Domande del paziente (200)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente,
tu NON stai ricadendo, stai avendo paura di ricadere. E questa differenza cambia tutto.
Cosa sta succedendo davvero (in modo molto chiaro)
Il tuo problema non è la gravidanza.
Il tuo...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera e buon anno anche a te. Sono la Dott.ssa Sabrina Germi.
Leggendo le tue parole, emerge un forte contrasto tra la tua profonda sensibilità e la reazione gelida, quasi violenta nella sua freddezza,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, sono la Dott.ssa Sabrina Germi. Capisco profondamente il tuo dolore: sentirti trattato come un "fantasma" o, peggio, come un colpevole dopo tutto l'impegno che hai messo nel tuo percorso di rinascita... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente, il suo è un classico esempio di "Controllo che fa perdere il controllo". Lei ha delegato il suo valore e il suo successo a oggetti esterni per paura che la sua sola volontà non basti.
In...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao Mattia. Da psicoterapeuta, capisco perfettamente la tua ricerca di una causa concreta — biochimica o psicologica — per quello che oggi senti come un limite invalicabile.
Dal punto di vista della...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
questa è una situazione molto delicata in cui il dolore della separazione si manifesta attraverso i corpi, prima ancora che con le parole. Come psicoterapeuta breve strategica e mediatore...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
la sua è una domanda estremamente pertinente. Il Dolore Pelvico Cronico è una condizione complessa che spesso porta chi ne soffre a sentirsi incompreso, poiché si muove sul confine sottile...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
comprendo perfettamente il dilemma: si trova nel classico paradosso del "vorrei ma ho paura". Da un lato il richiamo del mare e delle radici, dall'altro il timore che un cambiamento così...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente, la prospettiva della Terapia Breve Strategica ci insegna che, in situazioni così complesse, la ricerca della certezza assoluta è proprio ciò che la mantiene prigioniera del dubbio. Lei... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile ragazza, la sua situazione descrive perfettamente quello che in Terapia Breve Strategica chiamiamo "il paradosso del controllo che fa perdere il controllo".
Lei è intrappolata in un circolo vizioso...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente, rispondo subito al suo dubbio principale: non è mai troppo tardi per intervenire. Il cervello possiede una plasticità che permette il cambiamento a qualunque età, specialmente quando... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. La sua situazione è di estrema gravità e richiede un intervento immediato per la tutela sua e dei suoi figli. Ecco le risposte sintetiche ai suoi quesiti:
1. Aspetti legali e tutela dei minori
Le...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente,
comprendo profondamente il suo stato di agitazione. In questo momento, il disturbo borderline di personalità trasforma il silenzio del terapeuta in un segnale di abbandono, innescando...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente, il suo è un classico caso di ansia da prestazione che ha generato un loop disfunzionale (bug di sistema). La PMA ha trasformato un atto naturale in un compito a comando, mandando in crash... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente, il fatto che il suo umore sia migliorato e che gli attacchi di panico siano sotto controllo è un eccellente indicatore di ranking positivo nel suo percorso di guarigione. Tuttavia, ciò... Altro
Vado da uno psicoterapeuta (anche psichiatra) da quando ho 19 anni, ora ne ho 33. All'inizio non uscivo di casa e mi coricavo alle 4 per poi alzarmi tardi, avevo molti pensieri e impiegavo tanto tempo per vestirmi perché pensavo.
Ora continuo a non vedermi sciolto, certo non è come prima, ma le difficoltà nelle relazioni sono evidenti, la rigidità si vede anche quando mi muovo: cerco sempre di non far spostare i vestiti specialmente quando mi abbasso per esempio per prendere qualcosa.
Anche il rimuginio si è ridotto, ma continua a non farmi stare sereno.
All'ultimo appuntamento ho chiesto esplicitamente un piano operativo, degli esercizi pratici tra una seduta e l'altra.
Il terapeuta dice che per la rigidità non c'è un esercizio ma una volontà di lasciar andare determinati pensieri.
Poi ha fatto questo discorso: da un lato devo rispettare chi sono (di essere in un certo modo). La rigidità non la devo cambiare ma modellare perché non è sbagliata, mi aiuta a raggiungere degli obiettivi che le persone che non sono così rigide non riescono ad ottenere.
Poi ha detto che molte volte ho perso occasioni per la mia rigidità e ha fatto un esempio: se esco con gli amici e vanno a ballare in discoteca e fanno le 3 di notte, ovviamente ho replicato che poi mi rovinerei il giorno dopo e dunque uscirei e me ne tornerei prima. Secondo lui potrei anche tornare all'una a casa, come se non riuscisse a rendersi conto che se mi corico tardi, anche solo una volta, il giorno dopo non riesco a fare niente, nemmeno andare in palestra.
Non ho mai capito perché omologarmi possa farmi risolvere i miei problemi che mi hanno portato dallo psicoterapeuta.
Ho come la sensazione che continuare con l'attuale terapeuta non potrà mai portarmi ad un cambiamento perché mi viene chiesto ciò che è impossibile.
Non capisco cosa devo fare per cambiare quella che definisco rigidità.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente, la tua rigidità (controllare i vestiti, il rimuginio, gli orari) è il modo in cui hai cercato di rassicurarti. Ma il controllo che controlla troppo diventa un carcere. Se non puoi trasgredire una regola, quella regola non è tua: tu sei suo schiavo.
Capire non serve a cambiare: Spiegarti perché sei rigido o dirti che la rigidità ha dei vantaggi è "filosofia", non terapia. Nella Terapia Breve Strategica non si chiede alla persona di avere la "volontà di lasciar andare" (che è un paradosso: più ci provi, più resti contratto), ma si usano prescrizioni comportamentali per farti fare esperienza del cambiamento.
Il cambiamento è performativo: La rigidità fisica e mentale si sblocca con piccoli esercizi paradossali. Se il tuo terapeuta dice che "non ci sono esercizi", parla un linguaggio diverso dalla Strategica, dove il piano operativo è il cuore della cura.
A disposizione,
saluti
Cosa fare: Se senti che ti viene chiesto l'impossibile (omologarti o avere forza di volontà), è perché manca la tecnica per rendere il cambiamento spontaneo. Se in 14 anni la "serratura" non è scattata, forse serve un'altra chiave.
Consiglio sintetico: Se cerchi un piano d'azione e protocolli specifici per sbloccare la rigidità (DOC o disturbi da ansia), rivolgiti a un terapeuta specializzato in Terapia Breve Strategica (Modello Giorgio Nardone). Lì gli esercizi sono il pane quotidiano.
Buongiorno da 9 mesi vivo lo stato di ansia di mio marito.
In seguito ad un lutto e altro problemi ha incominciato ad avere forte ansia al mattino che gli provoca mancanza d'aria. E' in cura con xanax gocce al bisogno, non vuole fare un percorso psicologico e 5 mesi di escitalopram non hanno portato beneficio ma lo hanno solo fatto dormire ore ed ore di fila.
Quindi io mi sono accorta che ogni giorno da mesi vivo la mia giornata in funzione a se lui respira, se sta benino, se sta male quindi se è in down io passo la giornata preoccupata con il magone e lo sconforto. In questi mesi ho perso anche 4 kg pur mangiando. Ho fatto collquio con psicologa ma approccio a lungo termine non va bene per me, non ho bisogno di parlare del passato. Il mio problema è la gestione del presente ed è incentrata sul fatto che non riesco a fregarmene di come lui possa stare e questo mi sta esaurendo. chiedo consigli su terapie veloci tipo tcc tbs. grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente,
capisco perfettamente il suo sfinimento.
In ambito strategico, ciò che lei sta facendo (controllare se respira, vivere in funzione dei suoi "up e down") è definita una tentata soluzione disfunzionale.
Più lei si preoccupa e si adatta all'ansia di suo marito, più il sistema si stabilizza sulla malattia. Senza volerlo, il suo "stare appresso a lui" conferma a suo marito che è malato e incapace di reagire da solo.
Dato che suo marito rifiuta il percorso psicologico, la strada più efficace e veloce è la Terapia Indiretta.
Cos'è la Terapia Indiretta?
È lo strumento professionale pensato per chi desidera supportare un familiare o un partner che rifiuta un percorso terapeutico. Sebbene non si possa obbligare nessuno a farsi aiutare, è possibile intervenire sulle dinamiche relazionali.
Attraverso la consulenza indiretta, si lavora per:
Gestire i comportamenti: Individuare modi nuovi di reagire quando lui ha l'ansia, evitando di alimentare il problema con la troppa vicinanza.
Innescare il cambiamento: Modificando il suo modo di interagire (il polo sano della coppia), si costringe il "sistema coppia" a cercare un nuovo equilibrio, spingendo spesso la persona che sta male a dover attivare le proprie risorse residue.
A disposizione,
saluti
Sabrina Germi
Buongiorno, sono una studentessa universitaria di 20 anni e vorrei chiedervi se un mio sospetto è fondato. Sto cercando di capire se ciò che sperimento possa rientrare in un profilo di neurodivergenza (come l'ADHD) o se sia riconducibile a una disregolazione emotiva e ansiosa. Ho provato a fare una lista di ciò che provo/che ho passato:
—Talvolta soffro di insonnia causata da pensieri stupidi che non riesco a fermare. Riesco ad addormentarmi solo se sono veramente esausta.
—In merito ai pensieri che non riesco a fermare, mi sento come se avessi una sottospecie di disco rotto nel cervello che non smette mai di suonare.
—Mi capita molte volte di sentirmi 'fuori luogo' e di ripensare a ciò che dico/faccio. Se commetto un errore ci rimurgino sopra per ore.
—Ho sempre avuto difficoltà a seguire le lezioni sia scolastiche che universitarie. Dopo un po' il mio cervello si disconnette, e perdo il filo. A tal proposito, mi capita di dimenticare le cose sul momento e di interrompere una conversazione prima che mi scordo qualcosa.
—Sotto forte stress tendo a dissociarmi.
—A causa di molti di questi punti mi è capitato di avere episodi depressivi.
Vorrei solo sapere se sia opportuno intraprendere un percorso diagnostico specifico o meno. Vi ringrazio per la disponibilità.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente,
sulla base di quanto ha descritto, Le consiglio di rivolgersi a un professionista (psichiatra o psicologo esperto in neurodivergenze nell'adulto) per diversi motivi:
Diagnosi differenziale: Un esperto può comprendere se l'ansia sia la causa della Sua disattenzione o se, al contrario, rappresenti la conseguenza di un ADHD non diagnosticato.
Gestione della Ruminazione: Esistono tecniche specifiche, come la Terapia Breve Strategica (TBS) o la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC), per interrompere il "disco rotto" della ruminazione e migliorare la Sua qualità della vita nel presente.
Comprensione del profilo: Sapere come funzioni il Suo cervello Le permetterebbe di smettere di colpevolizzarsi per i Sui "errori", riducendo il carico emotivo che La spinge verso stati depressivi.
A disposizione, dr. Germi
Sono una giovane professionista di 30 anni e lo scorso agosto, inaspettatamente, ho conosciuto un uomo di 20 anni più grande di me. Tra noi è nata subito una sintonia rara, un’amicizia profonda che ci ha resi in poco tempo, l'uno il punto di riferimento dell'altra. Lui è un uomo molto realizzato sul lavoro ma è legato a una compagna che vede principalmente nei weekend e per le vacanze. Da agosto siamo usciti spesso e abbiamo passato quasi ogni sera al telefono a parlare per ore (e già riuscire a parlare con qualcuno ogni giorno senza annoiarsi mai è tutto dire) condividevamo tutto, dai consigli sulla giornata ai pensieri più intimi, alle cavolate da bar, oltre ai molteplici messaggi durante la giornata, in attesa della nostra consueta telefonata. Lui stesso mi diceva spesso di non aver mai provato un attaccamento così profondo per qualcuno. Poi, verso novembre, a questo legame già solido si è aggiunto l’aspetto affettivo e sessuale: è stata la ciliegina sulla torta. Ci siamo voluti tantissimo, anche se entrambi avevamo timore di andare oltre per via dell'età e della sua situazione, ma anche quel nuovo terreno è diventato uno spazio di comunicazione bellissimo e appagante. Con il tempo, però, l’ambivalenza ha iniziato a farci soffrire. Io ero l'ultima persona che sentiva e vedeva il venerdì sera e la prima che cercava la domenica appena essersi liberato dalla compagna; ci cercavamo ormai in tempo reale appena succedeva qualcosa di rilevante per l'altro; spesso mi chiedeva anche consigli lavorativi o di avere un supporto morale per cose di lavoro che faceva fatica a gestire, faceva 100 km di strada solo per vedermi a cena, spesso mi faceva regali, ma tutto questo non bastava a sciogliere il nodo. Dieci giorni fa, inaspettatamente, ha deciso di chiudere con me. Mi ha detto che questa situazione lo logora e lo fa sentire deluso da se stesso. Pur ammettendo che il rapporto con la sua compagna è incrinato e che io l'ho destabilizzato, dice di non sentirsi abbastanza innamorato da giustificare una separazione, perché a lei, comunque, vuole bene, e che vista la nostra importante differenza non ritiene sia giusto per me intraprendere una relazione con un uomo tanto più grande e che questa relazione non crede possa evolvere ulteriormente. La verità è che io non gli ho mai chiesto di lasciarla; so come vanno queste cose e una scelta del genere deve partire da lui. Mi sarebbe solo piaciuto trovarci in una situazione di parità, entrambi single, per scoprire dove ci avrebbe portato la vita. Per la prima volta mi sono sentita vista e apprezzata per ciò che sono davvero: il nostro rapporto, pur nei suoi limiti, era vero. E ritengo anche di essere una persona equilibrata da non fare tanto le pazzie a cuor leggero. Ora a dire il vero mi sento un po' spaesata e piena di domande. Sento di aver perso prima di tutto un amico, una persona per cui avrei rischiato volentieri, fregandomene delle etichette sociali, solo per vedere fin dove saremmo arrivati insieme. (scusate, ma il dono della sintesi, non è il mio forte). Mi date un parere su questa situazione? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile professionista, il parere dal punto di vista Strategico è che Lei è caduta nella "trappola della complementarità": è diventata la sua complice ideale, fornendogli tutto ciò che gli mancava (sostegno, sesso, brio) senza che lui dovesse pagare il prezzo di una scelta. Lui ha deciso di chiudere non perché non ci fosse sentimento, ma perché la situazione era diventata psicologicamente insostenibile: il "troppo" benessere con Lei rendeva intollerabile il "vuoto" con la compagna, costringendolo a guardarsi allo specchio e a non piacersi. La sua giustificazione sull'età e sul "non abbastanza innamorato" è un tentativo razionale per sedare un conflitto emotivo atroce: preferisce amputare il legame con Lei per tornare in un equilibrio grigio ma sicuro. In questo momento, la Sua miglior risorsa è il silenzio assoluto: non chieda spiegazioni, poiché cercarle non farebbe che alimentare la sua colpa e allontanarlo ulteriormente. Se questo legame è stato davvero "vero" come Lei sente, solo la mancanza totale della sua "isola felice" potrà metterlo di fronte alla reale entità del suo vuoto.
A disposizione
Cordiali saluti, dr. Germi
Salve,
sono un ragazzo di 18 anni, soffro di un'acuta forma di DOC da ben 8 mesi. Sto seguendo la psicoterapia cognitivo-comportamentale da uno psicoterapeuta da 7 mesi e in più prendo farmaci anti-ossessivi prescritti dallo psichiatra. Sebbene sia in terapia da ormai un bel po' di tempo, le compulsioni sono sempre più frequenti; soffro di DOC da controllo e sono costretto a controllare le luci di casa più di 60 volte al giorno. Non riesco a smettere per alcun motivo. Sto ore e ore in giro per la casa a controllare i lampadari e smetto solo quando vado a letto. In più ho DOC di contaminazione, mi lavo quasi sempre le mani con acqua e sapone. Non so perché ma non miglioro affatto. Sto perdendo peso perché sono sempre in giro per la casa a controllare, a malapena pranzo e ceno. A studiare ho difficoltà. Ho la maturità e non so come fare. In cosa sto sbagliando? Vi chiedo aiuto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile ragazzo, mi rivolgo a Lei con il dovuto rispetto per la sofferenza che sta attraversando. In un'ottica Breve Strategica, il Suo errore non è la mancanza di volontà, ma il tentativo di combattere il DOC usando la logica, che ne è invece il combustibile. Se vuole raddrizzare una cosa, deve imparare a storcerla di più, solo trasformando l'impulso in un obbligo matematico, il rituale perde il suo potere rassicurante e diventa un peso insopportabile che crolla su se stesso.
Saluti
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…