Salve dottori vorrei cercare di spiegare al meglio la mia condizione attualmente, sono un ragazzo di

27 risposte
Salve dottori vorrei cercare di spiegare al meglio la mia condizione attualmente, sono un ragazzo di 26 anni, da circa 2 mesi sto vivendo l’inferno dentro me stesso e non riesco e non voglio riprendermi… dopo 10 anni e con una proposta di matrimonio fatta la mia ex mi ha lasciato dicendomi che voleva stare sola per capire se era solo un’abitudine, se era solo un bene e mi ha detto tante altre cose… da premettere che la nostra relazione era tossica, non avevamo amici e stavamo sempre soli, ci vedevamo ogni giorno e spesso cenavo a casa sua ma a noi due ci stava bene poi all’improvviso tutto é cambiato… da circa 1 mese son venuto a sapere che sta insieme ad una persona con 20 anni di differenza l, questa persona ha 5 figli, non voglio prolungare, ho detto più o meno il succo… io sto impazzendo, non so più come andare avanti, ogni giorno penso di morire perché non ce niente più che mi fa stare bene, sto perdendo tempo guardando le serie tv su netflix, non ho voglia di fare nulla, mi sono iscrittonin palestra ci sono andato solo 1 volta perché non mi va… questa persona con cui sta adesso era il mio anzi il nostro datore di lavoro dove lavoravamo e quindi attualmente mi ritrovo senza neanche un lavoro, mi hanno abbandonato tutti cioé la sua famiglia.. attualmente sono solo non ho amici, non ce un giorno dove non piango… 6 anni fa ho perso mia mamma e vivo in casa con mio padre e 2 fratelli più grandi e la situazione é tragica a partire da quella economica, si riesce appena a mettere il piatto a tavola… mi sento di aver perso tutto perché li avevo una famiglia, anche se adesso ho capito che la famiglia é chi ti sta vicino nei momenti peggiori ma vabbe’ che dire…. Sto provando ad esprimere cio’ che sento ma non é facile… non riesco più a dormire bene, spesso mi capita di sognarli insieme, faccio pensieri sessuali anche su di loro, ogni giorno mi mas…bo perché non ho nulla da fare e la testa mi porta li, mi sento impotente e se apro i social mi sento ancora piu’ male, non riesco più ad andare avanti… ho fatto 2 sedute da un psicologo ma non so non mi convince anche perché vedo che non mi da soluzione snzi mi lascia parlare solo a me, so bene che 2 sedute non sono nulla ma credetemi io ogni giorno mi sveglio presto e resto nel letto a girare e rigirarmi x cercare di addormentarmi di nuovo, non so piu’ cosa posso fare anche se so che sono io che non voglio reagire ma non ci riesco, penso di fare delle cose ma poi non riesco a farle, resto fermo… se scendo x strada mi sento come se cerco sempre lei é un ossessione che mi tormenta.. mi ha distrutto in tutto e x tutto, non riesco più a pensare un futuro… ho la mia famiglia vicino ma in fondo non riesco a parlare cosi’, non riesco ad esprimermi, se penso che devo vivere la vita senza di lei sto male, non mi vengono gli attacchi di ansia mi sono passati fortunatamente ma sono psicologicamente bloccato, non riesco nemmeno piu’ a decidere cosa mettermi x uscire, se devo comprarmi qualcosa stessa cosa, ho dei vestiti da lavare da sistemare ma non riesco a far nulla, solo a star nel letto e vedere netflix, non ce la faccio piu’, voglio solo morire, vi prego di aiutarmi in qualche modo, sembra banale tutto cio’, ma io sto pregando a mia mamma di morire perché non riesco piu’ a vivere cosi’, la mia famiglia mi dice che la prima cosa da pensare e il lavoro per cercare di distrarmi ma io attualmente non me la sento perché con la testa non ci sto, mio zio mi ha proposto un lavoro dove dovrei andare fuori dalla mia citta’ ma non me la sento di affrontare una cosa del genere da solo attualmente in questo stato psicologico, datemi risposte precise… mi sono chiuso in me stesso ripeto vorrei reagire ma non ci riesco questa cosa mi ha distrutto e mi ha fatto diventare fragilissimo, non mi riconosco piu’… anche se sento la musica mi rattristisce non ce una cosa che mi piace, un hobby niente, ripeto vorrei solo morire non mi piace questa vita, vorrei sempre dormire anche se nemmeno quando dormo sto bene in fondo, non auguro a nessuno come mi sto sentendo, vi prego aiutatemi, e scusatemi….. grazie
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Caro ragazzo — grazie per aver scritto e per aver avuto il coraggio di raccontare tutto questo. Leggere quello che stai vivendo fa davvero male: quello che descrivi — perdita, tradimento, solitudine, insonnia, perdita di appetito/energia, pensieri di morte — è gravissimo e merita aiuto immediato e concreto. Non sei un “caso banale”: sei una persona che in questo momento è in forte sofferenza.

Qui sotto trovi punti chiari e pratici, che puoi provare subito; se in qualche momento senti che potresti farti del male contatta immediatamente i servizi di emergenza (in Italia 112) o vai al pronto soccorso più vicino — la tua sicurezza è la priorità numero uno.

Primo: sicurezza immediata

Se ora senti di poter mettere in atto un gesto pericoloso, chiama 112 o recati al pronto soccorso.

Se puoi, chiedi a un familiare di stare con te o vai a casa di una persona di cui ti fidi. Non restare solo se ti senti a rischio.

Rimuovi, se possibile, qualsiasi mezzo che potresti usare per farti del male. Chiedi a qualcuno di aiutarti con questo.

Cosa fare nelle prossime ore/giorni (passi pratici e concreti)

Parlane subito con qualcuno: anche dire “non sto bene” a un familiare può permettere loro di offrirti aiuto pratico (stare con te, accompagnarti da un medico, ecc.).

Vai al medico di base e spiega i sintomi (insonnia, tristezza intensa, pensieri di morte). Il medico può valutare rapidamente e, se necessario, indirizzarti a uno psichiatra o al pronto soccorso.

Se il primo terapeuta non ti convince, cambia. È normale non trovare subito la persona giusta: prova a contattare un altro psicologo/psicoterapeuta che abbia esperienza in lutto, depressione e relazioni tossiche. Due sedute non bastano per giudicare un percorso.

Valuta una valutazione psichiatrica: nei periodi di profonda sconforto la terapia farmacologica temporanea può dare sollievo e aiutarti a riprendere energie per lavorare in psicoterapia.

Limitare i trigger: evita per quanto possibile i social che ti fanno male; considera di bloccare/mutare profili che ti riportano ossessivamente a lei.

Piccoli obiettivi quotidiani: prova a impostare 1–3 azioni minime al giorno (es. fare la doccia, mangiare qualcosa, uscire per 5–10 minuti a prendere aria). Anche piccole vittorie aiutano a rompere l’immobilità.

Attività fisica leggera: non serve fare palestra da subito, ma una breve camminata quotidiana aiuta il sonno e l’umore.

Evita decisioni drastiche ora (cambi di città, lavoro lontano) finché non hai stabilità emotiva: potrai valutare con più chiarezza dopo aver avuto supporto professionale e qualche settimana di recupero.

Su terapia e cosa chiedere al terapeuta

Cerca uno specialista con esperienza in lutto, depressione e dipendenza affettiva/relazioni tossiche.

Puoi chiedere un piano terapeutico chiaro: obiettivi, frequenza degli incontri, tecniche usate (es. CBT, elaborazione del lutto, EMDR se ci sono traumi).

Se dopo qualche seduta non senti miglioramento o non ti senti ascoltato, è legittimo cambiare professionista.

Se ti senti sommerso dai pensieri ossessivi

Prova tecniche semplici di gestione dell’ansia: respiri lenti (inspira 4, trattieni 4, espira 6) per qualche minuto quando senti panico.

Quando arrivano pensieri intrusivi, riconoscili come “pensieri” senza giudicarti, e cerca di spostare l’attenzione su un compito concreto (lavare i piatti, mettere una lavatrice, uscire 10 minuti).

Scrivere (anche su telefono) quello che senti per 10 minuti può alleggerire l’urgenza emotiva.

Rete di supporto e risorse pratiche

Parla con tuo padre o un fratello: spiegare che sei in crisi può convincerli a sostenerti più attivamente.

Se ti propongono lavoro fuori città e non ti senti pronto, è OK prender tempo: puoi chiedere un periodo di prova più corto o spiegare che ora hai bisogno di stabilità emotiva.

Se la situazione economica è difficile, il medico/servizi sociali locali possono indirizzarti verso risorse di supporto (centri di assistenza, servizi sociali comunali).

Perché potresti sentirti così (breve spiegazione)

Dopo una relazione lunga e “tossica” e la perdita della figura materna in passato, la separazione e il tradimento possono riattivare dolori antichi: stai vivendo probabilmente un mix di lutto, depressione e trauma relazionale. Questi stati rendono molto difficile mettere in atto cambiamenti da solo, non è una «mancanza di volontà».

Ti ringrazio per avermi scritto: quello che stai vivendo merita ascolto, cura e protezione. Non devi affrontarlo da solo. Rivolgiti alle emergenze se senti rischio; contatta il medico di base e chiedi una valutazione urgente; cerca uno specialista con esperienza in lutto, dipendenza affettiva e depressione.

Sarebbe utile e consigliato per approfondire rivolgersi ad uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa

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Dott.ssa Ilaria Bresolin
Psicologo, Neuropsicologo
Breda di Piave
Gentile utente, lego dalle sue parole come la sofferenza per questa storia finita sia ancora viva.
è normale provare tale dolore, stando insieme avevate imparato a conoscervi e crescere insieme, tanto da arrivare a voler passare una vita insieme e per questo la proposta di matrimonio. Non è sbagliato considerare la fine di una storia d'amore come un vero e proprio lutto, la perdita di una persona importante che non fa più parte della sua vita.
A maggior ragione se ora si trova ad avere più tempo libero a causa della mancanza di lavoro, immagino che i pensieri tornino sempre a questa questione.
Le consiglio di provare a darsi del tempo per guarire la ferita, a vivere questa sofferenza considerandola sana con la convinzione che anche sforzandosi un po' soprattutto in questo primo periodo riuscirà a ritrovare la forza e la voglia di andare in palestra, oppure di riprendere in mano un hobby che aveva abbandonato, di ritrovare un lavoro.
Per quanto riguarda la questione dello psicologo, si è vero come ha detto lei non solo molte due sedute ma voglio che provi a soffermarsi su due questioni: ovvero che da una parte è giusto ricercare un altro professionista se sente che questo non fa al caso suo (si parla pur sempre di una relazione ed è normale a volte non trovarsi bene) ma dall'altra parte i primi colloqui servono soprattutto per conoscere la sua storia, il suo modo di pensare e le sue convinzioni profonde, in modo poi da passare al trattamento vero e proprio, non è un processo sempre rapido.
Spero di essere stata d'aiuto, dott.ssa Ilaria Bresolin.
Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Buongiorno a te. Inanzitutto, quello che mi sento di dirti, è che devi lasciare che il tuo psicologo abbia il tempo per aiutarti: purtroppo, per iniziare un nuovo cammino ci vuole tempo. Nella tua lunga lettera, noto che ci sono tanti spunti su cui lavorare.
Devi avere fiducia nel mio collega, ma se non riesci a sentirti a tuo agio, cerca un nuovo terapeuta che ti sproni a vedere le cose in modo differente.
Buon cammino e sii fiduciioso.
Dott.ssa Monica Angeloni
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentilissimo, la situazione che sta vivendo non è per niente facile, aver affrontato una separazione in quel modo non è semplice da metabolizzare. I pensieri che fa sono specchio di come si sente, quando ci si trova ad affrontare una rottura la deve pensare come se fosse un lutto. La difficoltà che vive è un ritornare al dolore che ha provato e che prova per la perdita di sua madre, come se si fossero riaperte delle ferite. Il fatto che forse avrà investito delle aspettative, dei progetti con quella persona e sentirsi rifiutato la fa sentire "fragile" come se adesso non riuscisse più a trovare ciò che può darle motivazione. Voglio rassicurarla sul fatto che tramite questo racconto è ben riuscito ad esprimersi, la voglia e la motivazione ad uscire da questo stato c'è, deve però darsi una spinta e magari continuare le sedute con lo psicologo. In questa fase è importante per lei che riesca sempre a parlare e cacciare fuori tutto ciò che sente, capisco bene la difficoltà, ma cerchi di ripetersi nella mente quando si sente molto giù che è solo una fase. E' importante che ogni giorno faccia qualcosa per sè, anche se ne sceglie una ogni giorno, la ripetitività delle cose positive la porterà a sentirsi meglio. Non molli !
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
mi dispiace molto leggere quanto sta attraversando — grazie per averlo scritto, è un passo importante. Quello che descrive sono segnali seri: non resti da solo con questo dolore e cerchi aiuto immediato.
Se in questo momento teme di farsi del male o ha intenzioni attive, contatti subito i servizi di emergenza o si rechi al Pronto Soccorso più vicino: lì possono garantire un’assistenza immediata e protettiva.
Se non è in pericolo immediato ma sente comunque il bisogno di parlare in modo urgente con qualcuno che ascolti senza giudizio, rivolga lo sguardo ai servizi di ascolto locale o alle linee di supporto psicologico disponibili nella sua zona, oppure si metta in contatto con il suo medico di base o con uno specialista (psichiatra/psicologo) per un consulto urgente.
Alcuni passi concreti che può mettere in atto da subito:
- metta in sicurezza l’ambiente (togliendo dalla portata oggetti che potrebbero esserle pericolosi);
- se possibile, resti in compagnia di una persona di fiducia o chieda a qualcuno di raggiungerla; la presenza di un’altra persona può calmare e offrire protezione;
- contatti il suo medico di base o lo specialista che la segue per segnalare la gravità del momento e valutare insieme le opzioni più adeguate (valutazione clinica, intervento farmacologico o ricovero protettivo, se necessario).

Capisco che tutto questo possa sembrare angosciante, ma chiedere aiuto è un atto di cura e può fare la differenza. La invito a mettersi in contatto al più presto con un professionista per elaborare insieme strategie immediate per affrontare i momenti più critici (tecniche di grounding, rete di supporto, piano di sicurezza).
Non è solo: se ora ha un impulso concreto a farsi del male, si rechi immediatamente al Pronto Soccorso o contatti i servizi di emergenza.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Ilaria Redivo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio carissimo grazie per aver trovato il coraggio di scrivere e raccontare ciò che stai vivendo: quello che descrivi non è affatto banale, e anzi dimostra una sofferenza profonda che merita attenzione e cura. Mi dispiace sinceramente per il dolore che stai attraversando, e voglio dirti fin da subito che non sei solo, anche se in questo momento può sembrare così.

Stai vivendo una fase estremamente delicata, segnata da una perdita affettiva importante, da un senso di abbandono, da un isolamento sociale e da uno stato emotivo che ti sta togliendo energie e motivazione. È assolutamente comprensibile sentirsi disorientati, svuotati, senza forze per reagire. La tua mente è in uno stato di sovraccarico, e proprio per questo è importante non affrontare tutto da solo.

Hai già fatto un primo passo importante provando a iniziare un percorso psicologico. Due incontri non bastano per costruire una relazione di fiducia, ma ti invito a non scoraggiarti e a valutare di intraprendere un percorso per prenderti cura del tuo stato psicologico. Se sei interessato puoi trovare il mio profilo su Mio dottore Un caro saluto Dott.ssa Ilaria Redivo
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
capisco quanto dolore stia vivendo: dopo una storia così lunga è naturale sentirsi svuotato, senza punti di riferimento e con la sensazione di non riconoscersi più. Le emozioni intense che descrive — pianto, insonnia, pensieri continui — non sono segno di debolezza ma la reazione a una perdita importante.
Il percorso terapeutico può aiutarla proprio a dare voce a questo vuoto, a rielaborare ciò che è accaduto e a ricostruire gradualmente un senso per sé. Se non si è sentito accolto nelle prime sedute, sappia che ha diritto a cercare uno spazio in cui senta fiducia e sostegno: è da lì che può ripartire.
Resto a disposizione, un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa SONIA SIMIONATO
Psicologo, Psicologo clinico
San Martino di Lupari
Buongiorno... da come racconti sembra che tu stia attraversando uno stato depressivo, potrebbe essere utile affiancare alla terapia anche un sostegno farmacologico per attenuare i sintomi.. ne parlerei con il tuo psicologo (hai accennato anche dei tuoi pensieri di morte?). E' vero che due sedute sono poche per capire se ti trovi bene, o forse anche no, a volte non si trova quello/a giusta al primo tentativo. In ogni caso ne parlerei direttamente con lui di questa tua sensazione che riferisci di insoddisfazione e inutilità, ne potresti ricavare qualcosa di utile.
Detto questo, da come scrivi sembra come se ti trovassi in una barca in mezzo alla tempesta. Se hai 26 anni e hai avuto questa relazione per 10 anni vuol dire che vi siete messi insieme molto giovani, quando ancora eravate adolescenti, per cui da una parte è normale che ora non sai che pesci pigliare. Per di più se, come hai detto, era una relazione tossica dove c'era dipendenza ed esistevate solo voi due e tutto il resto del mondo fuori. Ora è necessario che tu scopra la persona che sei e che in realtà sei sempre stato solo che all'interno di quella relazione era come scomparsa (e non è sano questo perchè in un rapporto sano si riesce a mantenere la propria individualità). Si parte dalle piccole piccolissime cose: fai una passeggiata, assapora il tuo cibo preferito, fai una lista di cose che ti piacerebbe fare, esistono app anche per aiutarti a trovare nuove amicizie e socializzare, continua con la terapia (se proprio non ti trovi bene dove sei, cambia). E infine... sono passati solo 2 mesi, datti tempo.
Dott.ssa Elena Brizi
Psicologo, Psicologo clinico
Tarquinia
Buon pomeriggio,
innanzitutto sono davvero dispiaciuta per la situazione che sta vivendo. Come lei possa sentirsi è più che comprensibile: ha subìto una perdita enorme, a partire dalla sua compagna, al lavoro, ai suoi progetti di vita e alla rete affettiva della sua famiglia. Tutto questo non è qualcosa che purtroppo si riuscirà a superare in pochi giorni. Non deve sentirsi debole o svuotato, per quanto sia difficile. È stata provocata in lei una grande ferita e servirà molto tempo per rimarginarla.
E ci tengo a dirle una cosa: anche se dice di non voler reagire a questo e di voler soltanto morire, una parte di lei ha ancora voglia di vivere e di guarire, altrimenti non avrebbe chiesto aiuto raccontando tutta la sua storia.
Questa sua parte va ascoltata e protetta, perché sarà quella a cui dovrà aggrapparsi per tirarsi fuori da questo “inferno” in cui si vede attualmente.
La psicoterapia richiede tempo e purtroppo due sedute non bastano. Tuttavia, se con il terapeuta non si è trovato bene può provare a contattarne un altro e fare una prova.
All’interno della terapia verrà ascoltato davvero, con empatia e senza giudizio.
Le direi che cambiare città e cambiare abitudini potrebbero aiutarla molto, ma bisogna compiere un passo alla volta. Può iniziare con una piccola azione che la fa stare bene, come semplicemente una passeggiata o sistemare un angolo di casa. Anche queste piccole azioni possono aiutarla a rompere questa immobilità e voglia di non fare nulla.
Può provare a disinstallare i social per un periodo: so che magari sono un passatempo, ma ritrovarsi a vedere foto o video altrui può farle ancora più male in questo momento.
In conclusione, vorrei dirle che è più che normale sentirsi vuoti, soli e senza forze al termine di una relazione, soprattutto se duratura, ma la sua identità e la sua personalità deve soltanto avere il tempo di ricostruirsi, e sarà bellissimo.
Se ne ha bisogno, mi trova a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
Buon pomeriggio,
Immagino come lei si senta; Quando crollano delle idee per forti delusioni sembra di perdere tutto quanto. Credo che in questo momento la vita le sta dicendo che si merita di più: io le consiglio di accettare la proposta di un lavoro fuori città. Le consiglio di usare il suo dolore come benzina per sperimentare nuove esperienze. Continui il percorso psicologico e lo usi per metabolizzare questo evento al fine di trasformarlo poi un un potenziale.
Dott.ssa Chiara Lagi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Caro ragazzo, le tue parole esprimono profonda sofferenza per la complessa esperienza che stai vivendo: hai perduto un amore importante, una famiglia acquisita, il lavoro, stai affrontando il lutto di tua madre in un contesto economico e familiare difficile. Chiedere aiuto ad un professionista della salute mentale è stato sicuramente un passo importante per condividere pensieri, emozioni e comportamenti. La mia esperienza professionale mi porta a dirti che due colloqui psicologici sono pochi per valutare l’efficacia di un percorso, ma se pensi che non sia scattata l'alleanza con la figura di riferimento, è giusto cambiare. Cerca un altro professionista per darti una nuova opportunità e dare un’ulteriore possibilità alla terapia. È fondamentale trovare uno psicologo o uno psicoterapeuta che ti faccia sentire ascoltato e a tuo agio. Tieni presente però che la terapia è un percorso in cui si impara ad elaborare, capire e reagire; difficilmente si trovano soluzioni “pronte all’uso”. I pensieri ricorrenti di morte sono segnali di un disagio emotivo molto importante che richiede un intervento specifico e immediato. Ti suggerisco di contattare, oltre allo psicologo/psicoterapeuta, un medico psichiatra per valutare se l'intensità del tuo blocco emotivo, la tristezza profonda, i problemi di sonno e l'incapacità di reagire non richiedano un temporaneo supporto farmacologico. La priorità assoluta adesso è la tua sicurezza e la tua salute mentale. Non aspettare che le cose peggiorino, inizia subito! Il tunnel in cui sei è buio, ma fuori c’è la luce e puoi raggiungerla con l'aiuto giusto. Il fatto che tu scriva qui e chieda aiuto dimostra che una parte di te vuole combattere. Ascoltala, puoi farcela. Ti saluto con grande affetto.
Dott.ssa Chiara Lagi

Dott.ssa Federica Giudice
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Grazie per aver scritto, leggo tutto il dolore e la disperazione dietro le tue parole, e ti sono vicina davvero. Non sei un peso né un esagerato: quello che descrivi è un’urgenza umana e clinica, e merita attenzione immediata e cura. chiama subito il 112 o recati al Pronto Soccorso più vicino — fallo ora, è la cosa più importante. Posso fornirti anche il numero del servizio di urgenza psicologica per il quale lavoro che in modo del tutto gratuito durante il weekend si occupa di richieste di supporto e urgenza.Se possibile, chiama ora una persona di fiducia e chiedile di restare con te o di venire da te. Non restare da solo. Non è “colpa” tua se ora non riesci a reagire: il cervello in depressione si blocca, ma con aiuto si può riattivare passo dopo passo. Se ti va scrivimi pure :)
Dott.ssa Carlotta Mazzon
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, intanto accolgo e comprendo il suo stato di sofferenza. Immagino che quello che sta vivendo sia estremamente doloroso e faticoso in questo momento.
Mi pare che lei stia cercando una soluzione rapida per uscire da tutto questo e la capisco, deve essere veramente difficile continuare a vivere in una condizione di questo tipo.
Ma purtroppo i momenti di sofferenza nella vita capitano e per poterli superare, bisogna passarci attraverso.
Forse quello che si può chiedere è: quanto tempo e risorse posso investire ora per riuscire a "ritrovarmi" e stare di nuovo bene?
Capisco faccia paura e che sia anche un percorso faticoso, ma le cose più preziose sono anche quelle che richiedono maggiore impegno.
E credo che per lei non esista cosa più preziosa di sé stesso.
Dott.ssa Viviana Costa
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ti ringrazio per aver trovato la forza di scrivere e condividere quello che stai vivendo. So bene quanto non sia facile raccontare il proprio dolore, soprattutto quando sembra che tutto sia crollato all’improvviso e che non ci sia più una via d’uscita.
Quello che descrivi non è “banale”: è un peso enorme che ti sta logorando dentro e che, da solo, è difficile riuscire a sostenere. La perdita della tua relazione, unita alle difficoltà familiari ed economiche e al lutto per tua madre, ti ha lasciato senza punti di appoggio, e capisco quanto questo possa farti sentire vuoto, smarrito e senza speranza.
In questo momento è importante che tu non resti chiuso nel dolore e nell’isolamento. Il fatto che tu abbia cercato di parlarne e che tu stia chiedendo aiuto dimostra che una parte di te vuole davvero ricominciare, anche se adesso ti sembra impossibile. Con il giusto sostegno puoi trovare nuove risorse dentro di te, ricostruire passo dopo passo e iniziare a rimettere in moto la tua vita.

Ti propongo di fissare insieme un primo colloquio, in cui potremo esplorare meglio ciò che stai vivendo e iniziare a costruire un percorso su misura per te. Possiamo incontrarci da remoto oppure, se ti è più comodo e ti trovi a Milano, anche di persona.
Sul mio profilo trovi tutte le informazioni per prenotare direttamente il nostro incontro. Sarà il primo passo per uscire da questa solitudine e iniziare a riprendere in mano la tua vita.

Un caro saluto,
Dr.ssa Viviana Costa
Dott.ssa Lavinia Sestito
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Ciao,
uno psicologo non deve assolutamente dare "soluzioni", a prescindere dalla durata della terapia.
Pensa se io ti dicessi "esci vai e trovati lavoro, fatti le lavatrici e metti a posto i panni, poi trova amici e una nuova ragazza...". Che te ne faresti? Nulla. Per questo la terapia è settimanale ed ha una durata indefinita, a volte ci vogliono anni per far capire ad un paziente cosa sia accaduto, ma non parlo di realtà materiale, ma di dinamiche profonde affettive che lo hanno segnato. Stai male e si sente dalle tue parole, ma il modo per risollevarsi c'è. Richiede una valida terapia, tempo e tanto desiderio di capire per arrivare poi a trasformare tutto questo per mandarlo via e stare bene.
Un caro saluto
Lavinia
Dott.ssa Michela Lazzaro
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Grazie per aver scritto tutto questo. Anche solo riuscire a mettere nero su bianco quello che stai provando è un atto di coraggio enorme, e non sei banale, né “esagerato”: il tuo dolore è reale e merita attenzione, ascolto e aiuto.
Quello che descrivi – il senso di vuoto, l’ossessione, la mancanza di voglia di vivere, il sentirsi bloccato – non è pigrizia o “mancanza di volontà”. Sono segnali profondi di una sofferenza psicologica che ha bisogno di cura, come un dolore fisico forte ha bisogno di un medico.

Voglio dirti subito una cosa importante: non sei solo, non devi farcela da solo e soprattutto: non devi morire.
Quello che senti adesso è uno stato, non è una condanna. È buio, sì, ma non è per sempre. C’è un modo per stare meglio, anche se adesso ti sembra impossibile.
Continua con lo psicologo. Le prime sedute servono proprio a creare uno spazio dove poterti aprire. Lo so, può sembrare che “parlare da solo” non serva, ma è il primo passo per dare un senso a quello che provi. Puoi anche valutare di cambiare terapeuta se senti che non c’è sintonia, ma non mollare adesso.
Dì a qualcuno quello che stai provando. Se non riesci a parlarne con i tuoi, prova a scrivere loro una lettera, un messaggio, anche solo per dire: “Sto male, ho bisogno di aiuto”. Meriti di essere ascoltato.
Una cosa che voglio lasciarti:
Quello che senti per questa persona ha un legame con qualcosa di molto più profondo: il bisogno di essere visto, amato, scelto. Il dolore del distacco è fortissimo perché tocca ferite antiche. Ma proprio lì puoi guarire.
Tu non sei sbagliato, non sei rotto, non sei finito. Sei ferito, e puoi guarire. A piccoli passi. Ma per guarire hai bisogno di qualcuno che ti aiuti.
Ti abbraccio forte
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno,
capisco quanto tutto appaia nero e insopportabile: la perdita, la rottura e la solitudine possono frantumare il senso di sé e far sembrare la vita senza uscita. Questo dolore è reale e intenso — non è vergogna, è sofferenza.

Se adesso ha pensieri di farla finita o sente che potrebbe farsi del male, contatti subito i servizi d’emergenza (112) o vada al pronto soccorso: è una misura concreta che può salvarle la vita. Se non è in pericolo immediato ma si sente sopraffatto, provi a chiedere a una persona di fiducia di restare con lei o a chiamare un numero di ascolto (Telefono Amico/servizi locali) — la presenza dell’altro rallenta il vortice.

Dal punto di vista strategico: quando il dolore è così totale, provi a scegliersi un piccolo gesto per oggi — anche solo alzarsi e bere un bicchiere d’acqua — per interrompere il loop del «non ce la faccio». Non è una soluzione definitiva, ma è un passo concreto che tiene viva la possibilità di un cambiamento.

Se vuole, posso suggerirle ora una frase molto breve da dire a un familiare o al pronto soccorso per spiegare come si sente.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alessandra Motta – Psicologa Strategica
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per questa dolorosa condivisione. Posso immaginare il dolore e la sofferenza che prova in questa condizione, dove sente di avere perso tutto e fatica a trovare una ragione per andare avanti. Però ha fatto una cosa importante, e cioè ha cominciato un percorso di terapia con uno psicologo, e ha scritto qui: questo significa che la volontà di cambiare c'è, ed è il primo punto di partenza, senza il quale non si va da nessuna parte. Purtroppo un percorso di terapia non è immediato, non si ricevono soluzioni precise e immediate o istruzioni per l'uso, ma insieme si capisce come recuperare il filo della sua vita: va innanzitutto elaborato il lutto di aver perso questa persona, va accettato quello che è successo, per quanto difficile, e poi si riparte da lei: dice di aver perso tutto, ma la persona più importante della sua vita è lei, se stesso, è con lei che deve vivere tutti i giorni, per cui si riparte da lì, da quelle che sono le sue risorse interne ed esterne, da quelle che sono presenti nel suo contesto, si riparte a costruire un'autostima centrata su di sè, e non sulla relazione con qualcun altro. Credo che debba dare una chance alla terapia, perchè con il tempo può davvero aiutarla a trasformare la sua vita: se lo psicologo con cui ha fatto queste due sedute le è piaciuto gli parli apertamente, gli dica come si sente, gli esponga i suoi dubbi. Se non dovesse trovarsi bene, non esiti a cercare qualcuno che possa rispondere meglio a com'è fatto lei e a quello di cui ha bisogno. Sono sicura che la possibilità di cambiare e trasformarsi c'è, e forse lo sa anche lei, visto che ha avuto il coraggio di scrivere qui. Se avesse domande o volesse approfondire meglio la questione mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buonasera,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, legata non solo alla fine della relazione, ma anche a una serie di perdite e difficoltà che negli anni hanno pesato molto su di lei. È comprensibile che ora si senta svuotato, bloccato e senza energie: il dolore per la rottura, la solitudine, la mancanza di punti di riferimento possono far sembrare impossibile qualsiasi reazione.

Quello che descrive, però, non è “banale”: al contrario, è la testimonianza di quanto le ferite affettive possano diventare invalidanti, fino a togliere il gusto per le cose più semplici. In questo momento è importante che lei non resti solo con questi pensieri e con questa disperazione. Sta già facendo un passo significativo andando dallo psicologo: due sedute sono pochissime, il percorso ha bisogno di tempo per costruire fiducia e per iniziare a darle strumenti utili. Le consiglio di parlarne apertamente con il professionista che la segue, condividendo anche la sensazione di “non ricevere soluzioni”: il lavoro terapeutico spesso non è dare risposte pronte, ma accompagnare a ritrovare dentro di sé le forze e le risorse che ora sembrano lontane.

Se i pensieri di morte diventano troppo forti e la sensazione di non farcela cresce, è fondamentale che chieda aiuto immediato: può rivolgersi al suo medico di base, recarsi al pronto soccorso o contattare i numeri di emergenza (in Italia il 118, o il 112) per avere un sostegno urgente. Non deve affrontare da solo un peso così grande.

Un passo per volta, con l’aiuto giusto, è possibile ritrovare la voglia di vivere e ricostruire nuove possibilità, anche se oggi sembra irraggiungibile.

Le auguro con tutto il cuore di trovare presto il sostegno e la forza di cui ha bisogno.
Un caro saluto.
Dott.ssa Sara Vassallo
Psicologo
Battipaglia
Salve, dalle sue parole si percepisce perfettamente il suo vissuto.
è molto comprensibile il suo stato d'animo, perché quello che lei ha da fare è un vero e proprio lavoro di elaborazione di un lutto: dentro di sé, infatti, sta vivendo il "lutto" di un progetto con la sua ex compagna e dei legami con persone significative. Il vissuto è insopportabile come quello della perdita di una persona cara, che peraltro lei ha già sperimentato.
Credo che la stanza di un terapeuta sia il luogo più adatto, ed è normale che la abbia avuto voglia di abbandonare la terapia già alle prime sedute perché quando si vive un dolore talmente forte, si ha la speranza che affidandosi al terapeuta si possa tornare a respirare. Il grande lavoro di elaborazione del lutto, però, spetta a lei: cosa significava quella persona per la sua vita? Cosa aveva investito su quel progetto di vita fatto insieme?
Sono spunti di riflessione e le auguro punti di partenza per un lavoro su se stesso.
Resto a disposizione. In bocca al lupo!
Dott.ssa Aurora Ansaldo
Psicologo
Messina
Ciao, grazie per aver condiviso tutto questo: capisco che stai vivendo un momento terribilmente difficile e che la sofferenza è abnorme. Leggendo quello che hai descritto sento quanto sei stanco, ferito e confuso. Tutto questo è comprensibile dopo una perdita così grande, dopo la rottura di una relazione importante.
Vorrei, innanzitutto, dirti che non sei sbagliato a provare queste emozioni, il lutto per una relazione, la perdita di senso e la disperazione possono bloccare la volontà di prenderci cura di noi stessi (proprio per questo dici di voler restare a letto e non riuscire ad alzarti). Allo stesso tempo, tuttavia, mi preoccupa molto che dici “voglio solo morire”: questo è un segnale serio e dobbiamo prenderlo sul serio insieme.
Ti consiglio, innanzitutto, di stabilire piccoli passi giornalieri: concordiamo insieme tre azioni molto semplici e concrete per le prossime 24–48 ore (es. alzarti e fare una doccia, camminare 10 minuti - anche dentro casa, inizialmente). Tali azioni non devono risolvere tutto, ma ti serviranno solo per spezzare l’inattività.
Ti consiglio, tuttavia, di proseguire con un percorso terapeutico che faccia al caso tuo: due sedute non bastano per crisi così profonde. Proprio per questo ti suggerisco di iniziare un percorso psicologico pensato per te, con un/a specialista che faccia al caso tuo, che ti faccia sentire a tuo agio e compreso.
So che adesso tutto sembra impossibile, ma chiedere aiuto è un primo passo molto importante per provare insieme a stare meglio. Se vuoi possiamo fissare, quando te la sentirai e senza alcuna pressione, una seduta per iniziare a costruire questo piano insieme. Non sei solo.
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Mi dispiace davvero molto per quello che stai vivendo, capisco quanto sia devastante: prima cosa ti chiedo direttamente, hai un piano concreto o mezzi per farti del male adesso? Se sì, vai subito al pronto soccorso o chiama il 112; se non puoi farlo, avvisa subito una persona di fiducia che sia vicino a te e resta con loro finché non sei al sicuro.
Se non hai un piano, questo non sminuisce il dolore che provi: contatta il tuo medico o un servizio di salute mentale per una valutazione urgente, prova a cercare uno psicologo/psichiatra che faccia anche terapia breve focalizzata e valuti il bisogno di farmaci; cambia terapeuta se senti che non ti aiuta — è normale che serva trovare la persona giusta. Per ora evita i social che ti tormentano, imposta micro-obiettivi quotidiani (alzarti, mangiare, una doccia), rifiuta le grandi decisioni come trasferirti se non ti senti pronto, e prova a chiedere a un familiare o a uno zio di starti vicino nei primi giorni.
Se vuoi, resta qui e dimmi come stai in questo momento; se temi per la tua sicurezza chiama subito il 112 o recati al pronto soccorso. Non sei solo, e chiedere aiuto in questo momento è coraggioso e necessario.
Dalle sue parole emerge tutta la profondità del vuoto in cui si sente immerso. Non è solo la perdita della relazione, ciò che descrive è la sensazione di essere stato privato di punti fermi, di legami e persino della fiducia in sé stesso. È comprensibile che oggi faccia fatica anche nelle azioni quotidiane, perché il dolore che prova assorbe ogni energia. Questa immobilità, che la porta a rimanere nel letto o davanti a uno schermo, non significa mancanza di volontà, è il segnale di un trauma emotivo che la sta sovrastando. Non può affrontarlo da solo. Lei non ha bisogno di “distrarsi”, come forse le dicono, ma di qualcuno che le stia accanto per aiutarla a ricostruire un senso di sé e della vita.
Le suggerisco due passi importanti:
Non resti solo con questi pensieri di morte. Se diventano troppo forti, chiami subito il 118 o il numero di emergenza psicologica 1522 (attivo h24).
Si dia la possibilità di incontrare un professionista con cui creare fiducia. Capisco che le prime sedute non abbiano soddisfatto le sue aspettative, in psicologia, i primi incontri spesso servono a conoscere la sua storia, a darle spazio. Non sempre arrivano soluzioni immediate, ma col tempo possono emergere strategie concrete per affrontare ossessioni, blocchi e sofferenza. Se non si è sentito capito, può provare a cambiare psicologo, la relazione è parte essenziale della cura.
Nel frattempo, se oggi non riesce a guardare lontano, provi a guardare molto vicino, non l’intera giornata, ma l’ora successiva. Porsi micro-obiettivi (alzarsi, preparare qualcosa di semplice da mangiare, fare una breve camminata) può aiutarla a spezzare il circolo dell’immobilità.
Lei sente di non avere più futuro, ma queste parole che ha scritto mostrano invece un desiderio profondo di essere aiutato, un filo di speranza che la trattiene qui. Questo è già un primo passo prezioso.
Non è “fragile” come pensa, sta vivendo una ferita enorme e cercando aiuto dimostra una forza che forse ancora non riconosce. Un caro saluto
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso di sostegno psicologico. Cordiali saluti.
Gentile paziente, sento tutto il dolore che sta attraversando in questo momento. Quello che sta vivendo è davvero molto pesante: una relazione di 10 anni finita in modo così improvviso e doloroso, la perdita del lavoro, il senso di tradimento, la solitudine... È comprensibile che si senta completamente sopraffatto.
Quello che mi colpisce del suo racconto è quanto lei sia consapevole di molte cose: sa che la relazione era diventata tossica, sa che vorrebbe reagire ma non ci riesce, sa che questa situazione l'ha cambiato profondamente. Questa consapevolezza, anche se ora le fa soffrire, è in realtà un punto di forza importante.
Il fatto che lei dica "sono io che non voglio reagire ma non ci riesco" mi fa pensare a quanto sia normale quello che sta vivendo. Quando subiamo una perdita così grande - e lei ne ha subite diverse tutte insieme - il nostro sistema emotivo va in una sorta di "blocco di sicurezza". È come se la parte più profonda di lei stesse dicendo: "Si fermi, non si muova, è troppo pericoloso".
Riguardo al fatto che ha provato con uno psicologo ma non la convince: succede spesso. A volte ci vuole tempo per trovare la persona giusta, quella con cui sente di potersi aprire davvero. E poi, quando stiamo così male, abbiamo bisogno di sentire che qualcuno ci capisce veramente, non solo che ci ascolta.
Quello che mi racconta la sua storia è che dentro di lei c'è una persona che sta lottando per tornare a vivere. Il fatto stesso che lei abbia scritto queste parole, che stia cercando aiuto, che riesca ancora a riconoscere il suo dolore... tutto questo mi dice che quella persona è ancora lì.
Non so se le può interessare, ma nella mia esperienza ho visto che spesso, quando ci sentiamo completamente distrutti, è proprio lì che inizia qualcosa di nuovo. Non sto dicendo che è facile o che succede in fretta, ma che forse questo momento così buio può diventare anche un'occasione per capire chi è veramente, al di là di quella relazione.
Se le va, possiamo parlarne insieme. Non per forzarla a reagire o per darle soluzioni preconfezionate, ma per accompagnarla in questo momento così difficile e vedere cosa emerge da dentro di lei.RiprovaClaude può commettere errori. Verifica sempre le risposte con attenzione.
Dott. Luigi Frezza
Psicologo
Pontecagnano Faiano
Gentile utente,

La ringrazio per aver condiviso con noi la sua sofferenza in modo così aperto e sincero. Posso immaginare quanto sia doloroso ciò che sta vivendo e quanto sia difficile affrontare tutte queste sfide contemporaneamente.

Leggendo le sue parole, mi sorgono alcune domande:
Quando ha iniziato a sentirsi così sopraffatto e senza speranza? C'è stato un momento preciso in cui ha percepito questo cambiamento dentro di sé?
Come ha affrontato, in passato, momenti difficili e dolorosi della sua vita? Quali sono state le sue risorse, le sue strategie, che le hanno permesso di superare le avversità?
Nonostante il dolore e la sofferenza che sta provando, c'è ancora qualcosa che le dà un barlume di speranza, un piccolo motivo per andare avanti? Qualcosa che le fa sentire che la vita può ancora avere un senso?

Inoltre, mi chiedo:
Come mai si sente in colpa per il fatto di non riuscire a reagire e a "fare qualcosa"? Da dove nasce questa pressione?
Quali sono i suoi bisogni, in questo momento? Di cosa avrebbe bisogno per sentirsi più sostenuto, compreso e accettato?
Se potesse dare un consiglio a sé stesso, come se parlasse a un amico che sta soffrendo, cosa si direbbe?

Comprendo che le due sedute con lo psicologo non l'abbiano convinta del tutto. A volte, ci vuole tempo per trovare il professionista giusto con cui sentirsi a proprio agio e costruire una relazione di fiducia. Non si scoraggi e, se si sente pronto, provi a dare una seconda possibilità alla psicologia.

Un saluto.
Quello che stai vivendo è molto doloroso e, per quanto possa sembrare “banale” a chi non lo vive, non lo è affatto. Una rottura affettiva importante, soprattutto se intrecciata a tradimenti, perdita del lavoro, isolamento sociale o lutti passati, può provocare uno stato di forte sofferenza emotiva, depressione reattiva, ansia e sensazione di vuoto. Non è mancanza di volontà: è una reazione umana a un trauma affettivo e a uno stress intenso.

In momenti così difficili è importante non rimanere soli. Cercare un aiuto professionale – psicologo, psicoterapeuta o medico – è un primo passo concreto. Le prime sedute servono soprattutto per capire la situazione e costruire un rapporto di fiducia, non per avere subito soluzioni. Se non ti senti a tuo agio con un professionista, puoi provare a cambiare finché non trovi la persona giusta per te.

Accanto al supporto professionale, può essere utile coinvolgere anche la tua rete di sostegno: familiari, amici, gruppi di ascolto o associazioni. Non serve “fare tutto da solo”: chiedere aiuto è già un segno di forza.

Per affrontare l’angoscia quotidiana possono aiutare piccoli passi: darsi obiettivi semplicissimi (uscire 10 minuti, fare una breve passeggiata, sistemare una cosa alla volta) senza pretendere di ricostruire tutto subito. Questo, insieme a un percorso psicologico continuativo, aiuta gradualmente a ritrovare energie e senso di sé.

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