Premetto che sono una ragazza che non soffre di particolari fobie o attacchi di panico ecc… il mio u
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Premetto che sono una ragazza che non soffre di particolari fobie o attacchi di panico ecc… il mio unico problema é che rimando spesso gli esami universitari, tendo a procrastinare forse anche per pausa di non superarli. Mi mancano 4 esami ma ci sto mettendo più del previsto.. cosa posso fare ?
Ha già un'idea sul dopo laurea ? Ha già chiesto la tesi ? Se sì, inizi a lavorarci su, per darle motivazione e la spinta per superare gli esami . Se no, incominci a pensare all'argomento che Le interessa. Qual è l'indirizzo di laurea?
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Non serve avere una patologia o soffrire di attacchi di panico per sentirsi paralizzati davanti a quattro esami dalla fine. Anzi, spesso è proprio la vicinanza del traguardo a scatenare questa forma di procrastinazione "difensiva". A volte rimandiamo perché finire l'università ci costringe a chiederci: "E ora chi sono senza i libri?" Un percorso di psicoterapia in questo momento potrebbe aiutarti a individuare le origini di tale blocco e a ricevere supporto adeguato per superarlo.
Quello che stai vivendo non è un problema di forza di volontà né un segnale di fragilità psicologica. Dal punto di vista della Psicoterapia Funzionale, il rimandare gli esami non viene letto come semplice procrastinazione, ma come una risposta di protezione del tuo sistema.
In questa fase della tua vita, il tuo organismo sembra attivarsi con una paura sottile e poco evidente, non tale da provocare attacchi di panico o fobie, ma sufficiente a creare un blocco dell’azione. È come se una parte di te dicesse: “Meglio rimandare che rischiare di non farcela”.
Questo non è un fallimento, ma una strategia difensiva che in passato probabilmente ti è stata utile.
Il problema è che oggi questa strategia ti rallenta.
Quando l’esame diventa molto carico emotivamente, il corpo tende a ritirarsi: l’energia si abbassa, l’attivazione diminuisce, l’azione viene rimandata. Non è la mente che non vuole, è il corpo che non si sente abbastanza sicuro per andare avanti.
Il lavoro che possiamo fare non è “spingerti di più”, ma ricostruire una sensazione di sicurezza nell’agire.
In quest’ottica, l’obiettivo non è sentirsi pronta, ma muoversi anche senza sentirsi pronta. L’azione precede la sicurezza, non il contrario.
Ogni piccolo passo concreto (studiare per un tempo limitato, prenotare un esame, presentarsi anche con dubbi) comunica al tuo sistema nervoso che puoi affrontare la situazione senza pericolo. È così che lentamente il blocco si scioglie.
Ricorda: non stai evitando perché non sei capace, ma perché una parte di te sta cercando di proteggerti. Imparare a rassicurare quella parte, invece di combatterla, è il vero cambiamento.
In questa fase della tua vita, il tuo organismo sembra attivarsi con una paura sottile e poco evidente, non tale da provocare attacchi di panico o fobie, ma sufficiente a creare un blocco dell’azione. È come se una parte di te dicesse: “Meglio rimandare che rischiare di non farcela”.
Questo non è un fallimento, ma una strategia difensiva che in passato probabilmente ti è stata utile.
Il problema è che oggi questa strategia ti rallenta.
Quando l’esame diventa molto carico emotivamente, il corpo tende a ritirarsi: l’energia si abbassa, l’attivazione diminuisce, l’azione viene rimandata. Non è la mente che non vuole, è il corpo che non si sente abbastanza sicuro per andare avanti.
Il lavoro che possiamo fare non è “spingerti di più”, ma ricostruire una sensazione di sicurezza nell’agire.
In quest’ottica, l’obiettivo non è sentirsi pronta, ma muoversi anche senza sentirsi pronta. L’azione precede la sicurezza, non il contrario.
Ogni piccolo passo concreto (studiare per un tempo limitato, prenotare un esame, presentarsi anche con dubbi) comunica al tuo sistema nervoso che puoi affrontare la situazione senza pericolo. È così che lentamente il blocco si scioglie.
Ricorda: non stai evitando perché non sei capace, ma perché una parte di te sta cercando di proteggerti. Imparare a rassicurare quella parte, invece di combatterla, è il vero cambiamento.
Quello che descrivi è un vissuto molto comune e non necessariamente legato a fobie o attacchi di panico. La procrastinazione, soprattutto in ambito universitario, è spesso collegata alla paura di fallire, di non sentirsi abbastanza preparati o all’idea che l’esame diventi una misura del proprio valore personale.
In molti casi, però, quando gli esami rimasti sono pochi, può entrare in gioco anche una paura più profonda e spesso inconscia, quella di ciò che verrà dopo la laurea. Concludere l’università significa affrontare un passaggio evolutivo importante fatto di scelte, responsabilità, incertezze e ingresso pieno nella vita adulta. Rimandare può diventare un modo per restare in una zona conosciuta, evitando temporaneamente il confronto con ciò che spaventa, per cui non ci si sente pronti.
Spesso dietro la difficoltà a passare all’azione ci sono aspettative molto elevate o un forte timore del giudizio. Non si tratta di pigrizia, ma di un tentativo di proteggerti dall’ansia e dalla delusione. Il rischio è che, più rimandi, più l'ansia aumenta e il blocco si rafforza, creando un circolo vizioso. Può essere utile spezzare lo studio in obiettivi più piccoli e concreti, separando lo studio dal risultato dell'esame e osservare con curiosità quali pensieri ed emozioni emergono quando provi a metterti sui libri.
Un percorso di psicoterapia può aiutarti a dare senso a questo momento, a elaborare il passaggio verso la vita adulta e a ridurre il peso emotivo legato agli esami, permettendoti di concludere il percorso universitario con maggiore serenità, riappropriandoti delle tue risorse per affrontare questa parte della tua vita e sentirti pronta a costruire e vivere il tuo futuro.
In molti casi, però, quando gli esami rimasti sono pochi, può entrare in gioco anche una paura più profonda e spesso inconscia, quella di ciò che verrà dopo la laurea. Concludere l’università significa affrontare un passaggio evolutivo importante fatto di scelte, responsabilità, incertezze e ingresso pieno nella vita adulta. Rimandare può diventare un modo per restare in una zona conosciuta, evitando temporaneamente il confronto con ciò che spaventa, per cui non ci si sente pronti.
Spesso dietro la difficoltà a passare all’azione ci sono aspettative molto elevate o un forte timore del giudizio. Non si tratta di pigrizia, ma di un tentativo di proteggerti dall’ansia e dalla delusione. Il rischio è che, più rimandi, più l'ansia aumenta e il blocco si rafforza, creando un circolo vizioso. Può essere utile spezzare lo studio in obiettivi più piccoli e concreti, separando lo studio dal risultato dell'esame e osservare con curiosità quali pensieri ed emozioni emergono quando provi a metterti sui libri.
Un percorso di psicoterapia può aiutarti a dare senso a questo momento, a elaborare il passaggio verso la vita adulta e a ridurre il peso emotivo legato agli esami, permettendoti di concludere il percorso universitario con maggiore serenità, riappropriandoti delle tue risorse per affrontare questa parte della tua vita e sentirti pronta a costruire e vivere il tuo futuro.
Gentile Paziente,
Bisogna indagare i vissuti, le motivazioni, i desideri e i significati attribuiti al Suo percorso universitario e di vita. Esperire momenti di difficoltà fa parte di ognuno di noi, ma è necessario comprendere quanto questi momenti siano pervasivi e perduranti.
Mi contatti per un confronto.
Cordialmente
Bisogna indagare i vissuti, le motivazioni, i desideri e i significati attribuiti al Suo percorso universitario e di vita. Esperire momenti di difficoltà fa parte di ognuno di noi, ma è necessario comprendere quanto questi momenti siano pervasivi e perduranti.
Mi contatti per un confronto.
Cordialmente
Buongiorno,
quello che descrive è molto più comune di quanto sembri e non ha a che fare con mancanza di capacità o volontà. Spesso la procrastinazione non nasce dalla pigrizia, ma dalla paura del giudizio, del fallimento o dal peso delle aspettative su di sé, soprattutto quando il traguardo è vicino. Rimandare diventa allora un modo per proteggersi, anche se a lungo andare blocca. Capire cosa sta fermando davvero può fare una grande differenza, più di qualsiasi tecnica di studio.
Se lo desidera, possiamo approfondirlo insieme in un colloquio, oppure può scrivermi un messaggio per capire come iniziare.
Un caro saluto,
Dott. Alessandra Corti
quello che descrive è molto più comune di quanto sembri e non ha a che fare con mancanza di capacità o volontà. Spesso la procrastinazione non nasce dalla pigrizia, ma dalla paura del giudizio, del fallimento o dal peso delle aspettative su di sé, soprattutto quando il traguardo è vicino. Rimandare diventa allora un modo per proteggersi, anche se a lungo andare blocca. Capire cosa sta fermando davvero può fare una grande differenza, più di qualsiasi tecnica di studio.
Se lo desidera, possiamo approfondirlo insieme in un colloquio, oppure può scrivermi un messaggio per capire come iniziare.
Un caro saluto,
Dott. Alessandra Corti
Buongiorno, quello che descrive è molto più comune di quanto si pensi e non indica una mancanza di capacità o di motivazione. La procrastinazione, soprattutto in ambito universitario, è spesso legata alla paura del fallimento, del giudizio o delle aspettative, più che a una reale difficoltà di studio. Rimandare diventa una strategia (inconsapevole) per ridurre l’ansia nel breve termine, ma alla lunga aumenta il senso di blocco e frustrazione. Può essere utile lavorare su obiettivi piccoli e realistici, spezzando lo studio in compiti gestibili e programmando le sessioni in modo concreto, senza aspettare di “sentirsi pronti”. È importante anche osservare il dialogo interno: pensieri come “devo essere sicura di superarlo” o “se non va bene significa che non valgo abbastanza” possono alimentare l’evitamento. In questi casi un supporto psicologico mirato può aiutare a comprendere cosa mantiene la procrastinazione e a sviluppare strategie più funzionali, soprattutto ora che il traguardo è vicino. Intervenire su questi meccanismi può fare una grande differenza nel ritrovare fiducia e continuità. Dott.ssa Chiara Avelli
Buongiorno, quello che descrive è molto più comune di quanto spesso si pensi, e il fatto che lei lo riconosca come un problema già dice molto sulla sua capacità di osservare se stessa con lucidità. Procrastinare gli esami, soprattutto quando ne restano pochi, non è quasi mai segno di pigrizia o di scarso impegno, ma spesso è il risultato di un conflitto interno che lavora in silenzio. Da un lato c’è una parte di lei che desidera chiudere, andare avanti, liberarsi di questo peso e magari immaginare cosa verrà dopo l’università. Dall’altro lato c’è una parte che teme il momento dell’esame, il giudizio, la possibilità di non farcela o di non essere all’altezza delle aspettative. Quando queste due spinte si scontrano, il rinvio diventa una sorta di soluzione temporanea che abbassa l’ansia nell’immediato, ma che alla lunga la fa sentire bloccata, frustrata e in ritardo rispetto a se stessa. È importante notare che lei parla di paura di non superare gli esami, anche se non vive altre forme di ansia evidenti nella sua vita. Questo suggerisce che la difficoltà non riguarda tanto l’università in sé, ma il significato che questi esami hanno assunto per lei. Più ci si avvicina alla fine, più ogni singolo esame può sembrare una prova definitiva, come se dicesse qualcosa sul proprio valore, sulle proprie capacità o sul futuro. In queste condizioni, rimandare diventa un modo per evitare di esporsi a una possibile delusione. Un altro aspetto frequente in queste situazioni è il perfezionismo nascosto. Non sempre si manifesta come il desiderio di fare tutto in modo impeccabile, ma spesso come l’idea che se non si è abbastanza pronti, abbastanza sicuri, abbastanza concentrati, allora è meglio aspettare. Il problema è che quel momento ideale raramente arriva, e così il tempo passa mentre il senso di colpa cresce. Per iniziare a sbloccare questa situazione può essere utile spostare l’attenzione dall’obiettivo finale al processo quotidiano. Invece di pensare all’esame come a un evento che decide tutto, può provare a considerare lo studio come una serie di piccoli passi imperfetti ma concreti. Studiare anche quando non si ha voglia, anche quando la concentrazione non è massima, anche con il dubbio di non sapere abbastanza, è spesso più efficace che aspettare di sentirsi pronti. La motivazione, in questi casi, non precede l’azione ma nasce dall’azione stessa. Può anche essere utile interrogarsi su cosa rappresenti per lei il non superare un esame. Spesso dietro la paura c’è un pensiero molto severo verso se stessi, come se un eventuale fallimento significasse essere incapaci o inadeguati. Ricordarsi che un esame non definisce chi è, ma valuta una prestazione in un momento specifico, può aiutare ad abbassare la pressione interna. Infine, provi a guardare con gentilezza il fatto che ci stia mettendo più del previsto. Non è una colpa, è un segnale. Un segnale che qualcosa dentro di lei chiede ascolto, non giudizio. Più si accanisce contro se stessa per i ritardi, più la procrastinazione rischia di rinforzarsi. Al contrario, riconoscere la difficoltà e affrontarla un passo alla volta, accettando anche l’idea di non sentirsi mai completamente pronta, può aiutarla a rimettersi in movimento. Il fatto che le manchino solo quattro esami dice che le risorse ci sono. Ora il lavoro più importante non è studiare di più, ma permettersi di affrontare la prova anche con la paura, senza aspettare che sparisca del tutto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che l'aiuti nella gestione dell'ansia. Cordiali saluti.
Buongiorno,
ciò che descrive è una difficoltà comune nel percorso universitario, soprattutto nelle fasi finali. La procrastinazione potrebbe essere una forma di evitamento legato alla paura di non farcela o di deludere le aspettative.
Può essere utile provare a spostare l’attenzione dall’obiettivo finale (“superare l’esame”) a passaggi molto concreti e limitati nel tempo, ad esempio studiare per intervalli brevi e programmati. Ridurre il carico mentale aiuta spesso a sbloccare l’azione.
Inoltre, interrogarsi su cosa rappresentano per lei questi ultimi esami (chiusura di un ciclo, paura del dopo, aspettative personali o familiari) può offrire spunti importanti. Se questa difficoltà dovesse persistere, nonostante i tentativi pratici, potrebbe considerare un confronto con un professionista per comprendere meglio i meccanismi che la portano a rimandare. Un caro saluto, PR.
ciò che descrive è una difficoltà comune nel percorso universitario, soprattutto nelle fasi finali. La procrastinazione potrebbe essere una forma di evitamento legato alla paura di non farcela o di deludere le aspettative.
Può essere utile provare a spostare l’attenzione dall’obiettivo finale (“superare l’esame”) a passaggi molto concreti e limitati nel tempo, ad esempio studiare per intervalli brevi e programmati. Ridurre il carico mentale aiuta spesso a sbloccare l’azione.
Inoltre, interrogarsi su cosa rappresentano per lei questi ultimi esami (chiusura di un ciclo, paura del dopo, aspettative personali o familiari) può offrire spunti importanti. Se questa difficoltà dovesse persistere, nonostante i tentativi pratici, potrebbe considerare un confronto con un professionista per comprendere meglio i meccanismi che la portano a rimandare. Un caro saluto, PR.
Buongiorno,
quello che descrive è molto comune e non indica né fragilità né mancanza di capacità. La procrastinazione spesso è legata alla paura di non farcela o di deludere le proprie aspettative, più che a scarsa motivazione. Il fatto che le manchino solo quattro esami dice molto sulle sue risorse e sul percorso già fatto.
Può essere utile lavorare su obiettivi piccoli e realistici, darsi tempi brevi e sostenibili e spostare l’attenzione dal “devo superarlo” al “posso provarci”. Se sente che l’ansia o l’autosvalutazione la bloccano, anche un breve percorso psicologico può aiutarla a sbloccare questo momento e ritrovare fiducia.
quello che descrive è molto comune e non indica né fragilità né mancanza di capacità. La procrastinazione spesso è legata alla paura di non farcela o di deludere le proprie aspettative, più che a scarsa motivazione. Il fatto che le manchino solo quattro esami dice molto sulle sue risorse e sul percorso già fatto.
Può essere utile lavorare su obiettivi piccoli e realistici, darsi tempi brevi e sostenibili e spostare l’attenzione dal “devo superarlo” al “posso provarci”. Se sente che l’ansia o l’autosvalutazione la bloccano, anche un breve percorso psicologico può aiutarla a sbloccare questo momento e ritrovare fiducia.
Buongiorno, capisco la situazione e il senso di autosvalutazione che può derivarne. Ci sono moltissime strategie di gestione dell'ansia e interventi riguardo alle fobie e agli attacchi di panico che potrebbero fare al caso suo. Il mio consiglio è di intraprendere un percorso per la gestione di questi aspetti che la paralizzano, in modo da superare le sue paure. E' possibile!
Le auguro ogni bene,
Dott.ssa Alessandra Guiotto
Le auguro ogni bene,
Dott.ssa Alessandra Guiotto
Buongiorno, capisco la frustrazione nel sentirsi bloccata.
Questo è un modo con cui il suo corpo e la sua mente cercano di proteggerla dal rischio di fallire, ma le impedisce di agire.
Le suggerisco di provare ad affrontare la situazione procedendo un passo alla volta, concentrandosi attraverso esposizione graduale agli esami simulata, imparando a gestire l'ansia, anche utilizzando tecniche di respirazione.
La saluto
Questo è un modo con cui il suo corpo e la sua mente cercano di proteggerla dal rischio di fallire, ma le impedisce di agire.
Le suggerisco di provare ad affrontare la situazione procedendo un passo alla volta, concentrandosi attraverso esposizione graduale agli esami simulata, imparando a gestire l'ansia, anche utilizzando tecniche di respirazione.
La saluto
Salve,
le informazioni che scrive sono poche per poter valutare una risposta soddisfacente.
L'ipotesi che fa è che la paura di non superare gli esami le sta creando difficoltà nel sostenere questi ultimi quattro, ma sarebbe interessante valutare come è andata la preparazione dei precedenti esami: talvolta la paura potrebbe anche essere quella di concludere un percorso e di portare a termine ciò che abbiamo cominciato.
Per poter esplorare meglio le ragioni di quello che le sta succedendo, le suggerisco una consulenza psicologica, in cui approfondire bene la questione, valutare eventuali strategie per superare questo blocco e se sia necessario un percorso di sostegno psicologico.
Le auguro il meglio
Dott. Domenico Samele
le informazioni che scrive sono poche per poter valutare una risposta soddisfacente.
L'ipotesi che fa è che la paura di non superare gli esami le sta creando difficoltà nel sostenere questi ultimi quattro, ma sarebbe interessante valutare come è andata la preparazione dei precedenti esami: talvolta la paura potrebbe anche essere quella di concludere un percorso e di portare a termine ciò che abbiamo cominciato.
Per poter esplorare meglio le ragioni di quello che le sta succedendo, le suggerisco una consulenza psicologica, in cui approfondire bene la questione, valutare eventuali strategie per superare questo blocco e se sia necessario un percorso di sostegno psicologico.
Le auguro il meglio
Dott. Domenico Samele
Gentile utente, potrebbe prendere in considerazione di iniziare un percorso psicologico per comprendere le cause derivanti dal suo blocco, probabilmente potrebbe essere l'ansia del futuro, o instabilità di che cosa fare dopo l'università. Queste potrebbero essere delle ipotesi, ma con il giusto supporto e attenzione può diventare consapevole di ciò che prova e sente. Dott.ssa Valentina Pisciotta
Buonasera, grazie per la tua condivisione. Quello che descrivi è un vissuto molto comune tra gli studenti universitari: rimandare gli esami a volte può nascondere timori più profondi, come la paura di concludere un percorso e affrontare il “dopo laurea”. A volte, se si percepisce l'esame come un test del proprio valore personale, anziché come indice della propria preparazione in un determinato ambito, l'ansia può bloccare. Procrastinare, così, può dare un sollievo all'ansia, ma può anche aumentare un circolo vizioso di frustrazione ed insicurezza.
Un primo passo può essere iniziare ad ascoltare cosa racconta questa procrastinazione di te e delle tue emozioni: cosa provi quando pensi a un esame? Quali sono i pensieri automatici che emergono? Come ti senti ad immaginarti in ambito professionale nel prossimo futuro?
Lavorare su questi aspetti può aiutarti a trasformare il blocco in consapevolezza e a darti una maggiore libertà.
Il fatto che tu stia riflettendo su questo è già un segnale importante di motivazione al cambiamento.
Spero di aver risposto in parte ai tuoi dubbi. Eventualmente, mi rendo disponibile per un consulto.
Dott.ssa Claudia
Un primo passo può essere iniziare ad ascoltare cosa racconta questa procrastinazione di te e delle tue emozioni: cosa provi quando pensi a un esame? Quali sono i pensieri automatici che emergono? Come ti senti ad immaginarti in ambito professionale nel prossimo futuro?
Lavorare su questi aspetti può aiutarti a trasformare il blocco in consapevolezza e a darti una maggiore libertà.
Il fatto che tu stia riflettendo su questo è già un segnale importante di motivazione al cambiamento.
Spero di aver risposto in parte ai tuoi dubbi. Eventualmente, mi rendo disponibile per un consulto.
Dott.ssa Claudia
Salve,
quello che lei racconta accade molto di frequente.
Cosa significa laurearsi per lei? Significa chiudere un capitolo? Lasciare una strada certa per l'incerto? Aprirsi al mondo degli adulti? Potrebbero essere queste le motivazioni dietro al procrastinare?
La invito ad un breve consulto che potrà permetterle di capire le motivazioni che la portano a questa scelta nel procedere e che le permetteranno di affrontare quest'ultimo step con tutta la grinta necessaria.
In bocca al lupo
Dott.ssa Abatecola Romina
quello che lei racconta accade molto di frequente.
Cosa significa laurearsi per lei? Significa chiudere un capitolo? Lasciare una strada certa per l'incerto? Aprirsi al mondo degli adulti? Potrebbero essere queste le motivazioni dietro al procrastinare?
La invito ad un breve consulto che potrà permetterle di capire le motivazioni che la portano a questa scelta nel procedere e che le permetteranno di affrontare quest'ultimo step con tutta la grinta necessaria.
In bocca al lupo
Dott.ssa Abatecola Romina
Buonasera,
quello che descrive è molto comune e non indica mancanza di capacità o di volontà. La procrastinazione, soprattutto negli ultimi esami, spesso è legata alla paura di non farcela, al carico emotivo accumulato negli anni o alla pressione delle aspettative, più che allo studio in sé. Rimandare diventa un modo per proteggersi temporaneamente dall’ansia del confronto con l’esame.
Può essere utile lavorare su obiettivi piccoli e realistici, dandosi scadenze brevi e sostenibili, e osservare con più gentilezza le emozioni che emergono quando si avvicina all’esame. In alcuni casi, un breve percorso psicologico aiuta a sciogliere questi blocchi e a ritrovare fiducia e continuità.
Se vuole, può scrivermi e sarò felice di consigliarle uno psicologo o una psicologa vicino a dove vive.
Un caro saluto e un augurio di buon proseguimento.
quello che descrive è molto comune e non indica mancanza di capacità o di volontà. La procrastinazione, soprattutto negli ultimi esami, spesso è legata alla paura di non farcela, al carico emotivo accumulato negli anni o alla pressione delle aspettative, più che allo studio in sé. Rimandare diventa un modo per proteggersi temporaneamente dall’ansia del confronto con l’esame.
Può essere utile lavorare su obiettivi piccoli e realistici, dandosi scadenze brevi e sostenibili, e osservare con più gentilezza le emozioni che emergono quando si avvicina all’esame. In alcuni casi, un breve percorso psicologico aiuta a sciogliere questi blocchi e a ritrovare fiducia e continuità.
Se vuole, può scrivermi e sarò felice di consigliarle uno psicologo o una psicologa vicino a dove vive.
Un caro saluto e un augurio di buon proseguimento.
Buongiorno,
non so quanto ciò incida negativamente sulla qualità della sua vita attuale, potrebbe essere solo un momento di passaggio, ma sicuramente una lettura più approfondita potrebbe evidenziare un segnale più o meno implicito di una difficoltà personale da attenzionare.
Le consiglio di riflettere sulla possibilità di un percorso psicologico, anche di breve durata, per esplorare e approfondire questi suoi vissuti.
Un caro saluto
dott.ssa Alessia Serio
non so quanto ciò incida negativamente sulla qualità della sua vita attuale, potrebbe essere solo un momento di passaggio, ma sicuramente una lettura più approfondita potrebbe evidenziare un segnale più o meno implicito di una difficoltà personale da attenzionare.
Le consiglio di riflettere sulla possibilità di un percorso psicologico, anche di breve durata, per esplorare e approfondire questi suoi vissuti.
Un caro saluto
dott.ssa Alessia Serio
Rivolgiti a un professionista che ti aiuti a lavorare sull'ansia da prestazione e i temi ad essa connessi.
L'ipnosi è uno strumento molto efficace in tal senso.
L'ipnosi è uno strumento molto efficace in tal senso.
Buongiorno, quella che sta vivendo è una situazione più comune di quanto possa immaginare. Sarebbe utile approfondire la sua storia in un percorso psicologico così da conoscerla al meglio, comprendere le possibili motivazioni di questa tendenza alla procrastinazione e individuare insieme una strategia per raggiungere il suo obiettivo. Le mando un caro saluto.
Buongiorno,
da quello che scrive emerge una difficoltà molto comune tra gli studenti universitari, soprattutto quando il traguardo è ormai vicino. Il fatto che le manchino pochi esami spesso, paradossalmente, rende tutto più pesante invece che più semplice.
La procrastinazione, in questi casi, raramente è legata a pigrizia o mancanza di volontà. Più spesso nasce da una forma di pressione interna, sapere che “ormai manca poco” può aumentare la paura di sbagliare, di non essere all’altezza o di rovinare proprio l’ultimo tratto del percorso. Rimandare diventa così un modo per tenere a distanza quella sensazione di possibile fallimento, anche se poi crea frustrazione.
È possibile che una parte di lei sappia perfettamente cosa dovrebbe fare, mentre un’altra si blocca appena si avvicina allo studio vero e proprio. Questo conflitto interno è molto frequente e non significa che lei non sia capace o motivata.
In questi casi può essere utile lavorare non tanto sulla forza di volontà, ma sul modo in cui affronta lo studio. Spesso aiuta spezzare l’obiettivo in passaggi molto piccoli e concreti, così da ridurre il peso mentale dell’esame visto come un “tutto o niente”. Anche ridimensionare le aspettative e accettare l’idea che non serva una preparazione perfetta può aiutare a sbloccare l’inizio.
Se sente che questa difficoltà si ripresenta spesso e la fa sentire in stallo, un confronto con uno psicologo può essere utile per comprendere meglio cosa attiva la paura del non superare gli esami e trovare strategie più funzionali per gestire l’ansia da prestazione e l’autosabotaggio.
Il fatto che lei riconosca il problema e voglia affrontarlo è già un primo passo importante. Non è “in ritardo”, sta solo attraversando una fase che molti vivono, soprattutto quando si è vicini alla fine di un percorso significativo.
Spero di esserle stata utile.
Un caro saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.
da quello che scrive emerge una difficoltà molto comune tra gli studenti universitari, soprattutto quando il traguardo è ormai vicino. Il fatto che le manchino pochi esami spesso, paradossalmente, rende tutto più pesante invece che più semplice.
La procrastinazione, in questi casi, raramente è legata a pigrizia o mancanza di volontà. Più spesso nasce da una forma di pressione interna, sapere che “ormai manca poco” può aumentare la paura di sbagliare, di non essere all’altezza o di rovinare proprio l’ultimo tratto del percorso. Rimandare diventa così un modo per tenere a distanza quella sensazione di possibile fallimento, anche se poi crea frustrazione.
È possibile che una parte di lei sappia perfettamente cosa dovrebbe fare, mentre un’altra si blocca appena si avvicina allo studio vero e proprio. Questo conflitto interno è molto frequente e non significa che lei non sia capace o motivata.
In questi casi può essere utile lavorare non tanto sulla forza di volontà, ma sul modo in cui affronta lo studio. Spesso aiuta spezzare l’obiettivo in passaggi molto piccoli e concreti, così da ridurre il peso mentale dell’esame visto come un “tutto o niente”. Anche ridimensionare le aspettative e accettare l’idea che non serva una preparazione perfetta può aiutare a sbloccare l’inizio.
Se sente che questa difficoltà si ripresenta spesso e la fa sentire in stallo, un confronto con uno psicologo può essere utile per comprendere meglio cosa attiva la paura del non superare gli esami e trovare strategie più funzionali per gestire l’ansia da prestazione e l’autosabotaggio.
Il fatto che lei riconosca il problema e voglia affrontarlo è già un primo passo importante. Non è “in ritardo”, sta solo attraversando una fase che molti vivono, soprattutto quando si è vicini alla fine di un percorso significativo.
Spero di esserle stata utile.
Un caro saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.
Buongiorno, da quello che scrive si percepiscono stanchezza e pressione, soprattutto perché è così vicina alla fine del percorso. Trovarsi con pochi esami rimasti e sentirsi bloccati può far nascere molta ansia e anche un senso di sfiducia verso se stessi, ed è umano che questo porti a rimandare. In questi momenti, procrastinare non è segno di mancanza di capacità, ma spesso un modo per prendere fiato quando l’idea di esporsi al rischio di non farcela o al cambiamento che segue la fine degli studi diventa faticosa. Più ci si sente in ritardo rispetto a come “si dovrebbe” essere, più il passo successivo può sembrare pesante.
Può essere utile provare a rallentare lo sguardo su di sé, ascoltare cosa sente quando pensa di prenotare un esame, e procedere per piccoli passi, senza pretendere di sentirsi pronta o sicura al 100%. Anche scegliere una data e concedersi di arrivarci “abbastanza preparata” può aiutare a sbloccare la situazione.
Se questo senso di blocco continua nel tempo, intraprendere un percorso di terapia può offrire uno spazio protetto in cui comprendere cosa sta succedendo e ritrovare un modo più sereno e personale di affrontare questa fase.
Può essere utile provare a rallentare lo sguardo su di sé, ascoltare cosa sente quando pensa di prenotare un esame, e procedere per piccoli passi, senza pretendere di sentirsi pronta o sicura al 100%. Anche scegliere una data e concedersi di arrivarci “abbastanza preparata” può aiutare a sbloccare la situazione.
Se questo senso di blocco continua nel tempo, intraprendere un percorso di terapia può offrire uno spazio protetto in cui comprendere cosa sta succedendo e ritrovare un modo più sereno e personale di affrontare questa fase.
Quello che descrivi è molto più comune di quanto pensi e non indica né mancanza di capacità né “pigrizia”. Spesso la procrastinazione universitaria non è legata a vere fobie o ad attacchi di panico, ma a meccanismi più sottili come la paura di non essere all’altezza, il timore di fallire proprio quando “manca poco”, oppure un’elevata pressione interna a dover andare bene.
Quando un esame diventa carico di aspettative (“devo assolutamente superarlo”, “se fallisco significa qualcosa su di me”), la mente può reagire evitando: rimandare dà un sollievo momentaneo dall’ansia, ma a lungo andare aumenta frustrazione, senso di colpa e blocco.
Alcune strategie che possono aiutare:
Ridurre il carico mentale, spezzando lo studio in obiettivi molto piccoli e concreti (es. studiare 30–45 minuti su un argomento specifico).
Separare il valore personale dal risultato: un esame non definisce chi sei, ma solo una prestazione in un momento preciso.
Darsi scadenze realistiche, evitando il perfezionismo (“devo sapere tutto prima di presentarmi”).
Osservare che cosa temi davvero: il voto? il giudizio? deludere qualcuno? A volte chiarirlo cambia molto il modo di affrontare lo studio.
Dal momento che sei già vicina alla fine del percorso, potrebbe essere particolarmente utile approfondire questi aspetti con uno specialista, per comprendere cosa mantiene la procrastinazione e trovare strategie più mirate e personalizzate.
Un supporto psicologico può aiutarti a sbloccare questa fase e arrivare agli ultimi esami con maggiore serenità e fiducia.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quando un esame diventa carico di aspettative (“devo assolutamente superarlo”, “se fallisco significa qualcosa su di me”), la mente può reagire evitando: rimandare dà un sollievo momentaneo dall’ansia, ma a lungo andare aumenta frustrazione, senso di colpa e blocco.
Alcune strategie che possono aiutare:
Ridurre il carico mentale, spezzando lo studio in obiettivi molto piccoli e concreti (es. studiare 30–45 minuti su un argomento specifico).
Separare il valore personale dal risultato: un esame non definisce chi sei, ma solo una prestazione in un momento preciso.
Darsi scadenze realistiche, evitando il perfezionismo (“devo sapere tutto prima di presentarmi”).
Osservare che cosa temi davvero: il voto? il giudizio? deludere qualcuno? A volte chiarirlo cambia molto il modo di affrontare lo studio.
Dal momento che sei già vicina alla fine del percorso, potrebbe essere particolarmente utile approfondire questi aspetti con uno specialista, per comprendere cosa mantiene la procrastinazione e trovare strategie più mirate e personalizzate.
Un supporto psicologico può aiutarti a sbloccare questa fase e arrivare agli ultimi esami con maggiore serenità e fiducia.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, quella che descrive è una difficoltà molto comune, la procrastinazione, soprattutto in ambito universitario, spesso è collegata alla paura di non farcela, al timore di deludere se stessi o alla pressione di dover finire.
Il fatto che le manchino pochi esami può paradossalmente aumentare il blocco, perché ogni prova assume un peso maggiore. In questi casi può essere utile lavorare su obiettivi piccoli e concreti, riducendo il carico emotivo legato all’esame nel suo insieme, e distinguere il valore personale dal risultato accademico.
Se questa difficoltà persiste e la fa sentire bloccata, un percorso di supporto psicologico può aiutarla a comprendere meglio cosa alimenta la procrastinazione e a ritrovare maggiore fiducia e continuità nello studio.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Il fatto che le manchino pochi esami può paradossalmente aumentare il blocco, perché ogni prova assume un peso maggiore. In questi casi può essere utile lavorare su obiettivi piccoli e concreti, riducendo il carico emotivo legato all’esame nel suo insieme, e distinguere il valore personale dal risultato accademico.
Se questa difficoltà persiste e la fa sentire bloccata, un percorso di supporto psicologico può aiutarla a comprendere meglio cosa alimenta la procrastinazione e a ritrovare maggiore fiducia e continuità nello studio.
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