Salve dottori, scrivo perché da circa due mesi mi sono "lasciata" con il mio fidanzato (con cui abbi

25 risposte
Salve dottori, scrivo perché da circa due mesi mi sono "lasciata" con il mio fidanzato (con cui abbiamo 22 anni di differenza, io 26), purtroppo ci siamo lasciati per vari motivi, in particolare perché c'era incomprensione tra di noi, facevamo fatica a capirci, in più c'erano dei comportamenti come like a donne che appaiono su social in modo esplicito ecco, e comunque ripetuti nel tempo e io non venivo mai capita..poi succede che in questi mesi mi sento in amicizia con una persona con cui mi frequentavo a distanza, con cui mi sono sfogata, che mi ha capita e ascoltata, pensavo anche di provare qualcosa per lui però non lo so, sono confusa e con qualche paura..perché sento comunque ogni tanto la mancanza di lui, comunque capita che mi vedo ogni tanto, ci sto bene quando siamo insieme ma non so quanto comunque vorrei riprendere la relazione, forse per l'età e per il resto, però perché allora sento la mancanza, la persona proprio, può essere un mio vuoto di solitudine? Non lo so, anche perché soprattutto ora con l'altro con cui ho un'amicizia ci dovremo rivedere per vedere come stiamo insieme, comunque per parlare e vederci ecco..però ho paura, paura forse di concretizzare il fatto di essermi lasciata davvero? Non so, ed è qui che sento la mancanza di lui, forse perché subentra la paura e quindi la mancanza, il tutto, il ricordarmi le cose con lui..non lo so e non so che fare, come comportarmi, so che con l'altro ci vediamo in amicizia per il momento, però boh ho paura..che cosa posso fare..
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, sarebbe utile intraprendere un percorso di supporto psicologico per riordinare le sue emozioni.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi

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Dott.ssa Valeria Baldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Dalle sue parole sembra che il focus sia sempre l'Altro, più che lei. Lei dove è? Possiamo esplorare, all'interno di un percorso psicologico sistemico relazionale, le dinamiche che si attivano in lei e che la spingono a stare o meno nelle relazioni, capire come ci stiamo nelle relazioni, che vissuti ci portiamo dentro e dietro di noi, se ci sono modelli che appartengono alla nostra famiglia d'origine, cosa vogliamo fare nostro e cosa vorremmo invece allontanare. Si conceda un aiuto concreto, prenoti un primo colloquio conoscitivo online, possiamo capire insieme.
Dott.ssa Federica Brizi
Psicologo, Psicologo clinico
Lucca
Gentile utente, è fisiologico dopo una rottura sentire il vuoto e la mancanza. Con quella persona si erano costruite abitudini, progetti, ecc. Lasciamo molte cose, anche quella versione di noi. Allo stesso tempo questo non significa necessariamente voler tornare insieme. Queste sensazioni spesso servono per elaborare la chiusura e Per lasciar andare. A presto
Capisco bene quello che mi racconti e la confusione che senti è del tutto naturale. Stai attraversando un periodo di transizione emotiva: la fine di una relazione importante, soprattutto con differenze di età e dinamiche complesse, può lasciare un senso di vuoto e di “mancherebbe qualcosa”, anche quando sai che la relazione aveva dei motivi validi per chiudersi.
Il fatto che tu stia trovando ascolto e comprensione in un’altra persona è positivo: ti permette di sentire sicurezza, vicinanza e attenzione, tutte cose che sono normali da desiderare dopo una rottura. La paura che descrivi – di concretizzare la fine della relazione o di “perdere” quel legame – può manifestarsi proprio come nostalgia o mancanza della persona, anche se razionalmente sai che era meglio chiudere. Spesso il cuore e la mente non vanno sempre nella stessa direzione.
Un passo utile in questo momento può essere darti il tempo di osservare i tuoi sentimenti senza giudicarli. Non devi decidere subito né tornare insieme, né costruire subito qualcosa di nuovo: puoi approcciarti all’amicizia con l’altra persona con curiosità, vedere come ti fa stare, senza pressioni.
Inoltre, può aiutare parlare con qualcuno di neutrale – un percorso di supporto psicologico – per chiarire cosa provi, capire le paure che emergono e riconoscere i bisogni affettivi reali. Questo ti darebbe strumenti per muoverti senza sentirti sopraffatta dall’ansia o dal senso di colpa.
Se vuoi, posso aiutarti a strutturare dei piccoli passi concreti per gestire questa confusione e capire cosa vuoi davvero, senza forzare le emozioni e proteggendo il tuo benessere emotivo.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco profondamente quanto si senta esasperato e ferito. Da quello che racconta, lei si è sempre comportato in modo corretto, trasparente e rispettoso, eppure viene accusato, controllato e offeso. Questo non è il riflesso dei suoi comportamenti, ma della percezione della sua compagna, alimentata da gelosia e insicurezza, che trasforma situazioni neutrali in motivo di sospetto. Gli insulti e la svalutazione che riceve non sono giustificabili e sono dolorosi, perché colpiscono la sua dignità e la serenità che cerca di mantenere.

La situazione che descrive non è normale e può logorarla emotivamente: il problema non è ciò che lei fa, ma come viene percepito e vissuto dall’altra persona. Cercare di spiegare o dimostrare la propria innocenza raramente basta, perché il nodo emotivo non è razionale. Sarebbe molto utile avere uno spazio di confronto guidato, dove poter esplorare la dinamica, proteggere la sua serenità e trovare modi concreti per gestire questi conflitti senza sentirsi continuamente sotto accusa. Possiamo parlarne in privato online per capire insieme come affrontare questa situazione in modo più sereno e sicuro per lei e per i suoi figli.
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Due mesi dopo una rottura importante, sentirsi confuse è del tutto normale e il fatto che non riesca ancora a mettere ordine nei suoi pensieri non significa che stia sbagliando qualcosa. Ciò di cui parla è una situazione emotivamente complessa, c'è il dolore della separazione, la mancanza di qualcuno che ha fatto parte della sua vita, la fatica di staccarsi davvero, e allo stesso tempo una nuova connessione con qualcuno che la fa sentire capita. È normale che tutto questo coesista e crei confusione.
Una cosa che vale la pena considerare, la mancanza che sente per il suo ex potrebbe essere, almeno in parte, la mancanza della familiarità, della routine, di una presenza stabile, più che della persona specifica. Questo non significa che i sentimenti non siano reali, ma che a volte è difficile distinguere il dolore del lutto relazionale dal desiderio di tornare indietro. Darsi un po' di tempo prima di trarre conclusioni è spesso la cosa più saggia. Riguardo alla paura di rivedersi con il nuovo amico, il fatto che la spaventi può voler dire molte cose: che ci tiene davvero, che non si sente ancora pronta, o semplicemente che tutto in questo momento sembra troppo. Non è necessario decidere nulla adesso. Il consiglio è di non forzarsi a fare chiarezza troppo in fretta. Se però questa confusione continua a pesarle e a toglierle la serenità, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a fare ordine con più calma.
Dott.ssa Erica Zito
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Rimini
Gentilissima, la ringrazio per aver condiviso questo momento di forte confusione. Quello che descrive (l'altalena tra il desiderio di voltare pagina e il richiamo del passato) è un’esperienza profondamente umana e assolutamente comune.

Quando una relazione finisce, specialmente se caratterizzata da una differenza d'età significativa o da dinamiche di incomprensione, le nostre emozioni non si interrompono istantaneamente, ma necessitano di un periodo di assestamento.

La mancanza che sente potrebbe non essere rivolta alla persona specifica o alla qualità della relazione passata, ma alla sicurezza di avere un legame di coppia. Quando subentra la paura del nuovo (l'incontro con l'amico a distanza), il cervello, soprattutto subito dopo una rottura, tende a rifugiarsi nel noto, anche se era fonte di sofferenza.

Concretizzare la fine della storia precedente significa affrontare il lutto relazionale. A volte restiamo legati al ricordo non per amore, ma per evitare il vuoto che la separazione comporta.

Se posso darle un consiglio, invece di chiedersi 'cosa devo fare?', potrebbe domandarsi 'di cosa ho bisogno in questo momento per sentirmi al sicuro?'. Spesso la fretta di passare da un legame all'altro risponde al bisogno di anestetizzare il dolore, ma rischia di non lasciare spazio all'ascolto dei propri bisogni autentici.

Se dovesse provare eccessiva difficoltà nel distinguere tra il reale desiderio dell'altro e il timore di restare sola con se stessa, un percorso psicologico potrebbe sicuramente aiutarla a esplorare i suoi timori e le sue emozioni.

Resto a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.

Un caro saluto,
dott.ssa Erica Zito
Psicologa e Sessuologa
Dott.ssa Claudia Midei
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
da ciò che descrive emergono emozioni comprensibili in una fase di transizione affettiva. Una separazione, anche quando motivata da incomprensioni reali e bisogni non soddisfatti, non interrompe automaticamente il legame emotivo. La mancanza che sente non è necessariamente un segnale che la relazione fosse giusta, ma può riflettere l’abitudine, l’attaccamento, i ricordi condivisi e il vuoto che ogni rottura comporta.
È possibile che stia vivendo contemporaneamente più livelli emotivi: da un lato la consapevolezza delle difficoltà concrete (incomprensioni, differenza d’età, comportamenti che La ferivano), dall’altro la nostalgia della persona e della familiarità. Questi due piani possono coesistere senza contraddirsi.
L’incontro con l’altra persona sembra attivare un ulteriore elemento: il timore di “concretizzare” la chiusura precedente. A volte la paura non riguarda tanto il nuovo legame, quanto il riconoscere che una fase della propria vita si è davvero conclusa. Questo può riattivare dubbi e ricordi selettivi, soprattutto nei momenti in cui si è più vulnerabili.
Potrebbe esserLe utile, prima di decidere come muoversi con l’uno o con l’altro, fermarsi a comprendere cosa desidera oggi in una relazione: quali bisogni sono per Lei non negoziabili? Cosa L’ha fatta soffrire davvero? Cosa La fa sentire serena? Distinguere la nostalgia dal progetto futuro è un passaggio importante.
Se sente che la paura e la confusione Le impediscono di orientarsi con lucidità, un percorso di approfondimento potrebbe aiutarLa a chiarire i Suoi vissuti e a prendere una decisione più consapevole, senza agire solo per timore della solitudine o per impulso emotivo.
Dott.ssa Gloria Odogwu
Psicologo, Psicologo clinico
Caselle di Sommacampagna
Gentile utente,

quello che sta vivendo è una fase emotiva molto delicata e allo stesso tempo molto comune dopo una separazione significativa. Quando una relazione finisce, soprattutto se è stata importante e coinvolgente, i sentimenti non si interrompono nello stesso momento in cui si interrompe il rapporto. L’affetto, l’abitudine, i ricordi e il legame emotivo continuano spesso a restare attivi anche quando razionalmente sappiamo che la relazione aveva difficoltà reali.

La sensazione di mancanza che descrive non indica necessariamente che desideri davvero tornare con il suo ex partner. Spesso ciò che manca non è la persona in sé, ma ciò che quella relazione rappresentava: la familiarità, il senso di appartenenza, la sicurezza emotiva. Dopo una rottura è frequente che la mente, soprattutto nei momenti di solitudine o incertezza, richiami i ricordi positivi e attenui quelli più difficili. Questo può creare confusione e far nascere il dubbio di aver perso qualcosa di fondamentale, anche quando i motivi della separazione restano validi.

Il fatto che lei stia conoscendo un’altra persona complica ulteriormente le emozioni, perché la novità apre possibilità ma allo stesso tempo rende più concreto il distacco dal passato. La paura che sente potrebbe non riguardare tanto l’altro ragazzo o il suo ex, quanto il significato simbolico di questa fase: andare avanti davvero. A volte ciò che spaventa non è scegliere qualcuno, ma scegliere una direzione della propria vita.

Non è necessario decidere subito cosa prova o cosa vuole. Le emozioni dopo una fine affettiva hanno bisogno di tempo per riorganizzarsi. Cercare di forzare una risposta immediata spesso aumenta solo l’ansia e la confusione. Più utile è osservare ciò che sente quando è sola, quando pensa a lui, quando immagina un futuro diverso: col tempo emergerà con maggiore chiarezza quale sentimento resta davvero e quale nasce invece dal bisogno di sicurezza o dalla paura del cambiamento.

Dal modo in cui si racconta emerge una persona sensibile, capace di mettersi in discussione e di ascoltare ciò che prova. Questa capacità è una risorsa preziosa: è proprio ciò che le permetterà di arrivare a una scelta autentica, non dettata dalla paura ma dalla consapevolezza.

Se questa incertezza dovesse diventare troppo pesante o persistente, confrontarsi con un professionista potrebbe aiutarla a fare ordine emotivo e a distinguere tra nostalgia, bisogno affettivo e desiderio reale.

Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno,
da quanto racconta, è chiaro quanta confusione e fatica emotiva stia vivendo. Affrontare la fine di una relazione importante può far emergere paura, incertezza e un senso di vuoto: è naturale sentirsi confusi.
In momenti come questo, può essere prezioso avere uno spazio sicuro dove ascoltare le proprie emozioni, comprendere ciò che davvero desidera e ritrovare chiarezza. Un percorso psicologico mirato può aiutarla a trasformare la confusione in fiducia, rafforzare la propria autonomia emotiva e aprire la strada a un cambiamento autentico.
Se vuole approfondire resto a sua disposizione.
Dott.ssa Sandra Cappello
Psicologo, Psicologo clinico
Floridia
Buon pomeriggio, dopo la rottura di una relazione è normale provare nostalgia, e non è insolito che possano essere riavvicinamenti. Valuti quali sono i motivi che hanno portato alla rottura se il rischio che la relazioni si ritrovi di nuovo di fronte ad un bivio è concreto cerchi di riprendere in mano la sua vita, senza guardarsi più indietro, il tempo le chiarirà meglio il da farsi.
Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Salve,
è normale sentire la mancanza di una persona anche dopo aver scelto di lasciarla: spesso il cuore ricorda il legame più della ragione. La paura che sente può essere legata a riconoscere davvero la fine della relazione e confrontarsi con il vuoto che lascia.
Il legame di amicizia con l’altra persona può aiutarla a capire i suoi sentimenti senza fretta. Per ora, osservi le emozioni senza giudicarle: nostalgia e confusione sono segnali del valore che quella relazione aveva, non necessariamente del desiderio di tornare indietro. Resto a disposizione
Dott.ssa Giorgia Ruberto
Psicologo clinico, Psicologo
Sutri
Da quello che racconta emerge quanto questa fase sia per Lei emotivamente complessa, e prima di tutto è importante dirLe che ciò che sta provando è profondamente umano. Quando una relazione significativa si conclude, anche se ci sono stati motivi validi e sofferenze reali, il distacco emotivo non avviene mai in modo immediato. È del tutto normale che una parte di Lei sappia perché la relazione è finita, mentre un’altra continui a sentire la mancanza della persona, della vicinanza, di ciò che quel legame rappresentava.
Sentire la mancanza non significa necessariamente che quella relazione fosse giusta per Lei o che debba tornarci. Spesso ciò che manca non è solo la persona, ma il senso di familiarità, la connessione, il sentirsi legati a qualcuno. Quando questo viene meno, può emergere un senso di vuoto o di solitudine che può generare confusione e riattivare ricordi ed emozioni.
È molto comprensibile anche che Lei abbia trovato conforto in una persona che ha saputo ascoltarLa e comprenderLa. Sentirsi visti e accolti nei propri vissuti è un bisogno emotivo profondo, soprattutto dopo una relazione in cui si è sentita poco capita. Allo stesso tempo, il fatto che Lei senta paura e confusione è un segnale importante: spesso queste emozioni emergono quando siamo in una fase di transizione, in cui una parte di noi sta lasciando andare qualcosa di conosciuto e un’altra si sta avvicinando a qualcosa di nuovo, ancora incerto.
Questa paura non è un segnale che sta sbagliando, ma piuttosto che sta attraversando un passaggio emotivo delicato. A volte la mancanza si fa sentire più intensamente proprio quando iniziamo a realizzare, più profondamente, che una fase della nostra vita si è conclusa davvero.
In questo momento, più che cercare subito risposte definitive o sentirsi obbligata a capire cosa prova per una persona o per l’altra, può essere molto importante riportare l’attenzione su di sé. Provare ad ascoltare i Suoi bisogni, le Sue emozioni, e chiedersi come si sente nelle diverse situazioni: se si sente accolta, serena, libera di essere sé stessa.
Darsi tempo è fondamentale. Non è necessario avere subito chiarezza. La chiarezza spesso emerge gradualmente, quando ci si concede lo spazio di ascoltarsi senza giudizio e senza fretta.
Questo può essere anche un momento prezioso per rafforzare il rapporto con sé stessa, comprendere più profondamente cosa desidera e cosa merita in una relazione, e costruire legami che possano farLa sentire davvero compresa, rispettata e emotivamente al sicuro.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da ciò che racconta emerge una comprensibile confusione emotiva: la fine di una relazione significativa può lasciare sentimenti contrastanti, come nostalgia, paura, bisogno di vicinanza e desiderio di comprendere meglio i propri bisogni affettivi. La mancanza che sente non necessariamente indica il desiderio di tornare nella relazione, ma può essere legata al legame costruito, all’abitudine o al timore della solitudine e del cambiamento.

Può essere utile concedersi tempo per ascoltare ciò che prova, senza sentirsi obbligata a prendere decisioni immediate. Provare a distinguere ciò che realmente desidera in una relazione — rispetto, comprensione, reciprocità — può aiutarla a orientarsi con maggiore chiarezza, sia rispetto al passato sia rispetto a nuove conoscenze.

Se queste emozioni risultano difficili da gestire o generano particolare sofferenza, un percorso psicologico può offrirle uno spazio protetto per comprendere meglio i suoi vissuti, i suoi bisogni e le sue paure, sostenendola nelle scelte in modo più consapevole.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Buonasera,
affiora dalle sue parole una grande confusione emotiva, ma anche molta lucidità nel provare a comprendere ciò che sente.Dopo una separazione è normale avvertire la mancanza, anche quando si è consapevoli dei motivi per cui la relazione non funzionava. La nostalgia non significa per forza che debba tornare indietro, a volte è il vuoto che segue una perdita. La presenza di un' altra persona che la ascolta e la fa sentire compresa può rappresentare un bisogno legittimo di sostegno e di vicinanza.Tuttavia se sente paura, potrebbe essere utile non forzare nulla e concedersi una spazio per comprendere se il desiderio nasce da un vero interesse o dalla necessità di colmare un vuoto.Può darsi del tempo, osservare le sue emozioni senza giudicare e interrogarsi: se la paura non ci fosse, cosa desidererei davvero? La chiarezza arriva quando le emozioni vengono attraversate, non evitate.
Un cordiale saluto.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo, perché dalle sue parole si percepisce chiaramente quanto questo momento sia pieno di emozioni diverse tra loro, alcune anche contrastanti. Quando una relazione importante finisce, soprattutto dopo un legame che ha avuto significato, raramente i sentimenti si chiudono in modo netto. È molto comune continuare a provare mancanza, nostalgia o tenerezza verso la persona anche quando si è consapevoli che la relazione, per vari motivi, non funzionava come si desiderava. Spesso si pensa che sentire la mancanza significhi automaticamente voler tornare indietro, ma non sempre è così. La mancanza può riguardare l’abitudine, la familiarità, i momenti condivisi, il sentirsi conosciuti da qualcuno. Il cervello umano tende a ricordare con maggiore facilità gli aspetti positivi quando qualcosa finisce, soprattutto nei momenti di incertezza o di cambiamento. Non significa che le difficoltà che l’hanno portata alla separazione non fossero reali o importanti. Lei stessa racconta incomprensioni ripetute e comportamenti che la facevano sentire poco compresa. Questi elementi meritano attenzione tanto quanto i ricordi piacevoli. In questo momento sembra esserci anche un altro passaggio delicato. Da una parte sta iniziando ad aprirsi a una nuova conoscenza che le ha dato ascolto e comprensione, dall’altra questo passaggio rende più concreto il fatto che la relazione precedente sia davvero finita. A volte la paura non riguarda tanto la nuova persona, quanto ciò che rappresenta simbolicamente. Incontrarlo può significare accettare che si sta andando avanti. È normale che questo attivi nostalgia o dubbi. È possibile anche che una parte di lei stia cercando sicurezza. Dopo una separazione si crea spesso un vuoto, non necessariamente perché si è soli in senso concreto, ma perché cambia un equilibrio emotivo che esisteva da tempo. Il desiderio di riavvicinarsi all’ex partner può nascere proprio quando si percepisce incertezza o quando bisogna affrontare qualcosa di nuovo. Non è debolezza, è un modo della mente di cercare ciò che conosce già. Un aspetto importante può essere provare a distinguere tra la mancanza della persona e il desiderio reale di tornare dentro quella relazione così com’era. Se immagina concretamente di riprendere la storia, con le stesse dinamiche che l’hanno fatta soffrire, come si sente? Questa domanda spesso aiuta a capire meglio cosa si sta cercando davvero. A volte si desidera la vicinanza emotiva ma non la relazione nel suo insieme. Anche la paura che descrive prima di incontrare l’altra persona è comprensibile. Non è necessario decidere tutto subito. Può concedersi di vivere quell’incontro come un momento di conoscenza, senza obbligarsi a capire immediatamente cosa prova o cosa dovrà succedere dopo. Quando ci si mette troppa pressione per trovare risposte definitive, l’ansia aumenta e rende più difficile ascoltarsi davvero. Può aiutarla restare in contatto con ciò che la fa sentire rispettata, serena e vista come persona. Non tanto chiedersi chi scegliere, ma come sta quando è in relazione con qualcuno. Le relazioni che funzionano tendono a far sentire più liberi di essere sé stessi, non più confusi o costantemente in dubbio sul proprio valore. Si dia il tempo di attraversare questa fase senza interpretare ogni emozione come un segnale definitivo. La confusione dopo una separazione non indica che sta sbagliando qualcosa, ma che sta elaborando un cambiamento importante. Le emozioni hanno bisogno di spazio per assestarsi prima che le decisioni diventino davvero chiare. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Alessandro Rigutti
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Quello che lei sta attraversando possiamo definirlo, a tutti gli effetti, come un'esperienza di lutto, ovvero una separazione che rompe la routine a cui era abituata e lascia inevitabilmente un vuoto nel proprio mondo interno e nella vita quotidiana. Le sensazioni che descrive, dunque, per quanto comprenda che siano assolutmente difficili e destabilizzanti, sono oltremodo normali e parte di un processo di elaborazione di quello che ha attraversato e che sta ancora vivendo. E' comprensibile, dunque, che anche nell'incontro con quest'altra persona lei non sia sicura di ciò che sente, così come è altrettanto comprensibile che nel rivedere il suo ex compagno senta in sé tante emozioni contrastanti fra loro. Si prenda il tempo per elaborare ciò che ha vissuto, il dolore che ha provato e che sta tutt'ora provando, eventualmente anche esplicitando a questa nuova persona la sua situazione emotiva in cui si trova e il suo desiderio di procedere con calma. E' proprio importante che adesso si possa prendere un po' cura di lei e dei suoi bisogni.
Un caro saluto,

Dott. Alessandro Rigutti
Salve, grazie per aver raccontato la situazione con tanta sincerità: da quello che scrive si capisce che in questi due mesi ci sono molte emozioni insieme (mancanza, confusione, paura, bisogno di chiarezza) e che sta cercando di capirsi, non di “fare la cosa giusta” per forza.
Quello che descrive è molto frequente dopo una rottura, soprattutto quando la relazione è stata significativa: si può sentire la mancanza di una persona anche sapendo che la relazione non funzionava. La mancanza non è per forza la prova che “dovevate tornare insieme”: spesso è la nostalgia di abitudini, sicurezza, intimità, routine, o del “ruolo” che quella persona aveva nella vita.
In più, ci sono due piani che sembrano intrecciarsi:
1) Il dolore della fine e l’ambivalenza
Da un lato c’erano motivi concreti per chiudere (incomprensioni ripetute, sentirsi non vista/non capita, comportamenti sui social che per lei erano ferite e che nel tempo non sono cambiati).
Dall’altro, quando lo rivede sta bene e riemerge la parte affettiva. Questa è ambivalenza, non incoerenza: significa che dentro di lei convivono due bisogni diversi (proteggersi e sentirsi amata).
2) La paura del “definitivo”
Lei lo dice bene: potrebbe esserci la paura di concretizzare davvero la separazione. A volte la mente preferisce tenere una porta socchiusa (“forse…”) perché il definitivo fa paura. In questi casi la mancanza può aumentare proprio quando ci si avvicina a una scelta o a un passo avanti (come rivedere l’altra persona), perché quella scelta rende reale la fine della storia precedente.
“È solo vuoto/solitudine?”
Può esserci anche questo elemento, ma non come giudizio: dopo una rottura è normale sentirsi più vulnerabili e cercare contatto. La domanda utile non è “è vuoto o amore?”, ma:
che cosa mi manca di lui, esattamente? (la persona? la presenza? la familiarità? la validazione? il sentirsi scelta?)
e che cosa invece mi faceva stare male, con costanza? (sentirmi non capita, insicurezza, rabbia, sfiducia…)
Cosa può fare, in modo pratico (senza forzarsi)
Separare “mancanza” da “decisione”
Può sentire la mancanza e comunque scegliere di non tornare. Le emozioni vanno ascoltate, ma non sempre devono guidare le scelte.
Mettere a fuoco i “non negoziabili”
Se tornasse con l’ex, cosa dovrebbe cambiare davvero perché non si ripeta il ciclo?
E soprattutto: c’è mai stata, finora, la possibilità concreta di quel cambiamento (non promesse, ma fatti)?
Darsi il permesso di vedere l’altra persona senza trasformarlo in una sentenza
L’incontro “in amicizia” può essere un modo per capire come ci si sente dal vivo, senza obbligarsi a definire subito. La paura che sente potrebbe essere proprio il timore di “dover decidere” troppo presto.
Tenere un ritmo più lento, ma chiaro
Se con l’ex ci si vede ogni tanto e “si sta bene”, può diventare facile riattaccarsi emotivamente anche senza un progetto. A volte aiuta chiedersi: questi incontri mi chiariscono o mi confondono di più?
Un punto di lavoro in seduta (molto adatto)
In seduta si potrebbe lavorare su:
Il legame tra paura, nostalgia e bisogno di sicurezza
Il tema del sentirsi capita/ascoltata (che sembra centrale per lei)
La differenza tra “mancanza della persona” e “mancanza di ciò che rappresentava”
Dott.ssa Serena Locritani
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
È un momento complicato e difficile, pieno di cambiamenti, e questi a volte sono difficili da metabolizzare. Non so se possiamo parlare di "vuoto di solitudine", penso piuttosto che non sia strano che dopo una rottura emergano emozioni complesse, a volte contraddittorie. Si sta avvicinando a un'altra persona e questo, comprensibilmente, le genera paura e ambivalenza: da un lato vorrebbe approfondire la conoscenza, dall'altro lato sente mancanza. Ci vuole del tempo per elaborare la fine di una storia, e trovo le sue reazioni assolutamente comprensibili. Le auguro di non patologizzarsi, ma di riuscire a rivolgersi uno sguardo tenero di comprensione.
Buonasera, quello che descrive è un vissuto molto comprensibile e umano. Quando una relazione finisce, anche se ci sono stati motivi chiari e ripetuti che l’hanno portata a prendere quella decisione, non si interrompe automaticamente il legame emotivo, l’abitudine, la familiarità, la parte di sé che in quella relazione si era costruita. È normale che ci siano parti diverse di lei che hanno una voce, anche in contrasto tra loro: una parte che ricorda le incomprensioni, i comportamenti che l’hanno fatta soffrire e la sensazione di non essere capita, e un’altra parte che sente la mancanza, che ricorda i momenti belli, la presenza, il “noi”. Questo non significa che abbia sbagliato a lasciarlo né che debba necessariamente tornare indietro, ma semplicemente che sta attraversando un cambiamento. E ogni cambiamento, anche quando è scelto, porta con sé paura, nostalgia e un senso di vuoto. La mancanza che sente non è per forza il segnale che quella relazione fosse giusta per lei, può essere anche la naturale reazione alla perdita di un riferimento affettivo, alla rottura di un equilibrio, per quanto imperfetto. Allo stesso modo è comprensibile che l’idea di rivedere l’altra persona attivi paura: forse significa rendere più concreto il fatto che la relazione precedente è davvero finita, forse significa aprirsi a qualcosa di nuovo, e il nuovo mette sempre un po’ in discussione. Non c’è nulla di “sbagliato” in questa confusione, anzi è un segno che sta cercando di ascoltarsi davvero. Più che cercare una decisione immediata, potrebbe provare a darsi tempo, a non forzarsi a capire subito cosa prova o cosa deve fare. Si conceda uno spazio di ascolto, osservi come si sente quando è sola, quando è con lui, quando è con l’altro, senza obbligarsi a trarre conclusioni definitive. A volte la chiarezza arriva non decidendo di testa, ma permettendo alle diverse parti di noi di esprimersi, senza giudicarle. Darsi tempo, in questa fase, può essere un atto di cura verso se stessa.
Salve, inizio spiegandolo che il modo in cui si sente a fronte di quanto accaduto è assolutamente comune. Spesso i pensieri e le domande affogano la mente e le risposte che ci diamo generano ulteriori domande. Può essere necessario in questi casi comprendere che la confusione al termine di una relazione è nella normalità del corso degli eventi e il cambiamento è fonte di dubbi. Per questo motivo può essere utile darsi del tempo per permettersi di soffrire ed elaborare la perdita. Aver trovare un'altra persona per cui si pensa di poter provare qualcosa non significa arrestare questo processo, ma può essere legato al fatto che lei abbia ascoltato il suo corpo nell'avvicinarsi a questa nuova persona. Ora ascoltandosi nuovamente percepisce dei dubbi e delle incertezze, può essere quindi importante assecondarsi nuovamente facendo comprendere a se stessa e all'altra persona che è normale sentirsi così, magari rallentando, magari soffrendo di più la mancanza della perdita, magari dedicandosi a cosa le piace fino a trovare un equilibrio nel quale sta bene e si può sentire libera di accogliere una nuova persona con più leggerezza e meno dubbi.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata.
Quando una relazione termina, soprattutto se significativa, è del tutto normale continuare a sentire la mancanza della persona, anche se razionalmente si è consapevoli dei motivi che hanno portato alla rottura. La mancanza non è necessariamente un segnale che la scelta sia stata sbagliata: spesso è il segnale del legame, dell’abitudine, dei momenti condivisi e del ruolo che quella persona aveva nella propria vita.
A volte, quando si è in procinto di chiudere definitivamente una porta, emergono nostalgia e dubbi non tanto perché quella relazione fosse giusta, ma perché rappresentava un punto fermo. Il cervello tende a riportarci verso ciò che è conosciuto, anche se non era pienamente soddisfacente. La differenza d’età, le dinamiche che descrive (come i comportamenti sui social ripetuti nel tempo) e il sentirsi non compresa sono elementi importanti, che meritano ascolto e non minimizzazione.La paura che sente ora potrebbe essere legata a più aspetti: paura di sbagliare di nuovo, paura di restare sola,
paura di lasciarsi andare a qualcosa di nuovo, oppure paura di chiudere davvero un capitolo.
Per comprendere cpme gestire questo momento delicato della sua vita potrebbe essere molto utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico. Un lavoro su di sé potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo i suoi bisogni affettivi, le dinamiche relazionali che tende a vivere e le paure che emergono nei momenti di cambiamento.
A volte non si tratta tanto di scegliere tra “una persona o l’altra”, ma di capire cosa è giusto per sé in questa fase della vita.

Resto disponibile qualora desiderasse approfondire questi aspetti insieme.
Un caro saluto, Dott.ssa Federica Di Benedetto
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, quello che descrive è molto comprensibile. La fine di una relazione significativa, anche quando è stata scelta per motivi validi (incomprensioni, bisogni non accolti, comportamenti che la ferivano), comporta quasi sempre momenti di nostalgia e dubbio. Sentire la mancanza non significa necessariamente voler tornare insieme: spesso significa elaborare un distacco.

È importante distinguere tra la mancanza della persona reale e la mancanza di ciò che quella relazione rappresentava (compagnia, abitudine, progetto, sentirsi scelta). A volte, quando si sta per “chiudere davvero” e andare avanti, l’ansia aumenta perché si prende atto che un capitolo è finito. Questo può riattivare ricordi positivi e generare confusione.

Rispetto all’altra persona, non è obbligata a sapere ora cosa prova. Può concedersi l’incontro come momento di conoscenza, senza trasformarlo subito in una decisione definitiva. La paura che sente potrebbe essere legata più al cambiamento che alla persona in sé.

Le suggerirei di chiedersi: se nulla fosse cambiato nel mio ex partner, tornerei davvero in quella relazione? Oppure sto reagendo alla solitudine e all’incertezza?

Si dia tempo. Due mesi sono un periodo ancora breve per elaborare una separazione. Non deve forzare scelte per placare l’ansia: può procedere con gradualità, ascoltando ciò che la fa sentire rispettata, compresa e serena nel lungo periodo.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve, le emozioni e i dubbi che ha descritto sono normali in un momento così. Si è lasciata relativamente da poco con il suo compagno e riallacciare un vecchio rapporto può spaventare. Forse non prenderei decisioni nella fretta. Provi anche a capire come sta da sola, forse deve ancora realizzare che vi siete lasciati, come ha detto lei.
Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologo, Psicologo clinico
Rizziconi
Buongiorno. Quello che stai attraversando è un momento di profondo "caos emotivo", ma vorrei rassicurarti: è una fase assolutamente fisiologica dopo la fine di una relazione complessa come la tua.

Ti trovi nel mezzo di un conflitto tra il "bisogno di sicurezza" e la "ricerca di valore". Da un lato c'è l'ex compagno, che rappresenta l'abitudine e la stabilità (nonostante le mancanze di rispetto come i like alle altre donne); dall'altro c'è questa nuova persona che ti offre ciò che ti è mancato: l'ascolto e la comprensione.

Analizziamo insieme i nodi di questa matassa per aiutarti a fare un po' di chiarezza.

1. La mancanza dell'Ex: Amore o "Astinenza"?
È molto comune confondere la mancanza di una persona con la mancanza della routine che quella persona garantiva.

Il vuoto di solitudine: A 26 anni, dopo una relazione con un uomo molto più grande (48 anni), è probabile che tu abbia vissuto un rapporto che occupava molto spazio nella tua vita, forse anche con una dinamica di protezione o di riferimento. Quando questa viene meno, si avverte un "silenzio" assordante.

La paura della perdita definitiva: Tu dici che senti la mancanza proprio quando stai per incontrare l'altra persona. Questo succede perché incontrare un altro "ufficializza" la fine del vecchio rapporto. Il tuo cervello, per proteggerti dallo spavento del nuovo, ti riporta indietro ai ricordi piacevoli dell'ex, facendoti dimenticare per un attimo le incomprensioni e i comportamenti che ti hanno fatta soffrire.

2. Il "ponte" verso la nuova persona
Questa persona con cui hai un'amicizia a distanza sta svolgendo, psicologicamente, il ruolo di "relazione ponte".

Ti ha dato l'ascolto che l'altro ti negava.

Tuttavia, proprio perché ti senti fragile, hai paura di "concretizzare". Hai paura che se con lui dovesse andare bene, dovresti davvero dire addio al passato. E se dovesse andare male? Rimarresti sola. È questa l'incertezza che ti blocca.

3. La differenza d'età e i valori
Hai accennato alla differenza d'età (22 anni). In queste coppie, spesso si creano asimmetrie: tu cerchi comprensione e crescita, lui magari ha già i suoi schemi consolidati (come i comportamenti sui social) che non ha intenzione di cambiare. Il fatto che tu non venissi capita non era un caso, ma probabilmente una divergenza profonda di linguaggi emotivi.

Cosa sta succedendo dentro di te?
Possiamo visualizzare il tuo stato attuale come un'oscillazione tra due poli:

Il Polo del Passato: È doloroso ma lo conosci. Sai già come gestire la sofferenza con lui.

Il Polo del Futuro: È ignoto. Ti offre ciò che desideri (ascolto), ma ti spaventa perché richiede di abbandonare la tua "vecchia pelle".

Come puoi comportarti ora?
Rallenta i motori: Non hai l'obbligo di decidere oggi con chi stare. Sei in una fase di transizione. Puoi vedere la nuova persona "in amicizia" proprio per toglierti la pressione della "scelta romantica". Se la paura è troppa, significa che hai bisogno di più tempo per stare con te stessa prima di legarti a qualcun altro.

Ascolta la paura, non fuggire: Quando senti la mancanza del tuo ex, prova a scrivere su un foglio i motivi per cui vi siete lasciati. Non per cattiveria, ma per ricordare alla tua mente (che ora è "nebbiosa") la realtà dei fatti: la mancanza di comprensione e quei comportamenti social che ti ferivano.

Datti il permesso di essere confusa: La confusione non è un errore, è un processo. Stai ricalibrando la tua bussola interna.

Una domanda per te: se fossi certa al 100% che non rimarresti mai sola, avresti ancora voglia di tornare con il tuo ex, o è proprio l'idea della solitudine che ti spinge a cercarlo?

Capire se cerchi "lui" o cerchi "compagnia" è la chiave per sbloccare questa situazione. Saresti disposta a passare un piccolo periodo di tempo (anche solo due settimane) senza vedere né l'uno né l'altro, per sentire cosa dice il tuo cuore quando non è influenzato dalla presenza fisica di nessuno dei due?

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