Buongiorno, Ho 30 anni, sono una madre di gemelli di 19 mesi e vivo una situazione familiare molto
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risposte
Buongiorno,
Ho 30 anni, sono una madre di gemelli di 19 mesi e vivo una situazione familiare molto conflittuale. (mi sveglio al mattino con un” muori” e vado a letto stremata e in lacrime quando il mio compagno ha esaurito le offese) . Il mio partner fa uso di alcol e sostanze; quando rientra alterato diventa offensivo, mi umilia e mi minaccia di togliermi i figli. Inoltre, quando è fuori casa e non è lucido, parla della mia dipendenza con altre persone, mettendomi in cattiva luce, spesso senza ricordare ciò che dice. (questo è rimasto l’orecchio dei miei genitori)
Purtroppo ci sono stati anche episodi aggressivi.
Anch’io ho una dipendenza da cocaina e alcol, che utilizzo in modo nascosto. Mi sento sotto pressione, impaurita e psicologicamente fragile. Da mesi vivo ansia costante, stato di allerta, insonnia, affaticamento mentale ed esaurimento emotivo. Ho ripreso a lavorare da circa quattro mesi in un contesto molto stressante e temo che la mia condizione stia influendo anche sulla lucidità e sulle prestazioni lavorative.
Le mie domande sono:
1. Le minacce di allontanamento dei figli sono realistiche? In quali situazioni e dopo quali accertamenti viene realmente disposto l’allontanamento di un minore in presenza di una dipendenza materna?
2. In un caso come il mio è opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta, a uno psichiatra o a entrambi per affrontare dipendenza, ansia e possibile stato depressivo?
Grazie a chi risponderà.
Ho 30 anni, sono una madre di gemelli di 19 mesi e vivo una situazione familiare molto conflittuale. (mi sveglio al mattino con un” muori” e vado a letto stremata e in lacrime quando il mio compagno ha esaurito le offese) . Il mio partner fa uso di alcol e sostanze; quando rientra alterato diventa offensivo, mi umilia e mi minaccia di togliermi i figli. Inoltre, quando è fuori casa e non è lucido, parla della mia dipendenza con altre persone, mettendomi in cattiva luce, spesso senza ricordare ciò che dice. (questo è rimasto l’orecchio dei miei genitori)
Purtroppo ci sono stati anche episodi aggressivi.
Anch’io ho una dipendenza da cocaina e alcol, che utilizzo in modo nascosto. Mi sento sotto pressione, impaurita e psicologicamente fragile. Da mesi vivo ansia costante, stato di allerta, insonnia, affaticamento mentale ed esaurimento emotivo. Ho ripreso a lavorare da circa quattro mesi in un contesto molto stressante e temo che la mia condizione stia influendo anche sulla lucidità e sulle prestazioni lavorative.
Le mie domande sono:
1. Le minacce di allontanamento dei figli sono realistiche? In quali situazioni e dopo quali accertamenti viene realmente disposto l’allontanamento di un minore in presenza di una dipendenza materna?
2. In un caso come il mio è opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta, a uno psichiatra o a entrambi per affrontare dipendenza, ansia e possibile stato depressivo?
Grazie a chi risponderà.
Cara,
la tua situazione è molto difficile e comprendo la paura e lo stress che descrivi. Psicodinamicamente, vivi in uno stato di ipervigilanza costante, con ansia e allerta che non ti lasciano mai respiro: questo è comprensibile dato l’ambiente conflittuale e la pressione emotiva a cui sei sottoposta. Le minacce e gli episodi aggressivi del partner attivano un sistema di difesa interno, che può rendere ancora più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che è percepito come minaccia.
Per quanto riguarda te stessa, la situazione richiede un intervento integrato: uno psicoterapeuta ti può aiutare a contenere l’ansia, elaborare le emozioni e interrompere i circoli di autocolpa; uno psichiatra può valutare eventuali sintomi depressivi o ansiosi severi e supportarti nella gestione delle dipendenze. Affrontare entrambi gli aspetti insieme è spesso la strategia più efficace.
Psicodinamicamente, il focus è ritrovare sicurezza interna, contenere le emozioni intense e trovare spazi protetti per te stessa, senza restare intrapposta nell’allerta costante o nei comportamenti di dipendenza come unico sollievo. Resto a disposizione
la tua situazione è molto difficile e comprendo la paura e lo stress che descrivi. Psicodinamicamente, vivi in uno stato di ipervigilanza costante, con ansia e allerta che non ti lasciano mai respiro: questo è comprensibile dato l’ambiente conflittuale e la pressione emotiva a cui sei sottoposta. Le minacce e gli episodi aggressivi del partner attivano un sistema di difesa interno, che può rendere ancora più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che è percepito come minaccia.
Per quanto riguarda te stessa, la situazione richiede un intervento integrato: uno psicoterapeuta ti può aiutare a contenere l’ansia, elaborare le emozioni e interrompere i circoli di autocolpa; uno psichiatra può valutare eventuali sintomi depressivi o ansiosi severi e supportarti nella gestione delle dipendenze. Affrontare entrambi gli aspetti insieme è spesso la strategia più efficace.
Psicodinamicamente, il focus è ritrovare sicurezza interna, contenere le emozioni intense e trovare spazi protetti per te stessa, senza restare intrapposta nell’allerta costante o nei comportamenti di dipendenza come unico sollievo. Resto a disposizione
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Buon pomeriggio, la situazione che descrive è molto molto preoccupante. Un clima di violenza non fa bene a nessuno, ancor meno a dei minori che non scelgono dove stare e con chi stare, sono vittime innocenti, vivono una fase della vita in cui hanno la necessità di essere protetti, amati, accuditi e non di un ambiente fatto di urli e di offese. Le suggerisco, quindi, sicuramente di rivolgersi a uno psichiatra, è necessario per la tutela dei suoi due bimbi di 19 mesi e anche per se stessa. Un saluto
Da come descrive la sua situazione la prima cosa da fare è curare se stessa rivolgenndosi a un valido psicoterapeuta possibilmente medico e che non la faccia entrare nel tunnel degli psicofarmaci. Per quanto riguarda il resto si avvalga di una consulenza legale. Cordiali saluti dal dott. Michele Iannelli.
Buongiorno. La sua situazione è di estrema gravità e richiede un intervento immediato per la tutela sua e dei suoi figli. Ecco le risposte sintetiche ai suoi quesiti:
1. Aspetti legali e tutela dei minori
Le minacce del partner sono spesso uno strumento di controllo psicologico, ma in presenza di dipendenze attive di entrambi i genitori, il rischio di un intervento delle autorità è reale.
Accertamenti: L'allontanamento non è mai immediato o arbitrario (salvo pericolo di vita). Viene disposto dal Tribunale per i Minorenni dopo indagini dei Servizi Sociali e del SerD (accertamenti tossicologici e valutazioni capacità genitoriali).
Priorità: Il sistema tutela il diritto del minore a crescere nella propria famiglia. Se lei intraprende un percorso di cura certificato e si allontana dal contesto violento, le sue possibilità di mantenere l'affidamento aumentano drasticamente.
2. Percorso di cura
In un quadro di doppia diagnosi (dipendenza e disturbo d'ansia/depressione) inserito in un contesto di violenza domestica, è necessario un approccio integrato:
Si rivolga al SerD della sua zona. È un servizio gratuito, dove sono presenti vari professionisti, protetto dal segreto professionale e fondamentale per dimostrare la sua volontà di cura davanti alle autorità, e ad un centro antiviolenza (numero 1522) per definire un piano di sicurezza per lei e i gemelli.
A disposizione,
saluti
1. Aspetti legali e tutela dei minori
Le minacce del partner sono spesso uno strumento di controllo psicologico, ma in presenza di dipendenze attive di entrambi i genitori, il rischio di un intervento delle autorità è reale.
Accertamenti: L'allontanamento non è mai immediato o arbitrario (salvo pericolo di vita). Viene disposto dal Tribunale per i Minorenni dopo indagini dei Servizi Sociali e del SerD (accertamenti tossicologici e valutazioni capacità genitoriali).
Priorità: Il sistema tutela il diritto del minore a crescere nella propria famiglia. Se lei intraprende un percorso di cura certificato e si allontana dal contesto violento, le sue possibilità di mantenere l'affidamento aumentano drasticamente.
2. Percorso di cura
In un quadro di doppia diagnosi (dipendenza e disturbo d'ansia/depressione) inserito in un contesto di violenza domestica, è necessario un approccio integrato:
Si rivolga al SerD della sua zona. È un servizio gratuito, dove sono presenti vari professionisti, protetto dal segreto professionale e fondamentale per dimostrare la sua volontà di cura davanti alle autorità, e ad un centro antiviolenza (numero 1522) per definire un piano di sicurezza per lei e i gemelli.
A disposizione,
saluti
Buongiorno, mi spiace per la sua difficile situazione personale e familiare. Quando si è molto affaticate e oggetto di denigrazioni è facile cadere nel tranello dei ricatti affettivi. Se desidera lavorare su di sé e rafforzare la sua autostima e le sue capacità di gestire la situazione, le suggerisco di rivolgersi a un/una psicoterapeuta esperto/a, che eventualmente possa poi collaborare con un/una psichiatra per un supporto anche farmacologico. Riguardo alla minaccia di toglierle i figli, rispetto alla situazione che descrive, non sembra realistica. Se desidera approfondire la questione e/o si trovasse in difficoltà improvvise, può rivolgersi a un Centro Antiviolenza, diffusi su tutto il territorio nazionale.
Grazie per aver trovato il coraggio di scrivere tutto questo. Non dev'essere stato facile mettere in parole una situazione così pesante, e il solo fatto di averlo fatto dice molto della sua forza, anche nei momenti in cui probabilmente non si sente per niente forte.
Quella che descrive è una situazione di grande stress e sofferenza, ed è comprensibile che la sua mente e il suo corpo stiano reagendo così. Chiunque vivesse ciò che vive lei ogni giorno si sentirebbe esausto, impaurito e fragile.
Riguardo alle minacce di toglierle i figli: le minacce del partner, fatte in stato di alterazione, non hanno valore legale. L'allontanamento di un minore dalla figura materna è una misura estrema, disposta dal Tribunale per i Minorenni solo in presenza di una valutazione approfondita della situazione complessiva, e tiene conto di moltissimi fattori, non di uno solo. Una dipendenza, da sola, non è automaticamente motivo di allontanamento, soprattutto se la persona sta cercando aiuto. Anzi, chiedere supporto e intraprendere un percorso di cura è esattamente ciò che dimostra la capacità genitoriale. Per una consulenza più specifica su questo aspetto, le consiglio di rivolgersi a un legale o a un centro antiviolenza, che offrono anche supporto legale gratuito.
Riguardo a psicoterapeuta, psichiatra o entrambi: in una situazione come la sua, in cui convivono dipendenza, ansia intensa e possibile depressione, la risposta ideale è un approccio integrato. Uno psichiatra può valutare se sia utile un supporto farmacologico per stabilizzare il tono dell'umore e il sonno. Uno psicoterapeuta può lavorare con lei sulle dinamiche che mantengono sia la dipendenza che il disagio emotivo. Per la dipendenza da sostanze esistono anche percorsi dedicati presso i SerD (Servizi per le Dipendenze), pubblici e gratuiti, che lavorano in modo specializzato e riservato.
Non è necessario affrontare tutto in una volta. Il primo passo è trovare anche solo una persona di fiducia, un professionista, con cui cominciare.
Quella che descrive è una situazione di grande stress e sofferenza, ed è comprensibile che la sua mente e il suo corpo stiano reagendo così. Chiunque vivesse ciò che vive lei ogni giorno si sentirebbe esausto, impaurito e fragile.
Riguardo alle minacce di toglierle i figli: le minacce del partner, fatte in stato di alterazione, non hanno valore legale. L'allontanamento di un minore dalla figura materna è una misura estrema, disposta dal Tribunale per i Minorenni solo in presenza di una valutazione approfondita della situazione complessiva, e tiene conto di moltissimi fattori, non di uno solo. Una dipendenza, da sola, non è automaticamente motivo di allontanamento, soprattutto se la persona sta cercando aiuto. Anzi, chiedere supporto e intraprendere un percorso di cura è esattamente ciò che dimostra la capacità genitoriale. Per una consulenza più specifica su questo aspetto, le consiglio di rivolgersi a un legale o a un centro antiviolenza, che offrono anche supporto legale gratuito.
Riguardo a psicoterapeuta, psichiatra o entrambi: in una situazione come la sua, in cui convivono dipendenza, ansia intensa e possibile depressione, la risposta ideale è un approccio integrato. Uno psichiatra può valutare se sia utile un supporto farmacologico per stabilizzare il tono dell'umore e il sonno. Uno psicoterapeuta può lavorare con lei sulle dinamiche che mantengono sia la dipendenza che il disagio emotivo. Per la dipendenza da sostanze esistono anche percorsi dedicati presso i SerD (Servizi per le Dipendenze), pubblici e gratuiti, che lavorano in modo specializzato e riservato.
Non è necessario affrontare tutto in una volta. Il primo passo è trovare anche solo una persona di fiducia, un professionista, con cui cominciare.
Buongiorno, prenda contatti con un centro antiviolenza e con il sert della sua zona. E’ importante innanzitutto che lei cerchi di liberarsi dalla dipendenza da sostanze in modo da essere più lucida possibile per affrontare la dinamica di coppia conflittuale. Chieda l’aiuto anche ai suoi genitori per la gestione dei figli, se sono disponibili. A livello giuridico. i minori sono in grave pregiudizio e a rischio, pertanto rischiate entrambi di perdere il loro affidamento.
Cordialità
Cordialità
Gentile utente,
grazie per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Quello che descrive configura un contesto di violenza psicologica, minacce, umiliazioni ed episodi aggressivi, in un clima di forte instabilità legato all’uso di alcol e sostanze da parte del partner. È comprensibile che il suo organismo sia in uno stato di “allerta continua”: ansia costante, insonnia, stanchezza mentale ed esaurimento emotivo sono reazioni frequenti quando si vive a lungo sotto stress e paura.
1. Le minacce di allontanamento dei figli sono realistiche?
In Italia l’allontanamento di un minore non avviene automaticamente per la presenza di una dipendenza del genitore. È un provvedimento eccezionale, disposto solo quando vi è un concreto e documentato rischio per la salute o la sicurezza dei bambini e quando non sono sufficienti interventi di sostegno meno invasivi.
In genere il Tribunale valuta la situazione tramite servizi sociali, relazioni di professionisti, eventuali segnalazioni sanitarie o scolastiche. Gli elementi considerati non sono “l’etichetta” della dipendenza, ma come questa incide sulla capacità di accudimento (cura quotidiana, sicurezza, presenza di figure protettive, rete familiare).
Un aspetto importante: chiedere aiuto spontaneamente (avviare un percorso per la dipendenza, la tutela psicologica, la protezione dalla violenza) viene di solito letto come fattore protettivo, non come colpa. Le minacce del partner sembrano più uno strumento di controllo e intimidazione che un reale percorso legale strutturato.
2. Psicoterapeuta, psichiatra o entrambi?
Nel suo caso può essere utile un lavoro integrato:
Psicoterapeuta: per affrontare il trauma relazionale, la violenza subita, l’ansia persistente, l’esaurimento emotivo e il percorso sulla dipendenza; per costruire strategie di protezione per sé e per i bambini.
Psichiatra: per una valutazione clinica dell’ansia, dell’insonnia e di un possibile stato depressivo; se indicato, per un supporto farmacologico temporaneo che può ridurre i sintomi e rendere più affrontabile la psicoterapia.
Altri punti importanti
La situazione descritta è ad alto rischio: minacce, uso di sostanze del partner ed episodi aggressivi richiedono attenzione alla sicurezza sua e dei bambini. Esistono servizi territoriali e centri antiviolenza che possono offrire orientamento, protezione e supporto legale-psicologico.
Per la dipendenza, esistono percorsi dedicati (ambulatoriali e multidisciplinari) che lavorano su disintossicazione, sostegno psicologico e prevenzione delle ricadute: non è necessario affrontare tutto da sola.
Quello che sta vivendo è molto pesante, ma non è una condanna né una situazione senza vie d’uscita. Cercare aiuto ora è un passo di responsabilità verso di sé e verso i suoi figli. È consigliabile approfondire quanto prima con uno specialista per costruire un percorso personalizzato e mettere in sicurezza il vostro benessere.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
grazie per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Quello che descrive configura un contesto di violenza psicologica, minacce, umiliazioni ed episodi aggressivi, in un clima di forte instabilità legato all’uso di alcol e sostanze da parte del partner. È comprensibile che il suo organismo sia in uno stato di “allerta continua”: ansia costante, insonnia, stanchezza mentale ed esaurimento emotivo sono reazioni frequenti quando si vive a lungo sotto stress e paura.
1. Le minacce di allontanamento dei figli sono realistiche?
In Italia l’allontanamento di un minore non avviene automaticamente per la presenza di una dipendenza del genitore. È un provvedimento eccezionale, disposto solo quando vi è un concreto e documentato rischio per la salute o la sicurezza dei bambini e quando non sono sufficienti interventi di sostegno meno invasivi.
In genere il Tribunale valuta la situazione tramite servizi sociali, relazioni di professionisti, eventuali segnalazioni sanitarie o scolastiche. Gli elementi considerati non sono “l’etichetta” della dipendenza, ma come questa incide sulla capacità di accudimento (cura quotidiana, sicurezza, presenza di figure protettive, rete familiare).
Un aspetto importante: chiedere aiuto spontaneamente (avviare un percorso per la dipendenza, la tutela psicologica, la protezione dalla violenza) viene di solito letto come fattore protettivo, non come colpa. Le minacce del partner sembrano più uno strumento di controllo e intimidazione che un reale percorso legale strutturato.
2. Psicoterapeuta, psichiatra o entrambi?
Nel suo caso può essere utile un lavoro integrato:
Psicoterapeuta: per affrontare il trauma relazionale, la violenza subita, l’ansia persistente, l’esaurimento emotivo e il percorso sulla dipendenza; per costruire strategie di protezione per sé e per i bambini.
Psichiatra: per una valutazione clinica dell’ansia, dell’insonnia e di un possibile stato depressivo; se indicato, per un supporto farmacologico temporaneo che può ridurre i sintomi e rendere più affrontabile la psicoterapia.
Altri punti importanti
La situazione descritta è ad alto rischio: minacce, uso di sostanze del partner ed episodi aggressivi richiedono attenzione alla sicurezza sua e dei bambini. Esistono servizi territoriali e centri antiviolenza che possono offrire orientamento, protezione e supporto legale-psicologico.
Per la dipendenza, esistono percorsi dedicati (ambulatoriali e multidisciplinari) che lavorano su disintossicazione, sostegno psicologico e prevenzione delle ricadute: non è necessario affrontare tutto da sola.
Quello che sta vivendo è molto pesante, ma non è una condanna né una situazione senza vie d’uscita. Cercare aiuto ora è un passo di responsabilità verso di sé e verso i suoi figli. È consigliabile approfondire quanto prima con uno specialista per costruire un percorso personalizzato e mettere in sicurezza il vostro benessere.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Gentile utente, da quello che scrive emerge una situazione molto seria, con violenza psicologica, minacce, episodi aggressivi, uso di sostanze e un forte stato di esaurimento, il tutto con due bambini molto piccoli. La cosa più importante da dirle è questa: non resti sola e non aspetti che passi da sé, perché il rischio è che la situazione peggiori.
Intanto, scrivendo qui ha già fatto un passo importante: ha riconosciuto la gravità di ciò che sta vivendo e ha chiesto aiuto. Questo è un segnale di lucidità e responsabilità, non di debolezza.
Le minacce sui figli possono diventare uno strumento per spaventarla e tenerla sotto pressione. Proprio per questo è fondamentale che lei si muova subito per chiedere aiuto: farlo non la danneggia, anzi è un segnale di tutela verso se stessa e verso i bambini. In un caso come il suo non si tratta di scegliere tra psicoterapeuta o psichiatra come se fosse un’alternativa: serve una presa in carico più ampia, quindi supporto psicologico, valutazione psichiatrica (soprattutto per ansia, insonnia, esaurimento) e un servizio per le dipendenze.
Il passo più utile, adesso, è rompere l’isolamento e attivare rapidamente un aiuto professionale, anche partendo dal medico di base se è la via più semplice. Per un supporto immediato per la situazione di violenza e minacce, può contattare il 1522 (numero antiviolenza e stalking): può aiutarla a orientarsi e a capire come proteggersi. Se ci sono nuove aggressioni, minacce gravi o teme per la sua sicurezza o quella dei bambini, chieda aiuto subito senza minimizzare. In questo momento non deve risolvere tutto insieme: deve mettere in sicurezza la situazione e iniziare un percorso di supporto reale. Si faccia forza e reagisca adesso.
Intanto, scrivendo qui ha già fatto un passo importante: ha riconosciuto la gravità di ciò che sta vivendo e ha chiesto aiuto. Questo è un segnale di lucidità e responsabilità, non di debolezza.
Le minacce sui figli possono diventare uno strumento per spaventarla e tenerla sotto pressione. Proprio per questo è fondamentale che lei si muova subito per chiedere aiuto: farlo non la danneggia, anzi è un segnale di tutela verso se stessa e verso i bambini. In un caso come il suo non si tratta di scegliere tra psicoterapeuta o psichiatra come se fosse un’alternativa: serve una presa in carico più ampia, quindi supporto psicologico, valutazione psichiatrica (soprattutto per ansia, insonnia, esaurimento) e un servizio per le dipendenze.
Il passo più utile, adesso, è rompere l’isolamento e attivare rapidamente un aiuto professionale, anche partendo dal medico di base se è la via più semplice. Per un supporto immediato per la situazione di violenza e minacce, può contattare il 1522 (numero antiviolenza e stalking): può aiutarla a orientarsi e a capire come proteggersi. Se ci sono nuove aggressioni, minacce gravi o teme per la sua sicurezza o quella dei bambini, chieda aiuto subito senza minimizzare. In questo momento non deve risolvere tutto insieme: deve mettere in sicurezza la situazione e iniziare un percorso di supporto reale. Si faccia forza e reagisca adesso.
Ciao, grazie per aver condiviso la tua situazione con così tanta sincerità. Da quello che descrivi, stai vivendo una condizione estremamente stressante e dolorosa, sia dal punto di vista emotivo che dal punto di vista della sicurezza personale e familiare.
Sulle minacce di allontanamento dei figli
In generale, l’allontanamento di un minore dai genitori è previsto solo in presenza di rischi concreti per la sicurezza o il benessere del bambino. Questo avviene tramite valutazioni da parte dei servizi sociali, del Tribunale per i Minorenni e di professionisti (psicologi, assistenti sociali, pediatri), che prendono in considerazione:
• La capacità dei genitori di garantire sicurezza fisica ed emotiva al bambino;
• La presenza di abuso di sostanze o comportamenti violenti;
• Eventuali interventi già messi in atto per protezione e supporto.
Non tutte le difficoltà o le dipendenze portano automaticamente all’allontanamento: spesso si attivano percorsi di supporto, terapia, monitoraggio e sostegno familiare prima di decisioni così estreme.
Su come affrontare dipendenza, ansia e stress
Nel tuo caso sarebbe molto utile un approccio integrato:
• Psicoterapeuta: per lavorare su ansia, stress, gestione delle emozioni, consapevolezza e strategie per il recupero dalla dipendenza. Approcci come CBT, terapia familiare o EMDR possono aiutare.
• Psichiatra: se ci sono sintomi di ansia intensa, insonnia grave, depressione o ricadute di sostanze, un psichiatra può valutare anche l’eventuale supporto farmacologico e seguire la tua salute mentale in maniera più completa.
La combinazione di psicoterapia e supporto psichiatrico offre il percorso più efficace per affrontare sia la dipendenza sia i disturbi d’ansia o depressione associati.
Ti consiglio di rivolgerti a servizi di sostegno alle vittime di violenza domestica o centri specializzati in abuso e dipendenza, per avere protezione e supporto immediato.
Se temi per la tua sicurezza o per quella dei tuoi figli, non esitare a contattare le autorità o i servizi sociali locali.
Anche cercare un gruppo di supporto per genitori con dipendenze può aiutarti a non sentirti sola.
La tua situazione è seria e merita supporto professionale urgente. Rivolgersi a professionisti qualificati ti permetterà di tutelare te stessa e i tuoi figli, e di iniziare un percorso di recupero sicuro e strutturato.
Un caro saluto
Dott. Tiziana Vecchiarini
Sulle minacce di allontanamento dei figli
In generale, l’allontanamento di un minore dai genitori è previsto solo in presenza di rischi concreti per la sicurezza o il benessere del bambino. Questo avviene tramite valutazioni da parte dei servizi sociali, del Tribunale per i Minorenni e di professionisti (psicologi, assistenti sociali, pediatri), che prendono in considerazione:
• La capacità dei genitori di garantire sicurezza fisica ed emotiva al bambino;
• La presenza di abuso di sostanze o comportamenti violenti;
• Eventuali interventi già messi in atto per protezione e supporto.
Non tutte le difficoltà o le dipendenze portano automaticamente all’allontanamento: spesso si attivano percorsi di supporto, terapia, monitoraggio e sostegno familiare prima di decisioni così estreme.
Su come affrontare dipendenza, ansia e stress
Nel tuo caso sarebbe molto utile un approccio integrato:
• Psicoterapeuta: per lavorare su ansia, stress, gestione delle emozioni, consapevolezza e strategie per il recupero dalla dipendenza. Approcci come CBT, terapia familiare o EMDR possono aiutare.
• Psichiatra: se ci sono sintomi di ansia intensa, insonnia grave, depressione o ricadute di sostanze, un psichiatra può valutare anche l’eventuale supporto farmacologico e seguire la tua salute mentale in maniera più completa.
La combinazione di psicoterapia e supporto psichiatrico offre il percorso più efficace per affrontare sia la dipendenza sia i disturbi d’ansia o depressione associati.
Ti consiglio di rivolgerti a servizi di sostegno alle vittime di violenza domestica o centri specializzati in abuso e dipendenza, per avere protezione e supporto immediato.
Se temi per la tua sicurezza o per quella dei tuoi figli, non esitare a contattare le autorità o i servizi sociali locali.
Anche cercare un gruppo di supporto per genitori con dipendenze può aiutarti a non sentirti sola.
La tua situazione è seria e merita supporto professionale urgente. Rivolgersi a professionisti qualificati ti permetterà di tutelare te stessa e i tuoi figli, e di iniziare un percorso di recupero sicuro e strutturato.
Un caro saluto
Dott. Tiziana Vecchiarini
Buongiorno, mi spiace per la sua situazione personale e familiare. Senza entrare in particolari privati vorrei poterla aiutare e supportsrla mediante consulenze online.
Sono disponibile, mi contatti pure
Cordiali saluti
Dott.ssa Laura Francesca Bambara
Sono disponibile, mi contatti pure
Cordiali saluti
Dott.ssa Laura Francesca Bambara
1. L'allontanamento dei figli, soprattutto dalla madre, è una decisione molto grave che consegue a verifiche attente da parte di figure professionali: assistenti sociali, psicologi, neuropsicologi, ecc. Occorrono cioè delle specifiche condizioni che in questa sede, da lontano, non è possibile esplorare.
2. Direi che, data la situazione, la prima cosa da fare è quella di rivolgersi ad un centro antiviolenza. Prima che sia troppo tardi!. In un centro antiviolenza troverà un équipe composta da tutte le figure professionali che Lei ha elencato sopra. Saranno loro stessi a prendersi cura di Lei ed eventualmente ad indirizzarla al meglio.
2. Direi che, data la situazione, la prima cosa da fare è quella di rivolgersi ad un centro antiviolenza. Prima che sia troppo tardi!. In un centro antiviolenza troverà un équipe composta da tutte le figure professionali che Lei ha elencato sopra. Saranno loro stessi a prendersi cura di Lei ed eventualmente ad indirizzarla al meglio.
Buongiorno, credo che data la complessità del caso, è necessario che si faccia seguire da un equipe che l'aiuti per la dipendenza da alcol e droga e per l'assunzione di eventuali psicofarmaci, che spetta allo psichiatra, dopo opportune valutazioni diagnostiche e cliniche. Per quanto riguarda la concreta possibilità di perdere i suoi figli, le consiglio di rivolgersi ad un avvocato
Gentile utente,
la situazione che descrive è molto seria e merita attenzione e tutela. Sta vivendo violenza psicologica, minacce e episodi aggressivi, oltre a una condizione di dipendenza che la fa sentire fragile: è comprensibile che si senta in allerta costante e stremata.
Sull’allontanamento dei figli: non avviene per minacce verbali o accuse del partner. È un provvedimento disposto dal Tribunale solo dopo valutazioni approfondite dei servizi sociali e sanitari, quando viene accertato un concreto e grave pregiudizio per i minori. Il fatto di riconoscere una difficoltà e chiedere aiuto è, al contrario, un elemento di responsabilità genitoriale.
Sul tipo di aiuto: nel suo caso è indicato un intervento integrato.
- Psicoterapeuta, per lavorare su dipendenza, ansia, dinamiche relazionali e protezione personale.
- Psichiatra, per valutare supporto farmacologico e presa in carico delle dipendenze.
Le suggerisco inoltre di contattare un SerD (Servizio per le Dipendenze) della sua zona: sono servizi pubblici, riservati e specifici per queste situazioni.
Se sono presenti minacce o aggressioni, può anche rivolgersi a un centro antiviolenza (numero nazionale 1522, gratuito e attivo 24h): offre consulenza e tutela, anche solo per orientamento.
Chiedere aiuto ora è un passo fondamentale per proteggere sé stessa e i suoi bambini.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
la situazione che descrive è molto seria e merita attenzione e tutela. Sta vivendo violenza psicologica, minacce e episodi aggressivi, oltre a una condizione di dipendenza che la fa sentire fragile: è comprensibile che si senta in allerta costante e stremata.
Sull’allontanamento dei figli: non avviene per minacce verbali o accuse del partner. È un provvedimento disposto dal Tribunale solo dopo valutazioni approfondite dei servizi sociali e sanitari, quando viene accertato un concreto e grave pregiudizio per i minori. Il fatto di riconoscere una difficoltà e chiedere aiuto è, al contrario, un elemento di responsabilità genitoriale.
Sul tipo di aiuto: nel suo caso è indicato un intervento integrato.
- Psicoterapeuta, per lavorare su dipendenza, ansia, dinamiche relazionali e protezione personale.
- Psichiatra, per valutare supporto farmacologico e presa in carico delle dipendenze.
Le suggerisco inoltre di contattare un SerD (Servizio per le Dipendenze) della sua zona: sono servizi pubblici, riservati e specifici per queste situazioni.
Se sono presenti minacce o aggressioni, può anche rivolgersi a un centro antiviolenza (numero nazionale 1522, gratuito e attivo 24h): offre consulenza e tutela, anche solo per orientamento.
Chiedere aiuto ora è un passo fondamentale per proteggere sé stessa e i suoi bambini.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buonasera, in merito alla sua richiesta relativa alla possibilità che il suo compagno possa allontanarla dai suoi figli, a mio avviso questa possibilità risulta al quanto irrealistica. Uno perché lei è la mamma, due perché anche lui fa utilizzo di sostanze. Le consiglierei un percorso psicoterapeutico individuale ad orientamento psicodinamico e psicoanalitico dove ricercare le cause della sua debolezza emotiva sia nei confronti delle sostanze che del suo compagno. Il percorso dovrà essere incentrato sul rinforzare la sua autostima e il suo valore come persona, come donna e come mamma, arrivando a non subire più le situazioni che la circondano, ma essere lei stessa parte attiva delle sue relazioni e della sua vita. Con le sostanze questo comporterà un'interruzione forse anche brusca, mentre con il compagno dipenderà dalla capacità di lui di mettersi in gioco. In assenza di questa capacità da parte del suo compagno dovrà trovare il coraggio di allontanarlo da lei. Nel caso in cui questo atteggiamento offensivo e denigratorio dovesse essere rivolto anche verso i figli dovrà essere allontanato anche da loro e nel caso cui la violenza verbale dovesse trasformarsi in fisica non esiti neanche un minuto a denunciarlo.
Buonasera, la dipendenza da alcol e da sostanze stupefacenti solitamente porta ad una compromissione nei vari ambiti di vita, comprese le relazioni familiari, rischiando di mettere in pericolo la sua responsabilità genitoriale.
Di sicuro, intraprendere un serio percorso psicoterapico non può farle male, soprattutto se si hanno dei bambini.
Di sicuro, intraprendere un serio percorso psicoterapico non può farle male, soprattutto se si hanno dei bambini.
Cara signora l'allontanamento di minori è una misura disposta dai tribunali solo quando c'è un pregiudizio grave e concreto per i bambini, accertato da assistenti sociali e consulenti tecnici. Una dipendenza da sola non determina automaticamente l'allontanamento: ciò che i giudici valutano è la capacità genitoriale e un ambiente sicuro in cui farli crescere. Le consiglierei però di contattare un centro antiviolenza e/o un servizio per le dipendenze. L'intervento più utile per lei e per i suoi figli è infatti attivarsi per uscire da questa dipendenza. Le auguro di riuscire a ritrovare la sua serenità.
Gentile Signora, la situazione che descrive è molto seria e carica di sofferenza. L'obiettivo primario deve essere la messa in sicurezza dei suoi bimbi, e sono sicura che lei concorderà. Onestamente, non so dirle legalmente quali sono le casistiche in cui può essere disposto un allontanamento dei minori, ma ritorno al punto A: onde evitare questa brutta situazione deve: 1) mettere in sicurezza i suoi bimbi e 2) curarsi, chiedendo AIUTO. So che può essere difficile, ma ciò che c'è in gioco è troppo prezioso. Può rivolgersi privatamente sia ad uno psichiatra che può seguirla dal punto di vista farmacologico, sia ad uno psicoterapeuta, che potrà aiutarla di pari passo non solo con la dipendenza ma a cercare di riprendere in mano la sua vita. Se non ha la possibilità di rivolgersi al privato, vada all'ASL a lei più vicina, lì sapranno certamente indirizzarla. È importante che lei sappia che chiedere aiuto spontaneamente è un fattore protettivo, non un’aggravante, rispetto alla sua lecita paura che i figli possano essere allontanati. Certa che farà ciò che è più giusto fare in questa situazione. Le auguro ogni bene, Dott.ssa G.T.
Gentile utente,
mi dispiace davvero molto per la situazione che sta vivendo. Dalle sue parole emerge quanta fatica, paura e solitudine stia portando sulle spalle ogni giorno. È comprensibile che in questo momento si senta sotto pressione e molto provata: nessuno dovrebbe trovarsi a vivere in un clima di offese, minacce e tensione continua.
Vorrei rassicurarla su un punto molto importante: le minacce di allontanamento dei figli, per come le descrive, hanno spesso una funzione fortemente manipolatoria. In molte situazioni di violenza relazionale vengono utilizzate proprio per spaventare la partner, indebolirla e scoraggiarla dal chiedere aiuto. Non si tratta di un esito automatico né facilmente disposto.
Al contrario, quando emergono comportamenti di violenza psicologica o fisica da parte del partner, l’obiettivo dei servizi e dell’autorità giudiziaria è prima di tutto la tutela della persona che subisce e dei bambini. In molti casi, se la situazione lo richiede, è il partner violento a essere allontanato dal nucleo familiare, mentre madre e figli vengono messi in sicurezza insieme.
Da ciò che descrive — comprese le minacce gravi — siamo di fronte a segnali che meritano attenzione e protezione e che possono configurarsi come un reato di maltrattamenti in famiglia da parte di suo marito. Proprio per questo potrebbe essere molto utile per lei contattare un Centro Antiviolenza del suo territorio: sono servizi gratuiti, riservati e non giudicanti, dove potrà trovare ascolto, sostegno psicologico e orientamento legale per capire con calma quali passi fare e come tutelarsi. Anche solo un primo colloquio informativo può aiutarla a sentirsi meno sola e più orientata.
Rispetto alla dipendenza, la invito con delicatezza a non leggerla come una colpa. Spesso rappresenta un modo — faticoso e imperfetto — con cui la mente e il corpo cercano di reggere livelli molto alti di stress e sofferenza. È qualcosa che si può affrontare e curare con il giusto supporto, e il fatto che lei ne parli con consapevolezza è già un segnale importante di lucidità e di desiderio di stare meglio.
Chiedere aiuto, come sta facendo ora, è un passo prezioso verso una maggiore protezione per sé e per i suoi bambini. Non deve affrontare tutto questo da sola.
mi dispiace davvero molto per la situazione che sta vivendo. Dalle sue parole emerge quanta fatica, paura e solitudine stia portando sulle spalle ogni giorno. È comprensibile che in questo momento si senta sotto pressione e molto provata: nessuno dovrebbe trovarsi a vivere in un clima di offese, minacce e tensione continua.
Vorrei rassicurarla su un punto molto importante: le minacce di allontanamento dei figli, per come le descrive, hanno spesso una funzione fortemente manipolatoria. In molte situazioni di violenza relazionale vengono utilizzate proprio per spaventare la partner, indebolirla e scoraggiarla dal chiedere aiuto. Non si tratta di un esito automatico né facilmente disposto.
Al contrario, quando emergono comportamenti di violenza psicologica o fisica da parte del partner, l’obiettivo dei servizi e dell’autorità giudiziaria è prima di tutto la tutela della persona che subisce e dei bambini. In molti casi, se la situazione lo richiede, è il partner violento a essere allontanato dal nucleo familiare, mentre madre e figli vengono messi in sicurezza insieme.
Da ciò che descrive — comprese le minacce gravi — siamo di fronte a segnali che meritano attenzione e protezione e che possono configurarsi come un reato di maltrattamenti in famiglia da parte di suo marito. Proprio per questo potrebbe essere molto utile per lei contattare un Centro Antiviolenza del suo territorio: sono servizi gratuiti, riservati e non giudicanti, dove potrà trovare ascolto, sostegno psicologico e orientamento legale per capire con calma quali passi fare e come tutelarsi. Anche solo un primo colloquio informativo può aiutarla a sentirsi meno sola e più orientata.
Rispetto alla dipendenza, la invito con delicatezza a non leggerla come una colpa. Spesso rappresenta un modo — faticoso e imperfetto — con cui la mente e il corpo cercano di reggere livelli molto alti di stress e sofferenza. È qualcosa che si può affrontare e curare con il giusto supporto, e il fatto che lei ne parli con consapevolezza è già un segnale importante di lucidità e di desiderio di stare meglio.
Chiedere aiuto, come sta facendo ora, è un passo prezioso verso una maggiore protezione per sé e per i suoi bambini. Non deve affrontare tutto questo da sola.
Buongiorno, quello che descrive è molto serio e doloroso. Vivere offese quotidiane, minacce, uso di sostanze in casa ed episodi aggressivi significa trovarsi in una condizione di forte stress e possibile violenza psicologica (e non solo). Il suo stato di allerta costante, l’insonnia, l’esaurimento emotivo sono reazioni comprensibili a un contesto che non è sicuro.
Vado con ordine.
**1. Le minacce di allontanamento dei figli.**
L’allontanamento di un minore non avviene per una minaccia del partner né in modo automatico per il solo fatto che un genitore abbia una dipendenza. È un provvedimento disposto dall’autorità giudiziaria minorile dopo segnalazioni e accertamenti dei servizi sociali, e solo quando viene valutato un rischio concreto e attuale per la sicurezza e il benessere dei bambini, e quando non ci sono alternative meno drastiche.
Chiedere aiuto spontaneamente per una dipendenza è, al contrario, un elemento di responsabilità genitoriale. Le minacce che riceve sembrano più uno strumento di controllo che una previsione realistica e immediata. Tuttavia, la presenza di sostanze e aggressività in casa è un fattore che va preso molto sul serio per la tutela sua e dei piccoli.
**2. A chi rivolgersi.**
In una situazione come la sua è indicato un supporto integrato.
* Uno/a **psicoterapeuta** può aiutarla a lavorare su dipendenza, ansia, dinamiche relazionali e autostima.
* Uno/a **psichiatra** può valutare se vi sia un quadro ansioso-depressivo che benefici anche di un supporto farmacologico temporaneo.
Spesso le due figure collaborano. Inoltre, per la dipendenza da alcol e cocaina può essere molto utile rivolgersi anche ai servizi per le dipendenze (Ser.D), che offrono percorsi gratuiti e strutturati.
Vorrei aggiungere un punto fondamentale: la sua sicurezza. Se ci sono minacce o aggressioni, è importante non restare sola. Può valutare di contattare un centro antiviolenza del suo territorio (anche solo per informazioni riservate) o il numero nazionale 1522. Non è un impegno a denunciare: è uno spazio di tutela e orientamento.
Il fatto che lei stia chiedendo aiuto è un segnale di consapevolezza e di amore verso i suoi figli. Non è una madre “da togliere”, è una donna sotto enorme pressione che ha bisogno di sostegno concreto.
Se desidera, possiamo approfondire in un colloquio conoscitivo per aiutarla a fare un primo passo in modo protetto e strutturato. Non deve affrontare tutto questo da sola.
Vado con ordine.
**1. Le minacce di allontanamento dei figli.**
L’allontanamento di un minore non avviene per una minaccia del partner né in modo automatico per il solo fatto che un genitore abbia una dipendenza. È un provvedimento disposto dall’autorità giudiziaria minorile dopo segnalazioni e accertamenti dei servizi sociali, e solo quando viene valutato un rischio concreto e attuale per la sicurezza e il benessere dei bambini, e quando non ci sono alternative meno drastiche.
Chiedere aiuto spontaneamente per una dipendenza è, al contrario, un elemento di responsabilità genitoriale. Le minacce che riceve sembrano più uno strumento di controllo che una previsione realistica e immediata. Tuttavia, la presenza di sostanze e aggressività in casa è un fattore che va preso molto sul serio per la tutela sua e dei piccoli.
**2. A chi rivolgersi.**
In una situazione come la sua è indicato un supporto integrato.
* Uno/a **psicoterapeuta** può aiutarla a lavorare su dipendenza, ansia, dinamiche relazionali e autostima.
* Uno/a **psichiatra** può valutare se vi sia un quadro ansioso-depressivo che benefici anche di un supporto farmacologico temporaneo.
Spesso le due figure collaborano. Inoltre, per la dipendenza da alcol e cocaina può essere molto utile rivolgersi anche ai servizi per le dipendenze (Ser.D), che offrono percorsi gratuiti e strutturati.
Vorrei aggiungere un punto fondamentale: la sua sicurezza. Se ci sono minacce o aggressioni, è importante non restare sola. Può valutare di contattare un centro antiviolenza del suo territorio (anche solo per informazioni riservate) o il numero nazionale 1522. Non è un impegno a denunciare: è uno spazio di tutela e orientamento.
Il fatto che lei stia chiedendo aiuto è un segnale di consapevolezza e di amore verso i suoi figli. Non è una madre “da togliere”, è una donna sotto enorme pressione che ha bisogno di sostegno concreto.
Se desidera, possiamo approfondire in un colloquio conoscitivo per aiutarla a fare un primo passo in modo protetto e strutturato. Non deve affrontare tutto questo da sola.
Sento tutto il tuo dolore e la tua preoccupazione nella tua richiesta d aiuto. Il tuo compagno non è nella condizione di chiedere un allontanamento dei figli perché lui per primo, se è vero quello che dici, una volta sottoposto a perizia sulle competenze genitoriali, risulterebbe inadeguato. Non dici che rapporto ha con i vostri figli, è importante. Purtroppo nemmeno tu, sia per stress, minacce, fatica nell'accudimento dei bambini e uso di sostanze, sei nelle condizioni migliori per garantire una serena crescita dei vostri figli. Chi ti aiuta? Chi ti sta vicino e ti può supportare? Le vostre famiglie, ossia i nonni come si comportano? Tu fai delle domande che richiedono una consulenza di un legale, in vista di una eventuale separazione, ma anche hai bisogno di affrontare la dipendenza, cosa che richiede certamente un percorso psicoterapico, se poi avessi bisogno sarà lo stesso collega a suggerire un supporto farmacologico. Fare la mamma è veramente un' avventura alla quale non si è mai preparate abbastanza.Un grande incoraggiamento per te e auguri per i gemelli
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