Salve dottori, sono una ragazza di 25 anni, ho avuto una relazione di tre anni circa con una persona
Salve dottori, sono una ragazza di 25 anni, ho avuto una relazione di tre anni circa con una persona piu grande di 21 anni di differenza..diciamo che sono stata io a prendere la decisione perché purtroppo non andavano più le cose tra noi, non mi sentivo ascoltata, non riuscivamo neanche a comunicare, anche per delle piccole cose, io volevo il parlare, cercavo il confronto ma lui niente, non voleva neanche mai iniziare, poi altre cose tra cui stessi conportamente, like sui social a foto di ragazze che si mettono in mostra, e io cercavo di chiedergli se poteva evitare ma nulla..ora nonostante ci siamo lasciati abbiamo continuato a vederci, ora lui ha iniziato da un pò a lavorare dove sono io, quindi lavoriamo anche insieme, purtroppo per il fatto "gelosia" o like, può essere che sia io? Cioè mi accorgo che magari lui mi ripeteva sempre che era una cosa normale, ma a me dava fastidio e non riuscivo a passarci sopra..io so come sono, magari non ho una grande autostima, però so di essere una brava persona, carina, e che sa essere a modo ecco, ora dovrà iniziare una ragazza a lavorare con noi e io non so perché ho subito pensato a lui, e a come possa guardarla, soprattutto ora che essendo "libero" potrebb farlo, o provarci ecco..volevo capire perché si attiva dentro tipo un meccanismo di "pensieri" e paure, come se la mia testa vada in modalità "allarme" perché pensa che lui possa guardarle il dietro o insomma provarci, nonostante magari io sappia di essere "meglio" diciamo..come faccio a non avere questi pensieri e paranoie? Come lo supero, ho paura di non riuscire a superarlo, e ad avere questo tipo di "problema" con altri magari..
30 risposte
Buon giorno! Comprendo come si sente e quello che sta vivendo. Sono diversi i fattori che incidono in queste situazioni e nelle relazioni personali che possono portare a non capirsi. Sicuramente lavorare su se stessa è la strada che le può permette di comprendere quanto accade e come mai accade e nello stresso tempo portare alla luce le tante capacità interne che possiede per raggiungere un benessere psicofisicorelazionale.
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Buongiorno. Mi rendo conto che la situazione che sta vivendo non sia facile, posso comprenderla. Al contempo, crede che sia possibile che questi suoi pensieri costanti su di lui e la vostra relazione conclusa siano dovuti al fatto che nonostante abbia chiuso ufficialmente la relazione, dentro di lei sia ancora legata a lui emotivamente? Credo che ci voglia del tempo per elaborare il lutto della fine di una relazione, e credo che avere lei uno spazio sicuro come la terapia sia utile per lei a tale fine.
Credo sia importante partire da un punto: il fatto che per il tuo ex fosse "normale" mettere like a determinate foto o guardare altre ragazze non significa automaticamente che debba esserlo anche per te. Nelle relazioni non esistono regole universali su ciò che è giusto o sbagliato tollerare; esistono bisogni, valori e sensibilità personali che meritano rispetto. Spesso, quando qualcosa ci fa stare male, tendiamo a chiederci se siamo noi a essere troppo insicure, gelose o esagerate. A volte può esserci una componente di insicurezza, ma questo non significa che dobbiamo convincerci ad accettare qualsiasi comportamento pur di apparire più sicuri. La domanda più utile non è "ho il diritto di stare male per questa cosa?", ma "questa relazione era compatibile con ciò che desidero e mi fa sentire serena?". Da quello che racconti, sembra che la difficoltà non riguardasse soltanto i like, ma anche la comunicazione, il sentirti ascoltata e la possibilità di confrontarvi sui problemi. Quando i nostri bisogni vengono ripetutamente ignorati, è normale che si sviluppino dubbi, paure e uno stato di allerta che può continuare anche dopo la fine della relazione. Più che cercare di cambiare l'altro o convincerti che ciò che ti ferisce dovrebbe andarti bene, può essere utile chiederti quali caratteristiche desideri in un partner e quali comportamenti per te sono accettabili o meno. Non tutte le persone vivono i social o la fedeltà nello stesso modo, e questo non rende nessuno necessariamente sbagliato. A volte significa semplicemente che non si è compatibili. Il lavoro, quindi, non è imparare a tollerare qualsiasi cosa, ma conoscere meglio te stessa, i tuoi bisogni e i tuoi limiti, così da poter costruire relazioni in cui non sia necessario mettere continuamente in discussione ciò che senti.
Buongiorno, Da quanto riporta, nel corso della relazione lei ha più volte espresso un disagio: non tanto perché il suo ex guardasse delle ragazze ma perché quel comportamento la faceva stare male e non si sentiva ascoltata quando cercava di parlarne. Da quello che scrive, il dolore non sembra essere nato solo dai like ma anche dal fatto che lui continuasse a ripeterle che era "normale", lasciandola sola con il suo disagio. Quando una persona ci risponde sistematicamente che il nostro malessere è esagerato, sbagliato o incomprensibile, può accadere che iniziamo a dubitare di noi stessi: "Sono io il problema?" "Sto esagerando?" "Sono troppo gelosa?" E spesso questi dubbi restano anche dopo la fine della relazione. Mi colpisce anche la preoccupazione che nutre attualmente rispetto al fatto che il suo ex compagno possa dare attenzioni alla nuova collega: lei stessa dice di non avere una grande autostima e questo potrebbe contribuire a far sì che ogni possibile confronto con un'altra donna venga vissuto come una minaccia, anche quando razionalmente sa di avere molte qualità. Un'altra cosa importante: trovare attraente una persona o guardarla non equivale necessariamente a desiderare una relazione con lei. Tuttavia, se per lei il rispetto all'interno della coppia comprendeva anche un certo comportamento sui social, non c'è nulla di sbagliato nell'averlo vissuto come un valore importante. Il problema nasce quando si cerca di convincersi che ciò che fa stare male non dovrebbe far stare male. Per questo, più che concentrarsi su cosa farà lui con la nuova collega, potrebbe essere utile per lei riportare l'attenzione su di sé e chiedersi perché una relazione che ha scelto di interrompere continua ancora ad avere così tanto potere sui suoi pensieri. Credo che la risposta a questa domanda possa aiutarla più di qualsiasi rassicurazione sul fatto che lui guardi o non guardi altre donne. Un cordiale saluto.
Buongiorno Cara, leggendo le tue parole sento la presenza di una forte difficoltà, è bello però sentirti riconoscere quelle che senti essere le tue qualità. Ciò che mi colpisce è la tua necessità di essere ascoltata da quest'uomo che, nonostante i tuoi sforzi, ha evitato di entrare in contatto profondo con te e di mettersi in gioco con tutto se stesso impegnandosi nell'ascoltarti in modo attivo. E' possibile che questi tuoi pensieri di "gelosia" siano scaturiti proprio da questo? Mi spiego meglio: la negazione dell'ascolto e dell'attenzione possono aver creato una ferita dentro di te che veniva, ipotizzo, parzialmente "coperta" (non guarita) da attenzioni magari meno profonde che riservava a te nel mentre eravate insieme e che ora hai paura possano essere destinate ad altre senza perciò avere più la possibilità di "nascondere" la ferita provocata. Ora ti chiedo: qual'è il tuo bisogno in questo tuo momento di vita, cosa pensi potrebbe farti sentire meglio? La tua paura, forse, può essere antica e rappresentare il tema della presenza stabile di una persona significativa e della consapevolezza di te. Non posso darti un antidoto per i tuoi pensieri e per quelle che definisci paranoie ma sono certa che in presenza di una nuova consapevolezza della tua persona che sono certa raggiungerai questi pensieri andranno ad affievolirsi sempre di più ed avrai tutti gli strumenti per poter scegliere chi avere affianco: una persona stabilmente presente. Ti abbraccio forte, Greta
Gentile utente, le paure e le preoccupazioni fanno parte di noi ed è umano che sia così. Ciò che può essere importante è trovare il modo di gestire tutto ciò e, al contempo, comprendere cosa si celi dietro tali paure e preoccupazioni. A tal fine, la inviterei a riflettere sulla possibilità di svolgere un primo colloquio psicologico e, qualora fosse interessata, mi rendo disponibile e rimango a sua disposizione. -Dott.ssa Valeria Gini
Gentile ragazza, da ciò che scrive non è possibile stabilire se il problema fosse “solo gelosia” oppure se nella relazione ci fossero davvero comportamenti che la facevano sentire poco rispettata e poco ascoltata. Questo andrebbe capito meglio. Però una cosa emerge: la relazione è finita, ma il legame non sembra essersi davvero chiuso. Continuare a vedervi, lavorare nello stesso posto e restare attenti a ciò che lui guarda o potrebbe fare mantiene la sua mente agganciata a lui. Così ogni nuova ragazza può diventare una minaccia, non tanto perché lei “vale meno”, ma perché riattiva la paura di non essere scelta, rispettata o abbastanza importante. Il punto non è controllare dove guarda lui. Il punto è chiedersi che posto vuole occupare lei adesso: ex compagna ancora in allarme, oppure persona che prova a ricostruire un confine. Quando arriva il pensiero, provi a non seguirlo fino in fondo. Può dirsi: “Questo è l’allarme della vecchia relazione, non una prova da controllare”. Poi faccia una cosa concreta: riporti l’attenzione su ciò che sta facendo lei, sul lavoro, sul suo comportamento, sul confine che vuole tenere. Se questi pensieri diventano insistenti o le impediscono di vivere serenamente il lavoro e le relazioni, un confronto psicologico può aiutarla a capire cosa sta cercando ancora di controllare e cosa invece ha bisogno di lasciare andare. Può essere utile continuare a parlarne in uno spazio più personale, anche online, per trasformare questa gelosia in un’occasione di confine e non in una nuova prigione. Un caro saluto.
Buongiorno, ci tengo a ringraziarla per aver trovato il coraggio di condividere una situazione emotivamente così faticosa e dolorosa. Leggendo le sue parole, arriva in modo molto chiaro il profondo senso di confusione, frustrazione e allerta che sta vivendo in questo momento. Chiudere una relazione importante, soprattutto quando si percepisce che i propri bisogni di comunicazione non vengano ascoltati, è già un passaggio molto doloroso. Dover poi condividere quotidianamente lo spazio lavorativo con il suo ex compagno rende inevitabilmente tutto molto più complesso e difficile da elaborare. La "modalità allarme" che lei percepisce è una normale risposta fisiologica del nostro sistema nervoso, la cui finalità è quella di proteggerci: non è un "problema" o un segno di debolezza, ma un radar biologico di protezione. Quello che sta provando è un dolore legittimo che merita tempo e cura per essere elaborato. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a ritrovare la sua serenità, offrendole uno spazio protetto per esplorare la situazione attuale, elaborare i pensieri e i vissuti emotivi connessi, e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici. Spero di esserle stato utile e, se lo desiderasse, resto a sua disposizione anche online. Cordialmente, Dott. Federico Guerrini
Salve, dalle sue parole sembra che la sofferenza non nasca tanto da ciò che il suo ex potrebbe fare, quanto dal significato che questo assumerebbe per lei. L'arrivo di una nuova collega sembra attivare rapidamente pensieri di confronto e allarme: non tanto perché vi siano elementi concreti, ma perché tocca il timore di perdere un posto speciale o di non essere più così importante per lui. È una reazione che spesso emerge quando si è ancora impegnati a ridefinire se stessi al di fuori della relazione. Forse potrebbe essere utile chiedersi non tanto se lui guarderà un'altra ragazza, ma che cosa rappresenterebbe per lei questa eventualità. Comprendere il significato emotivo di questa paura può aiutare a ridurne l'intensità e a ritrovare gradualmente un senso di sicurezza più indipendente dallo sguardo dell'altro. Un cordiale saluto.
Buonasera, leggendo il suo messaggio, la sensazione che ho non è quella di una ragazza "paranoica" o eccessivamente gelosa. Mi sembra piuttosto una persona che per molto tempo ha cercato di farsi ascoltare su qualcosa che per lei era importante e che invece si è sentita spesso dire che il problema non esisteva o che avrebbe dovuto semplicemente accettarlo. Quando accade questo, non si mette in discussione solo il comportamento dell'altro, ma a volte si inizia a dubitare anche delle proprie emozioni chiedendosi "ma non è che sto esagerando?", "sono io il problema?", "dovrei farmelo andare bene?". E alla lunga questo può creare molta confusione e molto stress. Inoltre da quello che racconta non sembra che il suo dolore nascesse dal fatto che esistessero altre donne, ma dal fatto di non sentirsi rassicurata, compresa e accolta quando esprimeva il suo disagio. Per questo oggi non mi sorprende che l'idea di una nuova collega attivi immediatamente paure e pensieri, non perché ci sia necessariamente un pericolo reale, ma perché tocca una ferita che per lei è ancora aperta e che merita di essere ascoltata. La buona notizia è che il fatto che questi pensieri esistano oggi non significa che la accompagneranno per sempre, né che li ritroverà inevitabilmente in tutte le relazioni future. Infatti molto spesso, quando comprendiamo davvero cosa ci ha fatto soffrire e impariamo a fidarci di più delle nostre percezioni questi meccanismi iniziano gradualmente a perdere forza. Le suggerirei quindi di essere meno severa con sé stessa..In questo momento non vedo una ragazza che deve correggersi, ma una ragazza che sta cercando di capire e dare un senso a qualcosa che l'ha fatta soffrire più di quanto forse abbia potuto ammettere fino ad oggi! Se sente che questo tema continua a pesare nella sua vita e nelle sue relazioni, parlarne in uno spazio dedicato può aiutarla a ritrovare maggiore serenità e fiducia, prima di tutto in sé stessa. Sono disponibile per un primo contatto gratuito. Dr.ssa Alessandra Scarci
Buongiorno. Penso che potrebbe essere utile approfondire due grandi aree. La prima riguarda il perché certe situazioni la attivino più di altre, tanto da portarla a sperimentare un disagio considerevole. La seconda ha a che vedere con quella che lei chiama "modalità allarme", che, probabilmente, fa sì che lei venga molto assorbita dai suoi pensieri, finendo in una spirale negativa che la fa stare sempre peggio. Trattandosi di tematiche parecchio complesse e anche personali e private, penso che il modo migliore di affrontarle sia dedicando loro il tempo e il luogo che si meritano. Qualora lo desiderasse, sono disponibile per un colloquio.
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione. Quello che descrivi è molto comprensibile e non significa necessariamente che tu abbia un "problema" o che sia una persona eccessivamente gelosa. Da ciò che racconti emergono alcuni aspetti importanti. Innanzitutto, la tua sofferenza non sembra derivare soltanto dai "like" o dal fatto che lui guardasse altre donne. Quello che colpisce è che per lungo tempo hai cercato di comunicare il tuo disagio, di confrontarti e di sentirti ascoltata, senza ottenere una risposta che ti facesse sentire compresa. Quando una persona ci dice ripetutamente "è normale" o "non c'è niente di male", senza però accogliere il nostro vissuto emotivo, spesso il problema non è il comportamento in sé, ma il fatto di sentirsi invalidate nelle proprie emozioni. Per quanto riguarda i pensieri che si attivano quando immagini la nuova collega, prova a osservare la sequenza: arriva uno stimolo ("arriverà una nuova ragazza"); la mente genera uno scenario ("lui la guarderà", "potrebbe provarci"); si attiva l'ansia; l'ansia viene interpretata come prova che il pericolo sia reale. In realtà, il fatto che tu immagini qualcosa non significa che accadrà davvero. La mente ansiosa tende a prepararsi in anticipo a possibili ferite emotive, soprattutto quando ha già vissuto situazioni percepite come dolorose. Per superare questi pensieri, può essere utile non cercare di eliminarli a tutti i costi. Piuttosto, quando arrivano, prova a chiederti: "Questo è un fatto o una mia previsione?" "Cosa temo realmente che accada?" "Se anche lui trovasse interessante un'altra persona, cosa direbbe davvero sul mio valore?" Spesso ci si accorge che il dolore non nasce dal comportamento dell'altro, ma dal significato che attribuiamo a quel comportamento. Il fatto, poi, che tu abbia queste paure oggi non significa che le avrai necessariamente in tutte le relazioni future. Le dinamiche relazionali dipendono da entrambe le persone coinvolte. Una relazione in cui c'è ascolto, rassicurazione reciproca e comunicazione aperta può farti sentire molto più sicura di quanto ti sei sentita in questa. Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott. Stefano Recchia
Gentilissima, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e dolorosa. È del tutto comprensibile che si trovi in questo stato di "allarme"; la fine di una relazione porta con sé un processo di elaborazione simile a un lutto, e dover condividere quotidianamente lo spazio lavorativo con il proprio ex rende questo percorso decisamente più complesso e faticoso. I pensieri che sperimenta oggi non indicano che lei sia "sbagliata", ma sono il segnale di ferite passate (la mancanza di ascolto, i comportamenti sui social che le davano fastidio) che cercano ancora protezione. Quando il comportamento di un partner mina la nostra sicurezza, la mente tende a restare in uno stato di ipervigilanza per evitare di soffrire ancora. Per superare questo blocco e fare in modo che queste dinamiche non si ripresentino in futuro, è importante spostare il focus dalle azioni del suo ex alla sua serenità personale, imparando a gestire i pensieri intrusivi e a ricostruire una solida autostima. Se lo desidera, sono a sua disposizione per iniziare un percorso personalizzato. Insieme potremo esplorare l'origine di queste paure e trovare gli strumenti pratici per disinnescare l'ansia, definire confini sani sul posto di lavoro e permetterle di guardare al futuro con maggiore serenità e fiducia in se stessa. Un caro saluto.
Buongiorno, da ciò che racconta, non credo che il problema sia rappresentato dai "like" o dall'arrivo di una nuova collega in sé, quanto piuttosto dal significato emotivo che questi eventi assumono per lei. Quando in una relazione ci si è sentiti poco ascoltati, poco compresi o non sufficientemente considerati nei propri bisogni, è normale che alcune ferite continuino ad attivarsi anche dopo la fine del rapporto. Il fatto che oggi lei si ritrovi a pensare a come il suo ex possa guardare altre donne non significa necessariamente che sia una persona eccessivamente gelosa o possessiva. Potrebbe invece indicare che una parte di lei è ancora emotivamente coinvolta e teme, forse inconsapevolmente, il confronto, la sostituzione o la sensazione di non essere stata abbastanza importante per lui. È importante ricordare che i pensieri non sono fatti. Il fatto che la sua mente immagini determinati scenari non significa che questi stiano realmente accadendo. Spesso, quando una relazione ha lasciato questioni irrisolte, la mente entra in una sorta di "modalità allarme", cercando continuamente segnali che confermino le proprie paure. Più che combattere questi pensieri, potrebbe essere utile imparare a riconoscerli per ciò che sono: ipotesi, timori e insicurezze che meritano ascolto, ma non necessariamente fiducia. Con il tempo, elaborando la fine della relazione e rafforzando la fiducia in sé stessa, queste preoccupazioni tendono generalmente a perdere intensità. Qualora desiderasse approfondire queste dinamiche e comprendere meglio l'origine delle sue paure relazionali, resto disponibile per consulenze online
Salve, da ciò che racconta sembra che questa relazione abbia toccato aspetti molto profondi della sua sicurezza affettiva e del modo in cui vive il confronto con le altre donne. Quando in un rapporto ci si sente poco ascoltati, poco rassicurati o non realmente accolti nei propri bisogni emotivi, è facile che alcune fragilità si amplifichino nel tempo, soprattutto se certi comportamenti dell’altro vengono vissuti come svalutanti o minacciosi. Il fastidio che provava rispetto ai “like” o al timore che lui guardasse altre donne non significa necessariamente essere esagerata o sbagliata. Piuttosto, sembra che quei comportamenti attivassero dentro di lei la paura di non sentirsi abbastanza importante, scelta o unica nella relazione. E il fatto che oggi continuiate a vedervi e a lavorare insieme rende probabilmente ancora più difficile creare una distanza emotiva che le permetta di elaborare davvero la fine del rapporto. Quando parla di “allarme”, sembra quasi che la sua mente entri automaticamente in uno stato di vigilanza, cercando continuamente segnali di possibile rifiuto, confronto o sostituzione. Questo tipo di pensieri spesso non nasce tanto dalla realtà presente, quanto dalla paura di perdere valore agli occhi dell’altro. Forse il punto non è convincersi di essere “meglio” delle altre, ma iniziare gradualmente a sentire che il suo valore personale non dipende dallo sguardo o dalle attenzioni di un partner. L’autostima più stabile non nasce dal confronto, ma dalla possibilità di sentirsi degni di amore e rispetto anche senza dover continuamente competere o controllare. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Cara/o, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Da ciò che racconta, mi sembra che questa situazione la stia facendo riflettere non solo sulla relazione che ha vissuto, ma anche sul modo in cui oggi sperimenta alcune emozioni, come la gelosia, la paura del confronto e i dubbi legati al proprio valore personale.Quello che descrive è comprensibilmente faticoso: da una parte riconosce le ragioni che l'hanno portata a interrompere la relazione, dall'altra si accorge che alcuni pensieri continuano ad attivarsi, soprattutto quando immagina il suo ex partner rivolgere attenzioni ad altre persone. Questo sembra generare in lei uno stato di allerta che, pur essendo fonte di sofferenza, suscita anche interrogativi importanti su di sé e sul proprio modo di vivere i rapporti affettivi. Più che concentrarsi sul comportamento del suo ex compagno, potrebbe essere utile comprendere insieme che significato assumono per lei questi pensieri e queste paure, e in che modo si collegano alla sua storia personale, all'autostima e alle esperienze relazionali vissute fino ad oggi. Si tratta di temi che meritano uno spazio di ascolto e approfondimento adeguato, nel quale poter esplorare con maggiore calma ciò che sta vivendo e le difficoltà che teme possano ripresentarsi anche nelle relazioni future. Se lo desidera, resto a disposizione per fissare un primo colloquio. Può trovare il mio Profilo su Mio dottore sono la Dott.ssa Ilaria Redivo Un caro saluto
Buonasera. Da quello che racconti, mi sembra importante distinguere due aspetti. Il primo è che una relazione può finire quando non ci si sente ascoltati, compresi o rispettati nei propri bisogni. Se per te il dialogo e il confronto erano importanti e non riuscivate a trovarli, è comprensibile che la relazione ti abbia lasciata insoddisfatta. Il secondo aspetto riguarda la gelosia e i pensieri che si attivano oggi. Considera che questa persona ha fatto parte della tua vita per tre anni e che, nonostante la separazione, continuate a vedervi e persino a lavorare insieme. In una situazione del genere è abbastanza normale che tu sia ancora emotivamente coinvolta e che ti venga spontaneo chiederti cosa farà o con chi potrebbe interessarsi. Più che chiederti se sei "migliore" o "peggiore" di altre ragazze, potrebbe essere utile ricordare che l'interesse di una persona verso qualcun altro non definisce il valore di chi è stato il partner precedente. Sono due piani diversi. Inoltre, il fatto che alcuni suoi comportamenti ti facessero stare male non significa necessariamente che tu fossi nel torto o che lui fosse nel torto: può semplicemente indicare che avevate sensibilità e aspettative diverse su certi temi. Con il tempo, e soprattutto prendendo gradualmente le distanze emotive dalla relazione conclusa, questi pensieri tendono spesso a perdere intensità. Il fatto che tu te ne accorga e ti stia interrogando su di essi è già un primo passo importante.
Buonasera, quando una parte di noi teme di non valere abbastanza, la mente inizia a fare da sola, va in allerta, cerca segnali di pericolo, si confronta. Non perché sei "strana" o gelosa di carattere, ma perché stai cercando una conferma che non riesci ancora a darti da sola. E lui, in tutto questo, è ancora lì, fisicamente vicino, tutti i giorni. La cosa che puoi fare per te adesso è chiederti: di cosa ho bisogno per sentirmi abbastanza, e come posso trovarlo dentro di me? Se questi pensieri continuano a pesarti, parlarne con qualcuno, in uno spazio dedicato solo a te, può fare una differenza enorme.
Buongiorno, faccia un percorso suo personale che possa guidarla a superare le sue paure e che possa aiutarla a capire da dove nasce ciò ,parlare solo di autostima è riduttivo, anche perchè questo schema comportamentale lo porterà con sè molto probabilmente in altre elazioni. Mi contatti se vuole fare un percorso.
Buongiorno, i pensieri che descrive non indicano necessariamente un problema di gelosia, ma potrebbero essere legati a vissuti di insicurezza e a dinamiche emotive rimaste aperte dopo la relazione. Il fatto che continuiate a frequentarvi e a lavorare insieme può contribuire a mantenere attive queste preoccupazioni. Per comprendere meglio l'origine di tali pensieri e del disagio che le provocano, le consiglio di rivolgersi a uno psicologo. Cordiali saluti.
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione, visto anche il contesto nel quale si trova. Purtroppo non c'è una risposta standard per questo tipo di situazioni o di pensieri, per trovare la "sua" risposta sarebbe sicuramente utile un percorso psicoterapeutico. Cordiali saluti, dott.ssa Marianna Mansueto
Salve, dal suo racconto emerge una sofferenza che va ben oltre il semplice fastidio per alcuni comportamenti del suo ex compagno. Quello che descrive sembra toccare aspetti molto profondi legati al sentirsi scelta, considerata, valorizzata e al timore di non essere abbastanza importante agli occhi della persona amata. Innanzitutto vorrei dirle che il fatto che alcuni comportamenti le dessero fastidio non significa automaticamente che fosse lei ad avere torto. Nelle relazioni esistono sensibilità diverse. Ciò che per una persona può apparire irrilevante, per un'altra può assumere un significato emotivo importante. Il problema spesso non è tanto il comportamento in sé, quanto il modo in cui viene accolto il disagio dell'altro. Da quello che racconta, la sua sofferenza non nasceva solamente dai like o dalla gelosia, ma soprattutto dalla sensazione di non sentirsi ascoltata quando cercava di parlarne e di confrontarsi. Mi colpisce che, nonostante la relazione sia terminata e nonostante sia stata lei a prendere una decisione che sentiva necessaria, il suo pensiero continui a tornare su di lui. Questo accade molto più spesso di quanto si pensi. Quando una relazione finisce, infatti, non si interrompono immediatamente tutti i meccanismi emotivi che si erano costruiti nel tempo. La mente continua a monitorare quella persona, a chiedersi cosa faccia, chi guardi, chi possa incontrare e quale posto occupiamo ancora nella sua vita. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, potrebbe essere utile osservare con curiosità ciò che accade dentro di lei quando immagina questa nuova collega. Mi sembra che il pensiero non sia semplicemente "potrebbe piacerle", ma che dietro si attivi una sorta di allarme più profondo. Come se una parte di lei stesse cercando continuamente conferme sul proprio valore attraverso il comportamento di lui. È interessante che nel suo messaggio lei stessa dica di sapere di essere una brava persona, di riconoscere le proprie qualità e persino di considerarsi una ragazza piacevole. Questo suggerisce che il problema probabilmente non riguarda soltanto l'autostima nel senso più generale del termine. A volte si può avere una buona consapevolezza delle proprie qualità e, contemporaneamente, essere molto vulnerabili quando si percepisce il rischio di essere sostituiti, confrontati o messi in secondo piano nelle relazioni affettive. Quando immagina lui che possa guardare un'altra ragazza, provarci o interessarsi a lei, la sua mente sembra reagire come se si trovasse davanti a una minaccia. Eppure la relazione è già terminata. Questo aspetto è importante perché suggerisce che il vero nodo potrebbe non essere ciò che lui farà in futuro, ma il significato che lei attribuisce a quell'eventualità. Forse potrebbe chiedersi: "Se lui si interessasse a un'altra persona, che cosa direbbe questo di me?". Spesso dietro pensieri di questo tipo si nascondono convinzioni molto profonde sul proprio valore personale, sulla propria desiderabilità o sulla paura di essere dimenticati e sostituiti. Un altro elemento che credo meriti attenzione è il fatto che continuiate a vedervi e che ora lavoriate anche nello stesso ambiente. Questo rende inevitabilmente più difficile elaborare la separazione. La mente fatica a chiudere un capitolo quando la persona continua a essere presente nella quotidianità. È come se una parte di lei stesse ancora cercando di capire, di monitorare, di prevedere ciò che lui potrebbe fare. Per questo motivo le suggerirei di non concentrarsi esclusivamente sulla domanda "come faccio a non avere questi pensieri?". Molto spesso il tentativo di eliminare a tutti i costi un pensiero finisce per renderlo ancora più presente. Potrebbe essere più utile comprendere perché quel pensiero si attiva, quali paure tocca e quali bisogni emotivi sta cercando di segnalare. Mi sembra che lei abbia già una buona capacità di riflettere su se stessa e di mettersi in discussione. Forse il passo successivo potrebbe essere proprio quello di esplorare più a fondo questi meccanismi, cercando di capire da dove nasca questa sensibilità al confronto e al timore di essere sostituita. Un percorso psicologico ad orientamento cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla proprio in questo: non soltanto a ridurre l'ansia e le preoccupazioni del momento, ma a comprendere gli schemi emotivi che rischiano di ripresentarsi anche nelle relazioni future. Il fatto che lei si stia ponendo queste domande è già un segnale importante. Significa che non si sta limitando a subire ciò che prova, ma sta cercando di comprenderlo. E spesso è proprio da questa comprensione che nasce la possibilità di vivere le relazioni con maggiore serenità e libertà. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buona sera, non è mai facile rispondere su due piedi a questioni di tipo relazionale, sarebbe necessario conoscere la sua storia, conoscere lei. L'unica cosa che posso dirle è che spesso rinforzarsi aiuta ad essere più funzionali e autentici nelle relazioni con gli altri. E mi sento di rassicurarla: certo che può superarlo. Ho una grande fiducia nella capacità degli esseri umani di agire e progredire verso il loro benessere, purché gliene sia data l'occasione. Trovi qualcuno tra noi, o vicino a lei, che possa aiutarla a focalizzare la sua difficoltà e la accompagni a superarla.
Buongiorno, dal suo resoconto capisco che lei sente il bisogno di elaborare diversi aspetti della sua personalità. Il primo è il fastidio che a lei danno i segnali di attenzione del suo partner verso altre ragazze (like sui social) e, sebbene all'inizio lei dica di aver fatto dei tentativi (infruttuosi) di far capire questo a lui, successivamente afferma di avere dei dubbi sul fatto se non sia in realtà lei il problema. Riguardo a questo penso che il problema possa essere stato sopratutto il fatto di non essersi sentita ascoltata in questo, quindi di non aver visto legittimato il disagio da lei provato. A prescindere che l'altro poi si adatti o meno a una richiesta, il fatto che questo suo bisogno non sia stato accolto deve essere stato svalutante per lei, non a caso poi ha infatti deciso di interrompere la relazione. Il secondo aspetto, altrettanto importante, è il fatto che lei non riesca ad accettare veramente la separazione dal suo ex compagno. O meglio, mi sembra ci sia una parte di lei che ha deciso di lasciarlo per le ragioni di cui ho parlato sopra, e un'altra che invece continua ad essere attaccata a lui e ad andare "in allarme" al solo pensiero che lui possa guardare un'altra ragazza. Il risultato è che lei continua ad avere il dubbio di essere lei stessa il problema e che questo pattern si ripeta in futuro. A me sembrano tutti e due temi molto importanti e penso sia importante che lei si prenda un suo spazio in cui elaborarli. Ce n'è uno dei due che a lei sembra prioritario e dal quale inizierebbe, nel caso dovesse parlarne con uno psicologo? Rimango a disposizione Dott. Federico Bartoli
Gentilissima, Leggendo il suo racconto, emerge che questa relazione non si è conclusa per un semplice episodio di gelosia, ma perché, nel tempo, lei si è sentita poco ascoltata, poco compresa e poco rassicurata nei suoi bisogni. È importante tenerlo presente, poiché spesso dopo una relazione che ci ha fatto sentire insicuri, la mente continua a rimanere “in allerta” anche quando quella relazione è finita. Quello che sta vivendo non significa necessariamente che sia una persona “troppo gelosa” o “sbagliata”. Piuttosto, sembra che il suo cervello abbia imparato ad aspettarsi determinate situazioni e appena compare qualcosa che gliele ricorda (ad esempio l’arrivo di una nuova collega), si attivi automaticamente con pensieri e scenari che cercano di proteggerla da una possibile sofferenza. Questo non vuol dire che quei pensieri descrivano la realtà, ma che raccontano una sua paura. Inoltre, mi ha colpito quando scrive: “so di essere una brava persona, ma non ho una grande autostima”. Credo che qui ci sia un punto importante. L’autostima non consiste nel sapere di avere delle qualità, ma nel riuscire a sentirsi sufficientemente al sicuro anche quando non possiamo controllare il comportamento dell’altro. Se il nostro valore dipende continuamente da ciò che l’altro guarda, fa o potrebbe fare, è facile che l’ansia trovi sempre un nuovo motivo per presentarsi. Il fatto che oggi lei si stia ponendo queste domande è già un segnale positivo; significa che non vuole semplicemente trovare qualcuno che la rassicuri, ma desidera comprendere da dove nascono questi meccanismi per non portarli anche nelle relazioni future. Ed è proprio da questa consapevolezza che può iniziare un cambiamento reale. Se sente che queste paure stanno influenzando il suo benessere o il modo in cui vive le relazioni, credo che intraprendere un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare sull’autostima, sulla fiducia e sui modelli relazionali che si sono costruiti nel tempo, non tanto per “smettere di essere gelosa”, ma per sentirsi più libera, più sicura di sé e meno in balia di quei pensieri. Un caro saluto, Cordialmente, Dott.ssa Simona Accardo
Salve, posto che ogni rapporto di coppia si dovrebbe fondare su equilibri basati su rispetto e reciprocità, se uno dei due ha comportamenti che feriscono l'altro/a e non è disponibile a modificarli, ciò rappresenta già una differenza notevole di investimento nel rapporto che implica un disequilibrio. Detto questo però, mi sentirei di suggerirle di cominciare un percorso psicologico individuale con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendersi meglio e a trovare strategie personali più funzionali per vivere sé stessa e le sue relazioni più serenamente. Saluti. Dr. Francesco Rossi.
Salve, grazie per aver condiviso in modo così sincero quello che stai vivendo. Da ciò che racconti emergono due livelli diversi: da una parte la relazione passata, con difficoltà concrete di comunicazione e di rispetto dei tuoi bisogni; dall’altra le reazioni emotive che questa esperienza continua a generare in te, soprattutto sul piano della gelosia e dell’ansia. È importante distinguere questi due aspetti. Il fatto che tu provassi fastidio per alcuni comportamenti (come il mancato ascolto o i like a foto di altre ragazze) non è di per sé “sbagliato” o automaticamente legato a bassa autostima. In una relazione, ciò che conta non è stabilire se una cosa è “normale” in senso astratto, ma se è compatibile con il modo in cui tu vivi il rispetto e la fiducia. Quello che invece merita attenzione è il modo in cui la tua mente sembra attivarsi ora: una sorta di “allarme anticipatorio” rispetto a possibili scenari futuri (lei nuova collega, lui che la guarda, lui che ci prova). Questo è un meccanismo abbastanza comune dopo una relazione che ha generato insicurezza e frustrazione. La mente tende a “prevenire il dolore” immaginando in anticipo ciò che potrebbe farci soffrire, ma così facendo finisce per mantenere attivo lo stato di allerta. In questi momenti il problema non è tanto il pensiero in sé, quanto il fatto che venga preso come una previsione certa della realtà. Un pensiero come “potrebbe provarci con lei” è possibile, ma non è un fatto. Tra possibilità e realtà c’è una grande differenza. Un altro punto importante riguarda il confronto con le altre persone. Quando dici “so di essere meglio”, stai cercando comprensibilmente di proteggere la tua autostima. Tuttavia, nelle dinamiche relazionali non esiste un “meglio” o “peggio” assoluto che garantisca sicurezza affettiva. La paura che provi non si risolve dimostrando di essere “più valida” di altre persone, ma lavorando sulla sicurezza interna, cioè sulla capacità di tollerare l’incertezza senza andare in allarme. Per ridurre questi pensieri, può essere utile iniziare a osservarli senza seguirli automaticamente: chiederti, ad esempio, “sto reagendo a un fatto reale o a una previsione della mia mente?” e “questo pensiero mi aiuta o mi fa stare peggio?”. Infine, il fatto che questa attivazione si presenti ora non significa che sarà necessariamente un problema in tutte le relazioni future. Significa piuttosto che questa esperienza ha lasciato un’impronta emotiva che può essere elaborata. Se questi pensieri diventano molto frequenti o difficili da gestire, può essere utile affrontarli in uno spazio terapeutico, dove lavorare in modo più approfondito sulla sicurezza affettiva e sulla regolazione dell’ansia nelle relazioni. Non si tratta di “non provare più gelosia”, ma di imparare a riconoscerla senza lasciarle il controllo delle tue scelte e del tuo benessere. Ti mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli Perugia
Buonasera, dal suo messaggio mi sembra che il punto non sia tanto capire se il suo ex guarderà o meno un'altra ragazza quanto che cosa significa per lei se questo dovesse accadere? Lei descrive una relazione in cui si è sentita poco ascoltata e in cui alcuni comportamenti del suo ex, come i "like" o l'attenzione rivolta ad altre donne, le provocavano molta sofferenza. È possibile che, nel tempo queste esperienze abbiano reso sensibilizzato a tutto ciò che potrebbe essere interpretato come un segnale di rifiuto o di confronto il suo sistema di "allarme". Mi colpisce quando dice "so di essere una brava persona, carina...". Sembra che una parte di lei riconosca il proprio valore mentre un'altra continui a metterlo in discussione ogni volta che entra in gioco il confronto con un'altra donna. Più che cercare di eliminare questi pensieri, potrebbe essere utile chiedersi: perché il fatto che lui possa guardare un'altra persona diventa una minaccia per il modo in cui vede se stessa? Spesso la sofferenza non nasce dal comportamento dell'altro, ma dal significato che gli attribuiamo. Se teme che questo meccanismo possa ripresentarsi anche nelle relazioni future, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprenderne le origini e a costruire una maggiore sicurezza in sé, così che il valore personale non dipenda continuamente da ciò che fanno o non fanno gli altri. Il fatto che oggi si stia ponendo queste domande è già un passo importante poiché significa che il suo obiettivo non è controllare il comportamento del partner ma capire cosa accade dentro di sé e vivere le relazioni con maggiore serenità. Un caro saluto
Gentile utente, da quello che racconta sembra che la difficoltà non riguardi soltanto i like o il comportamento del suo ex, ma il significato che queste situazioni hanno assunto nella vostra relazione: il sentirsi poco ascoltata, poco considerata e forse non abbastanza rassicurata nei propri bisogni. Quando una relazione si conclude lasciando ferite o dubbi, può accadere che la mente rimanga in uno stato di allerta, cercando segnali che possano confermare vecure paure già vissute. Questo non significa necessariamente che ciò che immagina accadrà, ma che alcune esperienze passate continuano ad avere un peso nel presente. Può essere utile spostare l'attenzione dal confronto con altre donne alla domanda: “Di cosa ho bisogno per sentirmi rispettata e tranquilla in una relazione?”. La fiducia in sé non nasce dal sentirsi migliori degli altri, ma dal riconoscere il proprio valore anche quando l'altro fa scelte diverse. Un caro saluto.
Buongiorno, da quello che racconta sembra che il tema della gelosia non riguardi soltanto ciò che il Suo ex potrebbe fare, ma soprattutto una ferita legata alla sicurezza e alla fiducia che si è creata nella relazione. Quando per molto tempo si vive la sensazione di non essere ascoltati o rassicurati, la mente può rimanere in una sorta di “modalità allarme”, come un antifurto che continua a suonare anche quando il pericolo non è più presente. Questo non significa necessariamente che Lei sia una persona gelosa o sbagliata, ma che alcune esperienze passate possono aver aumentato la sensibilità a certi segnali. Può essere utile imparare a distinguere il pensiero dalla realtà: “lui potrebbe guardare un’altra persona” è una possibilità, non una certezza né una prova del Suo valore. Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a lavorare sull’autostima, sui timori di confronto e sui meccanismi che alimentano queste paure, così da costruire relazioni future in cui sentirsi più libera e sicura.
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