Domande del paziente (98)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Voglio innanzitutto rassicurarla sul fatto che ciò che sta vivendo, per quanto angosciante, rientra in dinamiche psicologiche conosciute e affrontabili, e non indica affatto che sia accaduto qualcosa di... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Si percepisce quanto questa relazione abbia rappresentato per lei un riferimento centrale, quasi una parte della sua identità, e quanto oggi la rottura stia generando confusione, rabbia, paura e un bisogno... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Nel suo racconto si coglie chiaramente come la relazione principale rappresenti per lei una base affettiva importante: una storia lunga, un legame che ha attraversato una crisi, una separazione e poi una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È comprensibile che questo conflitto generi rabbia. La rabbia, in questi casi, non è un segnale di cattiveria o ingratitudine, ma spesso nasce quando due bisogni evolutivi entrano in collisione: il bisogno... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La perdita del gruppo di amiche sembra aver rappresentato una frattura importante, non solo sul piano affettivo ma anche sul modo in cui oggi si percepisce nelle relazioni. È come se quell’esperienza avesse... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È comprensibile che, avendo vissuto legami caratterizzati da discontinuità e paura della perdita, lei sia particolarmente sensibile ai segnali di vicinanza e di distanza nelle relazioni significative.... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che scrive emergono diversi livelli. Da un lato c’è una frustrazione reale e legittima rispetto alla durata delle sedute e alla sensazione di procedere lentamente, soprattutto in presenza di una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il quadro che descrive evidenzia alcune dinamiche ricorrenti: una relazione con elementi di intermittenza, una fase post-rottura fatta di riavvicinamenti sporadici ma carichi di intensità, un ritorno improvviso... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il tema centrale non è tanto “è o non è DOC?”, quanto l’impatto che questa instabilità ha avuto e continua ad avere sul suo benessere, sul senso di sicurezza e sulla qualità del legame. L’intimità, paradossalmente,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che emerge con forza è un cambiamento avvenuto dopo la fine della sua ultima relazione. Fino a quel momento non sembrava interrogarsi in modo così severo sul suo aspetto o sul suo valore; la rottura,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
uando la fiducia viene incrinata in una fase precoce, il sistema emotivo tende a rimanere in uno stato di allerta: è come se una parte di lei continuasse a cercare segnali di pericolo per evitare di essere... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il punto centrale non è solo “può una persona cambiare?”, ma anche “come posso io orientarmi tra fiducia, paura e pressione esterna?”. Lei si trova in una tensione tra due bisogni profondi: da un lato... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Dal suo racconto emerge con chiarezza che ciò che la preoccupa non è tanto l’evento in sé, quanto il significato che ha iniziato ad attribuirgli dopo.
È importante partire da un dato fisiologico ed emotivo:...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che sta vivendo non è un segnale che stia "impazzendo" o che la sua mente la stia tradendo in modo misterioso. Al contrario, la sua mente sta reagendo in modo comprensibile a un periodo di stress... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La prima cosa che vorrei restituirle è questa: il bisogno di capire cosa è successo, di ricostruire la narrativa di una relazione complessa, è del tutto normale dopo una rottura difficile. La mente cerca... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
C'è un aspetto che mi colpisce particolarmente nella sua storia, ed è quello che riguarda le sue origini familiari. Crescere senza la presenza stabile dei genitori — anche quando questi sono vivi e presenti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
a ciò che racconta, quell’evento non è rimasto semplicemente un conflitto del passato, ma è diventato una sorta di “evento congelato” nella vostra storia: la relazione sembra essersi fermata lì, con tentativi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Nel suo racconto si intrecciano quindi almeno tre piani: la funzione regolativa della masturbazione rispetto alle emozioni, l’abitudine comportamentale che si è consolidata negli anni e la preoccupazione... Altro
Buongiorno, sono una ragazza di 27 anni e sono fidanzata con un ragazzo di 25 anni da ormai quasi 3 anni.
Vi scrivo in seguito a un episodio avvenuto ieri sera che mi ha mandata abbastanza in crisi.
Eravamo a letto, io ero buttata sopra di lui e stavo guardando il cellulare, ho fatto una battuta davvero di cattivo gusto sul fatto di andare a letto con un altro ragazzo, me ne stavo pentendo già mentre la facevo ma non so spiegarvi perchè ma mi piace stuzzicarlo e infastidirlo per ottenere attenzioni (questo da sempre).
Lui, che era sotto di me sul letto, ha reagito dandomi uno schiaffetto sul viso in segno di rimprovero. Non era forte però l'ho sentito e il gesto in se mi ha fatta infuriare.
So per certo che non era sua intenzione farmi del male, quando litighiamo non ha mai nemmeno accennato a segni di violenza anzi, solitamente sono io quella che sbrocca di più (mai fisicamente).
Però lui ha sempre avuto questo vizio di dare queste schiaffette sul viso per rimprovero, non lo fa sempre ma ogni tanto capita.
Mi sento ancora più stupida perchè sono io la prima a farlo.. nel senso che anch'io per scherzo o per rimprovero a volte gli do questi buffetti sul viso.
Però ieri, siccome l'ho sentito, mi sono preoccupata.
E' secondo voi un campanello allarmante?
Quando gli ho fatto notare che non mi piace, per l'ennesima volta, che mi aveva fatto male e dicendogli più volte che è scemo, lui ha detto che io sono scema a fare battute del genere, che gli schiaffetti li do anch'io e che era uno schiaffetto e non uno schiaffo.
Ho tenuto il muso per tutta le sera e tutta la notte, lui è molto affettuoso e ha cercato più volte le coccole che io non gli ho fatto.
Questa mattina gli ho detto che avrebbe dovuto chiedermi scusa e lui l'ha fatto ma ha ribadito nuovamente che non era uno schiaffo e mi ha chiesto di chiedergli scusa per la battuta che ho fatto.
Scusatemi se mi sono dilungata ma ci penso da tutto il giorno e non so come analizzare la situazione.
Sto esagerando io?
Grazie mille sin da ora
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Partirei da un punto importante: il fatto che lei si sia sentita infuriata e turbata è già di per sé un dato significativo. Al di là dell’intensità del gesto, ciò che conta è l’esperienza soggettiva che ne ha avuto. Quando un comportamento dell’altro viene vissuto come invasivo o sgradevole, anche se “leggero” nelle intenzioni, è giusto fermarsi a comprenderlo e a dargli peso.
Allo stesso tempo, dal suo racconto emerge una dinamica relazionale piuttosto chiara: da una parte c’è una modalità, che lei stessa riconosce, di “stuzzicare” per ottenere attenzione, anche attraverso provocazioni che toccano temi sensibili; dall’altra c’è una risposta del suo partner che utilizza un gesto fisico, seppur non violento nelle intenzioni, come forma di rimprovero o contenimento.
Un passaggio evolutivo importante, per lei e per la coppia, potrebbe essere quello di spostare il focus dal “chi ha sbagliato” al “cosa succede tra noi in questi momenti”. Questo significa, ad esempio, riuscire a dire: “quando faccio certe battute sto cercando attenzione, ma capisco che ti mettono a disagio” e allo stesso tempo poter chiedere con fermezza: “quando mi tocchi in quel modo io mi sento invasa, e ho bisogno che questo non accada più”. Non è una questione di colpe, ma di riconoscere i propri funzionamenti e assumersene la responsabilità.
Non sta esagerando nel dare importanza a ciò che ha provato. Piuttosto, questa può essere un’occasione utile per comprendere meglio alcune dinamiche profonde della vostra relazione e per modificarle in modo più rispettoso e consapevole.
Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i miei pensieri. Mi sembra di andare in disperazione e nessuno psicologo o psicoterapeuta che prenda per le corna il mio malessere. Sono un'assistente domiciliare e oggi ho fatto un'affiancamento insieme a all'altra operatrice per andare da 2 sorelle autistiche a casa. Mentre l'operatrice mi diceva tutte le cose io avevo dentro una voce, qualcosa che mi porta alla passività a pensare che non fa per me, l'altra operatrice era carina con me mentre io avevo paura di vederla sospettosa (come se poi mi autosaboto e faccio accadere quello che io penso) l'altro mi vede strana nel comportamento. In quel momento mi irrigidisco riesco ad essere poco spontanea. Devo poi faricare con il pensiero per ritornare in uno stato di calma apparente. La conseguenza è che ho poi pensieri di svalutazione di angoscia e accusa verso di me. Mi butto giù e mi cade l'autostima troppo facilmente da farmi paura. Proietto sull'altro tutto questo non so perché e del fatto che poi mi metto in un atteggiamento di dipendere come di paura a fare le cose spontanee. Mi congelo e si vede dal mio comportamento. Mi sento una sempre sotto giudizio anche quando non ce ne è bisogno. Io ci convivo da tanto tempo e si accentua in situazioni nuove credo. Quando mi viene questo malessere io vorrei sparire, mi vergogno a non avere una solida stima di me. Cosa mi scatena questo. Perchè io faccio così e non trovo la forza di non dare retta a questi pensieri? Ho paura di dipendere e divento una banderuola che non ha carattere e poi non riesco a fare le cose con serenità e spensieratezza. Vi chiedo che meccsnismo è come faccio a spezzarlo si può guarire? Mi ossessiona tanto. Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che racconta emergono alcuni temi centrali. Innanzitutto una forte sensibilità al giudizio dell’altro, soprattutto nelle situazioni nuove o poco familiari, che attiva una sorta di allarme interno. In quel momento compare una voce critica, svalutante, che le suggerisce di non essere adeguata o di non farcela.
C’è poi il tema della dipendenza e della perdita di solidità interna. Quando l’attenzione è costantemente rivolta all’esterno (“come mi vede?”, “cosa penserà?”), è come se il proprio senso di sé diventasse instabile e legato allo sguardo altrui. Questo può dare quella sensazione di essere “una banderuola”, ma in realtà è l’effetto di un sistema interno molto sensibile alle relazioni, non una mancanza di identità.
Infine, è molto significativo ciò che dice rispetto alla vergogna e al desiderio di “sparire”. Questo indica quanto sia doloroso per lei vivere queste esperienze e quanto sia severo il giudizio che rivolge a se stessa dopo questi episodi.
La domanda “perché non riesco a non dare retta a questi pensieri?” è molto importante. Il punto è che non si tratta di “forza di volontà”. Quando questi pensieri arrivano, non sono semplici idee neutre: sono vissuti come segnali di pericolo, e il suo sistema emotivo li tratta come se fossero veri e urgenti. Cercare di combatterli direttamente spesso li rende ancora più intensi.
Il cambiamento non passa quindi dal “zittire” la mente, ma dal modificare il rapporto con questi stati interni. Imparare, gradualmente, a riconoscere quella voce come una parte di sé che si attiva per protezione (anche se in modo disfunzionale), senza identificarvisi completamente. Parallelamente, è fondamentale lavorare sul corpo e sull’esperienza: ridurre il controllo eccessivo, tollerare piccoli margini di spontaneità anche con un po’ di ansia presente, e scoprire che può “stare” nelle situazioni senza che accada ciò che teme.