccanismi che la fanno rimanere in qualcosa che non desidera.
Cordiali saluti
Quello che descrive sembra una relazione dove lei è sempre in rincorsa verso una persona che decide di avvicinarsi o allontanarsi nel rapporto.
Lui dà messaggi molto contrastanti: parla di prospettive e di progetti ma nel concreto le sue azioni non vanno in quella direzione, anzi sembrano aumentare la distanza.
Di fatto alterna momenti di ricerca a sparizioni improvvise e questo meccanismo ha un nome: rinforzo intermittente. Questo genera una forte dipendenza emotiva.
Il fatto che lei abbia timore di scrivergli indica un segnale importante. In una relazione sana il contatto non genera ansia, né si cammina sulle uova.
Lei chiede “Perchè mi tratta così?” Ma le rispondo con una domanda che forse ha più senso per lei: “Perchè si lascia trattare così?” “Perchè sta accettando così poco rispetto e qualcosa di molto lontano da ciò che desidera?”
Una relazione non dovrebbe farla sentire una seccatura, ne dovrebbe farla dubitare del suo diritto a chiedere tempo e chiarezza.
La lascio una riflessione: Se una sua cara amica le raccontasse esattamente questa storia, cosa penserebbe per lei?
Non sta esagerando, sta soffrendo per una relazione che non le dà ciò che lei desidera, e questo è un segnale d’allarme da non ignorare.
Le consiglio di riflettere sull’eventuale attivazione di un percorso psicologico, per capire come mai sta accettando questo trattamento e per comprendere i meccanismi che la fanno rimanere in qualcosa che non desidera.
Cordiali saluti
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