Salve , sono un ragazzo di 20 anni e vorrei parlare di una cosa che mi turba molto.Negli ultimi anni
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Salve , sono un ragazzo di 20 anni e vorrei parlare di una cosa che mi turba molto.Negli ultimi anni durante l'adolescenza mi è successo qualche volta di provare a praticare un autofellatio ,qualche esperienza del genere, non ci sono neanche riuscito del tutto però comunque alla fine sono eiaculato in tutti i casi. Quando sono successi questi episodi io non ci ho dato molto peso , non è una cosa che ho bisogno di fare ne in realta non provo molto piacere. ma sono esperienze queste come altre che ho fatto comunque un po per sperimentare e sapevo che era una cosa che in realtà era anche frequente ma mi vergognerei comunque a parlarne con qualcuno . Ora questa cosa sinceramente mi turba molto perché la vedo come una cosa strana e mi vergogno . Non ne ho mai parlato con qualcuno , e avrei paura anche a raccontarlo alla mia ragazza che comunque è una persona molto empatica e di pensiero moderno . E questo mi fa sentire male perche la mia ragazza sa quasi tutto di me perche non mi vergogno di nulla. Ma oltre a questo ora sto male proprio con me stesso.Specifico che sono etero e non ho mai avuto dubbi né provato attrazione verso altri maschi . Vorrei aiuto per capire come vivere questa cosa che ora mi sta logorando grazie in anticipo
Ciao, innanzitutto vorrei rassicurarti sul fatto che specialmente a quest'età è normale sentirsi confusi rispetto a esperienze legate alla sessualità, soprattutto se vissute con disagio. Nell’approccio adleriano non si giudica il comportamento, ma si cerca di comprenderne il significato profondo nel percorso unico di ciascuno. La sperimentazione in adolescenza è frequente e non definisce la tua identità. Il tuo desiderio di capire è un segno di maturità: parlarne con uno psicoterapeuta può aiutarti a ritrovare serenità e a fare chiarezza dentro di te.
Rimango a disposizione, cordiali saluti,
Dott.ssa Marianna Zanardi, psicologa e psicoterapeuta adleriana
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Buonasera, la sessualità è una dimensione molto personale. Nella singolarità dell'autoerotismo forse ognuno si sente libero di essere senza giudizi e ora il senso di vergogna di cui parla probabilmente deriva da credenze e principi in cui ha sempre creduto e che forse il suo inconscio ora vuole rivedere. Se vuole possiamo cercare di approfondire insieme.
Caro ragazzo,
grazie per aver condiviso qualcosa di così personale. È comprensibile che ti senta turbato da queste esperienze, soprattutto se non hai mai avuto modo di parlarne prima. È importante però sottolineare che la sperimentazione durante l’adolescenza, anche sul proprio corpo e sulla sessualità, è qualcosa di comune e fa parte del processo di conoscenza di sé.
L’autofellatio, pur essendo una pratica rara e fisicamente difficile per la maggior parte delle persone, non è di per sé un segnale di "stranezza" o qualcosa di cui vergognarsi. La sessualità è un ambito molto vasto e soggettivo, e il desiderio o la curiosità di provare qualcosa di nuovo non definiscono chi sei, né mettono in discussione il tuo orientamento sessuale, specialmente se – come tu stesso riferisci – non hai mai avuto attrazione per altri uomini.
Il senso di colpa e la vergogna che provi oggi probabilmente nascono più da giudizi interiorizzati o da una paura del giudizio altrui, che non da un reale problema legato al tuo comportamento passato. È anche del tutto normale avere dubbi o sentirsi in conflitto su certi vissuti: questo non ti rende "sbagliato", ma umano.
Ti invito a non tenere tutto dentro e a non lasciarti sopraffare da pensieri che ti logorano. Parlare di queste cose con un* specialist* può davvero aiutarti a comprendere meglio te stesso, a dare il giusto significato a queste esperienze e a ritrovare una serenità che meriti. Il confronto con una figura professionale può offrirti uno spazio sicuro, privo di giudizio, dove esplorare questi pensieri con rispetto e comprensione.
Sarebbe utile e consigliato per approfondire questi vissuti rivolgersi ad uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso qualcosa di così personale. È comprensibile che ti senta turbato da queste esperienze, soprattutto se non hai mai avuto modo di parlarne prima. È importante però sottolineare che la sperimentazione durante l’adolescenza, anche sul proprio corpo e sulla sessualità, è qualcosa di comune e fa parte del processo di conoscenza di sé.
L’autofellatio, pur essendo una pratica rara e fisicamente difficile per la maggior parte delle persone, non è di per sé un segnale di "stranezza" o qualcosa di cui vergognarsi. La sessualità è un ambito molto vasto e soggettivo, e il desiderio o la curiosità di provare qualcosa di nuovo non definiscono chi sei, né mettono in discussione il tuo orientamento sessuale, specialmente se – come tu stesso riferisci – non hai mai avuto attrazione per altri uomini.
Il senso di colpa e la vergogna che provi oggi probabilmente nascono più da giudizi interiorizzati o da una paura del giudizio altrui, che non da un reale problema legato al tuo comportamento passato. È anche del tutto normale avere dubbi o sentirsi in conflitto su certi vissuti: questo non ti rende "sbagliato", ma umano.
Ti invito a non tenere tutto dentro e a non lasciarti sopraffare da pensieri che ti logorano. Parlare di queste cose con un* specialist* può davvero aiutarti a comprendere meglio te stesso, a dare il giusto significato a queste esperienze e a ritrovare una serenità che meriti. Il confronto con una figura professionale può offrirti uno spazio sicuro, privo di giudizio, dove esplorare questi pensieri con rispetto e comprensione.
Sarebbe utile e consigliato per approfondire questi vissuti rivolgersi ad uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente, grazie per aver scritto e per la fiducia nel condividere qualcosa che ti turba così profondamente. Quello che descrivi è un’esperienza che, anche se può sembrarti “strana” o fonte di vergogna ora, fa parte di una fase di esplorazione corporea e sessuale che può capitare durante l’adolescenza, spinta dalla curiosità, dal desiderio di conoscere sé stessi o semplicemente dal tentativo di capire cosa si prova.
La vergogna che senti oggi è comprensibile, soprattutto se dentro di te stai dando a questa esperienza un significato negativo. Ma è importante ricordare che esplorare il proprio corpo non dice nulla di “sbagliato” su chi sei, sulla tua identità o sul tuo orientamento sessuale. Sei la stessa persona di prima, e questo vissuto non cambia il tuo valore né la tua autenticità.
A volte, il peso emotivo che diamo a certi episodi dipende più da come li giudichiamo oggi che da quello che sono realmente stati. Se vuoi, possiamo parlarne insieme in uno spazio sicuro e non giudicante, dove tu possa elaborare questi vissuti con più serenità. Sono disponibile per un colloquio, se senti che potrebbe aiutarti a stare meglio con te stesso.
La vergogna che senti oggi è comprensibile, soprattutto se dentro di te stai dando a questa esperienza un significato negativo. Ma è importante ricordare che esplorare il proprio corpo non dice nulla di “sbagliato” su chi sei, sulla tua identità o sul tuo orientamento sessuale. Sei la stessa persona di prima, e questo vissuto non cambia il tuo valore né la tua autenticità.
A volte, il peso emotivo che diamo a certi episodi dipende più da come li giudichiamo oggi che da quello che sono realmente stati. Se vuoi, possiamo parlarne insieme in uno spazio sicuro e non giudicante, dove tu possa elaborare questi vissuti con più serenità. Sono disponibile per un colloquio, se senti che potrebbe aiutarti a stare meglio con te stesso.
Buon pomeriggio,
grazie per aver condiviso questa sua esperienza.
La sessualità è un tema molto complesso ma credo che, essendo lei certo del suo orientamento sessuale e non dando nemmeno troppo peso alla pratica che lei piace attuare, che la questione sia la " condivisione" con la sua ragazza. Potrebbe essere utile per lei approfondire la dinamica dei "confini relazionali": non necessariamente deve essere condiviso tutto all'interno della coppia perché certi aspetti di noi è anche giusto che siano solamente nostri. Se si sente a disagio a raccontarlo alla sua ragazza, non lo faccia per il momento ( e forse mai!).
Provi a domandarsi.. " Come mai sento il bisogno di condividere tutto?".
La saluto
grazie per aver condiviso questa sua esperienza.
La sessualità è un tema molto complesso ma credo che, essendo lei certo del suo orientamento sessuale e non dando nemmeno troppo peso alla pratica che lei piace attuare, che la questione sia la " condivisione" con la sua ragazza. Potrebbe essere utile per lei approfondire la dinamica dei "confini relazionali": non necessariamente deve essere condiviso tutto all'interno della coppia perché certi aspetti di noi è anche giusto che siano solamente nostri. Se si sente a disagio a raccontarlo alla sua ragazza, non lo faccia per il momento ( e forse mai!).
Provi a domandarsi.. " Come mai sento il bisogno di condividere tutto?".
La saluto
La ringrazio per la fiducia che sta mostrando nel condividere con me un aspetto così intimo della sua vita. È davvero importante e coraggioso il passo che sta facendo nel cercare un confronto, anche se in forma anonima, perché dimostra quanto lei stia riflettendo su di sé e desideri affrontare i suoi pensieri e le sue emozioni in modo costruttivo. Mi colpisce molto la sua sensibilità e la sua onestà nell’esprimere il disagio che sta provando, ed è su questo che vorrei aiutarla a fare un po’ di chiarezza. Prima di tutto vorrei rassicurarla: la sperimentazione sessuale, specie durante l’adolescenza e la giovane età, è una parte naturale del percorso di crescita. La sessualità è un aspetto complesso e personale, e capita spesso che nella fase adolescenziale, in cui si scopre il proprio corpo e le proprie sensazioni, emergano curiosità o esperienze che con il tempo possono essere vissute come motivo di imbarazzo o fonte di dubbi. Ciò che lei mi racconta, cioè il tentativo di praticare l’autofellatio, non è così raro come forse oggi le appare, anche se comprendo bene come adesso, ripensandoci, possa generarle disagio. È importante sottolineare che questa esperienza, di per sé, non dice nulla di negativo su di lei, sul suo orientamento sessuale o sui suoi valori come persona. È stata un’esplorazione, un modo per conoscere il suo corpo e le sue reazioni, e il fatto che oggi lei non senta più il bisogno o il desiderio di ripeterla rafforza l’idea che si sia trattato proprio di un momento di sperimentazione. Comprendo che a turbarla sia soprattutto il senso di vergogna che si è sviluppato col tempo, forse perché ora, con uno sguardo più maturo, tende a giudicare quelle esperienze come qualcosa di strano o sbagliato. Tuttavia, in un percorso cognitivo-comportamentale lavoreremmo proprio su questo aspetto: riconoscere come certi pensieri siano frutto di interpretazioni e convinzioni apprese, che alimentano il senso di colpa senza un reale fondamento. Il primo passo è proprio accettare che la sua mente sta producendo questi giudizi perché cerca di dare un senso a un’esperienza che non riesce più a collocare serenamente nella sua storia personale. Ma ciò non significa che l’esperienza in sé sia un problema o una macchia sul suo percorso. Lei scrive di essere felice con la sua ragazza e di condividere con lei molti aspetti della sua vita. Questo è un grande punto di forza e un segnale del suo desiderio di autenticità nei rapporti. Tuttavia, prima di valutare se e come parlarne con lei, sarebbe importante che lei stesso riuscisse a guardare a questo episodio con maggiore calma e accettazione, senza che le pesi come un segreto doloroso, ma come parte di un passato che non la definisce né la sminuisce. In un percorso psicologico potrebbe imparare a riformulare questi pensieri, riducendo il potere che la vergogna sta esercitando su di lei, e a gestire in modo più sereno questi ricordi, senza che diventino un ostacolo alla sua autostima o alla qualità della relazione. Ciò che sta vivendo ora, questo senso di disagio e logorio, non è legato all’esperienza in sé, ma al modo in cui la sta valutando oggi. E questo è un processo che si può modificare, imparando a essere più gentili e comprensivi con se stessi. Le assicuro che non c’è nulla di irreparabile o di strano in ciò che mi ha raccontato, e che, con il giusto supporto, potrà trovare un modo per vivere in modo più sereno anche questo ricordo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Caro ragazzo,
quello che hai scritto non parla solo di un gesto, ma racconta una ricerca. Una curiosità corporea, forse anche ingenua, come spesso accade durante l’adolescenza. Il corpo, in quella fase, diventa terreno di esplorazione, di confine, di domande.
Il fatto che oggi questa esperienza ti faccia male non significa che sia sbagliata in sé, ma che sta toccando qualcosa di profondo dentro di te: un conflitto tra l’idea che hai di te stesso, i valori che porti, e il bisogno di sentirti autentico, accettato, libero di esistere senza doverti difendere da ciò che hai vissuto.
In quello che racconti c'è da comprendere, da integrare, da portare a senso. La sessualità non è solo comportamento: è storia, è relazione, è linguaggio del corpo e dell’identità. E quello che oggi ti pesa, domani potrebbe diventare una parte accolta di te, che non chiede più spiegazioni ma solo uno sguardo più gentile.
Anche il fatto che tu non sappia se condividerlo con la tua ragazza dice qualcosa di bello: che vuoi costruire un legame onesto, profondo. Ma prima ancora di dire tutto a lei, forse serve che tu possa dirlo davvero a te stesso, senza paura di giudicarti.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Maria Francesca Cusmano
quello che hai scritto non parla solo di un gesto, ma racconta una ricerca. Una curiosità corporea, forse anche ingenua, come spesso accade durante l’adolescenza. Il corpo, in quella fase, diventa terreno di esplorazione, di confine, di domande.
Il fatto che oggi questa esperienza ti faccia male non significa che sia sbagliata in sé, ma che sta toccando qualcosa di profondo dentro di te: un conflitto tra l’idea che hai di te stesso, i valori che porti, e il bisogno di sentirti autentico, accettato, libero di esistere senza doverti difendere da ciò che hai vissuto.
In quello che racconti c'è da comprendere, da integrare, da portare a senso. La sessualità non è solo comportamento: è storia, è relazione, è linguaggio del corpo e dell’identità. E quello che oggi ti pesa, domani potrebbe diventare una parte accolta di te, che non chiede più spiegazioni ma solo uno sguardo più gentile.
Anche il fatto che tu non sappia se condividerlo con la tua ragazza dice qualcosa di bello: che vuoi costruire un legame onesto, profondo. Ma prima ancora di dire tutto a lei, forse serve che tu possa dirlo davvero a te stesso, senza paura di giudicarti.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Maria Francesca Cusmano
Gentile paziente, innanzitutto voglio dirti che quello che hai raccontato, per quanto possa sembrarti “strano” o vergognoso, rientra in realtà nelle tante esperienze di esplorazione sessuale che alcuni ragazzi possono avere durante l’adolescenza o la giovinezza. Sperimentare il proprio corpo, anche in modi poco convenzionali, non definisce chi sei né la tua identità sessuale.
Il fatto che oggi ti senta in difficoltà e provi vergogna è comprensibile, soprattutto se sei una persona molto autocritica o abituata a voler "controllare" quello che è giusto o normale. Ma provare vergogna per qualcosa che è passato, che non hai vissuto con malessere al momento, rischia solo di alimentare un senso di colpa ingiustificato.
Questa esperienza non dice nulla di sbagliato su di te. Sei etero, hai una relazione e sembri anche molto consapevole e riflessivo. Il disagio che provi oggi potrebbe avere più a che fare con il giudizio che temi dagli altri (o da te stesso), che non con l’atto in sé.
Se ti senti logorato da questo pensiero, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo, proprio per ridare un senso sano a questa parte della tua storia, senza lasciarti schiacciare da un giudizio che non meriti.
Hai fatto bene a scrivere qui: affrontare la vergogna è già un primo passo per liberarsene. Non sei solo.
Un caro saluto, Dott.ssa A.Mustatea
Il fatto che oggi ti senta in difficoltà e provi vergogna è comprensibile, soprattutto se sei una persona molto autocritica o abituata a voler "controllare" quello che è giusto o normale. Ma provare vergogna per qualcosa che è passato, che non hai vissuto con malessere al momento, rischia solo di alimentare un senso di colpa ingiustificato.
Questa esperienza non dice nulla di sbagliato su di te. Sei etero, hai una relazione e sembri anche molto consapevole e riflessivo. Il disagio che provi oggi potrebbe avere più a che fare con il giudizio che temi dagli altri (o da te stesso), che non con l’atto in sé.
Se ti senti logorato da questo pensiero, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo, proprio per ridare un senso sano a questa parte della tua storia, senza lasciarti schiacciare da un giudizio che non meriti.
Hai fatto bene a scrivere qui: affrontare la vergogna è già un primo passo per liberarsene. Non sei solo.
Un caro saluto, Dott.ssa A.Mustatea
Gentile utente di mio dottore,
il tema qui riportato potrebbe esser meglio esplorato all'interno di una spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. In particolar modo, credo che nel suo caso potrebbe esserle utile rivolgersi ad un terapista specializzato in sessuologia; sarebbe la figura più indicata ad accogliere ed orientare le sue richieste.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
il tema qui riportato potrebbe esser meglio esplorato all'interno di una spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. In particolar modo, credo che nel suo caso potrebbe esserle utile rivolgersi ad un terapista specializzato in sessuologia; sarebbe la figura più indicata ad accogliere ed orientare le sue richieste.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
salve, non c'è bisogno di essere gay per sperimentare tale pratica, io suggerirei di guardare un porno insieme a lei o foto dove fanno tale pratica e introdurlo così grazie
francesca
francesca
Ciao, grazie per aver scritto con tanta onestà. Ti voglio dire subito una cosa: non c’è niente di sbagliato in te. Quello che racconti – anche se può sembrarti strano o difficile da dire ad alta voce – è qualcosa che capita, e molto più spesso di quanto pensi. Solo che, semplicemente, non se ne parla quasi mai.
Durante l’adolescenza è normale esplorare, sperimentare, cercare di capire il proprio corpo e le proprie sensazioni. Non tutto quello che facciamo in quei momenti ha un “significato profondo” o definisce chi siamo: a volte è solo curiosità, ricerca, o un modo per conoscere i propri limiti. E va bene così.
La vergogna che senti adesso è comprensibile, ma non è una colpa. È solo un segnale che stai dando molto valore a chi sei e a ciò che condividi con la tua ragazza – e forse anche che vorresti essere visto per intero, senza che qualcosa del tuo passato ti faccia sentire "diverso" o "sbagliato".
Ma davvero, non c’è nulla da cui devi difenderti: sei una persona che ha fatto un’esperienza, punto. Non cancella chi sei, non rende incoerente la tua eterosessualità, e soprattutto non ti rende meno degno di essere amato o ascoltato.
Se questa cosa continua a farti male dentro, parlarne con qualcuno – magari in uno spazio neutro, accogliente, dove poter essere davvero te stesso – può fare la differenza. A volte basta poco per alleggerire il cuore e mettere tutto in prospettiva.
Ti auguro di riuscire a guardarti con più tenerezza.
Durante l’adolescenza è normale esplorare, sperimentare, cercare di capire il proprio corpo e le proprie sensazioni. Non tutto quello che facciamo in quei momenti ha un “significato profondo” o definisce chi siamo: a volte è solo curiosità, ricerca, o un modo per conoscere i propri limiti. E va bene così.
La vergogna che senti adesso è comprensibile, ma non è una colpa. È solo un segnale che stai dando molto valore a chi sei e a ciò che condividi con la tua ragazza – e forse anche che vorresti essere visto per intero, senza che qualcosa del tuo passato ti faccia sentire "diverso" o "sbagliato".
Ma davvero, non c’è nulla da cui devi difenderti: sei una persona che ha fatto un’esperienza, punto. Non cancella chi sei, non rende incoerente la tua eterosessualità, e soprattutto non ti rende meno degno di essere amato o ascoltato.
Se questa cosa continua a farti male dentro, parlarne con qualcuno – magari in uno spazio neutro, accogliente, dove poter essere davvero te stesso – può fare la differenza. A volte basta poco per alleggerire il cuore e mettere tutto in prospettiva.
Ti auguro di riuscire a guardarti con più tenerezza.
Ciao paziente,
ti ringrazio per la condivisione, sicuramente adesso ti sentirai un pò più libero, semplicemente per aver scritto qualcosa di cui non sei mai riuscito a tirar fuori.
Ci sono molti professionisti che potrebbero darti un aiuto concreto, parlo di sessuologi o psicoterapeuti che si occupano di sessualità, i quali potrebbero indirizzarti verso una maggiore apertura e consapevolezza in merito al rapporto con la tua intimità personale e di coppia.
Resto a sua disposizione.
Buona vita.
Dott.ssa Mariella Farinella
ti ringrazio per la condivisione, sicuramente adesso ti sentirai un pò più libero, semplicemente per aver scritto qualcosa di cui non sei mai riuscito a tirar fuori.
Ci sono molti professionisti che potrebbero darti un aiuto concreto, parlo di sessuologi o psicoterapeuti che si occupano di sessualità, i quali potrebbero indirizzarti verso una maggiore apertura e consapevolezza in merito al rapporto con la tua intimità personale e di coppia.
Resto a sua disposizione.
Buona vita.
Dott.ssa Mariella Farinella
Carissimo,
Non è facile parlare di esperienze intime, soprattutto quando ci fanno provare vergogna o confusione. Il solo fatto che abbia trovato il coraggio di condividerlo è già un passo importante.
Quello che racconta non è affatto raro. Durante l’adolescenza è normale sperimentare, scoprire il proprio corpo, curiosare nei limiti del piacere. Alcune esplorazioni possono sembrarci strane a posteriori, ma non definiscono chi siamo, né cambiano il nostro orientamento o il nostro valore come persone. Sono esperienze, appunto, parte del percorso di crescita e il corpo è il nostro primo mezzo per conoscerci, per sentire, per esprimere emozioni e bisogni profondi.
Capisco che ora la viva con disagio, quasi come se fosse qualcosa di sbagliato, ma forse può provare a guardarla in un altro modo, non come qualcosa da condannare, ma come un tentativo –come tanti altri– di conoscersi.
Non c’è nulla di sbagliato nell’aver esplorato il proprio corpo. E se si sente eterosessuale, se non ha mai provato attrazione per altri uomini, non c’è nulla in ciò che racconta che metta in dubbio questo.
La vergogna a volte nasce più dal giudizio che ci mettiamo addosso che dall’atto in sé.
Ha tutto il diritto di vivere la propria sessualità con curiosità, rispetto e senza paura.
un caro saluto,
dott.ssa Giada Petitt
Non è facile parlare di esperienze intime, soprattutto quando ci fanno provare vergogna o confusione. Il solo fatto che abbia trovato il coraggio di condividerlo è già un passo importante.
Quello che racconta non è affatto raro. Durante l’adolescenza è normale sperimentare, scoprire il proprio corpo, curiosare nei limiti del piacere. Alcune esplorazioni possono sembrarci strane a posteriori, ma non definiscono chi siamo, né cambiano il nostro orientamento o il nostro valore come persone. Sono esperienze, appunto, parte del percorso di crescita e il corpo è il nostro primo mezzo per conoscerci, per sentire, per esprimere emozioni e bisogni profondi.
Capisco che ora la viva con disagio, quasi come se fosse qualcosa di sbagliato, ma forse può provare a guardarla in un altro modo, non come qualcosa da condannare, ma come un tentativo –come tanti altri– di conoscersi.
Non c’è nulla di sbagliato nell’aver esplorato il proprio corpo. E se si sente eterosessuale, se non ha mai provato attrazione per altri uomini, non c’è nulla in ciò che racconta che metta in dubbio questo.
La vergogna a volte nasce più dal giudizio che ci mettiamo addosso che dall’atto in sé.
Ha tutto il diritto di vivere la propria sessualità con curiosità, rispetto e senza paura.
un caro saluto,
dott.ssa Giada Petitt
Buon pomeriggio, grazie per la tua condivisione, o anche solo per essere riuscito a esprimere quello che fai difficoltà a condividere anche nella vita privata.
Da come hai riportato la situazione, sembrerebbero esserci turbamenti rispetto ad una pratica autoerotica che si mixano ad un vissuto di vergogna e malessere per non riuscire a condividere con la tua ragazza questo aspetto; mi rendo conto che questa unione di fattori debba essere molto dolorosa.
Vorrei affidarti alcune domande che, spero, possano servirti come spunti ulteriori di riflessione:
1) come mai ti suscita così vergogna un atto di autoerotizzazione? Per la masturbazione provi la stessa cosa? Quali sono i pensieri che ti fanno vergognare?
2) potresti provare a partire proprio dalle tue emozioni e dai tuoi pensieri a condividere questo vissuto con la tua ragazza.
Se proprio non dovessi sentirtela, puoi provare ad affidare questo vissuto a uno specialista che possa esplorare con te i significati personali di questi atti e guidarti nella condivisione alla tua ragazza.
Affrontare i problemi è il modo per risolverli, anche se è difficile, forza!
Un caro saluto,
dott.ssa Francomano Ilaria
Da come hai riportato la situazione, sembrerebbero esserci turbamenti rispetto ad una pratica autoerotica che si mixano ad un vissuto di vergogna e malessere per non riuscire a condividere con la tua ragazza questo aspetto; mi rendo conto che questa unione di fattori debba essere molto dolorosa.
Vorrei affidarti alcune domande che, spero, possano servirti come spunti ulteriori di riflessione:
1) come mai ti suscita così vergogna un atto di autoerotizzazione? Per la masturbazione provi la stessa cosa? Quali sono i pensieri che ti fanno vergognare?
2) potresti provare a partire proprio dalle tue emozioni e dai tuoi pensieri a condividere questo vissuto con la tua ragazza.
Se proprio non dovessi sentirtela, puoi provare ad affidare questo vissuto a uno specialista che possa esplorare con te i significati personali di questi atti e guidarti nella condivisione alla tua ragazza.
Affrontare i problemi è il modo per risolverli, anche se è difficile, forza!
Un caro saluto,
dott.ssa Francomano Ilaria
Buongiorno,
la ringrazio per aver avuto il coraggio di esprimere con sincerità un vissuto così personale e delicato.
Quello che descrive, per quanto possa farla sentire a disagio oggi, non è indicativo di alcun disturbo né di una “devianza”. Durante l’adolescenza e la giovinezza è assolutamente normale esplorare il proprio corpo e la propria sessualità, anche attraverso esperienze insolite o spinte dalla curiosità. L’autofellatio, pur non essendo molto comune, rientra tra queste forme di esplorazione e non ha un significato patologico in sé.
Il fatto che oggi si senta turbato non riguarda tanto l’atto in sé, quanto il giudizio che ha maturato col tempo rispetto a quell’esperienza. È come se una parte di lei stesse cercando di condannare qualcosa che all’epoca è avvenuto in modo spontaneo, senza secondi fini o implicazioni particolari. Questo contrasto può generare vergogna, ma è importante sapere che la vergogna non definisce ciò che è giusto o sbagliato: è solo un’emozione, spesso legata a norme culturali o personali interiorizzate nel tempo.
Riguardo all’orientamento sessuale, l’esperienza che racconta non mette in discussione la sua eterosessualità. La sessualità umana è molto più ampia e sfumata di quanto spesso immaginiamo, e un atto isolato di sperimentazione non definisce chi siamo, né orienta stabilmente le nostre preferenze.
Le suggerisco di provare a guardare a quegli episodi con maggiore compassione verso se stesso, come parte di una fase di crescita e conoscenza, e non come qualcosa di cui vergognarsi. Se oggi sente che questi pensieri diventano persistenti o le generano sofferenza, un confronto con un professionista (psicologo o sessuologo) potrebbe essere molto utile per rielaborare la situazione in modo più sereno e libero da giudizi.
Infine, rispetto alla sua relazione: se un giorno sentisse di voler condividere questo con la sua partner, lo potrà fare solo quando si sentirà davvero pronto, non per obbligo, ma per scelta e fiducia reciproca.
La vergogna spesso si scioglie proprio quando viene ascoltata con rispetto. E lei ha già iniziato a farlo.
Un cordiale saluto.
la ringrazio per aver avuto il coraggio di esprimere con sincerità un vissuto così personale e delicato.
Quello che descrive, per quanto possa farla sentire a disagio oggi, non è indicativo di alcun disturbo né di una “devianza”. Durante l’adolescenza e la giovinezza è assolutamente normale esplorare il proprio corpo e la propria sessualità, anche attraverso esperienze insolite o spinte dalla curiosità. L’autofellatio, pur non essendo molto comune, rientra tra queste forme di esplorazione e non ha un significato patologico in sé.
Il fatto che oggi si senta turbato non riguarda tanto l’atto in sé, quanto il giudizio che ha maturato col tempo rispetto a quell’esperienza. È come se una parte di lei stesse cercando di condannare qualcosa che all’epoca è avvenuto in modo spontaneo, senza secondi fini o implicazioni particolari. Questo contrasto può generare vergogna, ma è importante sapere che la vergogna non definisce ciò che è giusto o sbagliato: è solo un’emozione, spesso legata a norme culturali o personali interiorizzate nel tempo.
Riguardo all’orientamento sessuale, l’esperienza che racconta non mette in discussione la sua eterosessualità. La sessualità umana è molto più ampia e sfumata di quanto spesso immaginiamo, e un atto isolato di sperimentazione non definisce chi siamo, né orienta stabilmente le nostre preferenze.
Le suggerisco di provare a guardare a quegli episodi con maggiore compassione verso se stesso, come parte di una fase di crescita e conoscenza, e non come qualcosa di cui vergognarsi. Se oggi sente che questi pensieri diventano persistenti o le generano sofferenza, un confronto con un professionista (psicologo o sessuologo) potrebbe essere molto utile per rielaborare la situazione in modo più sereno e libero da giudizi.
Infine, rispetto alla sua relazione: se un giorno sentisse di voler condividere questo con la sua partner, lo potrà fare solo quando si sentirà davvero pronto, non per obbligo, ma per scelta e fiducia reciproca.
La vergogna spesso si scioglie proprio quando viene ascoltata con rispetto. E lei ha già iniziato a farlo.
Un cordiale saluto.
Buongiorno gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta onestà un pensiero che evidentemente la sta turbando da tempo. È del tutto comprensibile provare disagio o imbarazzo per qualcosa che riguarda la propria intimità, soprattutto quando si ha la sensazione che ciò che è accaduto possa in qualche modo "mettere in discussione" l'immagine che si ha di sé o ciò che si desidera trasmettere agli altri. Ma vorrei rassicurarla sin da subito: ciò che descrive non è segno di qualcosa di patologico, né definisce la sua identità o il suo orientamento.
L’adolescenza e la giovinezza sono momenti di grande esplorazione del proprio corpo, della sessualità, dei confini del piacere. È una fase in cui la curiosità può spingersi anche verso comportamenti non comuni, senza che questo implichi un significato più profondo o una definizione stabile di sé. Il corpo è il primo luogo in cui ci conosciamo, ci misuriamo, ci confrontiamo. Alcune esperienze restano come semplici episodi di esplorazione e non necessitano di alcuna etichetta, né di essere vissute con senso di colpa.
Il fatto che oggi, a distanza di tempo, quell’esperienza le stia provocando vergogna e disagio probabilmente non dipende tanto da ciò che ha fatto, ma dal giudizio severo che sta rivolgendo verso sé stesso. È questo giudizio che logora, non l’episodio in sé. Il vero lavoro, allora, non è dimenticare o cancellare ciò che è accaduto, ma comprendere come mai oggi la sua mente lo stia interpretando con così tanta durezza. Forse teme che possa essere visto come "strano", forse che possa intaccare l’idea di essere una persona "normale", oppure si sente in colpa nei confronti della sua partner. Sono tutte emozioni legittime, ma meritano di essere viste nella loro giusta proporzione.
Non c’è nulla, in quello che ha vissuto, che metta in discussione la sua eterosessualità né il suo valore personale. La sessualità umana è ampia, complessa, e fatta anche di momenti che non sempre riusciamo subito a collocare dentro le categorie sociali che ci vengono offerte. E non c’è nulla di sbagliato in questo.
Potrebbe essere molto utile, se lo desidera, intraprendere un breve percorso psicologico per esplorare queste emozioni con più serenità e liberarsi di un peso che, come dice lei stesso, oggi la sta logorando. Parlare con qualcuno, senza giudizio, spesso è già una forma di liberazione.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
L’adolescenza e la giovinezza sono momenti di grande esplorazione del proprio corpo, della sessualità, dei confini del piacere. È una fase in cui la curiosità può spingersi anche verso comportamenti non comuni, senza che questo implichi un significato più profondo o una definizione stabile di sé. Il corpo è il primo luogo in cui ci conosciamo, ci misuriamo, ci confrontiamo. Alcune esperienze restano come semplici episodi di esplorazione e non necessitano di alcuna etichetta, né di essere vissute con senso di colpa.
Il fatto che oggi, a distanza di tempo, quell’esperienza le stia provocando vergogna e disagio probabilmente non dipende tanto da ciò che ha fatto, ma dal giudizio severo che sta rivolgendo verso sé stesso. È questo giudizio che logora, non l’episodio in sé. Il vero lavoro, allora, non è dimenticare o cancellare ciò che è accaduto, ma comprendere come mai oggi la sua mente lo stia interpretando con così tanta durezza. Forse teme che possa essere visto come "strano", forse che possa intaccare l’idea di essere una persona "normale", oppure si sente in colpa nei confronti della sua partner. Sono tutte emozioni legittime, ma meritano di essere viste nella loro giusta proporzione.
Non c’è nulla, in quello che ha vissuto, che metta in discussione la sua eterosessualità né il suo valore personale. La sessualità umana è ampia, complessa, e fatta anche di momenti che non sempre riusciamo subito a collocare dentro le categorie sociali che ci vengono offerte. E non c’è nulla di sbagliato in questo.
Potrebbe essere molto utile, se lo desidera, intraprendere un breve percorso psicologico per esplorare queste emozioni con più serenità e liberarsi di un peso che, come dice lei stesso, oggi la sta logorando. Parlare con qualcuno, senza giudizio, spesso è già una forma di liberazione.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Ciao,
grazie per aver avuto il coraggio di raccontare qualcosa che ti pesa così tanto. Ti assicuro che il fatto che tu stia riflettendo su ciò che provi, senza giudicarti completamente, è già un segno importante di consapevolezza e maturità.
Parto da un punto chiaro: quello che hai fatto non è qualcosa di sbagliato o patologico. L’autofellatio, per quanto possa sembrare “strano” o poco comune, è in realtà una forma di esplorazione sessuale che alcune persone tentano durante l’adolescenza o in momenti di sperimentazione. Fa parte di un percorso di scoperta del proprio corpo e dei propri limiti. Non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale.
Il fatto che tu non ne abbia tratto un piacere particolare e che non senta il bisogno di ripeterlo è significativo: sembra che per te non sia stata una fantasia o una pratica che abbia un significato profondo o che esprima un desiderio nascosto, quanto più una semplice curiosità fisica ed esplorativa, come capita a tantissime persone.
Quello che ti sta logorando adesso sembra essere la vergogna. E la vergogna, lo sappiamo, si nutre del silenzio e dell’idea che “questa cosa la faccio solo io” o che “se qualcuno lo sapesse, mi giudicherebbe male”. Ma il punto è: non sei solo, né nella tua esperienza, né nella tua paura di essere giudicato.
Hai detto una cosa importante: “La mia ragazza sa tutto di me”. Questo significa che sei una persona abituata a condividere, a fidarti, a essere onesto. E se mai un giorno decidessi di raccontarle anche questa cosa, fallo solo se e quando sentirai che lo stai facendo per sentirti più libero, non per giustificarti. In ogni caso, non è obbligatorio dirle tutto: la tua intimità ti appartiene, e non esiste una regola che ti imponga di condividere ogni esperienza, soprattutto se non rappresenta qualcosa di attuale o significativo nel tuo presente. La vergogna si dissolve quando trova uno spazio sicuro. E qui, oggi, ne hai trovato uno.
Se vuoi, possiamo continuare a parlarne con calma.
grazie per aver avuto il coraggio di raccontare qualcosa che ti pesa così tanto. Ti assicuro che il fatto che tu stia riflettendo su ciò che provi, senza giudicarti completamente, è già un segno importante di consapevolezza e maturità.
Parto da un punto chiaro: quello che hai fatto non è qualcosa di sbagliato o patologico. L’autofellatio, per quanto possa sembrare “strano” o poco comune, è in realtà una forma di esplorazione sessuale che alcune persone tentano durante l’adolescenza o in momenti di sperimentazione. Fa parte di un percorso di scoperta del proprio corpo e dei propri limiti. Non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale.
Il fatto che tu non ne abbia tratto un piacere particolare e che non senta il bisogno di ripeterlo è significativo: sembra che per te non sia stata una fantasia o una pratica che abbia un significato profondo o che esprima un desiderio nascosto, quanto più una semplice curiosità fisica ed esplorativa, come capita a tantissime persone.
Quello che ti sta logorando adesso sembra essere la vergogna. E la vergogna, lo sappiamo, si nutre del silenzio e dell’idea che “questa cosa la faccio solo io” o che “se qualcuno lo sapesse, mi giudicherebbe male”. Ma il punto è: non sei solo, né nella tua esperienza, né nella tua paura di essere giudicato.
Hai detto una cosa importante: “La mia ragazza sa tutto di me”. Questo significa che sei una persona abituata a condividere, a fidarti, a essere onesto. E se mai un giorno decidessi di raccontarle anche questa cosa, fallo solo se e quando sentirai che lo stai facendo per sentirti più libero, non per giustificarti. In ogni caso, non è obbligatorio dirle tutto: la tua intimità ti appartiene, e non esiste una regola che ti imponga di condividere ogni esperienza, soprattutto se non rappresenta qualcosa di attuale o significativo nel tuo presente. La vergogna si dissolve quando trova uno spazio sicuro. E qui, oggi, ne hai trovato uno.
Se vuoi, possiamo continuare a parlarne con calma.
Ciao, vorrei rassicurarti fin da subito su un punto fondamentale: quello che hai vissuto non è né patologico né indicativo di un problema. L’autofellatio è una pratica rara per ragioni fisiche, ma non è affatto anomala in termini psicologici o sessuali. Rientra pienamente nel grande spettro delle esplorazioni corporee e sessuali dell’adolescenza, una fase in cui è naturale sperimentare, conoscere i propri limiti e provare curiosità verso sé stessi. È importante sapere che la sperimentazione non definisce l’orientamento sessuale, né dice nulla di negativo sulla propria identità.
La vergogna che provi oggi è comprensibile, ma nasce probabilmente da una visione della sessualità ancora influenzata da giudizi esterni, tabù culturali o dalla mancanza di confronto su questi temi. Purtroppo, molte persone crescono senza un’educazione sessuale aperta e non giudicante, e questo può portare a interpretare esperienze comuni come “sbagliate” o “strane”, quando in realtà non lo sono.
Il fatto che tu ti senta a disagio a parlarne con la tua ragazza non significa che le stai nascondendo qualcosa di importante. Tutti abbiamo aspetti di noi che richiedono tempo per essere compresi e, se lo riterrai utile, potrai eventualmente condividerlo con lei in un momento in cui ti sentirai più sereno. Ma non è un obbligo. Non sei definito da un episodio del passato, sei definito da come lo elabori, da come scegli di vivere la tua sessualità oggi, e da quanto riesci ad accettarti in modo pieno.
Se questo pensiero ti crea ancora disagio o impatta sul tuo benessere quotidiano, ti invito a parlarne con uno psicologo esperto in educazione sessuale: non per “curare” nulla, ma per offrirti uno spazio sicuro in cui elaborare senza giudizio ciò che stai provando.
Dr. Giuseppe Mirabella
La vergogna che provi oggi è comprensibile, ma nasce probabilmente da una visione della sessualità ancora influenzata da giudizi esterni, tabù culturali o dalla mancanza di confronto su questi temi. Purtroppo, molte persone crescono senza un’educazione sessuale aperta e non giudicante, e questo può portare a interpretare esperienze comuni come “sbagliate” o “strane”, quando in realtà non lo sono.
Il fatto che tu ti senta a disagio a parlarne con la tua ragazza non significa che le stai nascondendo qualcosa di importante. Tutti abbiamo aspetti di noi che richiedono tempo per essere compresi e, se lo riterrai utile, potrai eventualmente condividerlo con lei in un momento in cui ti sentirai più sereno. Ma non è un obbligo. Non sei definito da un episodio del passato, sei definito da come lo elabori, da come scegli di vivere la tua sessualità oggi, e da quanto riesci ad accettarti in modo pieno.
Se questo pensiero ti crea ancora disagio o impatta sul tuo benessere quotidiano, ti invito a parlarne con uno psicologo esperto in educazione sessuale: non per “curare” nulla, ma per offrirti uno spazio sicuro in cui elaborare senza giudizio ciò che stai provando.
Dr. Giuseppe Mirabella
Buonasera, mi pare che hai una tendenza a sperimentare con il sesso. Mi viene da dire che può essere una tua caratteristica, l'unico problema è se diventa l'unico modo per sentire piacere. Potrebbe essere uno spunto per parlarne con la tua ragazza e magari provare, invece, a sperimentare assieme dei giochi sessuali che coinvolgano tutti e due. (Mi sono permesso di darti del tu vista la tua giovane età). Se hai bisogno di aiuto sono a disposizione anche on line. Saluti cordiali
Buongiorno, essere curiosi e voler sperimentare situazioni ed esperienze nuove, come ad esempio, quella da lei raccontata, è normale nella vita. Le dico che è più frequente di quanto pensa e non si giudichi per questo.I motivi che l'hanno spinta a provare li sà solo lei. Se non vuole condividere al momento questa esperienza con la sua ragazza non si critichi così severamente, magari oggi sente questo e deve rispettare i suoi sentimenti e bisogni, un domani forse avrà il coraggio o sentirà che non è poi così importante renderla partecipe di questo.
La credenza di dover condividere tutto con il partner è una cosa buona ma a volte si tralasciano informazioni inutili e si vive bene lo stesso.
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
La credenza di dover condividere tutto con il partner è una cosa buona ma a volte si tralasciano informazioni inutili e si vive bene lo stesso.
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
Buongiorno, mi spiace per come si sente in questo periodo della sua vita. È comprensibile che lei senta vergona nel parlare di aspetti molto intimi di sé, anche con persone molto vicine. Rispetto al tema della sessualità vi è una forte esposizione rispetto ad una norma culturale che stabilisce implicitamente ciò che è lecito fare e ciò che non lo è. Inoltre, è una tematica rispetto alla quale non vi è ancora una totale libertà di espressione, di conseguenza, è molto complesso riuscire a parlarne anche con chi ci è caro.
Per aiutarla ad avere una maggiore comprensione del malessere che sta provando vorrei invitarla a riflettere su alcune questioni. Come mai proverebbe paura nel raccontarlo alla sua ragazza? Cosa anticipa potrebbe risponderle? e ciò come la farebbe sentire?
Credo che esplorare questi aspetti e comprendere quali significati lei attribuisce a quelle esperienze potrebbe aiutarla a gettare una diversa luce sulle emozioni che prova oggi. Ciò le permetterebbe di riacquisire serenità e di aprirsi di nuovo alla vita.
Qualora volesse approfondire queste riflessioni, rimango a disposizione. Un caro saluto, Dott. Luca Fiorona.
Per aiutarla ad avere una maggiore comprensione del malessere che sta provando vorrei invitarla a riflettere su alcune questioni. Come mai proverebbe paura nel raccontarlo alla sua ragazza? Cosa anticipa potrebbe risponderle? e ciò come la farebbe sentire?
Credo che esplorare questi aspetti e comprendere quali significati lei attribuisce a quelle esperienze potrebbe aiutarla a gettare una diversa luce sulle emozioni che prova oggi. Ciò le permetterebbe di riacquisire serenità e di aprirsi di nuovo alla vita.
Qualora volesse approfondire queste riflessioni, rimango a disposizione. Un caro saluto, Dott. Luca Fiorona.
Gentile utente,
La sperimentazione in adolescenza fa parte della scoperta di sé, del corpo, dei propri limiti e desideri. Quello che ha vissuto non è “strano”, è stato un tentativo di esplorare, come tanti adolescenti fanno. Il problema non è tanto l’esperienza in sé, ma il giudizio che oggi le sta rivolgendo. Mi colpisce che dice di “stare male con se stesso”: ecco, questo è il punto su cui potrebbe lavorare. Cosa le sta dicendo quella parte che si vergogna? Di cosa ha paura, realmente?
Non è ciò che ha fatto a definirla, ma come ora sceglierà di stare con questa parte di sé. Le propongo di accogliere questa vergogna con gentilezza, non come un nemico da scacciare, ma come un segnale che merita ascolto e la invito a prendersene cura.
Un caro saluto
La sperimentazione in adolescenza fa parte della scoperta di sé, del corpo, dei propri limiti e desideri. Quello che ha vissuto non è “strano”, è stato un tentativo di esplorare, come tanti adolescenti fanno. Il problema non è tanto l’esperienza in sé, ma il giudizio che oggi le sta rivolgendo. Mi colpisce che dice di “stare male con se stesso”: ecco, questo è il punto su cui potrebbe lavorare. Cosa le sta dicendo quella parte che si vergogna? Di cosa ha paura, realmente?
Non è ciò che ha fatto a definirla, ma come ora sceglierà di stare con questa parte di sé. Le propongo di accogliere questa vergogna con gentilezza, non come un nemico da scacciare, ma come un segnale che merita ascolto e la invito a prendersene cura.
Un caro saluto
Buonasera, perché sente di doverne parlare con la sua ragazza? Rispondere a questa domanda potrebbe essere un punto di partenza per fare chiarezza.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Caro utente, la curiosità riguardo ai diversi modi con cui possiamo arrivare all'orgasmo è del tutto normale e lecita, e non c'è nulla di cui vergognarsi. Inoltre, questa non necessariamente ha a che vedere con il suo orientamento sessuale. Il problema sopraggiunge nel momento in cui una pratica sessuale può ledere alla sua integrità psicofisica o a quella del suo partner. Allo stesso tempo, non credo nessuno la costringe a riferire per filo e per segno ogni particolare della sua attività masturbatoria; questa rappresenta un momento di particolare intimità personale che non necessita di nessuna spiegazione/confessione, anche con la o il proprio partner. Detto ciò, veda lei se parlarne con la sua ragazza. Se sente di voler affrontare la questione più nel dettaglio, si senta libero di contattarmi. Un caro saluto
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