Salve, sono una ragazza di 28 anni. Ho avuto il mio primo attacco di panico all’età di 13 anni e da
Salve, sono una ragazza di 28 anni. Ho avuto il mio primo attacco di panico all’età di 13 anni e da quel giorno l’ansia non mi ha più abbandonato. Dall’età di 22 anni ho smesso di uscire da casa gradualmente, prima ho rinunciato alle uscite con gli amici, dopo al lavoro fino a ridurmi ad uscire di casa due o tre volte al mese e solo per visite mediche (sono anche ipocondriaca). Ho fatto psicoterapia dai 22 ai 24 anni ma non mi ha aiutato più di tanto. A settembre 2025 decido di riprendere in mano la mia vita, dopo anni passati ad avere 3 attacchi di panico al giorno, riesco ad affrontare le mie paure e inizio ad uscire e crearmi di nuovo una vita. Ad ottobre 2025 ho una crisi di vertigine che mi porta al pronto soccorso, da lì la mia vita è totalmente cambiata, le vertigini non sono più andate via, portandomi al Ps svariate volte nel giro di pochi mesi. Ho fatto innumerevoli visite, tra cui visite neurologiche, gli esami sono tutti buoni e oltre ad un’emicrania non mi hanno diagnosticato nulla, ma quasi tutti i neurologi mi hanno detto che probabilmente è un disturbo fobico e che questo possa essere causato dagli anni passati con ansia, depressione e attacchi di panico costanti, come se il mio corpo avesse voluto fermarmi per la troppa paura. È davvero possibile una cosa del genere? Io avverto questi sintomi in maniera costante e soprattutto forti. Questo mi ha portato a chiudermi in casa ancora più di prima, è possibile che la mia mente abbia creato tutto questo? Basterebbe riprendere la psicoterapia senza farmaci? Grazie per l’attenzione.
52 risposte
Buonasera, quello che descrive può accadere. Dopo molti anni di ansia e attacchi di panico, il sistema nervoso può diventare particolarmente sensibile e mantenere sintomi fisici anche molto intensi, come vertigini e senso di instabilità. Questo non significa che siano sintomi immaginari: ciò che prova è reale e merita attenzione. Il fatto che gli accertamenti medici non abbiano evidenziato problematiche neurologiche significative rende utile approfondire anche il ruolo che l'ansia potrebbe avere nel mantenimento del problema. Spesso si crea un circolo vizioso in cui la paura dei sintomi porta a monitorarli continuamente, aumentando ulteriormente la sofferenza. Considerata la sua storia, potrebbe essere utile riprendere un percorso di psicoterapia per comprendere meglio ciò che sta accadendo e recuperare gradualmente gli spazi di vita che questa sofferenza le ha sottratto. Un caro saluto, Dott.ssa Giada Genco Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
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Buonasera, potrebbe iniziare nuovamente una psicoterapia e poi valutare insieme al terapeuta la possibilità di una visita da uno psichiatra. Altrimenti, se la sua idea è quella di iniziare da subito una terapia farmacologica, potrebbe rivolgersi direttamente al Centro di Salute Mentale della sua zona e parlare con uno psichiatra per poi intraprendere una psicoterapia.
Buongiorno, mi dispiace molto per la sua situazione ma le rimando la mia ammirazione per la forza che ha avuto nel voler tentare di riprendere in mano la sua vita. In tutti i processi di cambiamento, vi sono dei momenti di stasi o delle difficoltà che danno l'idea di un ritorno ad una condizione precedente, di aver fallito. Io la vedo come un arresto temporaneo: lei nel momento in cui se l'è sentita, è riuscita. Pertanto, è una persona diversa da come era prima: la vertigine non necessariamente è da vedere come qualcosa che porta indietro. Per ciò che concerne l'utilizzo di un farmaco, comprendo il timore di utilizzarlo, ma ci sono situazioni in cui il sintomo è troppo rumoroso e questo rumore deve essere ridotto altrimenti non si riesce a sentire altro. Pertanto, le consiglio di rivolgersi ad uno psichiatra per un inquadramento clinico completo: sarà il professionista a valutare l'ipotesi o meno di una cura farmacologica. Questo percorso deve essere accompagnato da una psicoterapia individuale per comprendere e significare ciò che le è accaduto e le sta accadendo: questa sintomatologia fobica da dove viene? Da cosa è alimentata? Che significato ha e cosa la mantiene attiva? Le auguro in bocca al lupo Un caro saluto Dott.ssa Alessia Serio
Buon pomeriggio carissima, la ringrazio per aver condiviso la sua storia con tanta sincerità. Da ciò che racconta emerge una sofferenza importante che la accompagna da molti anni, ma anche una notevole capacità di reagire: il fatto che nel 2025 sia riuscita, dopo tanto tempo, a riprendere gradualmente le uscite e a costruirsi nuovi spazi di vita testimonia risorse e determinazione che meritano di essere riconosciute. Rispetto alla sua domanda, è importante chiarire che i sintomi che avverte sono reali e non "immaginari". Ansia, panico e paura possono influenzare profondamente il funzionamento del sistema nervoso e dell'equilibrio, generando o amplificando sensazioni fisiche molto intense, tra cui vertigini, instabilità, sensazione di sbandamento o di perdita di controllo. Questo non significa che "sia tutto nella sua testa" o che stia inventando i sintomi, ma che mente e corpo sono strettamente collegati e possono mantenere un circolo vizioso che alimenta la sofferenza. Naturalmente, non sarebbe corretto formulare ipotesi diagnostiche attraverso una mail, soprattutto senza una valutazione approfondita. Tuttavia, il fatto che abbia effettuato numerosi accertamenti specialistici con esiti rassicuranti e che diversi neurologi abbiano ipotizzato un ruolo significativo dei fattori ansiosi rende certamente opportuno approfondire anche questa direzione. Per quanto riguarda la terapia, molte persone che soffrono di disturbi d'ansia, attacchi di panico, agorafobia e preoccupazioni per la salute possono trarre beneficio da un percorso psicoterapeutico strutturato. La necessità o meno di un supporto farmacologico, invece, è una valutazione che andrebbe fatta caso per caso, considerando la gravità dei sintomi, il loro impatto sulla vita quotidiana e la storia clinica della persona. Credo che la situazione che descrive meriti di essere compresa con attenzione, sia nei suoi aspetti emotivi sia nei meccanismi che oggi sembrano mantenerla bloccata. Per questo motivo, se lo desidera, potremmo fissare un colloquio per approfondire la sua storia e valutare insieme quale percorso possa essere più adatto alle sue esigenze. un caro saluto può trovare il mio profilo su Mio dottore, sono la dott.ssa Ilaria Redivo
Ciao cara, sì, è possibile. I sintomi dell’ansia possono manifestarsi anche per come li stai vivendo ora. Prima di prendere farmaci inizia con una psicoterapia e vedi come va, può essere che non siano necessari. Un caro saluto
Buon pomeriggio, dal tuo racconto sembra emergere tutta la fatica di una battaglia che va avanti da molti anni. Eppure colpisce anche la grande forza che ha mostrato quando, dopo tanto tempo, ha deciso di affrontare le sue paure e riprendere in mano la sua vita. Rispetto alla sua domanda, è importante chiarire un aspetto: quando si parla di sintomi legati all'ansia o a un disagio psicologico, non significa affatto che i sintomi siano "inventati" o meno reali. Ciò che si vive nel corpo è reale e può essere anche molto intenso e invalidante. Mente e corpo, infatti, non sono due sistemi separati ma dialogano continuamente tra loro. A volte, soprattutto dopo anni trascorsi in uno stato di allerta, paura e preoccupazione costante, il corpo può continuare a reagire come se fosse ancora presente un pericolo, anche quando gli esami medici non evidenziano una causa organica specifica. In questo senso, alcuni sintomi possono essere interpretati come il tentativo dell'organismo di proteggerci da qualcosa che percepisce come minaccioso, sulla base di esperienze e schemi che nel tempo ha imparato a riconoscere. Forse la domanda non è tanto se la sua mente abbia "creato" tutto questo, quanto piuttosto quale messaggio stiano cercando di comunicarle questi sintomi e perché siano comparsi proprio in una fase in cui stava provando a riconquistare spazi di libertà che per anni le erano sembrati irraggiungibili. Quello che descrive merita certamente di essere ascoltato e compreso nella sua complessità, perché dietro il sintomo spesso c'è una storia molto più ampia che chiede di essere accolta e approfondita.
Salve, da psicologa e psicoterapeuta i.f. sento di consigliarle di riprendere una psicoterapia in modo da comprendere e capire cosa la fa sentire così, dal suo racconto, seppur breve, sento che potrebbe trattarsi di qualcosa di irrisolto che si muove dentro di lei e si manifesta con i sintomi che ha descritto. Molto spesso ciò che porta a esperire ansia ed attacchi di panico non è facilmente deducibile o visibile, ma con un percorso psicoterapico potrebbe trovare la porta d'accesso a se stessa e comprendersi, in modo da darsi ascolto ed accoglienza. Spero di averla aiutata con la mia risposta, un caro saluto.
Gentile utente, comprendo la complessità e la fatica della situazione che descrive. Ci tengo a rassicurarla: lei non sta inventando nulla. Le vertigini che avverte sono reali e rappresentano la risposta somatica di un sistema nervoso in forte sovraccarico dopo anni di ansia e panico. La psicoterapia si occupa specificamente di questi meccanismi, aiutando a interrompere il circolo vizioso tra paura e sintomi fisici. Tuttavia, data la cronicità del disturbo, la scelta più efficace è un trattamento integrato: psicoterapia affiancata da una terapia farmacologica mirata. Il farmaco non va visto come una sconfitta, ma come uno strumento necessario per abbassare l'acuzie dell'ansia e consentirle di affrontare il percorso psicologico. Un approccio integrato e specialistico è la chiave per riprendere in mano la sua autonomia. Se lo desidera sono a disposizione, anche online. Un caro saluto Dott.ssa Marta Romano
Salve, sì, è possibile che ansia, attacchi di panico e uno stato di allerta protratto per anni abbiano un impatto molto forte anche sul corpo, fino a generare sintomi fisici persistenti e molto reali, come vertigini, derealizzazione, instabilità o sensazioni di sbandamento. Il fatto che gli esami risultino nella norma non significa che ciò che prova sia “inventato”, ma che probabilmente il suo sistema nervoso sia rimasto per molto tempo in una condizione di iperattivazione e paura. Da ciò che racconta colpisce anche un aspetto importante: proprio nel momento in cui stava provando a riprendere in mano la sua vita e ad esporsi maggiormente al mondo esterno, il corpo sembra aver reagito con una forte crisi. A volte questo accade quando per anni si vive in uno stato di controllo, evitamento e tensione costante. Credo che riprendere un percorso psicologico possa essere molto utile, soprattutto se orientato a comprendere e trattare il legame tra ansia, corpo e paura dell’esposizione. Rispetto ai farmaci, non esiste una risposta valida per tutti: per alcune persone il lavoro psicoterapeutico è sufficiente, per altre un supporto farmacologico temporaneo può aiutare a ridurre il livello di sofferenza e permettere di affrontare meglio il percorso terapeutico. Questo andrebbe valutato con uno specialista che possa considerare la sua situazione nel complesso. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Gentilissima, tutto può essere e tutto può succedere. Ha fatto molto bene a rivolgersi a specialisti per comprendere la possibile natura chimica-organica delle sue vertigini. L'aver passato tanto tempo in un luogo protetto come casa propria può portare a risposte del proprio corpo particolari, un po' come se lo stato di allarme non fosse ancora andato via e quindi si è sempre sull'attenti, pur non rendendosene conto. Il suo è un tema delicatissimo che richiede tanto ascolto da parte di un/a professionista della salute mentale. Comprendo che possa essere frustrante riprendere un percorso con uno/a psicologo/a e demotivante sentirselo dire, ma è anche vero che, da quello che dice, è una condizione che inizia a debilitarla, dunque perché non provare a lavorarci ancora un po' con una nuova figura?
Salve, leggendo il suo racconto emerge con chiarezza quanto sia stato lungo e faticoso il percorso che ha affrontato. Convivere con ansia e attacchi di panico fin dall'adolescenza richiede un enorme dispendio di energie, spesso invisibile agli occhi degli altri. Ancora di più colpisce il fatto che, nonostante anni di limitazioni e sofferenza, a un certo punto abbia trovato la forza di provare a riprendere in mano la sua vita, ricominciando gradualmente a uscire e ad affrontare ciò che per tanto tempo aveva evitato. Questo è un elemento molto importante della sua storia e merita di essere riconosciuto. Capisco bene quanto possa essere destabilizzante aver vissuto un miglioramento e poi essersi trovata improvvisamente a fare i conti con sintomi fisici così persistenti e spaventosi come le vertigini. Quando un sintomo è intenso, costante e interferisce pesantemente con la vita quotidiana, è naturale fare fatica a pensare che possa esserci un ruolo importante dei fattori psicologici. Molte persone, infatti, associano ciò che è psicologico a qualcosa di immaginario o meno reale. In realtà le cose sono molto più complesse. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, mente e corpo non vengono considerati come due mondi separati. Le emozioni, i pensieri, lo stato di allerta e le reazioni fisiche sono strettamente collegati tra loro. Anni di ansia intensa, paura costante, monitoraggio dei sintomi corporei e anticipazione del pericolo possono influenzare profondamente il modo in cui il sistema nervoso interpreta e gestisce le sensazioni provenienti dal corpo. Questo non significa che lei si stia inventando i sintomi o che le vertigini non esistano. Al contrario. Il fatto che un sintomo abbia una componente psicologica non lo rende meno reale. La sofferenza che descrive è autentica. Quello che può accadere, però, è che il sistema di allarme dell'organismo diventi estremamente sensibile e continui a segnalare pericolo anche quando non è presente una minaccia concreta. Più ci si concentra sul sintomo, più lo si teme, più si cerca di controllarlo o evitarlo, maggiore può diventare la sua presenza nella vita quotidiana. Nel suo racconto c'è un dettaglio che ritengo particolarmente significativo. Le vertigini sono comparse proprio nel momento in cui stava iniziando a riappropriarsi della sua vita. Naturalmente non è possibile stabilire collegamenti certi da poche righe, ma è interessante osservare come talvolta i cambiamenti, persino quelli desiderati, possano attivare livelli elevati di tensione emotiva. Affrontare il mondo dopo anni di chiusura richiede un enorme sforzo psicologico e talvolta il corpo può diventare il luogo in cui questa tensione si manifesta. Mi sembra importante anche sottolineare che la domanda centrale forse non è se la sua mente abbia "creato tutto questo", ma comprendere perché questi sintomi si siano inseriti nella sua storia proprio in questo modo e proprio in questo momento. Dietro ai sintomi spesso esistono meccanismi di funzionamento che meritano di essere compresi con attenzione e senza giudizio. Per quanto riguarda la psicoterapia, il fatto che un percorso svolto anni fa non abbia prodotto i risultati sperati non significa necessariamente che ogni futuro percorso sarà uguale. Le persone cambiano, le difficoltà cambiano e cambia anche il momento della vita in cui si affrontano. Oggi lei possiede una consapevolezza diversa rispetto a quella che aveva a ventidue anni. Inoltre, il lavoro terapeutico può essere molto diverso a seconda degli obiettivi, delle modalità di intervento e della relazione che si costruisce con il professionista. Non è possibile sapere in anticipo se un percorso senza farmaci sarebbe sufficiente o quale sarebbe la soluzione migliore per lei. Tuttavia, da ciò che racconta, sembra che la sua sofferenza non riguardi soltanto le vertigini, ma una storia molto lunga fatta di ansia, attacchi di panico, evitamenti, paura delle malattie e progressiva limitazione della libertà personale. Proprio per questo potrebbe essere utile intraprendere un percorso che non si focalizzi esclusivamente sul sintomo fisico, ma che aiuti a comprendere il funzionamento complessivo del problema e i motivi per cui continua a mantenersi nel tempo. La cosa che più colpisce del suo racconto è che, nonostante tutto, lei abbia già dimostrato di possedere una capacità importante: quella di reagire e provare a rimettersi in movimento anche dopo anni molto difficili. Forse oggi quella forza le sembra lontana, ma il fatto che sia esistita significa che fa parte delle sue risorse. Comprendere cosa è accaduto e perché il percorso si sia interrotto potrebbe essere un passo importante per provare nuovamente a ripartire, questa volta con una maggiore conoscenza di sé e dei meccanismi che alimentano la sofferenza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente, quando sintomi fisici persistenti vengono valutati da diversi specialisti senza che emerga una causa organica significativa, può essere utile considerare anche il ruolo che ansia, stress e paura possono avere nel loro mantenimento. Questo non significa che i sintomi siano "inventati" o meno reali: la sofferenza che descrive è concreta e può essere molto invalidante. Dopo anni di attacchi di panico, ipervigilanza e limitazioni nella vita quotidiana, può accadere che il corpo e la mente sviluppino modalità di funzionamento che mantengono attivo il senso di allarme anche in assenza di un pericolo immediato. La psicoterapia potrebbe certamente rappresentare una risorsa importante, soprattutto se orientata a comprendere non solo i sintomi, ma anche il modo in cui essi influenzano la sua vita e le sue relazioni. Per quanto riguarda i farmaci, la loro eventuale utilità va valutata insieme a uno specialista, sulla base della sua situazione specifica. Il fatto che in passato sia riuscita a riprendere gradualmente in mano la sua vita mostra che dentro di sé possiede già delle risorse importanti su cui poter tornare a fare affidamento. Un caro saluto.
Gentile utente, da ciò che racconta emerge una sofferenza importante che dura da molti anni, ma anche una grande capacità di reagire: il fatto che nel 2025 fosse riuscita a tornare a uscire e a riprendere in mano la sua vita è un segnale molto significativo. Sì, è possibile che ansia, attacchi di panico e agorafobia possano contribuire a mantenere sintomi fisici reali e persistenti, come vertigini e senso di instabilità, senza che questo significhi che siano “immaginari”. Mente e corpo sono strettamente collegati. Detto questo, una risposta precisa richiede una valutazione approfondita della sua storia e dei sintomi attuali. Considerando quanto questi problemi stanno limitando la sua vita, le suggerirei di riprendere un percorso di supporto psicologico per ansia e attacchi di panico, valutando insieme a un professionista il trattamento più adatto alle sue esigenze. Un caro saluto, Dott. De Giorgi Emanuele
Gent.ma utente, partiamo dall'ultima domanda, se basterebbe la psicoterapia senza farmaci. La risposta è sicuramente sì. E' auspicabile un approccio cognitivo-comportamentale, o un intervento psicologico basato su ACT, Mindfulness e Psicologia Positiva. La sua mente, da quello che ci racconta, è un'abile sabotatrice: le sue intenzioni sono di proteggerla da "tutti i mali del mondo", il problema è che la maggior parte di questi mali sono frutto di una errata e spropositata interpretazione della realtà. La sindrome di panico è una forma di ansia che ha questi picchi di attivazione molto evidenti e invalidanti: il sistema mente-corpo si allerta e si organizza immediatamente a una risposta estrema e disperata, come se lei fosse realmente in pericolo di vita. Ecco perché è così tremendamente impattante sul piano della stanchezza e delle energie nervose spese, ed ecco perché diventa il panico stesso una fonte di ansia, si prova letteralmente paura di avere paura, la mente sa a cosa va incontro. Quindi, per rispondere a un'altra delle sue domande, è davvero possibile che l'unica via di uscita sembra essere l'inerzia, il non fare nulla, lo starsene rinchiusi dentro casa lontani dai pericoli e dall'ansia che si potrebbe sperimentare in loro presenza. Non so come ha affrontato questo problema con il precedente intervento psicologico. Ma ciò non deve toglierle fiducia nella possibilità di intraprendere un nuovo percorso. C'è troppa vita da vivere di fronte a lei e sa bene cosa si sta perdendo a causa dell'ansia e del panico. Questa deve essere la leva motivazionale più forte. La chiave psicologica per cominciare a fare progressi è smettere di lottare contro la paura. Finché la sua mente affila le armi contro sé stessa e contro gli eventi incontrollabili, non ci saranno né vincitori, né vinti. E' fondamentale imparare con i giusti step a conoscere il modo di funzionare della sua ansia, le situazioni innescanti, le emozioni collegate e le risposte dell'organismo, i modi in cui a modo suo riesce ad attutire il dolore, come evita il peggio e quali sono i costi di questi sforzi. All'interno di questo loop negativo potrà imparare a intervenire in modo strategico e consapevole, senza ingannare l'ansia o la mente stessa, ma educando quest'ultima ad avere potere di scelta e decidere per azioni utili e vantaggiose, anche quando le cose sembrano tremendamente difficili. Questo è un punto cruciale. L'ansia, così come il panico, sono fenomeni mentali che tutti, in un certo modo, sperimentano nel corso delle loro giornate. Ma mentre alcuni ne sono sopraffatti e diventano impulsivi, reattivi o perdono le speranze, altri riescono ad accettarne la presenza, a gestire lo stress e continuare a funzionare bene, nonostante tutto. Conoscere a fondo la propria forma di manifestazione dell'ansia, o del panico, significa sostanzialmente acquisire metodi efficaci per limitarne gli effetti e renderla progressivamente innocua. Mi contatti per maggiori informazioni o per qualsiasi domanda, anche tramite consulenza online, su questo tipo di percorso. Le auguro il meglio. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno, innanzitutto voglio riconoscere l'enorme coraggio che hai dimostrato nel cercare di riprendere in mano la tua vita lo scorso settembre. Quello che stai attraversando è molto doloroso e invalidante, ma voglio rassicurarti: le tue reazioni hanno una spiegazione clinica chiara. Per rispondere alla tua prima domanda: sì, è assolutamente possibile. Quando il nostro corpo vive per anni in uno stato di "allarme continuo" (come avviene con attacchi di panico frequenti e ansia severa), il sistema nervoso si esaurisce e si ipersensibilizza. I sintomi fisici che provi, come le vertigini costanti, sono reali e intensi, ma non derivano da un danno neurologico o d'organo. Sono il risultato di un sistema di allarme "bloccato", una somatizzazione molto comune quando il corpo e la mente sono sovraccarichi da troppo tempo. Riguardo alla tua seconda domanda, ti consiglio caldamente di iniziare un percorso di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). La CBT è l'approccio d'eccellenza e scientificamente più efficace per il disturbo di panico, l'agorafobia e l'ipocondria. Ti aiuterà in modo pratico a: - Comprendere e spezzare il circolo vizioso tra i pensieri spaventosi e i sintomi fisici (come le vertigini). - Lavorare sulla "paura della paura", disinnescando le false interpretazioni di pericolo che la tua mente sta facendo. - Riprendere la tua vita fuori casa attraverso una desensibilizzazione graduale e sicura. Basterebbe la terapia senza farmaci? La CBT da sola offre strumenti potentissimi e spesso sufficienti per la guarigione. Ti consiglierei di provare ad iniziare la terapia lasciando aperta la possibilità di consultare uno psichiatra per un supporto farmacologico che potrebbe rivelarsi utile come "salvagente" temporaneo. Non perdere la speranza. Hai già dimostrato di avere la forza per reagire e voler vivere la tua vita; con la giusta terapia CBT, puoi insegnare al tuo corpo e alla tua mente a sentirsi di nuovo al sicuro. Resto a disposizione Elisa
Salve,Innanzitutto, dalla tua descrizione emerge una sofferenza molto intensa e molto lunga nel tempo. Hai convissuto per circa 15 anni con ansia, attacchi di panico, paura della malattia e progressiva limitazione della tua vita. Eppure, un elemento del tuo racconto mi colpisce particolarmente: a settembre 2025 sei riuscita a ricominciare a uscire, affrontare le paure e riprenderti degli spazi di vita. Questo mi suggerisce che dentro di te esistono risorse importanti, anche se in questo momento ti sembrano lontane. Venendo alla tua domanda: sì, è possibile che un disturbo d'ansia molto radicato possa produrre sintomi fisici persistenti e molto intensi, comprese sensazioni di instabilità, vertigine soggettiva, sbandamento, "testa ovattata", derealizzazione o percezione di perdita dell'equilibrio. Questo non significa che i sintomi siano "inventati" o "finti". Anzi, sono reali e vengono percepiti realmente dal corpo. Quello che spesso crea confusione è pensare che esistano solo due possibilità: o c'è una malattia neurologica; o è "tutto nella testa". In realtà esiste una terza possibilità, che in psicologia e medicina è molto frequente: il sistema nervoso può entrare in uno stato cronico di allerta e ipervigilanza. Quando questo accade per anni, il cervello diventa estremamente sensibile alle sensazioni corporee e ai segnali di equilibrio, movimento e sicurezza. Le sensazioni che ne derivano sono autentiche, ma non dipendono necessariamente da una lesione o da una malattia neurologica. Il fatto che diversi neurologi abbiano escluso patologie neurologiche importanti e abbiano ipotizzato una componente fobico-ansiosa va preso in considerazione seriamente. Non perché "è ansia e basta", ma perché potrebbe indicare una direzione terapeutica diversa da quella della continua ricerca di una causa organica. Nel tuo racconto noto anche un aspetto che vedo spesso nelle persone che soffrono di panico e ipocondria: dopo l'episodio di vertigine al pronto soccorso, la tua attenzione sembra essersi concentrata completamente sul sintomo. È come se il cervello avesse imparato a monitorare costantemente equilibrio, testa, sensazioni corporee e possibili segnali di pericolo. Più monitoriamo un sintomo, più il sistema nervoso lo amplifica; più il sintomo aumenta, più ci convinciamo che sia pericoloso. Si crea così un circolo vizioso molto potente. Mi chiedi se il tuo corpo possa essersi "fermato per la troppa paura". Detta in questi termini è una metafora, non una spiegazione scientifica. Tuttavia, ciò che descrivi è compatibile con l'idea che anni di ansia, evitamento, attacchi di panico e depressione abbiano contribuito a una disregolazione del sistema nervoso, che oggi si manifesta attraverso sintomi fisici persistenti. Riguardo alla psicoterapia senza farmaci, nessuno può dirti con certezza se sarebbe sufficiente. Dipende dall'intensità dei sintomi, dal livello di compromissione della tua vita quotidiana e dalle caratteristiche specifiche del disturbo. Quello che posso dirti è che: la psicoterapia è certamente indicata; se la precedente terapia non ti ha aiutato abbastanza, non significa che tutte le psicoterapie siano inefficaci; spesso è importante trovare un approccio specifico per il panico, l'agorafobia, l'ansia di malattia e l'evitamento;Se fossi nel mio studio, una delle prime cose che vorrei approfondire sarebbe la natura precisa delle vertigini: come le descrivi, quando aumentano, se compaiono fuori casa più che in casa, quali pensieri le accompagnano, quali situazioni eviti e come reagisci quando le senti. Queste informazioni aiutano molto a capire se ci troviamo davanti a un quadro maggiormente legato all'ansia, all'agorafobia o ad altri meccanismi di mantenimento. Una domanda che ti farei è questa: quando senti le vertigini, qual è la cosa che temi possa accadere concretamente? Di svenire? Di perdere il controllo? Di avere una malattia grave che non è stata scoperta? Oppure di non riuscire a tornare a casa? La risposta può dare indicazioni molto utili su ciò che mantiene il problema. Resto a disposizione Cordiali Saluti
Buongiorno, da ciò che descrive sarebbe necessario senz'altro riprendere la psicoterapia associandola però, soprattutto in una fase iniziale a dei farmaci e per questi ultimi è meglio affidarsi ad uno/a psichiatra o da uno/a neurologo/a. Rispetto alla psicoterapia posso essere disponibile, anche online. buona Giornata. Dario Martelli
La psicoterapia potrebbe bastare nella misura in cui lei inizierà ad acquisire fiducia in se stessa Esiste una saggezza nel nostro corpo che invia segnali di malessere per invitarci a valutare qualcosa che nel profondo dell animo ci scuote Nella nostra mente abbiamo già una sorta di farmacia a cui attingere Se l attacco di panico si ripresenta molto spesso sta chiedendo ascolto Chiede di fermarsi e di interrogarsi su qualcosa che stiamo facendo contro la nostra volontà per esempio accettare una situazione che non va bene per noi stessi Come se ci stessimo forzando e ostinando ad agire contro la nostra volontà Se ci fa caso il malessere fisico le impone una battuta d’arresto Quindi si tratta di un invito a sostare a fermarsi e a concedersi ascolto Si chieda cosa sta facendo contro le sue reali intenzioni Potrà essere faticoso e doloroso ma è un percorso necessario se si intende uscire da una condizione di inquietudine Spero di esserle stata di aiuto Le auguro buon cammino
Da ciò che racconta emerge una storia lunga e impegnativa di ansia, attacchi di panico e limitazioni nella vita quotidiana. Inoltre, dopo un periodo in cui era riuscita con grande impegno a riprendere gradualmente alcune attività, si è trovata ad affrontare sintomi fisici che hanno riattivato paure e difficoltà già presenti. È comprensibile che questo abbia generato molta preoccupazione e confusione. Rispetto alla sua domanda, mente e corpo non funzionano come due sistemi separati. È noto che condizioni di ansia intensa e prolungata possano associarsi a sintomi fisici anche molto persistenti e invalidanti. Questo, però, non significa che i sintomi siano "inventati", immaginari o meno reali: la sofferenza che descrive è concreta, indipendentemente dalla sua origine. Allo stesso tempo, sulla base di un messaggio online non è possibile stabilire quale sia la causa dei sintomi né indicare quale sia il trattamento più appropriato. La presenza di accertamenti specialistici rassicuranti è certamente un elemento importante, ma una valutazione clinica approfondita resta fondamentale. Considerata la storia che racconta e l'impatto che questi sintomi stanno avendo sulla sua vita, potrebbe essere utile riprendere un percorso psicologico per comprendere meglio ciò che sta accadendo e individuare le modalità di intervento più adatte alla sua situazione specifica. Ilenia Ceravolo, Psicologa
La domanda che si pone è molto pertinente, e la risposta è che sì, è possibile che il corpo produca sintomi fisici reali attraverso meccanismi legati all'ansia e allo stress prolungato. Non si tratta di "immaginarseli": i sintomi che descrive sono reali, ma la loro origine può essere in parte riconducibile a come il sistema nervoso ha imparato a rispondere dopo anni di attivazione intensa e costante. Esiste un meccanismo, riconosciuto e studiato, per cui un sistema nervoso che è stato a lungo in stato di allerta può continuare a produrre sintomi fisici anche quando la situazione esterna cambia, quasi come se il corpo avesse sviluppato una sua memoria di quella modalità di risposta. Le vertigini e i sintomi che descrive, in assenza di cause neurologiche accertate, possono rientrare in questo quadro. Sul fatto che basti la psicoterapia senza farmaci, è una valutazione che dipende da molte variabili individuali e che spetta a chi la segue clinicamente. Quello che si può dire è che riprendere un percorso psicologico, magari con un professionista che abbia esperienza specifica con i disturbi d'ansia e i sintomi somatici, potrebbe essere un passo utile per lavorare proprio su questa componente, considerando quanto quello che descrive stia incidendo sulla sua qualità di vita.
Salve, mi dispiace per la sua condizione, oltre ad accertamenti medici rispetto al suo stato di salute (che sta già svolgendo) le consiglio di riprendere una psicoterapia per acquisire maggiore consapevolezza di ciò che le sta accadendo ed elaborarlo. Mi rendo inoltre disponibile a svolgere un colloquio.
Buongiorno, da quello che ha scritto lei convive da molto tempo con l'ansia, che si è manifestata in varie forme. Sicuramente la psicoterapia è molto importante nell'affrontare questa situazione, soprattutto per mobilitare e sbloccare le sue risorse interne. Questo non implica di rinunciare alle risorse esterne (i farmaci), anzi la cosa più preziosa sarebbe una collaborazione tra psicologo e psichiatra. Sarebbe utile per lei cominciare comunque con una visita psicologica, magari di un approccio diverso da quello che lei ha già provato a 22 anni. Rimango a disposizione per ogni eventuale chiarimento o approfondimento. Dott. Federico Bartoli
Buongiorno, comprendo come questa situazione sia debilitante per Lei e come la mancanza di risposte certe possa provocarle ancora più incertezza sul futuro. Il fatto di aver già intrapreso un percorso di terapia non esclude l'eventualità di intraprendere un nuovo percorso di psicoterapia o un percorso di sostegno psicologico per valutare cosa sia cambiato da quando ha smesso o comprendere meglio il suo funzionamento. Non conoscendola non posso confermare quanto detto dai vari medici che l'hanno valutata, sicuramente le posso confermare che l'ansia si può manifestare spesso in sintomi somatici, spesso simili a sintomi neurologici, e che andando a contenere l'ansia con tecniche specifiche è possibile che questi si risolvano o per lo meno diminuiscano.
Buongiorno, la prima cosa importante è questa: se lei avverte vertigini forti e costanti, quei sintomi non vanno liquidati come “tutto nella mente”. Il corpo li sente davvero. Allo stesso tempo, quando gli accertamenti medici non mostrano cause importanti, può accadere che ansia, panico, ipercontrollo del corpo e paura di uscire mantengano o amplifichino molto le sensazioni. Il punto non è scegliere tra “fisico” e “psicologico”, come se fossero due mondi separati. Spesso il problema diventa un circuito: sento una sensazione, mi spavento, controllo il corpo, evito di uscire, cerco rassicurazioni mediche, mi calmo per poco, poi torno ad ascoltarmi ancora di più. Così il tentativo di proteggersi finisce per restringere sempre di più la vita. Il fatto che a settembre fosse riuscita a ricominciare a uscire è un dato molto importante: mostra che una parte di lei può riprendere movimento. La crisi di vertigine sembra aver riattivato la vecchia paura e l’ha riportata nella posizione di prima: casa, controllo, visite, allarme. Riprendere una psicoterapia può essere molto utile, ma sarebbe importante che fosse centrata non solo sul “capire l’ansia”, bensì sul modificare gradualmente il rapporto con le sensazioni corporee, con l’evitamento e con la paura di stare male fuori casa. Sui farmaci, invece, non si può rispondere in modo generale: va valutato con medico o psichiatra. In alcuni casi la psicoterapia basta, in altri un aiuto farmacologico temporaneo può facilitare il lavoro. Per orientare meglio servirebbe capire: * le vertigini aumentano quando esce, quando si muove o quando si osserva? * cosa fa appena sente il sintomo? * quante rassicurazioni mediche cerca e quanto durano? * quali piccoli passi riusciva a fare a settembre? Il primo obiettivo non è convincersi che “non ha nulla”, ma iniziare a non consegnare tutta la sua vita alla paura delle sensazioni. Questo può essere un buon punto da cui ripartire in un percorso psicologico mirato. Un caro saluto.
Gentilissima, è molto importante anche se è un problema che riscontra ormai da anni nelle varie forme, affrontarlo in sede psicologica. Ecco perché le consiglio di scegliere una/un professionista che la faccia sentire veramente a suo agio per potersi aprire, approfondire e fare chiarezza dentro di lei. Così da comprendere perché succede veramente, cosa può fare oggi per riprendere la sua vita in mano e viverla più serenamente. Saluti Dott. Maurizio Di Benedetto
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Comprendo quanto possano essere stati difficili questi anni per lei e la confusione che possono aver generato le affermazioni del medico in merito a quello che le è stato definito come un "disturbo fobico". Personalmente non posso darle delle risposte certe sui quesiti che ha posto: le informazioni a disposizione non sono sufficienti e andrebbero indubbiamente approfondite all'interno di un colloquio clinico. È in parte vero che dietro agli attacchi di panico l'emozione predominante sia la paura, ma evitarei di focalizzarmi su questo aspetto in modo totalizzante, per non correre il rischio di generare un'ulteriore chiusura. In questi casi è sempre fondamentale analizzare gli antecedenti, ossia ciò che accade subito prima degli attacchi e, in particolare, la cornice di vita in cui si trovava all'età di 13 anni, quando tutto è iniziato. Il mio consiglio, vista la situazione che ha descritto, è di valutare l'inizio di un nuovo percorso terapeutico. Per quanto riguarda la terapia farmacologica, invece, è una questione da discutere approfonditamente in seduta, poiché sia l'assunzione sia l'eventuale sospensione devono essere tassativamente gestite da uno specialista e mai in autonomia dal paziente. Resto a sua completa disposizione qualora decidesse di iniziare un nuovo percorso, o anche solo per un primo colloquio di chiarimento. Buona giornata!
Buongiorno, riprendere un percorso di psicoterapia, che la possa aiutare a mettere a tema questi vissuti, Le potrebbe sicuramente essere di supporto. Il fatto che non vi sia riscontro di una lesione o di un danno strutturale non rende meno impattante e sofferente la sua esistenza, che merita di essere trattata e presa in carico. Rimango a disposizione qualora desiderasse approfondire quanto scritto, trova i contatti sul mio profilo. La saluto. -Dott.ssa Intorcia Beatrice
Buongiorno, mi spiace molto per la situazione che sta vivendo non deve essere per nulla facile e solo lei puoi sentire davvero quanto le pesa. Le strade per fortuna ad oggi sono tante e valuterei un percorso di agopuntura unendoli a delle sedute psicologiche così da rafforzare la sua consapevolezza e sicurezza di sé. Diversamente la paura costante continuerà a portarla sempre a chiudersi a casa senza possibilità di vivere. La nostra mente è connessa alle nostre emozioni e al nostro corpo ma anche viceversa il corpo può reagire avendo l abitudine di sentire solo sensazioni di preoccupazioni e paure. Sarebbe importante integrare tutte le tue parti per ritornare alla tua unità imparando a gestirle e conoscerle. Buon percorso, io rimango a disposizione Dott.ssa Casumaro Giada
Salve,comprendo quanto possa essere frustrante e spaventoso convivere con sintomi così intensi e persistenti. In linea generale, è possibile che ansia, attacchi di panico e disturbi fobici producano sintomi fisici molto forti e reali, comprese sensazioni di instabilità, vertigini, derealizzazione o disequilibrio. Questo non significa che i sintomi siano "inventati" o che siano meno reali perché non è stata individuata una causa organica. Al contrario, il corpo e la mente sono strettamente collegati e una sofferenza psicologica protratta nel tempo può manifestarsi anche attraverso sintomi fisici significativi. Detto questo, nessuno può stabilire attraverso un forum quale sia l'origine precisa delle Sue vertigini. Il fatto che abbia già effettuato numerosi accertamenti specialistici con esiti rassicuranti è certamente un elemento importante, ma una valutazione clinica diretta resta indispensabile per comprendere meglio la situazione. Colpisce anche il fatto che questi sintomi siano comparsi proprio in un momento in cui stava cercando di riprendere in mano la Sua vita e di affrontare gradualmente le Sue paure. Talvolta i cambiamenti, anche quelli positivi, possono attivare livelli elevati di stress emotivo, ma sarebbe opportuno approfondire questo aspetto all'interno di un percorso terapeutico. Per quanto riguarda la terapia, potrebbe essere utile riprendere un percorso psicologico, soprattutto considerando la lunga storia di ansia, attacchi di panico, evitamento e ipocondria che descrive. Quanto all'eventuale utilizzo di farmaci, si tratta di una valutazione che dovrebbe essere effettuata insieme a uno specialista, sulla base della gravità dei sintomi, del loro impatto sulla qualità della vita e delle Sue esigenze personali. Non è possibile stabilire a priori se la sola psicoterapia sia sufficiente oppure se possa essere utile integrare un supporto farmacologico. Il mio suggerimento è di non interpretare questa situazione come una sconfitta o un ritorno al punto di partenza. Il fatto che sia riuscita a rimettersi in gioco dopo anni di sofferenza dimostra che possiede risorse importanti. In questo momento potrebbe aver bisogno di un nuovo sostegno per comprendere ciò che sta accadendo e ritrovare gradualmente il senso di sicurezza che aveva iniziato a costruire. Le auguro di trovare l'aiuto più adatto e di poter affrontare questo momento con il supporto necessario. Saluti, Dott.ssa Donatella Valsi
Buonasera, la sua storia racconta una sofferenza che dura da molti anni e che ha avuto un impatto molto importante sulla sua vita. Prima di tutto, è importante dirle che il fatto che i sintomi siano legati a fattori psicologici non significa affatto che siano inventati o meno reali. Le vertigini che avverte sono reali, così come è reale il disagio che le provocano. Dopo anni di ansia intensa, attacchi di panico, ipervigilanza sul corpo e limitazioni progressive della vita quotidiana, può accadere che il sistema nervoso rimanga in uno stato di allerta costante. In alcune persone questo si manifesta proprio attraverso sintomi fisici persistenti, tra cui instabilità, sensazione di sbandamento, vertigini soggettive e paura di stare male. Il fatto che più specialisti abbiano escluso cause neurologiche importanti e abbiano ipotizzato una componente fobico-ansiosa va preso in considerazione. Mi colpisce un dettaglio: lei racconta che, dopo anni di chiusura, aveva iniziato a riprendersi la sua vita e ad affrontare le paure. Talvolta, quando una persona vive per molto tempo in uno stato di forte ansia, il cambiamento stesso può essere vissuto dal sistema nervoso come qualcosa di destabilizzante. Non significa che il suo corpo l'abbia "punita", ma che probabilmente c'era una fragilità profonda che meritava di essere affrontata in modo più ampio. Per questo motivo, sì, credo che riprendere un percorso psicologico sarebbe molto importante. Tuttavia, considerando la durata dei sintomi, la loro intensità e il livello di limitazione che stanno causando, potrebbe essere utile affiancare alla psicoterapia anche una valutazione psichiatrica, non necessariamente perché debba assumere farmaci, ma per avere un inquadramento completo e valutare insieme quale sia il percorso più adatto per lei. Dopo tanti anni di ansia e isolamento, non credo che il problema sia solo la vertigine in sé. Sembra piuttosto che il suo sistema emotivo stia chiedendo attenzione da molto tempo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare non solo sui sintomi, ma anche sulla paura che li accompagna e che oggi la sta riportando a chiudersi in casa. La cosa più importante è non interpretare queste difficoltà come una condanna o un punto di non ritorno. Lei ha già dimostrato, nel 2025, di avere la capacità di affrontare le sue paure e di rimettersi in gioco. Questo significa che dentro di lei esistono risorse che possono essere recuperate e rafforzate con il giusto supporto.
Da quello che racconti emerge una sofferenza molto intensa che dura da molti anni e che ha avuto un impatto importante sulla tua vita quotidiana. È comprensibile che, vivendo vertigini persistenti e molto forti, tu faccia fatica a pensare che possano essere collegate a fattori psicologici. È importante chiarire un aspetto: quando si parla di sintomi legati all'ansia o a un disturbo fobico, non significa che i sintomi siano "inventati" o che tu li stia immaginando. I sintomi sono reali e possono essere percepiti con grande intensità. Mente e corpo sono strettamente collegati e, quando una persona vive per anni con livelli elevati di ansia, paura e stress, questo può influenzare il funzionamento del sistema nervoso e contribuire a mantenere sensazioni di instabilità, vertigini o disequilibrio, anche in assenza di una causa organica evidente. Per quanto riguarda i farmaci, non è detto che siano necessariamente la prima strada da percorrere. Potresti iniziare riprendendo un percorso psicologico e concederti il tempo di comprendere meglio cosa sta succedendo e come evolvono i sintomi. Se nel tempo dovesse emergere che la sola psicoterapia non è sufficiente o che la sofferenza rimane molto elevata, si potrà ragionare insieme allo specialista sull'eventuale utilità di un supporto farmacologico. L'importante è non sentirsi obbligata a scegliere subito una strada definitiva, ma costruire il percorso passo dopo passo in base ai tuoi bisogni.
Quello che descrive è un quadro che, nella pratica clinica, si incontra più spesso di quanto si pensi, soprattutto nelle persone con una lunga storia di ansia, attacchi di panico e ipervigilanza corporea. Il punto centrale non è che “la mente inventa i sintomi”, ma che il sistema nervoso, quando resta per anni in uno stato di allerta, può diventare estremamente sensibile alle sensazioni corporee. In questo stato, anche segnali normali come equilibrio, pressione, tensione muscolare o percezione dello spazio vengono amplificati e interpretati come pericolosi. Questo può generare un circolo molto stabile: più si avverte il sintomo, più aumenta la paura, e più aumenta la paura, più il sintomo si intensifica. Le vertigini persistenti dopo una fase di stress o dopo un episodio acuto di ansia sono un esempio tipico di questo meccanismo. Il fatto che tutti gli accertamenti neurologici siano negativi e che diversi specialisti abbiano ipotizzato una componente fobico-ansiosa non significa che “non sia reale”, ma che l’origine potrebbe essere funzionale, cioè legata al modo in cui il sistema nervoso sta regolando equilibrio, attenzione e risposta di allarme. In questi casi, il corpo non sta “simulando”, sta reagendo in modo eccessivo e persistente a uno stato di stress prolungato. Ed è proprio per questo che spesso il problema non si risolve solo con ulteriori accertamenti medici, ma con un lavoro mirato sul sistema ansioso e sulla percezione corporea. La domanda importante che si pone è: “basterebbe la psicoterapia senza farmaci?” La risposta, nella realtà clinica, è che spesso la psicoterapia è il trattamento centrale, ma la modalità dipende dall’intensità dei sintomi e da quanto il quadro è diventato invalidante. In alcuni casi è utile un supporto farmacologico temporaneo per abbassare l’iperattivazione, in altri si può lavorare solo con interventi psicologici strutturati. Non esiste una risposta unica valida per tutti. Nel suo caso emerge un elemento molto significativo: il fatto che, quando ha ripreso a uscire e a ricostruire la sua vita, ci sia stata una riattivazione improvvisa dei sintomi. Questo è coerente con un sistema nervoso che è rimasto per molto tempo “tarato” sulla protezione e che, quando viene riattivato, può reagire in modo molto intenso. La cosa più importante da considerare è che questo tipo di disturbo non tende a stabilizzarsi da solo nel tempo, soprattutto quando porta a una progressiva chiusura. Al contrario, più si evita l’uscita e più il sistema rinforza l’associazione “fuori = pericolo”. Per questo motivo è fondamentale intervenire in modo mirato e graduale, lavorando sia sulla componente ansiosa sia sulla riabilitazione della sicurezza corporea e dell’esposizione alla vita quotidiana. È un percorso che richiede continuità e un’impostazione clinica specifica per i disturbi d’ansia con somatizzazione e agorafobia. Se sta vivendo una riacutizzazione così forte da riportarla a chiudersi in casa, non è un segnale di “regressione senza soluzione”, ma di un sistema che ha bisogno di essere ricalibrato con un percorso strutturato e seguito con continuità.
Buongiorno, mi spiace si trovi a vivere questa situazione. Risulta purtroppo difficile dare una risposta alle sue domande senza altri approfondimenti. Le consiglio di provare un sostegno psicoterapeutico ad indirizzo cognitivo-comportamentale e valutare insieme al professionista l'eventuale integrazione farmacologica.
Potrebbe essere utile riprendere la psicoterapia affiancando la farmacoterapia. Gli psicofarmaci potrebbero aiutarla ad abbassare l'intensità dei sintomi così da poter lavorare meglio in terapia, esporsi gradualmente agli stimoli fobici e superare l'evitamento delle situazioni temute. Resto a disposizione per ulteriori dubbi. Cordiali saluti
Buongiorno, le manifestazioni di cui parla sono l'espressione di un disturbo d'ansia acuto. Dai disturbi d ansia è possibile guarire attraverso la combinazione di psicoterapia e farmacoterapia. Sia affidi ad uno psicoterapeuta e ad uno psichiatra, vedrà che con il tempo potrà uscire dalla morsa dei suoi sintomi. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, da quello che scrive si percepisce chiaramente la fatica di questi ultimi anni e la paura per i sintomi che racconta. Vorrei dirle innanzitutto che tutto ciò che la nostra mente "crea" è fatto per salvaguardarci, anche se in un modo che può risultare limitante o addirittura disfunzionale nella vita pratica e quotidiana. Per questo motivo, credo sia essenziale cercare di capire i motivi che l'hanno portata a stare male, che siano le vertigini o gli attacchi di panico, e in questo può aiutare proprio la terapia. Insieme al terapeuta potrete valutare l'intensità dei sintomi e arrivare a capire, sempre insieme, se sia il caso di rivolgersi anche a un medico per inserire il farmaco e, in questo caso, come gestirlo. Le auguro buona fortuna per il suo percorso.
Buon pomeriggio, grazie per aver condiviso una parte così significativa della sua storia. Dalle sue parole emerge tutta la fatica di un percorso che dura da molti anni, ma emerge anche un aspetto altrettanto importante: il desiderio, mai venuto meno, di comprendere ciò che le sta accadendo e di ritrovare un equilibrio. Vorrei soffermarmi proprio su questo. Dopo anni in cui l'ansia e gli attacchi di panico avevano progressivamente ristretto i confini della quotidianità, passo dopo passo è tornata ad affacciarsi al mondo, affrontando situazioni che fino a poco tempo prima sembravano irraggiungibili. Questo racconta che dentro di lei esistono risorse preziose e capacità di cambiamento che oggi, seppur momentaneamente offuscate dalla sofferenza, continuano a essere presenti. Per rispondere alla sua domanda, sì: la sofferenza psicologica protratta nel tempo può esprimersi anche attraverso sintomi fisici molto intensi e persistenti. Ciò non significa affatto che i sintomi siano "inventati" o "solo nella mente": sono esperienze autentiche, che il corpo fa realmente percepire, anche quando gli accertamenti specialistici non evidenziano una patologia neurologica. Ansia, paura dei sintomi ed evitamento tendono ad alimentarsi reciprocamente, dando origine a un circolo vizioso in cui ogni nuovo episodio conferma il timore che possa ripetersi. Per questo motivo le suggerirei che possa essere molto importante riprendere un percorso psicoterapeutico. Il fatto che un precedente trattamento non abbia prodotto i risultati sperati non significa che la psicoterapia non possa esserle d'aiuto: ogni percorso è unico e talvolta è necessario individuare l'approccio terapeutico più adatto e il momento giusto in cui intraprenderlo. Inoltre, pur avendo già eseguito approfondimenti neurologici con esito rassicurante, qualora non fosse stato ancora fatto, potrebbe essere utile confrontarsi anche con uno specialista in Otorinolaringoiatria, soprattutto se le vertigini rappresentano il sintomo predominante. Le vertigini rappresentano un sintomo che può avere origini diverse. In alcuni casi sono riconducibili a condizioni di pertinenza neurologica o dell'apparato vestibolare, in altri possono essere strettamente correlate a stati d'ansia. Una valutazione integrata consente di escludere anche eventuali cause di pertinenza dell'apparato vestibolare e di orientare con maggiore precisione il percorso terapeutico. Un grande in bocca al lupo! Un caro saluto
Gentile ragazza, dal suo racconto emerge una sofferenza che la accompagna ormai da molti anni e che ha avuto un impatto molto importante sulla sua vita. Vorrei innanzitutto sottolineare un aspetto: il fatto che gli esami svolti finora siano risultati nella norma non significa affatto che i sintomi che avverte siano "inventati" o meno reali. Le vertigini che descrive sono un'esperienza concreta e meritano di essere prese sul serio. Detto questo, è possibile che ansia, attacchi di panico e un lungo periodo di ipervigilanza abbiano un ruolo significativo nel mantenimento della sintomatologia. Esistono condizioni in cui il sistema dell'equilibrio e quello dell'ansia si influenzano reciprocamente: una sensazione di instabilità può aumentare la paura e, a sua volta, la paura può amplificare la percezione delle vertigini, creando un circolo vizioso. Questo non significa che "sia tutto nella sua testa", ma che mente e corpo sono strettamente collegati. Un elemento che colpisce è la tempistica. Lei racconta di aver iniziato, dopo anni di limitazioni, a riprendere gradualmente in mano la sua vita e di essersi esposta alle situazioni che temeva. Poco dopo è comparso questo nuovo sintomo invalidante. Non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto solo sulla base del suo racconto, ma è un aspetto che meriterebbe di essere esplorato all'interno di un percorso psicologico, perché a volte, nei periodi di cambiamento, possono emergere modalità diverse con cui il disagio si manifesta. Mi sembra inoltre importante considerare che la sua precedente psicoterapia, pur non avendole dato i risultati sperati, risale a diversi anni fa. Il fatto che un percorso non abbia funzionato come desiderava non significa che nessun percorso possa esserle utile. Esistono approcci differenti e professionisti con competenze specifiche nei disturbi d'ansia, nell'agorafobia, nell'ipocondria e nei disturbi correlati ai sintomi fisici. Per quanto riguarda i farmaci, non è possibile stabilire a priori se siano necessari oppure no. Alcune persone riescono a ottenere un miglioramento significativo con la sola psicoterapia, altre traggono beneficio da un trattamento integrato con una terapia farmacologica, almeno per un periodo. Questa è una valutazione che dovrebbe essere fatta insieme a uno psicoterapeuta e, se opportuno, a uno psichiatra, tenendo conto della gravità dei sintomi e dell'impatto che hanno sulla sua quotidianità. Vorrei però evidenziare anche un elemento di speranza. Lei scrive che, dopo molti anni di isolamento e di attacchi di panico frequenti, era riuscita a ricominciare a uscire e a costruirsi nuovamente una vita. Questo significa che possiede delle risorse e che è già stata capace di affrontare paure molto profonde. Oggi si trova davanti a una nuova difficoltà, ma la sua storia dimostra che il cambiamento è possibile. Il consiglio è di non affrontare questa situazione da sola e di non limitarsi alla ricerca continua di nuove conferme mediche, se gli specialisti hanno già escluso cause neurologiche rilevanti. Sarebbe utile riprendere un percorso psicologico con un professionista esperto nel trattamento dei disturbi d'ansia e dei sintomi somatici, condividendo anche tutti gli accertamenti già effettuati. Questo permetterà di costruire un intervento mirato, evitando che la paura delle vertigini finisca per restringere ulteriormente la sua vita. Con il trattamento adeguato è possibile interrompere il circolo vizioso tra sintomi fisici, paura ed evitamento. Richiederà tempo e costanza, ma non significa che la situazione sia destinata a rimanere immutata. Le auguro di poter ritrovare, passo dopo passo, quella libertà che aveva iniziato a riconquistare. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia
Buonasera, dal suo racconto emerge una sofferenza importante. Se gli accertamenti medici hanno escluso cause organiche, è possibile che le vertigini siano influenzate anche dal suo lungo vissuto di ansia. Questo non significa che siano "immaginarie": il sintomo è reale, anche quando la sua origine è psicologica. Mi colpisce che siano comparse proprio nel momento in cui stava riprendendo in mano la sua vita. A volte un sintomo non è solo qualcosa da eliminare, ma anche un segnale che merita di essere ascoltato. Le consiglierei di riprendere un percorso psicologico. L'eventuale utilizzo di farmaci andrà valutato insieme a uno psichiatra, se la sofferenza è tale da limitare significativamente la sua quotidianità. Un cordiale saluto.
Buonasera, dal suo messaggio emerge quanto impegno abbia messo nel provare a riprendere in mano la sua vita dopo anni di sofferenza. Il fatto che fosse riuscita a ricominciare a uscire di casa dimostra che aveva sviluppato delle risorse importanti ed è comprensibile che la comparsa delle vertigini abbia rappresentato un'esperienza molto destabilizzante. Per rispondere alla sua domanda: sì, è possibile che ansia e disturbi correlati mantengano o amplifichino sintomi fisici anche molto intensi, soprattutto quando gli accertamenti medici hanno escluso altre cause significative. Questo, però, non significa che i sintomi siano "immaginari": ciò che prova è reale e merita attenzione. Piuttosto, significa che mente e corpo sono strettamente collegati e possono influenzarsi reciprocamente. Mi colpisce che, dopo aver iniziato a esporsi gradualmente alle situazioni che temeva, un sintomo fisico l'abbia riportata a chiudersi nuovamente in casa. In questi casi è importante comprendere non solo il sintomo, ma anche il circolo vizioso che può essersi creato tra paura, evitamento e aumento della percezione delle sensazioni corporee. Per quanto riguarda il trattamento, una psicoterapia cognitivo-comportamentale può essere molto efficace, soprattutto se costruita a partire da una valutazione approfondita del suo funzionamento attuale. L'eventuale utilizzo di farmaci non può essere stabilito a priori, ma va valutato insieme a uno psichiatra in base all'intensità dei sintomi e alle sue esigenze. Il fatto che una precedente esperienza di psicoterapia non abbia prodotto i risultati sperati non significa che un nuovo percorso non possa essere utile. Cambia il momento della vita, gli obiettivi terapeutici o il tipo di intervento e questo può fare una differenza significativa. Le auguro di non rinunciare ai progressi che aveva iniziato a costruire poiché con un trattamento adeguato è possibile interrompere questo circolo e recuperare, gradualmente, una maggiore libertà nella vita quotidiana. Un caro saluto
Salve, si, il quadro che descrive potrebbe essere compatibile con una sorta di burn-out generale dovuto ad alti livelli di ansia che hanno indotto una situazione di elevato stress cronico. Suggerisco di affidarsi ad uno Psicoterapeuta Funzionale (il cui approccio psico-corporeo integrato dovrebbe essere il più indicato in casi di intense somatizzazioni come le sue) e seguire le sue indicazioni. Detto questo, i farmaci non sono da demonizzare, non è detto che siano necessari ma, qualora potessero agevolare la sua ripresa e il progetto terapeutico valutato dal professionista a cui si rivolgerà mi sentirei di dirle di affidarsi e valutare passo passo eventuali giovamenti o meno. Saluti. Dr. Francesco Rossi.
La sua esperienza descrive una sofferenza molto intensa e prolungata, in cui ansia, attacchi di panico e paura dei sintomi fisici sembrano essersi rinforzati nel tempo. È possibile che un sistema di allarme rimasto attivo per molti anni porti il corpo a manifestare sintomi reali come vertigini, tensione, stanchezza e sensazioni fisiche molto forti: questo non significa che “sia tutto nella sua testa”, ma che mente e corpo comunicano continuamente. È come un antifurto troppo sensibile che continua a suonare anche quando non c’è un reale pericolo. La psicoterapia, soprattutto con approcci specifici per panico, evitamento e ansia per la salute, può essere un elemento importante; in alcuni casi può essere utile anche una valutazione psichiatrica per considerare un eventuale supporto farmacologico. Il fatto che lei sia riuscita nel 2025 a uscire nuovamente e riprendere parti della sua vita dimostra però una capacità di cambiamento significativa. Il percorso potrebbe ripartire proprio da quella parte di sé che era riuscita a muoversi nonostante la paura, lavorando gradualmente sulla fiducia nel proprio corpo e sulle situazioni evitate.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua storia con tanta sincerità. Dal suo racconto emerge un percorso molto faticoso, fatto di anni di convivenza con ansia, attacchi di panico e limitazioni che hanno inciso profondamente sulla sua quotidianità. Mi ha colpito un aspetto importante: dopo anni di evitamento aveva trovato la forza di ricominciare a uscire, affrontando gradualmente le sue paure. Questo dimostra che, nonostante la sofferenza, dentro di lei esistono risorse e capacità di cambiamento che meritano di essere valorizzate. Per quanto riguarda le vertigini, è comprensibile che un sintomo così persistente la spaventi. Dal momento che ha già effettuato diversi accertamenti specialistici e che i neurologi hanno escluso patologie di loro competenza, è plausibile che le abbiano parlato di un possibile coinvolgimento dei fattori psicologici. Questo, però, non significa che i sintomi siano "immaginari" o che lei li stia inventando. È ormai ben documentato che ansia cronica, stress prolungato e uno stato di costante ipervigilanza possono contribuire al mantenimento di sintomi fisici molto reali, tra cui anche sensazioni di instabilità o vertigine, soprattutto quando il sistema nervoso rimane a lungo in uno stato di allerta. Questo non esclude che sia sempre importante continuare a confrontarsi con i medici curanti qualora comparissero sintomi nuovi o cambiamenti significativi. Mi sembra però che oggi il problema non siano soltanto le vertigini, ma il modo in cui queste hanno nuovamente limitato la sua vita. Racconta di essere tornata a chiudersi in casa, di vivere con la paura del sintomo e di aver perso quella libertà che stava lentamente riconquistando. È questo il punto su cui credo sia importante intervenire. Mi chiede se possa bastare riprendere la psicoterapia senza farmaci. Purtroppo non è possibile rispondere a questa domanda senza una valutazione approfondita. La scelta del trattamento dipende da molti fattori: dalla gravità dei sintomi, dall'impatto sulla sua vita quotidiana, dalle strategie che ha già sperimentato e dagli obiettivi che desidera raggiungere. In alcuni casi un percorso psicoterapeutico è sufficiente, in altri può essere utile integrare anche una valutazione psichiatrica: non perché la situazione sia più grave, ma perché ogni persona ha bisogni diversi. Le suggerirei di non interpretare il fatto che una precedente psicoterapia non abbia prodotto i risultati sperati come un segnale che "la terapia non funziona". Esistono approcci diversi e, soprattutto, le persone cambiano nel tempo: oggi arriva con una storia, una consapevolezza e difficoltà differenti rispetto a qualche anno fa. Se sente di voler riprendere in mano la sua vita, credo che questo sia un momento importante per chiedere un aiuto mirato. In un percorso psicologico potremo comprendere insieme come si sono costruiti e mantenuti il circolo dell'ansia, dell'evitamento e della paura dei sintomi fisici, individuando strategie concrete per ridurre gradualmente il loro impatto e aiutarla a recuperare gli spazi di vita che aveva iniziato a riconquistare. Non è il sintomo a definire chi è. E il fatto che in passato sia riuscita, con fatica, a uscire da anni di isolamento ci dice che il cambiamento è possibile, purché sia sostenuto da un percorso costruito sulle sue esigenze e sui suoi tempi.
Buonasera, grazie per aver condiviso la sua storia. Dalle sue parole emerge quanta fatica abbia affrontato nel corso degli anni e, allo stesso tempo, quanto coraggio abbia dimostrato quando ha deciso di riprendere gradualmente in mano la sua vita. Da ciò che racconta, le numerose valutazioni mediche hanno escluso, fino a questo momento, cause neurologiche che possano spiegare completamente i sintomi. È importante ricordare, però, che il fatto di non aver individuato una causa organica non significa che ciò che prova sia "immaginario": la sofferenza e i sintomi che descrive sono reali e meritano di essere accolti e compresi. In alcune situazioni, esperienze prolungate di ansia e forte stress possono associarsi anche a manifestazioni fisiche molto intense. Tuttavia, è importante che questo venga valutato all'interno di una presa in carico complessiva, evitando spiegazioni semplicistiche. Credo che riprendere un percorso psicologico possa rappresentare un'opportunità per comprendere meglio ciò che sta vivendo e recuperare, passo dopo passo, gli spazi di vita che negli anni si sono ridotti. Per quanto riguarda l'eventuale utilizzo di una terapia farmacologica, la scelta va sempre valutata insieme ai professionisti che la seguono, sulla base della sua storia clinica e dei suoi bisogni attuali. Le auguro di poter ritrovare, con i tempi giusti, quella determinazione che descrive di aver avuto quando ha iniziato ad affrontare le sue paure. È una risorsa preziosa che fa già parte della sua storia. Un caro saluto.
Quello che descrivi è una sofferenza reale e merita di essere accolta come tale. In un'ottica cognitivo-costruttivista, non si tratta di pensare che "sia tutto nella mente", ma di riconoscere che mente e corpo si influenzano continuamente: anni di ansia intensa possono contribuire a mantenere sintomi fisici anche molto invalidanti, pur in assenza di una causa neurologica. Proprio per questo, riprendere un percorso di psicoterapia può essere una risorsa importante, soprattutto se orientato a comprendere il significato che questi sintomi hanno assunto nella tua esperienza e ad aiutarti, gradualmente, a recuperare fiducia nelle tue possibilità. L'eventuale utilizzo di farmaci è una valutazione che va fatta insieme a uno specialista, in base alla tua situazione specifica.
Cara ragazza, dalle sue parole emerge un percorso molto faticoso, segnato da anni di convivenza con l'ansia, gli attacchi di panico e da un grande impegno nel cercare di riprendere in mano la sua vita. Mi ha colpito il fatto che, dopo un lungo periodo di chiusura, fosse riuscita a ricominciare a uscire e a esporsi alle situazioni temute: questo racconta una capacità di reagire che è importante non perdere di vista. Rispetto alla sua domanda, è possibile che una sofferenza psicologica prolungata si esprima anche attraverso sintomi fisici molto intensi e persistenti. Questo, però, non significa che i sintomi siano "immaginari" o "inventati dalla mente". Significa piuttosto che mente e corpo sono profondamente connessi e che, in alcune condizioni, il disagio emotivo può manifestarsi anche sul piano corporeo. Il fatto che gli accertamenti abbiano escluso altre cause rappresenta un elemento importante, ma naturalmente è importante continuare a confrontarsi con i medici che la seguono. Mi sembra che, in questo momento, il rischio maggiore sia che le vertigini abbiano riportato la sua vita dentro un circolo di paura, evitamento e isolamento, alimentando ulteriormente la sofferenza. È proprio su questo circolo che un percorso psicoterapeutico può essere di grande aiuto. Se la precedente esperienza di psicoterapia non le è stata utile quanto sperava, non significa che un nuovo percorso non possa esserlo. Talvolta cambiano il momento della vita, gli obiettivi terapeutici o anche il professionista con cui si costruisce la relazione di cura. Quanto alla terapia farmacologica, non è possibile stabilire a priori se sia necessaria: questa valutazione spetta a uno specialista, come uno psichiatra, che potrà considerare insieme a lei la soluzione più adatta. Le auguro di non interpretare questo momento come un ritorno al punto di partenza. Il fatto che in passato sia riuscita a riprendere gradualmente la sua vita dimostra che dentro di sé possiede risorse importanti, che possono essere nuovamente valorizzate con un supporto adeguato. Un caro saluto, Dott.ssa Donatella De Marco
Salve, La ringrazio per aver condiviso una storia così lunga e complessa. Dalle sue parole emerge quanto abbia affrontato anni molto difficili, ma anche quanto impegno e coraggio abbia messo nel tentativo di riprendere in mano la sua vita dopo un periodo in cui l'ansia aveva progressivamente limitato molti aspetti della sua quotidianità. Una prima cosa importante è chiarire che i sintomi che descrive sono reali e possono essere vissuti in modo molto intenso. Quando si parla di un possibile legame con l'ansia o con i disturbi fobici non significa che siano "immaginari" o che siano creati volontariamente dalla mente. Il nostro sistema nervoso è strettamente collegato alle emozioni e, in alcune condizioni, può mantenere uno stato di allerta elevato che influenza il modo in cui percepiamo e interpretiamo le sensazioni corporee. Può essere utile osservare il circolo che può instaurarsi tra sensazioni fisiche, pensieri, paura e comportamenti di evitamento. Ad esempio, una sensazione corporea come una vertigine può generare allarme, l'allarme può aumentare l'attenzione verso il corpo e questo può rendere la sensazione ancora più presente e minacciosa. Comprendere questi meccanismi può essere un passaggio importante per iniziare a modificarli. Considerata la storia che racconta, potrebbe essere utile confrontarsi nuovamente con un professionista per valutare un percorso terapeutico mirato, eventualmente integrato con un confronto medico o psichiatrico se ritenuto opportuno. La scelta di ricorrere o meno a un supporto farmacologico è una valutazione individuale che va fatta insieme ai professionisti di riferimento, tenendo conto della situazione specifica. Parlarne con un professionista può essere molto utile per comprendere meglio ciò che sta accadendo, lavorare sui meccanismi che mantengono l'ansia e recuperare gradualmente spazi di autonomia e libertà nella propria vita. Un saluto Dott.ssa Ludovica Giori
Ciao, quello che racconti descrive un percorso molto faticoso, soprattutto perché negli anni hai già fatto grandi sforzi per riprendere spazi di vita che l’ansia ti aveva tolto. È possibile che un sistema di allarme rimasto attivo a lungo possa produrre sintomi fisici molto intensi e reali. Il fatto che la causa possa essere legata all’ansia non significa che i sintomi siano “immaginari”: la mente e il corpo sono strettamente collegati e possono influenzarsi a vicenda. Un aspetto importante, però, è osservare il circolo che può essersi creato: la sensazione fisica (come la vertigine) viene interpretata come un pericolo, questo aumenta la paura e il controllo sul sintomo, e a sua volta il corpo rimane ancora più in allerta. In questo modo il tentativo di proteggerti può finire per mantenere il problema. Riprendere un percorso psicoterapeutico può essere sicuramente utile, soprattutto con un lavoro orientato alla gestione del panico, dell’evitamento e del rapporto con le sensazioni corporee. La scelta di associare o meno un supporto farmacologico va invece valutata insieme a uno specialista, in base alla situazione specifica e agli obiettivi del percorso. Il punto di partenza potrebbe non essere eliminare subito ogni sintomo, ma recuperare gradualmente la possibilità di vivere anche in presenza di un po’ di paura, senza lasciare che sia l’ansia a decidere cosa puoi o non puoi fare. Se desideri approfondire la tua situazione, sono a disposizione per un colloquio online. Un caro saluto.
Buongiorno, dal suo racconto emerge un percorso molto faticoso, ma anche un aspetto importante: nonostante anni di ansia e attacchi di panico, a un certo punto aveva trovato la forza di rimettersi in gioco e ricominciare a uscire. Questo ci dice che dentro di lei esistono delle risorse, anche se in questo momento sembrano oscurate dalla paura. Per rispondere alla sua domanda, sì, è possibile che un disturbo d'ansia importante e protratto nel tempo si manifesti anche attraverso sintomi fisici molto intensi e persistenti. Questo, però, non significa che i sintomi siano "inventati" o "solo nella testa". Le vertigini che prova sono reali e possono essere estremamente invalidanti. Semplicemente, in alcune persone il sistema nervoso, dopo un lungo periodo di iperattivazione, può diventare particolarmente sensibile e mantenere sintomi come instabilità, vertigini, sensazione di sbandamento o disequilibrio, anche in assenza di una patologia neurologica. Si tratta di condizioni ben riconosciute in ambito clinico e meritano attenzione tanto quanto un disturbo di origine organica. Il fatto che gli accertamenti neurologici siano risultati nella norma è certamente rassicurante rispetto alla presenza di patologie gravi, ma non significa che la sua sofferenza sia meno reale. Anzi, il rischio è che, non trovando una spiegazione organica, ci si senta ancora più confusi e spaventati, alimentando un circolo vizioso in cui la paura dei sintomi porta a evitarli, gli evitamenti aumentano l'ansia e l'ansia mantiene i sintomi stessi. Mi sembra significativo anche il momento in cui tutto è iniziato: proprio quando stava riprendendo in mano la sua vita. Talvolta, dopo anni trascorsi in una condizione di forte allerta, il corpo e la mente possono continuare a reagire come se il pericolo fosse ancora presente, anche quando si cerca di cambiare. Questo non significa che il suo organismo l'abbia "tradita", ma che probabilmente ha bisogno di un percorso graduale per imparare nuovamente a sentirsi al sicuro. Per quanto riguarda la terapia, è difficile stabilire a distanza se la sola psicoterapia sia sufficiente o se possa essere utile anche una valutazione psichiatrica per comprendere l'eventuale ruolo dei farmaci. Le due possibilità non si escludono a vicenda: in alcune situazioni la psicoterapia rappresenta il trattamento principale, in altre può essere facilitata da un supporto farmacologico temporaneo, soprattutto quando i sintomi sono così intensi da limitare fortemente la vita quotidiana. Questa è però una valutazione che andrebbe fatta insieme a professionisti che possano conoscerla direttamente. Considerando la storia che racconta, credo che riprendere un percorso psicologico possa essere una scelta importante, soprattutto con un professionista esperto nel trattamento dei disturbi d'ansia, degli attacchi di panico e dell'agorafobia. Dopo una prima esperienza poco soddisfacente è comprensibile avere dei dubbi, ma non tutte le psicoterapie sono uguali e, soprattutto, oggi lei si trova in un momento della vita diverso rispetto a quello di qualche anno fa. Resto disponibile per intraprendere insieme un percorso di supporto psicologico. Svolgo anche consulenze online. Dott.ssa Alessia Mariosa.
Buongiorno, sembra che quello che ha riportato sia un percorso di grande sofferenza, caratterizzato da ansia, attacchi di panico, agorafobia e una forte preoccupazione per la salute. Comprendo quanto possa essere frustrante convivere con sintomi così intensi e, allo stesso tempo, avere esami medici nella norma. Il fatto che le visite neurologiche e gli accertamenti non abbiano evidenziato una patologia organica non significa che le vertigini che avverte siano immaginarie. I sintomi sono reali e possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita. In ambito clinico esiste una stretta connessione tra mente e corpo e un disturbo d'ansia protratto nel tempo può influenzare il funzionamento del sistema nervoso, contribuendo al mantenimento di sintomi fisici persistenti come vertigini, instabilità, senso di sbandamento, sensazione di svenimento o difficoltà di concentrazione. Nel suo caso è significativo anche il momento in cui questi sintomi sono comparsi. Dopo aver trovato la forza di affrontare gradualmente le sue paure e di uscire nuovamente di casa, le vertigini sembrano aver innescato un nuovo circolo vizioso per il quale la paura del sintomo porta a evitare determinate situazioni, l'evitamento alimenta l'agorafobia e la riduzione delle esperienze rafforza ulteriormente l'ansia. Questo meccanismo è molto frequente nei disturbi d'ansia e non indica che "sia tutto nella sua testa", ma piuttosto che il cervello continua a interpretare alcune situazioni come potenzialmente pericolose, mantenendo uno stato di allerta costante. È positivo che diversi specialisti abbiano escluso cause neurologiche rilevanti, perché questo permette di orientare l'attenzione anche verso gli aspetti psicologici che possono contribuire al mantenimento del problema. Naturalmente, ogni sintomo nuovo o diverso da quelli già valutati deve sempre essere discusso con il medico curante. Per quanto riguarda il trattamento, riprendere un percorso di psicoterapia può rappresentare un passo importante. Esistono interventi supportati da evidenze scientifiche specifici per il disturbo di panico, l'agorafobia, l'ansia per la salute (ipocondria) e gli altri disturbi d'ansia. L'obiettivo non è soltanto ridurre i sintomi, ma comprendere i meccanismi che li mantengono, interrompere il circolo di paura ed evitamento e recuperare gradualmente autonomia e qualità di vita. Per quanto riguarda i farmaci, non è possibile stabilire a distanza se siano indicati. Questa decisione dovrebbe essere presa insieme ad uno psichiatra, valutando la gravità dei sintomi, la loro durata e il loro impatto sul funzionamento quotidiano. In alcune situazioni la sola psicoterapia è sufficiente, mentre in altre l'integrazione con una terapia farmacologica può facilitare il percorso di cura. La scelta, in ogni caso, deve essere personalizzata. E' inoltre già riuscita, dopo anni di isolamento, a riprendere in mano la sua vita e ad affrontare molte delle sue paure. Questo dimostra che possiede risorse, capacità di cambiamento e motivazione. Cordialmente, AM
Buongiorno, mi dispiace sapere che sta vivendo questa situazione che non deve essere facile da gestire. La mente può creare sintomatologie fisiche per svariate ragioni, una di queste, può essere la nostra esperienza passata. E' fondamentale come aspetto della guarigione, far tornare il corpo a sentirsi sicuro nelle situazioni che ci attivano costruendo e modellando risorse che già abbiamo dentro di noi ma che talvolta la paura non ci permette di mettere in atto. Trovare la persona giusta con cui intraprendere questo percorso è fondamentale e dopo esami medici svolti e non aver trovato nessuna causa organica, un percorso di supporto psicologico o di psicoterapia può certamente aiutarla, con il tempo, a trovare la strada per risolvere questo problema anche fisico.
Capisco profondamente la tua stanchezza e la paura che stai provando. Convivere per così tanti anni con una sofferenza costante e trovarsi di nuovo bloccata proprio dopo aver trovato il coraggio di ripartire è un dolore enorme, ma la tua determinazione dimostra quanta forza tu abbia dentro. Sì, è assolutamente possibile che il corpo trasformi anni di stress accumulato, iperattivazione ansiosa e traumi in sintomi fisici reali e costanti come le vertigini. Non significa che te li stia "inventando": le vertigini che senti sono reali, ma nascono da un sistema nervoso rimasto in allarme per troppo tempo che invia segnali di pericolo anche in assenza di lesioni organiche. Per la tua situazione specifica, la ripresa della psicoterapia è fondamentale. Un percorso mirato (come la terapia cognitivo-comportamentale o approcci EMI THERAPY) ti aiuterà a desensibilizzare questa risposta corporea e a rassicurare il tuo sistema nervoso. Riguardo alla necessità di affiancare una terapia farmacologica, sarà lo specialista (psichiatra o psicoterapeuta) a valutarlo insieme a te: i farmaci non sono una resa, ma possono rappresentare un valido e temporaneo "salvagente" per abbassare il livello di attivazione fisica e permetterti di lavorare al meglio in terapia. Hai già dimostrato a settembre di avere la capacità e il coraggio per riprendere in mano la tua vita; con il giusto supporto professionale al tuo fianco, puoi ritrovare gradualmente la serenità e la sicurezza che meriti.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
