Salve,mio cugino da qualche mese ha iniziato a manifestare preoccupazione eccessiva per la sua salut

26 risposte
Salve,mio cugino da qualche mese ha iniziato a manifestare preoccupazione eccessiva per la sua salute.
Nell'ultimo mese,ha iniziato ad avere fastidio agli occhi. È stato visitato da quattro oculisti e ha usato diversi colliri. Tutti hanno parlato solo di un po' di secchezza oculare, niente di grave .Lui però è convinto di avere qualcosa di più grave e nonostante le rassicurazioni è spaventato e non riesce a pensare altro che agli occhi.
Dott. Alessandro Arone
Psichiatra, Psicoterapeuta
Catanzaro
Buongiorno, le suggerisco di proporre un consulto con uno specialista psichiatra per approfondimento della situazione da lei descritta ed eventuale percorso di cura per ritrovare la serenità ed il benessere.

Cordialmente

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Dott.ssa Martina Mari
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Cremona
Gentile Signore/a,
comprendo la sua preoccupazione per suo cugino, e mi sembra che lei gli stia offrendo una presenza attenta e premurosa. Quando una persona inizia a concentrarsi in modo persistente su un sintomo fisico, nonostante le rassicurazioni mediche, può trattarsi di un disagio che va oltre il corpo.
Nel caso di suo cugino, il fatto che quattro oculisti abbiano escluso patologie serie è certamente rassicurante dal punto di vista clinico. Tuttavia, la sua paura costante e l’attenzione focalizzata sugli occhi potrebbero essere espressione di un’ansia più profonda, magari legata a un momento di stress, a un cambiamento o a una difficoltà emotiva non del tutto riconosciuta.
Questi vissuti possono manifestarsi attraverso il corpo, come forme di ipocondria o somatizzazione, e spesso generano molta sofferenza soggettiva, anche se non vi è una malattia organica. In questi casi, un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro per comprendere meglio cosa si sta vivendo e imparare a gestire l’ansia in modo più efficace.
La cosa importante è che lui non si senta giudicato, ma accolto nella sua paura. Se sarà pronto, accompagnarlo con delicatezza verso un supporto psicologico potrebbe essere un primo passo prezioso.
Resto a disposizione. Dott.ssa Martina Mari.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Maura Paladino
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
Roma
Se gli oculisti hanno escluso patologie rilevanti, probabilmente la causa del fastidio agli occhi è di origine psicosomatica. Suo cugino potrebbe rivolgersi ad uno psicoterapeuta per poter indagare a quale evento traumatico può essere collegato il fastidio.
Dott.ssa Laura Bova
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buongiorno,
dalle poche informazioni presenti, potendo scartare delle cause prettamente mediche, è possibile che suo cugino possa soffrire di ipocondria .
l'ipocondria è un disturbo che si annovera nei disturbi ansiosi ed è caratterizzato da un'eccessiva preoccupazione per il prorpio stato di salute.
essendo una manifestazione d'ansia, può mitigarsi e scomparire con una buona terapia psicologica , incentrata sopratutto alla gestione del sintomo e alla scoperta della genesi di esso.
solitamente la terapia che viene eletta come più funzionale è la cognitivo-comportamentale , potrebbe consigliare a suo cugino di affidarsi ad un terapeuta anche online per risolvere il suo problema.
sono a disposizione per qualsiasi chiarimento .
Cordiali saluti
Dott.ssa Laura Bova
Salve paziente anonimo
La preoccupazione eccessiva per la propria salute spesso nasconde ansia sottostante
Le cause possono rintracciarti nell' infanzia o fatti accaduti di recente ( perdite) che lo hanno reso insicuro
Ma servono altri elementi per comprendere la storia della persona
Un supporto psicologico almeno di sostegno potrebbe chiarire cause e trattamento
Dott lorenzini Maria santa psicoterapeuta
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, posso immaginare la fatica e la preoccupazione che sente verso suo cugino, avete provato a proporgli un supporto psicologico, per poter affrontare l'enorme preoccupazione che sente oggi, per comprenderne l'origine e la natura emotiva? Rimango a sua disposizione Dott.ssa Alessia D'angelo
Dott.ssa Alessandra Domigno
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, forse suo cugino è spaventato ed è molto bello che lei si preoccupi così per lui. Cerchi, se lo desidera, di sostenerlo e di invitarlo magari ad effettuare un ulteriore accertamento. Probabilmente questa fragilità ha fatto scattare in lui delle paure che non riesce al momento a gestire in maniera obiettiva. Potrebbe anche proporgli, visto il grande spavento, di farsi sostenere per un periodo almeno da uno psicoterapeuta che lo aiuti ad affrontare questa paura che oggi non riesce bene a gestire. Se vuole sono a disposizione. Dott.ssa Alessandra Domigno
Dott.ssa Valentina Di Giovanni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
potrebbe trattarsi di un aspetto ansioso di tipo ossessivo. E' importante in questo caso indirizzare il suo parente verso una consultazione psicologica per approfondire meglio la situazione che egli sta vivendo. Se vuole resto a disposizione,
Un cordiale saluto
Dott.ssa Valentina Di Giovanni
Dott.ssa Fabiana Cinque
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Marano di Napoli
Buonasera, comprendo la preoccupazione diffusasi nelle vostre famiglie ed inoltre comprendo la sua volontà supportiva e risolutiva. Può invitare suo cugino a rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta per poter dedicare la giusta attenzione e spazio alle preoccupazioni che lo turbano, con modi tempi e luoghi adeguati.
Potendosi sentire così accolto ed ascoltato, forse è ciò che cerca e di cui necessita.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,
da quanto descrive sembra che suo cugino stia vivendo una forte ansia legata alla salute. Questo tipo di preoccupazione, anche di fronte a ripetute rassicurazioni mediche, può rientrare in quella che viene definita ipocondria o ansia da malattia. Non è raro che la persona si concentri su una parte del corpo, come in questo caso gli occhi, e interpreti ogni sensazione o fastidio come segnale di una malattia grave.

La secchezza oculare, diagnosticata dai medici, può spiegare i sintomi fisici, ma la paura persistente e il pensiero costante che ci sia “qualcosa di più” sono segnali che il disagio non è solo fisico, ma anche psicologico. Questo porta la persona a controllarsi continuamente, a cercare conferme e a vivere con un livello di ansia molto alto.

In queste situazioni è importante non sottovalutare il disagio emotivo: nonostante le rassicurazioni mediche, la sofferenza che la persona prova è reale. Per questo motivo sarebbe utile e consigliato approfondire la situazione con l’aiuto di uno specialista in psicologia o psicoterapia, che possa supportarlo a gestire le paure e a ritrovare un maggior benessere.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Giulia Virginia La Monica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trento
Buongiorno,
non leggo una richiesta in particolare.
Generalmente le persone che vivono queste preoccupazioni tendono a ricercare in internet, con visite mediche, con rassicurazioni esterne, esami specialistici una rassicurazione che però non arriva e quindi il rischio è si convincano di soffrire di un male che nemmeno gli esami più specialistici possono trovare.
In queste situazioni le rassicurazioni possono addirittura peggiorare il malessere.
La psicoterapia è un intervento importante per lavorare anche sulla percezione. L'approccio breve strategico ha protocolli di intervento specifici.
Qualora il cugino lo desiderasse può rivolgersi a un/una psicoterapeuta.
Saluti
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Gentilissimo/a, grazie per la condivisione. Capisco la situazione di suo cugino che descrive, e comprendo la vostra preoccupazione come familiari, oltre al desiderio di poterlo aiutare. Spesso capita che le nostre convinzioni, riguardanti soprattutto il nostro malessere, possano essere cosi forti ma soprattutto angoscianti che neanche le rassicurazioni dei medici ci tranquillizzano. Credo che, per suo cugino, possa essere utile intraprendere un percorso di terapia, in modo da esplorare con lo specialista le motivazioni sottostanti queste paure, individuando insieme delle strategie funzionali per affrontarle. Resto a disposizione!
Cordiali saluti
AV
Dott.ssa Martina Rosa
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, capisco la difficoltà di suo cugino; quando la paura per la salute è persistente può generare sofferenza. Un percorso psicoterapeutico cognitivo-comportamentale può aiutarlo a ridurre l’ansia, gestire le paure e ritrovare maggiore serenità.
Dott.ssa Federica Di Maggio
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile utente, quello che descrive sembra una condizione di ansia focalizzata sulla salute, in cui la preoccupazione per i sintomi, nonostante i pareri medici rassicuranti – diventa centrale e difficile da gestire.

Spesso il corpo diventa un modo per esprimere un disagio più ampio, che non sempre è immediatamente consapevole. In questi casi, può essere molto utile un percorso psicologico, per aiutare suo cugino a comprendere meglio l’origine di queste paure e ritrovare equilibrio.

Il fatto che lei se ne stia occupando è già un segnale importante: sentirsi visti e sostenuti è il primo passo per aprirsi al cambiamento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Di Maggio Federica
Psicoterapeuta sistemico-relazionale
Dott.ssa Benedetta Venturini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, è opportuno sostenere suo cugino nelle visite mediche, perché è sempre importante escludere prima di tutto con chiarezza possibili cause organiche. Considerato il persistere della preoccupazione e il disagio significativo che ne deriva, potrebbe essere utile valutare l’avvio di un percorso di psicoterapia ed esplorare le origini di tali preoccupazioni, così come se si sono mai presentante in altri ambiti. Questo tipo di lavoro consente di intervenire sul modo in cui ci si rapporta ai propri pensieri e sintomi, oltre che alla comprensione del proprio funzionamento psicologico, favorendo una maggiore consapevolezza, equilibrio e benessere. Un cordiale saluto.
Dott.ssa Grazia Gabriella Fazzino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Pontedera
gentile potrebbe essere utile una consultazione diagnostica con uno psicologo/a per approfondire meglio la natura delle preoccupazioni che potrebbero nascondere uno stato d'ansia da valutare per capire se è necessario un intervento di tipo psicologico
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, dalle poche righe che scrive sembra descrivere una situazione con tratti ossessivi e ansiosi. Forse è meglio invitarlo a chiedere aiuto psicologico prima di tutto.
Saluti Dario Martelli
Dott.ssa Alessia Supino
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Formia
Buonasera,
Potrebbe essere uno stato anche molto ansioso che sta vivendo.
Scardinato l ' ipotesi fisica resta quella psicologica.
Grazie mille di cuore
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Potrebbe essere un caso di ipocondria, cioè di una paura eccessiva ed immotivata di malattia/e a volte collegata con un trauma precedente. La Terapia Strategica Breve ha un ottimo protocollo di cura in grado di sbloccare la sintomatologia in poche sedute.
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, lei descrive un vissuto che può rientrare in un quadro di ipocondria o ansia somatica, in cui il corpo diventa il centro di un’attenzione costante, spesso legata a un bisogno più profondo di controllo o sicurezza. Quando anche dopo numerosi pareri medici il pensiero non si placa, è probabile che la radice del disagio non sia fisiologica, ma psicologica. La psicoterapia umanistica aiuta a esplorare cosa si sta realmente cercando di proteggere attraverso la preoccupazione per il corpo. L’EMDR, se ci sono eventi di stress o traumi pregressi, può aiutare a sciogliere l’associazione tra pericolo e sintomo. Anche la Mindfulness, praticata con costanza, può ridurre l’iper-monitoraggio fisico e riportare l’attenzione al momento presente. È importante che suo cugino si senta accolto e non giudicato, perché la sua paura è reale, anche se non supportata da dati clinici. Lo inviti con delicatezza a parlarne con uno psicologo psicoterapeuta, affinché possa comprendere meglio cosa si nasconde dietro questa fissazione e trovare strategie per uscirne. Le paure del corpo spesso raccontano qualcosa di più profondo e non da trascurare. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott. Matteo Acquati
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Monza
Ciao,
da come descrivi la situazione, sembra che tuo cugino si trovi intrappolato in un circolo tipico dell’ansia per la salute. Tutto parte da una sensazione fisica reale, in questo caso il fastidio agli occhi, che però viene interpretata come segnale di qualcosa di grave. Questa interpretazione genera ansia e paura, e l’ansia a sua volta amplifica la percezione del sintomo. Più si concentra sugli occhi, più aumenta il fastidio, e più cresce la convinzione che ci sia davvero un problema serio.
Il fatto che le rassicurazioni mediche non bastino è comprensibile: di solito portano sollievo solo per poco tempo, perché subito dopo emergono nuovi dubbi, come “E se i medici si fossero sbagliati? E se fosse qualcosa di raro?”. Questo è proprio il meccanismo che mantiene vivo il problema.
Un percorso potrebbe aiutarlo a lavorare sia sui pensieri, imparando a riconoscere e ridimensionare le interpretazioni catastrofiche, sia sui comportamenti, riducendo quelle azioni che alimentano l’ansia come le visite ripetute o la ricerca di continue rassicurazioni. Allo stesso tempo, potrebbe sperimentare modalità più utili per gestire l’attenzione e l’incertezza, ad esempio con esercizi di respirazione, tecniche di mindfulness o attività che spostino il focus dal corpo alla vita quotidiana.
Il punto centrale è che il problema non sta negli occhi, ma nel modo in cui la mente interpreta e reagisce al fastidio. Un percorso con uno psicologo potrebbe aiutarlo a rompere questo circolo e a ritrovare maggiore serenità.
Cordiali saluti.
Dott. Matteo Acquati
Dott.ssa Valentina De Chiara
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Brescia
Gentile utente, da ciò che racconta sembra che suo cugino stia vivendo una forte ansia legata alla salute. Il fatto che abbia consultato diversi specialisti, ricevendo sempre la stessa risposta rassicurante, ma continui a temere qualcosa di grave, è un segnale chiaro che il problema non riguarda soltanto gli occhi, ma il modo in cui vive e interpreta le sensazioni del proprio corpo. Questo tipo di ansia può diventare molto invalidante, perché la mente resta costantemente focalizzata sul timore della malattia.
In questi casi, il passo più utile è incoraggiarlo con delicatezza a rivolgersi ad uno psicologo così da esplorare più a fondo la situazione e affrontare i pensieri e le emozioni legati ad essa, con l’obiettivo di trovare maggiore serenità.
Resto a disposizione per consulenze online.
Un caro saluto;
Dott.ssa Valentina De Chiara
Dott.ssa Annamaria Tupputi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bisceglie
Vivere con una preoccupazione continua può essere faticoso, sicuramente il fatto che abbia fatto più visite mostra quanto tenga alla sua salute, ed è una cosa importante e non scontata. Avere un ulteriore spazio dedicato personale potrebbe aiutarlo a capire meglio cosa sta succedendo.
Dott. Elena Iori
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Reggio Emilia
Bungiorno, suo cugino ha fatto sicuramente bene ad escludere una problematica organica ma credo si potrebbe rivolgere anche ad uno psicoterapeuta per capire quanto incide l'aspetto emotivo sulla sua sintomatologia. Dovremmo sempre ricordare che la componente emotiva e psicologica è comunque presente in tutto ciò che viviamo. Approfondire questo aspetto porta spesso anche al poter partecipare attivamente alla propria salute. Cari saluti. Dott.ssa Elena Iori
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Psicoterapeuta, Psicologo
Grottaferrata
Ciao, quello che descrivi è una situazione più comune di quanto sembri.
Il fatto che quattro oculisti abbiano confermato che si tratta solo di secchezza oculare è un dato importante. Tuttavia, quando la preoccupazione per la salute diventa molto intensa, il problema non è più soltanto il sintomo agli occhi, ma il modo in cui la mente lo interpreta.
In alcuni momenti di stress o vulnerabilità capita che un fastidio reale – anche se lieve – venga letto come un possibile segnale di qualcosa di grave. Questo porta a:
monitorare continuamente la parte del corpo, cercare rassicurazioni, consultare più specialisti, e allo stesso tempo non sentirsi mai davvero tranquilli.
Non significa che “immagina tutto”, ma che la paura sta parlando più forte della realtà clinica. In questi casi, il modo più utile per aiutarlo non è convincerlo che “non ha nulla”, perché la rassicurazione tende a durare poco, ma incoraggiarlo a cercare un sostegno psicologico che lo aiuti a comprendere da dove nasce questa preoccupazione, ridurre l’ansia legata ai sintomi corporei, interrompere il circolo di ipervigilanza e paura.
Buona Giornata
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Salve, dal suo racconto si percepisce quanto questa paura stia occupando uno spazio sempre più grande nella sua vita, al punto da rendere difficile pensare ad altro nonostante i pareri medici rassicuranti. È una condizione che può logorare molto, perché l’attenzione resta costantemente agganciata al sintomo e ogni sensazione diventa motivo di allarme. In questi casi non si tratta di mancanza di lucidità, ma di un’ansia che chiede ascolto e contenimento.

Senza forzature, potrebbe essere prezioso affiancare alle cure mediche anche un momento di confronto con un professionista con cui parlare liberamente di queste paure. Un colloquio, anche solo iniziale, può offrire uno spazio sicuro in cui rimettere ordine tra pensieri, emozioni e sensazioni corporee, e aiutare gradualmente a ridurre quel senso di minaccia costante che oggi sembra legato agli occhi. Spesso è proprio questo passo discreto a fare la differenza.

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