Salve a tutti, sono una ragazza di 29 anni, da quasi due anni sto con un ragazzo 4 anni più piccolo
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Salve a tutti, sono una ragazza di 29 anni, da quasi due anni sto con un ragazzo 4 anni più piccolo di me, vi scrivo per chiedere un parere su quello che mi sta succedendo.Ho paura che il mio ragazzo mi nasconda sempre qualcosa, mi spiego meglio: all'inizio della nostra relazione mi ha nascosto il fatto che avesse avuto due relazioni sessuali con due ragazze che fanno parte delle sue comitive, di cui una migliore amica della sorella. Qualche tempo fa ho scoperto che nelle ricerche del suo Facebook aveva cercato delle ragazze, ma lui mi ha detto che lo ha fatto per poterle eliminare, poi aveva il vizio di fare il piacione con le mie amiche ai quali faceva delle battute un po' fuori luogo, ho sempre spiegato e cercato di fargli capire che in una relazione vanno rispettate determinate cose e posso dire che lui è cambiato e si è impegnato veramente. Il problema sono io che non riesco più a fidarmi, anche se non c'è stato un tradimento fisico che io sappia ma solo queste cose che mi hanno allertata. Purtroppo ho controllato più e più volte il suo telefono ma senza trovare particolari cose e me ne vergogno abbastanza, ma sento che sono costantemente in ansia, preoccupata e costantemente con dubbi che mi lacerano dentro. A volte mi prendono scatti di ira e comincio a litigare in maniera incontrollata dicendo anche cose brutte, vado via di casa, gli dico che lo lascio, poi dinuovo la quiete, non so più come fare, io amo il mio ragazzo ma vorrei vivere la nostra relazione serenamente perché cosi io non sto vivendo più, delle volte quando lui si organizza per fare qualcosa hobby, sport, non lo tollero, é come se fossi morbosamente attaccata a lui, oltre anche al fatto che ho continuamente voglia di avere rapporti con lui, non sono mai stata cosi e questa situazione mi preoccupa tanto. Grazie in anticipo.
Salve, da quello che ha scritto si evince che ha già iniziato a mettere in discussione il suo modo di relazionarsi col suo ragazzo, e questo è positivo. Se da sola, o con l'aiuto di lui, non riesce a modificare i suoi comportamenti e gestire le sue emozioni, si faccia aiutare da un professionista. Spesso, i nostri comportamenti e le sottostanti intense emozioni hanno origini antiche che possono influenzare anche una relazione di coppia.
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Buonasera,
la ringrazio per la fiducia con cui si è raccontata, nelle sue parole sento tanta sofferenza ma anche una grande consapevolezza, lei non sta negando quello che le succede, anzi lo guarda con onestà, e questo è un punto molto importante.
Quello che descrive non parla solo di gelosia, parla soprattutto di paura, una paura profonda di essere esclusa, sostituita, non scelta fino in fondo, all’inizio della relazione ci sono stati dei comportamenti che hanno incrinato il senso di sicurezza, il fatto che lui le abbia nascosto delle relazioni con ragazze ancora presenti nel suo ambiente ha probabilmente attivato dentro di lei un allarme molto forte, e quando la fiducia viene toccata nelle prime fasi di un legame, può succedere che l’insicurezza può radicarsi in modo intenso.
Se proviamo a leggere la situazione anche con uno sguardo di Analisi Transazionale, potremmo dire che in lei si attiva spesso un Bambino molto spaventato, un Bambino che teme di essere abbandonato o tradito, e quando questa parte prende il sopravvento l’ansia cresce, arrivano i controlli sul telefono, il bisogno di verificare, la difficoltà a tollerare che lui faccia attività senza di lei, è come se quella parte dicesse “se non controllo, lo perdo”.
Poi però entra in scena anche un’altra parte, forse un Genitore Critico verso se stessa, che la fa sentire in colpa per i controlli, per gli scatti di rabbia, per le parole dure, e così si crea un ciclo, paura, controllo, lite, rottura minacciata, riavvicinamento, quiete, e di nuovo paura.
Il punto centrale non è stabilire se lui oggi stia facendo qualcosa di scorretto, lei stessa riconosce che si è impegnato e che non ha trovato prove di tradimento, il nodo sembra essere interno, è come se la fiducia non si fosse mai ricostruita del tutto e la sua parte adulta, quella capace di valutare la realtà nel qui e ora, facesse fatica a rassicurare la parte più vulnerabile.
Anche l’aumento del desiderio sessuale che descrive può essere letto come un tentativo di rassicurazione, come se attraverso l’intimità cercasse una conferma costante di essere scelta e desiderata, non è qualcosa di “strano”, è un modo con cui il sistema emotivo prova a sentirsi al sicuro.
Le sue reazioni intense, gli scatti d’ira, l’andare via di casa, il dire che lo lascia, sembrano momenti in cui il "Bambino" ferito prende completamente il controllo, e in quei momenti l’"Adulto", la parte più consapevole, è meno presente; non si tratta di essere “sbagliata”, si tratta di imparare a riconoscere quando si attiva quella paura e a darle parole prima che diventi esplosione.
Forse il passaggio più importante ora non è controllare di più lui, ma iniziare ad ascoltare con maggiore profondità quella parte di sé che teme di non essere abbastanza o di poter essere sostituita, perché spesso la gelosia intensa non nasce solo dal comportamento dell’altro ma da una ferita più antica che si riattiva nel presente.
Se riuscirà gradualmente a dare sicurezza a se stessa, a costruire dentro di sé una base più stabile, allora anche la relazione potrà respirare di più, e lei potrà osservare con maggiore lucidità se questo legame è realmente nutriente per lei oppure no, senza che sia l’ansia a decidere al suo posto.
Il punto non è reprimere ciò che sente, ma imparare a stare in quella paura senza agire impulsivamente, trasformando le esplosioni in dialogo, le accuse in richieste chiare, e le minacce di abbandono in confini consapevoli, perché una relazione sana non si tiene insieme con il controllo ma con la responsabilità emotiva reciproca, e lei può imparare questa competenza, passo dopo passo, senza dover affrontare tutto da sola.
Un caro saluto, Dott. Claudio Mazzella
la ringrazio per la fiducia con cui si è raccontata, nelle sue parole sento tanta sofferenza ma anche una grande consapevolezza, lei non sta negando quello che le succede, anzi lo guarda con onestà, e questo è un punto molto importante.
Quello che descrive non parla solo di gelosia, parla soprattutto di paura, una paura profonda di essere esclusa, sostituita, non scelta fino in fondo, all’inizio della relazione ci sono stati dei comportamenti che hanno incrinato il senso di sicurezza, il fatto che lui le abbia nascosto delle relazioni con ragazze ancora presenti nel suo ambiente ha probabilmente attivato dentro di lei un allarme molto forte, e quando la fiducia viene toccata nelle prime fasi di un legame, può succedere che l’insicurezza può radicarsi in modo intenso.
Se proviamo a leggere la situazione anche con uno sguardo di Analisi Transazionale, potremmo dire che in lei si attiva spesso un Bambino molto spaventato, un Bambino che teme di essere abbandonato o tradito, e quando questa parte prende il sopravvento l’ansia cresce, arrivano i controlli sul telefono, il bisogno di verificare, la difficoltà a tollerare che lui faccia attività senza di lei, è come se quella parte dicesse “se non controllo, lo perdo”.
Poi però entra in scena anche un’altra parte, forse un Genitore Critico verso se stessa, che la fa sentire in colpa per i controlli, per gli scatti di rabbia, per le parole dure, e così si crea un ciclo, paura, controllo, lite, rottura minacciata, riavvicinamento, quiete, e di nuovo paura.
Il punto centrale non è stabilire se lui oggi stia facendo qualcosa di scorretto, lei stessa riconosce che si è impegnato e che non ha trovato prove di tradimento, il nodo sembra essere interno, è come se la fiducia non si fosse mai ricostruita del tutto e la sua parte adulta, quella capace di valutare la realtà nel qui e ora, facesse fatica a rassicurare la parte più vulnerabile.
Anche l’aumento del desiderio sessuale che descrive può essere letto come un tentativo di rassicurazione, come se attraverso l’intimità cercasse una conferma costante di essere scelta e desiderata, non è qualcosa di “strano”, è un modo con cui il sistema emotivo prova a sentirsi al sicuro.
Le sue reazioni intense, gli scatti d’ira, l’andare via di casa, il dire che lo lascia, sembrano momenti in cui il "Bambino" ferito prende completamente il controllo, e in quei momenti l’"Adulto", la parte più consapevole, è meno presente; non si tratta di essere “sbagliata”, si tratta di imparare a riconoscere quando si attiva quella paura e a darle parole prima che diventi esplosione.
Forse il passaggio più importante ora non è controllare di più lui, ma iniziare ad ascoltare con maggiore profondità quella parte di sé che teme di non essere abbastanza o di poter essere sostituita, perché spesso la gelosia intensa non nasce solo dal comportamento dell’altro ma da una ferita più antica che si riattiva nel presente.
Se riuscirà gradualmente a dare sicurezza a se stessa, a costruire dentro di sé una base più stabile, allora anche la relazione potrà respirare di più, e lei potrà osservare con maggiore lucidità se questo legame è realmente nutriente per lei oppure no, senza che sia l’ansia a decidere al suo posto.
Il punto non è reprimere ciò che sente, ma imparare a stare in quella paura senza agire impulsivamente, trasformando le esplosioni in dialogo, le accuse in richieste chiare, e le minacce di abbandono in confini consapevoli, perché una relazione sana non si tiene insieme con il controllo ma con la responsabilità emotiva reciproca, e lei può imparare questa competenza, passo dopo passo, senza dover affrontare tutto da sola.
Un caro saluto, Dott. Claudio Mazzella
Le sue parole descrivono una sofferenza molto intensa ed è comprensibile alla luce di alcune ambiguità iniziali nella relazione. Quando la fiducia si incrina all’inizio, può rimanere una traccia di allerta che rende difficile sentirsi davvero al sicuro. Detto questo, dal suo racconto emerge anche qualcosa che la riguarda profondamente e non solo i comportamenti del suo partner. L’intensità dell’ansia, il bisogno di controllo, gli scatti di rabbia e soprattutto quella sensazione di attaccamento quasi “morboso”, insieme all’aumento del desiderio sessuale come bisogno costante di contatto e rassicurazione, sembrano indicare una fragilità affettiva che merita uno spazio di comprensione personale. Non è un giudizio, né qualcosa di “sbagliato”: spesso quando si attivano paura di perdita e insicurezza relazionale, alcune persone reagiscono con iper-coinvolgimento emotivo, rabbia e ricerca compulsiva di vicinanza. Sono segnali che parlano di bisogni profondi, non ancora sufficientemente rassicurati dentro di sé. Per questo, al di là di come evolverà la relazione, potrebbe essere molto utile esplorare in un percorso terapeutico cosa rende oggi così difficile tollerare distanza, autonomia e incertezza nel legame. Non per colpevolizzarla, ma per aiutarla a costruire una sicurezza che non dipenda solo dall’altro. Quando una parte fragile trova parole e comprensione, anche le relazioni diventano molto più vivibili e serene. In bocca al lupo.
Gentile pazientve,quello che descrivi non parla solo di lui, parla soprattutto di quanto tu stia soffrendo dentro questa relazione. Si sente chiaramente che non sei una persona fredda o disinteressata, anzi. Sei molto coinvolta, forse anche troppo, al punto da sentirti costantemente in allerta.
All’inizio lui ha mentito su aspetti che per te erano importanti. Anche se non si è trattato di un tradimento fisico, quella omissione ha incrinato qualcosa. La fiducia, quando si rompe, non torna solo perché l’altro cambia comportamento. Serve tempo, ma serve soprattutto che dentro di te si ricostruisca un senso di sicurezza. E questo, al momento, sembra non essere avvenuto.
Il fatto che tu controlli il telefono, che ti vergogni ma non riesca a fermarti, che vivi in ansia costante e che alterni scatti di rabbia a momenti di quiete, indica che sei entrata in un ciclo di controllo e paura. Più controlli, più la mente cerca dettagli da interpretare. Più lui fa qualcosa di autonomo, più tu ti senti minacciata o esclusa. Non è cattiveria, è insicurezza che si è radicata.
C’è un altro elemento importante. Dici che non tolleri quando lui coltiva i suoi hobby e che senti un attaccamento quasi morboso, insieme a un aumento del desiderio sessuale. Questo può essere un modo inconscio per sentirlo vicino, per “
assicurarci che resti. È come se il corpo cercasse di creare fusione quando la mente teme distanza.La domanda che ti invito a porti non è “è colpa mia o sua?”, ma da dove nasce questa paura così intensa di perderlo o di non essere abbastanza?. Perché il rischio è che, anche se lui fosse perfetto, la tua ansia troverebbe un altro appiglio.
Una relazione non può essere vissuta in stato di allerta permanente. Non è sostenibile né per te né per lui. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a lavorare sulla fiducia, sull’ansia relazionale e su questo bisogno costante di controllo e conferma. Non per giudicarti, ma per restituirti serenità e libertà emotiva.
Un primo colloquio può essere utile per fare ordine e capire come interrompere questo meccanismo che oggi ti sta facendo stare male.
Se lo desideri, puoi prenotare una visita per approfondire la tua situazione.
Sono la Dott.ssa Alina Mustatea, psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitvoriale.
Un caro saluto
All’inizio lui ha mentito su aspetti che per te erano importanti. Anche se non si è trattato di un tradimento fisico, quella omissione ha incrinato qualcosa. La fiducia, quando si rompe, non torna solo perché l’altro cambia comportamento. Serve tempo, ma serve soprattutto che dentro di te si ricostruisca un senso di sicurezza. E questo, al momento, sembra non essere avvenuto.
Il fatto che tu controlli il telefono, che ti vergogni ma non riesca a fermarti, che vivi in ansia costante e che alterni scatti di rabbia a momenti di quiete, indica che sei entrata in un ciclo di controllo e paura. Più controlli, più la mente cerca dettagli da interpretare. Più lui fa qualcosa di autonomo, più tu ti senti minacciata o esclusa. Non è cattiveria, è insicurezza che si è radicata.
C’è un altro elemento importante. Dici che non tolleri quando lui coltiva i suoi hobby e che senti un attaccamento quasi morboso, insieme a un aumento del desiderio sessuale. Questo può essere un modo inconscio per sentirlo vicino, per “
assicurarci che resti. È come se il corpo cercasse di creare fusione quando la mente teme distanza.La domanda che ti invito a porti non è “è colpa mia o sua?”, ma da dove nasce questa paura così intensa di perderlo o di non essere abbastanza?. Perché il rischio è che, anche se lui fosse perfetto, la tua ansia troverebbe un altro appiglio.
Una relazione non può essere vissuta in stato di allerta permanente. Non è sostenibile né per te né per lui. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a lavorare sulla fiducia, sull’ansia relazionale e su questo bisogno costante di controllo e conferma. Non per giudicarti, ma per restituirti serenità e libertà emotiva.
Un primo colloquio può essere utile per fare ordine e capire come interrompere questo meccanismo che oggi ti sta facendo stare male.
Se lo desideri, puoi prenotare una visita per approfondire la tua situazione.
Sono la Dott.ssa Alina Mustatea, psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitvoriale.
Un caro saluto
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