Domande del paziente (106)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che scrive emergono diversi livelli. Da un lato c’è una frustrazione reale e legittima rispetto alla durata delle sedute e alla sensazione di procedere lentamente, soprattutto in presenza di una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il quadro che descrive evidenzia alcune dinamiche ricorrenti: una relazione con elementi di intermittenza, una fase post-rottura fatta di riavvicinamenti sporadici ma carichi di intensità, un ritorno improvviso... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il tema centrale non è tanto “è o non è DOC?”, quanto l’impatto che questa instabilità ha avuto e continua ad avere sul suo benessere, sul senso di sicurezza e sulla qualità del legame. L’intimità, paradossalmente,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che emerge con forza è un cambiamento avvenuto dopo la fine della sua ultima relazione. Fino a quel momento non sembrava interrogarsi in modo così severo sul suo aspetto o sul suo valore; la rottura,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
uando la fiducia viene incrinata in una fase precoce, il sistema emotivo tende a rimanere in uno stato di allerta: è come se una parte di lei continuasse a cercare segnali di pericolo per evitare di essere... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il punto centrale non è solo “può una persona cambiare?”, ma anche “come posso io orientarmi tra fiducia, paura e pressione esterna?”. Lei si trova in una tensione tra due bisogni profondi: da un lato... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Dal suo racconto emerge con chiarezza che ciò che la preoccupa non è tanto l’evento in sé, quanto il significato che ha iniziato ad attribuirgli dopo.
È importante partire da un dato fisiologico ed emotivo:...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che sta vivendo non è un segnale che stia "impazzendo" o che la sua mente la stia tradendo in modo misterioso. Al contrario, la sua mente sta reagendo in modo comprensibile a un periodo di stress... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La prima cosa che vorrei restituirle è questa: il bisogno di capire cosa è successo, di ricostruire la narrativa di una relazione complessa, è del tutto normale dopo una rottura difficile. La mente cerca... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
C'è un aspetto che mi colpisce particolarmente nella sua storia, ed è quello che riguarda le sue origini familiari. Crescere senza la presenza stabile dei genitori — anche quando questi sono vivi e presenti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
a ciò che racconta, quell’evento non è rimasto semplicemente un conflitto del passato, ma è diventato una sorta di “evento congelato” nella vostra storia: la relazione sembra essersi fermata lì, con tentativi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Nel suo racconto si intrecciano quindi almeno tre piani: la funzione regolativa della masturbazione rispetto alle emozioni, l’abitudine comportamentale che si è consolidata negli anni e la preoccupazione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La prima cosa che sento necessario dirle è questa: quello che sta descrivendo non è un problema di dimensioni, né di aspetto fisico, né di bisessualità. Quello che sta descrivendo è una sofferenza psicologica... Altro
Buongiorno, sono una ragazza di 27 anni e sono fidanzata con un ragazzo di 25 anni da ormai quasi 3 anni.
Vi scrivo in seguito a un episodio avvenuto ieri sera che mi ha mandata abbastanza in crisi.
Eravamo a letto, io ero buttata sopra di lui e stavo guardando il cellulare, ho fatto una battuta davvero di cattivo gusto sul fatto di andare a letto con un altro ragazzo, me ne stavo pentendo già mentre la facevo ma non so spiegarvi perchè ma mi piace stuzzicarlo e infastidirlo per ottenere attenzioni (questo da sempre).
Lui, che era sotto di me sul letto, ha reagito dandomi uno schiaffetto sul viso in segno di rimprovero. Non era forte però l'ho sentito e il gesto in se mi ha fatta infuriare.
So per certo che non era sua intenzione farmi del male, quando litighiamo non ha mai nemmeno accennato a segni di violenza anzi, solitamente sono io quella che sbrocca di più (mai fisicamente).
Però lui ha sempre avuto questo vizio di dare queste schiaffette sul viso per rimprovero, non lo fa sempre ma ogni tanto capita.
Mi sento ancora più stupida perchè sono io la prima a farlo.. nel senso che anch'io per scherzo o per rimprovero a volte gli do questi buffetti sul viso.
Però ieri, siccome l'ho sentito, mi sono preoccupata.
E' secondo voi un campanello allarmante?
Quando gli ho fatto notare che non mi piace, per l'ennesima volta, che mi aveva fatto male e dicendogli più volte che è scemo, lui ha detto che io sono scema a fare battute del genere, che gli schiaffetti li do anch'io e che era uno schiaffetto e non uno schiaffo.
Ho tenuto il muso per tutta le sera e tutta la notte, lui è molto affettuoso e ha cercato più volte le coccole che io non gli ho fatto.
Questa mattina gli ho detto che avrebbe dovuto chiedermi scusa e lui l'ha fatto ma ha ribadito nuovamente che non era uno schiaffo e mi ha chiesto di chiedergli scusa per la battuta che ho fatto.
Scusatemi se mi sono dilungata ma ci penso da tutto il giorno e non so come analizzare la situazione.
Sto esagerando io?
Grazie mille sin da ora
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Partirei da un punto importante: il fatto che lei si sia sentita infuriata e turbata è già di per sé un dato significativo. Al di là dell’intensità del gesto, ciò che conta è l’esperienza soggettiva che ne ha avuto. Quando un comportamento dell’altro viene vissuto come invasivo o sgradevole, anche se “leggero” nelle intenzioni, è giusto fermarsi a comprenderlo e a dargli peso.
Allo stesso tempo, dal suo racconto emerge una dinamica relazionale piuttosto chiara: da una parte c’è una modalità, che lei stessa riconosce, di “stuzzicare” per ottenere attenzione, anche attraverso provocazioni che toccano temi sensibili; dall’altra c’è una risposta del suo partner che utilizza un gesto fisico, seppur non violento nelle intenzioni, come forma di rimprovero o contenimento.
Un passaggio evolutivo importante, per lei e per la coppia, potrebbe essere quello di spostare il focus dal “chi ha sbagliato” al “cosa succede tra noi in questi momenti”. Questo significa, ad esempio, riuscire a dire: “quando faccio certe battute sto cercando attenzione, ma capisco che ti mettono a disagio” e allo stesso tempo poter chiedere con fermezza: “quando mi tocchi in quel modo io mi sento invasa, e ho bisogno che questo non accada più”. Non è una questione di colpe, ma di riconoscere i propri funzionamenti e assumersene la responsabilità.
Non sta esagerando nel dare importanza a ciò che ha provato. Piuttosto, questa può essere un’occasione utile per comprendere meglio alcune dinamiche profonde della vostra relazione e per modificarle in modo più rispettoso e consapevole.
Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i miei pensieri. Mi sembra di andare in disperazione e nessuno psicologo o psicoterapeuta che prenda per le corna il mio malessere. Sono un'assistente domiciliare e oggi ho fatto un'affiancamento insieme a all'altra operatrice per andare da 2 sorelle autistiche a casa. Mentre l'operatrice mi diceva tutte le cose io avevo dentro una voce, qualcosa che mi porta alla passività a pensare che non fa per me, l'altra operatrice era carina con me mentre io avevo paura di vederla sospettosa (come se poi mi autosaboto e faccio accadere quello che io penso) l'altro mi vede strana nel comportamento. In quel momento mi irrigidisco riesco ad essere poco spontanea. Devo poi faricare con il pensiero per ritornare in uno stato di calma apparente. La conseguenza è che ho poi pensieri di svalutazione di angoscia e accusa verso di me. Mi butto giù e mi cade l'autostima troppo facilmente da farmi paura. Proietto sull'altro tutto questo non so perché e del fatto che poi mi metto in un atteggiamento di dipendere come di paura a fare le cose spontanee. Mi congelo e si vede dal mio comportamento. Mi sento una sempre sotto giudizio anche quando non ce ne è bisogno. Io ci convivo da tanto tempo e si accentua in situazioni nuove credo. Quando mi viene questo malessere io vorrei sparire, mi vergogno a non avere una solida stima di me. Cosa mi scatena questo. Perchè io faccio così e non trovo la forza di non dare retta a questi pensieri? Ho paura di dipendere e divento una banderuola che non ha carattere e poi non riesco a fare le cose con serenità e spensieratezza. Vi chiedo che meccsnismo è come faccio a spezzarlo si può guarire? Mi ossessiona tanto. Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che racconta emergono alcuni temi centrali. Innanzitutto una forte sensibilità al giudizio dell’altro, soprattutto nelle situazioni nuove o poco familiari, che attiva una sorta di allarme interno. In quel momento compare una voce critica, svalutante, che le suggerisce di non essere adeguata o di non farcela.
C’è poi il tema della dipendenza e della perdita di solidità interna. Quando l’attenzione è costantemente rivolta all’esterno (“come mi vede?”, “cosa penserà?”), è come se il proprio senso di sé diventasse instabile e legato allo sguardo altrui. Questo può dare quella sensazione di essere “una banderuola”, ma in realtà è l’effetto di un sistema interno molto sensibile alle relazioni, non una mancanza di identità.
Infine, è molto significativo ciò che dice rispetto alla vergogna e al desiderio di “sparire”. Questo indica quanto sia doloroso per lei vivere queste esperienze e quanto sia severo il giudizio che rivolge a se stessa dopo questi episodi.
La domanda “perché non riesco a non dare retta a questi pensieri?” è molto importante. Il punto è che non si tratta di “forza di volontà”. Quando questi pensieri arrivano, non sono semplici idee neutre: sono vissuti come segnali di pericolo, e il suo sistema emotivo li tratta come se fossero veri e urgenti. Cercare di combatterli direttamente spesso li rende ancora più intensi.
Il cambiamento non passa quindi dal “zittire” la mente, ma dal modificare il rapporto con questi stati interni. Imparare, gradualmente, a riconoscere quella voce come una parte di sé che si attiva per protezione (anche se in modo disfunzionale), senza identificarvisi completamente. Parallelamente, è fondamentale lavorare sul corpo e sull’esperienza: ridurre il controllo eccessivo, tollerare piccoli margini di spontaneità anche con un po’ di ansia presente, e scoprire che può “stare” nelle situazioni senza che accada ciò che teme.
Salve, scrivo per cercare di capire come vede, dall’esterno, la mia situazione un professionista.
Premetto che sono single, sono un ragazzo, ho 25 anni, esattamente come la ragazza di cui parlerò.
Un paio di mesi fa incontrai questa ragazza in una discoteca fuori dalla mia città, dove io lavoro. Era lì con dei suoi amici per puro caso.
Durante la serata non ci siamo mai parlati nonostante sapevamo entrambi chi eravamo, ovvero che ci vedevamo tantissime volte in altri locali della nostra città ma non ci siamo mai parlati.
Io l’ho sempre conosciuta, per le voci che giravano, come una alla ricerca costante di lusso, hype social e soldi. Come una che era uscita da 2 anni da una relazione di 5vanni tossica, con il suo ex che la comandava, manipolava, ricattava ecc. (lei stessa mi racconterà tutto ciò in seguito)
Dopo la serata lei inizia a seguirmi su qualsiasi social e mi scrive; curioso che mi scrisse inizialmente per risolvere un problema sentimentale che aveva con un suo amico e mi volesse parlare come se ci conoscessimo da sempre.
La aiutai, in quanto il suo amico era anche mio, ma nei giorni successivi lei tornò molto insistente nel cercarmi.
Per farla breve, nel giro di una settimana inizia una frequentazione importante. Ci scriviamo dal buongiorno alla buonanotte ogni giorno. Complimenti su complimenti, parole dolci, chiamate infinite per farci compagnia di notte ecc. Tutto perfetto e magico.
Dopo 2 settimane cosi, si fida anche di salire in auto con me (e dico “si fida” perchè non sale mai con nessun ragazzo per paura di eventuali “secondi fini”) per andare a ballare insieme. È una passione che abbiamo entrambi, ci piace e abbiamo le rispettive compagnie di amici che condividono con noi tutto questo. Ci andiamo 4 volte a settimana, giusto per far capire la frequenza.
Continua tutto così per circa 1 mese. Sembra tutto perfetto, ripeto, lei mi sta vicina, si affida totalmente a me, comincio ad andare in casa sua, usciamo anche da soli svariate volte, ci scriviamo sempre h24, ci baciamo appassionatamente e dopo una serata abbiamo pure avuto un rapporto sessuale che si è poi ripetuto in altre svariate occasioni durante il giorno normalmente.
Un sera, di punto in bianco, andiamo in un evento da soli e comincia a ignorarmi parecchio; flirta con svariati ragazzi, si lascia spalpazzare, sparisce lasciandomi da solo per poi riapparire dopo un po’ di tempo con un ragazzo a mano, parla e balla poco con me.
La cosa si ripete per le successive serate (almeno 4/5) finchè io le comincio a chiedere spiegazioni a riguardo, del tipo: spiegami perchè mi dici che sono “la tua luce”, “il ragazzo che non ha mai avuto” e poi quando entriamo in un locale ultimamente cerchi altri e mi ignori, mi sento leggermente sfruttato e non un amico.
Da quella mia richiesta di spiegazioni, ha iniziato a vedere tutto quello che le dicessi come un attacco ed una privazione della sua libertà. Ha cominciato a dirmi di non comportarmi cosi perchè le stavo facendo rivivere l’incubo dell’ex.
Siamo solo amici, è vero, ma il fatto che ci stiamo sentendo e che ti porti io in un locale presuppone che tu voglia stare con me; non che io ti porti e poi tu faccia quello che vuoi, parere mio eh.
Le incomprensioni continuano praticamente ad ogni serata perchè le ho dato spesso dell’incoerente e della persona poco rispettosa; finchè lei arriva al punto di dirmi: “senti io sono fatta cosi; quando andiamo a ballare un po’ mi annoio e ricerco dell’adrenalina, io ferma a ballare non ci sto. Ho bisogno di attenzioni, di essere sempre al centro e di sentirmi adorata. Per questo vado anche da altri ragazzi a fare magari dei complimenti o a mostrarmi, solamente perchè ho bisogno di farmi vedere e di validazione”.
Comprendo la cosa e inizio un po’ a confrontarmi con i miei amici, mossa maledetta perchè lei ha cominciato a ribaltarmi l’accusa di incoerenza contro di me, per il fatto che giro con amici a loro volta incoerenti, sfruttatori ecc ecc.
Va avanti in qualche modo tutto cosi, fino all’altro ieri: dopo una settimana di litigi (sempre riguardanti il fatto che lei si sente oppressa, limitata da me e in dovere di spiegare ogni suo comportamento), mi scrive: “senti, vieni alla serata di stasera? Ho bisogno assoluto della tua presenza. Senza di te non vado. A me di ignorarti a tratti, come abbiamo fatto questa settimana passata, non piace. Quindi vieni che andiamo insieme se vuoi, ti aspetto”.
Decido di andare.
Completamente a caso, a metà serata comincia a isolarsi e a schifarmi in tutto quello che io faccia o dica; non c’era nessun motivo, eravamo molto tranquilli e felici, secondo me. arriva, proprio vicino a dove eravamo, un ragazzo con la quale lei si sente e conosce da anni; immediatamente cominciano a limonare e stare vicinissimi e abbracciati. E lei stava lì con lui abbracciata (guardandomi) proprio mentre io ero rimasto a qualche metro da loro, con un amico incontrato lì. Non tornerà mai più con me, continueranno a baciarsi per tutta la sera e alla fine andrà a casa con lui mano nella mano, SENZA NEMMENO SALUTARMI (ma incrociando gli sguardi mi ha detto “cosa vuoi?” in modo un po’ arrogante). E sottolineo che è quest’ultima parte ad avermi infastidito parecchio, non il fatto che si sia baciata quell’altro (è single e lo può fare).
Ora è proprio da 3 giorni che sembra sparita totalmente. Non mi scrive. Non mi risponde a messaggi (normalissimi che ci mandavamo sempre). Non mi risponde alle chiamate. Non risponde ai miei amici. Però le storie instagram me le guarda e continua a pubblicare regolarmente anche lei. Quindi che devo fare ora? Le ho scritto proprio il giorno dopo: “ciao, come stai? Perchè non mi hai salutata ieri sera? È successo qualcosa?”.
Che devo fare? Devo insistere? io ho bisogno di spiegazioni. Sto piangendo da giorni e ho perso pure l’appetito dimagrendo 5kg.
Molti mi suggeriscono il silenzio ma non ci riesco. Devo sentire la sua voce, i suoi pensieri, cosa effettivamente è successo. Perchè giuro non riesco a comprendere.
Odio il ghosting. Lei l’ha messo in pratica varie volte dopo i litigi con me ed io con lei 1 volta. Ma dopo 1 giorno ci chiarivamo ed era tutto ok. Ora il fatto che siano già 3 giorni di no contact mi preoccupa parecchio. io non voglio e non la devo perdere così; se lei mi spiegasse e volesse allontanarsi almeno lo saprei e se ne potrebbe parlare. Ma volatilizzarsi cosi dal nulla pur mantenendo una presenza social costante, mi fa male malissimo.
Chiudo dicendo che non ho mai avuto l’intenzione di volerla come fidanzata eh; questo gliel’ho sempre detto e pure lei nei miei confronti. Semplicemente un’amicizia profondissima e anche un po’ intima quasi da fratello e sorella capito?
Lei mi ha sempre detto “quello che siamo noi, lo sappiamo solo noi”.
Questo deve essere chiaro ed è fondamentale secondo me.
In attesa di una risposta, grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È comprensibile che si senta destabilizzato: quando una relazione – anche non definita come “di coppia” – assume rapidamente intensità, vicinanza e intimità, il nostro sistema emotivo la vive comunque come un legame significativo, con aspettative implicite di continuità, rispetto e reciprocità.
Da ciò che descrive emergono alcuni elementi centrali. Da un lato c’è stata una fase iniziale molto intensa, quasi “accelerata”, fatta di forte connessione, presenza costante e coinvolgimento emotivo e fisico. Questo tipo di dinamica tende a creare rapidamente un senso di specialità e unicità del legame. Dall’altro lato, però, si è manifestato un comportamento da parte di questa ragazza che appare oscillante: momenti di vicinanza e bisogno di lei si alternano a distanze improvvise, svalutazioni, ricerca di attenzione altrove e, infine, a un allontanamento brusco.
Il dolore che descrive – il pianto, la perdita di appetito, il bisogno quasi urgente di contatto – non è esagerato né fuori luogo. È la risposta a una rottura improvvisa di un legame che, per come si era costruito, aveva assunto un significato profondo. Allo stesso tempo, è importante aiutarla a spostare gradualmente il focus: da “cosa è successo dentro di lei” a “cosa sta succedendo dentro di me e cosa mi fa stare così male in questa dinamica”.
Buongiorno, sono turbata da una situazione che si è venuta a creare in casa. Mio figlio di 19 anni e suo padre hanno avuto una litigata tremenda. E' partita da una sciocchezza per la quale mio marito si è rivolto in tono sgradevole ai nostri figli. Mia figlia ha ignorato, mio figlio ha avuto uno scatto di rabbia sproporzionata e preteso scuse. Mio marito si è irrigidito e ha cominciato con attacchi personali molto cattivi nei confronti di mio figlio. Io cercavo di calmare entrambi senza riuscirci. E' intervenuta anche mia figlia per aiutarmi. Siamo riuscite a riportare mio figlio alla calma ma mio marito rilanciava di continuo, fino a quando mio figlio ha accettato che la sorella lo portasse fuori dalla stanza. Da allora sono passate 3 settimane e non si parlano più. Quando si trovano insieme si ignorano, fanno come se l'altro non fosse presente in stanza. Mio figlio è ancora pieno di rabbia e mio marito non vuole fare aperture, sembra preferire tagliare i ponti. Non so come aiutare alla ripresa del dialogo per ripartire e riparare il rapporto. Sarei grata se mi poteste dare suggerimenti in merito. vi ringrazio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che racconta, sembra che un episodio inizialmente circoscritto abbia attivato qualcosa di molto più profondo in entrambi. La reazione intensa di suo figlio e l’irrigidimento di suo marito non appaiono tanto legati alla “sciocchezza” iniziale, quanto piuttosto a significati personali più ampi: per suo figlio potrebbe essersi trattato di un vissuto di svalutazione o di mancato rispetto, che a 19 anni tocca un bisogno molto forte di riconoscimento e dignità personale; per suo marito, invece, la richiesta di scuse può essere stata percepita come una messa in discussione del proprio ruolo o della propria autorevolezza. Quando questi significati entrano in collisione, è facile che si attivino reazioni di difesa rigide, come la rabbia o il ritiro.
Il suo tentativo di mediazione è prezioso, ma è importante che non si trasformi in un peso eccessivo per lei. Quando una persona cerca di calmare e “tenere insieme” tutti, può finire involontariamente per essere percepita da entrambi come schierata, oppure può trovarsi a contenere emozioni che non le appartengono fino in fondo. In questo senso, più che cercare di risolvere direttamente il conflitto tra loro, può essere utile favorire condizioni che rendano possibile, nel tempo, una riapertura.
pesso, nei momenti come questo, è più efficace lavorare prima su piccoli movimenti individuali piuttosto che su un confronto diretto immediato. Può essere utile, ad esempio, avvicinarsi separatamente a ciascuno dei due, non tanto per convincerli a fare un passo, quanto per aiutarli a mettere in parole ciò che hanno provato, riconoscendo la legittimità delle loro emozioni senza necessariamente validarne i comportamenti. Sentirsi compresi, anche solo da lei, può ridurre la rigidità e aprire uno spazio interno diverso.
Buonasera, avevo già scritto in passato. Spiego brevemente la situazione. Ho 27 anni sono fidanzato da circa 6 anni con una ragazza mia coetanea, ma da circa 3 anni la nostra relazione è in stallo a causa della scoperta da parte sua di alcune chat avvenute tra me ed una collega universitaria per un progetto durato un mese. Nonostante abbia interrotto i rapporti e la relazione è andata avanti con il tentativo da parte mia di essere più aperto nei suoi confronti, sembra che la nostra vita sia ferma a quell'episodio, non facciamo altro che parlarne e rileggere quelle conversazioni. La mia ragazza dice che l'unico modo per andare avanti sarebbe quello di leggere quelle chat con l'aiuto di un professionista e capire realmente il significato dietro quei messaggi. Mi chiedo se questa cosa è plausibile e se c'è qualcuno/na che possa aiutarci, magari leggendo quelle chat anche durante le sedute terapeutiche. Purtroppo abbiamo fatti già diversi tentativi anche di terapia che sono stati vani
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Partiamo dalla domanda concreta che lei pone: è plausibile che un professionista legga quelle chat insieme a voi durante le sedute? La risposta è sì, tecnicamente è possibile, e alcuni terapeuti di coppia lo fanno nell'ambito di un percorso strutturato. Tuttavia, vale la pena riflettere su cosa si sta realmente cercando attraverso questa richiesta, perché capire questo è più importante della risposta in sé.
Quello che emerge dalla sua descrizione è che la sua compagna sente di non aver ancora ottenuto una comprensione piena di ciò che è accaduto — non solo dei fatti, ma del significato emotivo di quei messaggi, di cosa rappresentavano per lei, di cosa dicevano sulla relazione in quel momento. Questo bisogno è legittimo e comprensibile. Quando si vive un tradimento della fiducia — anche se non si è trattato di una relazione fisica — la mente tende a tornare sull'evento cercando di "elaborarlo" completamente, di trovare una spiegazione che permetta di integrarlo e andare avanti. Il problema è che rileggere le stesse conversazioni, senza un nuovo contesto interpretativo, raramente produce quella elaborazione: spesso riattiva il dolore senza aggiungere comprensione nuova.
Il vero lavoro, in questi casi, non riguarda tanto il contenuto delle chat, quanto ciò che quell'episodio ha toccato in lei — quali paure, quali immagini di sé e della relazione ha messo in discussione. E riguarda anche lei: cosa stava cercando in quelle conversazioni, cosa non stava trovando nel rapporto in quel periodo, quanto si è sentito davvero capito e accolto nel tentativo di riparare. Tre anni di stallo suggeriscono che entrambi siano rimasti intrappolati in un loop in cui lei cerca di spiegare e lei di capire, senza che nessuno dei due riesca davvero a sentirsi ascoltato fino in fondo.
Salve, sono 4 anni che sto insieme a un uomo separato con una figlia. Da un anno non abbiamo rapporti sessuali perché io ho avuto problemi di ciclo ma anche problemi emotivo con lui. Non mi sento vista, ne quando siamo a cena e lui sta davanti al telefono, ne quando la madre (che nn mi conosce) ha voluto partecipare a un evento con la ex nuora, il figlio e la nipote e lui non si è minimamente opposto. Invalidando il mio dolore con "si spreca meno energie facendo così". Stessa risposta che ritrovo dopo più di un anno (dopo terapia mia personale, terapia di coppia, dopo tanti litigi dove ho capito il suo analfabetismo emotivo), oggi, davanti a un esigenza lavorativa dove sarebbe stata reintrodotta la sua ex moglie pubblicamente (e questa donna non lavora dove lavoriamo noi). Sono crollata e ho pianto davanti a lui, lui ha visto il mio dolore, ha detto di averlo capito ma c'è sempre il suo "non so che fare, e fare niente è la scelta meno dolorosa". Per lui. Io sto soffrendo tanto per questo suo atteggiamento e gli ho scritto un messaggio dicendo che nn scegliendo me (ancora) era lui che perdeva me. Lui non ha risposto e a lavoro mi evita (è passato solo un giorno) io voglio dargli il tempo per riflettere, capire...ma non ce la faccio, mi sono messa a piangere per i corridoi del lavoro. Vorrei capire cosa fare. Se sono stata cattiva, egoista, frettolosa. Abbiamo entrambi quasi 50 anni...ed entrambi veniamo da famiglie disfunzionali...e io vorrei solo avere qualche strumento per capire cosa mi sta succedendo (sono dipendente?) e cosa potrei fare. Grazie a chi mi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciò che emerge dalla sua storia è un pattern relazionale in cui lei ha investito enormemente — emotivamente, terapeuticamente, praticamente — mentre lui ha risposto con una forma di immobilismo che, pur non essendo necessariamente malintenzionato, produce su di lei un effetto molto preciso: la sensazione di non essere vista, scelta, protetta. Quattro anni sono un tempo significativo, e la domanda che si pone — "mi sta scegliendo?" — è non solo legittima, ma doverosa.
Quello che le consiglio in questo momento non è di aspettare la sua risposta per decidere come stare. Le chiedo invece di spostare il centro della domanda: non "cosa farà lui?" ma "cosa ho bisogno io per stare bene?". Questo non significa abbandonare la relazione in modo impulsivo, ma significa smettere di subordinare il proprio equilibrio alla sua capacità — o volontà — di muoversi. Lei ha già fatto moltissimo: terapia individuale, terapia di coppia, tentativi di dialogo. A questo punto, la domanda più onesta che può porsi è se ciò che ha davanti corrisponde a ciò di cui ha bisogno, indipendentemente da quanto lo ami.
Piangere nei corridoi del lavoro non è debolezza: è il segnale che il suo sistema emotivo ha raggiunto un limite. Ascolti quel segnale. Se ha ancora un percorso terapeutico attivo, questo è il momento di portarci tutto questo.
Buongiorno Dottori. Circa 10 anni fa ho casualmente incontrato un uomo molto molto più giovane di me. Uscivo da un periodo terribile, avevo appena perso mia madre dopo una malattia inesorabile ed ero sentimentalmente sola già da molto tempo. Ero in cura con farmaci antidepressivi e vivevo come in mezzo ad una nebbia. Finchè, quasi mi fossi "risvegliata" da un brutto sogno, mi sono improvvisamente accorta dei suoi sguardi, delle sue attenzioni, delle sue premure nei miei confronti, ma data la notevole differenza di età ho preso la cosa con divertimento, pur essendone lusingata. Poi, è scoppiato il covid e siamo rimasti tutti isolati nelle case. Ma un giorno, inaspettatamente, lui si è presentato a casa mia, dicendo che voleva rivedermi e che mi aveva portato la colazione. L'ho fatto salire, non senza stupore, abbiamo chiacchierato un po' ma...la "scintilla", se così vogliamo chiamarla, era ormai scattata e abbiamo fatto sesso con trasporto. Pensavo fosse finita lì, e invece -poichè per motivi legati alla professione che lui svolge ci incontriamo settimanalmente - tutto è continuato. Quando l'ho conosciuto era ancora fidanzato, poi si è sposato, ha avuto un figlio, a differenza mia che ho avuto una vita sentimentale disastrosa nonostante ogni volta abbia dato tutta me stessa al partner e per far funzionare il rapporto. Il suo, sembrava un matrimonio felice, innamorato della ragazza di sempre, un figlio splendido, quello che insomma avrei voluto la vita riservasse a me. Due anni fa, mi ha inaspettatamente detto che si stava separando dalla moglie. Lo vedevo infatti da tempo incupito, con meno voglia di parlare, ma a mia richiesta rispondeva che aveva "problemi" di cui non gli andava di parlare. Sembrava essersi lasciato andare. Ingrassato, trascurato (come è anche tuttora). Avendo cambiato posto di lavoro, mi nominava spesso colleghi e soprattutto colleghe con cui di tanto in tanto usciva e, particolarmente nominava le colleghe, a suo dire tutte belle, tutte brave, con cui c'era tanto affetto. Intanto, nel frattempo, aveva lasciato moglie e figlio non potendone più della situazione in casa, separandosi tuttavia solo di fatto. La moglie gli ha negato la separazione consensuale e dunque vivono in case diverse anche se a poca distanza, per il bambino. Ne sono rimasta dispiaciuta e l'ho invitato a riflettere, a tornare sui propri passi per amore del figlio, ma lei sembra irremovibile. Non se ne è andato per me. Noi abbiamo avuto solo rapporti intimi, anche se durante i nostri incontri ci siamo conosciuti meglio, sorretti a vicenda nei momenti di crisi, confidati, ma un rapporto vero e proprio non è mai partito (nel senso uscire insieme, condividere degli spazi e degli interessi): io non l'ho chiesto, data l'insormontabile differenza d'età sapevo già dall'inizio di non poterlo pretendere, ma neppure lui l'ha fatto. Finchè, proprio durante i rapporti intimi, a un certo punto lui non ha voluto più che gli lasciassi "segni" sul corpo a causa di baci un po' troppo marcati, pretendendo tuttavia di continuare a farli a me. Già questo mi ha lasciata perplessa. Ho chiesto spiegazioni, e lui mi ha risposto che non vuole si notino, data la professione che svolge. A questo punto, ho detto che anch'io avevo però diritto a non essere "marchiata". Poi, con il trascorrere del tempo, e sempre non richiesto, ha cominciato a nominarmi spesso una collega, anche lei separata però legalmente e con due figli con cui si era incontrato di tanto in tanto, anche con gli altri colleghi, affermando che era una donna molto bella (ma lo sono anch'io), facendomi capire che indossava biancheria sexy, quando io al contrario non ho voluto indossarla non perchè non la possegga, ma perchè suppongo che il desiderio sessuale di un uomo, se è genuino, debba scattare senza ricorrere a mezzucci.... Infine, siamo arrivati a ciò che non ho potuto tollerare. E' accaduto che mentre si trovava da me, la collega lo chiamasse, e non per una volta, sul cellulare. Trovandomi lì vicino e pur non volendo, non ho potuto fare a meno di ascoltare le loro voci affettuose, e scambiarsi facezie non di lavoro, con l'intesa di sentirsi la sera. Soprattutto mi ha ferita il suo "Finalmente!" come di persona che ha aspettato tanto una telefonata ed ora che è arrivata se ne compiace. Unpo' troppo, per una collega che si ha modo di vedere tutti i giorni, o quasi. Tra l'altro e' per me inaccettabile che queste telefonate avvengano comunque in mia presenza e senza nessun riguardo per lui che sta lavorando ed anche per me che sto lavorando con lui. Non capisco perchè lui glielo permetta, perchè non le dica, come ritengo avrebbe dovuto fare, di richiamare in altra ora. Lì per lì ho fatto come sempre, vale a dire non ho commentato pur assumendo un atteggiamento freddo e distaccato, ma quando lui mi ha fatto capire attraverso baci e carezze che voleva un rapporto, mi sono rifiutata, ben decisa, stavolta, a parlare. L'ho invitato ad essere chiaro, a dirmi la verità su questa persona che stava diventando, stando alla quantità di volte in cui non richiesto me la nominava, mostrandomi la sua foto e quella dei suoi figli che tiene nel cellulare insieme a quelle del figlio legittimo, e adesso facendomi ascoltare anche le loro telefonate, sempre più ingombrante, almeno in casa mia. E che, permettendole di farle, stava dimostrando un'assoluta mancanza di rispetto, e di sensibilità nei miei confronti. Come fanno tutti gli uomini in queste situazioni, ha ovviamente negato, dicendo le solite frasi "sei gelosa, è solo una collega (che tra l'altro vede tutti i giorni), sei veramente una grande regista per mettere su tutto questo, ecc.). Ho risposto che prima di essere gelosa sono una persona che tiene molto alla sua dignità. Che, se mi riteneva una grande regista, lui si era però dimostrato un pessimo attore, e che a prescindere da tutto, non mi prestavo ad essere la "ruota di scorta". Del resto, se come suppongo ha un'altra, i rapporti intimi ora può tranquillamente averli con l'altra, io non sono la moglie. Quale dovrebbe essere, infatti, il mio ruolo? Se ne è andato incupito. Ed io mi sento distrutta. Se ha un'altra relazione perchè non dirmelo apertamente? Io, essendo una donna educata tradizionalmente, non ho mai preso "iniziative" con gli uomini, neppure quando ero più giovane. Dunque, si è trovato anche facilitato, in questo senso, io avevo già capito, non c'era bisogno che mi facesse del male. Come è potuto cambiare così? E quale dovrebbe essere ora, il mio comportamento se queste telefonate dovessero continuare ( sempre che io lo riveda)? Non so immaginare, infatti, se e quando lo rivedrò avendo lasciato del lavoro in sospeso, non credo vorrà riparlarne e neppure io, avendo già detto ciò che ho ritenuto fosse giusto dire per me, ma non si sa mai. Potreste rispondermi? Vi ringrazio, la mia sofferenza è immensa.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che emerge dalla sua storia è una relazione nata in un momento di grande vulnerabilità — il lutto per sua madre, la solitudine, la cura farmacologica — e sviluppatasi in uno spazio ambiguo, privo di confini chiari, che lei ha accettato consapevolmente, almeno in parte, a causa della differenza d'età. Questa accettazione, però, ha avuto un costo silenzioso: ha ridotto progressivamente le sue aspettative legittime, portandola a non chiedere ciò che avrebbe avuto tutto il diritto di chiedere. Non perché lei non valesse, ma perché si era già convinta, in partenza, di non poterselo permettere.
La domanda "come è potuto cambiare così?" è comprensibile, ma forse vale la pena riformularla. Le persone non cambiano sempre in modo lineare: spesso rivelano nel tempo aspetti che erano già presenti, ma che le circostanze non avevano ancora portato in superficie. Quello che lei sta vedendo ora non è necessariamente un tradimento della persona che credeva di conoscere, ma una parte di lui che la relazione, nella sua forma ambigua e non definita, non aveva mai costretto a emergere. Le relazioni senza cornice — senza nome, senza progetto condiviso, senza reciprocità esplicitata — tendono a far emergere le parti meno elaborate delle persone coinvolte.
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