Ho 25 anni e sto insieme al mio ragazzo da 7 mesi. Prima relazione: ho ponderato ogni singolo passo,
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Ho 25 anni e sto insieme al mio ragazzo da 7 mesi. Prima relazione: ho ponderato ogni singolo passo, anche solo se valesse la pena avere o meno un’uscita successiva (non voglio perdere tempo ed energie se ritengo che quella persona non è stimolante); datogli mille modi per fuggire in un mondo dove tutto é “facile e pronto”, io ero l’opposto, un po’ diffidente, apparentemente emotivamente non disponibile, fredda. Pian piano ci siamo conosciuti, diventati amici, confidenti, migliori amici, complici… ci siamo scoperti, affrontato discorsi su cose serie sia superficiali sia delicate sia che ci fanno soffrire. Mai nascosto la polvere sotto il tappeto: sempre parlato di tutto, discusso, e ogni discussione però portava a maggiore consapevolezza, cambiamenti tangibili e miglioramenti.
Dolce, attento alle piccole cose, premuroso, sensibile, grande osservatore, un po’ introverso ma grande chiacchierone con me, brillante e divertente. Si ricorda dei dettagli e non mi ha mai fatta sentire “messa in disparte”.
Succede che, in macchina, stavamo discutendo perché gli stavo facendo notare, in modo non troppo pacato, che non aveva ringraziato i miei genitori per il pranzo. Veniva da un periodo molto intenso e stressante a lavoro e in famiglia e sapeva quanto l’opinione della mia famiglia impatti su di me. Sentendosi attaccato dalle mie parole, mi ha dato una manata col dorso della mano sul lato della mia coscia. Io, sbalordita dal gesto, gli ho detto di riportarmi subito a casa. Ha continuato a scusarsi e mi ha chiesto di parlarne. Non ho voluto.
Ho raccontato l’avvenimento ai miei genitori, che mi hanno proibito di continuare la relazione.
Per 10gg non ci siamo più sentiti: ho sofferto tanto perché quel gesto era completamente L’antitesi di quel che ha sempre dimostrato di essere. Ci rivediamo: mi dice che ha iniziato subito un percorso con una psicoterapeuta per capire come mai abbia commesso un atto del genere, che ha shockato pure lui. Non era mai successo, si è scusato ancora e non riusciva a guardarmi negli occhi perché, mi ha detto, si vergognava troppo del gesto che ha fatto e per avermi messo in pericolo. Sta lavorando sulle cicatrici irrisolte che non é riuscito a risolvere da solo, con un percorso strutturato affinché non emergano mai più con un tale episodio.
Nella mia testa, volevo dargli una seconda possibilità perché credo nel suo percorso e ha totale consapevolezza.
In pratica, i miei genitori mi hanno costretto a lasciarlo perché altrimenti non mi avrebbero permesso di finire gli studi (medicina, sono al V’ anno).
Può davvero una persona cambiare con un percorso strutturato? È troppo rischioso stargli affianco e andare contro il volere dei miei? A 7 mesi di relazione, significa che lui ha questa indole ed é quindi pericoloso?
Dolce, attento alle piccole cose, premuroso, sensibile, grande osservatore, un po’ introverso ma grande chiacchierone con me, brillante e divertente. Si ricorda dei dettagli e non mi ha mai fatta sentire “messa in disparte”.
Succede che, in macchina, stavamo discutendo perché gli stavo facendo notare, in modo non troppo pacato, che non aveva ringraziato i miei genitori per il pranzo. Veniva da un periodo molto intenso e stressante a lavoro e in famiglia e sapeva quanto l’opinione della mia famiglia impatti su di me. Sentendosi attaccato dalle mie parole, mi ha dato una manata col dorso della mano sul lato della mia coscia. Io, sbalordita dal gesto, gli ho detto di riportarmi subito a casa. Ha continuato a scusarsi e mi ha chiesto di parlarne. Non ho voluto.
Ho raccontato l’avvenimento ai miei genitori, che mi hanno proibito di continuare la relazione.
Per 10gg non ci siamo più sentiti: ho sofferto tanto perché quel gesto era completamente L’antitesi di quel che ha sempre dimostrato di essere. Ci rivediamo: mi dice che ha iniziato subito un percorso con una psicoterapeuta per capire come mai abbia commesso un atto del genere, che ha shockato pure lui. Non era mai successo, si è scusato ancora e non riusciva a guardarmi negli occhi perché, mi ha detto, si vergognava troppo del gesto che ha fatto e per avermi messo in pericolo. Sta lavorando sulle cicatrici irrisolte che non é riuscito a risolvere da solo, con un percorso strutturato affinché non emergano mai più con un tale episodio.
Nella mia testa, volevo dargli una seconda possibilità perché credo nel suo percorso e ha totale consapevolezza.
In pratica, i miei genitori mi hanno costretto a lasciarlo perché altrimenti non mi avrebbero permesso di finire gli studi (medicina, sono al V’ anno).
Può davvero una persona cambiare con un percorso strutturato? È troppo rischioso stargli affianco e andare contro il volere dei miei? A 7 mesi di relazione, significa che lui ha questa indole ed é quindi pericoloso?
Salve, innanzitutto grazie per essersi aperta con noi. Dal suo racconto emerge quanto questa relazione abbia avuto per lei un significato importante, costruito nel tempo attraverso conoscenza, dialogo e vicinanza emotiva. Proprio per questo, l’episodio che descrive sembra aver generato una forte frattura interna, lasciandola oggi divisa tra ciò che ha vissuto nella relazione e il disagio legato a quel momento. Quando accade qualcosa di inatteso all’interno di un legame sentito come sicuro, è naturale provare confusione e fatica nel comprendere come orientarsi, soprattutto se entrano in gioco anche le opinioni e le preoccupazioni delle persone vicine. Il tentativo di dare un significato a quanto successo e di capire quale posizione assumere richiede spesso tempo e uno spazio di riflessione personale. Più che trovare risposte immediate sul futuro della relazione o sul cambiamento dell’altro, può essere utile soffermarsi su come lei si sente oggi e su ciò che le permette di percepirsi serena e tutelata. Un confronto psicologico può offrire uno spazio neutro in cui esplorare questi vissuti con maggiore chiarezza, senza la pressione di dover decidere rapidamente.
Resto a disposizione se desidera un approfondimento o un confronto. Un caro saluto, Dott Matteo De Nicolò
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Cara Ragazza, ciò che racconti va preso sul serio, ma occorre anche prendere in considerazione il ragazzo e la vostra relazione nella sua complessità. Il fatto che lui si sia vergognato del suo comportamento e abbia immediatamente iniziato un percorso di terapia così come il fatto che in tutti i mesi di conoscenza non abbia mai mostrato un comportamento violento verbalmente o fisicamente potrebbero far rientrare l'episodio in un momento di forte stress come tu stessa hai descritto. Occorre valutare se nel tempo certi atteggiamenti si ripetono. Tu cosa ti sentiresti di fare se i tuoi genitori non ti impedissero di incontrarlo? Prova ad ascoltare cosa senti dentro di te prima di prendere una decisione. Ti auguro buona vita
Buonasera, da un solo gesto non si può costruire un'ipotesi sulla personalità di una persona. Sicuramente con dei percorsi di psicoterapia si ottengono dei cambiamenti. Penso che lei debba scegliere e mettersi in gioco contattando ciò che vuole davvero e mantenendo lucido il suo giudizio, come ha fatto finora.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buongiorno,
credo che debba affidarsi al suo sentire. Troppo spesso chiede parere a terzi, ai suoi genitori, ora agli psicologi, ma sarebbe importante si desse la possibilità di sbagliare. Il suo ragazzo potrebbe avere delle problematiche irrisolte ma che come sostenuto da lei sta cercando di affrontare con la psicoterapia. Si metta anche lei in gioco, cercando di capire cosa possa farla star bene.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
credo che debba affidarsi al suo sentire. Troppo spesso chiede parere a terzi, ai suoi genitori, ora agli psicologi, ma sarebbe importante si desse la possibilità di sbagliare. Il suo ragazzo potrebbe avere delle problematiche irrisolte ma che come sostenuto da lei sta cercando di affrontare con la psicoterapia. Si metta anche lei in gioco, cercando di capire cosa possa farla star bene.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Capisco quanto questa situazione sia stata improvvisa e sconvolgente: un gesto isolato può mandare in frantumi l’immagine di sicurezza costruita in mesi di relazione. È normale sentirsi confusa tra l’affetto, lo shock per l’accaduto e la pressione dei tuoi genitori.
Alcuni punti importanti da considerare:
1) Il gesto non è “banale” e va preso sul serio
Una manata, anche se “sul lato della coscia” e senza conseguenze fisiche, è un atto di aggressività. È un confine che non andrebbe mai oltrepassato. Il fatto che sia avvenuto in un momento di stress non lo giustifica.
2) Le persone possono cambiare?
Sì, il cambiamento è possibile quando c’è:
piena responsabilità dell’accaduto (senza minimizzare né colpevolizzare l’altro),
motivazione autentica a lavorare su di sé,
un percorso psicoterapeutico continuativo e non “riparatorio” a breve termine.
Il fatto che lui abbia avviato subito una psicoterapia è un segnale positivo, ma il cambiamento vero si valuta nel tempo e attraverso comportamenti coerenti e stabili.
3) Un episodio definisce l’indole?
Un singolo episodio non basta per etichettare una persona come “violenta per natura”, ma segnala la presenza di difficoltà nella gestione della rabbia o della frustrazione che vanno comprese e trattate. Non si può sapere oggi se sia stato un evento isolato o l’emersione di una modalità che potrebbe ripresentarsi: questo lo dirà solo il tempo, unito al lavoro terapeutico.
4) Restare accanto a lui è troppo rischioso?
La tua sicurezza emotiva e fisica viene prima di tutto. Se scegli di non proseguire la relazione, è una scelta legittima e sana. Se scegli di valutare una seconda possibilità, è fondamentale che:
tu ti senta libera, non spinta dal senso di colpa;
ci siano confini chiari e non negoziabili (zero tolleranza verso qualsiasi gesto aggressivo);
tu abbia un tuo spazio di supporto (anche tu potresti beneficiare di un confronto psicologico per elaborare quanto accaduto).
5) Il ruolo dei tuoi genitori
La preoccupazione dei tuoi genitori nasce dalla tutela della tua sicurezza. Tuttavia, una “costrizione” che lega la tua vita affettiva al proseguimento degli studi apre un tema delicato di autonomia. Vale la pena distinguere tra l’ascoltare un parere protettivo e il subire una scelta non tua: sono due piani diversi.
In sintesi
Sì, una persona può cambiare con un percorso strutturato, ma il cambiamento richiede tempo ed è verificabile solo con la continuità dei comportamenti. No, un episodio non definisce automaticamente l’intera indole di una persona, ma è un segnale che non va ignorato. La domanda centrale non è “lui cambierà?”, ma “io mi sento davvero al sicuro nel dargli spazio per cambiare?”.
Vista la complessità emotiva, relazionale e familiare della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista per aiutarti a chiarire i tuoi bisogni, i tuoi confini e la scelta più tutelante per te.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Alcuni punti importanti da considerare:
1) Il gesto non è “banale” e va preso sul serio
Una manata, anche se “sul lato della coscia” e senza conseguenze fisiche, è un atto di aggressività. È un confine che non andrebbe mai oltrepassato. Il fatto che sia avvenuto in un momento di stress non lo giustifica.
2) Le persone possono cambiare?
Sì, il cambiamento è possibile quando c’è:
piena responsabilità dell’accaduto (senza minimizzare né colpevolizzare l’altro),
motivazione autentica a lavorare su di sé,
un percorso psicoterapeutico continuativo e non “riparatorio” a breve termine.
Il fatto che lui abbia avviato subito una psicoterapia è un segnale positivo, ma il cambiamento vero si valuta nel tempo e attraverso comportamenti coerenti e stabili.
3) Un episodio definisce l’indole?
Un singolo episodio non basta per etichettare una persona come “violenta per natura”, ma segnala la presenza di difficoltà nella gestione della rabbia o della frustrazione che vanno comprese e trattate. Non si può sapere oggi se sia stato un evento isolato o l’emersione di una modalità che potrebbe ripresentarsi: questo lo dirà solo il tempo, unito al lavoro terapeutico.
4) Restare accanto a lui è troppo rischioso?
La tua sicurezza emotiva e fisica viene prima di tutto. Se scegli di non proseguire la relazione, è una scelta legittima e sana. Se scegli di valutare una seconda possibilità, è fondamentale che:
tu ti senta libera, non spinta dal senso di colpa;
ci siano confini chiari e non negoziabili (zero tolleranza verso qualsiasi gesto aggressivo);
tu abbia un tuo spazio di supporto (anche tu potresti beneficiare di un confronto psicologico per elaborare quanto accaduto).
5) Il ruolo dei tuoi genitori
La preoccupazione dei tuoi genitori nasce dalla tutela della tua sicurezza. Tuttavia, una “costrizione” che lega la tua vita affettiva al proseguimento degli studi apre un tema delicato di autonomia. Vale la pena distinguere tra l’ascoltare un parere protettivo e il subire una scelta non tua: sono due piani diversi.
In sintesi
Sì, una persona può cambiare con un percorso strutturato, ma il cambiamento richiede tempo ed è verificabile solo con la continuità dei comportamenti. No, un episodio non definisce automaticamente l’intera indole di una persona, ma è un segnale che non va ignorato. La domanda centrale non è “lui cambierà?”, ma “io mi sento davvero al sicuro nel dargli spazio per cambiare?”.
Vista la complessità emotiva, relazionale e familiare della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista per aiutarti a chiarire i tuoi bisogni, i tuoi confini e la scelta più tutelante per te.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
mi pare nulla di strutturato o indole da modificare, trattandosi di un singolo evento.
Piuttosto ritieni corretto, adeguato, normale il proibizionismo genitoriale alla tua età e punto della formazione?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
mi pare nulla di strutturato o indole da modificare, trattandosi di un singolo evento.
Piuttosto ritieni corretto, adeguato, normale il proibizionismo genitoriale alla tua età e punto della formazione?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Buonasera gentile ragazza, grazie per la profondità con cui hai raccontato la situazione, hai fatto bene a condividerla. Si percepisce quanto tu abbia investito in questa relazione con consapevolezza, prudenza e autenticità. Provo a risponderti con la stessa cura.
Quello che racconti è delicato: Il gesto che descrivi è un atto di violenza. Anche se è stato un episodio isolato, anche se non ti ha fatto male fisicamente, anche se è arrivato in un momento di stress. È importante chiamarlo con il suo nome, non per etichettare lui, ma per non minimizzare ciò che è accaduto. Allo stesso tempo, un episodio singolo non definisce automaticamente una persona per sempre. Le persone possono cambiare, soprattutto quando riconoscono davvero quello che hanno fatto e decidono di chiedere aiuto. Il fatto che abbia iniziato un percorso è un segnale importante. Però il cambiamento non è immediato: richiede tempo e si vede nei comportamenti, soprattutto nei momenti di tensione o conflitto. Una domanda centrale non è solo se lui possa cambiare, ma come ti senti tu. Ti senti al sicuro? Ti senti tranquilla quando pensi a lui? Oppure senti paura, allerta, tensione?
C’è poi il tema dei tuoi genitori. È comprensibile che si siano spaventati e vogliano proteggerti. Però metterti davanti a un ultimatum così importante ti mette in una posizione di forte pressione. È importante che la decisione finale sia davvero tua, non presa per paura di perderlo né per paura di perdere il sostegno dei tuoi genitori.
Se lo desideri, possiamo anche approfondire insieme questi punti. Puoi scrivermi e lavoriamo sulle domande che ti aiuterebbero a fare chiarezza dentro di te: non per dirti cosa fare, ma per accompagnarti a comprendere meglio cosa senti, cosa temi e quali sono i tuoi confini.
Ti auguro una buona serata, dott.ssa Arianna Broglia
Quello che racconti è delicato: Il gesto che descrivi è un atto di violenza. Anche se è stato un episodio isolato, anche se non ti ha fatto male fisicamente, anche se è arrivato in un momento di stress. È importante chiamarlo con il suo nome, non per etichettare lui, ma per non minimizzare ciò che è accaduto. Allo stesso tempo, un episodio singolo non definisce automaticamente una persona per sempre. Le persone possono cambiare, soprattutto quando riconoscono davvero quello che hanno fatto e decidono di chiedere aiuto. Il fatto che abbia iniziato un percorso è un segnale importante. Però il cambiamento non è immediato: richiede tempo e si vede nei comportamenti, soprattutto nei momenti di tensione o conflitto. Una domanda centrale non è solo se lui possa cambiare, ma come ti senti tu. Ti senti al sicuro? Ti senti tranquilla quando pensi a lui? Oppure senti paura, allerta, tensione?
C’è poi il tema dei tuoi genitori. È comprensibile che si siano spaventati e vogliano proteggerti. Però metterti davanti a un ultimatum così importante ti mette in una posizione di forte pressione. È importante che la decisione finale sia davvero tua, non presa per paura di perderlo né per paura di perdere il sostegno dei tuoi genitori.
Se lo desideri, possiamo anche approfondire insieme questi punti. Puoi scrivermi e lavoriamo sulle domande che ti aiuterebbero a fare chiarezza dentro di te: non per dirti cosa fare, ma per accompagnarti a comprendere meglio cosa senti, cosa temi e quali sono i tuoi confini.
Ti auguro una buona serata, dott.ssa Arianna Broglia
L’episodio che descrivi è serio e merita attenzione, ma va valutato nel suo complesso. Un singolo gesto aggressivo non va normalizzato; allo stesso tempo, non definisce da solo l’indole di una persona. In questi casi è rilevante osservare la risposta successiva: riconoscimento dell’errore, assunzione di responsabilità e un percorso terapeutico avviato con continuità.
Colpisce la tua capacità di leggere sia i segnali verbali sia quelli non verbali e di interrogarti sul significato di ciò che percepisci. È altrettanto importante riconoscere quanto senti di poter dare valore alle tue scelte, senza agire per paura o pressione esterna.
In sintesi: non minimizzare e non drammatizzare. Prenditi il tempo di osservare l’evoluzione nel tempo e di ascoltare ciò che per te risulta davvero affidabile.
Colpisce la tua capacità di leggere sia i segnali verbali sia quelli non verbali e di interrogarti sul significato di ciò che percepisci. È altrettanto importante riconoscere quanto senti di poter dare valore alle tue scelte, senza agire per paura o pressione esterna.
In sintesi: non minimizzare e non drammatizzare. Prenditi il tempo di osservare l’evoluzione nel tempo e di ascoltare ciò che per te risulta davvero affidabile.
Buongiorno,
vorrei provare a proporle uno spunto di riflessione.
Innanzitutto, non credo sia possibile esprimersi circa le possibilità di cambiamento del ragazzo, perché questo è legato al suo percorso psicoterapeutico, ma certamente attraverso questa strada se ne è dato la possibilità.
Io credo che la questione sia più legata all'altra sua domanda e cioè poter fare una propria scelta, contro il volere dei suoi genitori, aldilà dell'argomento specifico. In termini generali, la difficoltà a prendere una decisione propria quando si teme il giudizio dei genitori potrebbe indicare una sorta di conflitto tra il bisogno di autonomia e il desiderio di mantenere il loro amore e la loro approvazione. Crescere, però, implica tollerare una quota di disapprovazione per costruire un'identità autentica. Potremmo aggiungere anche che la domanda non è solo "cosa penseranno loro?", ma anche: "Chi sono io, al di là del loro sguardo?".
Certamente questo è un discorso fatto in termini generali, ma sarebbe importante affrontarlo all'interno di un percorso individuale, per reperirne i risvolti più strettamente personali.
Spero di esserle stata utile.
Un saluto
vorrei provare a proporle uno spunto di riflessione.
Innanzitutto, non credo sia possibile esprimersi circa le possibilità di cambiamento del ragazzo, perché questo è legato al suo percorso psicoterapeutico, ma certamente attraverso questa strada se ne è dato la possibilità.
Io credo che la questione sia più legata all'altra sua domanda e cioè poter fare una propria scelta, contro il volere dei suoi genitori, aldilà dell'argomento specifico. In termini generali, la difficoltà a prendere una decisione propria quando si teme il giudizio dei genitori potrebbe indicare una sorta di conflitto tra il bisogno di autonomia e il desiderio di mantenere il loro amore e la loro approvazione. Crescere, però, implica tollerare una quota di disapprovazione per costruire un'identità autentica. Potremmo aggiungere anche che la domanda non è solo "cosa penseranno loro?", ma anche: "Chi sono io, al di là del loro sguardo?".
Certamente questo è un discorso fatto in termini generali, ma sarebbe importante affrontarlo all'interno di un percorso individuale, per reperirne i risvolti più strettamente personali.
Spero di esserle stata utile.
Un saluto
Il punto centrale non è solo “può una persona cambiare?”, ma anche “come posso io orientarmi tra fiducia, paura e pressione esterna?”. Lei si trova in una tensione tra due bisogni profondi: da un lato il bisogno di sicurezza e protezione, dall’altro il bisogno di autonomia e di costruzione della propria identità affettiva adulta.
Le persone non coincidono sempre con il loro peggior comportamento, ma nemmeno ne sono completamente separate. In momenti di forte attivazione emotiva – stress lavorativo, pressione familiare, sentirsi attaccati – può emergere una risposta impulsiva che non rappresenta un tratto stabile di personalità, ma una modalità disfunzionale di gestione della rabbia o della vergogna. Il fatto che lui abbia mostrato consapevolezza immediata, vergogna autentica e abbia avviato spontaneamente un percorso psicoterapeutico è un segnale clinicamente significativo. Non garantisce il cambiamento, ma indica che non sta minimizzando né negando l’accaduto.
La domanda se “a sette mesi questo riveli la sua vera indole” nasce da un bisogno di prevedibilità: se fosse un tratto strutturale, lei potrebbe decidere con maggiore chiarezza. In realtà, i comportamenti aggressivi possono avere origini differenti. Possono essere espressione di un pattern stabile di controllo e sopraffazione, ma possono anche essere il prodotto di scarse competenze di regolazione emotiva in situazioni di percezione di attacco o umiliazione.
Le persone non coincidono sempre con il loro peggior comportamento, ma nemmeno ne sono completamente separate. In momenti di forte attivazione emotiva – stress lavorativo, pressione familiare, sentirsi attaccati – può emergere una risposta impulsiva che non rappresenta un tratto stabile di personalità, ma una modalità disfunzionale di gestione della rabbia o della vergogna. Il fatto che lui abbia mostrato consapevolezza immediata, vergogna autentica e abbia avviato spontaneamente un percorso psicoterapeutico è un segnale clinicamente significativo. Non garantisce il cambiamento, ma indica che non sta minimizzando né negando l’accaduto.
La domanda se “a sette mesi questo riveli la sua vera indole” nasce da un bisogno di prevedibilità: se fosse un tratto strutturale, lei potrebbe decidere con maggiore chiarezza. In realtà, i comportamenti aggressivi possono avere origini differenti. Possono essere espressione di un pattern stabile di controllo e sopraffazione, ma possono anche essere il prodotto di scarse competenze di regolazione emotiva in situazioni di percezione di attacco o umiliazione.
Gentile utente,
da ciò che racconta emerge una relazione costruita con attenzione, dialogo e consapevolezza. Proprio per questo, il gesto che descrive è comprensibilmente destabilizzante: non solo per l’atto in sé, ma perché contrasta con l’immagine di sicurezza che aveva costruito nel tempo.
È importante essere chiari su un punto: un gesto fisico aggressivo, anche se isolato, non è mai da sottovalutare. Lo stress può spiegare un comportamento, ma non lo giustifica. La responsabilità di quel gesto resta sua.
Le persone possono cambiare? Sì, è possibile, ma il cambiamento reale richiede piena assunzione di responsabilità, un lavoro psicoterapeutico serio e continuativo e, soprattutto, coerenza nel tempo. Un percorso appena iniziato è un segnale, ma ciò che conta è la stabilità dei comportamenti nei mesi successivi.
Al tempo stesso, la domanda centrale non è solo se lui possa cambiare, ma se Lei oggi si sente al sicuro. Si sente serena nell’immaginare di affidarsi nuovamente a lui? Oppure avverte dentro di sé una parte in allerta? Il senso di sicurezza interna è un indicatore molto importante.
Comprendo anche la posizione dei Suoi genitori, probabilmente mossa da preoccupazione. Tuttavia, la scelta finale riguarda la Sua vita affettiva e il Suo percorso di autonomia. È importante che qualsiasi decisione non nasca né dalla paura né dalla pressione esterna, ma da una valutazione lucida dei fatti e dei Suoi bisogni.
Se sente che questa situazione Le genera confusione o conflitto interno, potrebbe essere utile uno spazio personale di confronto con un professionista, per aiutarLa a distinguere tra amore, speranza, senso di colpa e reale sicurezza.
Le auguro di poter scegliere ciò che tutela prima di tutto la Sua dignità e serenità.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
da ciò che racconta emerge una relazione costruita con attenzione, dialogo e consapevolezza. Proprio per questo, il gesto che descrive è comprensibilmente destabilizzante: non solo per l’atto in sé, ma perché contrasta con l’immagine di sicurezza che aveva costruito nel tempo.
È importante essere chiari su un punto: un gesto fisico aggressivo, anche se isolato, non è mai da sottovalutare. Lo stress può spiegare un comportamento, ma non lo giustifica. La responsabilità di quel gesto resta sua.
Le persone possono cambiare? Sì, è possibile, ma il cambiamento reale richiede piena assunzione di responsabilità, un lavoro psicoterapeutico serio e continuativo e, soprattutto, coerenza nel tempo. Un percorso appena iniziato è un segnale, ma ciò che conta è la stabilità dei comportamenti nei mesi successivi.
Al tempo stesso, la domanda centrale non è solo se lui possa cambiare, ma se Lei oggi si sente al sicuro. Si sente serena nell’immaginare di affidarsi nuovamente a lui? Oppure avverte dentro di sé una parte in allerta? Il senso di sicurezza interna è un indicatore molto importante.
Comprendo anche la posizione dei Suoi genitori, probabilmente mossa da preoccupazione. Tuttavia, la scelta finale riguarda la Sua vita affettiva e il Suo percorso di autonomia. È importante che qualsiasi decisione non nasca né dalla paura né dalla pressione esterna, ma da una valutazione lucida dei fatti e dei Suoi bisogni.
Se sente che questa situazione Le genera confusione o conflitto interno, potrebbe essere utile uno spazio personale di confronto con un professionista, per aiutarLa a distinguere tra amore, speranza, senso di colpa e reale sicurezza.
Le auguro di poter scegliere ciò che tutela prima di tutto la Sua dignità e serenità.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buongiorno cara ragazza, non è facile discutere di tali temi via web. Capisco le sue parole ed immagino la sorpresa e stupore al gesto aggressivo del suo fidanzato. Capisco le sue titubanze, le parole dei suoi genitori e anche il movimento (andare in psicoterapia) del suo fidanzato.
A mio avviso ora è lei a dover decidere con la sua testa cosa voler fare. Non è in una posizione semplice ma forse dovrebbe ascoltare se stessa e muoversi con i suoi tempi e con cautela. Forse potrebbe anche lei chiedere un sostegno per un periodo per capire, sentire ed elaborare cose le è successo e confrontarsi su tutti i dubbi che emergono.
Un caro saluto. Dott.ssa Alessandra Domigno
A mio avviso ora è lei a dover decidere con la sua testa cosa voler fare. Non è in una posizione semplice ma forse dovrebbe ascoltare se stessa e muoversi con i suoi tempi e con cautela. Forse potrebbe anche lei chiedere un sostegno per un periodo per capire, sentire ed elaborare cose le è successo e confrontarsi su tutti i dubbi che emergono.
Un caro saluto. Dott.ssa Alessandra Domigno
Quello che descrive è un episodio che non può essere minimizzato. Un gesto fisico, anche se isolato e seguito da vergogna e richiesta di aiuto, resta un campanello d’allarme.
La domanda non è solo “può cambiare?”, ma anche: “Io mi sento al sicuro?”.
Il cambiamento è possibile, ma richiede tempo, continuità e responsabilità personale. Un percorso iniziato subito è un segnale positivo, ma non è una garanzia: è l’inizio di un lavoro.
Una metafora utile è questa: la fiducia è come un vetro. Può essere riparato, ma la crepa resta visibile finché non si è certi che la struttura sia di nuovo solida.
C’è poi un altro aspetto importante: la pressione familiare. È comprensibile che i suoi genitori siano spaventati, ma la decisione riguarda la sua vita adulta. Andare contro di loro o adeguarsi per paura delle conseguenze economiche sono entrambe scelte molto pesanti.
Le suggerisco di farsi alcune domande pratiche:
Mi sento libera di scegliere o mi sento costretta?
Se questo episodio fosse accaduto a una mia amica, cosa le consiglierei?
Oggi mi sento al sicuro accanto a lui?
Un confronto personale con un/una professionista potrebbe aiutarla a distinguere tra paura, amore, senso di colpa e pressione esterna. La priorità resta sempre la sicurezza e il rispetto.
La domanda non è solo “può cambiare?”, ma anche: “Io mi sento al sicuro?”.
Il cambiamento è possibile, ma richiede tempo, continuità e responsabilità personale. Un percorso iniziato subito è un segnale positivo, ma non è una garanzia: è l’inizio di un lavoro.
Una metafora utile è questa: la fiducia è come un vetro. Può essere riparato, ma la crepa resta visibile finché non si è certi che la struttura sia di nuovo solida.
C’è poi un altro aspetto importante: la pressione familiare. È comprensibile che i suoi genitori siano spaventati, ma la decisione riguarda la sua vita adulta. Andare contro di loro o adeguarsi per paura delle conseguenze economiche sono entrambe scelte molto pesanti.
Le suggerisco di farsi alcune domande pratiche:
Mi sento libera di scegliere o mi sento costretta?
Se questo episodio fosse accaduto a una mia amica, cosa le consiglierei?
Oggi mi sento al sicuro accanto a lui?
Un confronto personale con un/una professionista potrebbe aiutarla a distinguere tra paura, amore, senso di colpa e pressione esterna. La priorità resta sempre la sicurezza e il rispetto.
Gentile utente, dal suo racconto sembrerebbero emergere tematiche di controllo e vincolo, in particolare rispetto alle regole familiari all'interno delle quali la sua volontà è posta in secondo piano rispetto ai suoi "doveri".
Se volesse esplorare ulteriormente questo argomento sarei lieto di proporle un primo colloquio conoscitivo gratuito, anche online. Resto a sua disposizione,
un saluto, auguri per tutto.
Dott. Marco Feola
Se volesse esplorare ulteriormente questo argomento sarei lieto di proporle un primo colloquio conoscitivo gratuito, anche online. Resto a sua disposizione,
un saluto, auguri per tutto.
Dott. Marco Feola
Come mai il "volere dei suoi" sente abbia così tanto peso su di lei? Forse i suoi genitori sono preoccupati ed è giusto se sentono in qualche modo che possa essere in pericolo. Ma lei come si sente? Un percorso psicologico con approccio sistemico relazionale ci permetterebbe di esplorare quali dinamiche si sono attivate o si attivano in lei nella scelta del partner, cosa mi fa stare o non stare nella relazione, cosa posso voler evitare essendo fuori o dentro una relazione? Sono io a scegliere realmente o lascio che siano gli altri a scegliere per me?
buongiorno. Direi che non bisogna sottovalutare nulla. Sicuramente sotto stress lo porta ad avere queste reazioni. Quindi un percorso terapeutico per imparare a riconoscere e poi a gestire le emozioni io lo consiglierei. Sei la persona meno indicata per aiutarlo, se lo stare a fianco intendeva questo. I tuoi genitori ti stanno proteggendo e vogliono che tu ti costruisca una tua indipendenza professionale.
E' davvero molto difficile rispondere alle sue domande, senza conoscere la persona di cui parliamo. Ogni persona è unica e possiede le proprie risorse e i propri limiti. Certamente un gesto violento va sempre condannato e i suoi genitori vogliono proteggerla. E' vero anche che certamente si può cambiare, soprattutto all'interno di un percorso di psicoterapia che accompagni al cambiamento. Molto positivo che il suo ragazzo abbia subito pensato di farsi aiutare. Sul rischio di stargli accanto solo lei può valutare. Abbiamo bisogno e diritto di sentirci al sicuro accanto alle persone che amiamo. Non esiste un'indole violenta. Ci sono problemi con la gestione dell'aggressività che si possono affrontare e superare soprattutto se si è consapevoli, come sembra che il suo ragazzo sia.
Altro aspetto è il rapporto con i suoi genitori. Mi colpisce che le proibiscano di fare qualcosa, lei a 25 anni è una giovane adulta. Può esserci lo spazio per parlarsi e confrontarsi valutando insieme tutti gli elementi che in questo momento la fanno sentire confusa e dubbiosa? Dott.ssa Franca Vocaturi
Altro aspetto è il rapporto con i suoi genitori. Mi colpisce che le proibiscano di fare qualcosa, lei a 25 anni è una giovane adulta. Può esserci lo spazio per parlarsi e confrontarsi valutando insieme tutti gli elementi che in questo momento la fanno sentire confusa e dubbiosa? Dott.ssa Franca Vocaturi
Buonasera,
comprendo quanto la situazione che descrive la stia mettendo in una posizione difficile e dolorosa.
Il gesto che racconta non è un dettaglio e ha fatto bene a riconoscerlo come qualcosa che l’ha ferita e spaventata. Allo stesso tempo, riferisce di un ragazzo che fino a quel momento si è mostrato attento, rispettoso e capace di dialogo: è proprio questa incongruenza che oggi la confonde.
Alla sua domanda: una persona può cambiare con un percorso strutturato?
Sì, il cambiamento è possibile quando c’è reale assunzione di responsabilità, assenza di giustificazioni e un impegno concreto e continuativo nel tempo. Tuttavia, non si valuta dalle parole o dalle prime settimane, ma dalla coerenza dei comportamenti nel lungo periodo.
È troppo rischioso restargli accanto?
Ciò che conta è che lei si senta al sicuro. Anche un episodio isolato va preso sul serio e non minimizzato. Osservi se nel tempo vi è rispetto costante, gestione adeguata della rabbia e continuità nel percorso terapeutico.
Un altro elemento rilevante è la pressione familiare: la scelta dovrebbe nascere da ciò che sente lei, non solo dal timore di perdere l’appoggio dei suoi genitori o di deludere qualcuno.
Se sente molta confusione, potrebbe esserle utile uno spazio personale di consulenza per ascoltare con maggiore chiarezza i suoi bisogni e comprendere quale decisione la faccia sentire davvero serena e tutelata.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Danila Bardi
Psicologa
comprendo quanto la situazione che descrive la stia mettendo in una posizione difficile e dolorosa.
Il gesto che racconta non è un dettaglio e ha fatto bene a riconoscerlo come qualcosa che l’ha ferita e spaventata. Allo stesso tempo, riferisce di un ragazzo che fino a quel momento si è mostrato attento, rispettoso e capace di dialogo: è proprio questa incongruenza che oggi la confonde.
Alla sua domanda: una persona può cambiare con un percorso strutturato?
Sì, il cambiamento è possibile quando c’è reale assunzione di responsabilità, assenza di giustificazioni e un impegno concreto e continuativo nel tempo. Tuttavia, non si valuta dalle parole o dalle prime settimane, ma dalla coerenza dei comportamenti nel lungo periodo.
È troppo rischioso restargli accanto?
Ciò che conta è che lei si senta al sicuro. Anche un episodio isolato va preso sul serio e non minimizzato. Osservi se nel tempo vi è rispetto costante, gestione adeguata della rabbia e continuità nel percorso terapeutico.
Un altro elemento rilevante è la pressione familiare: la scelta dovrebbe nascere da ciò che sente lei, non solo dal timore di perdere l’appoggio dei suoi genitori o di deludere qualcuno.
Se sente molta confusione, potrebbe esserle utile uno spazio personale di consulenza per ascoltare con maggiore chiarezza i suoi bisogni e comprendere quale decisione la faccia sentire davvero serena e tutelata.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Danila Bardi
Psicologa
Buonasera, di getto sento di chiederle...come mai non crede in se stessa e non valorizza ciò che sente e che pensa? Dopotutto ha 25 anni e conosce il suo ragazzo molto meglio di quanto possano conoscerlo i suoi genitori... Si chieda se si fida di lui, se valga o meno la pena di "rischiare" qualcosa per conoscerlo meglio....o se sente che l'equilibrio di questo ragazzo è troppo precario per sostenere con lei una relazione serena e matura. L'apprensione dei suoi genitori è comprensibile, tuttavia quello che hanno fatto è ricattarla in modo molto duro, sostituendosi completamente a lei in una decisione importante e personale. E' sicura di non poter parlare con loro e chiedere rispetto per ciò che lei sente e pensa? E' in ogni caso importante osservare con obiettività (per quanto possibile) i comportamenti di questo ragazzo e forse, più che con i suoi genitori potrebbe confrontarsi con una o più amiche fidate... Le auguro il meglio!
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