Il mio terapeuta fa durare la seduta solo 40 minuti, la cosa è abbastanza frustrante e lui stesso mi
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Il mio terapeuta fa durare la seduta solo 40 minuti, la cosa è abbastanza frustrante e lui stesso mi dice che avrei bisogno di andare 2 volte alla settimana non una. La cosa non è possibile sia perché non me lo posso permettere sia perché lui non ha lo spazio. E anche vero che mi ha abbassato il prezzo perché non navigò nell oro tanto che stavo per lasciaree anche se estremamente a malincuore perché non potevo più pagare ma lui spinto dal mio impegno e dalla mia forte motivazione ha deciso di abbassarmi il prezzo anche perché ne ho davvero bisogno. Ultimamente però mi sto interrogando sulla possibilità di avere dei risultati continuando in questo modo e con questa lentezza. Vorrei parlare col mio terapeuta e chiedergli di aumentare il tempo della seduta ma sono frenata dal fatto che mi ha abbassato il prezzo. Cosa posso fare? Da prermettere che la seduta durava 40 minuti anche quando pagavo di più.
Buon pomeriggio. La difficoltà che riporta sembrano avere a che fare soprattutto con l'aspetto comunicativo fra lei e il suo terapeuta. Capisco che la decisione di abbassarle la tariffa, così da permettere il proseguire del vostro percorso, l'abbia messa in una posizione ora "scomoda", per cui forse sente che non ha il diritto di esprimere i suoi dubbi e le sue frustrazioni. Non è così, anzi! Trovo sia necessario e utile per la vostra relazione terapeutica parlare dei suoi sentimenti e delle sue perplessità al suo terapeuta, non tanto per ottenere un trattamento preferenziale ma perché possano diventare temi di discussione e lavoro fra voi. Spero che legittimarsi i suoi sentimenti, portandoli al professionista che la segue, possa segnare una svolta per andare più in profondità nei suoi bisogni e nel suo percorso di benessere!
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Buonasera,
comprendo la sua difficoltà anche perché il momento della terapia dovrebbe essere uno spazio sicuro dove ci si sente "comodi". Credo che il suo terapeuta abbia già dimostrato di essere attento e comprensivo nel momento del bisogno e probabilmente potrà esserlo ancora, le consiglio quindi di esprimere i suoi dubbi e bisogni in modo che possiate trovare il modo di continuare il vostro percorso insieme nel modo più utile possibile. Resto a disposizione per qualsiasi necessità
Dott.ssa Ilaria Biasion
comprendo la sua difficoltà anche perché il momento della terapia dovrebbe essere uno spazio sicuro dove ci si sente "comodi". Credo che il suo terapeuta abbia già dimostrato di essere attento e comprensivo nel momento del bisogno e probabilmente potrà esserlo ancora, le consiglio quindi di esprimere i suoi dubbi e bisogni in modo che possiate trovare il modo di continuare il vostro percorso insieme nel modo più utile possibile. Resto a disposizione per qualsiasi necessità
Dott.ssa Ilaria Biasion
Il suo terapeuta lavora così. Probabilmente in questo setting lei non decolla. Valuti di cambiare professionista eventualmente. Certo, può anche parlarne con lui ma se fa durare le sedute 40 minuti a tutti, significa che lui (il terapeuta) è comodo così. Non è detto che vada bene per tutti i pazienti però.
Dovrebbe sentirsi più fiduciosa nella capacità del suo terapeuta di accogliere la sua richiesta; il fatto che le sia venuto incontro con il prezzo delle sedute non significa che per questo lei debba sentirsi in debito o inibita nell'esprimere le sue remore e i suoi dubbi, o le sue resistenze. Tutti questi sono contenuti che fanno parte della terapia; omettere di esprimerli apertamente inficia il processo terapeutico, nel lungo termine.
Caro signore,
credo che sia importante che lei parli chiaramente e apertamente con il suo terapeuta sulla questione della durata dei colloqui. Effettivamente la media della durata si attesta normalmente sui 50 minuti. E' pur vero che il terapeuta ha dimostrato sensibilità abbassandole la tariffa per questioni economiche ma questo non deve divenire un ostacolo a esprimere le sue difficoltà. In terapia è importante che il setting funzioni e se non è così questo potrebbe compromettere l'alleanza terapeutica e i suoi miglioramenti. Le auguro di poter chiarire quanto prima. In bocca al lupo per tutto.
credo che sia importante che lei parli chiaramente e apertamente con il suo terapeuta sulla questione della durata dei colloqui. Effettivamente la media della durata si attesta normalmente sui 50 minuti. E' pur vero che il terapeuta ha dimostrato sensibilità abbassandole la tariffa per questioni economiche ma questo non deve divenire un ostacolo a esprimere le sue difficoltà. In terapia è importante che il setting funzioni e se non è così questo potrebbe compromettere l'alleanza terapeutica e i suoi miglioramenti. Le auguro di poter chiarire quanto prima. In bocca al lupo per tutto.
Da ciò che scrive emergono diversi livelli. Da un lato c’è una frustrazione reale e legittima rispetto alla durata delle sedute e alla sensazione di procedere lentamente, soprattutto in presenza di una sofferenza che lei percepisce come urgente e meritevole di maggiore continuità. Dall’altro lato c’è una forte gratitudine verso il terapeuta, che ha riconosciuto il suo impegno e ha fatto un gesto importante venendole incontro sul piano economico. In mezzo a questi due poli si inserisce una difficoltà che sembra centrale: il timore che esprimere un bisogno ulteriore possa essere vissuto come eccessivo, inappropriato o persino ingrato.
È importante sottolineare che interrogarsi sull’efficacia della terapia, sui tempi e sui limiti del setting non significa sminuire il lavoro fatto né mancare di riconoscenza. Al contrario, è spesso il segnale di una persona coinvolta, motivata e attenta al proprio percorso. La lentezza che lei percepisce può essere frustrante, ma va letta anche alla luce del fatto che alcuni cambiamenti profondi richiedono tempo e continuità, e che la sensazione di “non fare abbastanza” può riattivare schemi interni legati all’idea di dover accelerare, recuperare, o dimostrare qualcosa per meritare aiuto.
Portare questo tema in seduta potrebbe essere molto utile, non tanto come richiesta “tecnica” di minuti in più, ma come condivisione autentica di ciò che lei sta vivendo: il dubbio sui risultati, la paura di chiedere, il conflitto interno tra gratitudine e bisogno. Un terapeuta dovrebbe poter accogliere questo tipo di riflessione senza che lei si senta in debito o in colpa. Anche il fatto che, al momento, non sia possibile aumentare la frequenza o la durata può diventare materiale di lavoro, per esplorare insieme come lei vive i limiti, l’attesa e la frustrazione, e come può prendersi cura di sé anche nello spazio tra una seduta e l’altra.
È importante sottolineare che interrogarsi sull’efficacia della terapia, sui tempi e sui limiti del setting non significa sminuire il lavoro fatto né mancare di riconoscenza. Al contrario, è spesso il segnale di una persona coinvolta, motivata e attenta al proprio percorso. La lentezza che lei percepisce può essere frustrante, ma va letta anche alla luce del fatto che alcuni cambiamenti profondi richiedono tempo e continuità, e che la sensazione di “non fare abbastanza” può riattivare schemi interni legati all’idea di dover accelerare, recuperare, o dimostrare qualcosa per meritare aiuto.
Portare questo tema in seduta potrebbe essere molto utile, non tanto come richiesta “tecnica” di minuti in più, ma come condivisione autentica di ciò che lei sta vivendo: il dubbio sui risultati, la paura di chiedere, il conflitto interno tra gratitudine e bisogno. Un terapeuta dovrebbe poter accogliere questo tipo di riflessione senza che lei si senta in debito o in colpa. Anche il fatto che, al momento, non sia possibile aumentare la frequenza o la durata può diventare materiale di lavoro, per esplorare insieme come lei vive i limiti, l’attesa e la frustrazione, e come può prendersi cura di sé anche nello spazio tra una seduta e l’altra.
Buongiorno,
dovrebbe controllare cosa dice il contratto firmato in prima seduta (riguardo le prestazioni del collega e come tutela della sua privacy) riguardo la durata delle sedute e qualora il numero indicato non fosse di 40 minuti lei ha tutti i diritti di chiedere di rispettare la cifra indicata.
Se invece il suo terapeuta era stato chiaro fin dall'inizio sulla sua metodologia di lavoro e sulla durata degli incontri con lui credo che lei non possa in alcun modo condizionare tale scelta, evidentemente è parte dell'approccio del collega e modificare la durata degli incontri andrebbe a condizionare anche la loro efficacia.
dovrebbe controllare cosa dice il contratto firmato in prima seduta (riguardo le prestazioni del collega e come tutela della sua privacy) riguardo la durata delle sedute e qualora il numero indicato non fosse di 40 minuti lei ha tutti i diritti di chiedere di rispettare la cifra indicata.
Se invece il suo terapeuta era stato chiaro fin dall'inizio sulla sua metodologia di lavoro e sulla durata degli incontri con lui credo che lei non possa in alcun modo condizionare tale scelta, evidentemente è parte dell'approccio del collega e modificare la durata degli incontri andrebbe a condizionare anche la loro efficacia.
Salve,
può accadere che le sedute sembrino “volare” e che il tempo dedicato venga percepito come insufficiente, anche quando in realtà è congruo con l’approccio del terapeuta e con la soglia attentiva del paziente.
Da quanto scrive, tuttavia, sembra che per lei il formato attuale della terapia — una seduta settimanale di 40 minuti — non sia percepito come adeguato. Nella sua richiesta non emerge chiaramente se con il suo psicoterapeuta sia stato definito un contratto preliminare, nel quale il setting venga esplicitato e condiviso in relazione all’approccio adottato dal professionista.
Qualora questo non fosse avvenuto, le suggerisco di affrontare apertamente la questione con il suo terapeuta, per comprendere il senso delle condizioni del setting proposto ed esplorare insieme eventuali alternative praticabili, anche tenendo conto dei limiti organizzativi legati all'agenda del terapeuta già ben satura, ma anche alla sua condizione economica.
Saluti
può accadere che le sedute sembrino “volare” e che il tempo dedicato venga percepito come insufficiente, anche quando in realtà è congruo con l’approccio del terapeuta e con la soglia attentiva del paziente.
Da quanto scrive, tuttavia, sembra che per lei il formato attuale della terapia — una seduta settimanale di 40 minuti — non sia percepito come adeguato. Nella sua richiesta non emerge chiaramente se con il suo psicoterapeuta sia stato definito un contratto preliminare, nel quale il setting venga esplicitato e condiviso in relazione all’approccio adottato dal professionista.
Qualora questo non fosse avvenuto, le suggerisco di affrontare apertamente la questione con il suo terapeuta, per comprendere il senso delle condizioni del setting proposto ed esplorare insieme eventuali alternative praticabili, anche tenendo conto dei limiti organizzativi legati all'agenda del terapeuta già ben satura, ma anche alla sua condizione economica.
Saluti
Segua con fiducia il pensiero di parlare con il suo psicoterapeuta circa il dubbio, che nomina, di avere risultati attraverso sedute di una durata che lei sente insufficiente e ad un ritmo che percepisce come lento. E' sempre molto prezioso introdurre nel lavoro di psicoterapia i temi che riguardano il rapporto terapeutico stesso. Inoltre talvolta è altrettanto utile ripensare insieme allo psicoterapeuta obiettivi e aspettative circa il lavoro di terapia. Un caro saluto
Gentile utente,
pone una questione molto importante, quella del tempo della seduta.
Ogni professionista stabilisce una durata della terapia solitamente tra 45-50 minuti.
Nella psicoterapia così come nella vita di tutti i giorni tutti noi viviamo delle situazioni che hanno un inizio e una fine vari.
Durante ogni seduta di psicoterapia è importante scegliere un focus tematico sul quale lavorare e proprio in base a questo prendono forma le risonanze emotive e il modo di vivere il tempo della terapia che non è mai lo stesso.
Può risulta in alcuni momenti molto veloce, in altri addirittura troppo lento.
Parlarne con il suo terapeuta può essere occasione di confronto e di riflessione anche rispetto a questioni che richiedono più approfondimento
Le auguro un buon proseguimento.
Distinti saluti
pone una questione molto importante, quella del tempo della seduta.
Ogni professionista stabilisce una durata della terapia solitamente tra 45-50 minuti.
Nella psicoterapia così come nella vita di tutti i giorni tutti noi viviamo delle situazioni che hanno un inizio e una fine vari.
Durante ogni seduta di psicoterapia è importante scegliere un focus tematico sul quale lavorare e proprio in base a questo prendono forma le risonanze emotive e il modo di vivere il tempo della terapia che non è mai lo stesso.
Può risulta in alcuni momenti molto veloce, in altri addirittura troppo lento.
Parlarne con il suo terapeuta può essere occasione di confronto e di riflessione anche rispetto a questioni che richiedono più approfondimento
Le auguro un buon proseguimento.
Distinti saluti
La duratra della terapia non è un aspetto negoziabile, ma una decisione metodologica del professionista. Può parlare dei suoi dubbi e delle emozioni che nutre a riguardo, ma non modificare il setting
Capisco bene la sua frustrazione: quando si è motivati e coinvolti nel percorso, la percezione di “avere poco tempo” può far nascere dubbi sull’efficacia della terapia e sulla possibilità di ottenere risultati concreti.
Dal punto di vista professionale, è importante sapere che la durata di una seduta non è uguale per tutti: esistono setting da 40, 45, 50 o 60 minuti, e non è il numero di minuti in sé a determinare l’efficacia del lavoro, ma la qualità dell’intervento, la continuità e la chiarezza degli obiettivi terapeutici. Il fatto che la seduta durasse 40 minuti anche prima della riduzione del compenso indica che questa è una scelta strutturale del suo terapeuta, non legata al costo.
Detto questo, è altrettanto vero che i suoi dubbi sono legittimi. Se lei sente che il ritmo è troppo lento o che lo spazio non è sufficiente per elaborare ciò che emerge, questo è materiale terapeutico importante e merita di essere portato in seduta. Parlare apertamente con il terapeuta di come si sente, delle sue preoccupazioni sui tempi e dei risultati attesi non è una mancanza di riconoscenza, ma parte integrante del processo di cura. La riduzione del prezzo è stata una scelta del professionista, non un “debito” che le impedisce di esprimere i suoi bisogni.
Può quindi:
condividere con lui i suoi dubbi sull’efficacia del percorso così strutturato;
chiedere un confronto sul perché ritenga necessario un aumento di frequenza e se esistono alternative realistiche;
valutare insieme se il setting attuale sia davvero il più adatto per lei in questo momento della sua vita.
Se, dopo un confronto chiaro e onesto, dovesse sentire che il percorso non risponde più alle sue esigenze, valutare un approfondimento con un altro specialista non significa sminuire il lavoro fatto, ma prendersi cura di sé nel modo più adeguato.
Un chiarimento diretto e rispettoso è sempre il primo passo. In ogni caso, quando emergono dubbi sull’andamento della terapia, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista per capire quale soluzione sia davvero la più utile per lei.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dal punto di vista professionale, è importante sapere che la durata di una seduta non è uguale per tutti: esistono setting da 40, 45, 50 o 60 minuti, e non è il numero di minuti in sé a determinare l’efficacia del lavoro, ma la qualità dell’intervento, la continuità e la chiarezza degli obiettivi terapeutici. Il fatto che la seduta durasse 40 minuti anche prima della riduzione del compenso indica che questa è una scelta strutturale del suo terapeuta, non legata al costo.
Detto questo, è altrettanto vero che i suoi dubbi sono legittimi. Se lei sente che il ritmo è troppo lento o che lo spazio non è sufficiente per elaborare ciò che emerge, questo è materiale terapeutico importante e merita di essere portato in seduta. Parlare apertamente con il terapeuta di come si sente, delle sue preoccupazioni sui tempi e dei risultati attesi non è una mancanza di riconoscenza, ma parte integrante del processo di cura. La riduzione del prezzo è stata una scelta del professionista, non un “debito” che le impedisce di esprimere i suoi bisogni.
Può quindi:
condividere con lui i suoi dubbi sull’efficacia del percorso così strutturato;
chiedere un confronto sul perché ritenga necessario un aumento di frequenza e se esistono alternative realistiche;
valutare insieme se il setting attuale sia davvero il più adatto per lei in questo momento della sua vita.
Se, dopo un confronto chiaro e onesto, dovesse sentire che il percorso non risponde più alle sue esigenze, valutare un approfondimento con un altro specialista non significa sminuire il lavoro fatto, ma prendersi cura di sé nel modo più adeguato.
Un chiarimento diretto e rispettoso è sempre il primo passo. In ogni caso, quando emergono dubbi sull’andamento della terapia, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista per capire quale soluzione sia davvero la più utile per lei.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, dalle parole che scrive sembra esserci un buon rapporto di fiducia con il suo terapeuta, quindi potrebbe essere utile provare a esprimere i suoi pensieri circa il suo percorso terapeutico per trovare insieme, così come comunque sembra che abbiate già provato a fare, il miglior compromesso possibile e raggiungere dei buoni risultati magari in modo che appare lento ma graduale e costante nel tempo.
In generale io come psicoterapeuta offro colloqui di psicoterapia della durata di 45/50 minuti, la frequenza varia da una seduta o due a settimana a seconda della situazione; quando serve intensificare il percorso terapeutico, nella mia esperienza penso sia utile più che aumentare il tempo di una singola seduta aumentare la frequenza delle sedute,così come le ha proposto il suo terapeuta, per esempio due sedute a settimana potrebbero aumentare il contenimento emotivo e l'elaborazione dei contenuti dolorosi, così come a gestire al meglio le proprie ansie e paure.
In generale io come psicoterapeuta offro colloqui di psicoterapia della durata di 45/50 minuti, la frequenza varia da una seduta o due a settimana a seconda della situazione; quando serve intensificare il percorso terapeutico, nella mia esperienza penso sia utile più che aumentare il tempo di una singola seduta aumentare la frequenza delle sedute,così come le ha proposto il suo terapeuta, per esempio due sedute a settimana potrebbero aumentare il contenimento emotivo e l'elaborazione dei contenuti dolorosi, così come a gestire al meglio le proprie ansie e paure.
Buonasera in genere una seduta di psicoterapia dura 50/55 minuti e mi sembra che anche se il dottore Le fa un prezzo più basso questo non deve significare che la seduta deve durare di meno. Credo che dovrebbe prendere coraggio e parlargliene perché Lei ha ragion. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buonasera,
Ne parli con lui, probabilmente troverete una soluzione che vada bene ad entrambi.
Ne parli con lui, probabilmente troverete una soluzione che vada bene ad entrambi.
Buonasera, i tempi della seduta dipendono da quello che si chiama "contratto terapeutico" e che consiste nelle regole della terapia, ossi il tempo della seduta, la frequenza degli incontri e il prezzo. Solitamente non cambiano nel tempo, tranne la frequenza che, man mano che la terapia va verso la conclusione, diventa più ampia. Per quanto riguarda il risultato della terapia, esula dal tempo delle sedute. Le suggerisco di affrontare apertamente queste problematiche con il suo terapeuta per trovare insieme una soluzione.
Le sedute di psicoterapia durano spesso circa 40–45 minuti non per una mancanza di attenzione o di cura, ma per ragioni cliniche e di setting. Questo tempo è considerato sufficiente per entrare nel lavoro terapeutico, mantenere una buona concentrazione emotiva e cognitiva e chiudere la seduta in modo contenuto, senza lasciare la persona troppo “aperta” o eccessivamente attivata. Sedute più lunghe non sono automaticamente più efficaci: in alcuni casi possono persino risultare meno utili o più faticose.
Il costo della seduta non è legato ai minuti, ma al lavoro professionale complessivo: formazione, responsabilità clinica, continuità del percorso e tenuta del setting. Per questo la durata resta invariata anche quando la tariffa cambia: il prezzo è riferito alla seduta come unità terapeutica, non al tempo cronometrato.
Il dubbio che stai vivendo è legittimo. Riflettere sull’efficacia e sul ritmo del percorso fa parte del processo terapeutico stesso. Il fatto che il terapeuta abbia già accennato a una maggiore frequenza indica che il tema è presente, e parlarne apertamente non è fuori luogo, ma materiale terapeutico importante.
Il costo della seduta non è legato ai minuti, ma al lavoro professionale complessivo: formazione, responsabilità clinica, continuità del percorso e tenuta del setting. Per questo la durata resta invariata anche quando la tariffa cambia: il prezzo è riferito alla seduta come unità terapeutica, non al tempo cronometrato.
Il dubbio che stai vivendo è legittimo. Riflettere sull’efficacia e sul ritmo del percorso fa parte del processo terapeutico stesso. Il fatto che il terapeuta abbia già accennato a una maggiore frequenza indica che il tema è presente, e parlarne apertamente non è fuori luogo, ma materiale terapeutico importante.
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