Io e il mio ragazzo (34 enni) stiamo insieme da un anno, passato sempre insieme tranne la notte. Lu

24 risposte
Io e il mio ragazzo (34 enni) stiamo insieme da un anno, passato sempre insieme tranne la notte.
Lui è un ragazzo molto dolce e premuroso, sempre disponibile, con le idee chiare sulla famiglia, e stiamo bene insieme ma quando si arrabbia diventa un'altra persona e io ho paura.
Sin dall'inizio è sempre stato molto geloso e diffidente,mi controllava il telefono e mi videochiamava e io glielo lasciavo fare proprio per farlo fidare perché vedevo che era insicuro e perché per via del mio lavoro ci può stare,mi accompagnava ovunque, dubitava di me e dei miei sentimenti,si seccava se vestivo scollata o sexy.
Non sono stati mesi facili perché sin da subito abbiamo iniziato a litigare,spesso per cose stupide come la sua gelosia e insicurezza, e ad ogni lite usciva il peggio di lui:
-urla faccia contro faccia (lo fa anche con la madre),urlava cose terribili sempre alludendo che fossi una poco di buono,urlava anche davanti alle nostre famiglie e nessuno si doveva intromettere.
Urla anche cose non vere e soprattutto una buona parte poi dice di non averla mai dette.
- gli occhi si avvicinavano, la saliva diventava densa e stringeva i denti.
- mi strappava via anello,bracciale,collana lanciandoli o facendo finta.
- una volta fece il gesto di un pugno che si fermó a 30cm da me e all'ultima lite capendo che era finita mi prese in braccio e mi caricò in macchina dicendo che dovevo ascoltarlo prima di lasciarlo.
Io dal canto mio sto zitta e ascolto,ma visto che una cosa la ripete anche 100 volte poi esplodo e invece di calmarlo lo infiammo,scoppio a ridere per i nervi, se lui viene vicino alla faccia io mi avvicino a cercare lo scontro,se lui urla io esplodo, se lui si avvicina io lo spingo e tre volte gli ho alzato mani e lui va indietro e mi dice smettila o cerca di fermarmi,spesso l'ho istigato per vedere se mi alzava le mani e no ma ho paura che possa succedere. Lui dice che fa così perché sa che io alla fine delle liti mi giro e me ne vado e per giorni sparisco, ma in realtà durante ogni lite io lo lascio parlare,sto zitta e gli lascio dire lo schifo ma poi alla fine esplodo.
Poi dopo ogni litigata lui si pente e chiede scusa,chiede di parlare,dice che non ricapiterà,da la colpa a me che lo infiammo e non mi faccio parlare,ammette comunque i suoi errori ma dice che molte cose orribili non le ha dette e io sparisco.
L' ultima litigata ha persino detto a mia madre segreti miei e mi sono sentita ferita da questa cosa.
In altre storie non ho mai perso la calma.
Ora a distanza di 15 giorni dalla fine lui chiede scusa e dice di aver capito gli errori,che non ricapiterà più,che può cambiare e lo dice a mio fratello perché io l'ho bloccato ovunque.
Gli ho proposto tante volte di andare insieme a fare terapia di coppia ma non vuole.
Avevamo progetti seri in ballo come matrimonio e figli ma io ho messo in discussione tutto.
La mia domanda è:
Vale la pena tentare ancora una volta?
La sua domanda lascia spazio a molte sensazioni, che difficilmente si possono esplorare in questa sede. Ma ho avuto la sensazione che, in fondo, nutra ancora una piccola speranza che, flebile come una fiammella cerca di resistere, nonostante la burrasca. Indubbiamente ha avuto coraggio a verbalizzare per iscritto la sua storia e ciò che in questi anni ha vissuto; ma comprendo che in queste circostanze può essere difficile recidere completamente il legame con l'altro. Le relazioni sono complesse e ogni relazione ha le sue sfaccettature negative, nelle quali a volte diventa complesso intercettare la propria quota parte nelle dinamiche che si attivano in coppia. Sembra che la vostra relazione sia caratterizzata da modalità disfunzionali e, spesso, violente.
Mi verrebbe quindi da chiederle: lei sente di avere ancora la forza di mettersi in gioco (e potenzialmente a rischio) in questa relazione?
E la lascio con l'augurio e la speranza di ricercare per sé uno spazio privato con un professionista che possa accogliere le sue paure e accompagnarla in quel processo di messa in discussione che in questo momento si è attivato in lei. Un caro saluto.

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno,
quando in una relazione la paura entra in casa, non è più una questione d’amore ma di confine. Quello che descrive non è un carattere “impulsivo”, ma un modo violento di gestire la frustrazione e il controllo. Le scuse ripetute, le promesse di cambiare e il ritorno al punto di partenza fanno parte di un ciclo ben noto: tensione, esplosione, pentimento, riavvicinamento. È un copione che si ripete finché uno dei due non lo interrompe davvero.

La domanda utile non è “lui cambierà?”, ma “io posso continuare a stare dove ho paura?”. Cambiare in questi casi non è impossibile, ma richiede un percorso serio e costante, che non può iniziare senza che lui stesso lo voglia davvero.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alessandra Motta – Psicologa Strategica
Dott.ssa Lucrezia Giuliani
Sessuologo, Psicologo clinico, Psicologo
Grosseto
Gentile Utente, grazie per la sua condivisione. Ho letto con attenzione ciò che ha scritto ma invece di darle una "scorciatoia" ad una situazione tanto complessa le pongo io un quesito alternativo al suo finale: Vale la pena iniziare invece a prendersi cura di sè stessa? Merita di avere uno spazio sicuro in cui esprimersi, la invito a pensare ad iniziare un percorso di supporto. Io resto a disposizione, cordialmente, Dott.ssa Lucrezia Giuliani
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buonasera,
se fossi un'amica che ti vuole bene, tu che ti risponderesti?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Quello che descrive non è un semplice rapporto “difficile”: ci sono segnali importanti di controllo, aggressività e paura. Quando una persona urla, minaccia, stringe i denti, fa gesti fisici di rabbia o cerca di imporre la propria volontà, non si tratta più di litigi di coppia.
È indubbiamente difficile allontanarsi da qualcuno con cui si sono condivisi progetti e sentimenti, ma le scuse e le promesse di cambiamento, se non accompagnate da un vero percorso personale (che lui rifiuta), non bastano. Lei non può “salvarlo” né farlo cambiare con la pazienza o l’amore.
In questo momento la priorità è proteggere sé stessa e non tornare in un contesto che la spaventa. Può contattare il 1522, il numero antiviolenza e stalking, gratuito e anonimo, per parlare con operatrici esperte che possono aiutarla a capire come muoversi in sicurezza.
Non è lei a dover tentare ancora: è lui che dovrebbe prendersi la responsabilità di cambiare davvero, con l’aiuto di un professionista.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, comprendo quanto dolore e confusione possa provare in questa situazione. Dalle sue parole emerge un legame intenso, ma anche molto carico di tensione, paura e rabbia reciproca. È evidente che, da parte sua, c’è stato un grande investimento emotivo, il desiderio di comprendere e aiutare una persona che ama, nonostante gli episodi che le hanno procurato sofferenza e timore. Il fatto che si interroghi con tanta lucidità su ciò che sta vivendo mostra una forte consapevolezza e il bisogno di ritrovare serenità. Quando in una relazione si alternano momenti di dolcezza e premura a momenti di rabbia incontrollata, è facile trovarsi intrappolati in un ciclo difficile da spezzare. Dopo le esplosioni arrivano le scuse, le promesse di cambiamento, e per un po’ può sembrare che le cose migliorino. Tuttavia, se gli episodi di aggressività, urla, intimidazioni o controllo si ripetono, la paura e l’instabilità finiscono per erodere la fiducia e il senso di sicurezza che ogni rapporto dovrebbe garantire. In una coppia, la presenza della paura è un segnale importante da ascoltare. Quando ci si trova a camminare sulle uova, a contenere se stessi per non “scatenare” l’altro, il rapporto diventa sbilanciato: non c’è più spazio per esprimersi liberamente, per sentirsi protetti, per crescere insieme. Lei racconta di aver cercato più volte di proporre un aiuto esterno, come la terapia di coppia, ricevendo un rifiuto. Questo è un elemento significativo: il cambiamento non può avvenire se non c’è la disponibilità di entrambe le parti a mettersi in discussione. Quando una persona minimizza i propri comportamenti o li giustifica attribuendone la causa all’altro, come sembra accadere nel vostro caso, è difficile che possa modificare davvero il modo in cui reagisce alla rabbia o alla gelosia. Ciò non significa che le persone non possano cambiare, ma che il cambiamento richiede impegno, continuità e la consapevolezza di aver superato dei limiti. Nel frattempo, la priorità dovrebbe essere la sua sicurezza, fisica ed emotiva. Sentirsi spaventata non è una condizione normale in una relazione, e non è qualcosa a cui abituarsi o adattarsi. Anche se il legame affettivo è forte e il pensiero dei progetti condivisi la fa esitare, il rischio è di restare intrappolata in una spirale di speranze e delusioni, in cui la paura e il dolore diventano abitudini quotidiane. Vale la pena tentare ancora una volta solo se il contesto diventa davvero sicuro, se l’altro si assume pienamente la responsabilità delle proprie azioni e si impegna concretamente a lavorare su di sé, ad esempio accettando un percorso psicologico individuale. Altrimenti, il tentativo rischia di riprodurre lo stesso schema che l’ha già fatta soffrire. Lei ha diritto a stare in una relazione in cui sentirsi rispettata, ascoltata e al riparo dalla paura. Il coraggio che ha avuto nel riconoscere la gravità di ciò che è accaduto è già un passo molto importante. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Comprendo perfettamente il dilemma e il conflitto profondo che sta vivendo. La sua richiesta di aiuto descrive una situazione estremamente delicata, dove il desiderio di un futuro felice si scontra con una realtà di coppia difficile e spaventosa. La sua domanda, "Vale la pena tentare ancora?", non ha una risposta semplice. Per trovarla, è necessario che lei esplori attentamente ciò che sente e vede in questa relazione, separando l'uomo che vorrebbe da quello che è.
​Lei descrive due persone in una:
​Il Partner Ideale, dolce, premuroso, disponibile, con progetti seri e un'idea chiara di famiglia. Questo modello alimenta la sua speranza e la spinge a tentare ancora.
​Il Partner Spaventoso, geloso, controllante, negazionista e capace di comportamenti intimidatori. Questo modello alimenta la sua paura e la porta a isolarsi.
​Il punto cruciale è: la relazione che sta vivendo non è la media tra i due. È la relazione in cui l'uomo spaventoso può manifestarsi in qualsiasi momento, distruggendo la base di fiducia creata dall'uomo ideale.
​Lei ha identificato episodi che sono oltre il litigio:
​La gelosia e il controllo costanti.
​Il gesto fisico intimidatorio (il pugno bloccato a 30 cm).
​L'azione di annullare la sua volontà (prenderla e caricarla in macchina).
​L'atto di tradire la fiducia e usare segreti personali come arma (rivelarli a sua madre).
​La sua paura è il segnale più importante che la relazione ha superato un confine di sicurezza accettabile. Quando un partner si trasforma in un'altra persona e i suoi comportamenti la spingono a temere per la sua incolumità, la sua salute emotiva è in pericolo.
​Il suo partner chiede scusa e promette che cambierà, ma rifiuta l'offerta di un percorso di terapia professionale che lei ha proposto.
​Rifletta: Il vero cambiamento in un comportamento così radicato (come l'incapacità di gestire la rabbia e il bisogno di controllo) non può avvenire solo con la volontà o con le scuse. Richiede strumenti, responsabilità piena (senza mai dare la colpa a lei perché lo "infiamma") e un percorso guidato. Rifiutando la terapia, sta scegliendo di affrontare il problema con le stesse modalità che finora hanno fallito.
​Lei stessa ammette di aver reagito a sua volta in modo aggressivo, cosa mai successa prima, arrivando a "istigare" per vedere fino a che punto si spingerebbe.
Rifletta: Questo evidenzia quanto questa dinamica stia distorcendo il suo modo abituale di gestire il conflitto. La sua reazione è un sintomo del forte stress emotivo e del bisogno di stabilire un confine definitivo, anche se in modo disfunzionale.
​Per rispondere alla sua domanda: vale la pena tentare ancora solo se le condizioni per farlo garantiscono la sua sicurezza e se il suo partner è disposto a un impegno concreto e strutturato per cambiare i suoi schemi distruttivi.
​In mancanza di questo, l'unico percorso sicuro è tutelare la sua integrità. Le suggerisco caldamente di cercare un supporto psicologico individuale. Potrebbe esserle utile per chiarire i suoi bisogni, definire i suoi confini e prendere la decisione migliore per la sua salute e il suo futuro.
Resto a disposizione,
Cordialmente
Dott. Ssa Varone
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
capisco quanto questa situazione la stia facendo soffrire: quando in una relazione si alternano momenti di affetto a episodi di paura, confusione e tensione, è naturale sentirsi combattuti e non sapere se dare ancora fiducia o proteggersi.
Da ciò che descrive, emergono comportamenti che non rientrano in una dinamica relazionale affettiva stabile — come il controllo, le urla, l’intimidazione fisica e la mancanza di rispetto. Anche se non si arriva a gesti di violenza fisica, questi atteggiamenti sono segnali importanti di una relazione potenzialmente dannosa per il suo benessere emotivo.
Il fatto che lui non voglia intraprendere un percorso di terapia di coppia, nonostante le difficoltà, indica che al momento non c’è una reale disponibilità a lavorare insieme per un cambiamento profondo. Le scuse e i pentimenti, se non accompagnati da comportamenti concreti e costanti nel tempo, rischiano di ripetersi in un ciclo di rottura e riconciliazione che la farà stare sempre peggio.
In questo momento la priorità dovrebbe essere la sua sicurezza e la sua serenità, anche se ciò può significare allontanarsi definitivamente da una relazione che le fa paura. Un percorso individuale di supporto psicologico potrebbe aiutarla a elaborare quanto vissuto e a capire meglio cosa desidera per sé, in un contesto di maggiore tutela.
Resto a disposizione,
un caro saluto
dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Lavinia Sestito
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Ciao,
invece ricapiterà, molto spesso, sempre peggio..
Non serve la terapia di coppia in questi casi.
Trova tu un tuo spazio dove andare a comprendere perché tutto ciò accade e soprattutto perché tu lo abbia accettato.
Un caro saluto
Lavinia
Da quanto racconti, la relazione mostra segnali chiari di abuso emotivo e potenziale violenza fisica, con comportamenti controllanti, gelosia estrema, urla minacciose e manipolazioni. La violenza verbale e psicologica reiterata crea un danno reale, spesso uguale o addirittura maggiore di quello fisico, perché mina l’autostima, la sicurezza e la serenità quotidiana. Il fatto che ti abbia minacciata o intimidita fisicamente, anche senza colpirti, è un campanello d’allarme serio. Le scuse e le promesse di cambiare non cancellano il rischio, soprattutto se rifiuta la terapia e continua a non rispettare i tuoi confini. Continuare a tentare espone a ulteriori traumi e mette in pericolo il tuo benessere emotivo. La tua paura è reale e valida, e proteggersi è fondamentale. Mantenere distanza e blocchi è un atto di autodifesa necessario. La responsabilità del cambiamento non è tua, e cercare di “salvarlo” può peggiorare la situazione. È importante concentrarsi sulla tua sicurezza e salute mentale. Nel complesso, tentare ancora la relazione non è consigliabile per il tuo benessere.
Sono sicura che potrai fare una scelta sana per la tua vita da sola, ma se sentissi di non riuscire a realizzarla, ti prego di affidarti ad un professionista per trovare la strategia che ora non vedi. Certe modalità di relazione sono radicate nelle nostre vite da tempo ma ciò non toglie che abbiamo diritto di affrancarcene ed avere una vita felice. Forza
Dott.ssa Elina Zarcone
Psicologo, Psicologo clinico
Agrigento
Salve, il mio parere è che non si può cambiare dall'oggi al domani una modalità di reazione alla frustrazione, il suo "ex", da come lo descrive sembra avere delle difficoltà di gestione della frustrazione, oltre all'insicurezza, l'ipercontrollo altrui e la mancanza di fiducia, da lei riferiti, che non sono mai dei buoni presupposti per la costruzione di una relazione sana. Unoltre La provocazione per vedere se l'altro può farci del male, non è da meno, perchè provocarlo? La domanda cruciale è perchè continuare a vivere una relazione dove si viene insultati, controllati e si vive la violenza verbale?
Dott.ssa Sofia Bonomi
Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Buongiorno, descrive una relazione molto conflittuale, in cui le liti vanno ben oltre quello che in una coppia può essere considerato costituzionale. Sembra che il suo ragazzo faccia fatica a stare nei limiti e che li superi già con gli insulti diretti a lei. Purtroppo l'impressione è che la dinamica tra voi sia molto compromessa e difficilmente queste cose non si ripetono. Sembra che anche lei, rispetto alle altre relazioni, entri in un vortice in cui non è del tutto padrona di se stessa. Penso sia importante per lei provare a centrare le proprie energie sul ricostruire un senso di sè positivo per sentirsi degna di essere amata senza insulti e violenza. Sicuramente potrebbe esserle utile un lavoro terapeutico. Un saluto, dott.ssa Bonomi
Carissima, come ha già potuto verificare, le modalità di questo ragazzo le creano disagio.
Io credo che sia importante che lei stia in contatto con questo disagio per chiedersi se quanto ha vissuto è quello che si immagina per lei.
Cosa la fa star bene in una relazione? Come si immagina i dialoghi, i confronti con un'altra persona che le sta vicino? Quali sono i suoi bisogni in una relazione?
Nessuno può cambiare l'altro. L'unica cosa che possiamo fare e capire se è possibile per noi trovare una modalità di scambio con una persona che ci offre quanto vediamo. Inoltre compito di ciascuno è amarsi e proteggersi. Mi pare che quanto lei ha fatto sin ora stia andando proprio nella direzione della protezione e l'amore verso se stessa. Ricordi, ciascuno di noi è la persona più importante della propria vita.
Le invio un caro saluto.
Da come racconti la vostra storia, si percepisce una grande intensità. Un amore che, nei momenti di calma, sembra profondo, tenero, pieno di presenza. Ma allo stesso tempo, porta con sé una parte molto buia: la paura, la rabbia, l’imprevedibilità. È come se vivessi costantemente in bilico tra due poli — la dolcezza e la violenza — e non sapessi mai quale delle due versioni di lui incontrerai.
Questo ti ha stancata, confusa, e probabilmente ti ha tolto un po’ la possibilità di riconoscerti, di capire davvero cosa senti e cosa vuoi. Quando in una relazione si alternano momenti di amore e momenti di paura, dentro di noi si crea una grande confusione: la mente non sa più se quella persona è rifugio o minaccia. E quando la paura entra nel rapporto, anche l’amore perde il suo significato originario.
Tu dici che lui è molto dolce, che si pente, che promette di cambiare. E credo che queste promesse ti abbiano trattenuta molte volte: la speranza che torni “quello buono”, quello che ti fa sentire amata, e non “quell’altro” che urla, ti stringe, ti accusa. Ma queste due immagini non riescono più a stare insieme, e dentro di te questo crea una continua rottura.
Il suo bisogno di controllo — le chiamate, il telefono, il modo in cui ti accompagna ovunque o si irrita per come ti vesti — non è una forma d’amore. È il segno di una paura profonda in lui, una paura che però ti trascina dentro un sistema di sospetto e sottomissione. Ogni volta che cerchi di tranquillizzarlo, finisci per rinunciare un po’ alla tua libertà, al tuo spazio, e col tempo diventa quasi normale sentirti osservata o in colpa. Ma non lo è. Non dovrebbe esserlo mai.
Anche nel modo in cui parli di te, si sente quanta fatica c’è stata. Tu cerchi di restare calma, di non farlo esplodere, ma poi perdi la pazienza, reagisci, spingi, urli. Ti arrabbi anche con te stessa per questo. Ma non è un difetto: è il segno di quanto sei arrivata al limite. Quando una persona vive a lungo sotto pressione emotiva, arriva un punto in cui il corpo e la mente si ribellano. È un modo di dire “basta”, anche se non sempre ci si accorge di dirlo.
Lui, dopo ogni sfogo, chiede scusa, dice che cambierà. Ma il fatto che rifiuti di farsi aiutare è un segnale importante. Non basta chiedere scusa: chi davvero vuole cambiare deve anche affrontare le proprie ombre, con umiltà e con aiuto. Finché non lo farà, le scuse resteranno parole che servono solo a ricominciare il ciclo.
Tu chiedi se vale la pena tentare ancora. Ma forse la vera domanda è un’altra: quanto ti costa continuare a tentare? Quanto di te perdi ogni volta che cerchi di aggiustare, di capire, di perdonare?
Perché a volte non è questione di quanto l’altro valga, ma di quanto tu ti stia ancora proteggendo.
La paura che provi non è un segnale da ignorare: è la tua bussola. Ti sta dicendo che qualcosa in questo legame ti fa male, ti mette in pericolo, ti spegne. E nessuna promessa, per quanto sincera, può valere la perdita di te stessa.
Forse adesso il passo più importante non è capire se dargli un’altra possibilità, ma riconoscere che tu meriti di sentirti al sicuro, rispettata e tranquilla — non di dover dimostrare continuamente di essere innocente o degna d’amore.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente, ciò che descrivi non è un semplice carattere impulsivo, ma una dinamica relazionale che oscilla tra dolcezza e aggressività e che nel tempo può logorare profondamente l’autostima e il senso di sicurezza. Quando in una relazione subentrano paura, controllo, umiliazioni o gesti di prepotenza, anche se seguiti da scuse e promesse di cambiamento, non si tratta più di conflitto di coppia ma di una forma di instabilità affettiva che può diventare rischiosa.

Il fatto che tu provi paura e che lui rifiuti un percorso di coppia è un segnale importante. Non è amore quello che ti fa sentire in allerta o ti spinge a difenderti. In questo momento la priorità non è tentare ancora, ma capire cosa ti lega a lui nonostante la sofferenza e recuperare la lucidità emotiva necessaria per scegliere con forza e rispetto di te.

Un percorso psicologico individuale può aiutarti a interrompere questo ciclo di tensione, colpa e speranza, e a comprendere se dietro il desiderio di salvarlo ci sia in realtà il bisogno di essere finalmente vista e amata in modo stabile.

Ricevo su appuntamento e svolgo anche colloqui online per chi vive relazioni difficili, cicli di rottura e riavvicinamento o situazioni di paura nella coppia.

Con empatia,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica – Psicodiagnosta forense- Coordinatore genitoriale
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Ciao,
le tue parole raccontano una relazione che, pur iniziata con affetto e premura, si è trasformata in un legame carico di tensione, paura e cicli ripetitivi di violenza verbale e psicologica. Quello che descrivi (urla, controllo, svalutazione, gesti aggressivi, tentativi di costringerla al dialogo fisicamente) sono segnali chiari di un rapporto che ha superato la soglia della sicurezza emotiva.
È comprensibile che tu sia confusa: la presenza di momenti dolci, pentimenti e promesse di cambiamento dopo le crisi può creare un senso di ambivalenza (“Lo amo ma mi fa paura”). Tuttavia, proprio questi cicli (tensione, esplosione, pentimento, riavvicinamento) sono tipici di dinamiche relazionali in cui la violenza si ripete e tende nel tempo a intensificarsi.
È importante che tu sappia che nessuna giustificazione (“è geloso”, “è insicuro”, “lo provoco”) può rendere accettabili atteggiamenti che spaventano o mettono in pericolo, fisico o psicologico. Anche se non si è arrivati a un’aggressione fisica vera e propria, i comportamenti che descrivi sono già forme di violenza.
In queste situazioni, il cambiamento reale richiede un percorso personale e terapeutico da parte di chi agisce la rabbia, non solo promesse o scuse. Il fatto che lui rifiuti di partecipare a una terapia di coppia è un segnale da non ignorare: prima di lavorare insieme, sarebbe necessario che affrontasse individualmente il proprio modo di gestire la frustrazione e il bisogno di controllo.
Il mio consiglio, con rispetto ma con chiarezza, è di non tornare nella relazione finché non ci siano prove concrete di un cambiamento strutturato e seguito da un professionista. Nel frattempo, può essere molto utile che lei stessa abbia uno spazio di sostegno psicologico per elaborare quanto accaduto, rinforzare i confini personali e ritrovare fiducia nel proprio sentire.
Non si tratta di “tentare ancora una volta” quanto piuttosto di proteggere sé stessa. L’amore non può esistere dove prevale la paura.

Se lo desidera, resto a disposizione per aiutarla a orientarsi e capire come affrontare al meglio questo momento delicato.
Gabriele
Dott.ssa Maria Leonarda Sorano
Psicologo, Psicoterapeuta
Manfredonia
Dalla descrizione che da la relazione che vive ha caratteristiche di una dinamica potenzialmente abusante (anche se non necessariamente fisicamente, almeno per ora).
Alcuni segnali chiari sono:
Controllo eccessivo: controllo del telefono, gelosia, limiti imposti su come si veste, su dove va, con chi parla;
Aggressività e paura: lei dice esplicitamente “ho paura di lui” e questo è un campanello di allarme serissimo;
Svalutazioni e urla: offese, minacce implicite, urla davanti ad altri;
Escalation fisica: gesti come alzare il pugno o caricarla in macchina contro la sua volontà;
Ciclo della violenza: esplosione → pentimento → promessa di cambiamento → tensione → nuova esplosione.
Questa dinamica è tipica dei rapporti con tratti abusivi o di controllo, in cui la dolcezza e l’amore si alternano a rabbia e paura. Il fatto che lei ti senta confusa, colpevole o divisa tra paura e amore è normale: in psicologia si chiama trauma bond, un legame emotivo intenso ma tossico, dove la paura e l’affetto si intrecciano.
Capisco il desiderio di credere che possa lui possa cambiare; Tuttavia: Il cambiamento non avviene senza un percorso terapeutico individuale, serio e duraturo.
 Dire “non succederà più” non è sufficiente.
 Un partner che perde il controllo, urla, manipola o intimorisce deve affrontare un percorso personale, non solo promesse. 
Il fatto che abbia rifiutato la terapia di coppia è già un segnale che non è realmente pronto a mettersi in discussione.
(E, tra l’altro, una terapia di coppia non sarebbe appropriata in questo momento, finché c’è paura o rischio di abuso: in queste situazioni si lavora prima individualmente, mai insieme.)
Non è suo compito “salvarlo” o farlo fidare.
 Lui deve imparare a gestire la rabbia e la gelosia con strumenti propri, non controllando lei.
Le scuse non bastano. Il vero cambiamento si vede solo nel tempo, con comportamenti coerenti e stabili, non con parole dopo una crisi.
Cosa puoi fare lei adesso? Deve cerare di dare priorità alla sua sicurezza emotiva e fisica.
Cerchi supporto psicologico per lei e 
Non per capire “se perdonarlo”, ma per capire come proteggersi, elaborare la paura rafforzare la sua autostima e capire cosa l’ha spinta a vivere questo tipo di relazione. Si dia tempo.
Dott.ssa Tania Zedda
Psicologo, Psicologo clinico
Quartu Sant'Elena
Buon pomeriggio, capisco quanto possa essere difficile trovarsi in una relazione in cui accanto a momenti d’amore ci siano episodi di paura e tensione. Ciò che descrivi, urla, controllo, gesti aggressivi, non sono semplici litigi: sono segnali che qualcosa non va. Anche se lui si pente, il vero cambiamento può avvenire solo attraverso un percorso personale di consapevolezza. Il tuo bisogno di sicurezza e rispetto viene prima di tutto. Se senti paura, ascoltala: è la tua parte che cerca protezione.
Grazie per aver condiviso con sincerità la tua esperienza, e prenditi cura di te.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, dalla tua descrizione emergono dinamiche che possono diventare molto rischiose sia emotivamente che fisicamente. I comportamenti di controllo, le esplosioni di rabbia, le minacce implicite e la violenza verbale e fisica rappresentano campanelli d’allarme importanti. In situazioni come questa, è fondamentale tutelare la propria sicurezza e il proprio benessere.

Può essere utile approfondire quanto accaduto con uno specialista, per comprendere meglio la situazione, valutare eventuali rischi e capire come proteggersi e gestire le relazioni in maniera sicura. Un percorso di supporto psicologico individuale può aiutarti a fare chiarezza sui tuoi bisogni e limiti, e a prendere decisioni consapevoli sul futuro della relazione.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Nel suo racconto si sente una relazione dominata dalla paura e dal controllo.
Lui non sopporta la mancanza e reagisce con rabbia; lei resta presa nel tentativo di calmarlo e di non perderlo.
L’amore diventa così una difesa contro la paura dell’altro.
Il punto di lavoro è capire perché lei resta legata proprio dove ha paura.
Dott.ssa Federica Giudice
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
da quello che racconti, il comportamento del tuo compagno non è solo “carattere” o gelosia, è una forma di aggressività psicologica e controllo che con il tempo può diventare sempre più pericolosa, anche se finora non ha usato violenza fisica.

Le sue urla, i gesti minacciosi, il controllo del telefono, le accuse, il tentativo di impedirti di andar via o di caricarti in macchina sono comportamenti di dominio, non di amore. Dopo ogni esplosione arriva il pentimento, classico ciclo della violenza relazionale, ma senza un lavoro terapeutico serio, questi episodi non si risolvono, si ripetono. E infatti, nonostante le scuse, tutto è già successo più volte.
Hai fatto bene a prendere le distanze e a proteggerti. Anche il fatto che lui non voglia affrontare una terapia di coppia è un segnale importante: il cambiamento non nasce dalle parole, ma dalla responsabilità e dalla volontà di mettersi in discussione.Tornare ora significherebbe rientrare nello stesso ciclo, rischiando di perdere ancora più fiducia e sicurezza
La tua paura è fondata: ascoltala, non ignorarla. Concentrati su di te, sul recuperare libertà e confini sani. Se senti il bisogno di un confronto o di sostegno, valuta di parlare con una psicologa specializzata: ti aiuterà a rafforzare la tua decisione e a elaborare questa esperienza senza colpe o sensi di responsabilità.
Dott.ssa Marianna Mansueto
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
la storia che racconta sembra carica di molta sofferenza e pericolo. Non posso rispondere alla sua domanda ovviamente, ma le consiglio vivamente di cercare un supporto terapeutico per poter rielaborare tutto questo e poter in caso decidere cosa fare in merito a questa relazione.
Se ha bisogno io sono disponibile anche online.
Cordiali saluti,

dott.ssa Marianna Mansueto
Dott. Luigi Frezza
Psicologo
Pontecagnano Faiano
Gentile utente,
Grazie per aver condiviso questa situazione che immagino sia molto dolorosa per lei. Percepisco la sua paura, la sua confusione e il suo desiderio di trovare una risposta a questa domanda cruciale.

Mi chiedo:
Come ha imparato a "gestire" i conflitti e le emozioni intense nelle sue relazioni passate? Quali sono le "strategie" che ha utilizzato finora? Cosa funziona e cosa non funziona?
Cosa significa per lei "amore"? Quali sono i valori, le aspettative e i confini che definiscono una relazione sana e rispettosa?

Inoltre, sono curioso di sapere:
Qual è la "voce" interiore che le suggerisce di dare un'altra possibilità a questo ragazzo? Da dove proviene questa "voce"? Quale autorità le conferisce?
Come mai si sente spinta a istigare il suo ragazzo durante le liti? Cosa cerca di ottenere attraverso questo comportamento?
Se potesse "riscrivere" la "storia" della sua relazione, come la immaginerebbe? Quali elementi vorrebbe che fossero presenti?
Comprendo il suo desiderio di credere nel cambiamento e di salvare questa relazione. Tuttavia, vorrei invitarla a considerare questa situazione con lucidità e consapevolezza, ponendo al centro il suo benessere e la sua sicurezza.
Forse, questo può essere un momento per "decostruire" le "certezze" che ha sull'amore, per analizzare criticamente i "modelli" che ha ricevuto e per individuare le "aspettative" che proietta sulle sue relazioni.
Le consiglio vivamente di rivolgersi a un professionista che possa aiutarla a comprendere meglio le dinamiche della sua relazione, a valutare i rischi e i benefici di un'ulteriore possibilità e a prendere una decisione consapevole e responsabile.
In bocca al lupo
Dott.ssa Debora Fiore
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno, ho letto il tuo scritto e posso dire che è la fotografia precisa di una relazione in cui la paura è entrata a far parte dell’amore.
E quando succede questo, non siamo più dentro un conflitto di coppia: siamo dentro una dinamica potenzialmente pericolosa, una relazione tossica.
Non è un difetto tuo “che esplodi” o “che reagisci”, è una risposta alla tensione costante, al controllo, alla violenza verbale e psicologica che descrivi.
Il fatto che tu abbia paura di lui è già la risposta alla tua domanda.
Non è mai un buon segno quando, per sentirsi tranquilli, dobbiamo misurare ogni parola o movimento per evitare che l’altro si accenda.
Ogni volta che lui urla, minaccia, ti afferra o ti costringe ad ascoltare, supera un confine. E ogni volta che poi si pente, ti chiede scusa e promette che cambierà, crea un ciclo di speranza e paura da cui è molto difficile uscire per te, ma che non è amore, è dipendenza relazionale.
Capire se “vale la pena tentare ancora” non significa chiedersi se lui può cambiare, significa chiedersi se tu, in questo rapporto, puoi ancora sentirti al sicuro.
Dalla tua narrazione mi sento di dire che la risposta è no! E allora l’unico tentativo da fare è proteggerti.
In questo caso non possiamo parlare di terapioa di coppia ma è lui che deve iniziare la terapia, ma con una personalità come quella descritta da te, anche il lavoro psicoterapico a volte funziona con difficoltà.
Tu puoi però continuare il tuo percorso individuale, lavorare su quella parte di te che pensa di dover “resistere per amore”. Ti invio un consiglio di lettura che può aiutarti a vedere la situazione con un occhio diverso, è un testo del collega Ruben De Luca dal titolo "Uomini che amano/odiano le donne", parla appunto delle relazioni tossiche. Spero di esserti stata d'aiuto e sono a disposizione per qualunque dubbio o domanda. Buona Giornata! Saluti Dr.ssa Debora Fiore

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.