Buongiorno, purtroppo sono parecchi anni che assumo benzidiapezini. Prima,Minias e da circa due anni

24 risposte
Buongiorno, purtroppo sono parecchi anni che assumo benzidiapezini. Prima,Minias e da circa due anni En. Sto cercando di scalare gradualmente e sono arrivata a 7 gocce. Però sono un paio di notte che dirmo fino alle 3 di notte e poi sveglia.Mi alzo, bevo un po di latte caldo, leggo e solo dopo un ora anche molto di più, riesco a riaddormentarmi verso le 4,30 5 per svegliarmi alle 7 7,30. Ovviamente arrivi a fine mattina già stanca e mi trascino fino a sera. Che fare?
Dott.ssa Gloria Tosi
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Tortona
Salve, consiglio psicoterapia, può esserle utile per comprendere le motivazioni che sostengono l'insonnia, che esistono altri strumenti oltre alle benzodiazepine per affrontare i disturbi del sonno. In bocca al lupo

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Dott.ssa Federica Guglielmotti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno comprendo quanto la sua difficoltà ad avere un sonno continuativo la porti ad essere stanca per l'intera giornata successiva. Scalare il farmaco che assume da anni é un processo che andrebbe accompagnato e monitorato da un medico che la possa supportare in qualunque difficoltà possa incontrare quale quella che sta vivendo. Potrebbe inoltre affrontare la sua sintomatologia con uno psicoterapeuta che la aiuti a risolvere le problematiche che stanno alla base del suo malessere. Le auguro di poter stare presto bene.
Dott.ssa Valeria Salvatore
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Ciao! Non entro nel merito dell'effetto dei farmaci perché non mi compete e consiglio sempre di parlarne con il medico di riferimento. Per quanto riguarda i risvegli notturni, suggerisco di curare l'igiene del sonno e apprendere specifiche tecniche di rilassamento attraverso un sostegno psicologico.
Dott.ssa Alessia Supino
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Formia
Gentilissimo utente,
Ho letto con attenzione suo messaggio.
Pe consiglio di effettuare un percorso di terapia affinché possa lavorare anche sulle sue emozioni. Non trascuri l aspetto emotivo è fondamentale poter capire meglio se stessi.
Un saluto
Dott.ssa Federica Ripamonti
Psicologo, Psicoterapeuta
Paderno Dugnano
Gentilissimo Paziente,
quello che sta vivendo è purtroppo molto comune quando si riducono le benzodiazepine come EN o, in passato, Minias. Non è un segnale che “non ce la fa”, ma una conseguenza fisiologica del fatto che il cervello si sta riadattando alla mancanza del farmaco.

Quando si scala, spesso compare proprio questo schema: ci si addormenta ma poi ci si sveglia nel cuore della notte e il sonno diventa leggero e frammentato. È quello che viene chiamato “insonnia da rimbalzo” ed è temporaneo, anche se molto faticoso da sopportare.

La cosa più importante è non interpretare questi risvegli come un fallimento, perché il rischio è quello di aumentare l’ansia e rendere ancora più difficile riaddormentarsi. Il fatto che lei riesca comunque a riprendere sonno, anche se dopo un po’, è già un segnale positivo.

Nel concreto, ci sono alcuni accorgimenti utili in questa fase. Se si sveglia e non riprende sonno entro circa 20–30 minuti, alzarsi come sta già facendo è corretto, ma conviene mantenere attività molto tranquille e con luce soffusa, evitando però di “attivare” troppo la mente. Leggere va bene, mentre guardare il telefono o controllare l’orologio continuamente può peggiorare la situazione. Anche il latte caldo può aiutare, quindi può continuare se lo trova utile.

Un punto delicato è l’orario del risveglio: anche se ha dormito poco, cercare di alzarsi più o meno sempre alla stessa ora aiuta il cervello a ristabilire il ritmo. Allo stesso tempo, sarebbe meglio evitare di compensare con sonnellini durante il giorno, perché rischiano di mantenere il problema.

Questa fase di risvegli notturni può durare qualche settimana durante la riduzione, soprattutto quando si scende sotto certe dosi, ma tende a stabilizzarsi. Se però diventa troppo pesante, a volte è utile rallentare leggermente lo scalaggio, mantenendo la dose attuale un po’ più a lungo prima di scendere ancora, sempre concordandolo con il medico.

Se non lo ha già fatto, può essere molto utile affiancare una terapia specifica per l’insonnia, come la CBT-I (terapia cognitivo-comportamentale per il sonno), che aiuta proprio in queste situazioni a “rieducare” il sonno senza farmaci.

In sintesi, quello che sta succedendo è atteso durante la riduzione, non è pericoloso e non significa che non riuscirà a dormire senza farmaci, ma è una fase di adattamento che va gestita con pazienza e gradualità.

Coraggio!
Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, quello che descrive è verosimilmente legato alla riduzione delle benzodiazepine. Durante lo scalaggio è abbastanza frequente che il sonno diventi più leggero e compaiano risvegli notturni, soprattutto nella seconda parte della notte.
Proprio perché si tratta di farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale e che richiedono una gestione attenta nella sospensione, è importante non modificare autonomamente il dosaggio. Il consiglio è di confrontarsi con il medico curante o lo specialista, che potrà valutare se rallentare ulteriormente la riduzione, stabilizzare temporaneamente la dose o affiancare strategie di supporto al sonno.
In questi casi una gestione personalizzata è fondamentale per evitare un’eccessiva riattivazione e rendere lo scalaggio più sostenibile.
Buona giornata.

Dott. Fiori
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Gentile utente, grazie per la condivisione innanzitutto. Credo che sia importante riferire questi effetti secondari al medico curante o prescrivente.
Saluti
AV
Dott.ssa Federica Tropea
Psicologo, Psicoterapeuta
Catania
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, in merito a quanto scrive, spero stia seguendo una diminuzione dei farmaci in collaborazione con lo psichiatra che li ha prescritti poichè alterare la posologia di alcuni farmaci senza l'attenzione del medico può creare effetti collaterali... Inoltre, frequentemente, oltre ai farmaci si consiglia un percorso psicoterapico per agire anche sugli schemi, sul pensiero e sulle emozioni personali che la portano a prendere questi farmaci. Resto a sua disposizione, buona giornata.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrive è purtroppo una situazione piuttosto frequente quando si tenta di ridurre gradualmente le benzodiazepine come Minias o EN.

Durante lo scalaggio, il corpo e il cervello devono riabituarsi a regolare il sonno in modo autonomo: questo può portare a risvegli notturni, sonno più leggero o frammentato, e a quella sensazione di stanchezza che descrive durante la giornata. Non significa che sta “peggiorando”, ma che il suo organismo è in una fase di adattamento.

Alcuni accorgimenti possono aiutarla in questa fase:

Mantenere orari regolari di sonno e risveglio, anche nei weekend
Evitare di restare troppo a lungo sveglia nel letto: se non si riaddormenta entro 15–20 minuti, meglio alzarsi (come già fa) ma con attività rilassanti e luce soffusa
Limitare stimoli attivanti la sera (cellulare, TV, pensieri impegnativi)
Evitare latte o altri rituali che rischiano di diventare “indispensabili” per dormire (l’obiettivo è recuperare un sonno più spontaneo)
Prestare attenzione a caffeina, sonnellini diurni e ritmo sonno-veglia

È importante anche sapere che una riduzione troppo rapida può accentuare questi sintomi: a volte è utile stabilizzare per un po’ il dosaggio raggiunto prima di continuare a scalare, sempre sotto supervisione medica.

In molti casi, associare un percorso psicologico (ad esempio tecniche cognitivo-comportamentali per l’insonnia) aiuta molto a gestire l’ansia legata al sonno e migliorare la qualità del riposo senza farmaci.

Il fatto che lei sia riuscita a ridurre fino a 7 gocce è già un passo significativo, ma per proseguire in modo più sereno e sostenibile è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa seguirla nello scalaggio e nel trattamento dell’insonnia.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Barbara Agnoli
Psicoterapeuta, Psicologo
Napoli
Gentile,
se non l'ha ancora fatto, prenderei in considerazione l'idea di iniziare un percorso di psicoterapia, per integrare il lavoro che fanno i farmaci e darle la possibilità di capire come mai faccia fatica a dormire. Buona vita
Dott.ssa Laura Romano
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buonasera, leggo che questa situazione le succede da un paio di notti, un periodo molto esiguo rispetto ai parecchi anni in cui ha assunto le benzodiazepine. Suppongo che il suo corpo si debba gradualmente abituare a questo nuovo assetto, difatti sta gradualmente scalando, proprio per permettere al suo ritmo sonno-veglia di raggiungere un'autonomia rispetto ai farmaci. Da ciò che descrive, nonostante il cambio del dosaggio, riesce a riposare diverse ore a notte e a sperimentare strategie che la aiutano a rilassarsi per riprendere sonno, anche se per poco. Ritengo che sia sulla strada giusta, ma se questo ritmo persiste più giorni e giustamente grava sulla sua stanchezza quotidiana, il medico che le ha prescritto la cura potrà eventualmente valutare se gestire diversamente il dosaggio. Nel frattempo, partendo dalle origini di questa insonnia, approfondirei i pensieri e lo stato emotivo che la accompagnano nelle sue difficoltà dormire, ed eventualmente i suoi timori circa il prendere le distanze da un aiuto che l'ha comunque supportata per diversi anni. La ringrazio per la sua condivisione.
Gentile utente, le suggerisco vivamente di contattare, sempre che non l'abbia già fatto, il suo psichiatra di fiducia, in quanto è un quesito di natura medica. Ha mai pensato di iniziare un supporto psicologico o una psicoterapia?
Un cordiale saluto
Dottoressa Francesca Carubbi
psicologa - psicoterapeuta
Dott.ssa FEDERICA MARMAI
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Ostiglia
Buongiorno, è seguita da uno psichiatra per lo scalaggio? Se sono parecchi anni che assume benzodiazepine il suo corpo è ormai abituato, può essere delicata questa fase. Credo che sia importante inoltre approfondire le ragioni che l'hanno portata a chiedere aiuto farmacologico e se ci sono attuali fonti di preoccupazioni nella sua vita. Penso che possa essere utile associare il percorso farmacologico ad un percorso di psicoterapia in modo da comprendere la propria sofferenza.
Dott.ssa Federica Marmai
Dr. Raphael Ghirardello
Psicoterapeuta, Psicologo
Trento
Capisco bene la sensazione di frustrazione che si prova nel trovarsi svegli alle tre del mattino, sentendo il peso della giornata che deve ancora iniziare. È importante però che lei sappia che quello che sta vivendo non è un fallimento, ma una reazione fisiologica molto comune quando si scalano farmaci assunti per anni come l'En o il Minias. In questa fase, il suo cervello sta faticosamente imparando a ritrovare un equilibrio naturale senza la 'protesi' del farmaco; quel risveglio notturno è spesso il momento in cui l'effetto sedativo svanisce e il sistema nervoso, ancora ipersensibile, si riattiva bruscamente.

In questi momenti, la sfida più grande è non trasformare la veglia in una battaglia: più ci sforziamo di dormire per paura della stanchezza dell'indomani, più il cervello resta in allerta. Se non riprende sonno in breve tempo, continuare a rilassarsi con una luce soffusa e un libro è la scelta giusta per non associare il letto all'ansia, ma provi a farlo con la consapevolezza che anche quel riposo vigile ha un valore per il suo organismo. Questa stanchezza che la accompagna fino a sera è il segno di un faticoso ma prezioso processo di 'disintossicazione' verso un sonno più autentico. Le suggerisco di procedere con estrema gradualità, magari stabilizzandosi su queste 7 gocce finché il ritmo non si farà più regolare, e di aiutarsi con tecniche di respirazione lenta per segnalare al corpo che, anche se sveglio, è al sicuro. Un passo alla volta, la sua autonomia notturna tornerà.
Dott. Raffaele Falato
Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico di medicina generale
Firenze
Quello che descrive è tipico durante la riduzione: un rebound dell’insonnia. È fastidioso ma non pericoloso. La strada corretta è proseguire con uno scalaggio graduale, evitando di risalire con le dosi, e lavorare su igiene del sonno e ritmi regolari. Nel tempo il sonno tende a riassestarsi.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno credo sia utile iniziare un percorso di psicoterapia per approfondire le ragioni del Suo stato d'ansia. In genere il risveglio notturno e la difficoltà di riaddormentamento sono legati ad ansia e depressione. E' ovvio che durante il giorno è stanca e senza energia. Inoltre penso che sarebbe utile rivedere anche i dosaggi farmacologici che mi sembrano piuttosto inadeguati. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, quello che descrive è una situazione piuttosto frequente quando si sta riducendo gradualmente l’assunzione di benzodiazepine. Il risveglio notturno e la difficoltà a riaddormentarsi fanno spesso parte dei cosiddetti effetti di “rimbalzo”, legati proprio alla fase di scalaggio del farmaco.

Il fatto che sia riuscita ad arrivare a 7 gocce è già un passo importante, ma è altrettanto importante che la riduzione avvenga con tempi adeguati e sostenibili per il suo organismo. A volte può essere utile rallentare ulteriormente lo scalaggio o stabilizzarsi per un periodo sulla stessa dose, sempre in accordo con il medico.

Parallelamente, diventa fondamentale lavorare su strategie non farmacologiche per il sonno. Ad esempio: mantenere orari regolari, evitare di attivarsi troppo durante i risvegli notturni (anche se capisco il bisogno di alzarsi), e utilizzare tecniche di rilassamento che aiutino il corpo a ritrovare uno stato di calma.

Un percorso psicologico può essere molto utile in questa fase, perché aiuta sia a gestire l’ansia legata al sonno (“stanotte dormirò?”), sia a rieducare gradualmente il ritmo sonno-veglia senza dipendere dal farmaco.

La stanchezza che avverte durante il giorno è comprensibile, ma con un approccio graduale e integrato (medico e psicologico) questi disturbi tendono a ridursi nel tempo. Un caro saluto.
Dott.ssa Alessia Eris Cimmino
Psicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Sant'Arpino
Salve,
Le benzodiazepine, inevitabilmente, creano dipendenza per cui lo scalaggio deve essere seguito da uno psichiatra. Altresì, può rivolgersi ad uno psicoterapeuta il quale può aiutarla a gestire la sua insonnia e così favorire l'eventuale scalaggio (che deve avvenire con l'ausilio di uno psichiatra) del delorazepam.
Dott. ssa Alessia Eris Cimmino
Dott.ssa Maria Grazia Nuzzo
Psicoterapeuta, Psicologo
Maddaloni
Buongiorno. Quello che sta sperimentando è un fenomeno molto comune durante lo scalaggio delle benzodiazepine: il corpo, abituato da anni a un sostegno chimico per il sonno, deve imparare nuovamente a gestire i ritmi naturali e questo causa spesso i cosiddetti "risvegli precoci". Il fatto che lei riesca comunque a riaddormentarsi dopo un'ora è un segnale positivo, perché significa che il suo organismo conserva ancora una capacità di recupero autonoma. Tuttavia, alzarsi e bere latte caldo può talvolta dare una spinta metabolica che ritarda ulteriormente il ritorno al sonno. Potrebbe provare a restare a letto praticando una respirazione lenta e profonda, oppure leggere qualcosa di molto leggero sotto una luce soffusa, evitando di guardare l'orologio, che è il principale nemico dell'ansia notturna. Lo scalo deve essere lentissimo, quasi impercettibile, proprio per evitare che la stanchezza diurna diventi così forte da spingerla a tornare indietro. È fondamentale che questo percorso sia monitorato dal suo medico, che potrebbe valutare se stabilizzare il dosaggio per un periodo più lungo prima di scendere ulteriormente, dando al suo sistema nervoso il tempo di adattarsi. Non si scoraggi: la stanchezza che prova oggi è parte di un processo di "pulizia" e riattivazione delle sue risorse naturali. Resto a sua disposizione per sostenerla in questo delicato percorso di autonomia. Un caro saluto.
Dott. Michele Iannelli
Omeopata, Agopuntore, Psicoterapeuta
Roma
Buona giornata, gli psicofarmaci di sintesi (sopratutto se assunti per lunghi periodi) non solo non risolvono i problemi, ma creano, anche, effetti collaterali negativi rilevanti; consiglierei, perciò, di intraprendere una Psicoterapia EMDR coadiuvata da Fiori di Bach e Omeopatia e fitoterapia. Se vuole informazioni più dettagliate mi può contattare. Cordiali saluti dal dott. Michele Iannelli, medico psicoterapeuta e omeopata
Dott.ssa Marinella Rotondo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno . Le consiglierei un percorso psicologico che aiuta a lavorare sui pensieri catastrofici che non la lasciano dormire
Buongiorno, quello che descrive è piuttosto frequente durante la riduzione delle benz: l'insonnia nelle ore notturne emerge ed è transitorio; è importante procedere, come sta facendo, in modo graduale e valutare con il medico tutti gli aggiustamenti di tempi e dosi, per rendere questo prezioso passaggio più tollerabile.
Le rimando che sarebbe più facile poter affiancare anche un lavoro su alcune strategie per il sonno cosi da sostenere il ritmo sonno-veglia.
Le consiglio di farsi seguire in questo percorso.
Dott.ssa Arianna Amatruda
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Consultare lo psichiatra o il medico prescrittore
 Giacomo Gherardini
Psicoterapeuta, Psicologo
Arezzo
Buongiorno, purtroppo continuando ad assumere benzodiazepine lei potrebbe non risolvere il problema: le benzodiazepine sono una "coperta" su quella che è la sua questione, temporaneamente coprono ciò che è il suo malessere, ma non lo risolvono. L'attacco di panico ha un legame con un problema che riguarda l'angoscia: lei potrà risolvere la sua difficoltà rivolgendosi a uno psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico. Cordiali saluti, dott. Giacomo Gherardini - Arezzo -

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