Cari Dottori, buon pomeriggio. Vorrei tornare su un tema che mi sta molto a cuore e che ho già affr

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Cari Dottori, buon pomeriggio.
Vorrei tornare su un tema che mi sta molto a cuore e che ho già affrontato più volte qui: il bypass gastrico e il disturbo ossessivo-compulsivo, in particolare il modo in cui, nella mia mente, alcuni **oggetti** diventano “centrali” e si caricano di un significato enorme.
Soffro di DOC da circa sedici anni (dall’età di 16 anni). Le mie ossessioni riguardano sia **pensieri intrusivi** sia compulsioni. In questo periodo, le ossessioni mi stanno facendo vivere male soprattutto perché si legano agli obiettivi che per me contano di più: dimagrimento e studio.
Mi spiego con esempi concreti. Ho acquistato un computer Apple e un tapis roulant (circa 600 euro). Il tapis roulant è nella mia cameretta e, nella mia testa, finisce quasi per essere “come un amico”, un oggetto a cui mi affeziono e che sento di dover proteggere. Ho paura che si rompa, ho paura che mia madre possa pulirlo passando uno straccio e che questo possa compromettere il suo funzionamento. So che possono sembrare paure irrazionali, e infatti **razionalmente so che lo sono**, però nella mia testa diventano vere, urgenti, incontestabili.
Il punto è che queste paure non riguardano davvero l’oggetto in sé, ma **la sua finalità**: nella mia mente il tapis roulant “significa dimagrimento”. E allora il pensiero diventa: “Se si rompe, io non dimagrirò più”. Stessa cosa con il computer: temo che si rompa e che io non riesca più a studiare, a rendere bene, a ottenere buoni voti (ad esempio, in un esame affrontato con impegno e dedizione ho preso 26). È come se, dietro, ci fosse una paura più grande: non riuscire a raggiungere i miei obiettivi.
Eppure, nei fatti, sto già dimagrendo: sono passata da 118 kg a 93 kg. So che il bypass ha un suo funzionamento (riduce l’introito e l’assorbimento) e che i risultati stanno arrivando. Ma nonostante questo, la mia mente continua a cercare “garanzie” negli oggetti, come se dovessi aggrapparmi a qualcosa di esterno per sentirmi al sicuro.
Un’altra cosa che noto è questa: ogni volta che entro in una fase in cui il corpo e il dimagrimento diventano il centro della mia vita, anche gli elementi quotidiani più piccoli e insignificanti diventano **inneschi enormi** di dubbi e drammi ossessivi. È come se la mente prendesse una minuzia e la trasformasse in un processo, un tribunale, una condanna.
La mia “rinascita” è iniziata il 14 ottobre 2025, quando mi sono operata. Dimagrendo — grazie all’intervento ma soprattutto grazie al mio impegno , sto riscoprendo parti di me: mi vedo diversa, mi piaccio di più, mi vesto con più libertà (jeans, gonne), mi apro di più con gli altri. Però allo stesso tempo sento che tutto ruota ancora troppo attorno al dimagrimento, e questo alimenta il DOC.
Vorrei anche essere trasparente su un punto: so che avrei bisogno di psicoterapia, ma al momento non posso permettermi un percorso privato. Con le strutture ASL ho avuto esperienze difficili e ho interrotto percorsi perché non stavo bene; mi sono sentita rimproverata e giudicata, e questo mi ha spinta ancora di più a usare il cibo come conforto e sfogo.
Quello che vorrei chiedervi è: **come posso iniziare a spezzare questo meccanismo**, anche con indicazioni pratiche? Perché mi rendo conto che il problema non è il tapis roulant, né il computer: è il fatto che io, nella mia mente, **delego agli oggetti** la responsabilità del risultato.
* Se vado bene all’università, non è “perché mi sono impegnata”, ma perché “c’era il computer”.
* Se dimagrisco, non è “perché sto facendo un percorso”, ma perché “c’è il tapis roulant”.
Io capisco che l’oggetto può aiutare, certo. Ma so anche che devo essere io, in primis, a guidare il percorso e a usare gli strumenti, senza trasformarli nel perno della mia serenità.
Cosa ne pensate? Avete qualche consiglio (anche piccolo) per iniziare a ridurre questa dipendenza mentale dagli oggetti e questa catena “se succede X allora fallisco”?
Grazie per l’attenzione.
Dr. Fabio M. P. Tortorelli
Psichiatra, Psicoterapeuta
Roma
Gentilissima,

ha descritto con grande lucidità e capacità introspettiva un meccanismo che in ambito clinico osserviamo spesso nei quadri ossessivi strutturati.

Quello che lei vive come un delegare agli oggetti la responsabilità del risultato potrebbe essere interpretato come un tentativo della sua mente di rendere "tangibile" e controllabile un'ansia che altrimenti risulterebbe troppo vasta e spaventosa.

La paura del fallimento, sia esso scolastico o legato al peso, verrebbe spostata inconsciamente su un oggetto fisico, trasformando il tapis roulant o il computer in veri e propri amuleti o garanti della sua sicurezza.

È molto positivo che lei riesca razionalmente a distinguere la funzione dell'oggetto dalla sua ansia, perché questa consapevolezza è il primo passo fondamentale per provare a scardinare il circuito ossessivo.

Per iniziare a spezzare questo meccanismo, pur nei limiti di un consulto online, potrebbe provare a effettuare dei piccoli "test di realtà" per sfidare la logica del disturbo.

L'obiettivo non è convincersi che l'oggetto non si romperà mai, ma sperimentare che, anche se dovesse accadere un imprevisto tecnico, il suo percorso non si arresterebbe.

Potrebbe essere utile riflettere sul fatto che il bypass gastrico è una modificazione anatomica e funzionale che lavora indipendentemente dalla presenza del tapis roulant nella sua stanza, così come le nozioni che ha appreso studiando risiedono nella sua memoria e non nel processore del computer.

Capisco le sue difficoltà e le reticenze verso il servizio pubblico derivanti da esperienze passate negative, tuttavia il Disturbo Ossessivo Compulsivo ha spesso una componente biologica importante che potrebbe giovare di un supporto farmacologico specifico.

Esistono terapie che agiscono sui livelli di serotonina e che potrebbero aiutarla ad abbassare il "volume" di questi pensieri intrusivi e di queste paure, rendendo più gestibile l'ansia quotidiana e permettendole di godersi con maggiore serenità i risultati che sta ottenendo.

Se al momento la psicoterapia non è accessibile, una valutazione psichiatrica mirata potrebbe comunque offrirle un supporto per ridurre l'intensità di questi sintomi e permetterle di riappropriarsi del merito dei suoi successi, che appartengono alla sua volontà e non agli oggetti che possiede.

Resto a disposizione per eventuali necessità, un caro saluto.

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile Utente,
grazie per aver condiviso in modo così chiaro e profondo la sua esperienza. Quello che descrive è molto coerente con il funzionamento del disturbo ossessivo-compulsivo, soprattutto nelle sue forme più “sofisticate”, in cui la mente non si ferma al contenuto superficiale dell’ossessione ma costruisce catene di significato sempre più ampie.

Nel suo racconto emerge con forza un punto centrale: gli oggetti non sono il problema, ma diventano dei contenitori simbolici di qualcosa di molto più grande. Il tapis roulant non è “solo” un attrezzo: nella sua mente rappresenta la possibilità di dimagrire, di non tornare indietro, di non perdere il controllo. Il computer non è “solo” uno strumento: rappresenta lo studio, il valore personale, la riuscita, forse anche la paura di fallire nonostante l’impegno.
Il DOC, quando intercetta ambiti identitari e vitali (corpo, successo, autonomia, riconoscimento), tende a chiedere garanzie assolute. E poiché le garanzie interne (fiducia in sé, tolleranza dell’incertezza) sono fragili, la mente le sposta all’esterno, sugli oggetti.

È molto importante sottolineare che lei non è inconsapevole: sa che il bypass ha un funzionamento biologico, vede i risultati concreti (il calo ponderale che ha già ottenuto è significativo), riconosce il suo impegno reale nello studio. Tuttavia il DOC non lavora sulla logica, lavora sull’ansia e sull’urgenza. Per questo “sa” una cosa, ma sente un’altra.

Alcuni spunti pratici per iniziare a spezzare il meccanismo, anche in modo graduale:

Separare lo strumento dalla causa
Quando emerge il pensiero “se si rompe X, io fallisco”, può provare a rispondere (non per convincersi, ma per posizionarsi):
“Questo è uno strumento, non la causa. La causa sono io, il mio corpo, il mio impegno.”
Non serve che l’ansia diminuisca subito: l’obiettivo iniziale è non obbedire al tribunale ossessivo.

Ridurre le micro-protezioni
Il DOC si alimenta attraverso le rassicurazioni e le protezioni (controllare, evitare, preservare). Ogni piccolo gesto di “protezione” comunica al cervello che il pericolo è reale. Anche scegliere una sola protezione in meno (ad esempio non controllare più volte, o tollerare che qualcun altro tocchi l’oggetto) è già un’esposizione.

Riportare il merito all’interno, a posteriori
Quando ottiene un risultato (un esame, un cambiamento nel corpo), provi a fare questo esercizio:
“Se questo oggetto non fosse esistito, cosa di mio avrebbe comunque contribuito?”
È un lavoro di rieducazione cognitiva, non di autosuggestione.

Accettare che il dimagrimento sia una fase, non un’identità
Lei descrive molto bene come, quando il corpo diventa il centro, tutto il resto diventa innesco ossessivo. Questo non significa che stia sbagliando, ma che il DOC sta cercando di colonizzare un cambiamento positivo. Tenere aperti altri fuochi identitari (relazioni, interessi, parti di sé non legate al peso) è già un fattore protettivo.

Rispetto alla psicoterapia: capisco profondamente la sua difficoltà e le esperienze negative che racconta. Purtroppo il DOC, soprattutto quando è presente da molti anni, tende a ripresentarsi proprio nei momenti di crescita, e affrontarlo da soli può diventare molto faticoso. Anche se ora non è possibile un percorso continuativo privato, resta comunque consigliabile approfondire con uno specialista, valutando nel tempo opzioni sostenibili (percorsi a basso costo, servizi dedicati al DOC, o consulti mirati).

Lei non è fragile perché ha bisogno di oggetti: sta cercando sicurezza mentre sta cambiando pelle. Il lavoro sarà spostare, poco alla volta, quella sicurezza dall’esterno all’interno.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Buongiorno, leggendo la sua domanda mi è sembrato di entrare nella sua testa e di essere trasportata in giro dal vortice dei suoi pensieri. Si sente anche lei così? Come si fa a scendere? Può cominciare con un percorso di consapevolezza Mindfulness (ci sono tanti libri e risorse online, anche gratuite). Non possiamo spegnere la nostra mente e smettere di pensare, ma possiamo uscire dal vortice, osservarlo da una certa distanza senza sentirci condizionati dalle regole mentali "se...allora..." create dalla nostra mente stessa. Mi scriva pure se desidera qualche dritta per cominciare a praticare la Mindfulness. Buona giornata!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
grazie per aver condiviso in modo così chiaro e profondo la sua esperienza. Dal suo racconto emerge una grande capacità di auto-osservazione e una consapevolezza che, nel DOC, non è affatto scontata.
Quello che descrive è un meccanismo molto tipico del disturbo ossessivo-compulsivo: la mente cerca sicurezza assoluta e, non riuscendo a trovarla dentro, la sposta fuori, “ancorandola” a oggetti, strumenti o condizioni specifiche. In questo senso, il tapis roulant e il computer non sono il problema, ma diventano dei contenitori simbolici di qualcosa di molto più profondo:
la paura di perdere il controllo, di fallire, di non farcela.
È importante sottolineare un punto: il fatto che lei riconosca che queste paure sono irrazionali non significa che possa semplicemente spegnerle. Nel DOC, il problema non è la logica, ma il bisogno di certezza. Più un obiettivo è importante (dimagrimento, studio, futuro), più la mente ossessiva tenta di “proteggerlo” irrigidendosi.
Alcuni spunti pratici, anche piccoli, da cui può iniziare:
Separare lo strumento dalla causa
Provi, anche solo mentalmente, a riformulare così:
“Il tapis roulant è uno strumento, non la causa del mio dimagrimento.”
“Il computer è un mezzo, non la ragione dei miei risultati.”
Non serve che ci creda al 100%: basta allenare questa distinzione, anche se l’ansia resta.
Esporsi gradualmente all’incertezza
Ad esempio, tollerare piccoli “rischi controllati”: lasciare che qualcuno passi vicino all’oggetto, usarlo meno “perfettamente”, accettare che non sia sempre sotto controllo. L’obiettivo non è sentirsi tranquilla subito, ma scoprire che l’ansia può esserci senza che accada la catastrofe.
Riportare il merito a sé, per iscritto
Quando ottiene un risultato (peso, studio, esami), provi a scrivere nero su bianco:
“Questo risultato è legato a cosa ho fatto io (costanza, impegno, scelte), non solo agli strumenti.”
All’inizio la mente protesterà, ma è un modo concreto per spostare il baricentro dall’esterno all’interno.
Ridurre il “tribunale mentale”
Quando nota che una minuzia diventa un processo infinito (“se succede X allora fallisco”), può dirsi:
“Questo è il DOC che chiede garanzie, non una previsione reale.”
Non per convincersi, ma per dare un nome a ciò che sta accadendo.
Infine, una cosa importante: il percorso che sta facendo dopo l’intervento è reale, concreto e già in atto. Il dimagrimento che sta ottenendo non è teorico, è nei numeri e nella sua esperienza di vita. Il DOC tende a oscurare questo dato, ma non lo annulla.
Se in futuro le sarà possibile, un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla molto. Nel frattempo, il lavoro che sta già facendo sulla consapevolezza è un primo, significativo passo.
Le auguro di continuare questo percorso con maggiore gentilezza verso se stessa.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
OTTIMA LA CONSAPEVOLEZZA DELL'OGGETTIVAZIONE! Cambiare prospettiva dall'oggetto al soggetto non è semplice, bisognerebbe concentrarsi sul proprio bisogno e chiedersi : chi desidera la "cosa" ? io in quanto essere vivente, pensante, emozionale, o la proiezione del mio io "vestita dall'oggetto che la rappresenta " SOLO metaforicamente? la fine, il mezzo. La distinzione è questa. Esistono molti mezzi per raggiungere un obiettivo, giusti o sbagliati si capisce durante un percorso di autoconsapevolezza, ma il fine, se realmente desiderato, è il nostro io che lo decide !(diventa ciò che sei). Vedrà che quando raggiungerà il primo target desiderato sarà in grado di essere più obiettiva rispetto a questo, continui così.
Spero che se anche in modo sintetico , possa averle dato uno spunto di riflessione.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
un semplice suggerimento non potrebbe mai interrompere un circolo vizioso di un sintomo ben strutturato come il suo. La psicoterapia insieme ad un adeguato trattamento farmacologico potrebbero aiutarla con il tempo ad uscire dalla morsa dei suoi pensieri intrusivi. Valuti la possibilità di affidarsi a degli specialisti quanto prima.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Davide Lanfranchi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vigevano
Buongiorno, anzitutto complimenti per il dimagrimento ottenuto. Non è semplice perdere 25kg; è un percorso che richiede grande motivazione, costanza, impegno e forza di volontà. Da ciò che scrive, sembra che i risultati siano stati ottenuti solo grazie agli strumenti, e non all'impegno da lei profuso in quella direzione. Penso possa esserle utile cominciare a vedere questi progressi, potrebbe aiutare a costruire fiducia in lei e riconoscere delle qualità personali che possono aiutarla e supportarla in questo processo. In altre parole, spostare l'attenzione dall'esterno (gli oggetti) all'interno (le sue risorse e qualità personali).

Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi
Dott.ssa Roberta Ristagno
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Foligno
Gentile Utente
comprendo profondamente la sua sofferenza e la lucidità con cui la descrive, e proprio per questo è importante essere chiari: nelle problematiche che lei descrive l’unico aiuto concreto, efficace e professionalmente fondato è un percorso di psicoterapia con un eventaule percorso farmacologico. Sono certa che l'aspetto economico sia effettivamente una limitazione per lei: a volte, però, non si tratta solo un ostacolo concreto ma anche una resistenza del disturbo a essere messo davvero in discussione. Auguri!
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, da quello che descrive, mi sembra di leggere un problema di fiducia. Non posso entrare in merito in questo contesto (e non sarei in grado di farlo con gli elementi a disposizione) alle ragioni per le quali questa fiducia di base sia fragile, da spingerla a dare tanto peso a degli oggetti concreti più che agli oggetti affettivi. L'effetto di questo è che tutto risulta molto rallentato e faticoso. E', però, vero che questi oggetti hanno un significato molto importante per lei, non soltanto una funzione concreta! Le indicano quali sono le cose a cui tiene autenticamente. Cerchi di avere fiducia in questo. Buon lavoro! Un saluto, Ilaria Innocenti

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