Salve vorrei un vostro parere riguardo a quello che mi turba. Stavo lavando le mani e prendo doversi
Salve vorrei un vostro parere riguardo a quello che mi turba. Stavo lavando le mani e prendo doversi strappo di carta da cucina in totale 4 . Il numero 4 io lo associo ad una notiza che lessi tempo fa dove in un giorno 4 di un mese subì una violenza. Io da allora associo il numero a quella notizia. Fatto sta che io presi in tutto 4 strati e pensai "oddio ne devo prendere un'altro oppure posarne uno" però non lo feci e dissi ( non sono tanto lucide nel ricordro ) se mi deve succedere qualcosa che mi succeda oppure che mi succeda . Intendo propio quello oppure un entuale altra cosa ma mi sono sentita davvero una brutta persona e che io non debba pensare a quello. È stata solo una frase detta in mente e neanche espressa con la voce. Avevo appena avuto una piccola discussione con mia madre (classico tra madre e figlia soprattutto in quasi giovane età). Quindi ho paura che possa accadermi davvero . Mi sento davvero tanto male a riguardo e ci penso sempre.
44 risposte
Cara utente, io non mi fermerei tanto sulla rilevanza del numero 4 o della frase mentale che oggi ti preoccupa quanto sul perchè proprio adesso, nonostante le numerose notizie che avrai ascoltato in passato o gli innumerevoli pensieri sviluppati fino ad oggi, quelli di adesso assumano una forma così ansiogena e preoccupante. Da queste poche paure infatti mi sembra che in questperiodo tu stia sperimentando un importante stato di allerta che ti porta a focalizzarti in modo rimuginativo e catastrofico su stimoli che potenzialmente in passato potevano essere neutri. Sarebbe quindi interessante capire cosa abbia innescato questo stato di insicurezza e allerta in questo periodo e un percorso con un professionista Psicologo potrebbe esserti molto di aiuto in questi termini. Qualora fossi interessata a parlarne puoi pensare di prenotare un primo colloquio: io sono disponibile per sedute online che puoi prenotare direttamente tramite MioDottore, quindi resto a disposizione. Cordialmente, Dott.ssa Sara Torregrossa
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Salve. Un pensiero, anche quando ci spaventa o ci sembra terribile, non ha il potere di far accadere qualcosa nella realtà e non dice nulla sul fatto che lei sia una “brutta persona”. Il collegamento tra il numero 4 e quella notizia è un’associazione che la sua mente ha costruito, non un segnale o una previsione. Cerchi soprattutto di non entrare nel meccanismo di neutralizzare il pensiero prendendo un altro foglio, evitandone uno o cercando continue rassicurazioni: rischierebbe di rafforzare proprio la paura. Se questi pensieri e associazioni diventano frequenti e le provocano molta sofferenza, le consiglio di parlarne con uno psicologo. Dr. Giuseppe Mirabella
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso questa sua preoccupazione. Comprendo perfettamente la sua angoscia: fare brutti pensieri e sentirsi in colpa per averli fatti è un'esperienza molto faticosa e spaventosa. Quello che descrive è un meccanismo molto comune dell'ansia, chiamato "pensiero magico" o "fusione pensiero-azione". In momenti di stress emotivo (come la discussione avuta poco prima con sua madre), la nostra mente può produrre pensieri intrusivi e irrazionali, portandoci a credere che pensare a un evento negativo equivalga a farlo accadere o ad attirarlo. E' fondamentale che lei sappia una cosa: i pensieri non sono azioni, e avere un pensiero, per quanto brutto, non fa di lei una "brutta persona", nè ha il potere magico di far accadere le cose. Naturalmente, non è possibile fare una valutazione approfondita in queste poche righe. Tuttavia, se nota che queste paure e l'associazione con i numeri diventano frequenti e le tolgono serenità, le suggerisco di richiedere un consulto psicologico. In un ambiente sicuro potrebbe imparare a decodificare e gestire questi pensieri senza farsi spaventare. Resto a disposizione, anche per colloqui online. Un caro saluto, Dott.ssa Lara Zinzilli
Buongiorno, da quello che racconta, sembra che si sia creato un collegamento molto forte tra quel numero, la notizia che aveva letto e la paura che possa accaderle qualcosa. Quando siamo particolarmente ansiosi o turbati, può capitare che la mente attribuisca un significato molto intenso a pensieri, numeri o coincidenze che in realtà non hanno il potere di determinare ciò che accadrà. La frase che ha pensato in quel momento non può far succedere qualcosa e, soprattutto, non fa di lei una brutta persona. Mi sembra che ciò che la stia facendo soffrire maggiormente sia il bisogno di tornare continuamente a quel momento, cercando di ricordare esattamente cosa abbia pensato e di avere la certezza che non accadrà nulla. Più che concentrarsi sul contenuto di quella frase, potrebbe essere utile comprendere perché in questo periodo alcuni pensieri riescano a spaventarla così tanto e diventino difficili da lasciare andare. Se questo meccanismo si ripete o le provoca molta sofferenza, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprenderlo e a ritrovare maggiore serenità.
Capisco perché questo episodio possa averla turbata così tanto, soprattutto perché il numero 4 è rimasto associato nella sua mente a un evento traumatico e doloroso. Tuttavia, ciò che è accaduto con i quattro strappi di carta non significa che lei abbia provocato, desiderato o predetto qualcosa di negativo. Può essere utile distinguere tra un pensiero e un'intenzione. Un pensiero che compare nella mente, anche se spiacevole, assurdo o contrario a ciò che realmente desideriamo, non ha il potere di causare gli eventi. Anche il fatto di aver pensato una frase del tipo “se mi deve succedere qualcosa, che mi succeda” non costituisce un desiderio reale né un'azione capace di determinare ciò che accadrà. I pensieri possono comparire automaticamente, soprattutto quando siamo agitati, arrabbiati o preoccupati. Inoltre, il fatto che lei oggi si senta così in colpa e continui a rimuginare sull'episodio mostra proprio quanto quel pensiero sia in contrasto con ciò che desidera realmente. Una persona che non attribuisce importanza a quel pensiero probabilmente non sarebbe così angosciata dal suo significato. Il collegamento tra il numero 4 e quella notizia sembra invece essersi consolidato nella sua mente: quando compare il numero, si attiva immediatamente il ricordo e nasce la paura che quel numero possa avere un significato o che sia necessario “correggere” ciò che sta facendo. In questi casi può essere controproducente cercare continuamente di neutralizzare il pensiero, ripetere mentalmente determinate frasi o controllare se si è fatto qualcosa di “sbagliato”. Questo tende a mantenere viva l'associazione e l'ansia. Provi quindi, per quanto possibile, a trattare quell'episodio semplicemente per quello che è stato: ha preso quattro strappi di carta, ha avuto un pensiero che l'ha spaventata e poi ha continuato la sua attività. Non è necessario modificare ciò che ha fatto, né attribuire a quella frase un significato particolare. E soprattutto, non deve giudicarsi una “brutta persona” per aver avuto un pensiero indesiderato. Non siamo responsabili di ogni pensiero che attraversa la nostra mente; siamo responsabili delle nostre scelte e dei nostri comportamenti. Se però episodi di questo tipo diventano frequenti, se sente il bisogno di evitare numeri, ripetere azioni, controllare mentalmente ciò che ha pensato oppure cerca continuamente rassicurazioni per essere certa che non accadrà qualcosa, sarebbe opportuno parlarne con uno psicologo. Non perché quella frase possa realmente causare qualcosa, ma perché il meccanismo di ansia e rimuginio può diventare molto pesante e merita di essere affrontato adeguatamente. Le mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia
Buonasera, ciò che descrive sembrerebbero comportamenti che cercano di tenere a bada ansie e paure che hanno altre radici. Spesso questi comportamenti e queste idee sono associate ad altre difficoltà che ne causano la comparsa; in genere cambiano "forma" ma non spariscono da sole. Pertanto le suggerisco di rivolgersi ad un professionista per una corretta valutazione del caso e un intervento ad hoc per evitare che la situazione peggiori. Cordiali saluti Dott.ssa Valeria Randisi
Cara utente, capisco quanto quel momento possa averla spaventata e quanto, proprio per questo, continui a tornarci con la mente. Sembra quasi che stia cercando di ricostruire quello che è successo, ricordare le parole precise che ha pensato e capire se abbia fatto qualcosa di “sbagliato”. E più ci pensa, più sembra aumentare la paura. Forse, però, potrebbe provare per un momento a lasciare da parte il numero 4 e la frase esatta che ha pronunciato nella sua mente, per chiedersi qualcosa di più semplice: “Che cosa mi fa così tanta paura di questa situazione?” Lei racconta di aver associato quel numero a una storia di violenza che aveva letto tempo prima. Non possiamo sapere perché proprio quella notizia sia rimasta così impressa dentro di lei, ma potremmo domandarci cosa l'abbia colpita così profondamente. Forse la paura che qualcosa di brutto possa accadere improvvisamente? La sensazione di non poterlo controllare? Oppure qualcosa di completamente diverso, che può conoscere soltanto lei. Mi colpisce anche quando dice di essersi sentita “una brutta persona”. Forse questa è una parte importante della sua sofferenza. Perché aver avuto quel pensiero la fa sentire cattiva? Che cosa teme che quel pensiero dica di lei? A volte possiamo spaventarci molto non soltanto per quello che pensiamo, ma per il significato che diamo al fatto di averlo pensato. E allora forse la domanda potrebbe diventare: “Perché sento di dover controllare così tanto anche ciò che passa nella mia mente?” oppure “Cosa temo possa succedere se non riesco a farlo?” Non abbiamo bisogno di trovare subito una risposta. Alcune paure hanno bisogno prima di tutto di essere ascoltate e conosciute, soprattutto quando diventano così grandi da farci stare male anche molto tempo dopo che una situazione è finita. Se le capita spesso di rimanere bloccata su pensieri simili, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo, portando esattamente ciò che ha raccontato qui, anche la vergogna e la paura che prova. Non per sentirsi dire che non dovrebbe pensarci, ma per cercare insieme di capire che cosa c'è dietro una paura che sembra essere diventata così forte dentro di lei. Con cura, Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Buonasera, da quello che descrive non parlerei subito di diagnosi, ma si riconosce un funzionamento ossessivo, con pensieri ossessivi e pensiero magico. Il punto non è il numero 4 in sé. Dopo quella notizia, quel numero è diventato per lei un segnale di pericolo. Quando ha preso quattro strappi di carta, la mente ha costruito un’associazione: “quattro uguale rischio”. Da qui il bisogno di correggere il gesto, prendendo un altro foglio o posandone uno. Questo è il meccanismo ossessivo: un elemento neutro diventa carico di significato e la persona sente il bisogno di neutralizzarlo con un piccolo rituale. Il rituale, però, non risolve l’ansia. La contiene per poco, dà l’illusione di controllare il pericolo, ma poi il dubbio ritorna. Nel suo caso, non avendo corretto il gesto, è arrivato il giudizio: “sono una brutta persona per aver pensato questa cosa”. Qui il problema si sposta dalla paura alla colpa. Un pensiero non è un’azione. Una frase che passa nella mente, soprattutto dopo una discussione o in un momento di tensione, non significa che lei voglia davvero che accada qualcosa. La piccola discussione con sua madre potrebbe non essere irrilevante. A volte una rabbia molto controllata, soprattutto quando riguarda figure affettivamente importanti, non viene riconosciuta direttamente e si sposta su un dettaglio apparentemente assurdo: un numero, un gesto, una frase mentale. In questo modo la mente non si occupa più della rabbia, ma del rituale e della colpa. Non è il numero 4 che deve preoccuparla. Il numero 4 è diventato il luogo dove la sua mente ha depositato una paura. Il lavoro terapeutico non consiste nel rassicurarla mille volte che “non succederà nulla”, perché la mente ossessiva non si calma davvero con le rassicurazioni. Consiste piuttosto nel riconoscere la ruminazione dei pensieri, darle un significato e riportarla all’esperienza concreta da cui probabilmente nasce: un’emozione, una rabbia, una paura, una tensione che non riesce ancora a essere vissuta direttamente. È bene iniziare una terapia per ridurre le tensioni e diventare consapevole dei movimenti psichici che alimentano il pensiero ossessivo. Dott. Francesco Paolo Coppola Psicologo e Psicoterapeuta
Buongiorno, capisco quanto possa essere angosciante ritrovarsi a ripensare continuamente a una frase detta soltanto nella propria mente e arrivare a temere che, proprio per averla pensata, possa succedere davvero qualcosa di brutto. Quando un pensiero ci spaventa molto, infatti, può assumere un peso enorme e sembrare quasi più concreto di quanto sia realmente. La prima distinzione importante è proprio questa: pensare una frase non significa provocare un evento. Nel suo caso sembra essersi creato un collegamento tra il numero 4 e una notizia particolarmente spiacevole che aveva letto tempo fa. Da quel momento il numero non è più rimasto semplicemente un numero, ma ha iniziato ad assumere un significato minaccioso. Quando poi si è accorta di aver preso quattro strappi di carta, è comparsa immediatamente l'idea che fosse necessario correggere quella situazione prendendone un altro oppure rimettendone uno a posto. Questo passaggio è molto importante. Da una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe utile osservare come si sviluppa il meccanismo. Compare il numero 4, la mente lo collega alla notizia, arriva la sensazione di pericolo e nasce l'impulso di fare qualcosa per annullare o correggere quella coincidenza. Se lei prendesse sempre un quinto pezzo di carta per tranquillizzarsi, probabilmente proverebbe un sollievo immediato. Ma proprio quel sollievo potrebbe rafforzare l'idea che il numero 4 fosse davvero pericoloso e che fosse necessario intervenire. La volta successiva la paura sarebbe quindi ancora più credibile. È significativo che questa volta lei non abbia corretto il numero. Il problema è che subito dopo la mente sembra aver trovato un nuovo motivo per spaventarla: la frase "se deve succedermi qualcosa, che succeda". A quel punto probabilmente il pensiero è diventato: "perché ho detto una cosa simile? E se adesso succedesse davvero? Che persona sono per averlo pensato?". È qui che il pensiero iniziale può diventare molto più pesante. Una frase mentale pronunciata in un momento di tensione, esasperazione o semplicemente nel tentativo di opporsi a una paura non rappresenta necessariamente ciò che desidera veramente. La mente produce continuamente parole, immagini e pensieri che non corrispondono alle nostre intenzioni. Il fatto che lei sia così turbata da quella frase, anzi, suggerisce proprio che le attribuisce un significato fortemente contrario a ciò che desidera. Sarebbe però poco utile cercare di convincersi cento volte che "non succederà niente". Potrebbe sentirsi meglio per qualche minuto, ma poi potrebbe arrivare un nuovo dubbio: "e se invece questa volta fosse diverso?", "e se l'ho pensato con troppa convinzione?", "e se il fatto che non ricordo perfettamente la frase significasse qualcosa?". Anche il fatto che dica di non ricordare precisamente le parole è interessante. Potrebbe essere iniziato un tentativo di ricostruire mentalmente la scena per stabilire esattamente cosa abbia pensato e con quale intenzione. Questo tipo di ricerca può diventare molto faticoso. Più cerca di ricordare con assoluta precisione, più aumenta l'incertezza. E più aumenta l'incertezza, più sente il bisogno di pensarci ancora. Potrebbe essere utile provare a non risolvere completamente quel dubbio. Non deve stabilire se abbia pensato esattamente "che mi succeda" oppure "se deve succedere, succeda". Può riconoscere semplicemente: "ho avuto un pensiero che mi ha spaventata". E lasciarlo lì. Il punto non è dimostrare che quel pensiero fosse buono, cattivo, giusto oppure sbagliato. È riconoscere che un pensiero non ha il potere di produrre la realtà. Anche l'associazione tra un numero e un evento tragico può essere compresa allo stesso modo. La mente umana è molto brava a costruire collegamenti. Se un numero viene associato a qualcosa che ci ha colpito emotivamente, può diventare difficile incontrarlo senza ricordare quell'evento. Ma il collegamento esiste nella sua memoria, non nel numero. Il numero 4 non contiene quella notizia e non aumenta la probabilità che qualcosa di simile accada. Potrebbe essere importante anche evitare di modificare progressivamente le proprie azioni per sentirsi più sicura. Se inizia a evitare il numero 4, contare gli oggetti, aggiungerne uno, sottrarne uno oppure controllare che certe quantità non compaiano, il rischio è che quella regola diventi sempre più forte. All'inizio riguarda quattro fogli di carta. Poi potrebbe riguardare quattro messaggi, quattro passi, un orario, una data o qualsiasi altra situazione nella quale compare quel numero. Per questo sarebbe utile, con gradualità, imparare a tollerare il disagio senza dover necessariamente correggere la situazione. Non con l'obiettivo di provocarsi paura, ma per imparare qualcosa di diverso: "posso vedere quel numero, provare disagio e non dover fare nulla per neutralizzarlo". Mi sembra inoltre importante la frase "mi sono sentita davvero una brutta persona". Qui il problema non è più soltanto la paura che accada qualcosa, ma il giudizio su di sé. Avere un pensiero spiacevole non rende una persona cattiva. La mente non è un luogo nel quale possiamo autorizzare soltanto pensieri gentili, razionali e coerenti. Può produrre frasi assurde, aggressive, superstiziose, spaventose oppure completamente contrarie ai nostri valori. Ciò che pensa involontariamente non definisce chi è. Potrebbe essere utile chiedersi anche se questa modalità le capita in altri ambiti. Per esempio se associa altri numeri, parole o gesti a conseguenze negative, se sente spesso il bisogno di fare qualcosa "nel modo giusto" per evitare che succeda qualcosa oppure se tende a ripensare a lungo a frasi e pensieri chiedendosi che cosa significhino su di lei. Se riconosce che questo tipo di meccanismo si presenta frequentemente e occupa molto spazio nelle sue giornate, sarebbe davvero utile parlarne con uno psicologo, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non perché attraverso questo episodio sia possibile attribuirle un'etichetta, ma perché sarebbe importante comprendere perché alcuni pensieri acquisiscano così tanto potere, quali schemi si attivino quando teme una conseguenza e che cosa faccia per cercare di ottenere sicurezza. Un percorso potrebbe aiutarla anche a ridurre progressivamente il bisogno di neutralizzare i pensieri e ad accettare che la mente possa produrre qualcosa di sgradevole senza che sia necessario controllarlo, correggerlo o attribuirgli un significato speciale. Nel frattempo cercherei soprattutto di non continuare a ricostruire mentalmente quella scena. È successo che ha preso quattro pezzi di carta, ha avuto un pensiero che l'ha spaventata e oggi la sua mente continua a chiedere una certezza assoluta sul fatto che non abbia significato nulla. Potrebbe provare a rispondere in modo diverso: "Non devo risolvere questo pensiero. È un pensiero, non una previsione". Probabilmente all'inizio non sentirà immediatamente sollievo. Anzi, potrebbe esserci ancora ansia. Ma l'obiettivo non è ottenere subito tranquillità. È smettere gradualmente di alimentare il meccanismo che trasforma una semplice associazione mentale in qualcosa che sembra avere potere sulla realtà. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno i traumi riaffiorano anche da piccoli episodi. Per lei il 4 ha una valenza traumatica evidentemente non superata. Ovviamente non c'è nessun evento che debba necessariamente accadere. Si chiama profezia che si autoavvera ma in realtà andiamo a cercare elementi che sostengano il nostro pensiero in modo da dirci che quello che si pensa si realizza. Credo cha sia indispensabile parlare con un esperto per esperire il trauma. Saluti. Dott.ssa Sara Rocco
Buongiorno, quello che descrive può succedere, non è così raro come pensiamo. Possiamo definirlo come una situazione di fusione fra pensiero e azione. È la sensazione che aver pensato una cosa la renda in qualche modo più possibile/fattibile, o che pensarla ci possa descrivere in modo maggiormente negativo(se penso/faccio così sono una cattiva persona). La mente di tutti produce ogni giorno decine di pensieri assurdi, sgradevoli, superstiziosi: la differenza sta nel peso che gli diamo dopo. Quando un pensiero ci spaventa, la reazione naturale è cercare di eliminarlo/coprirlo. La conseguenza ricade poi nel controllare, rifare il gesto, cercare rassicurazione, tornarci sopra per capire se ci credevamo davvero. Ed è proprio lì che il pensiero si rinforza, perché ogni tentativo di sistemarlo conferma alla mente che era importante. Per questo torna, e più ci impegnamo e più facciamo fatica a "toglierlo di dosso". Noto anche che si sta giudicando --> "mi sono sentita davvero una brutta persona". I pensieri intrusivi non sono desideri e non ci definiscono, dicono solo che la sua mente ha fatto un collegamento. Il fatto che sia arrivato subito dopo una discussione con sua madre non è un dettaglio: questi pensieri si presentano molto più facilmente quando siamo già attivati emotivamente. Cosa può provare da ora --> Noti che c'è, lo lasci stare, e torni a quello che stava facendo, anche se la sensazione sgradevole resta lì per un po'. All'inizio costa più fatica che dargli retta, ma è quello che con il tempo lo fa sbiadire. Se invece causa un importante rallentamento o impedimento per la sua normale routine e quotidianità, allora vale la pena parlarne con uno psicologo: su questo tipo di funzionamento si lavora bene e in tempi ragionevoli. Un caro saluto, Alberto Baldotto
Ciao, da quello che racconti mi colpisce soprattutto quanta paura e senso di colpa tu stia provando. Non credo che il problema sia il numero 4 in sé o quella frase pensata nella tua mente: quando siamo molto in ansia, il cervello tende a collegare eventi, numeri o simboli a ricordi dolorosi e può farci sentire come se un pensiero avesse il potere di far accadere qualcosa. Avere un pensiero del tipo "se deve succedere, succeda" non ti rende una brutta persona. I pensieri, soprattutto quelli intrusivi, non sono intenzioni né desideri e non hanno il potere di provocare gli eventi. Mi chiederei piuttosto cosa stava succedendo dentro di te in quel momento: avevi appena discusso con tua madre, eri probabilmente agitata, e forse quell'ansia ha trovato un appiglio in quel numero che per te porta un significato molto forte. Se questo timore ti accompagna spesso, ti fa modificare i gesti quotidiani o ti porta a rimuginare a lungo, parlarne con uno psicologo può essere davvero utile: non perché tu sia "strana", ma perché meriti di vivere con meno paura e più libertà. Ti mando un pensiero di vicinanza: non sei sola in quello che stai vivendo.
Capisco quanto possa essere angosciante sentirsi responsabili di qualcosa solo per averlo pensato, soprattutto quando quel pensiero si aggancia a un numero che per te ha assunto un significato così doloroso. In una prospettiva cognitivo-costruttivista, però, è importante distinguere il pensiero dall'intenzione e dalla realtà: un pensiero, anche se spiacevole o formulato in un momento di rabbia o agitazione, non è un desiderio né può determinare ciò che accadrà. Probabilmente il problema non è tanto quella frase, quanto il significato che successivamente hai iniziato ad attribuirle: “L'ho pensato, quindi potrebbe succedere” o “Sono una brutta persona perché l'ho pensato”. È proprio questo legame che può alimentare l'ansia e portarti a controllare continuamente ciò che hai pensato o detto. Cercare di neutralizzare il pensiero o ottenere la certezza assoluta, però, rischia di mantenerlo vivo. Potrebbe essere utile lavorare con uno psicologo per comprendere come e perché alcuni pensieri assumano per te un significato così minaccioso, imparando gradualmente a lasciarli passare senza doverli correggere o neutralizzare.
Buonasera, ciò che lei sta raccontando rischia di avvicinarsi a dei pensieri ossessivi. Può essere conveniente che lei crchi di allontanarsi da questi pensieri che si possono considerare magici. Il consiglio è cercare subito di mettere un limite, prima che le invadano la vita. Spesso nascondono delle preoccupazioni di fondo o dei sensi di colpa. Se ha bisogno di aiuto sono disponibile, anche online. Saluti Dario Martelli
Gentile Amica, sta soffrendo molto. Per questo vorrei essere molto diretto con lei: sembra proprio che lei stia soffrendo di un disturbo ossessivo-compulsivo. E' una condizione che ci fa sentire perennemente in ansia per gli esiti catastrofici delle nostre azioni, anzi spesso per azioni che NON abbiamo fatto. La cattiva notizia è che fa stare davvero molto male, la buona notizia, anzi le buone notizie, sono che 1) è curabile; 2) nessuno dei pensieri catastrofici che sta facendo è in alcun modo vero. La invito a rivolgersi ad un terapeuta cognitivo-comportamentale. Vedrà che potrà alleggerirsi da questi pesi che le impediscono di vivere più serenamente. con i migliori auguri, dr. Ventura
Non sei una brutta persona. Visto che dici di pensarci sempre e che ti fa stare molto male, ti consiglio di parlarne con uno psicologo/psicoterapeuta, che possa aiutarti a spezzare questo circolo di paura e pensieri. Ciao
Gentile Utente, quello che descrive sembra averla spaventata molto, soprattutto perché ha attribuito a quel numero e alla frase comparsa nella sua mente il potere di poter determinare ciò che le accadrà. Vorrei rassicurarla su un punto importante: **un pensiero non provoca un evento e non rappresenta un desiderio soltanto perché è comparso nella nostra mente**. Aver preso quattro strappi di carta o aver pensato una determinata frase non aumenta la probabilità che possa accaderle qualcosa di brutto. Mi soffermerei però sul bisogno che ha sentito immediatamente dopo: prendere un altro strappo oppure toglierne uno per neutralizzare quella sensazione. È comprensibile cercare rassicurazione quando siamo spaventati, ma questi piccoli rituali possono finire per attribuire ancora più importanza al pensiero: *"Se devo fare qualcosa per annullarlo, allora forse era davvero pericoloso."* E il circolo ricomincia. Anche il fatto che ora cerchi di ricordare esattamente quali parole abbia pensato sembra appartenere allo stesso tentativo di raggiungere una certezza assoluta. Più che domandarsi *"E se succedesse davvero?"*, proverei quindi a chiedersi: **"Perché questo pensiero mi spaventa così tanto da sentire il bisogno di neutralizzarlo?"**. Se episodi simili si ripetono – numeri, parole o pensieri che sente di dover controllare, annullare o analizzare continuamente – potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo. Non perché quei pensieri siano pericolosi, ma perché l'ansia che producono merita di essere compresa e alleggerita. Un pensiero può attraversare la nostra mente senza definire chi siamo e senza diventare realtà. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa
Salve, comprendo quanto questo episodio possa averla turbata, soprattutto perché ha finito per attribuire a una frase pensata in un momento di agitazione un possibile significato negativo. Da quanto descrive, però, è importante distinguere un pensiero o una frase mentale da un'intenzione reale. Il fatto di aver pensato “se mi deve succedere qualcosa, che mi succeda” non significa affatto desiderare che accada qualcosa di brutto, né tantomeno può provocarlo. I pensieri, anche quando sono spiacevoli, assurdi o apparentemente “sbagliati”, non hanno il potere di causare gli eventi. Sembra inoltre che il numero 4 sia diventato per lei uno stimolo particolarmente carico di significato a seguito della notizia che aveva letto. Da quel momento può essersi instaurata un'associazione automatica: compare il numero 4 → emerge il ricordo della notizia → aumenta l'ansia → nasce il timore che quel numero possa essere un “segno” o un presagio. In condizioni di ansia, la mente tende proprio a cercare collegamenti e significati anche laddove non esiste un rapporto causale. Anche il fatto che la frase sia comparsa dopo una discussione con sua madre può averla resa ancora più preoccupante ai suoi occhi, ma non c'è alcun nesso per cui una frase pensata durante un momento di rabbia o dispiacere possa determinare ciò che accadrà in futuro. Non è una colpa e non la rende una “brutta persona”. Quello che invece merita attenzione è il fatto che continui a ripensare all'episodio, a sentirsi in colpa e a cercare rassicurazioni sul suo significato. Quando un pensiero viene vissuto come pericoloso e si cerca continuamente di neutralizzarlo, verificarlo o capire “se potrebbe davvero succedere”, il pensiero può diventare progressivamente più intrusivo e alimentare l'ansia. Cerchi quindi, per quanto possibile, di non attribuire al numero 4 o a quella frase un significato predittivo e di non sottoporsi continuamente a controlli mentali per stabilire se abbia “pensato la cosa giusta”. Il pensiero può semplicemente essere lasciato passare, senza doverlo correggere né combattere. Se questa preoccupazione è frequente, se sente il bisogno di controllare, evitare determinati numeri o situazioni, oppure se questi pensieri interferiscono con la sua serenità quotidiana, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa comprendere meglio l'origine di questi pensieri e aiutarla a gestirli senza esserne condizionata. Un caro saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve, da quello che dice ha subito un grave evento traumatico che probabilmente ancora è presente nella sua vita quotidiana. Probabilmente sarebbe il caso di approfondire questo evento traumatico e successivamente iniziare a vivere la quotidianità lontana da rituali che probabilmente non la mettono in grado di vivere serenamente. Cordialmente
Gentile utente, capisco che questa esperienza l'abbia spaventata molto e che si senta anche in colpa. Quelli che descrive assomigliano a pensieri intrusivi: possono comparire quando si è in ansia o sotto stress, e il fatto di averli non significa volerli e non significa far accadere qualcosa. In quadri come questo, spesso il problema non è il pensiero in sé, ma la paura che gli si attribuisce e i tentativi di neutralizzarlo mentalmente, che finiscono per mantenerlo attivo. In questi casi per stare meglio si lavora su questo meccanismo, senza giudicare il contenuto del pensiero e senza dargli un potere che non ha. Se questi pensieri tornano spesso, la fanno stare molto male o la portano a evitare situazioni o fare rituali mentali, è utile approfondirli in modo strutturato, perché esistono trattamenti efficaci. Spero di aver risposto adeguatamente alla sua domanda, rimango a disposizione in caso volesse approfondire, un caro saluto
Caro/a, comprendo quanto possa essere angosciante sentirsi responsabili per un pensiero che ci ha spaventati così tanto. Quello che descrivi può accadere quando l’ansia porta a collegare **numeri, pensieri ed eventi** tra loro, fino a farci temere che un pensiero possa “far succedere” qualcosa. Si tratta di un meccanismo che può rientrare nei **pensieri intrusivi e nel pensiero magico**. È importante ricordare che **un pensiero non è un desiderio, un’intenzione né una previsione del futuro**. Il fatto che quel pensiero ti abbia fatto stare così male dice già molto su quanto fosse lontano da ciò che realmente desideri. Cerca, inoltre, di non ripercorrere continuamente ciò che hai pensato o detto mentalmente per capire se “significasse qualcosa”: questo può mantenere viva l’ansia. Se questi pensieri diventano frequenti e ti portano a cercare continuamente rassicurazioni, parlarne con uno psicologo o psicoterapeuta può aiutarti a comprenderli e a non sentirti più in balia di essi. Un abbraccio, dott.ssa Veronica De Iuliis
Da ciò che racconta, sembra che il numero 4 sia diventato per lei un elemento associato a una notizia traumatica e che da lì si sia attivato un pensiero molto angosciante, come se aver pensato una frase potesse far accadere davvero qualcosa. Questo tipo di meccanismo può comparire nell’ansia e nei pensieri intrusivi: la mente attribuisce un potere eccessivo a numeri, frasi o immagini mentali, anche quando non c’è un reale legame causa-effetto. Pensare qualcosa, anche di brutto o spaventoso, non significa volerlo né farlo accadere. Il fatto che lei si senta in colpa e ci pensi continuamente indica però che questa paura la sta facendo soffrire molto. Sarebbe importante iniziare un supporto psicologico online o in presenza, per comprendere meglio questi pensieri, ridurre il senso di colpa e imparare a non restare intrappolata nel bisogno di controllarli o neutralizzarli. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli
Salve, la ringrazio per la fiducia. Ciò che descrive, in ottica cognitivo-comportamentale, richiama pensieri intrusivi tipici del pensiero magico e delle dinamiche ossessive: la mente associa un elemento neutro (il numero 4) a un significato catastrofico, generando ansia e senso di colpa. Non definiscono la sua identità, sono meccanismi cognitivi modificabili. Un percorso terapeutico, con ristrutturazione cognitiva ed esposizione, può aiutarla. Le consiglio di rivolgersi a un professionista per una valutazione. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, i suoi pensieri sembrerebbero intrusivi al pari di quanto una persona sia affetta da un disturbo ossessivo. Si apra alla possibilità di consultare uno specialista per una valutazione diagnostica. Potrebbe stabilire la strada da intraprendere per poter star meglio. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, Posso comprendere quanto questo pensiero e il senso di colpa che ne è derivato stiano pesando sul suo benessere emotivo in questo momento. Quello che descrive è un'esperienza molto intensa, caratterizzata da un meccanismo psicologico ben preciso che spesso si attiva nei momenti di maggiore vulnerabilità emotiva. Quando ci troviamo a fare i conti con un ricordo doloroso e traumatico del passato, come la notizia di una violenza subita in una determinata data, la nostra mente tende a mettere in atto strategie di controllo e a caricare alcuni elementi. È un modo che il cervello utilizza, seppur inefficace, per cercare di mantenere alta la guardia e prevenire il pericolo. Spesso, in quei momenti di fragilità, si cade nella trappola del pensiero magico, arrivando a temere che una frase formulata solo mentalmente possa avere il potere di avverarsi o di punirci per averla pensata. Quando il peso di questi pensieri e dei ricordi associati diventa così faticoso da gestire in solitudine, fermarsi a riflettere sulla possibilità di intraprendere un percorso psicologico può diventare uno spazio prezioso e sicuro. Avere un luogo dedicato in cui poter elaborare questi vissuti senza il timore di essere giudicata permette di alleggerire il carico emotivo e di trovare nuove strategie per prendersi cura di sé in modo profondo. Resto a disposizione, Dottoressa Gloria Giacomin
Buongiorno. Se questi pensieri che ha li sente sempre più presenti, invalidanti ed intrusivi le consiglierei di prendere in considerazione la possibilità di parlarne con un professionista della salute mentale (psicoterapeuta e/o psichiatra) in modo da iniziare a prendersi cura di questo suo disagio
Salve. Capisco quanto possa averla spaventata questo episodio, soprattutto perché il pensiero è rimasto agganciato alla paura che possa davvero accadere qualcosa di brutto. E vorrei rassicurarla su un punto importante: aver pensato una frase del genere, anche se in quel momento le è sembrata molto significativa, non significa desiderare che accada qualcosa né può causare ciò che teme. Quando siamo ansiosi, può capitare di attribuire un significato particolare a numeri, parole o piccoli gesti e poi sentirci responsabili per averli pensati o compiuti in un determinato modo. Il fatto che lei continui a ripensarci, cercando di capire esattamente cosa abbia pensato o detto, rischia però di alimentare ulteriormente il ciclo dell'ansia. Non è necessario stabilire se quella frase fosse formulata in un modo o nell'altro, né “rimediare” prendendo un altro pezzo di carta o facendo qualcosa di diverso. Un pensiero rimane un pensiero: non è una previsione, una volontà o una promessa. Cerchi quindi, quando il pensiero torna, di non mettersi a controllare mentalmente ciò che è successo per trovare la certezza di non aver fatto nulla di male. Può semplicemente riconoscere: “È un pensiero che mi spaventa, ma non significa che accadrà qualcosa” e lasciarlo passare, anche se inizialmente l'ansia rimane. Soprattutto, non si giudichi come una “brutta persona” per un pensiero comparso in un momento di agitazione. La nostra mente può produrre pensieri assurdi, spiacevoli o indesiderati senza che questi dicano chi siamo. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Salve, da quanto riporta, ritengo sarebbe importante affrontare l'argomento cominciando un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a gestire al meglio ciò che le è accaduto in passato e ciò che le sta accadendo ora prima che si consolidino dinamiche di disagio che la portino ad un periodo ancora più difficile. Saluti. Dr. Francesco Rossi.
Buon pomeriggio carissima, comprendo quanto possa averla spaventata ciò che è successo e soprattutto quanto possa essere difficile convivere con il timore che un pensiero o una frase “detta nella propria mente” possano avere delle conseguenze reali. Vorrei però rassicurarla su un punto importante: un pensiero non è un'intenzione e non è una previsione di ciò che accadrà. Il fatto di aver preso quattro strappi di carta, di aver associato quel numero a una notizia dolorosa e di aver formulato mentalmente quella frase non significa aver desiderato che accadesse qualcosa, né può causare ciò che teme. Quando siamo spaventati da un pensiero, è molto facile iniziare a ripercorrerlo mentalmente: “Cosa ho detto esattamente? Lo pensavo davvero? Avrei dovuto prendere un altro pezzo? E se fosse successo perché non l'ho fatto?” Il problema è che più cerchiamo di ricostruire perfettamente l'episodio e di ottenere la certezza che “non significhi nulla”, più quel pensiero può acquistare importanza e tornare a tormentare. Anche il fatto che lei oggi si senta molto in colpa non dimostra che sia una persona cattiva. Al contrario, sembra mostrare quanto sia importante per lei non fare del male e quanto la spaventino determinate possibilità. Provi, per quanto possibile, a non trasformare quell'episodio in una prova da analizzare continuamente. Non è necessario stabilire con assoluta precisione quali parole abbia pensato o se avrebbe dovuto prendere il quinto pezzo di carta. È stato un pensiero in un momento di agitazione, non un atto capace di determinare il futuro. Quando il pensiero torna, invece di cercare una nuova rassicurazione, può provare semplicemente a riconoscerlo: “Sto avendo paura che quel pensiero possa significare qualcosa. È una paura, non una previsione.” E poi riportare gradualmente l'attenzione a ciò che stava facendo. Il fatto che continui a pensarci e che questo le provochi molta sofferenza merita comunque attenzione, non perché il pensiero possa causare ciò che teme, ma perché lei non dovrebbe essere costretta a vivere continuamente sotto il peso di questi dubbi e dei sensi di colpa. Un caro saluto Dott.ssa Ilaria Redivo
Gent.ma, sarebbe opportuno potesse contattare uno specialista e riportare direttamente questi suoi pensieri e le esperienze vissute, così da poter capire meglio di cosa si tratta. Molto probabilmente, un lavoro psicoterapeutico potrebbe aiutarla a risolvere le sue paure e angosce. SG
Sinceramente non penso debba preoccuparsene. Questo comportamento mi sembra sintomatico di un disturbo d'ansia, ma la possibilità che fare qualcosa con il numero 4 conduca ad accadere qualcosa di brutto è da escludere, e invece la reiterazione (o non reiterazione) di un numero specifico potrebbe indicare anche altri disturbi, anche se in forma lieve. Sicuramente la rassicuro nello stare tranquilla che difficilmente qualcosa di brutto capiterà solo per aver utilizzato il numero 4 in qualcosa di comune, ma le suggerisco di provare a sentire uno specialista per questo problema d'ansia e magari cominciare un percorso di psicoterapia, o anche solo di sostegno psicologico, per lavorare su di esso e non farsi condizionare.
Buongiorno, comprendo il disagio che le sta causando questo episodio, soprattutto per il collegamento che ha stabilito tra il numero 4 e quella notizia. Il fatto di aver pensato una determinata frase in un momento di agitazione non significa che ciò che ha pensato possa verificarsi, né che lei abbia realmente desiderato che accadesse. Un pensiero rimane un pensiero, anche quando viene vissuto con paura o senso di colpa. Questo tipo di timore potrebbe occupare molto spazio nella sua quotidianità,e perciò può essere opportuno parlarne con uno psicologo, per approfondire quanto sta vivendo e trovare un modo per gestire il disagio. Cordialmente, Dott.ssa Elisa Fiora
Buongirono, Capisco quanto questo pensiero la stia facendo soffrire e quanto possa essere faticoso convivere con la sensazione di aver attirato su di sé qualcosa di terribile solo per aver pensato una frase. Voglio rassicurarla subito su un punto fondamentale: i pensieri non hanno il potere di modificare la realtà o di far accadere eventi negativi. Quello che ha vissuto al lavandino è un classico meccanismo in cui la mente associa un numero (in questo caso il 4) a un pericolo, creando l'illusione che una semplice azione quotidiana o un pensiero involontario possano scatenare una conseguenza reale. Ciò che potrebbe essere accaduto subito prima è significativo. Lei ha menzionato una discussione con sua madre. Spesso, quando proviamo rabbia o frustrazione verso una persona cara, la nostra mente può spaventarsi di quelle emozioni negative e "trasformarle" in un forte senso di colpa o in pensieri di autocondanna. La frase che le è passata per la testa non era un desiderio reale, ma una reazione emotiva a caldo, un modo in cui la tensione accumulata si è sfogata in un momento di fragilità. Pensare qualcosa non equivale a volerlo, né tantomeno a farlo accadere. Non è una "brutta persona" per aver avuto un pensiero intrusivo o una provocazione mentale dettata dal momento. Per aiutarla a gestire questi momenti, provi a considerare questi piccoli passi come separare il pensiero dai fatti, riconoscere l'origine emotiva degli stessi e soprattutto non colpevolizzarsi per le emozioni che emergono. Provi a guardarsi con più benevolenza. La sua mente sta solo cercando di gestire un momento di tensione, ma lei è al sicuro e i suoi pensieri non possono farle del male. Qualora i pensieri persistessero, può sempre considerare di rivolgersi ad un professionista che possa darle supporto. Resto a disposizione e la saluto cordialmente. Dott.ssa Michelle Borrelli
Voglio rassicurarla immediatamente: lei non è affatto una brutta persona. Quello che ha sperimentato ha un nome clinico ben preciso e si chiama "fusione pensiero-azione". È un tipico "scherzo" che ci fa la nostra mente quando siamo sotto stress (come subito dopo una litigata con la mamma), facendoci credere che pensare a una cosa brutta equivalga ad avere il potere magico di farla accadere. I pensieri sono solo eventi mentali, non sono profezie né calamite per la sfortuna. Le dirò di più: il fatto che lei abbia resistito all'impulso di prendere un altro foglio di carta o di posarne uno, dicendosi in qualche modo "se deve succedere, succeda", è stata in realtà una reazione coraggiosa! Senza saperlo, ha interrotto la compulsione, dimostrando alla sua mente che non ha bisogno di assecondare quell'ansia irrazionale per andare avanti. Non si senta in colpa per come lavora la mente quando è stanca o tesa. Se questi pensieri dovessero continuare a spaventarla, attraverso un percorso psicologico mirato possiamo utilizzare delle strategie cognitive pratiche per imparare a "sganciare" queste paure e togliere loro tutto questo peso. Un caro saluto, dott. Christopher Gallo
Io le consiglio vivamente di rivolgersi ad uno psicologo/a per poter parlare e capire questi pensieri che la turbano. Le sara' di grande aiuto
Buongiorno, mi dispiace molto per quello che ho appena letto, una violenza si configra come un trauma che mette in tilt il nostro sistema e spesso ci porta a modalità disfunzionali nella vita quotidiana per far fronte a quel dolore, forse si tratta di un pensiero ossessivo e di una compulsione, credo che tutto questo debba essere analizzato e trattato con massima cautela. Resto a disposizione e le auguro una buona giornata
Gentile utente, ciò che descrive sembra inserirsi nel meccanismo dei pensieri intrusivi e delle associazioni tipiche dell’ansia o delle dinamiche ossessive: il fatto che abbia associato il numero 4 a un evento traumatico ha fatto sì che quel numero acquisisse per Lei un significato particolare, ma questo non gli conferisce alcun potere reale. La frase che ha formulato mentalmente non può causare l’evento che teme e non significa che Lei lo desideri o lo abbia “chiamato”. È un po’ come quando, pensando intensamente “non devo inciampare”, improvvisamente diventiamo consapevoli di ogni passo: l’attenzione aumenta la sensazione di pericolo, ma non crea il pericolo. Anche il fatto che continui a chiedersi se abbia pensato la frase “nel modo giusto” può alimentare il problema, perché la mente cerca una certezza assoluta che in questo ambito non può ottenere. Non cerchi quindi di neutralizzare il pensiero prendendo un quinto pezzo di carta, ripetendo la frase correttamente o verificando continuamente ciò che ha pensato: può lasciare che il pensiero rimanga semplicemente un pensiero e proseguire ciò che stava facendo. Il disagio che prova non dimostra che sia una cattiva persona; anzi, spesso proprio il forte contrasto tra il contenuto del pensiero e i propri valori genera tanta sofferenza. Se questi episodi sono frequenti o la portano a modificare le Sue azioni per evitare conseguenze temute, sarebbe consigliabile parlarne con uno psicologo, preferibilmente esperto di disturbo ossessivo-compulsivo, per imparare a interrompere questo circolo.
Capisco perché questo episodio ti abbia spaventata così tanto, soprattutto perché quel numero è ormai associato nella tua mente a una notizia molto dolorosa. Quando qualcosa ci colpisce o ci spaventa, il cervello può creare associazioni molto forti anche tra elementi che, razionalmente, non hanno alcun legame tra loro: in questo caso il numero 4 e quella notizia. Quando poi ti trovi davanti a quel numero, la mente lo riconosce come “importante” e può attivare automaticamente pensieri del tipo “E se significasse qualcosa? E se avessi fatto la cosa sbagliata?”. È un meccanismo di allarme, non un'intuizione o una previsione. Anche il bisogno di ripensare a quelle parole, cercando di ricordare esattamente cosa hai pensato e se avresti dovuto prendere un altro pezzo di carta, può essere un tentativo della mente di ottenere la certezza che non possa succedere nulla. Il problema è che più cerchiamo questa certezza, più il dubbio tende a tornare. Vorrei quindi rassicurarti su una cosa: un pensiero non è un desiderio, una profezia e non può causare ciò che temi. Non hai fatto nulla di male e non hai “invocato” qualcosa. Quando il pensiero ritorna, invece di cercare di ricostruire l'episodio o neutralizzarlo con altri pensieri, puoi provare a dirti: “È la mia mente che sta collegando due cose perché è spaventata. Non devo risolvere questo dubbio.” E lasciare che il pensiero passi.
Buongiorno, dal suo racconto emerge che il numero 4 ha assunto per lei un significato particolare, perché lo ha associato a un episodio di violenza di cui parla nel suo messaggio. Da quel momento, incontrare quel numero sembra riattivare in lei paura e preoccupazione. Nell'episodio che descrive, infatti, dopo aver preso quattro strappi di carta ha sentito il bisogno di prenderne un altro o di toglierne uno e, quando ha deciso di non farlo, le è passata per la mente una frase che successivamente l'ha fatta stare molto male. È importante distinguere però ciò che pensiamo da ciò che desideriamo e da ciò che può accadere nella realtà. Un pensiero, anche quando ci appare spiacevole, inaccettabile o ci spaventa, non è un'intenzione e non ha il potere di determinare un evento. Piuttosto, mi sembra importante la sofferenza che questo pensiero sta generando in lei: scrive di sentirsi una “brutta persona”, di avere paura che possa realmente accaderle qualcosa e di continuare a pensarci. Anche cercare di modificare il numero dei fogli per sentirsi più tranquilla potrebbe darle sollievo nell'immediato, ma rischia di rendere ancora più importante quell'associazione e di alimentare la paura. Per questo, più che cercare una certezza sul fatto che possa o non possa accaderle qualcosa, sarebbe utile comprendere perché quel pensiero ha assunto per lei un significato così forte e quanto situazioni simili si presentino nella sua quotidianità. Se queste paure e associazioni si ripetono o le provocano una sofferenza importante, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo, per comprenderle all'interno della sua esperienza personale e trovare un modo diverso di affrontarle. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Scirè Psicologa e Mediatrice Familiare
In questo caso lavorerei soprattutto sul significato attribuito al pensiero e sul meccanismo di rassicurazione/controllo, chiarendo che un pensiero o una frase mentale non sono un'intenzione né possono determinare ciò che accadrà. Salve, capisco quanto possa averla spaventata questo episodio, soprattutto perché il numero 4 è associato nella sua mente a un evento molto negativo. Tuttavia, il fatto di aver preso quattro strati di carta e di aver avuto successivamente quella frase in mente non significa che lei abbia desiderato che accadesse qualcosa, né che quella frase possa provocare ciò che teme. Quando siamo molto preoccupati rispetto ai nostri pensieri, possiamo finire per attribuire loro un significato eccessivo, come se il semplice fatto di aver pensato o detto mentalmente qualcosa potesse avere delle conseguenze reali. È importante invece distinguere tra un pensiero e una volontà: avere un pensiero, anche se spiacevole o contrario a ciò che desideriamo, non significa volerlo né renderlo possibile. Da quello che racconta, sembra inoltre che dopo l'episodio lei abbia iniziato a ripensarci continuamente, cercando di ricostruire esattamente cosa ha pensato e se quella frase possa avere un significato. Proprio questo continuo controllo può mantenere e aumentare l'ansia, invece di risolverla. Le consiglierei di affrontare questo meccanismo con uno psicologo, soprattutto perché riferisce che ci pensa continuamente e che la situazione le sta causando molta sofferenza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere il rapporto tra pensieri, paura e comportamenti di controllo e, gradualmente, a non sentirsi più obbligata a neutralizzare o correggere ogni pensiero che le passa per la mente. Resto a disposizione.
Buongiorno, quello che descrive sembra un pensiero intrusivo associato a un significato “magico” attribuito al numero 4. Pensare una frase, anche molto spiacevole, non provoca né rende più probabile che quell’evento accada. Il senso di colpa e il bisogno di neutralizzare il pensiero prendendo un altro pezzo di carta rischiano, anzi, di alimentare il circolo dell’ansia.
Quello che descrive può rientrare nei cosiddetti pensieri intrusivi: un pensiero o una frase che compare nella mente senza che questo significhi desiderare realmente che accada qualcosa, né tantomeno che possa provocarla. Il fatto che lei si senta così in colpa e continui a ripensarci sembra indicare che sta attribuendo a quella frase un significato eccessivo, come se avesse un potere reale. Ma un pensiero non è una previsione, una volontà né una causa di ciò che accade. Anche il collegamento tra il numero 4 e quella notizia sembra essere un'associazione che la sua mente ha costruito e che ora le genera paura. Più cerca di controllare o neutralizzare questi pensieri per essere certa che non succeda nulla, più rischia di alimentarli. Se questo meccanismo si ripete spesso o le provoca molta sofferenza, sarebbe utile approfondirlo con uno psicologo. Dott.ssa Janett Aruta Ricevo online su MioDottore e in studio a Palermo
E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo
Capisco la paura, ma un pensiero involontario o una frase mentale non sono una previsione né possono causare ciò che temi. Sembra che tu sia entrata in un circolo in cui il dubbio genera paura e la paura ti spinge a cercare la certezza di non aver fatto nulla di male. Ti chiedo: ti spaventa di più che possa accaderti qualcosa o l’idea di essere responsabile per averlo pensato? Non devi neutralizzare quel pensiero né correggere il numero per sentirti al sicuro: prova a lasciarlo passare senza dargli potere. Un pensiero è un evento della mente, non una sentenza sul futuro.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.














