Domande del paziente (58)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, quello che descrivi è molto comune e non significa che stai sprecando la tua vita. Potrebbe essere una sensazione di disconnessione, spesso legata a stanchezza... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, in merito a quanto scritto, non per forza si tratta di DOC, probabilmente possono riguardare importanti paure rispetto le relazioni con stili ansiosi o evitanti;... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, in merito a quanto ha scritto, la sua reazione è del tutto comprensibile: scoprire un problema di gioco in una relazione lunga mette in crisi fiducia, sicurezza... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, in merito a quanto ha scritto, le potrei suggerire di essere sincero con il suo terapeuta e se ha dubbi parlarne comunque con lui. Un rapporto di fiducia... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, in merito a quanto descritto, ritengo che quello che sta vivendo è molto comprensibile!
Ha ricevuto un riconoscimento importante → si è sentita valorizzata...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, rispetto a quello che ha scritto, sarebbe importante approfondire cosa significhi per lei essere "buono" o "cattivo"; "bella" o "brutta" persona. Come mai... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, grazie per aver condiviso quanto ha riportato. Quello che descrive è molto compatibile con un disturbo d’ansia cronico.
Il suono della sirena che “rimaneva...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno signora, sono la dottoressa Federica Tropea, è difficile darle una risposta concreta e sincera senza avere più informazioni rispetto a quello che sta vivendo. Quello che mi sento di consigliarle... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, capisco ciò bene quello che descrive. Non sta “passando” per forza a un altro disturbo. Potrebbe essere ancora nel campo della depressione, ma con una forte... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, in merito a quanto scrive, spero stia seguendo una diminuzione dei farmaci in collaborazione con lo psichiatra che li ha prescritti poichè alterare la posologia... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, in merito a quanto scrive, certo è possibile che il suo corpo somatizzi nonostante il suo umore sia migliorato. Il consiglio è di parlarne all'interno del... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, in merito a quanto scrive è possibile lavorare su 2 piani differenti poichè riguardano le abitudini del suo compagno e la sua reazione. Le sue abitudini... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio, sono la dottoressa Tropea Federica, in merito a quanto scritto ciò che descrive è abbastanza comune dopo un periodo di forte ansia. Quando il corpo si calma, possono emergere pensieri... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio signora, sono la dottoressa Tropea Federica, per risponderle brevemente mi sembra che lei stia facendo una cosa molto importante ovvero quella di rispettare i confini corporei di suo figlio.... Altro
Buonasera sono un ragazzo di 28 anni e mi sento inferiore e in ritardo rispetto agli altri, sento una forte rabbia e frustrazione perché non ho mai avuto una relazione con una ragazza e non ho amici, purtroppo sto h 24 nel negozio che voglio vendere al più presto, mi da fastidio sentire le solite frasi ognuno ha i suoi tempi perché i miei tempi non arrivano mai se non mi do da fare, la cosa strana e che la rabbia è tanta ma tanta che sono diventato autodistruttivo come se mi odiassi quindi non mi va più di fare nulla su questo, ad agosto compio 29 anni i ragazzi di 18/20 anni stanno più avanti di me io ho bruciato i migliori anni perché a 28 anni se caso remoto succede non posso fare il bambino di 15 anni, ma comunque detto questo con il negozio non ho libertà e poco utile economico, non mi va di rialzarmi perché mi sento molto stanco e nervoso faccio cattivi pensieri, preferisco piuttosto che vivere nel umiliazione! Solo io sono inferiore o gli sfigati come me. Grazie a chi mi darà un consiglio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, quello che descrive è molto intenso, ma non è raro: sentirsi “indietro”, arrabbiati e frustrati quando la propria vita non corrisponde a quella degli altri può diventare davvero pesante, soprattutto se si è isolati e bloccati in una situazione (come il negozio) che toglie energie. Non vorrei dirle le solite frasi che magari avrà già sentito sui "tempi" etc ma la rabbia e questo sua tendenza ad isolarsi sono comunque dei fattori da non trascurare. Se posso permettermi, non è una questione di essere “inferiore” o “sfigato”. La stanchezza e i “cattivi pensieri” meritano attenzione: non vanno affrontati da soli. Un supporto psicologico può aiutarla a gestire rabbia e autostima e a rimettere in moto le energie.
Resto a sua disposizione, buona giornata.
Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
Grazie per un'eventuale risposta.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno signora, sono la dottoressa Federica Tropea, in merito a quanto scritto: ciò che prova è assolutamente comprensibile. Dopo un infortunio che cambia autonomia e ruolo, sono frequenti sentimenti di colpa, inutilità e anche depersonalizzazione.
Non indicano debolezza, ma una reazione umana a un cambiamento profondo. Il suo valore non dipende solo da ciò che riesce a fare: anche il bisogno di aiuto fa parte della vita.
Se queste sensazioni persistono o pesano molto, un supporto psicologico può aiutarla a rielaborarle. Resto a sua disposizione, buona giornata!
Salve a tutti, ho un dubbio su come muovermi. Ho un fratello di quasi 21 anni, che è nato con un cuore uno ventricolare destro, ha subito vari interventi nel corso degli anni. Questa sua condizione ha influenzato enormemente il suo stile di vita e oggi a 21 si ritrova isolato per scelta sua, non lavora, ha lasciato gli studi a metà per cui non ha neanche un diploma, sta chiuso in casa tutti i giorni tutto il giorno a giocare al pc, ha iniziato da dopo il covid a soffrire di attacchi di ansia e/o panico. Lui non si rende conto di questa sua condizione e ha un umore molto altalenante, che influenza molto anche lo stile di vita di tutti noi familiari. Non sappiamo come comportarci, ho provato più volte a convincerlo a intraprendere almeno un percorso di psicoterapia per cercare di modificare alcune sue condizioni ma lui non ha forza di volontà e nè di iniziativa. Stavo pensando di prenotare una prima visita con un esperto ma non saprei neanche bene a chi rivolgermi se a uno psicologo o a uno psichiatra, tant’è che non saprei neanche quale approccio potrebbe andare bene per lui. È anche molto molto testardo e convincerlo è veramente difficile ma noi in casa non viviamo più a causa di questa sua condizione mentale. Spero che qualcuno mi possa dare qualche suggerimento in più, grazie a chi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, sono psicologa e psicoterapeuta. Grazie per aver condiviso questo tuo/vostro momento di difficoltà. Ritiro e ansia possono diventare un equilibrio “protettivo” a prescindere se si ha una situazione fisica specifica preesistente. Magari potresti provare ad "agganciarlo" su ciò che riconosce anche lui come "problema"(ansia, sonno) e trasmettergli che non è solo un suo problema ma che è diventato anche familiare. Piccoli passi e niente scontri diretti. Magari un colloquio psicologico iniziale per capire se lavorare più su un argomento piuttosto che un altro. Lo psichiatra magari se i sintomi persistono in maniera più significativa. Di approcci ne esistono tanti, puoi vedere un po' su internet intanto per avere un'idea. Resto a disposizione, buona giornata!
Buongiorno a tutti, e grazie in anticipo per le vostre opinioni.
Sono in cura con una psicoterapeuta da circa 13 anni, con una frequenza di un incontro ogni tre settimane. Per me è stata una figura fondamentale nell’affrontare temi molto complessi legati sopratutto alla mia infanzia.
Oggi, però, dopo tanto tempo, avverto una sensazione diversa: è come se la mia vita fosse in qualche modo scandita dagli appuntamenti terapeutici, e mi accorgo di portare il “ragionamento terapeutico” anche nella quotidianità, con una sensazione di sovraccarico mentale.
In questo momento sento anche una certa resistenza interna al confronto terapeutico e il desiderio di vivere le mie decisioni con maggiore naturalezza e spontaneità.
Sto quindi pensando di proporre alla mia terapeuta una pausa oppure una diversa dilazione degli incontri.
So che ogni percorso e ogni professionista sono diversi, ma mi farebbe piacere conoscere il vostro punto di vista: come affrontereste una richiesta di questo tipo? Cosa consigliereste?
Grazie a tutti per l’ascolto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, sembra un passaggio evolutivo (abbastanza frequente dopo percorsi lunghi) che segnala bisogno di autonomia più che un problema.
Magari porta in seduta proprio queste sensazioni (sovraccarico, resistenza, desiderio di spontaneità). Sono materiale terapeutico e magari potreste decidere insieme di avere una pausa oppure di aumentare il tempo tra un incontro ed un altro.
Da psicoterapeuta, mi è capitato che raggiunti certi obiettivi per esempio, la persona si è voluta "fermare" per un po' oppure per questioni economiche ha voluto sinceramente continuare ma dilazionare nel tempo gli incontri (ma avevamo comunque una buona alleanza terapeutica). Penso sempre che la sincerità che mi arriva dalla persona che ho davanti, sia un grande traguardo, anche quando c'è qualcosa che non va o si percepiscono delle resistenze, il fatto stesso di poterne parlare insieme serenamente, lo apprezzo tanto. Resto a sua disposizione, buona giornata !
Buongiorno dottori,
scrivo per chiedere il vostro aiuto. Sono una persona, timida introversa e paurosa. Ho sempre avuto difficoltà a interagire con gli altri, ma poi pian piano ho migliorato la mia autostima, ho imparato a volermi bene, accogliere pregi e difetti e correggere ove possibile qualche difetto. Mi è sempre stato difficile esternare sentimenti ed opinioni, ma poi ho imparato a nominare i miei sentimenti e adottare tecniche per abbassare la tensione emotiva e quindi esprimere sempre meglio me stessa. Ho imparato l'importanza del dialogo costruttivo per la mia persona e quindi ho imparato ad esprimere sempre meglio la mia opinione ed accogliere il confronto e l'errore come elementi per crescere. Ultimamente, però, trovo difficoltà nel riconoscere una indipendenza personale del mio giudizio, cioè faccio fatica a dire che il mio giudizio è valido perchè personale, nasce dalla mia esperienza e da come mi relaziono col mondo e le persone a me care. Riconosco che nel muovermi nella realtà, faccio quello che mi rende serena e in equilibrio con quello che sono: esempio se voglio mangiare il gelato scelgo di andare in un certo luogo con un certo metodo che mi far stare bene, serena. A volte però mi scontro col rifiuto di questo mio giudizio e questo mi fa male, soprattutto se viene da persone di cui ho fiducia o affetto. Come posso interrompere questo malessere e ritenermi ugualmente valida e non dettata dal giudizio degli altri? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, in merito a quanto ha scritto, lei mostra già un percorso di crescita molto importante: è passata dalla difficoltà a riconoscere ed esprimere se stessa a una maggiore consapevolezza emotiva e relazionale. Il disagio che sente ora non cancella questo percorso, anzi spesso arriva proprio quando si inizia a costruire un’identità più autonoma. Il punto centrale sembra essere questo: riesce ad ascoltare il suo bisogno e il suo giudizio, ma fa fatica a mantenerli saldi quando qualcuno importante li mette in discussione. È umano: tutti siamo influenzati dallo sguardo delle persone a cui teniamo. Il problema nasce quando il disaccordo dell’altro diventa automaticamente una svalutazione di sè. Magari un percorso psicologico potrebbe essere lo spazio giusto per trasformare questa consapevolezza in una stabilità emotiva più profonda e serena.
Resto a sua disposizione, buona giornata
Gentili dottori, mi trovo in una situazione difficile da cui non riesco ad uscirne.
Ho 29 anni, sono laureato in Beni Culturali e attualmente studio archeologia alla magistrale.
Nel mio palazzo c'è uno studio dentistico, il dottore lo conosco da molti anni.
Un giorno mi fermo' e mi chiese se qualche volta, la mattina potevo scendere per aiutarlo al computer con l'hard disk. Da lì è iniziata questa situazione. Piano piano sono passato ad aprire la porta, rispondere al telefono, fare servizi sino a diventare un dentista a tutti gli effetti. Adesso sto alla poltrona, aspiro il sangue, con lo specchietto e cose così.
Ovviamente mi dà una ricompensa ma io ho comunque il mio percorso e le mie attività. Nonostante ciò mi ha preso anche la divisa e vuole farmi scendere anche il pomeriggio.
La cosa che mi dà fastidio è che prima di tutto io non sono un dentista, sono un archeologo. Seconda cosa il dottore non recepisce.
Sia io sia mio padre gli diciamo che ho l'università che devo continuare, fare esami e attività, nonostante questo mi fa andare continuamente.
Una volta dice siamo da soli fai uno sforzo scendi, l'altra volta mi ha detto non puoi fare un'eccezione?
Non è perché io non voglio lavorare ma ho il mio percorso, la mia vita, la devo interrompere per fare il dentista?
Che cosa c'entra un Archeologo in uno studio dentistico?
Come faccio ad uscire da questa situazione?
Anche mio padre ha parlato con lui dicendo che ho l'università, devo seguire i corsi, ma il dottore non recepisce nonostante questo mi fa venire. Se io dico allora domani inizio l'università e lui mi risponde ah domani? Ci metti in difficoltà, non puoi fare un'eccezione?
Vi sembra normale?
Posso mai dire no non mi va più?
Se io sapevo dall'inizio tutto questo non avrei accettato, ma è partita semplicemente come un aiuto al computer.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, in merito a quello che ha scritto vorrei dirle che quello che sta vivendo non è “normale collaborazione”: è una situazione che è cresciuta gradualmente oltre i limiti che lei voleva. Ha iniziato aiutando col computer, non accettando di fare l’assistente dentistico.
Il punto importante potrebbe essere effettivamente il seguente: il dentista probabilmente ha capito benissimo che lei ha l’università e il suo percorso. Continua a insistere perché gli è comodo che lei ci sia.
Probabilmente per uscire da questa situazione non deve convincerlo, ma mettere un confine chiaro. Finché dà spiegazioni e giustificazioni (“ho lezione”, “devo studiare”), lui può continuare a chiederle “solo un’eccezione”.
Serve invece una comunicazione semplice e ferma:
ad esempio “Dottore, all’inizio ho dato una mano volentieri, ma ora devo concentrarmi sull’università e non posso più continuare nel suo studio.”
Non è egoismo e non sta sbagliando: sta semplicemente scegliendo il suo percorso.
Dire “no” è legittimo.
Resto a disposizione, buona giornata
Autore
Domande più frequenti
-
Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…