Come si fa dopo una rottura extraconiugale con il proprio capo? Da un lato ci soffro si ,e onestame
Come si fa dopo una rottura extraconiugale con il proprio capo? Da un lato ci soffro si ,e onestamente c’è sentimento ,da un giorno a l altro nn puoi dimenticarti di una persona specialmente dooo parecchi anni,è stata dolorosa ,sono stati bei momenti in cui c era armonia,ma anche momenti in cui ci stavano mancanze di rispetto da parte sua ,sminuendo e offendendo pesantemente sia a lavoro che nella sfera privata e tra l altro nn chiedendo scusa,potevano passare giorni ma nn gli interessava anzi dovevo fare io il primo passo,comunque ,a causa di un mess mio ,che sicuramente avrà interpretato diversamente ha deciso di porre delle distanze ,naturalmente anche con insulti e parole offensive ,dicendomi chi ca… ti credi di essere,mi ha rinfacciato ogni cosa come sempre,come il fatto di vedersi poco,tant è che ha detto tu adesso nn mi vedi più,secondo il suo punto di vista , il fatto di sentirsi sempre sotto pressione se chiedevo qualcosa ,quindi mi fa capire che nn lo faceva perché lo sentiva da dentro,ma perché io gli mettevo solo pressione oppure accusando me che non voglio vedermi ,che ci siamo visti poco perché giustamente è sempre colpa mia o addirittura di una terza persona ,inizialmente dice che nn ci è rimast male ma poi sputa questo e altro . L altra parte di me si sente più tranquillo nel senso che il fatto di non fare più ste cose di nascosto ,fare attenzione e tutto ciò iniziava a stancarmi ,e a lungo andare diventa stancante.anche il mio rapporto di coppia è migliorato sinceramente Comunque io inizialmente ho provato a chiamare x chiarire la situazione ,provato a chiamare più volte nn rispondeva ,poi finalmente mi chiama e mi dà dello stalker addirittura .al mio paese se 2 persone ci tengono trovano il modo x chiarire,insomma dice che x quanto sono pesante non ne valgo uno ma bensì 2 di marito/moglie .continua con le parole offensive insulti urla e anche parolacce e che vuole distanza ,io ci ho pensato bene e alla fine gli scrissi un bel messaggio con tutto ciò che avevo in corpo ,ho inziato anche io a rinfacciare ,a offendere su tutti gli ambiti anzi un po’ pesantemente ,dopo anni sono riuscit a ribellarmi ,e dicendo che a me al di fuori del lavoro non mi vedra’ più e che mi fanno schifo tutti questi insulti persino sull ambito lavorativo .diciamo un messaggio pieno di risentimento dolore e frustrazione ma anche di ribellione Adesso come dovrò comportarmi ?specialmente dopo questo messaggio offensivo ?è una situazione abbastanza stressante . Ah mi ha anche detto se nn vuoi rimanere a lavorare te ne puoi anche andare ,anzi più di una volta me l ha rinfacciato . È un po anche colpa mia perché ho permesso che mi trattasse così ,avrei dovuto chiudere molto tempo fa..
18 risposte
La situazione che descrive è abbastanza complessa, comportando, risvolti non solo a livello emotivo ma anche nella gestione pratica della situazione lavorativa. La invito pertanto a contattarmi per un appuntamento anche online per affrontare la questione in maniera più agevole rispetto allo scambio di messaggi.
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Già. Condivido la sua conclusione. E aggiungo che questo è stato un rapporto fatto di violenza, quindi se lei percepisce colpa può essere utile che ne vada a parlare con uno psicologo in studio e si prenda cura di sé.
Buongiorno, da ciò che racconta emerge una situazione molto complessa, in cui si intrecciano aspetti affettivi, relazionali e lavorativi. Una relazione extraconiugale con il proprio datore di lavoro comporta inevitabilmente una forte asimmetria di potere, che può rendere ancora più difficile gestire la fine del rapporto e mantenere la necessaria serenità sul luogo di lavoro. È comprensibile che oggi provi emozioni contrastanti. Da una parte c'è il dolore per la perdita di una persona verso cui ha provato un sentimento; dall'altra riconosce anche il sollievo di non dover più vivere una relazione nascosta e caratterizzata, da quanto descrive, da frequenti offese, svalutazioni e mancanza di rispetto. Questi due vissuti possono coesistere e non si escludono a vicenda. Mi colpisce soprattutto il modo in cui descrive le dinamiche della relazione: insulti, umiliazioni, attribuzione costante delle colpe e difficoltà nel confronto. In una relazione affettiva sana, anche quando ci sono conflitti, il rispetto reciproco dovrebbe rimanere un punto fermo. Quando questo viene meno in modo ripetuto, è importante interrogarsi non solo su ciò che si è perso, ma anche su ciò che si è tollerato e sul perché sia stato così difficile porre dei limiti. Per quanto riguarda il messaggio che ha inviato, è comprensibile che, dopo anni di sofferenza e frustrazione, abbia sentito il bisogno di esprimere la propria rabbia. Tuttavia, oggi credo che l'obiettivo non debba essere aggiungere altre spiegazioni o cercare un ulteriore chiarimento, soprattutto se l'altra persona ha espresso chiaramente la volontà di interrompere il rapporto. Continuare il confronto rischierebbe soltanto di alimentare un conflitto che le sta già causando molto stress. In questo momento potrebbe essere utile concentrare le energie su di sé, cercando di ricostruire un equilibrio personale e di definire confini chiari nella relazione lavorativa. Se continuerete a lavorare insieme, mantenere un rapporto esclusivamente professionale potrà aiutarla a tutelare il suo benessere psicologico. Un percorso di psicoterapia può rappresentare uno spazio sicuro in cui comprendere cosa l'ha portata a rimanere così a lungo in una relazione che oggi riconosce come dolorosa, elaborare la fine del rapporto e rafforzare l'autostima e la capacità di stabilire relazioni più rispettose. Lavorare su questi aspetti può essere utile non solo per superare questa esperienza, ma anche per prevenire il ripetersi di dinamiche simili in futuro. Se dovesse accorgersi che la situazione lavorativa continua a essere caratterizzata da offese, umiliazioni o pressioni, potrebbe essere opportuno valutare anche un confronto con figure competenti in ambito lavorativo, così da tutelare i suoi diritti oltre al suo benessere. Le auguro di ritrovare, passo dopo passo, maggiore serenità e chiarezza.
Gentilissima, innanzi tutto se tutto questo la tocca ancora dentro, ovviamente é e sará difficile gestire la situazione lavorativa, visto che é il suo capo. Ecco perché le consiglio un’approfondimento personale, attraverso il colloquio psicologico di autenticazione. Così da fare chiarezza dentro di Lei e ritrovare la sua serenità, allora si potrà vedere il miglior modo di gestire questa situazione e fare le scelte più funzionali per lei. Saluti Dott. Maurizio Di Benedetto
Buonasera, da quello che racconta, non si tratta solo della fine di una relazione, ma della fine di un legame che per molto tempo è stato anche fonte di sofferenza, confusione e forte coinvolgimento emotivo. In queste situazioni è normale sentire due cose insieme: dolore per la perdita e allo stesso tempo sollievo per la chiusura di dinamiche pesanti e svalutanti. La reazione impulsiva che ha avuto va letta più come il segnale che un limite è stato superato da tempo, che come un semplice “errore”. Ora però non è utile continuare a chiarire o riaprire il confronto: rischia solo di aumentare il conflitto. Visto che questa persona è anche un superiore sul lavoro, è importante da adesso tenere i rapporti solo sul piano professionale, in modo molto essenziale e neutro, senza entrare più in questioni personali. Più che colpevolizzarsi per non aver chiuso prima, può essere utile chiedersi perché è rimasto così a lungo dentro una relazione che spesso le faceva male. Se la situazione continua a pesarle, può essere utile uno spazio di supporto per rielaborarla con calma. Un saluto.
Salve probabilmente sta elaborando questa separazione, che sembra anche aver portato diversi danni alla sua autostima e alla percezione di avere potere nelle sue azioni. Può valutare insieme ad un professionista psicologo di lavorare sul senso di colpa che sente ancora attualmente così come riflettere sulla situazione lavorativa, che risulta particolarmente stressante e soggetta a frequenti comunicazioni accusatorie. Valuti di prendersi cura della propria situazione personale e di sofferenza accumulata nel tempo. Spero di averle dato spunti di riflessione.
Buongiorno, è molto addolorato per la fine di questa relazione e per la situazione con cui dovrà convivere. Le consiglio un percorso psicologico che possa aiutarla in questo momento di grande difficoltà, anche per poter acquisire strumenti che in qualche modo possano permetterle con il tempo di mettere dei confini tra lei e questa persona. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, comprendo quanto sia complessa questa situazione, che intreccia sfera affettiva e ambito lavorativo. In ottica cognitivo-comportamentale, il primo passo è distinguere i pensieri automatici, spesso autosvalutanti, dai fatti oggettivi. Le suggerisco di annotare in un diario le emozioni ricorrenti e le eventuali distorsioni cognitive, come la personalizzazione o la colpevolizzazione. Un percorso di psicoterapia TCC potrà aiutarla a rielaborare il vissuto, ridurre la ruminazione e ricostruire un senso di autoefficacia. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Da ciò che racconta emerge chiaramente che non sta vivendo soltanto la fine di una relazione, ma anche la difficoltà di continuare a lavorare accanto a una persona con cui ha condiviso per anni un coinvolgimento emotivo importante. È comprensibile che questo le provochi sentimenti contrastanti. Da una parte dice di soffrire perché c'è stato un legame significativo e perché non è possibile dimenticare una persona da un giorno all'altro. Dall'altra parte riconosce qualcosa di molto importante: una parte di lei si sente anche più tranquilla, perché quella relazione era diventata faticosa, fatta di segreti, tensione continua e paura di essere scoperti. Mi sembra un passaggio molto significativo, perché racconta che dentro di lei convivono contemporaneamente il dolore della perdita e il sollievo per la fine di una situazione che stava diventando sempre più pesante. Dal suo racconto emerge anche un altro elemento che credo meriti attenzione. Lei descrive numerosi episodi in cui si è sentita offesa, sminuita, insultata, sia sul lavoro sia nella sfera privata. Racconta che spesso era lei a dover ricucire il rapporto dopo un litigio e che le scuse arrivavano raramente, se arrivavano. Questo non significa negare i momenti belli che ci sono stati, ma è importante che, nel ricordare questa relazione, riesca a mantenere uno sguardo completo e non focalizzato soltanto sui ricordi positivi. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, quando una relazione termina in modo conflittuale è molto frequente che la mente continui a ripercorrere gli ultimi episodi, le discussioni, i messaggi inviati e ricevuti, chiedendosi continuamente cosa si sarebbe potuto fare diversamente. È un tentativo di trovare un senso e di ridurre il dolore, ma spesso finisce per mantenerlo vivo. Lei chiede come comportarsi adesso, soprattutto dopo quel messaggio molto duro che gli ha inviato. Credo che la cosa più importante sia provare a considerare quel messaggio per quello che probabilmente è stato: l'espressione di anni di sofferenza, rabbia, frustrazione e del desiderio, finalmente, di non subire più passivamente. Non serve giudicarsi per aver reagito in quel modo, ma forse da questo momento in poi potrebbe essere utile scegliere una strada diversa, orientata non più al confronto emotivo con lui, ma alla tutela di se stessa. Mi ha colpito una frase che ha scritto: "è anche colpa mia perché ho permesso che mi trattasse così". La trasformerei leggermente. Più che parlare di colpa, parlerei di consapevolezza. Oggi riesce a vedere che alcune dinamiche non le facevano bene e che avrebbe voluto porre dei limiti molto prima. Questa consapevolezza è preziosa, non perché serva a rimproverarsi, ma perché può aiutarla a costruire relazioni future più equilibrate. Da questo momento, considerando anche il fatto che lui è il suo responsabile lavorativo, credo che possa essere utile mantenere il rapporto esclusivamente sul piano professionale. Questo non come forma di punizione o di rivalsa, ma come modalità per proteggersi e permettere alle emozioni di ridursi gradualmente. Ogni tentativo di riaprire discussioni personali rischierebbe probabilmente di riattivare una dinamica che, da quello che descrive, le ha provocato molta sofferenza. Mi sembra inoltre importante riflettere sul fatto che lei racconta come il suo rapporto di coppia sia migliorato dopo la fine di questa relazione. Questo è un elemento che merita attenzione. A volte, quando termina una relazione parallela, oltre al dolore emerge anche la possibilità di osservare con maggiore lucidità altri aspetti della propria vita che nel frattempo erano rimasti sullo sfondo. Vale la pena chiedersi cosa stia cercando oggi, quali siano i suoi bisogni affettivi e quale tipo di relazione desideri realmente costruire. Credo che questa esperienza possa diventare anche un'importante occasione di crescita personale. Un percorso psicologico ad orientamento cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla a comprendere perché sia rimasta così a lungo in una relazione in cui, accanto ai momenti di armonia, erano presenti anche svalutazioni, offese e difficoltà nel porre dei confini. L'obiettivo non sarebbe giudicare il passato, ma comprendere gli schemi relazionali che si sono attivati, il motivo per cui alcune dinamiche sono state tollerate così a lungo e come costruire, in futuro, rapporti più rispettosi e più sereni. Il fatto che oggi riesca a dire "avrei dovuto chiudere molto tempo fa" racconta che una parte di lei ha già iniziato a guardare questa storia con maggiore consapevolezza. Forse è proprio da questa parte che vale la pena ripartire, senza rincorrere ulteriori chiarimenti con lui, ma dedicando energie a comprendere meglio se stessa e ciò che desidera per il suo futuro. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,da quello che racconti emerge una relazione che, nel tempo, ti ha fatto vivere emozioni molto intense. Ci sono stati momenti di vicinanza e di complicità, ma anche episodi in cui ti sei sentita umiliata, svalutata e messa in una posizione di inferiorità. Quando in un rapporto si alternano affetto e mancanza di rispetto, spesso si crea un forte legame emotivo che rende molto difficile allontanarsi, anche quando si soffre. Mi ha colpito una frase che hai scritto alla fine "Avrei dovuto chiudere molto tempo fa". Credo che questa sia una delle parti più lucide del tuo racconto. Oggi stai vivendo il dolore della rottura, ma stai anche iniziando a vedere aspetti della relazione che forse, mentre eri coinvolta, facevi più fatica a riconoscere.Il messaggio che gli hai inviato, pieno di rabbia e risentimento, probabilmente è nato da anni di emozioni trattenute. Non credo che oggi il punto sia giudicare quel messaggio, ma chiederti cosa vuoi fare da questo momento in poi Considera anche un altro aspetto. Lui, oltre a essere il tuo ex partner, è il tuo datore di lavoro. Questo rende la situazione ancora più delicata. Per tutelare te stessa, sarebbe importante che da ora in avanti il rapporto restasse esclusivamente professionale. Meno spazio avranno le discussioni personali, più possibilità avrai di recuperare un po' di serenità e di proteggerti emotivamente.Mi sembra significativo anche quello che scrivi sul tuo rapporto di coppia. Dici che, da quando questa relazione extraconiugale è terminata, il rapporto con tuo marito è migliorato e ti senti più tranquilla, oltre che sollevata dal peso di dover vivere tutto di nascosto. Credo che questa sensazione meriti attenzione, perché forse ti sta indicando quale direzione ti fa stare meglio oggi.Infine, evita di cercare altre spiegazioni o altri confronti con lui. Quando una relazione arriva a questo livello di rabbia, offese e svalutazione, il rischio è quello di riaprire continuamente una ferita che ha bisogno, invece, di tempo per rimarginarsi.Adesso il lavoro più importante non riguarda lui, ma te. Capire perché sei rimasta così a lungo in una relazione in cui ti sei sentita ferita, quali bisogni cercavi di soddisfare attraverso quel legame e quali confini, in futuro, desideri imparare a proteggere. È un percorso che può aiutarti a uscire da questa esperienza con una maggiore consapevolezza di te stessa. Un caro saluto, Dott.ssa Alina Mustatea Psicologa Clinica e Psicodiagnosta
Buongiorno, da ciò che racconta emerge un aspetto importante: da una parte sente il dolore per la fine della relazione e per ciò che di bello avete vissuto, dall'altra descrive numerosi episodi in cui si è sentita svalutata, insultata, colpevolizzata e poco rispettata. È comprensibile, quindi, che oggi provi emozioni contrastanti: sofferenza, rabbia, senso di colpa, ma anche un certo sollievo. Nelle relazioni in cui si alternano momenti di forte vicinanza e momenti di svalutazione è frequente che si crei molta confusione emotiva. Questo può rendere difficile chiudere definitivamente il rapporto, anche quando si riconosce che alcuni comportamenti dell'altro sono stati profondamente ferenti. Più che concentrarsi su chi abbia ragione o torto nell'ultimo litigio, le suggerirei di chiedersi: che tipo di relazione desidera per sé? Da ciò che racconta, sembra che questa relazione le abbia richiesto molte energie, l'abbia portata a vivere nella segretezza e, in diverse occasioni, l'abbia fatta sentire poco rispettata. Scrive anche una frase molto significativa: "Il mio rapporto di coppia è migliorato." Credo valga la pena soffermarsi su questo elemento e chiedersi cosa le stia indicando rispetto ai suoi bisogni e ai suoi valori. Per quanto riguarda il lavoro, consideri che il fatto che lui sia anche il suo superiore rende la situazione ancora più delicata. Da questo momento potrebbe essere utile mantenere un rapporto esclusivamente professionale, evitando ulteriori confronti sul piano personale. Non per "dargliela vinta", ma per proteggere il suo benessere emotivo e la sua posizione lavorativa. Infine, eviti di giudicarsi con frasi come "è colpa mia perché ho permesso tutto questo". Piuttosto, può trasformare questa esperienza in un'occasione per comprendere meglio quali sono i suoi limiti, i suoi bisogni e i segnali da riconoscere in futuro affinché una relazione non diventi fonte di sofferenza. Se sente che questa vicenda continua ad avere un forte impatto sulla sua serenità, un percorso psicoterapeutico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per elaborare la rottura, comprendere le dinamiche che si sono create e aiutarla a costruire relazioni più rispettose e soddisfacenti.
Buonasera, da ciò che racconta emerge quanto questa relazione abbia avuto un impatto importante sulla sua vita e quanto la sua conclusione le stia provocando emozioni intense e contrastanti. Da una parte c'è il dolore per la perdita di una persona significativa, dall'altra la consapevolezza che questa relazione le stava causando anche molta sofferenza e tensione. Mi colpisce il fatto che descriva episodi ripetuti di svalutazione, insulti e difficoltà nel dialogo. Al di là delle responsabilità di ciascuno, una relazione nella quale ci si sente frequentemente feriti o non rispettati può diventare emotivamente molto faticosa. Ora che il rapporto si è interrotto, probabilmente la sfida più importante non è trovare un ulteriore confronto, ma proteggere il suo benessere, soprattutto considerando che continuerete a condividere il contesto lavorativo. Mantenere una comunicazione limitata agli aspetti professionali potrebbe aiutarla a creare gradualmente quella distanza necessaria per elaborare quanto accaduto. Se sente che questa esperienza continua a generare molta sofferenza, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per comprendere meglio ciò che questa relazione ha rappresentato per lei e aiutarla ad affrontare questo momento con maggiore serenità. Un caro saluto.
Ciao, nel leggere il tuo messaggio, ho pensato al valore del rispetto per l'altro ed alla paura di perdere un sentimento che si prova per una persona. Quello che c'è stato c'è stato, anche bello probabilmente. Ma quando lui usa questo modo così tanto svalutante nei tuoi confronti senza manco chiedere scusa, bisogna alzare le antenne. Essere forti, e pensare che se un uomo ha un reale sentimento lo dimostra in qualche modo, e non si comporta in questo modo. Lui agisce invece un potete. Perciò esserti difesa e ribellata è stata la cosa migliore che tu abbia fatto. Hai detto implicitamente a lui che tu hai un valore! Ti suggerisco di mantenere questa sicurezza dentro te stessa, senza preoccuparti di cosa accadrà, come sarà etc. Le soluzioni arrivano, non farti mai prevaricare. In bocca al lupo!! Doc Vittorio C.
Buon pomeriggio carissima/o dal suo racconto emerge una relazione che le ha dato momenti di vicinanza e affetto, ma anche molta sofferenza. Le offese, le umiliazioni, le accuse e il fatto di sentirsi costantemente colpevolizzata sembrano aver avuto un peso importante nel tempo. È comprensibile che oggi provi emozioni contrastanti: da un lato il dolore per la fine di un legame significativo, dall'altro un senso di sollievo nel non dover più vivere una relazione fatta di segreti, tensioni e continue oscillazioni. Questi due vissuti possono coesistere e non si escludono a vicenda. Alla luce di quanto descrive, continuare a cercare chiarimenti rischia di prolungare la sofferenza, soprattutto se dall'altra parte è stata espressa la volontà di interrompere il rapporto personale. Considerando che questa persona è anche il suo superiore, può essere utile limitare i contatti a quelli strettamente professionali, mantenendo una comunicazione il più possibile rispettosa e formale. Questo può aiutarla a proteggersi emotivamente e a recuperare gradualmente il suo equilibrio. Colpisce anche una sua riflessione: "avrei dovuto chiudere molto tempo fa". Più che trasformarla in un motivo per colpevolizzarsi, potrebbe diventare un'occasione per comprendere cosa l'ha portata a rimanere in una relazione che, nel tempo, le procurava anche dolore e mancanza di rispetto. Questa consapevolezza può essere preziosa per il futuro. Se sente che questa esperienza continua a influenzare il suo benessere o il suo rapporto di coppia, un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a elaborare quanto accaduto e a rafforzare i suoi confini relazionali. Se lo desidera, può trovare il mio profilo su MioDottore. Sono la dott.ssa Ilaria Redivo
Buongiorno, dal suo racconto emerge una relazione che, oltre al coinvolgimento affettivo, era caratterizzata da una forte asimmetria di potere e da dinamiche che le hanno provocato sofferenza. È comprensibile che oggi provi emozioni contrastanti: da un lato il dolore per la fine di un legame significativo, dall'altro un senso di sollievo nel non dover più vivere una relazione nascosta e fonte di tensione. In questo momento, dopo il messaggio che gli ha inviato, potrebbe essere utile evitare ulteriori confronti personali e limitare i contatti agli aspetti strettamente lavorativi. Cercare nuove spiegazioni o chiarimenti rischierebbe di alimentare un conflitto che, da quanto descrive, si è già rivelato molto doloroso. Può essere anche un'occasione per riflettere su ciò che l'ha portata a tollerare per tanto tempo comportamenti offensivi e svalutanti. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questa esperienza, a comprendere le dinamiche della relazione e a rafforzare la capacità di tutelare i propri confini nelle relazioni future. Cordiali saluti, dott.ssa Eleonora Acuti
Salve, da ciò che racconta sembra che questa relazione si sia intrecciata profondamente con il lavoro e con dinamiche di potere e svalutazione che, nel tempo, l’hanno logorata molto. È comprensibile che ora lei si senta insieme ferita, arrabbiata e anche sollevata per aver preso distanza. In situazioni come questa, il punto centrale diventa proteggere sé stessi da ulteriori escalation emotive e relazionali. Il messaggio che ha inviato nasce da dolore e frustrazione, ma ora il rischio è che si entri in una spirale di reazioni e controreazioni che non aiuta nessuno dei due. Per questo, il primo passo utile potrebbe essere interrompere ogni contatto personale e mantenere esclusivamente comunicazioni strettamente lavorative, neutre e formali. È importante anche non continuare a “riaprire il confronto” o cercare chiarimenti emotivi: da ciò che descrive, la relazione sembra aver già mostrato ripetuti elementi di mancanza di rispetto e instabilità, che difficilmente si risolvono sul piano del dialogo diretto. Rispetto al lavoro, se lui è in posizione di potere, è fondamentale che lei si tuteli: documentare eventuali pressioni o frasi inappropriate e, se necessario, valutare un confronto con figure superiori o sindacali. Non si tratta di reagire impulsivamente, ma di proteggere la propria serenità lavorativa. Infine, il senso di colpa (“è colpa mia perché ho permesso…”) è comprensibile, ma poco utile in questa fase. Più che guardare indietro, ora conta interrompere il ciclo e rimettere confini chiari, anche se emotivamente è faticoso. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Una possibile risposta di uno psicologo potrebbe essere la seguente. --- **Gentile utente,** dal suo racconto emerge una situazione molto complessa, nella quale si intrecciano aspetti sentimentali, lavorativi e personali. È comprensibile che oggi si senta confusa e sotto stress, perché la fine di una relazione è già di per sé dolorosa; quando, inoltre, l'altra persona è il proprio datore di lavoro, la separazione diventa ancora più difficile da gestire. Leggendo la sua descrizione, colpisce un elemento in particolare: nel suo racconto convivono due emozioni apparentemente opposte. Da una parte c'è il dolore per la perdita di una persona verso cui prova ancora un sentimento; dall'altra percepisco anche un senso di sollievo. Lei stessa dice che vivere la relazione di nascosto, con continue attenzioni e timori, stava diventando molto pesante e che, da quando la relazione è terminata, anche il rapporto con il suo partner è migliorato. Questa ambivalenza è normale. Si può soffrire per la fine di una relazione e, allo stesso tempo, riconoscere che quella relazione aveva assunto caratteristiche che facevano stare male. Nel suo racconto, infatti, non emergono soltanto momenti di armonia. Descrive anche episodi ripetuti di insulti, umiliazioni, svalutazioni, attribuzione continua delle colpe, difficoltà nel chiedere scusa e un modo di gestire i conflitti attraverso aggressività e minacce ("se non ti sta bene puoi anche andartene"). Questi comportamenti non possono essere considerati modalità sane di comunicazione, indipendentemente da chi abbia iniziato il litigio. È significativo anche ciò che racconta riguardo alla telefonata in cui, dopo aver cercato un chiarimento, si è sentita definire "stalker". Quando una persona esprime chiaramente di non voler proseguire il confronto, è opportuno rispettare quella richiesta. Tuttavia, questo non giustifica l'uso di insulti o umiliazioni personali. Lei riconosce anche una propria responsabilità, scrivendo che forse avrebbe dovuto interrompere la relazione molto prima e che, per anni, ha tollerato comportamenti che la ferivano. Questa riflessione mi sembra importante, purché non si trasformi in un'autocolpevolizzazione. Riconoscere di aver accettato dinamiche poco rispettose può diventare un'occasione per comprendere meglio quali siano i propri bisogni e i propri limiti nelle relazioni future. Riguardo al messaggio che gli ha inviato, mi sembra che rappresenti l'espressione di una rabbia accumulata nel tempo. Dopo anni in cui racconta di essersi sentita sminuita, è comprensibile che, nel momento della rottura, siano emerse parole molto dure. Questo, però, non significa necessariamente che quel messaggio l'aiuterà a stare meglio. Spesso, quando si comunica nel pieno della rabbia, si ottiene solo un'ulteriore escalation del conflitto. Per questo motivo, la domanda più utile oggi non è tanto chi abbia avuto più torto o più ragione, ma cosa possa aiutarla a recuperare serenità. Dal momento che questa persona è anche il suo capo, credo sia fondamentale cercare, per quanto possibile, di separare il piano personale da quello lavorativo. Se il rapporto professionale può proseguire, sarebbe auspicabile limitare i contatti agli aspetti strettamente legati al lavoro, evitando di riaprire discussioni sulla relazione ormai conclusa. Se invece il clima lavorativo dovesse continuare a essere caratterizzato da offese, intimidazioni o comportamenti lesivi della sua dignità, potrebbe essere opportuno iniziare a valutare, con calma e senza decisioni impulsive, quali alternative professionali siano realisticamente percorribili. Vorrei infine soffermarmi su un aspetto che considero centrale. Lei racconta che questa relazione è durata diversi anni nonostante la presenza di episodi ripetuti di svalutazione e mancanza di rispetto. Questo potrebbe essere un tema importante da approfondire in un percorso psicologico: non tanto per capire perché la relazione sia finita, quanto per comprendere cosa l'abbia portata a rimanere così a lungo in una dinamica che lei stessa oggi descrive come dolorosa. L'obiettivo non sarebbe giudicare il passato, ma imparare a riconoscere più precocemente quei segnali che indicano una relazione poco equilibrata, così da poter costruire in futuro rapporti fondati sul rispetto reciproco e sulla libertà, anziché sulla paura, sul senso di colpa o sulla continua necessità di difendersi. La fine di questa storia, per quanto dolorosa, può rappresentare anche un'occasione per ristabilire confini più chiari, sia nella sua vita affettiva sia in quella lavorativa. In questo momento la priorità non dovrebbe essere recuperare il rapporto con questa persona, ma recuperare il suo equilibrio emotivo e il rispetto per se stessa. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia
Quello che racconta è una situazione molto carica emotivamente, e si percepisce bene quanto dentro di lei si stiano mescolando sofferenza, rabbia, senso di perdita ma anche un certo sollievo per aver interrotto una dinamica che, nel tempo, era diventata logorante e sbilanciante. Quando una relazione affettiva si intreccia con un rapporto lavorativo e in più si sviluppa in un contesto di ambivalenza, dipendenza emotiva e dinamiche di svalutazione, non è raro che la separazione non sia “pulita”, ma porti con sé una scia di reazioni intense da entrambe le parti. Da quello che descrive, il punto centrale non sembra soltanto la fine del legame, ma il modo in cui questo legame si è strutturato nel tempo, con momenti di vicinanza e altri di forte conflitto, in cui lei si è spesso sentita ferita, non rispettata o messa in posizione di inferiorità. È comprensibile che, di fronte a un distacco improvviso e a toni così aggressivi, si attivino reazioni altrettanto forti. Quando si arriva a sentirsi accusati, svalutati o addirittura respinti in modo netto, il bisogno di difendersi può portare a risposte impulsive che poi, a posteriori, generano ulteriore tensione e senso di colpa. Questo non significa che lei abbia “sbagliato” in senso assoluto, ma che si è trovata dentro una dinamica emotiva che ha superato la capacità di restare regolata e lucida nel momento. La domanda importante adesso non è tanto chi abbia ragione o torto, ma come uscire da questa dinamica senza continuare ad alimentarla. Perché quando un rapporto ha avuto una componente così intensa e conflittuale, il rischio è che anche dopo la rottura resti attivo un legame fatto di reazioni, risposte, bisogno di chiarire o di ribadire il proprio punto di vista, che però non porta più reale sollievo. In questo momento sarebbe utile provare a distinguere tre piani che nella sua narrazione si sovrappongono molto: il piano emotivo, cioè ciò che lei sente ancora verso questa persona; il piano lavorativo, che riguarda la necessità di tutelarsi e mantenere un contesto stabile; e il piano relazionale passato, che sembra ancora carico di ferite non elaborate e quindi facilmente riattivabile. Tenere questi tre livelli separati è fondamentale per evitare che ogni interazione futura diventi una nuova escalation. Le chiederei anche: cosa sta cercando oggi, più profondamente, da questo rapporto che si è chiuso? Una forma di giustizia, di riconoscimento, di chiusura emotiva, o semplicemente di pace? E quanto spazio sente di avere per rimettere al centro sé stessa, invece che la dinamica con lui? Perché il nodo che emerge con forza è proprio questo: quando una relazione ha avuto componenti di svalutazione e alternanza tra vicinanza e rifiuto, può diventare molto difficile staccarsi davvero, anche quando razionalmente si comprende che non era più sostenibile. E in questi casi il rischio è restare incastrati nella reazione, più che nella elaborazione. Adesso, la cosa più importante non è aggiungere ulteriori parole a caldo, ma proteggere sé stessa da ulteriori escalation, soprattutto sul posto di lavoro, dove è necessario mantenere una posizione il più possibile stabile e tutelante. E allo stesso tempo, prendersi uno spazio per elaborare quello che è accaduto, perché chiaramente non si tratta solo di una “chiusura”, ma di una relazione che ha lasciato segni emotivi significativi. Se si sente ancora molto attivata, confusa o in difficoltà nel gestire il contatto e le emozioni legate a questa vicenda, potrebbe essere utile affrontarla in un contesto di supporto psicologico, non per giudicare ciò che è successo, ma per aiutarla a sciogliere la carica emotiva e ritrovare una posizione più centrata e sicura.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.






