grazie a tutti per il tempo da voi dedicatomi. i primi due anni seguivo una cura farmacologica , fe
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grazie a tutti per il tempo da voi dedicatomi.
i primi due anni seguivo una cura farmacologica , fevarin tutti i giorni e tavor oro in caso di emergenza.
da ormai due anni il fevarin l'ho piano piano diminuito ( come d accordi con la psichiatra ) mentre il tavor ce l'ho sempre dietro per ogni evenienza.
per quanto riguardo la mia psicoterapeuta le ho detto quali sono le mie preoccupazioni sul percorso e martedi avendo il colloquio ne parleremo di persona.
ma gli incontri con lei erano molto tranquilli con domande del tipo " questa settimana comè andata?" io però se non ho una persona con cui uscire sto bene.
certo l'ansia mi arriva ma so gestirla perchè non va su persone ma su cose materiali che possono essere il lavoro ad esempio.
di certo non vedo buttati questi anni , ho capito che io ho letteralmente TERRORE delle relazioni perchè sono cresciuto con i miei genitori che litigavano sempre in maniera molto pesante e con i film in cui tutto è perfetto.
quindi per me non esiste la sfumatura nelle relazioni ma bensì bianco o nero.
quando sono da solo invece sono tranquillo e raramente mi viene da pensare di voler una relazione , ma anzi mi fa venire ansia il pensiero di essere da solo per sempre e penso che anche questo possa essere un sintomo del DOC.
ringrazio ancora per le vostre risposte
i primi due anni seguivo una cura farmacologica , fevarin tutti i giorni e tavor oro in caso di emergenza.
da ormai due anni il fevarin l'ho piano piano diminuito ( come d accordi con la psichiatra ) mentre il tavor ce l'ho sempre dietro per ogni evenienza.
per quanto riguardo la mia psicoterapeuta le ho detto quali sono le mie preoccupazioni sul percorso e martedi avendo il colloquio ne parleremo di persona.
ma gli incontri con lei erano molto tranquilli con domande del tipo " questa settimana comè andata?" io però se non ho una persona con cui uscire sto bene.
certo l'ansia mi arriva ma so gestirla perchè non va su persone ma su cose materiali che possono essere il lavoro ad esempio.
di certo non vedo buttati questi anni , ho capito che io ho letteralmente TERRORE delle relazioni perchè sono cresciuto con i miei genitori che litigavano sempre in maniera molto pesante e con i film in cui tutto è perfetto.
quindi per me non esiste la sfumatura nelle relazioni ma bensì bianco o nero.
quando sono da solo invece sono tranquillo e raramente mi viene da pensare di voler una relazione , ma anzi mi fa venire ansia il pensiero di essere da solo per sempre e penso che anche questo possa essere un sintomo del DOC.
ringrazio ancora per le vostre risposte
Gentile Utente,
Il terrore che descrive, così come la tendenza a vivere i legami in termini estremi, appare comprensibile alla luce della sua storia familiare e dei modelli interiorizzati: crescere in un contesto di forte conflittualità può rendere difficile sviluppare un’idea di relazione che includa le sfumature, le imperfezioni e la possibilità di stare nel “mezzo”. In questo senso, il fatto che la solitudine sia per Lei uno spazio di maggiore tranquillità non va letto come un fallimento, ma come una modalità di protezione che in passato ha avuto una sua funzione.
Allo stesso tempo, l’ansia legata al pensiero di “restare solo per sempre” sembra aprire un altro livello di lettura, che potrà essere esplorato con calma: sarà importante comprendere se questo timore sia collegato ai meccanismi del DOC, a vissuti più profondi di perdita e insicurezza, o a entrambi. Portare questi interrogativi nel colloquio con la sua psicoterapeuta, come sta già facendo, è un passaggio fondamentale.
Il percorso che ha svolto finora non è affatto da considerarsi inutile: al contrario, le ha permesso di acquisire strumenti, maggiore consapevolezza e una lettura più articolata di sé. Questo momento può rappresentare non una battuta d’arresto, ma una fase di riorientamento del lavoro terapeutico, in cui mettere a fuoco obiettivi più aderenti ai suoi bisogni attuali.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Il terrore che descrive, così come la tendenza a vivere i legami in termini estremi, appare comprensibile alla luce della sua storia familiare e dei modelli interiorizzati: crescere in un contesto di forte conflittualità può rendere difficile sviluppare un’idea di relazione che includa le sfumature, le imperfezioni e la possibilità di stare nel “mezzo”. In questo senso, il fatto che la solitudine sia per Lei uno spazio di maggiore tranquillità non va letto come un fallimento, ma come una modalità di protezione che in passato ha avuto una sua funzione.
Allo stesso tempo, l’ansia legata al pensiero di “restare solo per sempre” sembra aprire un altro livello di lettura, che potrà essere esplorato con calma: sarà importante comprendere se questo timore sia collegato ai meccanismi del DOC, a vissuti più profondi di perdita e insicurezza, o a entrambi. Portare questi interrogativi nel colloquio con la sua psicoterapeuta, come sta già facendo, è un passaggio fondamentale.
Il percorso che ha svolto finora non è affatto da considerarsi inutile: al contrario, le ha permesso di acquisire strumenti, maggiore consapevolezza e una lettura più articolata di sé. Questo momento può rappresentare non una battuta d’arresto, ma una fase di riorientamento del lavoro terapeutico, in cui mettere a fuoco obiettivi più aderenti ai suoi bisogni attuali.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
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Da quanto scrive emergono alcuni temi centrali: il percorso terapeutico e farmacologico che ha seguito, la gestione dell’ansia, le difficoltà relazionali legate a esperienze familiari precoci e l’influenza di modelli ideali di relazione, nonché la presenza di schemi di pensiero rigidi e di ansia anticipatoria che sembrano manifestarsi anche in contesti di possibile intimità o legame affettivo.
Esperienze precoci di conflitto e instabilità possano portare a schemi di protezione: nel suo caso, evitare il coinvolgimento affettivo può essere stato un modo per gestire il senso di pericolo e mantenere il controllo. Allo stesso tempo, l’ansia anticipatoria e il pensiero “tutto o nulla” nelle relazioni sono strategie cognitive che cercano di prevedere e prevenire il dolore emotivo, ma finiscono per limitare le possibilità di esperienza positiva.
Parlare apertamente con la sua psicoterapeuta delle preoccupazioni sul percorso è un gesto importante. Potrebbe essere utile discutere strategie più strutturate per affrontare l’ansia nelle relazioni, esplorare gradualmente la tolleranza all’incertezza emotiva e mettere in pratica esperimenti comportamentali che la espongano in modo sicuro a situazioni relazionali, così da vedere che non tutto è bianco o nero e che può esistere una zona grigia di esperienze gestibili e positive.
Esperienze precoci di conflitto e instabilità possano portare a schemi di protezione: nel suo caso, evitare il coinvolgimento affettivo può essere stato un modo per gestire il senso di pericolo e mantenere il controllo. Allo stesso tempo, l’ansia anticipatoria e il pensiero “tutto o nulla” nelle relazioni sono strategie cognitive che cercano di prevedere e prevenire il dolore emotivo, ma finiscono per limitare le possibilità di esperienza positiva.
Parlare apertamente con la sua psicoterapeuta delle preoccupazioni sul percorso è un gesto importante. Potrebbe essere utile discutere strategie più strutturate per affrontare l’ansia nelle relazioni, esplorare gradualmente la tolleranza all’incertezza emotiva e mettere in pratica esperimenti comportamentali che la espongano in modo sicuro a situazioni relazionali, così da vedere che non tutto è bianco o nero e che può esistere una zona grigia di esperienze gestibili e positive.
Buongiorno, riesco a vedere che c’è della preoccupazione e un bisogno di comprendere, ma onestamente non ho capito precisamente quale sia la sua domanda. Lei mi dirà “Se non ha capito poteva anche non rispondere”. Ma ho voluto rispondere lo stesso perché credo che partire da una domanda chiara sia un passo necessario per offrirle una risposta realmente utile.
Un caro saluto,
Umberto
Un caro saluto,
Umberto
Buongiorno, grazie a Lei per condividere. Dal suo racconto emerge un buon livello di consapevolezza e una capacità di riflessione che sono elementi centrali in un percorso psicoterapeutico. Nel lavoro fatto finora ha imparato a gestire l’ansia, a riconoscere i suoi meccanismi e a collegarli alla sua storia familiare e relazionale.
La paura intensa delle relazioni e il pensiero di restare solo possono trovare spazio sia nella sua esperienza emotiva sia in dinamiche ossessive e può affrontarle con la sua terapeuta. La terapia non serve a forzare il desiderio di una relazione, ma a ridurre la paura e a costruire una visione meno rigida dei legami affettivi. Il fatto che lei stia bene da solo non è un sintomo negativo, ma una risorsa. Il percorso ora può orientarsi a comprendere se e come integrare la dimensione relazionale senza che diventi fonte di terrore e forte ansia. Cordialmente, AM
La paura intensa delle relazioni e il pensiero di restare solo possono trovare spazio sia nella sua esperienza emotiva sia in dinamiche ossessive e può affrontarle con la sua terapeuta. La terapia non serve a forzare il desiderio di una relazione, ma a ridurre la paura e a costruire una visione meno rigida dei legami affettivi. Il fatto che lei stia bene da solo non è un sintomo negativo, ma una risorsa. Il percorso ora può orientarsi a comprendere se e come integrare la dimensione relazionale senza che diventi fonte di terrore e forte ansia. Cordialmente, AM
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e riflessivo la sua esperienza.
Da ciò che descrive emerge un percorso importante, sia farmacologico sia psicoterapeutico, che non appare affatto “buttato”: al contrario, ha acquisito una buona consapevolezza del funzionamento della sua ansia e delle sue paure. Il fatto che oggi riesca a gestire l’ansia, a riconoscerne i trigger e a distinguere quando è legata a temi relazionali e quando a aspetti più concreti (come il lavoro) è già un risultato significativo.
Il timore intenso delle relazioni che descrive è comprensibile alla luce della sua storia familiare: crescere in un clima di conflittualità può portare a interiorizzare una visione “tutto o nulla” dei legami, senza spazio per le sfumature. Anche l’ideale di relazione veicolato da alcuni modelli cinematografici può rinforzare questa polarizzazione, rendendo le relazioni reali fonte di forte ansia o evitamento. In questo senso, il fatto che da solo lei si senta più tranquillo non è raro e non va letto necessariamente come un problema, ma come una strategia di protezione che in passato ha avuto una sua funzione.
Il pensiero di “restare solo per sempre”, invece, sembra assumere caratteristiche più intrusive e ansiogene, e potrebbe effettivamente collegarsi a una modalità ossessiva di pensiero, soprattutto se percepito come ripetitivo, incontrollabile e fonte di disagio più che come un desiderio reale. Sarà molto utile affrontare questi aspetti nel colloquio con la sua psicoterapeuta, chiarendo insieme obiettivi, modalità del lavoro e il significato di questi pensieri nel suo funzionamento attuale.
Proprio per integrare al meglio i vissuti legati all’ansia, alle relazioni e alla possibile componente ossessiva, è consigliabile approfondire ulteriormente la situazione con uno specialista, così da costruire un percorso sempre più mirato e coerente con i suoi bisogni.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e riflessivo la sua esperienza.
Da ciò che descrive emerge un percorso importante, sia farmacologico sia psicoterapeutico, che non appare affatto “buttato”: al contrario, ha acquisito una buona consapevolezza del funzionamento della sua ansia e delle sue paure. Il fatto che oggi riesca a gestire l’ansia, a riconoscerne i trigger e a distinguere quando è legata a temi relazionali e quando a aspetti più concreti (come il lavoro) è già un risultato significativo.
Il timore intenso delle relazioni che descrive è comprensibile alla luce della sua storia familiare: crescere in un clima di conflittualità può portare a interiorizzare una visione “tutto o nulla” dei legami, senza spazio per le sfumature. Anche l’ideale di relazione veicolato da alcuni modelli cinematografici può rinforzare questa polarizzazione, rendendo le relazioni reali fonte di forte ansia o evitamento. In questo senso, il fatto che da solo lei si senta più tranquillo non è raro e non va letto necessariamente come un problema, ma come una strategia di protezione che in passato ha avuto una sua funzione.
Il pensiero di “restare solo per sempre”, invece, sembra assumere caratteristiche più intrusive e ansiogene, e potrebbe effettivamente collegarsi a una modalità ossessiva di pensiero, soprattutto se percepito come ripetitivo, incontrollabile e fonte di disagio più che come un desiderio reale. Sarà molto utile affrontare questi aspetti nel colloquio con la sua psicoterapeuta, chiarendo insieme obiettivi, modalità del lavoro e il significato di questi pensieri nel suo funzionamento attuale.
Proprio per integrare al meglio i vissuti legati all’ansia, alle relazioni e alla possibile componente ossessiva, è consigliabile approfondire ulteriormente la situazione con uno specialista, così da costruire un percorso sempre più mirato e coerente con i suoi bisogni.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno mi sembra di aver compreso che il terrore delle relazioni copra un senso profondo di ansia generalizzata che andrebbe esaminato meglio. Occorre ricostituire credo il senso della propria storia personale lavorando sull'ambivalenza tra il volere un rapporto e il timore che ciò si possa realizzare. Cordialmente dott.ssa Gabriella Elmo
Ciao , è abbastanza evidente che devi lavorare sul concetto di relazione per capire cosa ti spaventa così tanto da generare ansia …. Non dimentichiamoci che abbiamo
Bisogno di stringere legami perché siamo somali sociali e come tali abbiamo proprio bisogno
Di contatti e legami !! Spero tu possa far un percorso efficace
Bisogno di stringere legami perché siamo somali sociali e come tali abbiamo proprio bisogno
Di contatti e legami !! Spero tu possa far un percorso efficace
Gentile utente di mio dottore,
la invito a parlare di questi aspetti all' interno del settimg terapeutico. Ulteriori pareri potrebbero influenzare negativamente il percorso che sta facendo.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
la invito a parlare di questi aspetti all' interno del settimg terapeutico. Ulteriori pareri potrebbero influenzare negativamente il percorso che sta facendo.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, mi spiace, non deve essere semplice convivere con queste preoccupazioni e con questo terrore. Ognuno di noi cresce con dei modelli di relazione, come fossero una sorta di impronta che comprende le nostre aspettative nei confronti dei partner, le modalità funzionali e disfunzionali con le quali ci relazioniamo al formarsi della coppia o quando proviamo interesse verso un'altra persona. Tali modelli possono comprendere aspettative sul futuro delle relazioni, sul nostro modo di pensare sentire e agire in questi contesti. Tutti aspetti che possono manifestarsi nel quotidiano delle relazioni, oppure farci rimanere lontani da queste ultime, pur con una parte di noi che le desidera. Forse potrebbe essere d'aiuto parlare di queste paure all'interno della sua psicoterapia, in modo da far luce su questi aspetti, restituendole la libertà di scegliere se entrare in una relazione oppure no.
Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi
Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi
Salve,
sicuramente il confronto con la sua psicoterapeuta che la conosce è fondamentale, lavorare proprio sulla relazione ed in un contesto protetto come quello psicoterapeutico è un primo e grande step, spesso si inizia da qui. Il TERRORE va affrontato in stanza di psicoterapia e nella stessa relazione psicoterapeuta, paziente. Affrontato ed eleborato vedrà andrà molto meglio.
sicuramente il confronto con la sua psicoterapeuta che la conosce è fondamentale, lavorare proprio sulla relazione ed in un contesto protetto come quello psicoterapeutico è un primo e grande step, spesso si inizia da qui. Il TERRORE va affrontato in stanza di psicoterapia e nella stessa relazione psicoterapeuta, paziente. Affrontato ed eleborato vedrà andrà molto meglio.
Gent.mo Paziente,
Il terrore delle relazioni è comprensibile (non è un difetto!) se si cresce con genitori che litigano pesantemente e con modelli irreali di relazioni perfette. Il nostro cervello impara che: relazione = caos / dolore oppure relazione = standard impossibili
Il risultato può essere l' evitamento protettivo.
Quindi, più che “voglio o non voglio una relazione”, il tema sembra essere:
- tollerare l’incertezza
- accettare che le relazioni abbiano sfumature, errori, ambivalenze
Questo è un tema profondamente legato sia al DOC sia alla storia familiare.
Mi sembra un nucleo assolutamente centrale da sviluppare in psicoterapia: ne parli apertamente con il Professionista che la segue e chieda di lavorare :
- in modo più mirato su relazioni
- su pensiero ossessivo e paura del futuro
- sul funzionamento bianco/nero
Mille auguri per il suo bel percorso!
dott.ssa Federica Ripamonti
Il terrore delle relazioni è comprensibile (non è un difetto!) se si cresce con genitori che litigano pesantemente e con modelli irreali di relazioni perfette. Il nostro cervello impara che: relazione = caos / dolore oppure relazione = standard impossibili
Il risultato può essere l' evitamento protettivo.
Quindi, più che “voglio o non voglio una relazione”, il tema sembra essere:
- tollerare l’incertezza
- accettare che le relazioni abbiano sfumature, errori, ambivalenze
Questo è un tema profondamente legato sia al DOC sia alla storia familiare.
Mi sembra un nucleo assolutamente centrale da sviluppare in psicoterapia: ne parli apertamente con il Professionista che la segue e chieda di lavorare :
- in modo più mirato su relazioni
- su pensiero ossessivo e paura del futuro
- sul funzionamento bianco/nero
Mille auguri per il suo bel percorso!
dott.ssa Federica Ripamonti
Leggo nella sua lettera delle affermazioni che mi sembrano in contrasto tra loro: cosa che sicuramente può avvenire, ma che offre uno spunto su cui pensare." Se io non ho una persona con cui uscire sto bene". Non essere in ansia è sicuramente positivo, anche se si può pensare che un essere umano ha bisogno di relazioni, e farne a meno per lungo tempo non permette una vita felice. "Io ho letteralmente terrore delle relazioni", lei scrive; e ne spiega anche la genesi, in cui c'entra molto la cattiva relazione tra i suoi genitori. Questo è un tema importante, che va affrontato in terapia, per scoprire la sua via personale, realistica, di vivere una relazione affettiva. Qualche riga dopo leggo: " mi fa venir ansia il pensiero di essere solo per sempre". Questo significa che un desiderio di relazione affettiva lei ce l'ha, e si tratta di un desiderio naturale.Perchè dovrebbe essere un segno di DOC? Perchè è in contraddizione con qualcosa che ha detto prima? Sperimentare in sè una contraddizione non è, come tale, un segno di DOC.Gli esseri umani non di rado si contraddicono.E' buona cosa rendersene conto, e lavorare su di sè, meglio se con l'aiuto di un terapeuta,per superare le contraddizioni più grosse.
Da quello che scrivi emerge una buona consapevolezza del lavoro fatto finora e delle risorse che hai costruito nel tempo, in particolare nella gestione dell’ansia e nell’ascolto di te stesso. È importante sottolineare come il percorso non sia stato “tempo buttato”, ma un processo che ti ha permesso di dare un senso a ciò che vivi oggi.
Mi sembra significativo il collegamento che fai tra la tua storia familiare, i modelli relazionali interiorizzati e il modo in cui oggi vivi le relazioni affettive, soprattutto nella difficoltà a tollerare le sfumature e l’incertezza. Questo è un punto centrale che potremo esplorare insieme, senza forzature, osservando come queste dinamiche si attivano e che funzione hanno per te.
Il fatto che tu stia bene quando sei solo e che l’ansia si concentri più su aspetti concreti della vita ci offre ulteriori elementi utili per comprendere come funziona il tuo sistema di equilibrio attuale. Anche i pensieri legati alla paura di restare solo meritano spazio e attenzione, per capire se e come contribuiscono a mantenere il disagio. Non è necessario entrare in una relazione per ‘verificare’ qualcosa. Puoi iniziare a lavorare sul modo in cui l’idea di relazione si presenta nella tua mente. Quando emerge il dubbio che tutto sia un sintomo, prova a sospendere il giudizio: non tutto ciò che crea disagio è automaticamente patologico. a psicoterapia è uno spazio importante e personale, e perché funzioni è fondamentale sentirsi a proprio agio. Se senti che qualcosa nel percorso non ti ha convinta o che alcune tue preoccupazioni non sono state affrontate come avresti voluto, parlarne apertamente con la tua terapeuta può essere un passaggio utile e legittimo.
Non significa sminuire il lavoro fatto, ma prendersi cura di sé e del proprio percorso.
Te lo dico con rispetto e senza alcuna pretesa, solo come incoraggiamento.
Un caro saluto
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Mi sembra significativo il collegamento che fai tra la tua storia familiare, i modelli relazionali interiorizzati e il modo in cui oggi vivi le relazioni affettive, soprattutto nella difficoltà a tollerare le sfumature e l’incertezza. Questo è un punto centrale che potremo esplorare insieme, senza forzature, osservando come queste dinamiche si attivano e che funzione hanno per te.
Il fatto che tu stia bene quando sei solo e che l’ansia si concentri più su aspetti concreti della vita ci offre ulteriori elementi utili per comprendere come funziona il tuo sistema di equilibrio attuale. Anche i pensieri legati alla paura di restare solo meritano spazio e attenzione, per capire se e come contribuiscono a mantenere il disagio. Non è necessario entrare in una relazione per ‘verificare’ qualcosa. Puoi iniziare a lavorare sul modo in cui l’idea di relazione si presenta nella tua mente. Quando emerge il dubbio che tutto sia un sintomo, prova a sospendere il giudizio: non tutto ciò che crea disagio è automaticamente patologico. a psicoterapia è uno spazio importante e personale, e perché funzioni è fondamentale sentirsi a proprio agio. Se senti che qualcosa nel percorso non ti ha convinta o che alcune tue preoccupazioni non sono state affrontate come avresti voluto, parlarne apertamente con la tua terapeuta può essere un passaggio utile e legittimo.
Non significa sminuire il lavoro fatto, ma prendersi cura di sé e del proprio percorso.
Te lo dico con rispetto e senza alcuna pretesa, solo come incoraggiamento.
Un caro saluto
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Buonasera gentile utente, grazie per la sua testimonianza. È chiaro che la solitudine per lei oggi è un "rifugio sicuro" per evitare il dolore che ha visto in famiglia, ma l'ansia per il futuro ci dice che questo isolamento inizia a starle stretto.
Fa benissimo a parlare martedì con la sua terapeuta: esprimere i propri dubbi è fondamentale. Se però dovesse sentire che quel percorso non riesce più a offrirle le risposte o il tipo di lavoro di cui ha bisogno, io sono a sua disposizione.
Il mio approccio si concentra proprio sul modo in cui viviamo le relazioni e sulle paure che ci impediscono di essere noi stessi con gli altri. Qualora decidesse di intraprendere una strada diversa, sarei lieta di accompagnarla in questo cambiamento. Per qualsiasi informazione non esiti a contattarmi, sono disponibile anche per terapie online. Ho anche aderito al " bonus psicologo". Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
Fa benissimo a parlare martedì con la sua terapeuta: esprimere i propri dubbi è fondamentale. Se però dovesse sentire che quel percorso non riesce più a offrirle le risposte o il tipo di lavoro di cui ha bisogno, io sono a sua disposizione.
Il mio approccio si concentra proprio sul modo in cui viviamo le relazioni e sulle paure che ci impediscono di essere noi stessi con gli altri. Qualora decidesse di intraprendere una strada diversa, sarei lieta di accompagnarla in questo cambiamento. Per qualsiasi informazione non esiti a contattarmi, sono disponibile anche per terapie online. Ho anche aderito al " bonus psicologo". Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
Buonasera. Temo di non essere riuscita ad individuare la domanda. Tentando di fare uno sforzo per estrapolarla dal suo scritto, mi sembra stia domandando perché l'ansia appare per lei principalmente nelle relazioni. In tal caso, potrebbero essere utili dei quesiti da porsi per aprire una riflessione in merito: "forse è perché le persone, a differenza delle cose, pensano ed esprimono pareri che a volte pesano come giudizi? Allora, che rapporto ho con il giudizio? Il controllo è un modo per scongiurarlo? E, ancora, chi è davvero il giudicante, l'altro o l'altro dentro di me?"
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso in modo così aperto la sua esperienza. Ciò che scrive mostra molta consapevolezza: riconosce le strategie che ha messo in atto per gestire l’ansia e il percorso fatto con la psicoterapeuta, anche se gli incontri erano più descrittivi che profondi.
È significativo anche come abbia individuato le origini delle difficoltà nelle relazioni, dal contesto familiare e dai modelli di perfezione interiorizzati. La capacità di distinguere ciò che sente dal suo valore personale e di stare bene da solo è un passo importante verso una maggiore autonomia emotiva.
Riconoscere i sintomi, osservarli e riflettere su di essi senza esserne travolto è un segnale che sta sviluppando strumenti interni preziosi. Questo percorso non è tempo perso: sta costruendo consapevolezza, strumenti di regolazione e la possibilità di affrontare le relazioni e le emozioni in modo più equilibrato.
Continui a osservare ciò che funziona per lei, a riflettere e a sperimentare, passo dopo passo.
Resto a disposizione per qualsiasi domanda o chiarimento.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
la ringrazio per aver condiviso in modo così aperto la sua esperienza. Ciò che scrive mostra molta consapevolezza: riconosce le strategie che ha messo in atto per gestire l’ansia e il percorso fatto con la psicoterapeuta, anche se gli incontri erano più descrittivi che profondi.
È significativo anche come abbia individuato le origini delle difficoltà nelle relazioni, dal contesto familiare e dai modelli di perfezione interiorizzati. La capacità di distinguere ciò che sente dal suo valore personale e di stare bene da solo è un passo importante verso una maggiore autonomia emotiva.
Riconoscere i sintomi, osservarli e riflettere su di essi senza esserne travolto è un segnale che sta sviluppando strumenti interni preziosi. Questo percorso non è tempo perso: sta costruendo consapevolezza, strumenti di regolazione e la possibilità di affrontare le relazioni e le emozioni in modo più equilibrato.
Continui a osservare ciò che funziona per lei, a riflettere e a sperimentare, passo dopo passo.
Resto a disposizione per qualsiasi domanda o chiarimento.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buongiorno, fa molto bene a confrontarsi con la Sua terapeuta su qualunque dubbio.
La Sua osservazione / consapevolezza sul terrore delle relazioni mi sembra molto centrata, da quello che riesco a capire dalla Sua richiesta scritta, perchè il DOC si organizza, di solito, proprio a difesa dell'emotività e dei sentimenti.
Da quello che descrive però, mi sembra abbia risorse che mi fanno pensare ad una prognosi positiva rispetto un percorso terapeutico individualizzato e mirato proprio a permetterLe di: codificare, significare ed accettare le Sue emozioni ed i Suoi sentimenti (che gli altri possono provare per Lei e viceversa). In questo uno/a psicoterapeuta La può aiutare in modo determinante lavorando su quelli che noi chiamiamo in gergo "la trasformazione degli elementi beta in alfa".
Spero di esserLe stato utile, cordialità.
La Sua osservazione / consapevolezza sul terrore delle relazioni mi sembra molto centrata, da quello che riesco a capire dalla Sua richiesta scritta, perchè il DOC si organizza, di solito, proprio a difesa dell'emotività e dei sentimenti.
Da quello che descrive però, mi sembra abbia risorse che mi fanno pensare ad una prognosi positiva rispetto un percorso terapeutico individualizzato e mirato proprio a permetterLe di: codificare, significare ed accettare le Sue emozioni ed i Suoi sentimenti (che gli altri possono provare per Lei e viceversa). In questo uno/a psicoterapeuta La può aiutare in modo determinante lavorando su quelli che noi chiamiamo in gergo "la trasformazione degli elementi beta in alfa".
Spero di esserLe stato utile, cordialità.
Buonasera, non è chiara la domanda che si pone. Da ciò che scrive mi pare di capire che il percorso fatto con la sua terapeuta le abbia dato dei risultati. È opportuno che lei continui il percorso di cura, con chi la segue o con un altro professionista se ritiene di volerlo cambiare.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buongiorno. Grazie a te per aver condiviso questi dettagli così importanti, che aggiungono pezzi fondamentali al puzzle della tua storia. Il fatto che tu sia riuscito a scalare il Fevarin in accordo con la psichiatra è un ottimo segno di stabilità clinica. Tuttavia, il punto che tocchi sulle relazioni è il vero cuore del tuo malessere attuale. Quello che descrivi — il passaggio dal "bianco o nero", il terrore del conflitto vissuto in famiglia e l'ansia di restare soli contrapposta al sollievo della solitudine — è un terreno molto fertile per il DOC da relazione o, più in generale, per un'ansia da controllo che si sposta dalle persone alle cose materiali (come il lavoro o gli oggetti). Il "terrore" di cui parli è una forma di protezione: se resti solo, non rischi il conflitto pesante che hai visto tra i tuoi genitori, ma allo stesso tempo la tua mente crea l'ossessione del "per sempre solo" come nuova minaccia da monitorare. È un corto circuito emotivo molto faticoso.
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