Domande del paziente (22)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le lascio alcune domande per orientarsi meglio:
Quando lui chiede rassicurazioni, lei cosa fa concretamente? E cosa succede subito dopo, nel breve periodo?
Le sue gelosie e i suoi allontanamenti...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le lascio alcune domande per entrare più nel punto del problema:
Quando dice “il mio cervello smette di ragionare”:
cosa succede concretamente per primo, nel corpo o nei pensieri?
Gli attacchi...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
da quello che descrive non si tratta tanto di “non riuscire a controllare le emozioni”, quanto del fatto che in alcune situazioni di attesa e immobilità si attiva in lei una reazione molto rapida...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le faccio alcune domande per chiarire meglio la sua posizione:
Quando dice “lo aspetterei”:
è una scelta attiva o una sospensione della sua vita sentimentale?
In questo mese, cosa è cambiato davvero...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le lascio alcune domande per chiarire meglio ciò che sta dicendo:
Quando dice “sono molto brutto”, cosa sta guardando esattamente quando arriva a questa conclusione?
è uno sguardo suo, o immagina...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le propongo alcune domande per chiarire meglio ciò che descrive:
Da quanto tempo esattamente sono iniziati questi sintomi e con quale andamento (continuo o a fasi)?
Quando si sveglia con ansia...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le lascio alcune domande per orientare meglio la situazione:
Dopo la perdita di suo marito, cosa è cambiato più chiaramente in sua figlia?
I sintomi sono aumentati in intensità, frequenza o sono...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le lascio alcune domande per orientare meglio ciò che sta vivendo:
Quando ripensa a quelle scene, cosa la spaventa di più esattamente?
le immagini in sé o i pensieri che le vengono dopo?
Queste...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
le lascio alcune domande per orientarsi:
Quando dice “ambiente tossico”, cosa lo rende tale per lei, concretamente?
Cosa pensa che dipenda davvero da lei in questa situazione, e cosa no?
Se...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
le propongo alcune domande per orientarsi:
Quando dice “mi sento sempre in difetto”, rispetto a quale misura si valuta?
Cosa la porta a tornare ogni volta, anche dopo episodi molto forti?
Quando...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le faccio alcune domande mirate:
Oggi, cosa teme esattamente che accada quando esce di casa?
Quando arriva la nausea, cosa pensa in quel momento?
Sta ancora evitando situazioni, oppure si espone...
Altro
Come si può definire e che problemi ha una persona che Semplicemente per il fatto che viene rimandato un appuntamento per incontrarsi, ti blocca o ogni giorno per 3 mesi ti insulta, ogni qualvolta ti incrocia Cambia strada se mi vede. l'ultimo giorno di stagione alla fine sale da me?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Non si tratta tanto di “che problema ha” quella persona, ma di come vive il rapporto con l’altro. Il fatto che un piccolo evento (come un appuntamento rimandato) produca reazioni così intense — blocco, insulti ripetuti, evitamento, e poi improvvisamente avvicinamento — fa pensare a una forte difficoltà a gestire la distanza e la presenza dell’altro.
In un’ottica più vicina alla psicoanalisi, questi movimenti contraddittori (ti attacco, ti evito, poi ti cerco) indicano spesso un conflitto interno: l’altro è allo stesso tempo molto importante e difficile da tollerare. Non è tanto “strano”, quanto un modo soggettivo di rispondere a qualcosa che tocca punti sensibili.
Più che etichettare l’altra persona, può essere utile chiedersi:
– Che effetto fa a te questo comportamento?
– Ti senti spinto/a a rincorrere, a capire, a sistemare?
– Questa persona ti ha mai spiegato cosa ha vissuto quando l’appuntamento è stato rimandato?
– Quando poi si è avvicinata, cosa è successo esattamente tra voi?
Queste domande sono importanti perché il punto non è solo capire l’altro, ma anche la posizione in cui tu vieni messo/a dentro questa dinamica.
Cordialmente
Dott. Coccetta Pietro
Salve , ho una situazione con una ragazza che lavora che mi fa male. Dal giorno 1 eravamo vicini, connessi, sempre a parlare e c'erano di interesse foete da entrambe le parti. Col tempo, anche dopo qualche uscita, tutto e svanito. Quando le dissi che mi piaceva tanto, mi disse che mi vedeva come un fratellino avendo 6 anni in piu di me. Fatto sta che i rapporti erano sempre buoni, fino a che ho avuto un periodo molto buio tra gennaio e marzo dove avevo scoperto che aveva detto di questa mia confessione in giro con amici nostri. Questa cosa mi ha fatto arrabbiare, le ho levato il saluto e non abbiamo piu avuto contatti a parte visivi dato che ci vediamo tutti i giorni a lavoro. Io sto male, non so più che fare e credo di averla trattata male. Mi manca tuttoo, vorrei solo prenderla e abbracciarla e dirle che e tutta colpa mia, che lei è unica e che io le voglio bene ma è.come se avessi preso l abitudine di non calcolarla. cosa faccio?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che emerge non è solo “averla trattata male”. C’è stato un passaggio: qualcosa di intimo da parte sua è stato esposto, e da lì il suo ritiro prende un certo senso.
Il punto forse non è stabilire di chi sia la colpa, ma interrogare cosa si è mosso per Lei in questa dinamica:
– Che cosa l’ha ferita di più, il rifiuto o il fatto che sia stato detto ad altri?
– Quando pensa di dirle che è “tutta colpa sua”, cosa sta cercando di recuperare?
– Quel posto di “fratellino” per Lei è davvero tollerabile?
– Quello che Le manca oggi è questa persona, o ciò che rappresentava all’inizio?
Sono questioni che aiutano a orientarsi senza ridurre tutto a un errore da riparare.
Cordialmente
Dott. Coccetta Pietro
Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da quello che scrive sembra che il professore abbia preso per Lei un peso molto forte, quasi come se ogni sua parola avesse il potere di definirLa o svalutarLa. Questo può far sentire invasi, confusi, come se non ci fosse più uno spazio proprio.
Provo a restituirLe un punto fermo: il professore non sa chi è Lei. Interroga, sollecita, a volte in modo anche brusco, ma non ha accesso al suo valore né lo determina.
Le sue reazioni (il batticuore, il bisogno di fare bene, il sentirsi colpita) parlano di quanto per Lei sia importante essere riconosciuta. Ma proprio qui serve una separazione: ciò che dice lui non coincide con ciò che Lei è.
Si può allora interrogare:
– Cosa succede quando dà così tanto peso alle sue parole?
– È possibile per Lei mantenere un suo punto, anche senza approvazione?
– Cosa vorrebbe che lui vedesse di Lei, che oggi sente non visto?
Non si tratta di difendersi o convincerlo, ma di non lasciare che occupi tutto lo spazio.
Cordialmente
Dott. Coccetta Pietro
Una persona stupida o più precisamente scema, può rendersi conto di esserlo? Può capire di essere una persona di intelligenza limitata, attraverso il modo in cui viene trattata dal prossimo, come viene considerata da chi la circonda, nell'avere difficoltà a capire o risolvere cose che generalmente vengono ritenute semplici e dal mancato raggiungimento dei propri obiettivi?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Prima di tutto c'è da intendere bene cosa significhi per lei essere "stupida" o "scema". Sono parole che vengono attribuite in una cornice di relazione oppure sono aggettivi che si da a se stesso/a perché è lei che si crede tale? Sul tema del raggiungimento degli obiettivi c'è un mondo da approfondire: l'identificazione con un risultato, sia negativo ma anche positivo, riduce la complessità di un soggetto. Ognuno è specialista di un qualcosa, ognuno può prendere lezioni da qualcuno. Sarebbe interessante capire come si lei si intende.
Cordialmente
Dott. Coccetta Pietro
Buongiorno per ansia e attacchi di panico la terapia cognitivo comportamentale va bene?
E in cosa consiste,il metodo?
Grazie Cordiali Saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la terapia cognitivo-comportamentale "va bene" per ansia e attacchi di panico: consiste nel lavorare sul legame tra pensieri, emozioni e comportamenti, aiutando a riconoscere e modificare i pensieri automatici e a ridurre evitamenti e reazioni corporee attraverso tecniche pratiche. Ma anche la psicoanalisi è idonea: ad esempio, la differenza sta nel fatto che la cognitivo comportamentale interviene soprattutto sul sintomo per ridurlo e gestirlo, mentre la psicoanalisi si orienta a comprendere il significato di quel sintomo nella storia della persona, lavorando sulle cause più profonde e sulla posizione soggettiva, con effetti spesso più duraturi nel tempo.
Buonasera, scrivo per chiedervi se un episodio d'ansia forte della durata di 6 mesi circa vissuto oltre 10 anni fa possa avere generato dei danni, al punto di non riuscire più a studiare perché non riesco a ricordare. Mi rivolsi a uno specialista tempo fa che inizialmente credeva che fosse un episodio psicotico perché avevo dei pensieri di rovina e catastrofici per poi correggere la diagnosi dicendomi che era solo un episodio di ansia ed il disturbo ossessivo compulsivo. Assumo ancora oggi dei farmaci che però non interferiscono con la cognizione. Malgrado ciò io penso che sia stato quell'episodio vissuto molti anni fa a avermi rovinato dato che prima ero notevolmente più veloce nell'apprendimento scolastico ed universitario. É possibile che un episodio d'ansia forte durato circa 6 mesi possa avere cambiato qualcosa nella mia testa?
Cordialmente,
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le propongo alcune domande per orientare meglio ciò che descrive:
Quando dice “mi ha rovinato”, cosa intende esattamente? Cosa non riesce più a fare come prima?
Questo cambiamento lo colloca solo dopo quell’episodio, o ci sono stati altri momenti significativi nel frattempo?
Quando studia oggi, cosa succede concretamente?
non ricorda, oppure fatica a concentrarsi, oppure perde interesse?
I pensieri catastrofici sono del tutto scomparsi o si ripresentano in altre forme?
Ha mai verificato in situazioni diverse dallo studio (lavoro, conversazioni, attività pratiche) se questa difficoltà di memoria è presente allo stesso modo?
Quanto tempo passa a interrogarsi su “cosa è successo alla mia testa” rispetto al tempo effettivo di studio?
Se non attribuisse tutto a quell’episodio di 10 anni fa, come leggerebbe oggi questa difficoltà?
E ancora:
sta cercando una causa definitiva o un modo per tornare a funzionare come prima?
Se vuole, possiamo approfondire insieme questi aspetti.
Cordialmente
Coccetta Pietro
Da settembre ormai penso di avere un dca, ho perso 10kg, se mangio una volta al giorno e già tanto e ormai il cibo controlla tutta la mia vita. Vorrei spiegarlo ai miei genitori ma non voglio essere un peso per loro e in più non voglio curarmi: ho raggiunto il peso che mi piace e mi vedo bene, ho ancora energie, sono brava nel mio sport, esco sempre e sono circondata dalle mie amiche. Se spesso sento storie di persone che per il dca hanno smesso di vivere, io invece continuo la mia vita tranquillamente ma vedendomi anche meglio. Vorrei che i miei genitori non mi costringessero a riprendere peso o a mangiare, ma capissero il mio problema anche perché continuare a mentire sul cibo mi fa sentire molto in colpa. Si sono accorti che sono dimagrita tanto ma non immaginano sia per questo, anche perché con loro io mi fingo sempre entusiasta di mangiare. L’unica cosa che mi preoccupa è che non ho il ciclo da 8 mesi e so che non è sano. Da una parte io continuo ad amare il cibo ma un lato di me non vede altro che calorie da bruciare, e se mangio troppo riprenderei tutti i kili. So che ci vogliono 7000kcal per ingrassare, ma essendo in sottopeso (45kg, sono alta 1,65m) invece li riprenderei tutti dal primo all’ultimo e la cosa mi terrorizza. In più mi sento in colpa perché prima amavo mangiare e il cibo, non mi preoccupava l’estetica e anzi, mi vedevo benissimo e magra. So che ero magra, ma non abbastanza. Ora anche non sono magra abbastanza, ma il peso sulla bilancia mi piace di più e sono più felice. Mangio per mantenere quel peso, non voglio dimagrire né ingrassare. Il problema è che ora non riesco più a mangiare che ho tantissimo reflusso e per questa ragione i miei genitori mi hanno accompagnata anche da un medico, ma credo che questo reflusso sia dovuto al mio problema con il cibo. Comunque so che i dca sono malattie che solo un dottore può dirmi di avere dopo analisi ecc, ho scritto così solo perché il nome disturbo alimentare mi sembra esattamente quello che descrive il mio problema. Non ho più fame, posso non mangiare per due giorni interi e non sentire nulla, e questo da un lato mi spaventa. Non capisco vorrei solo che i miei genitori mi lasciassero continuare mangiare così ma so che vorranno che io torni come prima. So che gli altri non mi amano per come sono esteticamente né per quanto peso, ma io mi piaccio più magra e questo è il modo per essere più magra e a me va bene. Come posso spiegare tutto questo si miei genitori senza farli preoccupare?? non voglio essere un peso
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le lascio alcune domande per chiarire meglio la sua posizione:
Quando dice “non voglio curarmi”, cosa teme che accadrebbe se iniziasse a mangiare diversamente?
Cosa perderebbe, oltre al peso, se il suo rapporto con il cibo cambiasse?
Quando si guarda allo specchio, cosa cerca esattamente di vedere?
Dice che “non vuole essere un peso”:
per chi sarebbe un peso, e cosa significherebbe per lei esserlo?
Riguardo ai suoi genitori:
vuole davvero che capiscano, o che non intervengano?
cosa teme possano fare se sapessero?
Parla di due lati: uno che ama il cibo e uno che vede solo calorie.
quando prende una decisione, quale dei due decide?
Il fatto che il ciclo sia assente da 8 mesi:
che posto ha per lei questo segnale?
E ancora:
sta scegliendo questo modo di mangiare, o sente che ormai è qualcosa che la controlla?
Se vuole, possiamo lavorare insieme su questi punti.
Cordialmente
Coccetta Pietro
Sono una ragazza di 28 anni, studentessa fuori corso all'università e sto cercando lavoro (che non riesco a trovare). Mi sento emotivamente/mentalmente distrutta, ho problemi in famiglia, soprattutto con mio padre non vado per niente d'accordo, mi giudica su ogni cosa che faccio e che dico, specialmente sulla questione del cibo e sull'università, tanto che mi sono state dette frasi molto pesanti come ad esempio il fatto che sono un fallimento e che con me ha fallito e questo mi ha destabilizzato tanto, mi sento la pecora nera della famiglia poiché vengono fatti paragoni tra me e mio fratello e non mi sono mai sentita all'altezza proprio per questa differenza che viene fatta; mio fratello prova a difendermi ma con scarsi risultati, tanto che mio padre per ripicca usa il silenzio punitivo e ancora oggi è una settimana che non ci parliamo.
Inoltre ho subìto dei lutti ravvicinati che mi hanno portato a chiudermi molto in me stessa, soffro d'ansia e panico costante, e non riesco a gestire il tutto.
Provo costantemente una sensazione di vuoto e malessere dentro, non so cosa fare, mi sento inutile, non so come andare avanti, mi sento proprio impotente...
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le propongo alcune domande per orientare meglio ciò che sta vivendo:
Quando suo padre le dice “sei un fallimento”, cosa succede dentro di lei in quel momento?
Queste parole le restano addosso anche quando non è con lui? In che modo?
Quando si sente “la pecora nera”, rispetto a chi si misura esattamente?
Che posto sente di avere nella sua famiglia oggi?
Riguardo all’università e al lavoro:
sta cercando di portare avanti qualcosa che desidera davvero o qualcosa che sente di dover dimostrare?
Sul vuoto che descrive:
in quali momenti si presenta di più?
c’è qualcosa, anche piccolo, che lo attenua?
Quando parla di ansia e panico:
cosa teme possa accadere in quei momenti?
E ancora:
quando dice “non so come andare avanti”, cosa immagina che dovrebbe accadere perché qualcosa cambi?
Se vuole, possiamo lavorare insieme su questi punti.
Cordialmente
Coccetta Pietro
Salve, sono un uomo di 41 anni e da 13 anni sto con una donna di 10 anni più piccola. Abbiamo litigato di rado e per anni tutto è andato bene, ma negli ultimi 4 anni tra di noi è cambiato molto il rapporto, cosa che lei non pensa sia avvenuta. Ogni mia proposta di fare qualcosa insieme è sistematicamente rifiutata, lei esce poco di casa, non si cura come prima, e non ha obiettivi nella vita. Avevano deciso di andare a vivere insieme, ma sua mamma ha accusato un malore, e da quel giorno tutto si è fermato. Io sto male, oltretutto la vita sessuale da 4 anni è quasi assente, mi sento inutile e parlare con lei non serve a nulla. Non chiedo che cambi completamente, ma talvolta un compromesso non farebbe male. Sto pensando di lasciarla ma ho paura di un futuro da solo, non so più che fare.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le faccio alcune domande per capire meglio la sua posizione:
Cosa la tiene oggi in questa relazione, al di là della paura di restare solo?
Da quanto tempo sente che il rapporto è cambiato, e cosa è cambiato per lei in modo più preciso?
Quando prova a parlarne con la sua compagna, cosa le risponde esattamente?
Ha mai espresso in modo diretto cosa per lei non è più sostenibile?
Cosa desidera oggi da una relazione, al di là di questa in particolare?
Sta scegliendo di restare o sta evitando di decidere?
Se vuole, possiamo approfondire questi punti insieme.
Cordialmente
Coccetta Pietro
Domande più frequenti
-
Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…