Come si può definire e che problemi ha una persona che Semplicemente per il fatto che viene rimandat
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Come si può definire e che problemi ha una persona che Semplicemente per il fatto che viene rimandato un appuntamento per incontrarsi, ti blocca o ogni giorno per 3 mesi ti insulta, ogni qualvolta ti incrocia Cambia strada se mi vede. l'ultimo giorno di stagione alla fine sale da me?
Buongiorno
Da quello che descrive emerge un comportamento molto altalenante e intenso: prima reazioni forti (insulti, evitamento, blocco), poi un riavvicinamento improvviso. È comprensibile che questo la confonda. Più che “dare un’etichetta”, è utile leggere il funzionamento: sembra esserci una difficoltà nella gestione delle emozioni e della frustrazione (anche un semplice rimando viene vissuto come rifiuto), insieme a modalità relazionali instabili, fatte di avvicinamento e allontanamento. Questo tipo di dinamica può indicare immaturità emotiva, insicurezza o una forte paura del rifiuto, che viene espressa però in modo aggressivo o evitante. Al di là delle possibili spiegazioni, il punto centrale è un altro: sono comportamenti che possono essere molto faticosi e poco rispettosi per chi li subisce. Più che capire “che problema ha l’altro”, è importante chiedersi se questa modalità è qualcosa che vuole e può tollerare in una relazione.
Un caro saluto.
Da quello che descrive emerge un comportamento molto altalenante e intenso: prima reazioni forti (insulti, evitamento, blocco), poi un riavvicinamento improvviso. È comprensibile che questo la confonda. Più che “dare un’etichetta”, è utile leggere il funzionamento: sembra esserci una difficoltà nella gestione delle emozioni e della frustrazione (anche un semplice rimando viene vissuto come rifiuto), insieme a modalità relazionali instabili, fatte di avvicinamento e allontanamento. Questo tipo di dinamica può indicare immaturità emotiva, insicurezza o una forte paura del rifiuto, che viene espressa però in modo aggressivo o evitante. Al di là delle possibili spiegazioni, il punto centrale è un altro: sono comportamenti che possono essere molto faticosi e poco rispettosi per chi li subisce. Più che capire “che problema ha l’altro”, è importante chiedersi se questa modalità è qualcosa che vuole e può tollerare in una relazione.
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Buonasera,
da quello che descrivi sembra emergere un comportamento relazionale molto altalenante e carico di reazioni intense: da una parte rabbia, attacchi e distanza (come gli insulti o l’evitamento), dall’altra un riavvicinamento improvviso.
Più che “definire” la persona con un’etichetta, è importante comprendere che questi comportamenti possono essere espressione di difficoltà nella gestione delle emozioni, nella tolleranza della frustrazione (ad esempio un appuntamento rimandato) e nella regolazione della relazione con l’altro. A volte dietro reazioni così forti possono esserci vissuti di rifiuto, insicurezza o bisogno di controllo che faticano a trovare modalità più stabili e rispettose per essere espressi.
Allo stesso tempo, è importante anche che tu possa tutelarti: essere esposti a insulti o comportamenti aggressivi ripetuti non è sano e merita attenzione e confini chiari.
Se questa situazione ti coinvolge da vicino, potrebbe essere utile avere uno spazio per parlarne e capire come gestirla nel modo più rispettoso possibile verso te stesso/a.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
da quello che descrivi sembra emergere un comportamento relazionale molto altalenante e carico di reazioni intense: da una parte rabbia, attacchi e distanza (come gli insulti o l’evitamento), dall’altra un riavvicinamento improvviso.
Più che “definire” la persona con un’etichetta, è importante comprendere che questi comportamenti possono essere espressione di difficoltà nella gestione delle emozioni, nella tolleranza della frustrazione (ad esempio un appuntamento rimandato) e nella regolazione della relazione con l’altro. A volte dietro reazioni così forti possono esserci vissuti di rifiuto, insicurezza o bisogno di controllo che faticano a trovare modalità più stabili e rispettose per essere espressi.
Allo stesso tempo, è importante anche che tu possa tutelarti: essere esposti a insulti o comportamenti aggressivi ripetuti non è sano e merita attenzione e confini chiari.
Se questa situazione ti coinvolge da vicino, potrebbe essere utile avere uno spazio per parlarne e capire come gestirla nel modo più rispettoso possibile verso te stesso/a.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
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Capisco quanto questi comportamenti ti abbiano confuso e ferito. Quando una persona reagisce in modo così intenso — ti insulta per mesi, ti evita, ti blocca per un appuntamento rimandato e poi, all’improvviso, torna a cercarti — non siamo davanti a un “problema di personalità” da etichettare, ma a una dinamica relazionale che si è irrigidita.
Il punto importante è che non parlano solo di lei, ma del tipo di relazione che si è creata tra voi: una relazione dove un piccolo evento (un appuntamento rimandato) ha attivato una reazione sproporzionata, segno che sotto c’era già qualcosa di fragile.
Quello che tu hai vissuto sentirti attaccato, svalutato, poi improvvisamente ricercato è tipico delle relazioni in cui non c’è una base stabile, e dove le emozioni vengono agite più che comunicate.
Se vorrai, potremmo anche esplorare insieme come rispondere a questo suo ritorno, e soprattutto come proteggere il tuo benessere nelle relazioni future.
Il punto importante è che non parlano solo di lei, ma del tipo di relazione che si è creata tra voi: una relazione dove un piccolo evento (un appuntamento rimandato) ha attivato una reazione sproporzionata, segno che sotto c’era già qualcosa di fragile.
Quello che tu hai vissuto sentirti attaccato, svalutato, poi improvvisamente ricercato è tipico delle relazioni in cui non c’è una base stabile, e dove le emozioni vengono agite più che comunicate.
Se vorrai, potremmo anche esplorare insieme come rispondere a questo suo ritorno, e soprattutto come proteggere il tuo benessere nelle relazioni future.
Sicuramente è una persona che ha difficoltà a gestire le proprie emozioni ed in questo caso, soprattutto a gestire la frustrazione. Frustrazione per qualcosa che non è andata a buon fine con te, magari anche di poco rilevante, che comunque genera frustrazione, almeno un pò, in chiunque. Ma in quella persona, anche quel poco, genera scompenso e disfunzione comportamentale e relazionale
Quello che descrive è un comportamento che può risultare molto confondente: da una parte reazioni forti e aggressive, dall’altra evitamento, fino a un riavvicinamento finale.
La domanda “che problemi ha” è comprensibile, perché quando qualcosa appare così incoerente si cerca una spiegazione che dia ordine. Il rischio, però, è di restare concentrati sull’etichettare l’altra persona, senza vedere fino in fondo che tipo di dinamica si è creata.
Al di là di come si possa definire l’altro, quello che emerge è una modalità relazionale fatta di reazioni molto intense, cambiamenti improvvisi e difficoltà a mantenere una posizione stabile nel rapporto.
Il punto centrale diventa allora un altro: quanto è sostenibile per lei stare dentro a una relazione in cui, a fronte di un episodio anche piccolo, si attivano mesi di attacco, distanza e poi un ritorno improvviso.
Il riavvicinamento finale può creare ulteriore confusione, perché sembra rimettere tutto in discussione, ma non cancella ciò che è accaduto nei mesi precedenti.
Più che cercare una definizione dell’altro, può essere utile chiedersi che tipo di spazio vuole dare a questo comportamento nella sua vita e che posizione intende prendere di fronte a queste oscillazioni.
Se sente che questa situazione la coinvolge ancora o la lascia in dubbio su come muoversi, può avere senso fermarsi a metterla a fuoco insieme a qualcuno, partendo proprio da qui.
Un caro saluto.
La domanda “che problemi ha” è comprensibile, perché quando qualcosa appare così incoerente si cerca una spiegazione che dia ordine. Il rischio, però, è di restare concentrati sull’etichettare l’altra persona, senza vedere fino in fondo che tipo di dinamica si è creata.
Al di là di come si possa definire l’altro, quello che emerge è una modalità relazionale fatta di reazioni molto intense, cambiamenti improvvisi e difficoltà a mantenere una posizione stabile nel rapporto.
Il punto centrale diventa allora un altro: quanto è sostenibile per lei stare dentro a una relazione in cui, a fronte di un episodio anche piccolo, si attivano mesi di attacco, distanza e poi un ritorno improvviso.
Il riavvicinamento finale può creare ulteriore confusione, perché sembra rimettere tutto in discussione, ma non cancella ciò che è accaduto nei mesi precedenti.
Più che cercare una definizione dell’altro, può essere utile chiedersi che tipo di spazio vuole dare a questo comportamento nella sua vita e che posizione intende prendere di fronte a queste oscillazioni.
Se sente che questa situazione la coinvolge ancora o la lascia in dubbio su come muoversi, può avere senso fermarsi a metterla a fuoco insieme a qualcuno, partendo proprio da qui.
Un caro saluto.
Quello che descrivi non è semplicemente “un carattere difficile”. È un comportamento incoerente e aggressivo: prima ti insulta per mesi, ti evita, cambia strada… poi all’improvviso si riavvicina. Questo tipo di oscillazione può disorientare molto e farti dubitare di te, ma il punto centrale non è trovare un’etichetta clinica per lui.
Non è possibile (né utile) diagnosticare una persona da fuori. Quello che si può dire è che ci sono segnali di scarsa gestione delle emozioni, possibile rabbia non regolata e modalità relazionali poco sane. Chi reagisce così a un semplice cambiamento di programma spesso vive il rifiuto o l’imprevisto come qualcosa di personale e intollerabile, ma questo non giustifica in alcun modo gli insulti o i comportamenti ostili.
Più che chiederti “che problema ha lui”, può aiutarti spostare lo sguardo su di te: stare in una dinamica così è faticoso e logorante. Il suo comportamento è imprevedibile, e l’imprevedibilità crea ansia. Hai il diritto di proteggerti da questo, anche mettendo distanza o limiti chiari.
Il fatto che alla fine si sia riavvicinato non cancella quello che è successo prima. A volte questi ritorni fanno parte dello stesso schema: allontanarsi in modo brusco e poi riavvicinarsi senza assumersi davvero la responsabilità.
Se vuoi, puoi raccontarmi come ti sei sentita in quei tre mesi e in quell’ultimo incontro: spesso lì si capisce meglio cosa è importante per te adesso.
Non è possibile (né utile) diagnosticare una persona da fuori. Quello che si può dire è che ci sono segnali di scarsa gestione delle emozioni, possibile rabbia non regolata e modalità relazionali poco sane. Chi reagisce così a un semplice cambiamento di programma spesso vive il rifiuto o l’imprevisto come qualcosa di personale e intollerabile, ma questo non giustifica in alcun modo gli insulti o i comportamenti ostili.
Più che chiederti “che problema ha lui”, può aiutarti spostare lo sguardo su di te: stare in una dinamica così è faticoso e logorante. Il suo comportamento è imprevedibile, e l’imprevedibilità crea ansia. Hai il diritto di proteggerti da questo, anche mettendo distanza o limiti chiari.
Il fatto che alla fine si sia riavvicinato non cancella quello che è successo prima. A volte questi ritorni fanno parte dello stesso schema: allontanarsi in modo brusco e poi riavvicinarsi senza assumersi davvero la responsabilità.
Se vuoi, puoi raccontarmi come ti sei sentita in quei tre mesi e in quell’ultimo incontro: spesso lì si capisce meglio cosa è importante per te adesso.
Buongiorno. Non credo che si possa «definire» il comportamento di una persona dalle informazioni che lei ci scrive. Mentre è molto più importante invitarla a riflettere sulla necessità che lei ha di porsi questa domanda.
Buonasera,
più che chiederci quale problema abbia questa persona, può essere utile soffermarsi su ciò che accade nel legame tra voi.
Potrebbe porsi una domanda: che posto sente di occupare per questa persona e quale posizione desidera mantenere rispetto a queste modalità relazionali?
Può partire da qui. Un caro saluto
più che chiederci quale problema abbia questa persona, può essere utile soffermarsi su ciò che accade nel legame tra voi.
Potrebbe porsi una domanda: che posto sente di occupare per questa persona e quale posizione desidera mantenere rispetto a queste modalità relazionali?
Può partire da qui. Un caro saluto
Buongiorno, mi colpisce che il suo bisogno in questo momento sia quello di dare una definizione al funzionamento o alle problematiche di questa persona. Perchè sente la necessità di categorizzare questa persona? Mi sembra dal suo messaggio che piuttosto lei in questo momento si trovi in uno stato di rabbia, frustrazione o confusione... come l'ha fatta o la fa ancora stare questo comportamento della persona in questione?
Salve.
Le risponderei al rovescio, alla persona che resta in ombra, in tutto questo: come si può definire una persona che (si) tiene in attesa e tiene in vita un rapporto con una persona che in prossimità di ogni appuntamento blocca, insulta o evita proprio fino alla fine della stagione, giorno in cui sale da lei?
Mi domando che valore abbia avuto per lei aver lavorato affinché questo rapporto potesse tenersi in vita come una battaglia, invece di permettergli di sfilacciarsi naturalmente nei momenti di "blocco" o insulti a lei direttamente rivolti.
Quale sollievo troverebbe nel definire il problema di lui/lei rispetto a quella che è stata la sua, di sofferenza?
Resto disponibile anche per un consulto online, Dott.ssa Jessica Servidio.
Le risponderei al rovescio, alla persona che resta in ombra, in tutto questo: come si può definire una persona che (si) tiene in attesa e tiene in vita un rapporto con una persona che in prossimità di ogni appuntamento blocca, insulta o evita proprio fino alla fine della stagione, giorno in cui sale da lei?
Mi domando che valore abbia avuto per lei aver lavorato affinché questo rapporto potesse tenersi in vita come una battaglia, invece di permettergli di sfilacciarsi naturalmente nei momenti di "blocco" o insulti a lei direttamente rivolti.
Quale sollievo troverebbe nel definire il problema di lui/lei rispetto a quella che è stata la sua, di sofferenza?
Resto disponibile anche per un consulto online, Dott.ssa Jessica Servidio.
Salve invece di chiedersi perchè le persone fanno o non fanno, dicono o non dicono delle cose, inizierei a chiedermi perchè io sto in una relazione nella quale tante cose sono scelte esclusivamente da una delle due persone. Su questo può trovare delle risposte certe, sulle domande che lei si pone possiamo fare innumerevoli ipotesi ma poi?
Buonasera gentile utente, la ringrazio per la narrazione di questa dinamica così complessa e probabilmente dolorosa. Comportamenti tanto intensi e contraddittori possono far pensare a una significativa difficoltà nella gestione della frustrazione, della rabbia e dei vissuti relazionali, ma senza conoscere a fondo la persona e la sua storia sarebbe riduttivo attribuire definizioni.
Reazioni di questo tipo possono essere lette come modalità disfunzionali di gestione emotiva e relazionale, spesso legate a fragilità personali o a modelli appresi nel tempo.
Più che cercare un’etichetta, può essere importante soffermarsi su come questa esperienza abbia inciso su di lei e su quali confini relazionali sia necessario proteggere. Se questa situazione le genera sofferenza o confusione, un percorso di sostegno psicologico potrebbe offrirle uno spazio utile per comprendere meglio queste dinamiche e ritrovare maggiore chiarezza e tutela di sé.
La saluto cordialmente
Dott.ssa Mabel Morales
Reazioni di questo tipo possono essere lette come modalità disfunzionali di gestione emotiva e relazionale, spesso legate a fragilità personali o a modelli appresi nel tempo.
Più che cercare un’etichetta, può essere importante soffermarsi su come questa esperienza abbia inciso su di lei e su quali confini relazionali sia necessario proteggere. Se questa situazione le genera sofferenza o confusione, un percorso di sostegno psicologico potrebbe offrirle uno spazio utile per comprendere meglio queste dinamiche e ritrovare maggiore chiarezza e tutela di sé.
La saluto cordialmente
Dott.ssa Mabel Morales
Salve una persona che di suo fatica ad inserirsi nelle relazione equilibrate.
Buongiorno non sono certa di aver compreso l'ultima frase ma ad ogni modo rispetto a quanto accaduto mi sembra che la tolleranza alla frustrazione sia piuttosto bassa.
le reazioni mi paiono, da quanto lei descrive piuttosto eccessive rispetto all'accaduto. O sei come desidero e ti comporti come mi aspetto o non vai bene, mi pare che questa possa essere la sintesi. un caro saluto
le reazioni mi paiono, da quanto lei descrive piuttosto eccessive rispetto all'accaduto. O sei come desidero e ti comporti come mi aspetto o non vai bene, mi pare che questa possa essere la sintesi. un caro saluto
Buongiorno e grazie per la sua domanda. Da una descrizione esterna non è possibile, né clinicamente corretto, formulare una diagnosi sull'altra persona. Diversi fattori, come stile di attaccamento insicuro, fragilità nella regolazione emotiva, vissuti di rifiuto pregressi o tratti impulsivi, possono produrre comportamenti altalenanti come quelli che descrive. In ottica cognitivo-comportamentale, tuttavia, ciò che possiamo lavorare clinicamente non è l'altro, bensì il suo vissuto. Rabbia improvvisa, blocchi, insulti, evitamento e poi riavvicinamento generano tipicamente confusione, ipervigilanza e pensieri automatici del tipo «è colpa mia», «non posso fidarmi», «devo capire perché». La TCC aiuta a riconoscere queste distorsioni, a regolare l'attivazione emotiva e a stabilire confini funzionali, riducendo l'impatto delle oscillazioni altrui. In una cornice ACT può inoltre essere utile lavorare sui valori personali, scegliendo come restare in contatto con ciò che è davvero importante per lei al di là delle reazioni dell'altro. Le suggerisco un consulto con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale per un'analisi più approfondita della sua situazione specifica.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno il comportamento che descrive indica forte immaturità emotiva e scarsa gestione della rabbia: reazioni estreme (insulti, evitamento) per una frustrazione e poi improvviso riavvicinamento.
Non si può fare una diagnosi, ma è chiaro che non è un modo di relazionarsi sano né rispettoso. Più che capire cosa “abbia”, è importante che lei si protegga e metta limiti chiari su ciò che è accettabile. Un caro saluto
Non si può fare una diagnosi, ma è chiaro che non è un modo di relazionarsi sano né rispettoso. Più che capire cosa “abbia”, è importante che lei si protegga e metta limiti chiari su ciò che è accettabile. Un caro saluto
Quando una persona reagisce in modo estremo al semplice rinvio di un appuntamento — arrivando a bloccare, insultare per mesi, evitare lo sguardo e poi tornare improvvisamente — non stiamo parlando di “carattere difficile”, ma di una modalità relazionale disfunzionale.questi comportamenti possono indicare:
bassa tolleranza alla frustrazione
difficoltà nella regolazione emotiva
una possibile paura del rifiuto o dell’abbandono, vissuta come attacco personale
una dinamica di tipo “ti svaluto → ti evito → ritorno”
È importante chiarire un punto:
comprendere non significa giustificare.
Subire insulti ripetuti o atteggiamenti ostili non è mai accettabile, indipendentemente dalle fragilità dell’altro.
bassa tolleranza alla frustrazione
difficoltà nella regolazione emotiva
una possibile paura del rifiuto o dell’abbandono, vissuta come attacco personale
una dinamica di tipo “ti svaluto → ti evito → ritorno”
È importante chiarire un punto:
comprendere non significa giustificare.
Subire insulti ripetuti o atteggiamenti ostili non è mai accettabile, indipendentemente dalle fragilità dell’altro.
Buongiorno,
potrebbe darsi che lei abbia avuto a che fare con una persona che vive le relazioni e i contrattempi con una sensibilità estremamente accentuata, al punto da percepire un semplice cambio di programma come un segnale di scarso interesse o addirittura come un rifiuto personale. In quest'ottica, la reazione così forte e prolungata potrebbe non essere stata un attacco mirato a lei, quanto piuttosto una risposta difensiva a un malessere interiore che la persona non è riuscita a gestire diversamente.
È possibile che, sentendosi ferita o svalutata dal rinvio dell'appuntamento, abbia attivato una sorta di scudo fatto di rabbia e distanziamento, forse nell'idea che attaccare per primi o evitare il contatto servisse a non soffrire ulteriormente. Il fatto che il comportamento sia durato così a lungo potrebbe indicare una certa difficoltà a elaborare le emozioni negative, portando la persona a restare bloccata in quel loop di risentimento.
Cordialmente
Chantal Danna
potrebbe darsi che lei abbia avuto a che fare con una persona che vive le relazioni e i contrattempi con una sensibilità estremamente accentuata, al punto da percepire un semplice cambio di programma come un segnale di scarso interesse o addirittura come un rifiuto personale. In quest'ottica, la reazione così forte e prolungata potrebbe non essere stata un attacco mirato a lei, quanto piuttosto una risposta difensiva a un malessere interiore che la persona non è riuscita a gestire diversamente.
È possibile che, sentendosi ferita o svalutata dal rinvio dell'appuntamento, abbia attivato una sorta di scudo fatto di rabbia e distanziamento, forse nell'idea che attaccare per primi o evitare il contatto servisse a non soffrire ulteriormente. Il fatto che il comportamento sia durato così a lungo potrebbe indicare una certa difficoltà a elaborare le emozioni negative, portando la persona a restare bloccata in quel loop di risentimento.
Cordialmente
Chantal Danna
Non si tratta tanto di “che problema ha” quella persona, ma di come vive il rapporto con l’altro. Il fatto che un piccolo evento (come un appuntamento rimandato) produca reazioni così intense — blocco, insulti ripetuti, evitamento, e poi improvvisamente avvicinamento — fa pensare a una forte difficoltà a gestire la distanza e la presenza dell’altro.
In un’ottica più vicina alla psicoanalisi, questi movimenti contraddittori (ti attacco, ti evito, poi ti cerco) indicano spesso un conflitto interno: l’altro è allo stesso tempo molto importante e difficile da tollerare. Non è tanto “strano”, quanto un modo soggettivo di rispondere a qualcosa che tocca punti sensibili.
Più che etichettare l’altra persona, può essere utile chiedersi:
– Che effetto fa a te questo comportamento?
– Ti senti spinto/a a rincorrere, a capire, a sistemare?
– Questa persona ti ha mai spiegato cosa ha vissuto quando l’appuntamento è stato rimandato?
– Quando poi si è avvicinata, cosa è successo esattamente tra voi?
Queste domande sono importanti perché il punto non è solo capire l’altro, ma anche la posizione in cui tu vieni messo/a dentro questa dinamica.
Cordialmente
Dott. Coccetta Pietro
In un’ottica più vicina alla psicoanalisi, questi movimenti contraddittori (ti attacco, ti evito, poi ti cerco) indicano spesso un conflitto interno: l’altro è allo stesso tempo molto importante e difficile da tollerare. Non è tanto “strano”, quanto un modo soggettivo di rispondere a qualcosa che tocca punti sensibili.
Più che etichettare l’altra persona, può essere utile chiedersi:
– Che effetto fa a te questo comportamento?
– Ti senti spinto/a a rincorrere, a capire, a sistemare?
– Questa persona ti ha mai spiegato cosa ha vissuto quando l’appuntamento è stato rimandato?
– Quando poi si è avvicinata, cosa è successo esattamente tra voi?
Queste domande sono importanti perché il punto non è solo capire l’altro, ma anche la posizione in cui tu vieni messo/a dentro questa dinamica.
Cordialmente
Dott. Coccetta Pietro
Buongiorno, da una prospettiva cognitivo comportamentale, più che soffermarsi su etichette o definizioni della persona, è utile provare a comprendere il significato che certi comportamenti possono avere all’interno del suo modo di interpretare la relazione e gli eventi. Quando una variazione apparentemente piccola, come il rinvio di un appuntamento, porta a reazioni così intense e prolungate nel tempo, come il blocco, l’insulto ripetuto o l’evitamento costante dell’altro, spesso non è tanto l’evento in sé a generare tutto questo, quanto il modo in cui viene vissuto e interpretato internamente. In una lettura cognitivo comportamentale, situazioni di questo tipo possono attivare pensieri molto rapidi e automatici legati al rifiuto, alla svalutazione o al sentirsi feriti in modo profondo. Questi pensieri, a loro volta, possono generare emozioni molto intense come rabbia, umiliazione o dolore, che vengono poi gestite attraverso comportamenti di protezione, anche se estremi, come allontanarsi bruscamente, interrompere ogni contatto o attaccare verbalmente. È come se la persona, invece di riuscire a tollerare la frustrazione o l’attesa, passasse rapidamente a strategie di difesa per ridurre un vissuto emotivo che in quel momento risulta difficile da sostenere. Il fatto che nel tempo si mantenga un comportamento così rigido, alternato magari a momenti in cui l’altro viene comunque ricercato o riavvicinato, può indicare una forte ambivalenza emotiva. Da un lato la difficoltà a tollerare la vulnerabilità o la delusione, dall’altro il bisogno di mantenere comunque un legame o un contatto significativo. Questo tipo di dinamica relazionale, più che essere letta in termini di “giusto o sbagliato”, può essere compresa come un segnale di fatica nella regolazione delle emozioni e nella gestione delle relazioni quando queste diventano cariche di aspettative o sensibilità personale. Quando comportamenti così intensi si ripetono nel tempo e creano sofferenza, sia in chi li mette in atto sia in chi li subisce, può essere molto utile esplorarli più a fondo in uno spazio di confronto psicologico. L’obiettivo non è giudicare la persona, ma comprendere quali schemi interni si attivano, quali significati vengono attribuiti alle situazioni e come si potrebbe imparare a rispondere in modo più flessibile e meno doloroso. Spesso già il lavoro di consapevolezza su questi meccanismi permette di ridurre l’impulsività delle reazioni e di costruire modalità relazionali più stabili e meno conflittuali. In questi casi, un percorso psicologico di tipo cognitivo comportamentale può aiutare proprio a riconoscere questi automatismi, dare loro un nome, e soprattutto sviluppare strumenti per gestire meglio le emozioni nel momento in cui si attivano, senza dover arrivare a rotture o comportamenti estremi. Non si tratta di cambiare chi si è, ma di comprendere più a fondo il proprio funzionamento emotivo e relazionale, per vivere i rapporti con maggiore equilibrio e serenità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentilissim*,
da ciò che descrive, più che di una definizione diagnostica parlerei di reazioni impulsive e di modalità relazionali disfunzionali, in cui il disagio dell’altro viene espresso attraverso rabbia, evitamento e comportamenti punitivi. Il fatto che per mesi Lei abbia ricevuto messaggi discordanti, indica una difficoltà significativa nel gestire frustrazione e confini, non una semplice incomprensione. In ogni caso, ciò che conta è che Lei possa tutelarsi e riconoscere che queste dinamiche non sono funzionali. Qualora ne sentisse la necessità, Le consiglio di farsi accompagnare nel percorso da uno specialista. Resto a disposizione, un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli
da ciò che descrive, più che di una definizione diagnostica parlerei di reazioni impulsive e di modalità relazionali disfunzionali, in cui il disagio dell’altro viene espresso attraverso rabbia, evitamento e comportamenti punitivi. Il fatto che per mesi Lei abbia ricevuto messaggi discordanti, indica una difficoltà significativa nel gestire frustrazione e confini, non una semplice incomprensione. In ogni caso, ciò che conta è che Lei possa tutelarsi e riconoscere che queste dinamiche non sono funzionali. Qualora ne sentisse la necessità, Le consiglio di farsi accompagnare nel percorso da uno specialista. Resto a disposizione, un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli
Buongiorno,
comportamenti come quelli che descrive – passare da insulti e rifiuto (bloccare, evitare) a un riavvicinamento improvviso – possono risultare molto confusivi e destabilizzanti. È comprensibile che venga spontaneo chiedersi “che problema abbia” l’altra persona, ma dare una definizione o una diagnosi a distanza non è possibile né utile.
Quello che si può osservare è una modalità relazionale instabile, con reazioni intense a piccoli eventi (come il rinvio di un appuntamento) e cambi repentini tra avvicinamento e allontanamento. Dinamiche di questo tipo spesso parlano di difficoltà nella gestione delle emozioni, della frustrazione o del timore di essere rifiutati, ma restano comunque ipotesi generali.
Il punto più importante, però, è l’effetto che questo comportamento ha su di lei. Essere insultati, bloccati e poi cercati di nuovo può creare un’altalena emotiva faticosa e, nel tempo, poco rispettosa del proprio benessere.
Più che capire “cosa ha l’altro”, può essere utile chiedersi che tipo di relazione desidera e quali comportamenti si è disposti a tollerare. Stabilire confini chiari diventa fondamentale quando l’altro si muove in modo così imprevedibile.
Se questa situazione le crea disagio o confusione, uno spazio di supporto può aiutarla a mettere a fuoco i suoi bisogni e a gestire la relazione in modo più tutelante per sé.
Resto disponibile.
Dottoressa Lucia Morello
comportamenti come quelli che descrive – passare da insulti e rifiuto (bloccare, evitare) a un riavvicinamento improvviso – possono risultare molto confusivi e destabilizzanti. È comprensibile che venga spontaneo chiedersi “che problema abbia” l’altra persona, ma dare una definizione o una diagnosi a distanza non è possibile né utile.
Quello che si può osservare è una modalità relazionale instabile, con reazioni intense a piccoli eventi (come il rinvio di un appuntamento) e cambi repentini tra avvicinamento e allontanamento. Dinamiche di questo tipo spesso parlano di difficoltà nella gestione delle emozioni, della frustrazione o del timore di essere rifiutati, ma restano comunque ipotesi generali.
Il punto più importante, però, è l’effetto che questo comportamento ha su di lei. Essere insultati, bloccati e poi cercati di nuovo può creare un’altalena emotiva faticosa e, nel tempo, poco rispettosa del proprio benessere.
Più che capire “cosa ha l’altro”, può essere utile chiedersi che tipo di relazione desidera e quali comportamenti si è disposti a tollerare. Stabilire confini chiari diventa fondamentale quando l’altro si muove in modo così imprevedibile.
Se questa situazione le crea disagio o confusione, uno spazio di supporto può aiutarla a mettere a fuoco i suoi bisogni e a gestire la relazione in modo più tutelante per sé.
Resto disponibile.
Dottoressa Lucia Morello
Gentile utente,
mi dispiace leggere che ha subito questo comportamento da parte di una persona per la quale presumibilmente lei nutre un sentimento. Sono comportamenti che lasciano feriti e confusi, atteggiamenti apertamente violenti quando si tratta di insulti, che nessun essere umano dovrebbe trovarsi a vivere e accettare. Cosa la spinge a rimanere in una "relazione" con questa persona? Mi sembra di capire che nonostante tutto, lei l'abbia accolta in casa sua.
Sono argomenti profondamente delicati e personali quelli che spingono le persone ad accettare di essere trattati in questo modo, risiedono nelle prime esperienze di relazione, nel contesto in cui si è cresciuti. Forse lì c'è la ragione che le fa pensare di non avere abbastanza valore da poter scegliere di essere lei ad allontanare qualcuno che la maltratta.
Per poter affrontare vissuti ed esperienze così delicati, spesso c'è bisogno di non sentirsi soli: è necessario che ci sia uno spazio che accolga e contenga, che possa accompagnare e sostenere. Se se la sente di esplorare ciò che la riguarda, per comprendersi meglio e gestire in un modo che sia più attento ai suoi bisogni le situazioni relazionali, io sono a sua disposizione.
In ogni caso, le mando un saluto affettuoso e un incoraggiamento: come tutti gli esseri umani, anche lei ha il diritto di essere vista, rispettata e amata per com'è.
mi dispiace leggere che ha subito questo comportamento da parte di una persona per la quale presumibilmente lei nutre un sentimento. Sono comportamenti che lasciano feriti e confusi, atteggiamenti apertamente violenti quando si tratta di insulti, che nessun essere umano dovrebbe trovarsi a vivere e accettare. Cosa la spinge a rimanere in una "relazione" con questa persona? Mi sembra di capire che nonostante tutto, lei l'abbia accolta in casa sua.
Sono argomenti profondamente delicati e personali quelli che spingono le persone ad accettare di essere trattati in questo modo, risiedono nelle prime esperienze di relazione, nel contesto in cui si è cresciuti. Forse lì c'è la ragione che le fa pensare di non avere abbastanza valore da poter scegliere di essere lei ad allontanare qualcuno che la maltratta.
Per poter affrontare vissuti ed esperienze così delicati, spesso c'è bisogno di non sentirsi soli: è necessario che ci sia uno spazio che accolga e contenga, che possa accompagnare e sostenere. Se se la sente di esplorare ciò che la riguarda, per comprendersi meglio e gestire in un modo che sia più attento ai suoi bisogni le situazioni relazionali, io sono a sua disposizione.
In ogni caso, le mando un saluto affettuoso e un incoraggiamento: come tutti gli esseri umani, anche lei ha il diritto di essere vista, rispettata e amata per com'è.
Capisco quanto possa risultare difficile e confusivo avere a che fare con comportamenti così altalenanti.
Più che cercare una definizione o un’etichetta per questa persona, è utile osservare il pattern relazionale che descrivi: reazioni molto intense (come bloccare o insultare), evitamento (cambiare strada) e poi un riavvicinamento improvviso. Sono modalità che indicano una difficoltà nella gestione delle emozioni e delle relazioni, ma questo non è sufficiente per formulare una diagnosi.
Al di là di come si possa definire l’altra persona, la domanda più importante resta:
che effetto ha su di te questo tipo di comportamento?
Perché dinamiche così incoerenti e imprevedibili tendono a generare confusione, stress e senso di instabilità in chi le subisce.
Può essere utile quindi spostare il focus su ciò che è accettabile per te in una relazione e su come proteggerti da modalità che risultano svalutanti o aggressive. Una relazione sana dovrebbe offrire continuità, rispetto e chiarezza, anche nei momenti di difficoltà.
Più che cercare una definizione o un’etichetta per questa persona, è utile osservare il pattern relazionale che descrivi: reazioni molto intense (come bloccare o insultare), evitamento (cambiare strada) e poi un riavvicinamento improvviso. Sono modalità che indicano una difficoltà nella gestione delle emozioni e delle relazioni, ma questo non è sufficiente per formulare una diagnosi.
Al di là di come si possa definire l’altra persona, la domanda più importante resta:
che effetto ha su di te questo tipo di comportamento?
Perché dinamiche così incoerenti e imprevedibili tendono a generare confusione, stress e senso di instabilità in chi le subisce.
Può essere utile quindi spostare il focus su ciò che è accettabile per te in una relazione e su come proteggerti da modalità che risultano svalutanti o aggressive. Una relazione sana dovrebbe offrire continuità, rispetto e chiarezza, anche nei momenti di difficoltà.
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