Salve dottori, sono una ragazza di 25 anni, da qualche mese mi sono lasciata con una persona più gra

25 risposte
Salve dottori, sono una ragazza di 25 anni, da qualche mese mi sono lasciata con una persona più grande di 21 anni, purtroppo ci siamo lasciati per vari motivi, ma una cosa che mi ha fatto dire basta è stato il fatto di continuare a vedere che lui mettesse mi piace a certe foto di ragazze sui social, dopo tante volte che chiedevo se si poteva evitare, non riuscivamo a comunicare, a discutere quando io volevo il confronto dalla sua parte lui non voleva purtroppo..però diciamo che forse essendo la mia prima relazione vera e seria se possiamo definirla così, durata 2 anni e mezzo circa, mi sono sentita diciamo con un appoggio, una sicurezza in lui, su cui contare ecco, in tutte le situazioni sapevo che c'era, ora come ora sono da sola, ma diciamo che c'è un amico con cui ho avuto un'amicizia e qualcosa di più tre anni fa, però a distanza, ci siamo continuati però a sentire ogni tanto, come stavamo, perché c'era e c'è del bene tra noi due, mi sfogavo con lui anche quando litigavo con il mio ex, e anche qualche mese fa che mi sono lasciata l'ho ricercato a inizio anno perché avevo il pensiero e volevo sapere come stesse, senza secondi fini..poi sapevo che lui mi ascoltava, mi capiva su questa relazione ecco..poi non so perché mi è scattato qualcosa, come se mi piacesse di nuovo, ma poi i miei sentimenti cambiavano di nuovo, e ora di nuovo ancora, perché ci siamo visti già due volte in questi mesi, c'è stato qualche bacio ma io sono stata e sono molto trattenuta, tendevo a pensare all'altro, a paragonare entrambi, e purtroppo continuo a vedere la sicurezza in lui, nel mio ex, è come se lui su varie situazioni so che magari può avere più conoscenze sulle cose e quindi mi "aggrappo" a questo, a cercare di difendere qualcosa che invece mi faceva male del fatto che ci siamo lasciati, perché comunque ho vissuto tante cose con lui, so che ci poteva essere in tanti momenti, potevo contare su di lui, e diciamo che certe situazione invece che risolvere da sola, sapevo che c'era lui e trovavo la sicurezza li..lui purtroppo mi continua a scrivere messaggi che gli manco, che mi ama e io sono una persona facilmente condizionabile, vorrei avere una soluzione su come risolvere i pensieri e la situazione, senza fare del male a nessuno..cosa potrei fare nel concreto? Sto affrontando un percorso da qualche settimana con un professionista, mi dice e chiede ciò che sento io, cosa provo in determinate situazioni, ma ancora non riesco a sentire me stessa, a capire nulla..e non so se riuscirò mai, mi sembra come se dopo la seduta io riesco a chiedermi le cose, ma poi passano i giorni e non ci penso più ed è come se fosse inutile andare..cosa posso fare?
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la situazione che descrive è emotivamente complessa e, allo stesso tempo, molto comune quando si esce da una relazione significativa e si entra in una fase in cui i riferimenti affettivi e di sicurezza interiore vengono messi in discussione. È comprensibile che lei si senta confusa, perché in questo momento non sta solo elaborando una separazione, ma sta anche riorganizzando il modo in cui percepisce sicurezza, stabilità e legame affettivo. In una prospettiva cognitivo comportamentale, è utile osservare come il suo funzionamento emotivo sembri oscillare tra due bisogni molto forti: da un lato il bisogno di sicurezza, continuità e presenza stabile, che ha identificato nella relazione precedente, e dall’altro il bisogno di riconoscersi in una relazione più rispettosa dei suoi confini e dei suoi vissuti. Quando questi due bisogni entrano in tensione, la mente tende a cercare una soluzione immediata, spesso tornando a ciò che è conosciuto, anche se doloroso, perché ciò che è noto viene percepito come più prevedibile e quindi meno minaccioso. Il legame che descrive con il suo ex non è solo affettivo, ma anche legato a una forma di regolazione emotiva esterna, cioè la sensazione che la presenza dell’altro le permettesse di affrontare meglio situazioni quotidiane, decisioni e incertezze. Quando questo tipo di funzione viene a mancare, è normale che emerga una sensazione di vuoto o di disorientamento, che può rendere più difficile distinguere tra ciò che è desiderio autentico di ritorno e ciò che è bisogno di sicurezza. Allo stesso tempo, il contatto con l’altra persona con cui si è riattivata una vicinanza affettiva può generare ulteriore confusione, perché mette a confronto due modalità diverse di vivere il legame, senza che ci sia ancora una chiarezza interna su cosa sia davvero importante per lei oggi. In queste situazioni, il rischio è quello di rimanere bloccati nel confronto continuo, senza riuscire a costruire una direzione personale stabile. Rispetto al percorso che ha iniziato, è importante sottolineare un punto che spesso crea scoraggiamento: il fatto che dopo la seduta i pensieri sembrino affievolirsi e poi tornare non significa che il lavoro non stia funzionando. Significa piuttosto che sta emergendo un’abitudine mentale che non si modifica in modo immediato, ma attraverso una ripetizione e una costruzione graduale di consapevolezza nel tempo. È proprio la distanza tra i momenti di insight e la quotidianità che rappresenta una fase normale del processo. In questi casi può essere utile spostare leggermente l’obiettivo, non tanto sul “capire subito cosa provo”, quanto sul riconoscere come reagisco nei momenti in cui mi sento attivata emotivamente. Spesso la chiarezza non arriva come intuizione improvvisa, ma come conseguenza di piccoli cambiamenti nel modo in cui si osservano le proprie reazioni, senza giudicarle. Un altro aspetto importante è quello della dipendenza affettiva dalla funzione di sicurezza dell’altro. In un lavoro cognitivo comportamentale, questo viene esplorato non per eliminare il legame, ma per comprendere come costruire progressivamente una maggiore capacità di stare nelle emozioni senza che siano necessariamente regolate dall’esterno. È un passaggio graduale, che richiede tempo e continuità, e non si esaurisce nel breve periodo. Il fatto che lei stia già seguendo un percorso è un elemento molto significativo, anche se in questo momento può sembrarle poco efficace. A volte la sensazione di “non sentire nulla” tra una seduta e l’altra è proprio parte del processo, perché il cambiamento iniziale non è sempre emotivamente evidente, ma avviene in modo più sottile, nella riorganizzazione dei pensieri e delle reazioni. È comprensibile il desiderio di non fare male a nessuno, ma in questo momento il punto centrale diventa anche evitare di farsi male restando sospesa tra due legami e tra due modi diversi di vivere la sicurezza affettiva. La chiarezza, in questi casi, non nasce dalla pressione di una scelta immediata, ma dalla possibilità di osservare con più continuità ciò che accade dentro di lei quando non cerca una risposta immediata dall’esterno. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una situazione molto comprensibile e anche piuttosto frequente dopo la fine di una relazione significativa, soprattutto quando è stata la prima relazione importante e vissuta come un punto di riferimento emotivo.

Spesso, quando una relazione termina, non si soffre soltanto per la persona in sé, ma anche per ciò che quella relazione rappresentava: sicurezza, abitudine, senso di protezione, presenza costante. Nel suo caso sembra che il legame con il suo ex compagno fosse diventato anche un “appoggio” emotivo e pratico, e questo rende più difficile distinguere ciò che prova davvero da ciò che invece sente di perdere.

Il fatto che continui a paragonare il nuovo ragazzo al suo ex non significa necessariamente che ami ancora il suo ex o che debba tornare con lui. Può significare semplicemente che una parte di lei sta ancora elaborando la separazione e cerca inconsciamente quella sensazione di stabilità che aveva costruito negli anni. Inoltre, i messaggi continui del suo ex (“mi manchi”, “ti amo”) mantengono il legame emotivo molto attivo e rendono più difficile prendere distanza e capire cosa desidera davvero lei.

Mi colpisce anche quando dice di sentirsi “facilmente condizionabile”: questo è un aspetto importante su cui lavorare, perché rischia di portarla a scegliere più per paura della solitudine, del senso di colpa o del bisogno di sicurezza che per un desiderio autentico.

Per quanto riguarda il ragazzo che sta frequentando ora, è positivo che lei stia cercando di non illudere nessuno e di essere cauta. Probabilmente, però, in questo momento non è ancora completamente libera emotivamente, e va bene riconoscerlo senza sentirsi sbagliata.

Nel concreto potrebbe aiutarla:

cercare di creare un po’ più di distanza emotiva dal suo ex, almeno temporaneamente, per capire cosa sente davvero senza essere continuamente influenzata dai suoi messaggi;
smettere di chiedersi “chi è meglio” tra i due, perché il punto non è trovare la persona più rassicurante, ma capire come sta lei dentro una relazione;
annotare durante la settimana emozioni, pensieri e bisogni, anche brevemente, perché spesso in terapia si entra in contatto con sé stessi, ma poi nella quotidianità si torna “in automatico”;
concedersi il tempo di stare nel dubbio senza pretendere subito una risposta definitiva.

Riguardo al percorso psicologico, il fatto che dopo le sedute lei senta qualcosa ma poi nei giorni successivi “si spenga tutto” non significa che la terapia sia inutile. Anzi, spesso all’inizio accade proprio questo: si fa fatica a restare connessi alle proprie emozioni, specialmente quando per tanto tempo ci si è concentrati più sugli altri che su sé stessi. Imparare ad ascoltarsi è un processo graduale.

Il fatto stesso che lei si stia ponendo tutte queste domande dimostra che una parte di sé sta già cercando di comprendere cosa desidera davvero. Continui a darsi tempo e spazio, senza forzarsi a prendere decisioni immediate.

È sicuramente consigliabile continuare ad approfondire questi aspetti con uno specialista, così da lavorare non solo sulla relazione conclusa, ma anche sul suo bisogno di sicurezza affettiva e sulla difficoltà a riconoscere i propri bisogni emotivi.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile ragazza, da ciò che scrive emerge una cosa importante: forse in questo momento non sta scegliendo solo tra il suo ex e questo amico, ma tra due modi diversi di cercare sicurezza.

Il suo ex, pur dentro una relazione che l’ha fatta soffrire e nella quale il confronto sembrava difficile, rappresentava per lei un appoggio: qualcuno a cui aggrapparsi, qualcuno che “sapeva”, qualcuno che le dava la sensazione di non essere sola. Per questo è comprensibile che la separazione non lasci soltanto dolore, ma anche vuoto, confusione e paura di non farcela da sola.

Il punto delicato, però, è questo: se prova a decidere mentre continua a cercare sicurezza negli altri, ogni persona diventa una risposta possibile alla sua paura. L’ex diventa la sicurezza perduta, l’amico diventa la possibilità di non restare sola, e lei resta in mezzo a confrontare, misurare, controllare, senza riuscire davvero a sentire.

In concreto, prima ancora di scegliere, potrebbe concedersi un piccolo spazio senza decisioni definitive: per qualche giorno osservi cosa accade quando non cerca subito una risposta. Si chieda non solo “chi voglio?”, ma anche: “che cosa sto cercando in questa persona: amore, protezione, abitudine, paura del vuoto, conferma?”. È una domanda semplice, ma cambia il punto di osservazione.

Anche i messaggi del suo ex, per quanto possano sembrare pieni d’amore, tengono aperta la ferita e la rendono più condizionabile. Non significa ignorare ciò che prova, ma proteggere uno spazio minimo in cui possa ascoltarsi senza essere continuamente tirata da una parte.

Il percorso che ha iniziato non è inutile solo perché fuori dalla seduta la chiarezza svanisce. Anzi, proprio questo può diventare materiale di lavoro: porti al professionista non solo i pensieri, ma anche il fatto che dopo alcuni giorni perde il contatto con ciò che emerge. Potrebbe essere il punto da cui partire davvero.

A volte non si comincia capendo subito cosa si prova. Si comincia smettendo, per un momento, di usare gli altri come bussola. Da lì, piano piano, la propria voce diventa più riconoscibile.

Se sente che questa confusione continua a bloccarla, può essere utile proseguire il confronto con il professionista che la segue, o continuare a parlarne in uno spazio dedicato, senza fretta di trasformare subito ogni dubbio in una scelta definitiva.

Un caro saluto.
Dott.ssa Marta Romano
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
sento la sua confusione e capisco che, muovendosi tra così tante oscillazioni, sia difficile avere fiducia nel fatto che il percorso con un professionista possa aiutarla.

Credo però che avere al suo fianco uno spazio tutto suo sia una buona opportunità, anche solo per iniziare a fare un po' di chiarezza in questo momento. Nel lavoro terapeutico i frutti non si raccolgono subito, è un processo che richiede tempo. Se riuscirà a darsi questo tempo, sono certa che potrà beneficiarne. Il fatto stesso che dopo la seduta lei continui a farsi delle domande, anche se poi svaniscono, è già un segnale che qualcosa si sta muovendo.

Le mando un caro saluto e rimango a disposizione per qualsiasi necessità.

Dott.ssa Marta Romano
Dott.ssa Andreana Saulino
Psicologo, Psicologo clinico
Manziana
Buongiorno, quello che descrive è molto più comune di quanto possa sembrare, soprattutto dopo una prima relazione importante vissuta in modo molto intenso e con una persona significativamente più grande, che probabilmente per lei ha rappresentato non solo un compagno, ma anche un punto di riferimento emotivo, pratico e psicologico.
Da ciò che racconta, il dolore non sembra legato soltanto alla fine della relazione, ma anche alla perdita della sensazione di sicurezza che aveva costruito dentro quel legame. E quando una relazione diventa il luogo in cui ci si sente protetti, guidati o “tenuti”, separarsi può creare un vuoto molto profondo, che porta facilmente a confondere: l’amore, l’abitudine, il bisogno di rassicurazione, e la paura di restare soli.
Lei stessa usa una parola molto importante: “mi aggrappo”.
Credo che questa immagine dica moltissimo di ciò che sta vivendo.
Il fatto che oggi faccia continui confronti tra il suo ex e quest’altro ragazzo non significa necessariamente che ami ancora il suo ex nel modo in cui pensa. Spesso, dopo relazioni così coinvolgenti, la mente continua a cercare la persona che dava stabilità, anche quando quella relazione faceva soffrire. È un meccanismo emotivo molto umano: tendiamo a ricordare la funzione che quella persona aveva nella nostra vita, più che la sofferenza reale che provavamo dentro il rapporto.
E infatti lei racconta anche aspetti importanti:
sentiva di non essere ascoltata
Il confronto era difficile;
i suoi bisogni emotivi venivano spesso minimizzati;
si sentiva ferita e non rassicurata.
Questi elementi non sono dettagli secondari in una relazione. Sono aspetti centrali.
Inoltre, il fatto che il suo ex continui a scriverle dicendo che la ama rende ancora più difficile il distacco, soprattutto per una persona sensibile e facilmente influenzabile come dice di essere. Non perché lei sia “debole”, ma perché quando si ha una forte paura di perdere l’altro si tende a rimanere in ascolto continuo dei suoi segnali, anche quando fanno stare male.
Per quanto riguarda il percorso psicologico, vorrei rassicurarla su una cosa importante: il fatto che lei non riesca ancora a “sentire se stessa” dopo poche settimane non significa che il percorso sia inutile o che lei non ce la farà. Anzi, molte persone arrivano in terapia proprio perché hanno passato tanto tempo ad adattarsi agli altri da aver perso il contatto con ciò che sentono davvero.
Quando esce dalla seduta e poi “non ci pensa più”, potrebbe esserci anche una forma di difesa: alcune emozioni sono così confuse o faticose che la mente tende ad allontanarsene appena torna nella quotidianità. Questo non vuol dire che non stia lavorando dentro di sé.
Nel concreto, credo che in questa fase potrebbe aiutarla: smettere di chiedersi immediatamente “chi devo scegliere?” E iniziare invece a chiedersi: “come sto io dentro le relazioni?”.
Perché il rischio, altrimenti, è passare da un legame all’altro cercando soprattutto qualcuno che riempia il vuoto, senza capire davvero cosa la fa stare bene.
Potrebbe essere utile anche portare in terapia proprio questa sensazione che descrive:
“non riesco a capire cosa provo davvero”.
È un tema terapeutico molto importante, non un fallimento.
Un altro passo concreto potrebbe essere mettere temporaneamente più confini con il suo ex, almeno finché è così confusa emotivamente. Perché continuare a ricevere messaggi d’amore mentre cerca di capire se stessa rende molto difficile ascoltarsi davvero: la tiene emotivamente agganciata a lui.
E infine, provi a non vivere questa fase come una corsa a trovare subito la risposta giusta o la persona giusta. A volte il vero lavoro emotivo non è scegliere tra due persone, ma imparare lentamente a non perdere se stessi dentro le relazioni.
Dott.ssa Barbara Lolli
Psicologo, Psicoterapeuta
Casalecchio di Reno
Buongiorno, se vuoi ne possiamo parlare in call così magari spiega meglio e abbiamo più tempo gratutamente. Mi mandi pure così ci accordiamo
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Gentile signora, comprendo la complessità della sua situazione emotiva. In ottica cognitivo-comportamentale, ciò che descrive è un classico circolo, alimentato da pensieri ricorrenti, emozioni contrastanti e comportamenti che mantengono il dubbio. La sensazione di "sicurezza" attribuita al suo ex partner è una credenza che oggi può essere messa in discussione, perché distinguere tra il legame reale e l'idealizzazione successiva alla rottura è un passaggio chiave. Le suggerisco di tenere un diario ABC, annotando situazione, pensiero automatico, emozione e comportamento, per identificare cosa attiva l'attaccamento al ricordo. Anche con l'amico, può aiutare distinguere tra affetto autentico e bisogno di rassicurazione. In ottica ACT, lavorare sui propri valori personali, indipendentemente dalle relazioni, consente di ritrovare una direzione interna. Se sente che tra una seduta e l'altra perde consapevolezza, è importante condividerlo apertamente con la sua terapeuta, perché può diventare materiale clinico prezioso. Diffidi delle soluzioni immediate, il cambiamento richiede tempo, costanza e auto-osservazione.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, una consulenza psicologica può aiutarla proprio a distinguere ciò che prova davvero da ciò che cerca per sentirsi al sicuro. Da ciò che racconta, il suo ex rappresentava anche un appoggio, una figura a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà; per questo, anche se la relazione faceva male, oggi può sembrarle difficile lasciarla andare. Il rischio è confondere l’amore con il bisogno di sicurezza, oppure avvicinarsi a un’altra persona non perché la sente davvero, ma perché teme il vuoto lasciato dalla relazione finita. In concreto, può essere utile non prendere decisioni affettive definitive adesso: rallentare, evitare confronti continui tra ex e nuovo ragazzo, limitare i messaggi che la confondono e osservare come sta quando non riceve rassicurazioni da nessuno. Il percorso psicologico non è inutile se dopo pochi incontri non ha ancora risposte: spesso all’inizio serve proprio imparare ad ascoltarsi, cosa che lei dice di fare con difficoltà. Un sostegno psicologico, online o in presenza, può aiutarla a costruire maggiore autonomia emotiva, così da scegliere una relazione non per bisogno di appoggio, ma per reale desiderio e benessere.

un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno e grazie per aver condiviso la sua storia.
Il legame con il suo ex è stato importante e ha rappresentato una fonte di sicurezza, amplificata anche dalla differenza d'età. Questo le fa avvertire oggi un senso di vuoto e cercare rifugio in vecchie certezze o in una nuova vicinanza. Il confronto continuo fa pensare che lei stia ancora elaborando il lutto della separazione.
Si dia tempo necessario per riuscire ad abitare in questa solitudine. Non deve necessariamente trovare subito un nuovo appoggio. Questo momento di transizione, certamente doloroso, è una grande opportunità per riscoprire la sua indipendenza e capire cosa desidera davvero per il suo futuro.
Può chiedersi cosa le fa più paura dell'idea di contare solo su se stessa e quali erano i bisogni emotivi che il suo ex non riusciva a soddisfare. Possono essere utili riflessioni per progettare una ripartenza
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,

quello che sta vivendo è una situazione molto frequente, soprattutto quando si esce dalla prima relazione davvero significativa. Non si tratta solo della fine di un rapporto, ma della perdita di un equilibrio emotivo che per lei era diventato un punto di riferimento.

Da ciò che racconta emerge con chiarezza un aspetto importante: più che la persona in sé, ciò che continua a richiamarla è il senso di sicurezza che provava accanto al suo ex compagno. È naturale che la mente tenda a riportarla lì, perché quella sensazione di appoggio e stabilità aveva un valore profondo per lei. Allo stesso tempo, però, non va dimenticato che quella relazione era anche caratterizzata da difficoltà comunicative e da comportamenti che la facevano stare male. Quando si è coinvolti emotivamente, è facile che la memoria selezioni soprattutto ciò che dava conforto, attenuando il peso di ciò che non funzionava.

Il rapporto con l’altro ragazzo si inserisce proprio in questo spazio ancora aperto. Lui rappresenta ascolto, presenza, comprensione, ma lei non riesce a viverlo pienamente perché una parte di sé è ancora legata alla relazione precedente. I confronti continui, il trattenersi, l’andare avanti e indietro nei sentimenti non sono segni di incoerenza, ma indicano che il processo di distacco non è ancora completato.

Quando dice di non riuscire a capire cosa prova, in realtà sta descrivendo una condizione molto comune: non è assenza di emozioni, ma una sorta di “rumore interno” in cui più bisogni si sovrappongono. Da una parte il bisogno di sicurezza, dall’altra il bisogno di essere vista e compresa, dall’altra ancora la paura di restare sola o di sbagliare scelta. In queste condizioni è difficile percepire con chiarezza una direzione.

Il fatto che abbia iniziato un percorso con un professionista è un passaggio molto importante, anche se al momento le sembra poco utile. È normale che, soprattutto all’inizio, le riflessioni emergano durante la seduta e poi nei giorni successivi sembrino svanire. Il lavoro non è lineare e non produce effetti immediati visibili, ma agisce in profondità. Proprio quella sensazione di “non riuscire a sentire” è spesso uno dei primi aspetti su cui si lavora, e richiede tempo.

Nel concreto, ciò che può aiutarla in questa fase è non forzarsi a prendere decisioni definitive, né rispetto al suo ex né rispetto all’altro ragazzo. È più utile concedersi uno spazio in cui osservare ciò che prova senza dover subito agire. Allo stesso tempo, può essere importante limitare ciò che alimenta la confusione, come i messaggi del suo ex, perché mantengono attivo quel legame emotivo che rende più difficile fare chiarezza.

Un passaggio fondamentale sarà distinguere tra il bisogno di sicurezza e la scelta della persona. La sicurezza che lei cercava non è qualcosa che può esistere solo in quella relazione, ma qualcosa che potrà costruire anche dentro di sé e, in futuro, in un rapporto più equilibrato.

Non è vero che non riuscirà mai a capire cosa sente. In questo momento è semplicemente in una fase di transizione, in cui le emozioni sono ancora intrecciate. Con il tempo e con il lavoro che ha iniziato, questa confusione tende a lasciare spazio a una percezione più chiara.

Se lo desidera, possiamo anche approfondire insieme come gestire concretamente il rapporto con il suo ex in questa fase, perché quello è uno dei punti che più influenzano il suo stato emotivo attuale.
Dott.ssa Greta Rossi
Psicoterapeuta, Psicologo
Carceri
Buongiorno,

Quello che sta vivendo è molto comune dopo una relazione importante, soprattutto se quella persona rappresentava per lei non solo un partner, ma anche una sicurezza emotiva. È comprensibile che faccia fatica a distinguere quanto le manca davvero lui e quanto invece le manca la sensazione di avere qualcuno su cui appoggiarsi.

Il rischio, in questi momenti, è cercare subito un’altra certezza per colmare il vuoto, senza avere ancora elaborato davvero la fine della relazione precedente. Per questo con l’altro ragazzo sente emozioni altalenanti: una parte di lei prova ad andare avanti, un’altra resta ancora legata al passato.

Nel concreto, potrebbe aiutarla:

* limitare i messaggi e i contatti che la confondono emotivamente;
* smettere di confrontare continuamente le due persone;
* imparare gradualmente a tollerare il fatto di non avere subito tutte le risposte chiare dentro di sé.

Il percorso che sta facendo non è inutile solo perché fuori dalla seduta torna confusa. Spesso il lavoro più importante all’inizio è proprio imparare a fermarsi ad ascoltarsi, cosa che lei probabilmente ha sempre fatto poco appoggiandosi molto all’altro. Capire cosa sente davvero richiede tempo, soprattutto quando si ha paura di sbagliare o di ferire qualcuno.

Un caro saluto,

Dott.ssa Rossi Greta
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge quanto questa separazione abbia lasciato dentro di lei sentimenti ancora molto presenti, soprattutto legati al senso di sicurezza e di riferimento che quella relazione rappresentava per lei, nonostante le difficoltà che nel tempo vi hanno portato a lasciarvi. Quando una relazione importante finisce, può accadere che il bisogno di vicinanza, stabilità o protezione resti molto forte anche dopo la rottura, rendendo difficile capire cosa si prova davvero nel presente. Questo può creare confusione anche nei confronti di nuove conoscenze o legami, soprattutto quando si tende inevitabilmente a fare confronti con ciò che si è vissuto prima. Dal suo racconto sembra emergere anche una fatica nel riuscire ad ascoltare pienamente i propri bisogni e le proprie emozioni, soprattutto quando sente molto il peso delle parole e delle richieste degli altri. In questi momenti può essere difficile distinguere ciò che nasce dal desiderio personale da ciò che invece è influenzato dalla paura di perdere qualcuno o di fare soffrire le persone coinvolte. Il fatto che abbia già iniziato un percorso psicologico è un elemento importante. A volte serve tempo prima di riuscire a percepire davvero un cambiamento o una maggiore chiarezza interiore, soprattutto quando si attraversano vissuti emotivi così intensi e ambivalenti. Anche il fatto che continui a interrogarsi su ciò che sente può far parte del processo, pur nella fatica che descrive. Più che cercare subito una soluzione definitiva, può essere utile concedersi il tempo di osservare ciò che prova nelle diverse situazioni, senza sentirsi obbligata a prendere decisioni immediate.
Dott. Matteo De Nicolò
Dott.ssa Martina Rocchetti
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, da ciò che racconta sembra che stia vivendo non solo la fine di una relazione, ma anche il distacco da un senso di sicurezza e appoggio che aveva costruito nel tempo. È comprensibile che questo crei confusione e la porti a confrontare il presente con il passato o a sentirsi “tirata” tra ciò che le manca e ciò che l’ha fatta soffrire.
A volte, dopo una relazione importante, è difficile distinguere il bisogno di vicinanza dalla reale compatibilità affettiva. Potrebbe aiutarla chiedersi meno chi scegliere e più “come mi sento quando sono con questa persona? cosa mi fa stare bene o male?”.
In merito al percorso psicologico, il fatto che tra una seduta e l’altra le sembri di perdere il filo non significa che sia inutile. Può essere utile annotare durante la settimana emozioni, dubbi o situazioni che la colpiscono, per poi riprenderle in seduta. Capire se stessi richiede tempo, soprattutto quando si è molto coinvolti emotivamente.
Si conceda il tempo di ascoltarsi senza forzarsi a decidere subito.
Un caro saluto,
Dott.ssa Martina Rocchetti
Dott.ssa Ilaria Incoronata Viggiani
Psicologo clinico, Psicologo
Chieti Scalo
Salve, innanzitutto la ringrazio di aver condiviso la fatica e la confusione che sta vivendo in questo momento.
​Il dolore e il disorientamento che prova oggi ci parlano di qualcosa di molto profondo, più del semplice sentire la mancanza di qualcuno. Sembra che questa persona non sia stata solo un affetto, ma una sorta di bussola esterna, una figura a cui appoggiarsi per sapere come muoversi nel mondo, e sembra così anche con questo nuovo ragazzo. Quando ci si aggrappa così tanto a un altro, il rischio è che si finisca per delegare all'esterno la costruzione di chi siamo. La sensazione di non riuscire a sentire se stessa o di cambiare continuamente idea sui suoi sentimenti probabilmente deriva da questo.
​Riguardo al percorso terapeutico che ha intrapreso da poche settimane, la invito a non scoraggiarsi. Il fatto che dopo la seduta riesca a farsi delle domande, anche se poi nei giorni successivi sembra che l'effetto svanisca, è in realtà il primissimo segno che qualcosa si sta muovendo. Costruire una propria struttura interna, imparare a conoscersi e a camminare sulle proprie gambe senza il bisogno di aggrapparsi, richiede tempo. Non è un processo inutile, è una semina che ha bisogno di tempo per germogliare.
Dott.ssa Annalisa Pazzola
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Gentilissima,
grazie per aver condiviso tutto questo con tanta onestà, si sente quanto stai cercando di capire te stessa in un momento delicato come quello che caratterizza la fine di una relazione. La tua guiovane età implica una conoscenza ancora precoce di te stessa che richiede elaborazione. Una prima relazione seria lascia un vuoto grande, non solo per la persona in sé, ma per tutto ciò che rappresentava, come tu stessa racconti: sicurezza, riferimento, qualcuno su cui contare. È normale che quella mancanza si faccia sentire forte, e che tu tenda a "aggrapparti" a quello che c'era, anche quando non ti faceva del bene. Riguardo all'amico, i sentimenti altalenanti che descrivi pososno essere legato ad un momento di disorientamento,e lui essendo una presenza familiare e sicura ti pemette di non sentirti sola. Non è detto che quello che senti per lui sia amore, potrebbe anche essere il bisogno di ritrovare un appoggio. Vale la pena non affrettare nulla con lui, proprio per rispetto di entrambi.
Rispetto al tuo percorso, quando nei giorni successivi alla seduta "dimentichi" di chiederti come stai vedilo come un punto di partenza del lavoro su di te. È normale che la mente eviti ciò che fa un po' paura. Prova a darti un piccolo rituale anche solo cinque minuti la sera in cui scrivi su un foglio cosa hai sentito quel giorno. Non per trovare risposte, ma per abituarti ad ascoltarti al di fuori dello spazio terapeutico.
Il percorso che stai facendo non è inutile, anzi, il fatto stesso che tu dica a testessa "non riesco ancora a capire" significa che stai iniziando a chiederti le domande giuste e che devi cercare di stare con te stessa. Ci vuole tempo, molto più di qualche settimana per avviare un processo con la tua teraputa che saprà indirizzarti.
Buon proseguimento
Dott.ssa Pazzola Annalisa
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Penso che quando una donna si innamora di un uomo molto più grande spesso bsognerebbe indagare quanto l'innamoramento sia condizionato dal rapporto col proprio padre, se ad esempio è stato assente o poco protettivo o altro. Potrebbe essere il suo caso, ma ovviamente occorre un colloquio clinico per avere un quadro più preciso della sua situazione. La Terapia della Gestalt può riequilibrare i rapporti interpersonali in 1 o 2 colloqui persino quando la persona, con la quale il rapporto non è stato ottimale, è deceduta. Per maggiori info può consultare il sito a mio nome o i miei articoli sui rapporti interpersonali.
Dott. Filippo Guizzardi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Modena
Gentilissima, mi soffermerei su alcuni dettagli del suo racconto. Innanzitutto appare interessante il fatto che dalle sue parole emerge che ciò che più le manca del suo ex non è necessariamente il suo modo di trattarli (che, anzi, talvolta la faceva soffrire) ma la sua funzione di guida. Tale dinamica si può spesso instaurare in relazioni con significativa differenza d'età e, in questo modo, l'altro diventa un porto sicuro estremamente difficile da perdere. In più, nel suo specifico caso, il fatto che lui continui a scriverle rende la situazione ancora più invischiante, impedendole, di fatto, la piena espressione della sua autonomia, come evidente dal fatto che il suo cuore appare ancora ingombrato dal fantasma del suo ex, impedendole di vivere a pieno nuove relazioni.
Mi permetto di suggerirle di interrompere i contatti, almeno temporaneamente, i contatti con il suo ex. Questo infatti non è un atto di cattiveria, ma un'autodifesa necessaria per poter lavorare sulla sua autonomia e il suo futuro, anche con il supporto della terapia. Riguardo poi a quest'ultima, le suggerisco di non nutrire aspettative irrealistiche. Il lavoro su di sé, infatti, è lungo e faticoso e porta frutti che si vedono sulla lunga durata.
Un caro saluto,
Filippo Guizzardi
Dott.ssa Serena Maugeri
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Salve gentile utente,
ho letto con attenzione il Suo messaggio, mi dispiace per questo periodo difficile.
Quando si inizia un percorso psicologico si entra in contatto con parti di noi che fino a quel momento sono state ascoltate poco, o per nulla. È come se dovessimo imparare delle nuove abitudini; e come ogni nuova abitudine, all'inizio ci sembra poco familiare, straniante, incostante; ma poi diviene una nuova normalità, e questi dubbi svaniscono.
Prendere contatto con la propria interiorità comporta pazienza e ascolto attivo. Non è prevedibile quando la Sua parte più profonda si farà sentire; ma stia pur certa che lo farà, e il professionista le sarà molto utile in questo.
Rispetto alla situazione che sta vivendo, ciò che mi sento di consigliarLe è: si dia il tempo di guarire. La fine di una relazione genera vissuti di lutto veri e propri: shock, negazione, rabbia, disperazione, e infine accettazione. È normale sentirsi ancora legati al proprio ex, anche se sappiamo di aver fatto la cosa giusta nel lasciarci. Quella persona è stata certezza per due anni e mezzo, e ora deve abituarsi a vivere senza di lui. Ma come ogni abitudine, anche questa verrà acquisita; questa sensazione di smarrimento non durerà per sempre. Serve solo il tempo giusto.
Parta da Lei, si ricostruisca. Pensi al suo lavoro, alla sua casa, ai suoi hobby, ai suoi amici, a quell'attività che avrebbe voluto sempre provare ma che non ha mai avuto il tempo o il coraggio di iniziare. Si sperimenti al di fuori della relazione, costruisca bei ricordi con se stessa. Il resto può aspettare.
Dott.ssa Serena Maugeri
Dott.ssa Giulia Semeraro
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Mi sembra emergere una grande fatica nel distinguere ciò che provi davvero da ciò di cui senti bisogno in questo momento e questo, dopo una relazione importante e intensa come la tua prima relazione seria, è molto più comune di quanto si pensi. Mi sembra che una parte centrale della sofferenza non riguardi solo il tuo ex in sé, ma soprattutto il ruolo che aveva nella tua vita: una presenza stabile, una figura su cui appoggiarti, qualcuno che ti faceva sentire protetta e meno sola nelle difficoltà. Quando una relazione finisce, spesso non perdiamo soltanto la persona, ma anche quella sensazione di sicurezza che avevamo costruito attorno a lei. Ed è normale che la mente continui a tornare lì, soprattutto nei momenti di confusione o vulnerabilità. Allo stesso tempo, mi sembra importante notare che tu abbia anche molta lucidità. Riconosci che alcuni aspetti della relazione ti facevano stare male, che la comunicazione era difficile e che alcuni tuoi bisogni non trovavano spazio. Questo non cancella l’affetto né i ricordi belli, ma può aiutarti a distinguere il dolore della mancanza dalla reale compatibilità della relazione. Per quanto riguarda questo ragazzo che hai ritrovato, forse il punto ora non è capire subito “se ti piace davvero” o se potrebbe diventare qualcosa di importante. Non devi forzarti ad avere risposte immediate. Mi colpisce quando dici di sentirti facilmente condizionabile. Questo potrebbe essere un aspetto importante da esplorare nel percorso che stai facendo: imparare a riconoscere ciò che senti tu, separandolo dal bisogno di non deludere gli altri, di non restare sola o di sentirti protetta. E rispetto alla terapia, il fatto che tu abbia la sensazione di “capirti solo in seduta” non significa affatto che sia inutile. Spesso il lavoro terapeutico all’inizio funziona proprio così: apre domande, crea piccoli spazi di consapevolezza che poi fanno fatica a restare vivi nella quotidianità. Non è un fallimento, è parte del processo. Il contatto con sé stessi non arriva sempre come una risposta chiara e immediata; a volte si costruisce lentamente. Potresti provare a fare una cosa semplice: invece di chiederti continuamente “chi voglio?”, prova ogni tanto a chiederti “come sto quando sono con questa persona?” e “come mi sento con me stessa in questa relazione?”
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ne parli con il suo terapeuta, provi ad entrare in quello spazio con i suoi dubbi ed incertezze, non pretendendo subito chiarezza e risposte né da sé stessa né dal terapeuta (che per via del suo ruolo non darà mai consigli o direttive). La psicoterapia è un viaggio in cui sperimentiamo noi stessi in uno spazio protetto e sicuro, se ce lo concediamo potremmo scoprire tanto di noi e del nostro mondo emotivo. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Ornella Prete
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve,
Deve pazientare chi ha delegato la propria autonomia e le proprie scelte ad un' altra persona fa' fatica ovviamente a sentirsi e fare scelte in piena autonomia. Deve credere in sé stessa, il percorso non è semplice, perché la persona che ha avuto vicino per età è una figura genitoriale. Approfondisca ciò con il suo/a psicoterapeuta.
Buon lavoro
Dott.ssa Chiara Sossai
Psicologo, Psicologo clinico
Portogruaro
Quello che descrivi sembra molto legato al bisogno di sentirti al sicuro, sostenuta e compresa all'interno delle relazioni, soprattutto dopo una storia che per te aveva rappresentato un punto di riferimento importante.
Quando una relazione finisce, può accadere che una parte di noi continui a cercare quella sensazione di protezione e stabilità, anche se allo stesso tempo riconosciamo che alcuni aspetti ci facevano soffrire.
Questo spesso crea molta confusione emotiva, oscillazioni nei sentimenti e difficoltà a capire davvero cosa si prova.
Il fatto che tu dica di sentirti "facilmente condizionabile" e di fare fatica a percepire te stessa non significa che non ci sia nulla dentro di te, ma forse che in questo momento sei molto concentrata nel cercare sicurezza all'esterno.
Anche il percorso che hai iniziato potrebbe avere bisogno di tempo prima che alcune consapevolezze riescano a rimanere vive anche fuori dalla seduta.
A volte il lavoro terapeutico non produce cambiamenti immediati, ma piccoli spostamenti interiori che diventano più chiari nel tempo.
Il fatto che tu stia cercando di comprenderti, nonostante tutta questa fatica, è già un movimento importante.
Tante volte il bisogno più profondo non è capire subito cosa proviamo, ma sentirci accolti mentre cerchiamo di capirlo.
Il fatto che tu stia provando a metterti in discussione e a capire cosa senti davvero è già qualcosa di significativo.
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,
quanto descrive sembra evidenziare una forte difficoltà nel separarsi emotivamente dal suo ex partner, soprattutto per il ruolo di sicurezza e punto di riferimento che lui aveva assunto nella sua vita. Questo può rendere complesso comprendere cosa prova realmente verso l’altra persona, perché il legame precedente appare ancora molto presente sul piano emotivo.
Il fatto che in terapia faccia fatica a percepire con chiarezza ciò che sente non significa necessariamente che il percorso sia inutile; in alcune situazioni è necessario tempo affinché emerga una maggiore consapevolezza dei propri vissuti e bisogni emotivi.
Può essere indicato proseguire il percorso psicologico, per approfondire il tema della dipendenza affettiva, della difficoltà nel distacco e della ricerca di sicurezza nelle relazioni, così da comprendere più chiaramente il suo funzionamento emotivo e relazionale.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott.ssa Noemi Ricucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Quello che stai vivendo sembrano essere due fatiche insieme: da un lato elaborare una separazione importante e dall'altro capire cosa desideri davvero, al di là del bisogno di sicurezza.
Spesso non ci manca solo la persona, ma ciò che rappresentava per noi: appoggio, protezione, punti fermi. Il rischio ora è scegliere per paura della solitudine o per bisogno di conferme, non per un sentimento autentico. Per questo è importante non forzarsi subito a decidere tra i due.
Il fatto che in terapia faccia fatica a “sentirsi” non significa che il percorso sia inutile: imparare ad ascoltarsi richiede tempo, soprattutto dopo una relazione in cui eri molto concentrata sull’altro. Anche il fatto che continui a interrogarti è già parte del lavoro terapeutico.
Nel concreto, potresti provare a chiederti meno “chi scegliere” e più:
“Come sto io quando sono con questa persona?”
“Mi sento libera, serena, rispettata?”
“Sto cercando amore o sicurezza?”
Le risposte emotive spesso arrivano con più chiarezza quando si rallenta e ci si dà il permesso di restare per un po’ senza decidere subito.
Dott. Matteo Acquati
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Monza
Buongiorno, grazie per ciò che ha condiviso. Quello che sta attraversando sembra un momento di forte sovraccarico emotivo, del tutto normale dopo la fine di una prima relazione importante. La mente tende per abitudine a cercare rifugio in ciò che è familiare, confondendo la sicurezza passata con il benessere presente; per questo, nei momenti di solitudine, tende a idealizzare la protezione che il suo ex le dava, dimenticando i motivi reali che l'hanno spinta a chiudere. riguardo alla terapia, è normale avere l'impressione che i benefici svaniscano dopo pochi giorni, ma il vero lavoro avviene nello spazio tra le sedute. Ricostruire l'autonomia e imparare ad ascoltarsi richiede tempo e allenamento; si conceda il permesso di essere confusa, ma inizi da con piccoli passi concreti per proteggere il suo spazio mentale. Un cordiale saluto.

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