Buongiorno, scrivo per cercare un po di chiarezza riguardo alla fine della mia relazione. Stava

18 risposte
Buongiorno,

scrivo per cercare un po di chiarezza riguardo alla fine della mia relazione.
Stavamo insieme da due anni e mezzo, uno e mezzo di convivenza. Lei ha un paio d'anni piu di me. La rottura è avvenuta circa 3 mesi fa. La dinamica è stata veramente molto complessa.
Io non la sopportavo letteramente piu: lei era depressa da ormai un'anno. Vivevamo insieme a casa mia, che gli ho aperto come se fosse sua, l'ho accolta come se fosse sua per il resto della vita, davvero, a lei e ai suoi oggetti, tutti belli, bellissimi, e molto molto ingombranti, in una casa piccola dove mi ero trasferito da poco, e avrei voluto arredarmi anche io. Ma per lei era piu importante e necessario che per me sentire lo spazio proprio, avere un posto dove tenere i propri oggetti (non ne ha altri di posti), quindi ho accolto volentieri il suo bisogno, ma spesso lei ha peccato di prepotenza al riguardo, quasi non facendo sentire me a casa mia.
Proprio in virtù di sue richieste esplicite di sentire la casa come sua propria, io attendevo anche tutto ciò che consegue dall'avere una casa propria in termini di responsabilità al riguardo (meno il mutuo, che quello ritenevo giusto fossi io a pagarlo, in definitiva la casa è mia), dal punto di vista della gestione, della condivisione, delle spese, delle cose pratiche da fare in casa, delle cose noiose.. che non lasciasse sempre tutto sulle mie spalle.
Questa è un po la premessa.
Quindi a dicembre non riuscivo piu a sostenere la sua apatia, il non prendersi cura di niente, il non cercare un lavoro che consentisse di ripartire in modo più equo i costi della vita, e consentisse magari anche di fare qualche progetto insieme senza che dovessi essere sempre io a provvedere per entrambi.
Sono arrivato a chiederle di essere piu indipendente e autonoma da me, di prendersi maggiori responsabilità, verso di lei e verso di me; lei mi ha detto che la stessi cacciando di casa. Non era un cacciarla di casa, era un invito a riprendere il controllo della propria vita, assumendosi le proprie responsabilità e i propri spazi, affinche queste non arrecassero piu una mancanza di rispetto dei miei bisogni e anche delle mie emozioni. Lei diceva, in lacrime, l'innamoramento finisce e si decide di stare insieme, io ho pensato, non voglio stare con una persona che non riesce mai a fare un passo avanti, o indietro, per l'Altro; e a quel punto ho voluto troncare di netto, ho detto non ti amo piu. La sua reazione è stata, "l'hai detto, sei cosciente che se lo ripeti non mi toccherai mai più?" io ho detto di si.
Lei dal giorno dopo è sparita, mi ha tagliato fuori dalla sua vita seduta stante. E si è trovata una stanza in affitto.
Quindi alla fine il risultato raggiunto è che ora si vive separatamente, come avevo proposto io per cercare di salvare la relazione, ma la relazione è morta. Bella gara..

Le ultime volte che abbiamo parlato, lei mi ha detto che non vuole piu stare con me, che la relazione è finita, ancora però non ha mai detto a chiare lettere non ti amo piu, anche se le abbia chiesto esplicitamente di farlo.

Perche tutto sto pippone?
Il motivo per cui lei non vuole stare piu con me, è perche l ho fatta sentire criticata, censurata, insicura (le ho detto spesso vattene, è vero, ma lei aveva accessi violenti, urla grida, cose rotte per terra, cose tirate al muro, vetri rotti, schiaffi..); e ha ragione, l'ho criticata tanto per i suoi comportamenti, ma se arrivi un giorno si e un giorno no a casa arrabbiata perche hai litigato con qualcuno, è normale che provi a farti vedere che la colpa non può essere sempre dell'altro, non posso stare zitto e assecondare sempre la tua visione, spesso eccessivamente soggettiva della realtà.

Un altra cosa che mi ha detto, è che io ho messo bocca sulle sue scelte, sulle sue relazioni, in cose che non mi competevano; riguardo alle relazioni, torna il discorso di prima.. se litighi sempre, arrivi a casa incazzata, sei tesa, beh alla fine un po mi compete in realtà, influisce anche su di me, sia perche assorbo la tua energia, sia perche spesso le persone con cui litighi sono anche amic+ mi+ o persone con le quali comunque ho a che fare anche io; inoltre cercavo di farle vedere le cose in maniera un po piu obiettiva, non di dicendole "sei una merda..".
E la stessa cosa si può dire anche delle scelte: io l'ho sostenuta sempre, tanto, l'ho aiutata tantissimo nel suo lavoro, speravo che non dovendo preoccuparsi di pagare l'affitto riuscisse a costruirsi la sua strada, non essere costretta a cercare un lavoro da sfruttati per mantenersi, a fare i suoi progetti.. poi piano piano questi suoi progetti sono entrati in crisi, sempre meno gente.. e io ero la a sostenerla, a cercare nuove proposte da fare inisieme, che consentissero anche a me di crearmi un alternativa dal lavoro che mi rattrista a me e che mi spenge. Quindi a cercare nuove strade per entrambi. Spesso in queste circostanze mi ha mancato molto di rispetto, facendomi anche sentire svalutato nelle mie capacità, dando ordini. E io si li rispondevo molto male, questo magari è un tema mio, che devo lavorare, ossia il rispetto di me da parte degli altri, della mia propria autorità, e anche sull'identità magari.

Ultime cose: io ad certo punto ho iniziato a palesare il problema lavorativo: è importante perche, benchè non voglia mettere bocca sulle tue scelte, quando convivi e paga sempre uno, e non ti preoccupi minimamente di cambiare la soluzione ad un certo punto diventa un problema; e non sono assolutamente una persona venale. Le tue scelte poi di riflesso si ripercuotono anche su di me. E io voglio tutto tranne che vada a fare la commessa.. però sveglia..

Lei sostiene che io sia stato male perche non mi piace il mio lavoro e non ho accolto le sue proposte di cambiare; che se uno nella vita fa quello che non gli piace questo ha conseguenze negative sulla relazione, e che lei, nella sua indisponibilità economica, almeno prova a fare quello che vuole fare. Io condivido in pieno tutto ciò, ma non si può mai prescindere dalla condizioni materiali (nemmeno da quelle spirituali eh); se te lo puoi fare è perche ti appoggi sistematicamente a qualcuno, ai tuoi compagni, ai tuoi genitori che a quasi 40 anni ti passano ancora i soldi tutti i mesi perche lavori 5 ore a settimana.. quindi facile fare i discorsi del tipo, nella vita bisogna fare ciò che rispecchia il tuo spirito, le tue passioni, i tuoi desideri, accusandomi di aver "tralasciato" questi aspetti in me.. non li ho tralasciati, ne sono perfettamente cosciente, provo a lavorarli, e speravo che anche lei mi aiutasse me a realizzarli, come io ho fatto con lei.

Ultimo punto; lei dice che non vuole piu il mio nutrimento, che non è piu quello di cui ha bisogno. Secondo me, è solo che sta, un altra volta, scappando dalla realtà, invece che lavorare davvero su se stessa; io penso che non voglia più il mio nutrimento perche, ad un certo punto, ho smesso semplicemente di assecondare la sua manipolazione della realtà, o cercato di porla davanti ad essa e alle sue problematiche, alla sua mancanza di rispetto dei confini degli altri, al suo vivere appoggiandosi sempre a chi ha accanto senza dare nulla in cambio (dolcezza e affetto si tanto, questo lo riconosco, ma in tutto il resto invece mancava di attenzione); quindi il nutrimento non era piu quello di cui ha bisogno, perche ha bisogno solo di ciò che le permette di continuare a sentirsi vittima, e quindi a deresponsabilizzarsi riguardo a tutto.


Che ne pensate?
Ciao, leggendo le tue parole emerge chiaramente la dinamica di una relazione che si è trasformata in un "incastro" tra bisogni opposti, dove il sostegno è diventato peso e l'accoglienza si è trasformata in risentimento.

È evidente che tu abbia investito moltissimo, non solo materialmente (la casa, il supporto economico), ma anche emotivamente, cercando di proiettare su di lei un'idea di "futuro insieme" che però richiedeva una partecipazione attiva che lei, in quel momento di depressione e stallo, non riusciva o non voleva dare.

Ecco alcune riflessioni su quanto hai descritto:

La trappola del "Salvatore" e del "Carico Mentale"
Tu hai aperto la tua casa e il tuo portafoglio sperando che questo le offrisse la libertà di realizzarsi. Tuttavia, questo ha creato uno squilibrio di potere. Quando una persona si appoggia totalmente a un'altra, il partner che sostiene finisce per diventare, inevitabilmente, una figura "genitoriale" che controlla, critica e sprona.

La tua critica: Era probabilmente un grido di aiuto per non affogare sotto il peso delle responsabilità di entrambi.

La sua reazione: Sentendosi "mantenuta" (anche se era ciò che serviva), ogni tua osservazione sulla realtà veniva percepita come un attacco alla sua dignità o un tentativo di censura, alimentando il suo senso di inadeguatezza.

La gestione del conflitto e la violenza
Non bisogna far passare in secondo piano gli "accessi violenti" che hai menzionato (urla, oggetti rotti, schiaffi). Questo indica una profonda incapacità di lei di gestire la frustrazione e una mancanza di rispetto per il tuo spazio fisico e psichico. Spesso, chi si sente vittima della realtà tende a usare l'aggressività come meccanismo di difesa per non guardare le proprie responsabilità. Il fatto che tu le abbia detto "vattene" era probabilmente una reazione estrema di difesa del tuo territorio (non solo fisico, ma mentale).

La proiezione della Libertà vs. Condizioni Materiali
C'è un punto molto interessante in quello che scrivi: lei ti accusa di non seguire le tue passioni, mentre tu le rinfacci che la sua "libertà" è pagata da altri (tu o i suoi genitori).

È un classico scontro tra idealismo infantile (lei) e realismo pragmatico (tu).

Lei non vuole il tuo "nutrimento" perché quel nutrimento ora ha un prezzo: la consapevolezza. Finché il tuo aiuto era incondizionato, le permetteva di restare nel suo mondo; nel momento in cui hai iniziato a chiedere un ritorno in termini di impegno e realtà, quel nutrimento è diventato "amaro".

Perché non dice "non ti amo più"?
È possibile che lei provi ancora dei sentimenti, ma che l'immagine di sé che vede riflessa nei tuoi occhi (una persona apatica, parassitaria, aggressiva) sia diventata per lei insopportabile.
Dire "non ti amo più" significherebbe chiudere una porta in modo definitivo e assumersi la responsabilità della fine. Invece, preferisce la narrazione del "mi hai criticata e non mi hai accettata", che le permette di uscire dalla relazione mantenendo il ruolo di vittima della tua presunta mancanza di empatia.

Una prospettiva per te
Sembra che tu stia vivendo un misto di senso di colpa (per averla criticata) e rabbia (per non essere stato riconosciuto nel tuo sforzo).

La verità è che non puoi salvare qualcuno che usa la propria fragilità come uno scudo per non crescere. La "separazione" che è avvenuta, per quanto dolorosa, potrebbe essere l'unico modo che hai per riprenderti il tuo spazio, la tua casa e, soprattutto, la tua identità, che si stava spegnendo insieme alla sua.

Hai analizzato molto bene la sua "fuga dalla realtà". Forse ora è il momento di voltare lo sguardo verso di te: cosa resta di te ora che non devi più farti carico della vita di un'altra persona?

Se ti va, potremmo approfondire questo punto: senti che la fine di questo "incarico" di cura ti lasci un vuoto o, nonostante il dolore, senti che stai ricominciando a respirare tra le mura di casa tua?

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Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno. Da quello che racconti non è stata solo una “fine relazione”, ma un periodo logorante, con carichi sbilanciati, confini continuamente invasi e, cosa molto seria, episodi di aggressività e violenza. In un contesto così, è comprensibile sentirsi svuotati, arrabbiati, confusi e anche pieni di domande su “chi ha ragione”.
Il punto, però, non è stabilire chi è il colpevole. Il punto è che la relazione, così com’era, non era sicura né sostenibile. Quando ci sono urla, oggetti rotti, schiaffi, minacce emotive e una dinamica in cui uno sostiene tutto e l’altro non regge responsabilità e limiti, si entra facilmente in un ciclo tossico: lei scarica tensione, tu reagisci criticando e controllando, lei si sente attaccata e alza il livello, tu stringi ancora di più. E intanto l’amore si consuma.
Sul “perché lei non dice non ti amo più”: può essere un modo per non esporsi, per tenere un margine di controllo, o semplicemente perché per lei la chiusura è già “nei fatti” e non vuole ulteriori confronti. Ma tu non hai bisogno di quella frase per capire dov’è la realtà: lei se n’è andata, ha tagliato i ponti e dice che non vuole più stare con te. Questo, pur doloroso, è già una risposta.
Sul tema “nutrimento”: tu lo leggi come fuga e vittimismo, e può anche esserci qualcosa di vero. Ma restare su questa lettura ti tiene agganciato al ruolo di quello che “vede la realtà” e deve convincerla. È una trappola: ti lascia in guerra, invece che nella chiusura.
Se devo dirti cosa fare adesso, in modo molto concreto e protettivo:
Metti al centro la sicurezza e la distanza. Con i precedenti che descrivi, evitare contatti ambigui e riavvicinamenti è una forma di tutela, non di orgoglio.
Accetta che la riparazione non è possibile da solo. Tu hai provato a “salvare” e a “raddrizzare” la situazione, ma una coppia funziona solo se entrambi si assumono responsabilità, anche quando fa male.
Lavora su due pezzi tuoi. Il primo è il confine: quando inizi a dire “vattene” ripetutamente o ti accorgi che stai diventando duro e reattivo, è già un segnale che il limite è superato. Il secondo è il tema del controllo: il confine sano è “io non posso vivere così, quindi mi fermo”, non “io ti faccio capire che sbagli”.
Datti un’elaborazione vera del lutto. Perché qui c’è anche un lutto per la casa, per il progetto, per l’investimento emotivo ed economico, e per l’idea di “io l’ho sostenuta e non è bastato”. È normale che faccia malissimo.
Capisco che tu voglia chiarezza, e in un certo senso la chiarezza c’è: eri in una relazione squilibrata e a tratti violenta. Hai fatto un passo che ha portato alla separazione; la relazione è finita e forse era l’esito più protettivo per te, anche se non è quello che speravi.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro con fine relazione, dinamiche conflittuali e confini, e puoi valutare un colloquio per rimettere ordine senza restare intrappolato nel “processo” infinito a chi ha ragione.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buonasera,
credo che un percorso di psicoterapia volto ad acquisire strumenti e competenze sulla relazione di coppia oggi potrebbe esser utile per iniziare a capire e comprender qualcosa in più in campo amoroso.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da ciò che racconta emerge una storia relazionale intensa e complessa, nella quale sembrano essersi intrecciati bisogni importanti da entrambe le parti: il desiderio di sostenere e accogliere l’altra persona, ma anche il bisogno legittimo di reciprocità, rispetto dei propri spazi e condivisione delle responsabilità. Quando in una relazione si accumulano frustrazione, senso di squilibrio o difficoltà emotive importanti (come una possibile sofferenza depressiva), può diventare molto faticoso per entrambi trovare un modo di stare insieme che non generi conflitto o sofferenza.

Dopo una rottura, è comprensibile cercare di capire “di chi sia la colpa” o se le proprie scelte siano state giuste. Spesso però le dinamiche di coppia sono il risultato dell’incontro tra due storie, due vulnerabilità e due modalità di affrontare i problemi. Più che stabilire chi abbia ragione, può essere utile chiedersi cosa questa esperienza racconti di lei, dei suoi bisogni, dei suoi limiti e delle sue aspettative nelle relazioni.

Il fatto che lei stia riflettendo in modo così approfondito su ciò che è accaduto è già un segnale di consapevolezza. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui elaborare la fine della relazione, comprendere meglio le dinamiche vissute e trasformare questa esperienza in un’occasione di crescita personale e relazionale.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una situazione relazionale molto complessa, in cui si sono intrecciati diversi elementi: difficoltà personali della sua ex compagna, una convivenza impegnativa, questioni economiche e organizzative, e soprattutto dinamiche emotive molto intense tra di voi.

Quando una relazione attraversa un periodo prolungato in cui uno dei partner sta male (come nel caso di una possibile depressione), spesso l’altro finisce per assumere un ruolo di sostegno molto forte. Questo, nel tempo, può portare a uno squilibrio: chi sostiene può sentirsi sovraccaricato, non visto o non rispettato nei propri bisogni; chi sta male può percepire critiche, pressione o giudizio. Entrambi possono quindi sentirsi feriti e non compresi.

Nel suo racconto emergono diversi temi importanti:

1. Lo squilibrio nelle responsabilità
Nelle convivenze è fondamentale che si costruisca un senso di equità, non necessariamente matematico, ma percepito come giusto da entrambi. Quando una persona sente di sostenere quasi tutto (spese, gestione, responsabilità pratiche), è comprensibile che possa sviluppare frustrazione, senso di ingiustizia o risentimento.

2. La gestione dei conflitti
Descrive momenti di grande tensione, con urla, oggetti rotti e anche aggressioni fisiche. Questi sono segnali di una relazione che stava diventando molto disfunzionale. In queste condizioni è difficile mantenere uno spazio di dialogo sereno e spesso si entra in una spirale di attacco–difesa: uno critica, l’altro si sente attaccato e reagisce con rabbia o chiusura.

3. Il tema dei confini
Lei sembra aver cercato di porre dei limiti (ad esempio chiedendo maggiore autonomia o responsabilità). Tuttavia, quando i confini arrivano dopo molto tempo di accumulo di frustrazione, possono essere percepiti dall’altra persona come un rifiuto o un abbandono. Questo può spiegare perché la sua richiesta di cambiamento sia stata vissuta da lei come un “cacciarla di casa”.

4. Il momento della rottura
Dire “non ti amo più” durante un conflitto molto carico emotivamente può avere un effetto definitivo sull’altro partner. Anche se a volte è una frase pronunciata nella rabbia o nella stanchezza, per chi la riceve può rappresentare una chiusura netta. È possibile che la sua ex compagna abbia preso quella frase come un limite invalicabile e abbia reagito proteggendosi con un taglio molto netto.

5. Il bisogno di capire chi ha ragione
È molto umano, dopo una rottura, cercare di ricostruire la storia per capire chi abbia sbagliato. Tuttavia, nelle relazioni raramente esiste un unico responsabile. Più spesso si crea una dinamica relazionale in cui entrambi contribuiscono, in modi diversi, a far crescere il conflitto.

Dal suo racconto sembra emergere anche una buona capacità di riflessione su di sé: ad esempio quando riconosce che il tema del rispetto e del modo in cui reagisce alle svalutazioni potrebbe essere qualcosa su cui lavorare. Questo è un punto molto importante, perché le relazioni future possono beneficiare molto di questa consapevolezza.

Un altro aspetto centrale è accettare che, anche se oggi alcune condizioni sono cambiate (ad esempio il vivere separati), la relazione possa comunque essere finita. A volte la separazione diventa l’unico modo per interrompere una dinamica che stava facendo soffrire entrambi.

Più che cercare una risposta definitiva su “chi aveva ragione”, può essere più utile chiedersi cosa questa esperienza le abbia insegnato su:

i suoi bisogni nelle relazioni

i limiti che è disposto a tollerare

il modo in cui gestisce conflitti e frustrazione

il tipo di equilibrio che desidera in una convivenza.

Queste riflessioni possono trasformare una rottura dolorosa in un’occasione di crescita personale.

Data la complessità della situazione e il carico emotivo che emerge dal suo racconto, potrebbe essere molto utile approfondire questi aspetti con uno specialista, che possa aiutarla a elaborare la relazione passata e comprendere meglio le dinamiche che si sono create.

Un caro saluto.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Michele Iannelli
Omeopata, Agopuntore, Psicoterapeuta
Roma
Buon giorno, sono Michele Iannelli, medico, specialista in psicologia clinica e psicoterapeuta; penso che la sua ex compagna abbia bisogno di un aiuto psicoterapeutico serio; intanto, anche lei che ha scritto debba, quanto meno, interrogarsi sul perchè e come abbia avuto una relazione con questa donna così disfunzionale. Un caro saluto
Dott.ssa Brunella Ieva
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Cesano Maderno
Più che una domana mi sembra davvero uno sfogo, un buttare fuori. Leggendo non solo ciò che ha scritto, ma anche come lo ha scritto, a volte sembra di essere risucchiati dentro la sua narrazione come se stesse io lettrice fossi la sua ex. L'invasione degli spazi (esterni e interni), il suo attivarsi nel sopperire alla staticità di lei e il modo in cui narra la situazione, mi fanno arrivare una forte rabbia. Magari è su questa che bisogna interrogarsi. Che sia chiaro, la rabbia è lecita, inizi però a chiedersi come mai ha concesso invasione di spazi, accudimento importante, risoluzione dei problemi senza che fosse la sua ex quella propositiva. Sposti il focus dalla sua ex compagna a se stesso...magari può aiutare a vedere da dove arrivano alcuni aspetti di sè che vi hanno condotto a questa situazione. Sono disposta ad approfondire il discorso, anche on line...Spero di esserle stata utile
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno,

leggendo la sua lettera viene spontaneo pensare che la gara di ballo non sia il vero problema. Quello è solo l’episodio che ha fatto esplodere la tensione.

Il punto reale è che la vostra non è una coppia semplice. È una famiglia ricomposta: ci sono figli, una relazione precedente che non può sparire perché resta il legame tra genitori, e una nuova relazione che cerca il proprio spazio.

In queste situazioni l’ex partner continua inevitabilmente ad esistere nella vita quotidiana. Non per scelta sentimentale, ma per responsabilità verso i figli. Se questo dato non viene accettato fino in fondo, ogni circostanza pubblica – una gara, una recita, una riunione scolastica – rischia di trasformarsi in una scena carica di significati.

A quel punto non si discute più dei fatti (quanto eravate distanti, chi era seduto dove), ma del posto che ciascuno sente di occupare nella relazione.

Lei nella lettera racconta molto bene la sua posizione e la sua fatica. Colpisce però che nella scena ci siano anche tre ragazzi, mentre il racconto resta quasi tutto sul conflitto tra adulti.

Nelle famiglie ricomposte questo è il punto più delicato: non tanto stabilire chi ha ragione nel singolo episodio, ma capire se la coppia ha trovato un equilibrio vero con la presenza inevitabile del passato.

Se questo equilibrio non c’è, episodi come quello che racconta tenderanno a ripetersi, perché il problema non è la gara di ballo ma la struttura della relazione.

Un caro saluto.

Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo e Psicoterapeuta
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno grazie del Suo lungo e dettagliato messaggio che mette in luce l'immaturità a mio parere di questa persona, perché di questo penso che si tratta. Lei ha dato molto a questa persona lasciando che entrasse a gamba tesa nella Sua vita, forse per la paura di perdere questa persona e di essere lasciato. credo sia utile per Lei lavorare su questo punto che mi sembra risaltare nel Suo messaggio. Non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo chiederci perché tante volte noi stessi sosteniamo relazioni che ci fanno stare male e che in realtà non ci soddisfano proprio. Cordiali saluti dott.ssa Gabriella Elmo
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, la sua lettura mi sembra frutto di approfondita riflessione e soggettivamente vera. La versione dalla sua ex compagna probabilmente sarà diversa, come è naturale che sia, visto che ogni persona guarda la realtà dalla propria prospettiva personale. Ma non è mio compito giudicare, mio compito può essere quello di sottolinearle il fatto che sia giunto a una conclusione dopo attenta riflessione e non in maniera impulsiva. E comunque, se una situazione arreca più sofferenza che piacevolezza, vale la pena cercare delle soluzioni, come lei ha tentato: parlare, tentare modificazioni del contesto... se nessuna proposta sortisce effetto perché l'altra persona vede la situazione in un altro modo, che fare? Ascoltare la prospettiva dell'altra persona e cercare punti d'accordo, magari una terapia di coppia potrebbe essere d'aiuto (per fare chiarezza sulle rispettive posizioni e responsabilità, guardare agli aspetti proiettivi nella coppia, arrivare a una miglior definizione dei confini personali). Se un punto d'accordo non si trova, bisogna accettare il fallimento e l'impotenza nel cambiare le cose. Ad ogni modo, non so se ho risposto alla sua domanda, forse si aspettava altro. Nello scrivere quest'ultima frase, mi sono chiesta se si aspettasse una diversa reazione da parte della sua ex compagna: tanto impegno, tanta accoglienza e tanto sostegno e la sua ex compagna accetta la chiusura del rapporto senza troppe reazioni. Spero di esserla stata utile, un caro saluto. Ilaria Innocenti
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Salve,

penso che abbia fatto bene a prendere le distanze dalla sua compagna restituendole anche le sue mancanze di responsabilità. Aggiungo che non è possibile cambiare una persona e che per tanto visto il malessere proveniente da tale relazione, che ha fatto bene a lasciare andare, andando oltre e dandosi nuove possibilità.
Nella speranza di aver accolto ed orientato la sua domanda di aiuto.

Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Caro utente, se davvero le cose sono andate come descrivi, la cosa più preoccupante è che tu ti senta ancora così in difetto, nonostante tutto, da porre qui questa domanda. Se lei si è compórtate così, deve ringraziare se stesso di aver oltrepassato il limite (troppo eccessivo, verbalmente), e di essersi ripreso il rispetto di se stesso. La relazione non può essere un assistenza da crocerossino neppure da parte dell'uomo (così come non da parte della donna), e né un babysitteraggio di chi non si fa carico della propria vita.
Se ha ancora dubbi mi scriva, un saluto.
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Penso che si tratti della descrizione è di una relazione asimmetrica giunta a un punto di rottura. A un tentativo di offrire casa, supporto economico e un progetto condiviso si risponde con mancanza di responsabilità e di dialogo.
Quando hai chiesto reciprocità il rapporto si è rotto, La sua fuga suggerisce che non fosse in grado di reggere il peso di una relazione matura.
Offrire spazi (fisici e mentali) sperando che questo portasse gratitudine o cambiamento, ma in queste dinamiche il contrario: più si dà, più l'altro si sente autorizzato a pretendere.
La fine di questa relazione non è un fallimento e sembra essere la conseguenza del fatto che il supporto e la disponibilità siano state utilizzate per non crescere.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pescara
Buongiorno.
si sente che non è stato solo un litigio, emerge una relazione intensa, con tanto investimento emotivo e pratico da parte tua.
la situazione è diventata insostenibile
Da quello che racconti emergono alcuni elementi abbastanza chiari:
convivenza in cui la responsabilità materiale era quasi tutta su di te
depressione e apatia da parte sua da molto tempo
scatti di rabbia e comportamenti aggressivi (urla, oggetti lanciati, schiaffi)
conflitti continui con altre persone
sono dinamiche molto forti. In una relazione del genere è molto comune arrivare al punto in cui si accumula frustrazione per mesi o anni e poi si rompe in modo netto.
Il fatto che tu a un certo punto abbia detto “non ti amo più” spesso succede proprio quando una persona è esausta più che realmente disinnamorata.
ragionevole la richiesta di autonomia, importante.
l'assunzione di responsabilità dovrebbe essere di entrambi. in una relazione adulta e reciproca
Non stavi chiedendo perfezione. Stavi chiedendo reciprocità. sembra che hai cercato di porla davanti alle sue problematiche, ma il tuo sforzo non ha dato i risultati sperati. forse c'è troppa protezione, una protezione durata troppo tempo, cio ha portato lei a non capire. non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo cambiare noi la nostra prospettiva dell'altro. lei sicuramente dovrà , indipendentemente da un voi si o no, fare un lavoro su se stessa. la situazione è molto complessa e articolata per poter dare una risposta esaustiva e completa.

I

Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buongiorno, penso da ciò che ha scritto che probabilmente la sua ragazza aveva bisogno di appoggiarsi a qualcuno e che facesse fatica a ricercare la propria autonomia. D'altra parte però lei si sente attaccato e criticato da una persona che ha sempre mostrato, da ciò che lei scrive, di non vedere il punto di vista dell'altro. Allora la domanda mi pare possa essere : quali aspetti emotivi profondi ha toccato questa relazione in lei che scrive? Perché ancora ci pensa e cosa cerca?
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Luisa Cirimbilli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Gentile utente,
ho letto con attenzione tutti i punti da Lei minuziosamente elencati per cercare di chiarire i motivi alla base del comportamento della Sua ex ragazza, ma più leggevo più mi chiedevo quale fosse il motivo per cui Lei ha sopportato tutto, ponendosi quasi in ruolo paterno. L'ambivalenza nella relazione probabilmente andrebbe letta all'interno della sua dinamica personale per capire come mai si è trovato in questa situazione e, comprendendo, evitare di ritrovarcisi in futuro.
Resto a disposizione.
Saluti
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, dal suo racconto emerge una relazione che nel tempo sembra essersi caricata di molte tensioni, bisogni diversi e aspettative reciproche difficili da conciliare. Da una parte lei descrive di aver cercato di sostenere la sua compagna in un momento di difficoltà, offrendole spazio, aiuto e stabilità; dall’altra sembra che nel tempo sia cresciuta in lei una forte sensazione di squilibrio nella relazione, sia sul piano pratico (gestione della casa, lavoro, responsabilità economiche) sia su quello emotivo. Quando in una relazione uno dei partner percepisce di sostenere gran parte del peso della vita quotidiana, mentre l’altro appare più in difficoltà o meno autonomo, può facilmente nascere frustrazione, senso di ingiustizia e rabbia. allo stesso tempo, per chi si sente criticato o messo sotto pressione, le osservazioni dell’altro possono essere vissute come giudizio o come mancanza di accettazione. In queste dinamiche spesso si crea un circolo in cui più uno cerca di richiamare l’altro alla responsabilità, più l’altro si sente attaccato e si allontana. Nel suo racconto sembra emergere anche un clima relazionale diventato molto conflittuale, con discussioni intense e modalità di comunicazione che hanno probabilmente ferito entrambi. quando si arriva a questi livelli di tensione, a volte la rottura diventa il punto in cui ciascuno cerca di proteggersi o di uscire da una dinamica che non riesce più a gestire. E' comprensibile che lei oggi cerchi di dare un senso a ciò che è accaduto e di capire di chi siano le responsabilità. tuttavia, nelle relazioni complesse raramente esiste una sola lettura dei fatti: spesso entrambe le persone hanno vissuto la stessa storia con bisogni, vulnerabilità e percezioni molto diverse. Potrebbe essere utile utilizzare questo momento non tanto per stabilire chi abbia avuto ragione o torto, ma per riflettere su ciò che questa esperienza le ha mostrato riguardo ai suoi bisogni nelle relazioni, ai suoi limiti e al modo in cui reagisce quando si sente svalutato o non rispettato. Se sente che questa situazione continua a occupare molto spazio nei suoi pensieri o genera confusione emotiva, confrontarsi con un professionista della salute mentale potrebbe aiutarla a rielaborare quanto accaduto e a trarne indicazioni utili per il futuro. Un caro saluto
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
La prima cosa che vorrei restituirle è questa: il bisogno di capire cosa è successo, di ricostruire la narrativa di una relazione complessa, è del tutto normale dopo una rottura difficile. La mente cerca spiegazioni perché le spiegazioni danno un senso di controllo, e il senso di controllo riduce il dolore. Quello che ha scritto, però, tradisce anche qualcosa di più di una semplice elaborazione del lutto: c'è una forte necessità di avere ragione, di stabilire chi ha torto, quasi come se il dolore potesse essere giustificato solo se la colpa fosse interamente dall'altra parte.
Questo non è un giudizio: è un meccanismo molto umano, soprattutto quando ci si è sentiti a lungo non riconosciuti e svalutati. E lei descrive effettivamente una relazione in cui si è sentito molto solo nel portare il peso — economico, pratico, emotivo. Questo logoramento è reale, e la stanchezza che descrive è comprensibile.
Detto questo, c'è un punto che vale la pena esplorare con onestà, e lei stesso lo accenna quasi di passaggio quando parla di "un tema mio" legato al rispetto della propria autorità e all'identità. Quella parentesi merita molto più spazio di quanto lei le abbia dedicato. Perché una delle domande che rimane aperta, leggendo il suo racconto, non è tanto "chi aveva ragione" — ma piuttosto: come mai ha continuato a lungo in una situazione che viveva come irrispettosa e squilibrata? Cosa l'ha tenuta lì, a sostenere, a tollerare, a sperare, ben oltre il punto in cui il disagio era evidente?

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