Domande del paziente (34)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera, grazie per aver condiviso come si sente.
    Quello che descrive può capitare quando, per vari motivi, si interrompono legami importanti: è naturale sentire mancanza, tristezza e anche il timore... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Salve, innanzitutto complimenti per il traguardo raggiunto. È comprensibile che un momento così importante possa attivare ansia, soprattutto quando è presente il timore del giudizio e della prestazione.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera, grazie per aver condiviso la sua situazione. Da ciò che racconta emerge una difficoltà nel trovare un equilibrio tra i suoi bisogni e quelli del suo compagno, soprattutto su un tema importante... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da ciò che racconta emerge una grande capacità di dare agli altri, che però sembra non trovare la stessa reciprocità, e questo può essere molto... Altro


    Non so come iniziare, non so se tutto questo mi farà bene o se mi porterà solo a crollare in un abisso il cui fondo non mi farà più risalire, sono tante cose in questo periodo, sono stanca, stanca di non sapere se avrò un futuro e come sarà il mio futuro, stanca di non accettarmi, stanca di non sapere affrontare nulla di tutto questo.
    Sono al limite, non c’è un giorno in cui io non pensi che sparire sia l’unica soluzione.
    Non so lottare, non so credere nelle cose fino in fondo, non so fare nulla, non so cosa provo la maggior parte delle volte.. sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca realmente.
    Voglio un amore, di quelli che ti strvolge, o forse no, forse voglio solo amore perché non ne ho mai avuto, o l’ho avuto?
    Quello con mio padre era un rapporto vero? Si comportava veramente da padre con me? Me ne pentirò di non parlagli quando morirà? Che fine farò io quando l’unico modo per parlargli sarà sotto 3 metri di terra?
    Perché non riesco a essere quella di prima? Perché non riesco a rialzarmi? Perché non riesco più a studiare e a concentrarmi? Non ho mai fatto il massimo e me lo riconosco ma perché ora non riesco a fare neanche quel minimo? Cosa sta succedendo? Perché non ho più il controllo del mio dolore? Perché gli sto permettendo di bloccarmi in questo loop continuo?
    Perché continuo a dormire quando in realtà è l’ultima cosa che vorrei fare?
    Perché continua a farmi domande a cui non avrò risposte?
    Perché continua a venirmi in mente il suicidio? Perché non riesco a vedere un futuro per me?
    Perché non ho un hobby?
    Pecche non so cosa mi piace?
    mi piace tutto o non mi piace nulla?
    Perche penso a aron ma solo se nello stesso pensiero c’è Emanuele?
    La storia di Simone che significa?
    Perché ogni menzogna che mi racconto poi finisco per reagire come se fosse vera.
    Perché quando provo a esternare cosa penso non faccio altro che farmi domande senza darmi risposte a esse?
    Perché lo sto facendo adesso?
    Che colpa ne ho io?
    Che senso ha la mia vita adesso?
    Sono stanca di dormire e svegliarmi l’indomani e sentirmi come adesso. Ma dormire è l’unico modo per non sentire il caos che provo adesso
    Lo provo sempre in realtà
    Che lezione devo imparare ancora?
    Perché l’amore non arriva?
    Cosa devo capire prima che arrivi?
    È questo no?
    Il motivo.
    Devo imparare ad amare prima di amare realmente se no finisco per ferire le persone
    E chi pensa a me?
    Tutte le volte che mi hanno ferito, che mi hanno usato.
    Non ho più voglia
    Tutto questo male
    Mi porta solo più confusione
    E scriverlo è stato peggio
    Mi sta ricordando tutte le cose brutte che provo e continuerò a provare perché non cambierò
    Sono questa da anni
    Sento che non cambierò. Grazie per qualunque punto di vista riusciate a fornirmi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Salve, grazie per aver condiviso con sincerità ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una profonda stanchezza emotiva e il peso di molte domande che sta cercando di affrontare da sola da tempo. Quando il dolore interiore diventa così intenso, è comprensibile sentirsi confusi, bloccati e senza prospettive.
    In momenti come questi è importante non minimizzare la sofferenza e non restare soli con pensieri così pesanti. Un supporto psicologico può offrirle uno spazio sicuro in cui dare senso a ciò che prova, alleggerire il carico emotivo e ritrovare gradualmente punti di riferimento.
    Le difficoltà che descrive non definiscono chi è, né significano che non possa stare meglio. Chiedere aiuto è già un primo passo importante. Le consiglio di rivolgersi quanto prima a un professionista per essere accompagnata in questo momento delicato. Un caro saluto.


    salve a tutti gentili psicologi ..
    domani ho un esame all università di storia medievale ma non riesco a ripetere oggi e mi sento molto bloccata ... il blocco mi paralizza. Come posso superare queste situazioni? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Salve, capisco la fatica e la tensione che sta vivendo in questo momento. Quando un esame è vicino può accadere che l’ansia prenda spazio e trasformi la preoccupazione in un blocco che sembra paralizzare, anche quando si hanno risorse e capacità.
    In questi casi può essere utile non chiedersi di fare tutto subito, ma ripartire da un passo molto piccolo: scelga un solo argomento e si dia 15 minuti per ripeterlo senza pretendere perfezione. Spesso iniziare, anche poco, aiuta a sciogliere il blocco.
    Cerchi anche di fare qualche respiro lento e di ricordarsi che un esame non definisce il suo valore personale. Si conceda fiducia e gentilezza: sta già facendo del suo meglio in una situazione stressante. Le auguro di affrontare questa prova con maggiore serenità. Un caro saluto.


    Buongiorno, sono una studentessa universitaria di 20 anni e vorrei chiedervi se un mio sospetto è fondato. Sto cercando di capire se ciò che sperimento possa rientrare in un profilo di neurodivergenza (come l'ADHD) o se sia riconducibile a una disregolazione emotiva e ansiosa. Ho provato a fare una lista di ciò che provo/che ho passato:

    —Talvolta soffro di insonnia causata da pensieri stupidi che non riesco a fermare. Riesco ad addormentarmi solo se sono veramente esausta.
    —In merito ai pensieri che non riesco a fermare, mi sento come se avessi una sottospecie di disco rotto nel cervello che non smette mai di suonare.
    —Mi capita molte volte di sentirmi 'fuori luogo' e di ripensare a ciò che dico/faccio. Se commetto un errore ci rimurgino sopra per ore.
    —Ho sempre avuto difficoltà a seguire le lezioni sia scolastiche che universitarie. Dopo un po' il mio cervello si disconnette, e perdo il filo. A tal proposito, mi capita di dimenticare le cose sul momento e di interrompere una conversazione prima che mi scordo qualcosa.
    —Sotto forte stress tendo a dissociarmi.
    —A causa di molti di questi punti mi è capitato di avere episodi depressivi.

    Vorrei solo sapere se sia opportuno intraprendere un percorso diagnostico specifico o meno. Vi ringrazio per la disponibilità.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Salve, comprendo il dubbio e la fatica che sta vivendo nel cercare di capire ciò che le sta accadendo. I vissuti che descrive possono essere legati a fattori diversi, come difficoltà attentive, ansia, stress o momenti di particolare sovraccarico emotivo, per questo è importante non trarre conclusioni da soli.
    Considerando l’impatto sul sonno, sul percorso universitario e sul benessere generale, potrebbe essere utile rivolgersi a un professionista per un approfondimento mirato. Un percorso psicologico può aiutarla sia a comprendere meglio il suo funzionamento sia a individuare strategie efficaci per stare meglio.
    Un caro saluto.


    Buongiorno dottori ho una domanda da farvi faccio una terapia da molto tempo per ansia e disturbo dell umore però non riesco a prendere tutta la terapia perché sento che quando prendo tutti i farmaci il corpo mi cambia molto sento questa calma addosso molta sedazione che è benefica ma che mi porta a toglierli sistematicamente aggravano magari gli impulsi ogni tanto del gioco non so come fare per risolvere una volta per tutte questa situazione voi cosa ne pensate grazie per l aiuto

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Salve, comprendo il disagio che sta vivendo. Quando una terapia provoca effetti difficili da tollerare, è importante non scoraggiarsi e confrontarsi con lo specialista che la segue, senza modificare autonomamente la cura.
    Spesso è possibile rivedere il trattamento e trovare un equilibrio più adatto alle proprie esigenze. Anche un supporto psicologico può essere utile per affrontare ansia, umore e difficoltà nella gestione degli impulsi.
    Le consiglio di parlarne con il professionista di riferimento per individuare insieme la soluzione migliore. Un caro saluto.


    Figlia quasi 16 enne, mai avuto dubbi sul suo orientamento sessuale, almeno così sembrava. Ha sempre avuto interesse per i maschi, coetanei. Da un po' di tempo è "attaccata" ad un'amica, a cui anche io voglio bene, che è lesbica. Mia figlia dice di essere innamorata di lei. La cosa mi ha spiazzato. Parto dal presupposto che non giudico e sono favorevole a tutte le forme di amore, ma dico che mi ha spiazzato perché non avrei mai sospettato una cosa del genere non avendo mai visto atteggiamenti che potessero farlo pensare. Secondo voi, è possibile che sia infatuazione? Non so come spiegarmi meglio. Le ragazze stanno sempre insieme, ogni cosa che fanno se lo comunicano telefonicamente. Ho il sospetto che mia figlia sia confusa tra affetto amichevole e amore. La mia è una ragazza che, se vuole bene a qualcuno, si focalizza solo su quella persona. Faccio una domanda che può sembrare cattiva e cruda, ma non lo è.
    L'essere lesbica, le è scaturita stando sempre a contatto con l'amica? Perché so che i gay, comunque, sanno già da sempre dentro di sé cosa gli piace e cosa no. Ho parlato con lei a cuore aperto dicendo che a me importa solo della sua felicità. Non la giudico e sa che da parte mia c'è sempre il massimo sostegno.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera, grazie per aver condiviso un tema così delicato. In adolescenza è possibile vivere sentimenti intensi e fasi di esplorazione affettiva e identitaria, che non necessariamente devono essere interpretate come definitive o “causate” da qualcuno. L’orientamento sessuale non nasce dal contatto con altre persone, ma è qualcosa di più complesso e personale.
    Più che cercare una definizione, può essere utile continuare a offrirle uno spazio di ascolto e accoglienza, come sta già facendo, così che sua figlia possa comprendere serenamente ciò che prova.
    Se il dubbio o la preoccupazione persistono, può essere utile confrontarsi con un professionista per essere accompagnati in questo momento. Un caro saluto.


    Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.

    Grazie e saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da ciò che descrive sembra esserci una difficoltà legata soprattutto all’anticipazione: quando un evento è programmato con largo anticipo, il pensiero diventa molto presente fino a bloccarla, mentre nella spontaneità riesce a viverlo con maggiore serenità.
    Questo può essere collegato a meccanismi ansiosi più che a un’anedonia, ma è importante non trarre conclusioni da soli. Considerando che questa situazione la accompagna da tempo, potrebbe essere utile un percorso psicologico per comprenderla meglio e trovare strategie per gestirla con più libertà. Un caro saluto.


    Buon pomeriggio, sono una mamma di due bambine la più grande a tre anni e mezzo e la più piccola sette mesi, veniamo da una situazione un po’ complessa dopo un anno e un mese dove vedo Mamma e il Papà ogni due settimane solo il weekend perché per motivi lavorativi si è trasferito all’estero, adesso in maniera definitiva ci siamo trasferiti da lui alla Grande è molto contenta di essersi avvicinato a lui, perché in questo anno lo ha cercato tanto giustamente, ma con Mio Marito abbiamo notato che nonostante durante l’arco della giornata gli facciamo fare molte attività tra parco ciò che a casa non giocare con la sorellina oppure portare fuori il cane ci rendiamo conto che non è mai contento nel senso che ha sempre atteggiamenti molto irrequieti, cosa che prima non aveva. Molto spesso urla cerco principalmente io di cercare di capire quale sia il problema di chiedergli come si sente come sta se le piace stare qui o se le manca qualcuno o qualcosa, ma la sua risposta è sempre quella che lei è contenta di essere qui con il papà e che vuole il papà sicuramente incide molto il fatto che a cui non conosce nessuno a parte quattro bambini, ma che andando a scuola li vede molto raramente quando incontra qualche bimbo al parco si vergogna e non vuole parlargli dovuto alla lingua e quindi è molto trattenuta. Durante la notte, nonostante avesse iniziato a dormire nella sua stanza, è molto contenta di dormirci da una settimana a questa parte ha iniziato a dormire nel lettone e quando do il latte alla piccola. Lei interviene sempre dicendo che vuole le coccole e inizia a lagnarsi . In certi momenti mi dispiace perché immagino anche per lei sia un grande cambiamento però allo stesso tempo non gli manca nulla perché è super coccolata e sempre fuori a giocare e fare 1000 attività, quindi non capisco come sia possibile che lei faccia ancora capricci e che si attacchi anche alla minima sciocchezza. Cosa posso fare? Avete qualche consiglio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buon pomeriggio, grazie per aver condiviso una situazione così delicata.
    I comportamenti che descrive sono comprensibili alla luce dei cambiamenti importanti che vostra figlia ha vissuto: il ricongiungimento con il papà, il trasferimento, una nuova lingua e l’arrivo della sorellina. A questa età è frequente che i bambini esprimano il disagio attraverso irritabilità, regressioni (come cercare il lettone) e maggiore bisogno di attenzioni.
    Il fatto che dica di essere contenta non esclude che stia comunque faticando ad adattarsi.
    Può essere utile offrirle tempo, rassicurazione e momenti esclusivi con voi, senza interpretare questi comportamenti come “capricci”, ma come un bisogno di sicurezza. Anche mantenere routine prevedibili può aiutarla molto.
    Se le difficoltà persistono, un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva può essere di supporto.
    Un caro saluto.


    Save sono una ragazza di 23 anni che lavorava in un supermercato ho iniziato a soffrire di vertigini da stress ansia forte e attacchi di panico fino a non uscire piu di casa ma passare le giornate a casa piangendo.. ho iniziato a prendere zoloft adesso da cinquantaquattro giorni ho aumentato a zoloft + levopraid + xanax pomeriggio e mirtazapina la sera e sembra che piano piano stavo recuperando adesso da due giorni sto risentendo un po d ansia e vuoti di testa improvvisi ebato avemdo un po paura è una cosa normale che ci vigliono piu giorni o sto tornando indietro?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera,
    è comprensibile che questo cambiamento la preoccupi, soprattutto dopo un periodo di miglioramento. Nelle fasi iniziali o nei cambi di terapia può capitare di avere oscillazioni nei sintomi, senza che questo significhi necessariamente un peggioramento stabile.
    Detto questo, è importante confrontarsi con il medico che la segue, per valutare insieme l’andamento della terapia e eventuali aggiustamenti.
    Accanto ai farmaci, un supporto psicologico può aiutarla a gestire l’ansia e i momenti di difficoltà con maggiore stabilità.
    Un caro saluto.


    Buongiorno, sono turbata da una situazione che si è venuta a creare in casa. Mio figlio di 19 anni e suo padre hanno avuto una litigata tremenda. E' partita da una sciocchezza per la quale mio marito si è rivolto in tono sgradevole ai nostri figli. Mia figlia ha ignorato, mio figlio ha avuto uno scatto di rabbia sproporzionata e preteso scuse. Mio marito si è irrigidito e ha cominciato con attacchi personali molto cattivi nei confronti di mio figlio. Io cercavo di calmare entrambi senza riuscirci. E' intervenuta anche mia figlia per aiutarmi. Siamo riuscite a riportare mio figlio alla calma ma mio marito rilanciava di continuo, fino a quando mio figlio ha accettato che la sorella lo portasse fuori dalla stanza. Da allora sono passate 3 settimane e non si parlano più. Quando si trovano insieme si ignorano, fanno come se l'altro non fosse presente in stanza. Mio figlio è ancora pieno di rabbia e mio marito non vuole fare aperture, sembra preferire tagliare i ponti. Non so come aiutare alla ripresa del dialogo per ripartire e riparare il rapporto. Sarei grata se mi poteste dare suggerimenti in merito. vi ringrazio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata.
    Quando i conflitti sono molto intensi, come quello che descrive, è comprensibile che le persone coinvolte si chiudano e fatichino a riavvicinarsi, soprattutto se entrambi si sentono feriti.
    Forzare un chiarimento immediato spesso non è efficace: può essere più utile favorire un riavvicinamento graduale, partendo da piccoli segnali di apertura e da momenti meno carichi emotivamente.
    In queste situazioni può essere molto utile un supporto esterno, come una consulenza familiare o una mediazione, che aiuti a ristabilire il dialogo in uno spazio protetto.
    Un caro saluto.


    Domande su consulenza psicologica

    Da settembre ormai penso di avere un dca, ho perso 10kg, se mangio una volta al giorno e già tanto e ormai il cibo controlla tutta la mia vita. Vorrei spiegarlo ai miei genitori ma non voglio essere un peso per loro e in più non voglio curarmi: ho raggiunto il peso che mi piace e mi vedo bene, ho ancora energie, sono brava nel mio sport, esco sempre e sono circondata dalle mie amiche. Se spesso sento storie di persone che per il dca hanno smesso di vivere, io invece continuo la mia vita tranquillamente ma vedendomi anche meglio. Vorrei che i miei genitori non mi costringessero a riprendere peso o a mangiare, ma capissero il mio problema anche perché continuare a mentire sul cibo mi fa sentire molto in colpa. Si sono accorti che sono dimagrita tanto ma non immaginano sia per questo, anche perché con loro io mi fingo sempre entusiasta di mangiare. L’unica cosa che mi preoccupa è che non ho il ciclo da 8 mesi e so che non è sano. Da una parte io continuo ad amare il cibo ma un lato di me non vede altro che calorie da bruciare, e se mangio troppo riprenderei tutti i kili. So che ci vogliono 7000kcal per ingrassare, ma essendo in sottopeso (45kg, sono alta 1,65m) invece li riprenderei tutti dal primo all’ultimo e la cosa mi terrorizza. In più mi sento in colpa perché prima amavo mangiare e il cibo, non mi preoccupava l’estetica e anzi, mi vedevo benissimo e magra. So che ero magra, ma non abbastanza. Ora anche non sono magra abbastanza, ma il peso sulla bilancia mi piace di più e sono più felice. Mangio per mantenere quel peso, non voglio dimagrire né ingrassare. Il problema è che ora non riesco più a mangiare che ho tantissimo reflusso e per questa ragione i miei genitori mi hanno accompagnata anche da un medico, ma credo che questo reflusso sia dovuto al mio problema con il cibo. Comunque so che i dca sono malattie che solo un dottore può dirmi di avere dopo analisi ecc, ho scritto così solo perché il nome disturbo alimentare mi sembra esattamente quello che descrive il mio problema. Non ho più fame, posso non mangiare per due giorni interi e non sentire nulla, e questo da un lato mi spaventa. Non capisco vorrei solo che i miei genitori mi lasciassero continuare mangiare così ma so che vorranno che io torni come prima. So che gli altri non mi amano per come sono esteticamente né per quanto peso, ma io mi piaccio più magra e questo è il modo per essere più magra e a me va bene. Come posso spiegare tutto questo si miei genitori senza farli preoccupare?? non voglio essere un peso

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Salve, dalle sue parole emerge molta sofferenza ma anche una grande lucidità nel riconoscere ciò che sta accadendo. Il fatto che il cibo, il peso e le calorie stiano occupando così tanto spazio mentale, insieme alla perdita del ciclo da diversi mesi, sono segnali che meritano attenzione e ascolto, non giudizio.
    Capisco anche il conflitto che descrive: da una parte sente di stare andando avanti nella quotidianità e di vedersi meglio, dall’altra racconta paura, senso di colpa, difficoltà nel vivere serenamente il rapporto con il cibo e timore rispetto a ciò che sta accadendo al suo corpo. Parlarne con i suoi genitori non significa essere un peso. Significa permettere alle persone che le vogliono bene di starle accanto in un momento delicato. Non è necessario sentirsi già pronti a cambiare tutto per chiedere aiuto. A volte il primo passo è semplicemente riuscire a dire: “Sto facendo fatica e non riesco più a gestire tutto da sola”.
    Le difficoltà che descrive meritano uno spazio di approfondimento con professionisti esperti, sia per gli aspetti fisici sia per quelli emotivi. Chiedere supporto non vuol dire perdere il controllo, ma prendersi cura di sé con maggiore sicurezza e consapevolezza.
    Le auguro di potersi avvicinare a questa sofferenza con la stessa gentilezza che probabilmente riserverebbe a una persona cara nella sua situazione. Un carissimo saluto.


    Buonasera, sono la mamma di Diego un ragazzo di quasi 14 anni dolce, gentile da sempre..sin da piccolo è sempre statoi un bambino molto vivace ammetto di averlo contenuto abbastanza con continui richiami, ma era veramente un terremoto . I primi anni della scuola dell infanzia sono stati duri, cercava di attirare l attenzione ..scarabocchiando il foglio del compagno, facendo piccoli dispetti, e non c'è stato giorno in cui le sue maestre non mi abbiano fermato per riferirmi tutto ciò..feci anche i controllo per verificare nel caso fosse ADHH ..ma nulla mi fu solo detto che era un ragazzino dal temperamento dinamico!Gli anni delle elementari sono trascorsi tranquilli, vivace ma nulla di che! Gli anni delle medie invece sono stati tosti! Ora è in terza media la sua classe è composta da un gruppo maschile che si trascina dalla materna , ed in piu giocano anche a basket insieme da anni..beh lui si è sempre sentito escluso , non accettato a pieno sebbene siano usciti anche tante volte insieme, come se questo fosse un gruppo ermetico !La sua risposta a cio è che risulta infantile, è come se ogni giorno dovesse fare intrattenimento , chiaramente afferma "se non faccio ridere mi sento non valido"si agita, esagera e per far ridere ha preso anche una nota disciplinare! inutile stare a dire che in casa parliamo tantissimo cerco di fargli capire che non deve performare per valere....ma la mia paura piu grande è che possa crescere insicuro e che x tutta la vita abbia questa richiesta di attenzioni.. cosa dobbiamo fare?grazie mille

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Salve, da ciò che racconta emerge un ragazzo molto sensibile, che probabilmente vive con fatica il bisogno di sentirsi accettato e riconosciuto dal gruppo. A questa età il sentirsi “parte” è molto importante e, quando ci si percepisce esclusi o poco considerati, alcuni ragazzi possono cercare attenzione attraverso comportamenti eccessivi o provocatori.
    Il fatto che lui riesca anche a verbalizzare il timore di “non sentirsi valido” è un elemento prezioso, perché mostra una consapevolezza emotiva importante.
    Più che focalizzarsi solo sul comportamento, può essere utile aiutarlo a costruire un senso di valore personale che non dipenda esclusivamente dall’approvazione degli altri. Il dialogo che avete già con lui è sicuramente una risorsa.
    Un supporto psicologico potrebbe aiutarlo a lavorare sull’autostima, sul senso di appartenenza e sulle modalità relazionali, in una fase così delicata della crescita. Un caro saluto.


    Salve dottori a volte porgo domande su curiosità e dubbi in forum del genere cerco appunto dei forum di professionisti mi chiedevo quando basti scrivere su forum del genere oppure quando c’è bisogno di un incontro reale ? Spesso dove aver ricevuto risposte alle mie domande comunque mi risolvono il dubbio , ma quando è attendibile ? Grazie per una vostra risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Salve, i forum e le risposte online possono essere utili per avere un primo orientamento, sentirsi meno soli o chiarire dubbi generali. Tuttavia, non possono sostituire un incontro diretto con un professionista, soprattutto quando il disagio è intenso, persistente o incide sulla vita quotidiana.
    Una risposta online è attendibile quando aiuta a comprendere meglio una situazione senza fare diagnosi affrettate o dare soluzioni “assolute”. Quando invece c’è bisogno di approfondire la propria storia, comprendere le cause del disagio o ricevere un aiuto personalizzato, è importante rivolgersi direttamente a un professionista. Un caro saluto.


    Salve, sono un ragazzo di 24 anni e frequento l'ultimo anno di giurisprudenza (V). Fin dal primo anno ho rimandato l'esame più importante (ossia, diritto privato) dicendo sempre a me stesso che alla prima sessione disponibile lo avrei dato. Il problema è che ad oggi non l'ho ancora dato (magari perché la mole di lavoro è troppo pesante e mi passava la voglia di studiare, ansia di presentarmi all'esame e andare male o, peggio, essere bocciato) e non solo sono molto in ritardo con gli altri esami perché diritto privato è un esame propedeutico, ma sicuramente andrò anche 1 o 2 anni fuoricorso e questo mi crea un forte disagio ed ansia che non riesco più a gestire, perché i miei genitori non sanno nulla di questa situazione. Vedendo i miei colleghi che si laureranno in corso, mi sento sempre diverso e spento ma, purtroppo, mi sono accorto troppo tardi che questa facoltà non faceva per me e avrei tanto voluto farne un'altra. Tuttavia, ormai sono all'ultimo anno e cambiare non avrebbe senso perché avrei sprecato solo tempo e fatto buttare soldi ai miei genitori che non so come la prenderebbero. Chiedo urgentemente un consiglio perché non so con chi parlarne e ho stra paura per il mio futuro in quanto non vorrei rimanere indietro rispetto ai miei amici e deludere i miei genitori che, ripeto, non so come la prenderebbero. Grazie in anticipo a chi potrà aiutarmi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera, quello che descrive sembra più vicino a un forte blocco legato all’ansia, alla paura di fallire e al peso delle aspettative, che a una mancanza di capacità. Spesso, quando un esame assume nel tempo un valore così importante, il pensiero di affrontarlo può diventare paralizzante e portare a continui rimandi, alimentando ancora di più senso di colpa e sfiducia.
    Mi colpisce anche quanto lei si senta solo nel portare tutto questo, soprattutto con la paura di deludere i suoi genitori e di sentirsi “indietro” rispetto agli altri. Tuttavia il suo valore personale non coincide con un esame, con i tempi universitari o con il fatto di essere fuoricorso.
    Forse, prima ancora di decidere se questo percorso sia davvero il suo o meno, potrebbe esserle utile trovare uno spazio in cui comprendere meglio cosa la stia bloccando così profondamente e con quale carico emotivo stia affrontando questo periodo. Chiedere supporto non significa essere deboli, ma evitare di continuare a combattere tutto da solo.
    A volte il primo passo non è “risolvere tutto”, ma riuscire finalmente a condividere la fatica che si sta vivendo.


    Buongiorno, Volevo un parere per quanto riguarda il mio bimbo di quasi 2 anni, li compirà a luglio. È un bambino molto sveglio, parla da un po’, ripete tutto, è un piccolo pappagallino. Molto socievole con i bambini, ha iniziato il nido a febbraio e non ha mai pianto un giorno. Non ha comportamenti che mi preoccupano, è ubbidiente, mi ascolta e fa ciò che gli dico. Però ha un lato che mi preoccupa: se sente cantare a voci molto elevate, battere le mani, se vede candele accese, inizia a piangere e non smette più, è letteralmente terrorizzato. Le feste di compleanno sono qualcosa da cui stare lontano. A casa però chiede la musica in tv ad alto volume e non piange, anzi balla e si diverte. E non parliamo dei fuochi d’artificio! Ultimamente si è spaventato così tanto che, il giorno dopo, siamo tornati nel posto in cui c’era stato lo spettacolo, ha riconosciuto il luogo in cui li avevamo visti ed ha ricominciato a piangere dicendo di voler andare via. Inoltre succede anche che, quando andiamo in vacanza per esempio, e cambiamo quindi casa e abitudini non fa altro che piangere, ci sono volte che non vuole nemmeno entrare nella stanza di hotel. Lo devo convincere e piano piano entra e, tasto dolente, diventa una guerra lavarlo. Entrare dentro la doccia per lui è il terrore, è abituato a fare il Bagnetto dentro la vasca e lui ama farlo, non uscirebbe mai, ma quando faccio la doccia con il getto del doccino, è una strage. Alla base, noto che è un bimbo pauroso, lo vedo dal fatto che se capita un rumore lui salta dalla sedia dallo spavento e corre subito da noi, mamma e papà. Secondo voi come devo interpretare questo atteggiamento?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera, grazie per aver condiviso le sue osservazioni.
    Da ciò che racconta, suo figlio sembra mostrare reazioni di forte paura in alcune situazioni specifiche, in particolare quando sono presenti rumori intensi, stimoli improvvisi o cambiamenti rispetto alle sue abitudini. Allo stesso tempo, descrive un bambino socievole, curioso e capace di adattarsi bene ad altri contesti, come l'inserimento al nido.
    A questa età può capitare che alcuni bambini reagiscano con maggiore timore a determinate esperienze, soprattutto se percepite come nuove, molto intense o poco prevedibili.
    Più che interpretare questi comportamenti come un problema, potrebbe essere utile continuare ad accogliere le sue paure, rassicurarlo e accompagnarlo gradualmente nelle situazioni che lo mettono in difficoltà, senza forzarlo.
    Se nel tempo dovesse notare che queste reazioni diventano più frequenti o interferiscono significativamente con la sua quotidianità, potrebbe essere utile confrontarsi con uno specialista dell'età evolutiva per un approfondimento.
    Un caro saluto.


    Salve, sono un ragazzo di 24 anni e da un paio di anni mi sento sempre giù di morale, come se la mia vita avesse poco senso. Ho pochi amici ma non mi considerano più di tanto, passando spesso i sabati sera a casa. Tuttavia, la cosa più importante è che sono indietro con gli esami universitari e non mi piace la facoltà che frequento. Di quest'ultima cosa me ne sono accorto troppo tardi ma non ho avuto mai il coraggio di affrontare realmente la situazione e cambiare percorso per paura che i miei si potessero arrabbiare. Speravo di poter rimettermi in pari almeno con gli esami, ma ora è troppo tardi e più i giorni passano e più mi accorgo che sto perdendo solo tempo, oltre ai tanti soldi che i miei genitori hanno già speso per pagarmi gli studi. Loro non sanno nulla di questa situazione e non so come uscirne. Chiudi gentilmente un aiuto!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera, dalle sue parole emerge una grande fatica che sembra accompagnarla da tempo. Oltre alle difficoltà universitarie, colpisce il senso di solitudine, la perdita di motivazione e la sensazione di essere bloccato in una situazione che non sente più sua. Portare tutto questo da solo può diventare davvero molto pesante.
    Mi colpisce in particolare quando dice di essersi accorto che la facoltà non le piace, ma di non aver trovato il coraggio di affrontare la situazione per paura della reazione dei suoi genitori. A volte, nel tentativo di non deludere gli altri, si finisce per allontanarsi sempre di più da ciò che si desidera davvero, accumulando sofferenza e senso di colpa.
    A 24 anni non è troppo tardi per fermarsi, riflettere e rivalutare il proprio percorso. Questo non significa aver fallito, ma provare a comprendere quale direzione sia più in linea con i propri bisogni e obiettivi.
    Credo che potrebbe esserle utile non affrontare tutto questo da solo. Un supporto psicologico può aiutarla a fare chiarezza su ciò che sta vivendo, a gestire la paura del giudizio e a capire come comunicare questa situazione ai suoi genitori in modo più sereno.
    Un caro saluto.


    Buongiorno, sono un genitore di un ragazzo adulto a cui è stata diagnosticata adhd. Purtroppo lui mi vuole tener fuori e vuole gestire tutto da solo. Non so come comportarmi e come aiutarlo. Quando era bambino non abbiamo mai avuto nessun sentore in merito e purtroppo non siamo intervenuti prima. Da quando ho saputo che mio figlio soffre di adhd ho un tarlo fisso di capire come poter intervenire per aiutarlo e non commettere errori che possano influire sulla sua situazione. Specifico che sta gestendo da solo le visite per la prognosi e tutto il resto. L'unica cosa dove mi ha fatto partecipe è il fatto che gli è stata diagnosticata.
    Chiedo gentilmente un consiglio in merito.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Marianna Erriu

    Buonasera, si percepisce quanto tenga a suo figlio e quanto desideri essergli vicino in questo momento. È comprensibile che, dopo aver ricevuto questa notizia, senta il bisogno di capire come aiutarlo e che si interroghi sul passato, ma è importante ricordare che non sempre l'ADHD viene riconosciuto durante l'infanzia, soprattutto quando alcuni segnali sono meno evidenti.
    Da ciò che racconta, suo figlio sembra aver scelto di affrontare questo percorso in autonomia. Anche se può essere difficile da accettare come genitore, rispettare questa sua scelta può essere già una forma importante di sostegno. Sapere di poter contare sulla sua presenza, senza sentirsi pressato o controllato, potrebbe aiutarlo a coinvolgerla quando si sentirà pronto.
    Più che cercare di intervenire direttamente, potrebbe essere utile fargli sapere che è disponibile ad ascoltarlo, informarsi sull'ADHD e accoglierlo senza giudizio qualora decidesse di condividere qualcosa con lei.
    Se sente molta preoccupazione o fatica nel gestire questa situazione, potrebbe essere utile anche per lei confrontarsi con un professionista, così da trovare il modo migliore per accompagnare suo figlio rispettando i suoi tempi e la sua autonomia.
    Un caro saluto.


Domande più frequenti

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.