Paura ricaduta disturbo ossessivo Buongiorno gentili dottori, Sono una ragazza di 24 anni, 3 ann

19 risposte
Paura ricaduta disturbo ossessivo

Buongiorno gentili dottori,
Sono una ragazza di 24 anni, 3 anni fa ho sfiorato il ricovero in psichiatria, sono stata in cura da uno psichiatra che mi ha prescritto antidepressivi e ho iniziato un percorso con una psicoterapeuta, che è in corso tutt'ora.
Tre anni fa soffrivo di pensieri orribili ossesivi che non lasciavano la mia mente nemmeno un secondo, tant è che mi hanno portata alla depressione.

Ho paura di una ricaduta.
Per fortuna questa volta la situazione è un po’ diversa e i pensieri non sono così orribili come quelli di tre anni fa, ma riconosco che il meccanismo di pensiero ossesivo sia lo stesso.

Adesso la mia ossesione è quella di essere incinta, cosa che mi terrorizza in quanto non mi sento assolutamente pronta e adirittura non so se lo sarò mai, visto i miei trascorsi con problemi di salute mentale.
lo utilizzo l'anello anticoncezionale, il mese scorso la mia testa mi ha fatto mettere in dubbio di averlo messo all'orario sbagliato, nonostante avessi le prove oggettive di averlo messo all'orario giusto, tant è che ho effettuato più e più test di gravidanza, ma ogni volta in quel test che facevo c'era qualcosa che mi faceva pensare di non averlo fatto correttamente, così ne facevo un altro e un altro.

Questo mese la storia si ripete: ho usato l'anello correttamente ma in me è nata l'ossesione che l'anello fosse uscito senza che me ne fossi accorta e poi rientrato (cosa che so essere fisicamente impossibile, ma ci credevo) così ho adirittura assunto la pillola del giorno dopo senza che ce ne fosse alcun bisogno, poi ho iniziato a fare test su test tanto da ricorrere adirittura a quello del sangue perché di quelli urinari non riuscivo mai a fidarmi.

Adesso che ho fatto l’ennesimo test sul sangue risultato negativo, con conferma della mia ginecologa che quello è attendibile e definitivo, ho la tentazione di farne altri, ma capisco che la situazione non può andare avanti così.

Spreco tanti soldi in test, tempo a pensare e farmi venire l’ansia tanto da mettermi a piangere (mi sono messa a piangere anche a lavoro sono dovuta correre in bagno), sto esaurendo il mio partner che non sa più come rassicurarmi.

Vi prego datemi qualche consiglio prima che sia troppo tardi e la ricaduta diventi troppo grave, non voglio tornare come 3 anni fa ho tanta paura!
La mia psicologa la posso vedere solo fra 2 settimane non ha posto prima, vi ringrazio anticipatamente!!
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo.

Da ciò che descrive, il meccanismo è molto simile a quello tipico del disturbo ossessivo-compulsivo: un pensiero intrusivo che genera forte ansia e porta a mettere in atto comportamenti ripetitivi di controllo (test di gravidanza, pillola del giorno dopo, ricerche di conferme, verifiche continue). Anche se la natura del contenuto ossessivo è cambiata rispetto a tre anni fa, il funzionamento mentale che la fa soffrire è lo stesso — e questo può spiegare la sua paura di una ricaduta.

La cosa importante, però, è che lei oggi ha molta più consapevolezza di allora: riconosce il meccanismo, vede che i controlli non la rassicurano veramente e nota l’impatto sulla sua vita quotidiana. Questo è un segnale molto positivo.

Il suo timore di una gravidanza non desiderata è comprensibile, ma i comportamenti che mette in atto (ripetuti test, dubbi irrazionali sull’efficacia dell’anello, interpretazioni catastrofiche) non sono più guidati dalla realtà, bensì dall’ansia. Il fatto che anche test clinici e il parere della ginecologa non le risultino sufficienti è un indicatore che non è il “rischio reale” il problema, ma il circuito ossessivo stesso.

In questi momenti può essere utile:

Riconoscere l’ossessione come tale, senza cercare di confutarla infinitamente con prove e controlli.

Evitare nuovi test, perché ogni verifica dà sollievo solo per pochi minuti e poi riapre il ciclo dell’ansia.

Utilizzare piccole strategie di regolazione emotiva, come respirazione, grounding, mindfulness o scrivere i pensieri per osservarli con più distanza.

Parlare apertamente con il suo partner, spiegando che non le serve rassicurazione continua ma contenimento emotivo.

Contattare il suo psichiatra, soprattutto se teme che la sintomatologia stia aumentando: in alcuni periodi è utile ricalibrare il supporto farmacologico.

Capisco quanto questi pensieri possano essere spaventosi, ma non sta tornando indietro: sta riconoscendo il problema prima che diventi invalidante, e questo la mette in una posizione di forza rispetto al passato.

Dato che sta sperimentando un aumento dell’ansia e del bisogno compulsivo di controllo, sarebbe davvero utile approfondire la situazione in un colloquio specialistico, così da prevenire una vera ricaduta e modulare il trattamento nel modo più adatto a lei.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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Dott.ssa Silvia Bertolotti
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, dalla sua descrizione emerge quanto sia impegnativo convivere con pensieri che sembrano prendere il sopravvento, soprattutto quando si riconosce un meccanismo già vissuto in passato. Il timore di una ricaduta è comprensibile: quando si è attraversato un periodo difficile, la memoria di quella sofferenza può rendere ogni segnale attuale più allarmante.
Il fatto che lei riesca a distinguere la differenza tra la situazione di oggi e quella di tre anni fa è un elemento importante: significa che ha sviluppato consapevolezza e capacità di osservare ciò che accade dentro di sé. Questo non elimina il disagio, ma è un punto di forza che merita di essere riconosciuto.
L’ossessione che descrive potrebbe essere legata a un bisogno di certezza assoluta, che però diventa sempre più sfuggente man mano che si cerca di ottenerla, dal momento che sappiamo essere realisticamente impossibile raggiungerla. È un circolo che alimenta ansia e dubbi, e che spesso porta a comportamenti ripetitivi come i test, che danno sollievo solo per poco tempo.
In questi momenti, può essere utile ricordare che il fatto di provare paura non significa automaticamente che si stia tornando alla situazione di prima: la paura è un segnale, non una condanna. Lei sta già facendo qualcosa di significativo, ovvero chiedere aiuto e parlare di ciò che prova, invece di chiudersi nel silenzio.
Quando riuscirà a incontrare la sua psicoterapeuta, potrà approfondire questi aspetti e lavorare su strategie che aiutino a gestire l’ansia senza ricorrere a comportamenti che la alimentano. Nel frattempo, potrebbe provare a osservare i pensieri senza cercare di eliminarli subito, come se fossero nuvole che passano: non è facile, ma è un modo per ridurre la lotta interna.
Il fatto che lei si stia ponendo domande e cerchi di capire è già un segnale di forza. Continui a prendersi cura di sé e, se dovesse sentire che l’ansia diventa ingestibile, non esiti a contattare il suo medico o un servizio di emergenza psicologica.
Dott.ssa Daniela Teresi
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Roma
Gentile ragazza, quello che descrive è un tipico meccanismo ossessivo, come lei stessa riconosce: dubbi continui, ricerca di conferme e ripetizione di test. È importante che comprenda che i controlli ripetuti non portano vera rassicurazione, ma alimentano l’ansia e comportano anche uno spreco di risorse. I test che ha già effettuato, insieme alla conferma della ginecologa, sono definitivi: non è necessario ripeterli.
Nell’attesa del prossimo incontro con la sua psicoterapeuta, può provare a:
Interrompere i comportamenti di controllo (nuovi test, pillola del giorno dopo senza motivo).
Utilizzare tecniche di gestione dell’ansia: meditazione, attività di distrazione, oppure scrivere i pensieri in un diario di bordo, annotando dettagli come ora, luogo, situazione, emozioni e pensieri. Questo le permetterà di catturare i sintomi nel momento in cui si presentano e di avere una “fotografia” utile da condividere e analizzare con la terapeuta.
Coinvolgere il partner non per rassicurarsi, ma per avere un sostegno nel resistere alla compulsione.
Se l’ansia dovesse peggiorare o tornassero pensieri invasivi come tre anni fa, è importante contattare subito il medico o il centro di salute mentale di riferimento. La sua consapevolezza è già una risorsa preziosa: continui a valorizzarla.
Il pensiero ossessivo talvolta è un velo: copre ciò che temiamo di guardare, ma non cancella la realtà. La libertà nasce quando smettiamo di inseguirlo.
Un caro saluto

Dott.ssa Selina Moretti
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Cantù
Gentile utente, spero che lei stia facendo o inizio subito una cura farmacologica con il suo psichiatra , altrimenti la ricaduta è' inevitabile. I sintomi che racconta sono ossessivi , quindi è necessario un farmaco per tenere a bada i pensieri che le rovinano la vita. Cordiali saluti. Dott.ssa Moretti
Dott.ssa Giulia Diener
Psicoterapeuta, Psicologo
Napoli
Buongiorno, comprendo l’ansia che prova e la difficoltà anche rispetto alla pausa della terapia. Ritengo però che questa possa essere per lei l’occasione per “stare” piuttosto che cercare una via di fuga. L’ansia le suggerisce che potrebbe tornare a stare di nuovo come 3 anni fa, eppure forse proprio fermarsi può essere un meccanismo rivoluzionario. La pausa della terapia può essere grande fonte di ansia ma anche di opportunità per insegnare alla sua mente che non accade nulla di terribile se non si rifugia nella compulsione dei pensieri. Le auguro di poter lavorare più profondamente su questi temi non appena riprenderà il suo percorso.
Rimango a sua disposizione.
Dott.ssa Giulia Diener
Dott.ssa Sabrina Germi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Castegnero
Gentile paziente,
tu NON stai ricadendo, stai avendo paura di ricadere. E questa differenza cambia tutto.
Cosa sta succedendo davvero (in modo molto chiaro)
Il tuo problema non è la gravidanza.
Il tuo problema è il tentativo continuo di avere certezza assoluta.

Il disturbo ossessivo funziona così:
Compare un dubbio (“E se fossi incinta?”)
L’ansia sale
Cerchi rassicurazioni (test, controlli, ginecologa, partner)
L’ansia scende per poco, anzi hai l'illusione che così facendo l'ansia possa diminuire: “Se controllo, mi salvo”, ma in realtà il dubbio torna più forte di prima.
Ogni test che fai non ti protegge, ma nutre l’ossessione.
Il fatto che tu: abbia fatto test urinari, poi test del sangue, poi pillola del giorno dopo senza motivo e ora senta l’impulso di rifare altri test nonostante il negativo definitivo
è la prova che non è un problema medico, ma un meccanismo ossessivo perfettamente attivo.

La buona notizia (molto importante)
Tu hai:
consapevolezza
lucidità
motivazione
paura di tornare indietro (che in questo momento ti sta salvando)

Chi è davvero in ricaduta non chiede aiuto così.
Tu sì. Questo è un segnale di forza, non di fragilità.

Quello che DEVI smettere di fare da subito, Te lo dico in modo diretto e terapeutico:
smettere di fare test
smettere di chiedere rassicurazioni al partner
smettere di “ragionare” con l’ossessione

Perché con l’ossessione non si ragiona, si disinnesca.
Un primo compito strategico (fino all’incontro con la tua psicologa)
Quando arriva il pensiero:
“E se fossi incinta?”, Non rispondere con: “Non è vero”
“Ho le prove”
“Il medico ha detto…”

Ma rispondi così (anche ad alta voce, se puoi):
“Questo è il mio disturbo che sta provando a tornare. Oggi non controllo.”
E poi rimanda: “Se tra 24 ore ne sento ancora il bisogno, ne riparliamo.”

Il 90% delle volte l’impulso scende da solo.
Così riprendi tu il controllo, non il DOC.
Il disturbo ossessivo non torna all’improvviso, torna solo se gli permetti di rimettere radici, cioè:
controllando
rassicurandoti
evitandoti l’ansia

E tu sei ancora in tempo, molto in tempo.
A disposizione,
Sabrina Germi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

la cosa migliore che potesse fare è stata proprio quella di ricontattare la sua psicologa. Riprenda il cammino terapeutico è probabile che abbia bisogno di farne un altro pezzetto e nel caso l'ansia non andasse via pensi alla possibilità di ricontattare nuovamente uno psichiatra. Terapia farmacologica e psicoterapia la aiuteranno nuovamente a star meglio.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dr. Marco Feola
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Capua
Gentile utente, sento molto chiaramente dalle sue parole il livello di angoscia e capisco perfettamente perché ha paura di tornare a "tre anni fa". La buona notizia è che lei non è più quella di tre anni fa: oggi ha la consapevolezza di riconoscere il meccanismo ("so che è impossibile, ma ci credevo"), e questo fa tutta la differenza.

Quello che le sta accadendo è un "cortocircuito del dubbio", tipico di chi ha una mente molto analitica e tende al controllo (quello che noi chiamiamo funzionamento Ossessivo). Ecco cosa sta succedendo e come può gestirlo nelle prossime due settimane:

1. Il problema non è la gravidanza, è l'intolleranza al Dubbio Lei ha prove oggettive (test del sangue, ginecologa) di non essere incinta. Una mente serena si fermerebbe qui. La sua mente, invece, di fronte alla sicurezza al 99,9%, si aggrappa a quello 0,1% di rischio teorico e lo trasforma in una catastrofe imminente. Lei non sta facendo test per sapere se è incinta (lo sa già che non lo è), lei sta facendo test per cercare una "certezza emotiva" che però, paradossalmente, svanisce appena ha il risultato in mano.

2. I test sono la benzina del disturbo Deve sapere che ogni test di gravidanza in più che fa, e ogni rassicurazione che chiede al partner, è come se desse una "caramella" al suo disturbo. Sul momento l'ansia scende, ma dopo dieci minuti torna più forte di prima perché ha insegnato al suo cervello che aveva ragione ad allarmarsi. La soluzione controintuitiva è: Smettere di controllare. Non faccia altri test. Quando le viene l'impulso di correre in farmacia, si dica: "Questa è la mia ossessione che chiede cibo. Se faccio il test, peggioro la malattia. Oggi scelgo di restare con l'ansia ma di non cedere".

3. Istruzioni per il Partner Dica al suo partner di smettere di rassicurarla. Quando lei chiede "Ma secondo te l'ho messo bene?", lui non deve rispondere "Sì, stai tranquilla", ma deve dire con gentilezza: "Sai che è l'ansia a parlare e abbiamo deciso di non rispondere all'ansia". Questo rompe il circolo vizioso.

Tenga duro. L'ansia salirà molto appena smetterà di fare i test, ma poi scenderà fisiologicamente. Ha gli strumenti per non scivolare indietro, deve solo smettere di cercare risposte logiche a una paura che logica non è.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile ragazza,
da quello che descrive emerge una riattivazione molto chiara del meccanismo ossessivo, più che una reale situazione di rischio medico. Il contenuto dell’ossessione (la gravidanza) è diverso rispetto a tre anni fa, ma il funzionamento è lo stesso: dubbio → ansia → ricerca di rassicurazione (test, controlli, conferme) → sollievo momentaneo → ritorno del dubbio.
È molto importante che lei abbia già questa consapevolezza: non è “ingenua” né in pericolo, sta riconoscendo per tempo ciò che sta accadendo, e questo è un fattore di protezione fondamentale.
Dal punto di vista medico, avendo utilizzato correttamente l’anello, assunto la pillola del giorno dopo e avendo effettuato un test ematico negativo confermato dalla ginecologa, non vi sono elementi che facciano pensare a una gravidanza. Continuare a fare test, però, pur comprensibile per calmare l’ansia, mantiene e rinforza il circolo ossessivo.
In questo momento il “nemico” non è la gravidanza, ma la ricerca compulsiva di certezza assoluta, che nel disturbo ossessivo purtroppo non arriva mai.
Nell’attesa di rivedere la sua psicoterapeuta, il consiglio più importante è:
sospendere volontariamente i test e i controlli, anche se l’ansia aumenta inizialmente
evitare di chiedere rassicurazioni ripetute al partner
ricordarsi che l’ansia, per quanto intensa, non è pericolosa e tende a scendere se non viene alimentata
Non è “troppo tardi”: lei sta intercettando una possibile ricaduta nelle fasi iniziali, e questo fa una grande differenza. Continui il percorso terapeutico con fiducia e si ricordi che ciò che sta vivendo è una condizione trattabile, non un fallimento personale.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dr. Andrea Caso
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Piano di Sorrento
Salve, razionalmente è chiaro che lei ha tutte le accortezze per rassicurarsi di non poter rimanere in cinta. Emotivamente non funziona allo stesso modo, le spiego. Vissuti emotivamente intollerabili dentro di lei quando si fanno sentire spaventano e la rendono ansiosa. Il modo in cui gestisce l ansia e cerca di scacciare i suoi vissuti profondi è quella di dover a tutti i costi preoccuparsi per qualcos altro, perché è più gestibile tenere a bada qualcosa che riguarda il mondo esterno che qualcosa che riguarda il mondo interiore. Le consiglio di conseguenza un approccio terapeutico che le permetta di andare direttamente in contatto con questi vissuti. Le terapie dinamiche intensive permettono questi sblocchi in pochi incontri. Eventualmente mi può contattare e posso indicarle il terapeuta più vicino.
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Le consiglio di provare la Terapia Strategica Breve, è un approccio che ha approfondito e ideato specifici protocolli e strumenti per i disturbi ossessivi, in grado di sbloccarli e risolverli in poco tempo, spesso in poche sedute.
Dott.ssa Ornella Prete
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve gentile signora,
Pur comprendendo la sua angoscia che si trasforma in ossessione a fare riscontri con test di gravidanza, mi viene da soffermarmi sull'ansia che sottende l'angoscia e l'ossessione, qual'e il motivo e come si connota quest' ansia così forte, qual'e il suo significato. La sua psicoterapeuta la conosce bene e l' aiuterà su questo, l'unico modo che conosco è il rilassamento e attendere fiduciosa la sua psicoterapeuta.
Dott.ssa Veronica Lokar
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Trieste
Mi colpisce la sua disperata richiesta di aiuto e il senso di solitudine di fronte alle sue angosce. Scrive che sta seguendo una psicoterapia da una collega che però attualmente non ha tempo per riceverla. Sarebbe forse meglio reimpostare un percorso terapeutico con un professionista che abbia maggiore disponibilità di tempo in modo da organizzare un lavoro scandito da incontri settimanali. Questa continuità e ritmo potrebbero aiutarla a sentirsi più sicura e meglio accudita dal suo terapeuta; ciò le permetterebbe di condividere con qualcuno le sue paure e andrebbe ad alleviare notevolmente la sua angoscia. Il potersi confrontare con un terapeuta che le ispira fiducia vuol dire andare nella direzione giusta per sentirsi meglio.
Dott.ssa Iulia Murrocu
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, mi sembra di capire che anche se adesso sta meglio rispetto a tre anni fa, in questo periodo lei sente che i suoi sintomi stanno di nuovo aumentando.
Se è questa la sua situazione dovrebbe parlare con la terapeuta per eventualmente intensificare il percorso.
È possibile che stiate affrontando tematiche che fanno riaffiorare angosce e paure su cui è possibile lavorare con una frequenza più ravvicinata tra una seduta e l’altra.
Sono cose di cui parlare con la sua terapeuta e poi, eventualmente, anche allo/a psichiatra per un aggiornamento della terapia farmacologica.
In sintesi direi che è importante fare presente questa situazione ai suoi curanti per prendere con loro la strada migliore per il suo benessere.
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno Signora, esistono delle tecniche che, se seguite in modo preciso, possono aiutare a liberarsi di questo tormento, per lei e per il suo compagno.
Se mi scriverà ne parleremo, anche in questi giorni. Un saluto.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
buonasera cara mi dispiace sinceramente per come si sente e soprattutto perchè SEMBRA che non trovi mai pace alle azioni che compie. Il disturbo ossessivo si può curare non solo con i farmaci ma con una psicoterapia adeguata che Le consenta in modo continuativo di lavorare su se stessa e soprattutto sulle Sue paure che non mi sembra che a tutt'oggi siano state esaminate in modo efficace. Vi è una parte di Lei che dissocia la realtà e che mette in discussione ciò di cui Lei è convinta come il fatto di avere messo l'anello mentre un'altra parte smentisce questa azione. Vi è uno sdoppiamento che va appianato con una terapia mirata ai disturbi ossessivi, che possono certamente essere affrontati con buoni risultati nel tempo. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, posso comprendere quanto sia difficile convivere con pensieri che non danno tregua e che non si estinguono con la razionalità. Credo, per questo, che sarebbe utile lavorare sulla componente affettiva che si nasconde dietro a questi pensieri, non le emozioni, ma proprio l'affettività - che ha a che fare con lo stare in relazione e con l'attaccamento. Che cosa vuol dire rimanere incinta, cosa vuol dire per lei, profondamente, e al di là dell'aspetto concreto. Oltre a questi suggerimenti più di lavoro terapeutico, potrebbe fare degli esercizi per migliorare l'ansia, tipo respirazione, rilassamento (qualcosa trova su internet). Un saluto e abbia fiducia, le cose miglioreranno!
Quello che descrive è molto comprensibile alla luce della sua storia: avendo già vissuto in passato un disturbo ossessivo severo, è naturale che l’emergere di un meccanismo simile riattivi paura di ricaduta. Tuttavia è importante distinguere due piani: il contenuto dell’ossessione (in questo caso la gravidanza) e il processo ossessivo in sé. Dal suo racconto appare chiaro che il nucleo non è il rischio reale di gravidanza, che è già stato escluso in modo definitivo sia dagli esami sia dalla ginecologa, ma il dubbio patologico che continua a riattivarsi nonostante le verifiche. Questo è il funzionamento tipico del disturbo ossessivo: la mente chiede certezza assoluta su qualcosa che è già sufficientemente certo, e ogni controllo o rassicurazione, invece di spegnere il dubbio, lo rinforza. I test ripetuti, la pillola del giorno dopo assunta senza necessità, la ricerca continua di prove sono tutti tentativi comprensibili di ridurre l’ansia, ma fanno parte del ciclo ossessivo e lo mantengono attivo. Il fatto che lei stessa riconosca che “il meccanismo è lo stesso” è un elemento molto importante di consapevolezza, e indica che non è tornata alla situazione di tre anni fa ma sta intercettando precocemente la riattivazione del processo. Questo è già un fattore protettivo significativo. In attesa di rivedere la sua terapeuta, la cosa più utile non è ottenere ulteriori rassicurazioni sulla gravidanza, perché il tema non è più medico ma ossessivo, bensì interrompere gradualmente il ciclo controllo–dubbio–verifica. In concreto, significa considerare definitivo l’esito del test ematico e la valutazione della ginecologa e astenersi da ulteriori test o controlli, anche se l’ansia spinge a farli. L’ansia potrà temporaneamente aumentare, ma è proprio il mancato controllo che permette al dubbio ossessivo di perdere forza nel tempo. Può aiutare riconoscere mentalmente i pensieri come “pensieri ossessivi” e non come segnali di pericolo reale, rimandando l’eventuale verifica al colloquio terapeutico (“ne parlerò con la mia terapeuta tra due settimane”) invece di agire subito. È comprensibile anche la paura di “tornare come prima”, ma la situazione attuale mostra differenze importanti: lei è in terapia, riconosce il meccanismo, chiede aiuto precocemente e mantiene un certo grado di realtà rispetto all’impossibilità fisica dello scenario temuto. Questi elementi indicano che non è una ricaduta piena ma una riattivazione parziale del disturbo. Può essere utile in queste due settimane concentrarsi non sul tema gravidanza ma sulla gestione dell’ansia di fondo (respirazione lenta, attività strutturate, distrazione attentiva) e sul contenimento delle compulsioni di controllo. Il coinvolgimento del partner può essere orientato non alla rassicurazione continua, che alimenta il ciclo, ma al sostegno nel mantenere la decisione di non effettuare altri test fino all’incontro terapeutico. La sua paura è comprensibile, ma il fatto che stia osservando e nominando il processo ossessivo mentre avviene è già un segnale di maggiore padronanza rispetto al passato.
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno, capisco bene quanta paura e quanta stanchezza ci siano in quello che racconti. Il fatto che tu riconosca il meccanismo e che tu stia chiedendo aiuto subito è già un segnale importante di lucidità e di cura verso te stessa.
Da come descrivi la situazione, più che un “dubbio reale”, sembra proprio la trappola del disturbo ossessivo: l’ansia chiede una certezza assoluta e ti spinge a controllare, ripetere test, cercare rassicurazioni. Solo che il sollievo dura pochissimo e poi il dubbio torna più forte, così il circuito si alimenta e ti prosciuga. Non è una colpa, è un meccanismo.
In questo momento, il passo più utile è provare a interrompere la catena dei controlli. Se il beta hCG nel sangue è negativo e la ginecologa ti ha confermato che è attendibile, fare altri test non ti aiuterà, anzi rinforza l’ossessione. Puoi darti una regola semplice e gentile ma ferma: “Mi fermo qui, non faccio altri test”. Quando arriva l’impulso, prova a riconoscerlo per quello che è, un picco d’ansia, e a rimandare l’azione. Anche solo rimandare di un’ora, poi di un giorno, è già un allenamento.
Nel frattempo, per reggere l’ondata, può aiutare tornare al corpo: respirazione lenta, piedi a terra, un piccolo gesto concreto che ti riporti al presente. E se il partner è stanco, è comprensibile. Potreste concordare insieme una modalità che vi protegga entrambi, per esempio che lui non entri nel gioco delle rassicurazioni continue, ma ti stia vicino con frasi tipo “Ti credo, stai attraversando un momento difficile, passa”. È affetto senza alimentare il controllo.
Visto che la tua psicologa la rivedi tra due settimane, io ti suggerirei di contattarla comunque, anche con un messaggio breve, dicendo che l’ansia e i controlli stanno crescendo e chiedendo se è possibile un incastro prima, una breve telefonata o indicazioni per gestire l’urgenza. Se dovessi sentire che perdi il controllo, che compaiono pensieri molto cupi o che la sofferenza diventa ingestibile, non aspettare: rivolgiti al tuo medico, al CSM della tua zona o al pronto soccorso. Chiedere aiuto presto è protezione, non “fallimento”.
Se ti va, sul mio profilo trovi informazioni su come lavoro con il disturbo ossessivo e puoi valutare se prenotare un confronto.

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