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Esperienze

Sono una psicologa clinica e forense, laureata presso l’Università LUMSA, dove attualmente sto proseguendo il mio percorso formativo nella Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Clinica Integrata della Lumsa Academy.

Ho scelto di diventare psicologa perché ho sempre creduto profondamente nel valore dell’ascolto, della comprensione e della possibilità di cambiamento che ogni persona porta dentro di sé, anche nei momenti più difficili. Per me la psicologia non è soltanto una professione, ma un incontro umano fatto di presenza, accoglienza e autenticità.

Credo fortemente che ogni individuo abbia bisogno di uno spazio sicuro in cui sentirsi visto, ascoltato e compreso senza giudizio. Per questo considero fondamentale costruire con l’altro una relazione basata sulla fiducia, sulla reciprocità e sul rispetto dei tempi e della storia personale di ciascuno.

Nel mio lavoro metto al centro la persona, con la sua unicità, le sue fragilità ma anche le sue risorse. Accompagnare qualcuno nel proprio percorso di consapevolezza e cambiamento è per me una grande responsabilità, ma anche un privilegio che continuo a vivere con passione, sensibilità e dedizione.

Credo che il cambiamento sia possibile quando ci si sente accolti davvero, e che la relazione umana possa diventare uno spazio in cui riscoprire nuove possibilità di sé.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia forense
  • Psicologia giuridica
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1 recensione

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  • A

    Anonimo

    La dottoressa si è mostrata da subito accogliente e ha ascoltato con attenzione le mie problematiche. Sono molto soddisfatta del percorso svolto perché mi ha dato la possibilità di affrontare un momento di difficoltà con un sostegno adeguato.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore

​Buongiorno, le scrivo perché nell'ultimo periodo, a causa di diverse cose che vedo o sento succeder

​Buongiorno,
le scrivo perché nell'ultimo periodo, a causa di diverse cose che vedo o sento succedere intorno a me, la mia mente ha iniziato a rimuginare molto. Riflettendo sulla dinamica della violenza sulle donne, mi sono chiesta perché spesso non ci si riesca a difendere; pur sapendo che esistono risposte involontarie del corpo come il blocco o il freezing, mi sono sentita in colpa per aver fatto questi pensieri, quasi come se stessi dubitando o andando contro le donne, arrivando a giudicarmi severamente.
​A seguito di questo, ho iniziato a provare una forte ansia e la paura che, avendo fatto questi pensieri o avendo scoperto quanto il corpo possa essere vulnerabile, possa succedermi qualcosa di brutto in futuro. Vorrei fare un percorso per capire come gestire questi pensieri intrusivi, il senso di colpa e questa paura generalizzata legata anche al periodo stressante che sto vivendo. Sarei felice di approfondire tutto questo con lei.
​Cordiali saluti

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Erika Bernabei

Buonasera,
vorrei rassicurarla su un aspetto importante: i pensieri non corrispondono necessariamente alla realtà e, soprattutto, non definiscono chi siamo. Avere un pensiero, porsi una domanda o provare curiosità verso un fenomeno non significa approvarlo, condividerlo o attribuirgli un giudizio di valore. I nostri pensieri non ci rendono persone buone o cattive: sono esperienze della nostra mente che possiamo imparare ad accogliere e comprendere senza giudicarci.


All'età di 31 anni mi ritrovo ancora senza esperienze in relazioni sentimentali, avendo avuto come p

All'età di 31 anni mi ritrovo ancora senza esperienze in relazioni sentimentali, avendo avuto come priorità problemi di salute fino ad un'anno e mezzo fa. Di recente però sento di aver maturato un interesse per il mio vicino di casa (trasferito pochi mesi fa) , che abita praticamente sopra la mia abitazione. È molto gentile, cortese, premuroso e disponibile ad aiutarmi se avessi bisogno. Per lavoro è spesso difficile vedersi, essendo pure lui molto impegnato, ma è capitato qualche volta di entrare in casa sua per un caffè ed una chiacchierata, ci sentiamo telefonicamente delle volte e ci vediamo per strada, anche di ritorno a casa, e lo vedo pure sul posto di lavoro essendo un farmacista. Avverto della chimica tra noi e mi sento a mio agio in sua compagnia ma non vorrei appunto confondere la sua cordialità da vicino di casa con altro. Discutendo con qualcuno, mi consigliano di chiedergli di uscire per mangiare qualcosa insieme, per vedere se ci sta pure interesse da parte sua. Non ho problemi con i rifiuti, però sento che in questo momento della mia vita in cui vorrei sentirmi amata e speciale per qualcuno, non ho bisogno di un rifiuto, che potrebbe dare il colpo di grazia alla mia insicurezza e totale bassa autostima di me come donna, anche inesperta soprattutto. Non vorrei nemmeno rovinare il rapporto di amicizia con il vicino di casa e modificare le nostre dinamiche se venisse rifiutato un mio invito ad uscire da soli e stare allo stesso tavolo ma fuori da un contesto casalingo,avendo anche dubbi su un uomo che é uscito da una relazione qualche mese fa e che penso sia un dettaglio importante.... Per di più entro un anno si trasferirà nella sua nuova casa e temo che per la mia mancanza di coraggio, mi pentirò di non averci provato un minimo perché spaventata dalla situazione, non potendo rivederlo più come faccio adesso essendo vicini di casa. Con la mia mancanza di esperienza, sento di aver bisogno di trovare qualcuno che prenda iniziative con me e che mi dia dei segnali chiari, per infondermi nel caso più sicurezza in me stessa ed agire facendo un passo. Ho sempre più paura che resterò sola senza avere il minimo coraggio di provarci con qualcuno e rischiare..

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Erika Bernabei

Capisco la tua esitazione, soprattutto perché si tratta di una persona che fa già parte della tua quotidianità e perché un eventuale rifiuto potrebbe rendere le cose un po' più imbarazzanti all'inizio. Tuttavia, invitare qualcuno a prendere un caffè o a mangiare qualcosa insieme non è necessariamente una dichiarazione sentimentale: può essere semplicemente un modo per conoscersi meglio fuori dal contesto abituale.

Considerando che questa persona si trasferirà entro un certo periodo di tempo, forse la domanda da porti non è tanto "e se mi dicesse di no?", ma "come mi sentirei tra un anno se non avessi mai provato?". Un invito semplice e senza troppe aspettative potrebbe darti una risposta più chiara sul suo interesse senza compromettere necessariamente il rapporto che avete costruito.

Inoltre, il fatto che lui sia uscito da una relazione da pochi mesi è un elemento da tenere presente: anche se ci fosse interesse reciproco, potrebbe avere tempi diversi dai tuoi. Tenendo in considerazione questo, un possibile "rifiuto" potrebbe essere non interpretabile come esito di un giudizio sul proprio valore personale.
A volte il coraggio non consiste nell'essere certi del risultato, ma nel concedersi la possibilità di scoprirlo.


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