Domande del paziente (27)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, leggendo le tue parole si percepisce chiaramente il senso di soffocamento e di ingiustizia che stai provando. Essere costretta a vedere ogni giorno la persona che ti ha ferito, mentre sembra... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente
ti ringrazio per la fiducia nel condividere questo racconto così intimo e doloroso. Quello che descrivi non è una "semplice paranoia", ma una ferita profonda alla tua sicurezza emotiva....
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora, la sua analisi è molto lucida. Lei ha intercettato un fenomeno che in psicologia chiamiamo 'onestà predatoria' o, in alcuni casi, un momento di lucidità narcisistica.
Ecco perché, paradossalmente,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
ti ringrazio per la fiducia. La situazione che descrivi è un classico esempio di conflitto tra due diverse "visioni del mondo" relazionale. Da una parte c'è il tuo bisogno di esclusività...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
la ringrazio per aver condiviso questi dettagli con tanta precisione e sincerità. È comprensibile che, come genitore, l’esplicitezza di certi giochi o disegni possa generare preoccupazione...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente
ti ringrazio per aver condiviso questo racconto così vivido. Sento quanto tu sia scossa, non solo per il litigio, ma anche per lo shock dell'incidente stradale. È del tutto comprensibile...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro Utente, grazie per aver condiviso questo momento così faticoso. Quello che descrivi — questa sensazione di avere un 'motorino sempre acceso' — è la rappresentazione perfetta di come il corpo reagisce... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora, leggendo la sua storia emerge l'immagine di una donna che per decenni è stata una “roccia”, capace di sostenere ritmi di lavoro estenuanti e di farsi carico da sola della crescita di una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, grazie per aver condiviso con così tanta onestà questi suoi vissuti personali che, comprendo bene, le stanno generando così tanto disagio e preoccupazione.
Quello che emerge con forza dalle...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Federica, grazie per aver dato voce a questo groviglio di emozioni così dolorose che stai vivendo. Quello che descrivi è il vissuto di chi, pur essendo in coppia, si sente profondamente solo in... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao Simone, ti ringrazio per aver condiviso questo quadro così onesto e dettagliato della tua situazione.
Leggendo le tue parole immagino forte il tuo desiderio di ritrovare quella vitalità e quella forza...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente, ti ringrazio per aver condiviso queste tue parole così intense e cariche di sofferenza. Leggendo la tua storia, emerge chiaramente quanto tu stia lottando con un dolore profondo e con una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente
la ringrazio per aver condiviso questi dubbi. È comprensibile sentirsi confusi quando ci si trova in una fase di passaggio dopo la fine di una relazione importante: è come se il suo desiderio...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
la ringrazio per aver condiviso questi vissuti così delicati. È molto comune, nelle relazioni che coinvolgono figli da precedenti unioni, provare quella sensazione di 'estraneità' che lei...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente
ti ringrazio per aver condiviso questi pensieri così sinceri. È normale sentirsi confusi quando ci si trova "nel mezzo": da un lato una relazione finita ma non del tutto interrotta, dall'altro...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza questi vissuti che, comprendo bene, le stanno causando una forte preoccupazione, specialmente dopo i commenti ricevuti dai suoi amici.
In...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Federica,
la ringrazio per aver condiviso queste riflessioni così puntuali e attuali. Il suo quesito non è affatto insolito; al contrario, tocca nodi cruciali del dibattito psicologico e mediatico...
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Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente
ti ringrazio per aver voluto condividere con tanta sincerità questo tuo complesso vissuto psicologico e esistenziale. Quello che descrivi è un conflitto interiore che si manifesta quando si chiude, o si prova a chiudere, una relazione affettiva intensa, specialmente se caratterizzata da una forte differenza d'età e da dinamiche di attaccamento complesse.
Il "freno" che senti nei confronti del suo amico e il senso di colpa che sperimenti non sono segni di mancanza di volontà, ma indicatori di quanto il legame con il tuo ex compagno sia ancora psicologicamente attivo.
Ecco alcuni punti su cui ti invito riflettere: L'interiorizzazione del giudizio: le parole del tuo ex ("non hai avuto rispetto", "se succede qualcosa mi perderai") agiscono come un comando interno. Anche se non siete più insieme, tu stai ancora agendo secondo le "regole" dettate da lui. Questo accade spesso quando una relazione si basa su una forma di controllo emotivo: la minaccia dell'abbandono definitivo diventa uno strumento per mantenere un legame, impedendole di investire altrove. La paura dell’abbandono è una paura primordiale dalla quale pertanto non possiamo liberarci ma che possiamo senz’altro trasformare in un’energia costruttiva della nostra Identità.
La "Dipendenza" o Legame di Attaccamento: ti chiedi se sei dipendente. Più che di dipendenza, potremmo parlare di un legame che non si è ancora trasformato in "ricordo". Il fatto che vi siate continuati a vedere e ad avere contatti fisici dopo la rottura ha impedito l'elaborazione del lutto relazionale, mantenendoti in un limbo emotivo dove ti senti ancora "impegnata".
Il senso di colpa come ostacolo: Il senso di colpa che provi verso il tuo ex è un segnale del fatto che tu stai mettendo (e forse l’hai sempre fatto e tendi a farlo) i bisogni e i desideri di lui davanti ai tuoi. Lui percepisce il tuo desiderio di rifarti una vita come un "tradimento", mentre in realtà è un tuo diritto fondamentale di donna adulta e libera.
Cosa puoi fare ora? Il distacco non avviene in un momento solo, è un processo. Il primo passo è accettare che il tuo ex non possa più essere il tuo punto di riferimento morale. Le sue minacce di "perderlo" sono un modo per non lasciarti andare davvero.
Concediti di vivere questo incontro con l'amico senza l'obbligo di "dover fare" qualcosa, ma prova a chiederti: "Cosa desidero io, in questo momento, a prescindere da ciò che lui penserebbe?".
Se senti che questo blocco persiste e ti impedisce di vivere la tua giovinezza con serenità, intraprendere un breve percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarti a rinforzare i tuoi confini emotivi e a riprenderti il tuo spazio di libertà e di crescita personale.
Ti auguro di ritrovare presto la serenità che meriti.
Un cordiale saluto,
Dr Claudio Puliatti, Psicologo online e in presenza (Roma).
Buongiorno Gent.mi Dottori,
vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
.il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente,
la ringrazio per aver condiviso questo vissuto emotivo così faticoso da gestire. Ritrovarsi a condividere gli spazi lavorativi con una persona con cui si è avuta una storia importante è una sfida emotiva non indifferente, specialmente per chi, come lei, ha un’indole sensibile e riservata.
Provo a dividere in punti la situazione da lei descritta per inquadrarla meglio:
1.L'interpretazione del silenzio: Lei descrive il comportamento del suo ex come "infantile" o come un "dispetto". In psicologia, spesso il silenzio o l'evitamento (camminare a testa bassa, non spostarsi) non sono segni di forza, ma di difficoltà emotiva. È possibile che anche lui provi disagio e che la sua "chiusura" sia un meccanismo di difesa per gestire l'imbarazzo o il senso di colpa. Non è necessariamente un attacco a lei, ma un limite della sua capacità di gestire l'incontro.
2.La reazione del suo corpo: L'agitazione e il tremore che avverte dopo averlo incrociato sono segnali di un sistema nervoso in allerta. Anche se razionalmente lei sa che non c'è futuro, per il suo mondo emotivo quell'uomo rappresenta ancora un "territorio sensibile". Il fatto che lei si senta "sbagliata" deriva dal tentativo di controllare razionalmente un'emozione che invece è istintiva.
3.Il diritto di esserci: Quando si trova in quel corridoio stretto, ricordi a se stessa che lei ha il diritto di occupare quello spazio tanto quanto lui. Non scusarsi o non dire "permesso" non è un errore, ma una scelta di protezione del suo silenzio. Non deve sentirsi obbligata a essere "educata a tutti i costi" se questo le costa troppa energia emotiva.
Mi permetto alcuni suggerimenti pratici:
•Normalizzi la sua reazione: La prossima volta che accade, invece di dirsi "sto sbagliando tutto", provi a dirsi: "È normale che io tremi, il mio corpo sta reagendo a uno stress, passerà tra pochi minuti". Accogliere il tremore invece di combatterlo lo farà svanire più in fretta.
•Sposti il focus: Quando lo vede, provi a concentrarsi su un dettaglio neutro dell'ambiente (il colore di una porta, un rumore di fondo) invece che sulla sua espressione o sul suo corpo. Questo aiuta a "de-centrare" l'ex dal suo campo visivo e mentale.
•La sua "invisibilità": Se lui la tratta come se fosse invisibile, provi a ribaltare la prospettiva: questo le dà la libertà di non dover gestire alcuna interazione. La sua "indifferenza" può diventare, col tempo, il suo spazio di sicurezza. Come dire: “meno male che non mi vede così sono più libera! Lui non mi vede, io non lo vedo!”
Lei non sta sbagliando nulla; sta solo attraversando il faticoso processo di "riprendersi" i suoi spazi quotidiani. Sia gentile con sé stessa e si conceda il tempo necessario perché questi incontri diventino, gradualmente, solo una parte della routine lavorativa e non più un evento traumatico.
Un cordiale saluto,
Dr Claudio Puliatti, Psicologo online e con studio professionale a Roma.
Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Utente
grazie per aver condiviso questo momento così difficile. Mi sembra, dalle sue parole, che Lei tenga a questa relazione e quanto la situazione stia facendo soffrire tutti e due. Quello che Lei sta vivendo è un incrocio di tensioni emotive molto forti che richiedono lucidità e, soprattutto, molta pazienza.
Ecco alcuni punti per aiutarla a capire credo stia sta succedendo e come muoversi:
Comprendere il "carico" di lei: questa donna non ha solo affrontato una gravidanza difficile e la sua interruzione, già di per sé esperienza traumatica. È anche una persona che è fuggita da un Paese in guerra, ora vive in un Paese straniero e pertanto credo stia portando un carico psicologico pesante... La rabbia che scarica su di Lei non è necessariamente un giudizio sulla sua persona (non capisco cosa significa il paragone con il “leone”…) ma può essere un’esplosione di dolore e di impotenza: forse quando alla sua compagna la realtà appare fuori controllo, attacca chi le è più vicino perché è l'unico modo che ha per "sentire" di avere ancora una voce.
Il peso dell'interruzione di gravidanza: Il percorso farmacologico che ha appena iniziato è fisicamente ed emotivamente devastante. Gli sbalzi ormonali possono causare irritabilità estrema e crisi di pianto o rabbia. In questo momento lei si sente vulnerabile e probabilmente sola nel suo dolore, anche se Lei le è accanto.
Come comportarsi nei prossimi giorni. Non cerchi di difendersi: non risponda alle sue aggressioni verbali cercando di elencare tutto ciò che ha fatto per lei. Questo alimenterebbe solo lo scontro. Risponda con calma: "Capisco che sei molto arrabbiata e che stai soffrendo. Io sono qui se hai bisogno di qualunque cosa".
Rispetti il silenzio: Se lei non vuole parlare, non la forzi. A volte la presenza silenziosa è più rassicurante di mille domande. Invece di chiedere "come stai?", provi a compiere piccoli gesti pratici: portarle un tè, preparare la cena, occuparsi della bambina.
La sfiducia verso i medici: È comune in chi ha vissuto soprattutto traumi bellici non fidarsi delle autorità o delle istituzioni straniere. Non cerchi di convincerla razionalmente, ma le stia vicino con dolcezza durante le visite, senza sovrastarla.
Infine un consiglio per Lei: si ricordi che Lei non può essere il suo unico psicologo o mediatore. Ad Alessandria penso ci siano consultori e associazioni che si occupano di supporto anche ai profughi ucraini. Spesso parlare con una connazionale o con un mediatore culturale che conosce la sua lingua e la sua cultura può far superare muri che Lei, da solo, non può abbattere.
In questo momento il suo ruolo non è "risolvere il problema", ma essere un porto sicuro. È una tempesta, e come tutte le tempeste, col tempo tenderà a placarsi, ma ora serve solo resistere senza spezzarsi.
Rimango a Sua disposizione se avesse bisogno di approfondire altri aspetti.
Un cordiale saluto.
Dr Claudio Puliatti, psicologo online e in presenza (Roma)
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…