Salve, sono una ragazza di 28 anni. Ho avuto il mio primo attacco di panico all’età di 13 anni e da

30 risposte
Salve, sono una ragazza di 28 anni. Ho avuto il mio primo attacco di panico all’età di 13 anni e da quel giorno l’ansia non mi ha più abbandonato. Dall’età di 22 anni ho smesso di uscire da casa gradualmente, prima ho rinunciato alle uscite con gli amici, dopo al lavoro fino a ridurmi ad uscire di casa due o tre volte al mese e solo per visite mediche (sono anche ipocondriaca). Ho fatto psicoterapia dai 22 ai 24 anni ma non mi ha aiutato più di tanto. A settembre 2025 decido di riprendere in mano la mia vita, dopo anni passati ad avere 3 attacchi di panico al giorno, riesco ad affrontare le mie paure e inizio ad uscire e crearmi di nuovo una vita. Ad ottobre 2025 ho una crisi di vertigine che mi porta al pronto soccorso, da lì la mia vita è totalmente cambiata, le vertigini non sono più andate via, portandomi al Ps svariate volte nel giro di pochi mesi. Ho fatto innumerevoli visite, tra cui visite neurologiche, gli esami sono tutti buoni e oltre ad un’emicrania non mi hanno diagnosticato nulla, ma quasi tutti i neurologi mi hanno detto che probabilmente è un disturbo fobico e che questo possa essere causato dagli anni passati con ansia, depressione e attacchi di panico costanti, come se il mio corpo avesse voluto fermarmi per la troppa paura. È davvero possibile una cosa del genere? Io avverto questi sintomi in maniera costante e soprattutto forti. Questo mi ha portato a chiudermi in casa ancora più di prima, è possibile che la mia mente abbia creato tutto questo? Basterebbe riprendere la psicoterapia senza farmaci? Grazie per l’attenzione.
Dott.ssa Giada Genco
Psicoterapeuta, Psicologo
Velletri
Buonasera,
quello che descrive può accadere. Dopo molti anni di ansia e attacchi di panico, il sistema nervoso può diventare particolarmente sensibile e mantenere sintomi fisici anche molto intensi, come vertigini e senso di instabilità. Questo non significa che siano sintomi immaginari: ciò che prova è reale e merita attenzione.
Il fatto che gli accertamenti medici non abbiano evidenziato problematiche neurologiche significative rende utile approfondire anche il ruolo che l'ansia potrebbe avere nel mantenimento del problema. Spesso si crea un circolo vizioso in cui la paura dei sintomi porta a monitorarli continuamente, aumentando ulteriormente la sofferenza.
Considerata la sua storia, potrebbe essere utile riprendere un percorso di psicoterapia per comprendere meglio ciò che sta accadendo e recuperare gradualmente gli spazi di vita che questa sofferenza le ha sottratto.

Un caro saluto,

Dott.ssa Giada Genco
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

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Dott.ssa Sara Di Martino
Psicologo, Psicologo clinico
Selvazzano Dentro
Buonasera, potrebbe iniziare nuovamente una psicoterapia e poi valutare insieme al terapeuta la possibilità di una visita da uno psichiatra. Altrimenti, se la sua idea è quella di iniziare da subito una terapia farmacologica, potrebbe rivolgersi direttamente al Centro di Salute Mentale della sua zona e parlare con uno psichiatra per poi intraprendere una psicoterapia.
Dott.ssa Alessia Serio
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
mi dispiace molto per la sua situazione ma le rimando la mia ammirazione per la forza che ha avuto nel voler tentare di riprendere in mano la sua vita. In tutti i processi di cambiamento, vi sono dei momenti di stasi o delle difficoltà che danno l'idea di un ritorno ad una condizione precedente, di aver fallito. Io la vedo come un arresto temporaneo: lei nel momento in cui se l'è sentita, è riuscita. Pertanto, è una persona diversa da come era prima: la vertigine non necessariamente è da vedere come qualcosa che porta indietro.
Per ciò che concerne l'utilizzo di un farmaco, comprendo il timore di utilizzarlo, ma ci sono situazioni in cui il sintomo è troppo rumoroso e questo rumore deve essere ridotto altrimenti non si riesce a sentire altro. Pertanto, le consiglio di rivolgersi ad uno psichiatra per un inquadramento clinico completo: sarà il professionista a valutare l'ipotesi o meno di una cura farmacologica. Questo percorso deve essere accompagnato da una psicoterapia individuale per comprendere e significare ciò che le è accaduto e le sta accadendo: questa sintomatologia fobica da dove viene? Da cosa è alimentata? Che significato ha e cosa la mantiene attiva?

Le auguro in bocca al lupo
Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Serio
Dott.ssa Ilaria Redivo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio carissima,
la ringrazio per aver condiviso la sua storia con tanta sincerità. Da ciò che racconta emerge una sofferenza importante che la accompagna da molti anni, ma anche una notevole capacità di reagire: il fatto che nel 2025 sia riuscita, dopo tanto tempo, a riprendere gradualmente le uscite e a costruirsi nuovi spazi di vita testimonia risorse e determinazione che meritano di essere riconosciute.
Rispetto alla sua domanda, è importante chiarire che i sintomi che avverte sono reali e non "immaginari". Ansia, panico e paura possono influenzare profondamente il funzionamento del sistema nervoso e dell'equilibrio, generando o amplificando sensazioni fisiche molto intense, tra cui vertigini, instabilità, sensazione di sbandamento o di perdita di controllo. Questo non significa che "sia tutto nella sua testa" o che stia inventando i sintomi, ma che mente e corpo sono strettamente collegati e possono mantenere un circolo vizioso che alimenta la sofferenza.
Naturalmente, non sarebbe corretto formulare ipotesi diagnostiche attraverso una mail, soprattutto senza una valutazione approfondita. Tuttavia, il fatto che abbia effettuato numerosi accertamenti specialistici con esiti rassicuranti e che diversi neurologi abbiano ipotizzato un ruolo significativo dei fattori ansiosi rende certamente opportuno approfondire anche questa direzione.
Per quanto riguarda la terapia, molte persone che soffrono di disturbi d'ansia, attacchi di panico, agorafobia e preoccupazioni per la salute possono trarre beneficio da un percorso psicoterapeutico strutturato. La necessità o meno di un supporto farmacologico, invece, è una valutazione che andrebbe fatta caso per caso, considerando la gravità dei sintomi, il loro impatto sulla vita quotidiana e la storia clinica della persona.
Credo che la situazione che descrive meriti di essere compresa con attenzione, sia nei suoi aspetti emotivi sia nei meccanismi che oggi sembrano mantenerla bloccata. Per questo motivo, se lo desidera, potremmo fissare un colloquio per approfondire la sua storia e valutare insieme quale percorso possa essere più adatto alle sue esigenze. un caro saluto può trovare il mio profilo su Mio dottore, sono la dott.ssa Ilaria Redivo
Dott.ssa Elena Sonsino
Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Ciao cara, sì, è possibile. I sintomi dell’ansia possono manifestarsi anche per come li stai vivendo ora. Prima di prendere farmaci inizia con una psicoterapia e vedi come va, può essere che non siano necessari. Un caro saluto
Dott.ssa Giulia Semeraro
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buon pomeriggio, dal tuo racconto sembra emergere tutta la fatica di una battaglia che va avanti da molti anni. Eppure colpisce anche la grande forza che ha mostrato quando, dopo tanto tempo, ha deciso di affrontare le sue paure e riprendere in mano la sua vita.
Rispetto alla sua domanda, è importante chiarire un aspetto: quando si parla di sintomi legati all'ansia o a un disagio psicologico, non significa affatto che i sintomi siano "inventati" o meno reali. Ciò che si vive nel corpo è reale e può essere anche molto intenso e invalidante. Mente e corpo, infatti, non sono due sistemi separati ma dialogano continuamente tra loro. A volte, soprattutto dopo anni trascorsi in uno stato di allerta, paura e preoccupazione costante, il corpo può continuare a reagire come se fosse ancora presente un pericolo, anche quando gli esami medici non evidenziano una causa organica specifica. In questo senso, alcuni sintomi possono essere interpretati come il tentativo dell'organismo di proteggerci da qualcosa che percepisce come minaccioso, sulla base di esperienze e schemi che nel tempo ha imparato a riconoscere.
Forse la domanda non è tanto se la sua mente abbia "creato" tutto questo, quanto piuttosto quale messaggio stiano cercando di comunicarle questi sintomi e perché siano comparsi proprio in una fase in cui stava provando a riconquistare spazi di libertà che per anni le erano sembrati irraggiungibili.
Quello che descrive merita certamente di essere ascoltato e compreso nella sua complessità, perché dietro il sintomo spesso c'è una storia molto più ampia che chiede di essere accolta e approfondita.
Dott.ssa Arianna De Vivo
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve, da psicologa e psicoterapeuta i.f. sento di consigliarle di riprendere una psicoterapia in modo da comprendere e capire cosa la fa sentire così, dal suo racconto, seppur breve, sento che potrebbe trattarsi di qualcosa di irrisolto che si muove dentro di lei e si manifesta con i sintomi che ha descritto. Molto spesso ciò che porta a esperire ansia ed attacchi di panico non è facilmente deducibile o visibile, ma con un percorso psicoterapico potrebbe trovare la porta d'accesso a se stessa e comprendersi, in modo da darsi ascolto ed accoglienza. Spero di averla aiutata con la mia risposta, un caro saluto.
Dott.ssa Marta Romano
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,

comprendo la complessità e la fatica della situazione che descrive. Ci tengo a rassicurarla: lei non sta inventando nulla. Le vertigini che avverte sono reali e rappresentano la risposta somatica di un sistema nervoso in forte sovraccarico dopo anni di ansia e panico.

La psicoterapia si occupa specificamente di questi meccanismi, aiutando a interrompere il circolo vizioso tra paura e sintomi fisici. Tuttavia, data la cronicità del disturbo, la scelta più efficace è un trattamento integrato: psicoterapia affiancata da una terapia farmacologica mirata. Il farmaco non va visto come una sconfitta, ma come uno strumento necessario per abbassare l'acuzie dell'ansia e consentirle di affrontare il percorso psicologico.
Un approccio integrato e specialistico è la chiave per riprendere in mano la sua autonomia.

Se lo desidera sono a disposizione, anche online.
Un caro saluto
Dott.ssa Marta Romano
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, sì, è possibile che ansia, attacchi di panico e uno stato di allerta protratto per anni abbiano un impatto molto forte anche sul corpo, fino a generare sintomi fisici persistenti e molto reali, come vertigini, derealizzazione, instabilità o sensazioni di sbandamento. Il fatto che gli esami risultino nella norma non significa che ciò che prova sia “inventato”, ma che probabilmente il suo sistema nervoso sia rimasto per molto tempo in una condizione di iperattivazione e paura.

Da ciò che racconta colpisce anche un aspetto importante: proprio nel momento in cui stava provando a riprendere in mano la sua vita e ad esporsi maggiormente al mondo esterno, il corpo sembra aver reagito con una forte crisi. A volte questo accade quando per anni si vive in uno stato di controllo, evitamento e tensione costante.

Credo che riprendere un percorso psicologico possa essere molto utile, soprattutto se orientato a comprendere e trattare il legame tra ansia, corpo e paura dell’esposizione. Rispetto ai farmaci, non esiste una risposta valida per tutti: per alcune persone il lavoro psicoterapeutico è sufficiente, per altre un supporto farmacologico temporaneo può aiutare a ridurre il livello di sofferenza e permettere di affrontare meglio il percorso terapeutico. Questo andrebbe valutato con uno specialista che possa considerare la sua situazione nel complesso.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Gentilissima, tutto può essere e tutto può succedere. Ha fatto molto bene a rivolgersi a specialisti per comprendere la possibile natura chimica-organica delle sue vertigini. L'aver passato tanto tempo in un luogo protetto come casa propria può portare a risposte del proprio corpo particolari, un po' come se lo stato di allarme non fosse ancora andato via e quindi si è sempre sull'attenti, pur non rendendosene conto. Il suo è un tema delicatissimo che richiede tanto ascolto da parte di un/a professionista della salute mentale. Comprendo che possa essere frustrante riprendere un percorso con uno/a psicologo/a e demotivante sentirselo dire, ma è anche vero che, da quello che dice, è una condizione che inizia a debilitarla, dunque perché non provare a lavorarci ancora un po' con una nuova figura?
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, leggendo il suo racconto emerge con chiarezza quanto sia stato lungo e faticoso il percorso che ha affrontato. Convivere con ansia e attacchi di panico fin dall'adolescenza richiede un enorme dispendio di energie, spesso invisibile agli occhi degli altri. Ancora di più colpisce il fatto che, nonostante anni di limitazioni e sofferenza, a un certo punto abbia trovato la forza di provare a riprendere in mano la sua vita, ricominciando gradualmente a uscire e ad affrontare ciò che per tanto tempo aveva evitato. Questo è un elemento molto importante della sua storia e merita di essere riconosciuto. Capisco bene quanto possa essere destabilizzante aver vissuto un miglioramento e poi essersi trovata improvvisamente a fare i conti con sintomi fisici così persistenti e spaventosi come le vertigini. Quando un sintomo è intenso, costante e interferisce pesantemente con la vita quotidiana, è naturale fare fatica a pensare che possa esserci un ruolo importante dei fattori psicologici. Molte persone, infatti, associano ciò che è psicologico a qualcosa di immaginario o meno reale. In realtà le cose sono molto più complesse. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, mente e corpo non vengono considerati come due mondi separati. Le emozioni, i pensieri, lo stato di allerta e le reazioni fisiche sono strettamente collegati tra loro. Anni di ansia intensa, paura costante, monitoraggio dei sintomi corporei e anticipazione del pericolo possono influenzare profondamente il modo in cui il sistema nervoso interpreta e gestisce le sensazioni provenienti dal corpo. Questo non significa che lei si stia inventando i sintomi o che le vertigini non esistano. Al contrario. Il fatto che un sintomo abbia una componente psicologica non lo rende meno reale. La sofferenza che descrive è autentica. Quello che può accadere, però, è che il sistema di allarme dell'organismo diventi estremamente sensibile e continui a segnalare pericolo anche quando non è presente una minaccia concreta. Più ci si concentra sul sintomo, più lo si teme, più si cerca di controllarlo o evitarlo, maggiore può diventare la sua presenza nella vita quotidiana. Nel suo racconto c'è un dettaglio che ritengo particolarmente significativo. Le vertigini sono comparse proprio nel momento in cui stava iniziando a riappropriarsi della sua vita. Naturalmente non è possibile stabilire collegamenti certi da poche righe, ma è interessante osservare come talvolta i cambiamenti, persino quelli desiderati, possano attivare livelli elevati di tensione emotiva. Affrontare il mondo dopo anni di chiusura richiede un enorme sforzo psicologico e talvolta il corpo può diventare il luogo in cui questa tensione si manifesta. Mi sembra importante anche sottolineare che la domanda centrale forse non è se la sua mente abbia "creato tutto questo", ma comprendere perché questi sintomi si siano inseriti nella sua storia proprio in questo modo e proprio in questo momento. Dietro ai sintomi spesso esistono meccanismi di funzionamento che meritano di essere compresi con attenzione e senza giudizio. Per quanto riguarda la psicoterapia, il fatto che un percorso svolto anni fa non abbia prodotto i risultati sperati non significa necessariamente che ogni futuro percorso sarà uguale. Le persone cambiano, le difficoltà cambiano e cambia anche il momento della vita in cui si affrontano. Oggi lei possiede una consapevolezza diversa rispetto a quella che aveva a ventidue anni. Inoltre, il lavoro terapeutico può essere molto diverso a seconda degli obiettivi, delle modalità di intervento e della relazione che si costruisce con il professionista. Non è possibile sapere in anticipo se un percorso senza farmaci sarebbe sufficiente o quale sarebbe la soluzione migliore per lei. Tuttavia, da ciò che racconta, sembra che la sua sofferenza non riguardi soltanto le vertigini, ma una storia molto lunga fatta di ansia, attacchi di panico, evitamenti, paura delle malattie e progressiva limitazione della libertà personale. Proprio per questo potrebbe essere utile intraprendere un percorso che non si focalizzi esclusivamente sul sintomo fisico, ma che aiuti a comprendere il funzionamento complessivo del problema e i motivi per cui continua a mantenersi nel tempo. La cosa che più colpisce del suo racconto è che, nonostante tutto, lei abbia già dimostrato di possedere una capacità importante: quella di reagire e provare a rimettersi in movimento anche dopo anni molto difficili. Forse oggi quella forza le sembra lontana, ma il fatto che sia esistita significa che fa parte delle sue risorse. Comprendere cosa è accaduto e perché il percorso si sia interrotto potrebbe essere un passo importante per provare nuovamente a ripartire, questa volta con una maggiore conoscenza di sé e dei meccanismi che alimentano la sofferenza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Federica De Masi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Portici
Gentile utente,

quando sintomi fisici persistenti vengono valutati da diversi specialisti senza che emerga una causa organica significativa, può essere utile considerare anche il ruolo che ansia, stress e paura possono avere nel loro mantenimento. Questo non significa che i sintomi siano "inventati" o meno reali: la sofferenza che descrive è concreta e può essere molto invalidante.

Dopo anni di attacchi di panico, ipervigilanza e limitazioni nella vita quotidiana, può accadere che il corpo e la mente sviluppino modalità di funzionamento che mantengono attivo il senso di allarme anche in assenza di un pericolo immediato.

La psicoterapia potrebbe certamente rappresentare una risorsa importante, soprattutto se orientata a comprendere non solo i sintomi, ma anche il modo in cui essi influenzano la sua vita e le sue relazioni. Per quanto riguarda i farmaci, la loro eventuale utilità va valutata insieme a uno specialista, sulla base della sua situazione specifica.

Il fatto che in passato sia riuscita a riprendere gradualmente in mano la sua vita mostra che dentro di sé possiede già delle risorse importanti su cui poter tornare a fare affidamento.

Un caro saluto.
Gentile utente,
da ciò che racconta emerge una sofferenza importante che dura da molti anni, ma anche una grande capacità di reagire: il fatto che nel 2025 fosse riuscita a tornare a uscire e a riprendere in mano la sua vita è un segnale molto significativo.
Sì, è possibile che ansia, attacchi di panico e agorafobia possano contribuire a mantenere sintomi fisici reali e persistenti, come vertigini e senso di instabilità, senza che questo significhi che siano “immaginari”. Mente e corpo sono strettamente collegati.
Detto questo, una risposta precisa richiede una valutazione approfondita della sua storia e dei sintomi attuali. Considerando quanto questi problemi stanno limitando la sua vita, le suggerirei di riprendere un percorso di supporto psicologico per ansia e attacchi di panico, valutando insieme a un professionista il trattamento più adatto alle sue esigenze.

Un caro saluto,
Dott. De Giorgi Emanuele
Gent.ma utente,
partiamo dall'ultima domanda, se basterebbe la psicoterapia senza farmaci. La risposta è sicuramente sì. E' auspicabile un approccio cognitivo-comportamentale, o un intervento psicologico basato su ACT, Mindfulness e Psicologia Positiva.
La sua mente, da quello che ci racconta, è un'abile sabotatrice: le sue intenzioni sono di proteggerla da "tutti i mali del mondo", il problema è che la maggior parte di questi mali sono frutto di una errata e spropositata interpretazione della realtà.
La sindrome di panico è una forma di ansia che ha questi picchi di attivazione molto evidenti e invalidanti: il sistema mente-corpo si allerta e si organizza immediatamente a una risposta estrema e disperata, come se lei fosse realmente in pericolo di vita. Ecco perché è così tremendamente impattante sul piano della stanchezza e delle energie nervose spese, ed ecco perché diventa il panico stesso una fonte di ansia, si prova letteralmente paura di avere paura, la mente sa a cosa va incontro. Quindi, per rispondere a un'altra delle sue domande, è davvero possibile che l'unica via di uscita sembra essere l'inerzia, il non fare nulla, lo starsene rinchiusi dentro casa lontani dai pericoli e dall'ansia che si potrebbe sperimentare in loro presenza.
Non so come ha affrontato questo problema con il precedente intervento psicologico. Ma ciò non deve toglierle fiducia nella possibilità di intraprendere un nuovo percorso. C'è troppa vita da vivere di fronte a lei e sa bene cosa si sta perdendo a causa dell'ansia e del panico. Questa deve essere la leva motivazionale più forte.
La chiave psicologica per cominciare a fare progressi è smettere di lottare contro la paura. Finché la sua mente affila le armi contro sé stessa e contro gli eventi incontrollabili, non ci saranno né vincitori, né vinti. E' fondamentale imparare con i giusti step a conoscere il modo di funzionare della sua ansia, le situazioni innescanti, le emozioni collegate e le risposte dell'organismo, i modi in cui a modo suo riesce ad attutire il dolore, come evita il peggio e quali sono i costi di questi sforzi. All'interno di questo loop negativo potrà imparare a intervenire in modo strategico e consapevole, senza ingannare l'ansia o la mente stessa, ma educando quest'ultima ad avere potere di scelta e decidere per azioni utili e vantaggiose, anche quando le cose sembrano tremendamente difficili.
Questo è un punto cruciale. L'ansia, così come il panico, sono fenomeni mentali che tutti, in un certo modo, sperimentano nel corso delle loro giornate. Ma mentre alcuni ne sono sopraffatti e diventano impulsivi, reattivi o perdono le speranze, altri riescono ad accettarne la presenza, a gestire lo stress e continuare a funzionare bene, nonostante tutto. Conoscere a fondo la propria forma di manifestazione dell'ansia, o del panico, significa sostanzialmente acquisire metodi efficaci per limitarne gli effetti e renderla progressivamente innocua.
Mi contatti per maggiori informazioni o per qualsiasi domanda, anche tramite consulenza online, su questo tipo di percorso.
Le auguro il meglio. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Elisa Bozzi
Psicologo, Psicologo clinico
Cenaia
Buongiorno, innanzitutto voglio riconoscere l'enorme coraggio che hai dimostrato nel cercare di riprendere in mano la tua vita lo scorso settembre. Quello che stai attraversando è molto doloroso e invalidante, ma voglio rassicurarti: le tue reazioni hanno una spiegazione clinica chiara.

Per rispondere alla tua prima domanda: sì, è assolutamente possibile. Quando il nostro corpo vive per anni in uno stato di "allarme continuo" (come avviene con attacchi di panico frequenti e ansia severa), il sistema nervoso si esaurisce e si ipersensibilizza. I sintomi fisici che provi, come le vertigini costanti, sono reali e intensi, ma non derivano da un danno neurologico o d'organo. Sono il risultato di un sistema di allarme "bloccato", una somatizzazione molto comune quando il corpo e la mente sono sovraccarichi da troppo tempo.

Riguardo alla tua seconda domanda, ti consiglio caldamente di iniziare un percorso di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). La CBT è l'approccio d'eccellenza e scientificamente più efficace per il disturbo di panico, l'agorafobia e l'ipocondria. Ti aiuterà in modo pratico a:

- Comprendere e spezzare il circolo vizioso tra i pensieri spaventosi e i sintomi fisici (come le vertigini).
- Lavorare sulla "paura della paura", disinnescando le false interpretazioni di pericolo che la tua mente sta facendo.
- Riprendere la tua vita fuori casa attraverso una desensibilizzazione graduale e sicura.

Basterebbe la terapia senza farmaci? La CBT da sola offre strumenti potentissimi e spesso sufficienti per la guarigione. Ti consiglierei di provare ad iniziare la terapia lasciando aperta la possibilità di consultare uno psichiatra per un supporto farmacologico che potrebbe rivelarsi utile come "salvagente" temporaneo.

Non perdere la speranza. Hai già dimostrato di avere la forza per reagire e voler vivere la tua vita; con la giusta terapia CBT, puoi insegnare al tuo corpo e alla tua mente a sentirsi di nuovo al sicuro.
Resto a disposizione
Elisa
Dott.ssa Oxana Panetta
Psicologo
Laureana di Borrello
Salve,Innanzitutto, dalla tua descrizione emerge una sofferenza molto intensa e molto lunga nel tempo. Hai convissuto per circa 15 anni con ansia, attacchi di panico, paura della malattia e progressiva limitazione della tua vita. Eppure, un elemento del tuo racconto mi colpisce particolarmente: a settembre 2025 sei riuscita a ricominciare a uscire, affrontare le paure e riprenderti degli spazi di vita. Questo mi suggerisce che dentro di te esistono risorse importanti, anche se in questo momento ti sembrano lontane.
Venendo alla tua domanda: sì, è possibile che un disturbo d'ansia molto radicato possa produrre sintomi fisici persistenti e molto intensi, comprese sensazioni di instabilità, vertigine soggettiva, sbandamento, "testa ovattata", derealizzazione o percezione di perdita dell'equilibrio. Questo non significa che i sintomi siano "inventati" o "finti". Anzi, sono reali e vengono percepiti realmente dal corpo.
Quello che spesso crea confusione è pensare che esistano solo due possibilità:
o c'è una malattia neurologica;
o è "tutto nella testa".
In realtà esiste una terza possibilità, che in psicologia e medicina è molto frequente: il sistema nervoso può entrare in uno stato cronico di allerta e ipervigilanza. Quando questo accade per anni, il cervello diventa estremamente sensibile alle sensazioni corporee e ai segnali di equilibrio, movimento e sicurezza. Le sensazioni che ne derivano sono autentiche, ma non dipendono necessariamente da una lesione o da una malattia neurologica.
Il fatto che diversi neurologi abbiano escluso patologie neurologiche importanti e abbiano ipotizzato una componente fobico-ansiosa va preso in considerazione seriamente. Non perché "è ansia e basta", ma perché potrebbe indicare una direzione terapeutica diversa da quella della continua ricerca di una causa organica.
Nel tuo racconto noto anche un aspetto che vedo spesso nelle persone che soffrono di panico e ipocondria: dopo l'episodio di vertigine al pronto soccorso, la tua attenzione sembra essersi concentrata completamente sul sintomo. È come se il cervello avesse imparato a monitorare costantemente equilibrio, testa, sensazioni corporee e possibili segnali di pericolo. Più monitoriamo un sintomo, più il sistema nervoso lo amplifica; più il sintomo aumenta, più ci convinciamo che sia pericoloso. Si crea così un circolo vizioso molto potente.
Mi chiedi se il tuo corpo possa essersi "fermato per la troppa paura". Detta in questi termini è una metafora, non una spiegazione scientifica. Tuttavia, ciò che descrivi è compatibile con l'idea che anni di ansia, evitamento, attacchi di panico e depressione abbiano contribuito a una disregolazione del sistema nervoso, che oggi si manifesta attraverso sintomi fisici persistenti.
Riguardo alla psicoterapia senza farmaci, nessuno può dirti con certezza se sarebbe sufficiente. Dipende dall'intensità dei sintomi, dal livello di compromissione della tua vita quotidiana e dalle caratteristiche specifiche del disturbo.
Quello che posso dirti è che:
la psicoterapia è certamente indicata;
se la precedente terapia non ti ha aiutato abbastanza, non significa che tutte le psicoterapie siano inefficaci;
spesso è importante trovare un approccio specifico per il panico, l'agorafobia, l'ansia di malattia e l'evitamento;Se fossi nel mio studio, una delle prime cose che vorrei approfondire sarebbe la natura precisa delle vertigini: come le descrivi, quando aumentano, se compaiono fuori casa più che in casa, quali pensieri le accompagnano, quali situazioni eviti e come reagisci quando le senti. Queste informazioni aiutano molto a capire se ci troviamo davanti a un quadro maggiormente legato all'ansia, all'agorafobia o ad altri meccanismi di mantenimento.
Una domanda che ti farei è questa: quando senti le vertigini, qual è la cosa che temi possa accadere concretamente? Di svenire? Di perdere il controllo? Di avere una malattia grave che non è stata scoperta? Oppure di non riuscire a tornare a casa? La risposta può dare indicazioni molto utili su ciò che mantiene il problema.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, da ciò che descrive sarebbe necessario senz'altro riprendere la psicoterapia associandola però, soprattutto in una fase iniziale a dei farmaci e per questi ultimi è meglio affidarsi ad uno/a psichiatra o da uno/a neurologo/a. Rispetto alla psicoterapia posso essere disponibile, anche online. buona Giornata. Dario Martelli
Dott.ssa Daniela Pantaleo
Psicologo, Psicologo clinico
Ostuni
La psicoterapia potrebbe bastare nella misura in cui lei inizierà ad acquisire fiducia in se stessa
Esiste una saggezza nel nostro corpo che invia segnali di malessere per invitarci a valutare qualcosa che nel profondo dell animo ci scuote
Nella nostra mente abbiamo già una sorta di farmacia a cui attingere
Se l attacco di panico si ripresenta molto spesso sta chiedendo ascolto
Chiede di fermarsi e di interrogarsi su qualcosa che stiamo facendo contro la nostra volontà per esempio accettare una situazione che non va bene per noi stessi
Come se ci stessimo forzando e ostinando ad agire contro la nostra volontà
Se ci fa caso il malessere fisico le impone una battuta d’arresto
Quindi si tratta di un invito a sostare a fermarsi e a concedersi ascolto
Si chieda cosa sta facendo contro le sue reali intenzioni
Potrà essere faticoso e doloroso ma è un percorso necessario se si intende uscire da una condizione di inquietudine
Spero di esserle stata di aiuto
Le auguro buon cammino
Dott.ssa Ilenia Ceravolo
Psicologo, Psicologo clinico
Locri
Da ciò che racconta emerge una storia lunga e impegnativa di ansia, attacchi di panico e limitazioni nella vita quotidiana. Inoltre, dopo un periodo in cui era riuscita con grande impegno a riprendere gradualmente alcune attività, si è trovata ad affrontare sintomi fisici che hanno riattivato paure e difficoltà già presenti. È comprensibile che questo abbia generato molta preoccupazione e confusione.

Rispetto alla sua domanda, mente e corpo non funzionano come due sistemi separati. È noto che condizioni di ansia intensa e prolungata possano associarsi a sintomi fisici anche molto persistenti e invalidanti. Questo, però, non significa che i sintomi siano "inventati", immaginari o meno reali: la sofferenza che descrive è concreta, indipendentemente dalla sua origine.

Allo stesso tempo, sulla base di un messaggio online non è possibile stabilire quale sia la causa dei sintomi né indicare quale sia il trattamento più appropriato. La presenza di accertamenti specialistici rassicuranti è certamente un elemento importante, ma una valutazione clinica approfondita resta fondamentale.

Considerata la storia che racconta e l'impatto che questi sintomi stanno avendo sulla sua vita, potrebbe essere utile riprendere un percorso psicologico per comprendere meglio ciò che sta accadendo e individuare le modalità di intervento più adatte alla sua situazione specifica.

Ilenia Ceravolo, Psicologa
Dott.ssa Elena Trovatelli
Psicoterapeuta, Psicologo
Montecatini-Terme
La domanda che si pone è molto pertinente, e la risposta è che sì, è possibile che il corpo produca sintomi fisici reali attraverso meccanismi legati all'ansia e allo stress prolungato. Non si tratta di "immaginarseli": i sintomi che descrive sono reali, ma la loro origine può essere in parte riconducibile a come il sistema nervoso ha imparato a rispondere dopo anni di attivazione intensa e costante.

Esiste un meccanismo, riconosciuto e studiato, per cui un sistema nervoso che è stato a lungo in stato di allerta può continuare a produrre sintomi fisici anche quando la situazione esterna cambia, quasi come se il corpo avesse sviluppato una sua memoria di quella modalità di risposta. Le vertigini e i sintomi che descrive, in assenza di cause neurologiche accertate, possono rientrare in questo quadro.

Sul fatto che basti la psicoterapia senza farmaci, è una valutazione che dipende da molte variabili individuali e che spetta a chi la segue clinicamente. Quello che si può dire è che riprendere un percorso psicologico, magari con un professionista che abbia esperienza specifica con i disturbi d'ansia e i sintomi somatici, potrebbe essere un passo utile per lavorare proprio su questa componente, considerando quanto quello che descrive stia incidendo sulla sua qualità di vita.
Dott.ssa Lisa Moscatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Salve, mi dispiace per la sua condizione, oltre ad accertamenti medici rispetto al suo stato di salute (che sta già svolgendo) le consiglio di riprendere una psicoterapia per acquisire maggiore consapevolezza di ciò che le sta accadendo ed elaborarlo.
Mi rendo inoltre disponibile a svolgere un colloquio.
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, da quello che ha scritto lei convive da molto tempo con l'ansia, che si è manifestata in varie forme. Sicuramente la psicoterapia è molto importante nell'affrontare questa situazione, soprattutto per mobilitare e sbloccare le sue risorse interne. Questo non implica di rinunciare alle risorse esterne (i farmaci), anzi la cosa più preziosa sarebbe una collaborazione tra psicologo e psichiatra. Sarebbe utile per lei cominciare comunque con una visita psicologica, magari di un approccio diverso da quello che lei ha già provato a 22 anni. Rimango a disposizione per ogni eventuale chiarimento o approfondimento.

Dott. Federico Bartoli
Dott.ssa Cristina Talanga
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, comprendo come questa situazione sia debilitante per Lei e come la mancanza di risposte certe possa provocarle ancora più incertezza sul futuro.
Il fatto di aver già intrapreso un percorso di terapia non esclude l'eventualità di intraprendere un nuovo percorso di psicoterapia o un percorso di sostegno psicologico per valutare cosa sia cambiato da quando ha smesso o comprendere meglio il suo funzionamento.
Non conoscendola non posso confermare quanto detto dai vari medici che l'hanno valutata, sicuramente le posso confermare che l'ansia si può manifestare spesso in sintomi somatici, spesso simili a sintomi neurologici, e che andando a contenere l'ansia con tecniche specifiche è possibile che questi si risolvano o per lo meno diminuiscano.
Dott. Roberto Barbieri
Psicologo, Psicologo clinico
Vicenza
Buongiorno, la prima cosa importante è questa: se lei avverte vertigini forti e costanti, quei sintomi non vanno liquidati come “tutto nella mente”. Il corpo li sente davvero. Allo stesso tempo, quando gli accertamenti medici non mostrano cause importanti, può accadere che ansia, panico, ipercontrollo del corpo e paura di uscire mantengano o amplifichino molto le sensazioni.

Il punto non è scegliere tra “fisico” e “psicologico”, come se fossero due mondi separati. Spesso il problema diventa un circuito: sento una sensazione, mi spavento, controllo il corpo, evito di uscire, cerco rassicurazioni mediche, mi calmo per poco, poi torno ad ascoltarmi ancora di più. Così il tentativo di proteggersi finisce per restringere sempre di più la vita.

Il fatto che a settembre fosse riuscita a ricominciare a uscire è un dato molto importante: mostra che una parte di lei può riprendere movimento. La crisi di vertigine sembra aver riattivato la vecchia paura e l’ha riportata nella posizione di prima: casa, controllo, visite, allarme.

Riprendere una psicoterapia può essere molto utile, ma sarebbe importante che fosse centrata non solo sul “capire l’ansia”, bensì sul modificare gradualmente il rapporto con le sensazioni corporee, con l’evitamento e con la paura di stare male fuori casa. Sui farmaci, invece, non si può rispondere in modo generale: va valutato con medico o psichiatra. In alcuni casi la psicoterapia basta, in altri un aiuto farmacologico temporaneo può facilitare il lavoro.

Per orientare meglio servirebbe capire:

* le vertigini aumentano quando esce, quando si muove o quando si osserva?
* cosa fa appena sente il sintomo?
* quante rassicurazioni mediche cerca e quanto durano?
* quali piccoli passi riusciva a fare a settembre?

Il primo obiettivo non è convincersi che “non ha nulla”, ma iniziare a non consegnare tutta la sua vita alla paura delle sensazioni. Questo può essere un buon punto da cui ripartire in un percorso psicologico mirato.

Un caro saluto.
Dott. Maurizio Di Benedetto
Psicologo, Fisioterapista, Posturologo
Monza
Gentilissima, è molto importante anche se è un problema che riscontra ormai da anni nelle varie forme, affrontarlo in sede psicologica. Ecco perché le consiglio di scegliere una/un professionista che la faccia sentire veramente a suo agio per potersi aprire, approfondire e fare chiarezza dentro di lei. Così da comprendere perché succede veramente, cosa può fare oggi per riprendere la sua vita in mano e viverla più serenamente.

Saluti
Dott. Maurizio Di Benedetto
Dott.ssa Francesca Musoni
Psicologo, Psicologo clinico
Mantova
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Comprendo quanto possano essere stati difficili questi anni per lei e la confusione che possono aver generato le affermazioni del medico in merito a quello che le è stato definito come un "disturbo fobico".
Personalmente non posso darle delle risposte certe sui quesiti che ha posto: le informazioni a disposizione non sono sufficienti e andrebbero indubbiamente approfondite all'interno di un colloquio clinico. È in parte vero che dietro agli attacchi di panico l'emozione predominante sia la paura, ma evitarei di focalizzarmi su questo aspetto in modo totalizzante, per non correre il rischio di generare un'ulteriore chiusura. In questi casi è sempre fondamentale analizzare gli antecedenti, ossia ciò che accade subito prima degli attacchi e, in particolare, la cornice di vita in cui si trovava all'età di 13 anni, quando tutto è iniziato.
Il mio consiglio, vista la situazione che ha descritto, è di valutare l'inizio di un nuovo percorso terapeutico. Per quanto riguarda la terapia farmacologica, invece, è una questione da discutere approfonditamente in seduta, poiché sia l'assunzione sia l'eventuale sospensione devono essere tassativamente gestite da uno specialista e mai in autonomia dal paziente.
Resto a sua completa disposizione qualora decidesse di iniziare un nuovo percorso, o anche solo per un primo colloquio di chiarimento. Buona giornata!
Dott.ssa Beatrice Intorcia
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
riprendere un percorso di psicoterapia, che la possa aiutare a mettere a tema questi vissuti, Le potrebbe sicuramente essere di supporto.
Il fatto che non vi sia riscontro di una lesione o di un danno strutturale non rende meno impattante e sofferente la sua esistenza, che merita di essere trattata e presa in carico.

Rimango a disposizione qualora desiderasse approfondire quanto scritto, trova i contatti sul mio profilo.
La saluto.
-Dott.ssa Intorcia Beatrice
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buongiorno, mi spiace molto per la situazione che sta vivendo non deve essere per nulla facile e solo lei puoi sentire davvero quanto le pesa.
Le strade per fortuna ad oggi sono tante e valuterei un percorso di agopuntura unendoli a delle sedute psicologiche così da rafforzare la sua consapevolezza e sicurezza di sé. Diversamente la paura costante continuerà a portarla sempre a chiudersi a casa senza possibilità di vivere.
La nostra mente è connessa alle nostre emozioni e al nostro corpo ma anche viceversa il corpo può reagire avendo l abitudine di sentire solo sensazioni di preoccupazioni e paure. Sarebbe importante integrare tutte le tue parti per ritornare alla tua unità imparando a gestirle e conoscerle.
Buon percorso, io rimango a disposizione
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Donatella Valsi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Salve,comprendo quanto possa essere frustrante e spaventoso convivere con sintomi così intensi e persistenti.

In linea generale, è possibile che ansia, attacchi di panico e disturbi fobici producano sintomi fisici molto forti e reali, comprese sensazioni di instabilità, vertigini, derealizzazione o disequilibrio. Questo non significa che i sintomi siano "inventati" o che siano meno reali perché non è stata individuata una causa organica. Al contrario, il corpo e la mente sono strettamente collegati e una sofferenza psicologica protratta nel tempo può manifestarsi anche attraverso sintomi fisici significativi.

Detto questo, nessuno può stabilire attraverso un forum quale sia l'origine precisa delle Sue vertigini. Il fatto che abbia già effettuato numerosi accertamenti specialistici con esiti rassicuranti è certamente un elemento importante, ma una valutazione clinica diretta resta indispensabile per comprendere meglio la situazione.

Colpisce anche il fatto che questi sintomi siano comparsi proprio in un momento in cui stava cercando di riprendere in mano la Sua vita e di affrontare gradualmente le Sue paure. Talvolta i cambiamenti, anche quelli positivi, possono attivare livelli elevati di stress emotivo, ma sarebbe opportuno approfondire questo aspetto all'interno di un percorso terapeutico.

Per quanto riguarda la terapia, potrebbe essere utile riprendere un percorso psicologico, soprattutto considerando la lunga storia di ansia, attacchi di panico, evitamento e ipocondria che descrive. Quanto all'eventuale utilizzo di farmaci, si tratta di una valutazione che dovrebbe essere effettuata insieme a uno specialista, sulla base della gravità dei sintomi, del loro impatto sulla qualità della vita e delle Sue esigenze personali. Non è possibile stabilire a priori se la sola psicoterapia sia sufficiente oppure se possa essere utile integrare un supporto farmacologico.

Il mio suggerimento è di non interpretare questa situazione come una sconfitta o un ritorno al punto di partenza. Il fatto che sia riuscita a rimettersi in gioco dopo anni di sofferenza dimostra che possiede risorse importanti. In questo momento potrebbe aver bisogno di un nuovo sostegno per comprendere ciò che sta accadendo e ritrovare gradualmente il senso di sicurezza che aveva iniziato a costruire.

Le auguro di trovare l'aiuto più adatto e di poter affrontare questo momento con il supporto necessario.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
Dott.ssa Chiara Parodi
Psicologo, Psicologo clinico
Montechiarugolo
Buonasera,

la sua storia racconta una sofferenza che dura da molti anni e che ha avuto un impatto molto importante sulla sua vita. Prima di tutto, è importante dirle che il fatto che i sintomi siano legati a fattori psicologici non significa affatto che siano inventati o meno reali. Le vertigini che avverte sono reali, così come è reale il disagio che le provocano.

Dopo anni di ansia intensa, attacchi di panico, ipervigilanza sul corpo e limitazioni progressive della vita quotidiana, può accadere che il sistema nervoso rimanga in uno stato di allerta costante. In alcune persone questo si manifesta proprio attraverso sintomi fisici persistenti, tra cui instabilità, sensazione di sbandamento, vertigini soggettive e paura di stare male. Il fatto che più specialisti abbiano escluso cause neurologiche importanti e abbiano ipotizzato una componente fobico-ansiosa va preso in considerazione.

Mi colpisce un dettaglio: lei racconta che, dopo anni di chiusura, aveva iniziato a riprendersi la sua vita e ad affrontare le paure. Talvolta, quando una persona vive per molto tempo in uno stato di forte ansia, il cambiamento stesso può essere vissuto dal sistema nervoso come qualcosa di destabilizzante. Non significa che il suo corpo l'abbia "punita", ma che probabilmente c'era una fragilità profonda che meritava di essere affrontata in modo più ampio.

Per questo motivo, sì, credo che riprendere un percorso psicologico sarebbe molto importante. Tuttavia, considerando la durata dei sintomi, la loro intensità e il livello di limitazione che stanno causando, potrebbe essere utile affiancare alla psicoterapia anche una valutazione psichiatrica, non necessariamente perché debba assumere farmaci, ma per avere un inquadramento completo e valutare insieme quale sia il percorso più adatto per lei.

Dopo tanti anni di ansia e isolamento, non credo che il problema sia solo la vertigine in sé. Sembra piuttosto che il suo sistema emotivo stia chiedendo attenzione da molto tempo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare non solo sui sintomi, ma anche sulla paura che li accompagna e che oggi la sta riportando a chiudersi in casa.

La cosa più importante è non interpretare queste difficoltà come una condanna o un punto di non ritorno. Lei ha già dimostrato, nel 2025, di avere la capacità di affrontare le sue paure e di rimettersi in gioco. Questo significa che dentro di lei esistono risorse che possono essere recuperate e rafforzate con il giusto supporto.

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