DOC DA RELAZIONE, ANSIA O NON MI PIACE? Buongiorno, come da premessa sono in una situazione che mi

20 risposte
DOC DA RELAZIONE, ANSIA O NON MI PIACE?
Buongiorno, come da premessa sono in una situazione che mi fa soffrire moltissimo, non dormo e non penso ad altro tutto il giorno, al mattino appena mi sveglio penso subito a questo.
Sono un ragazzo di 28 anni, un pò introverso ma nemmeno troppo, con il tempo ho imparato a convivere e a tentare sempre di avere relazioni sociali e non mi riesce nemmeno male. Ultimamente soffro molto di più l'ansia che mi accompagna da praticamente sempre, anche forte. Cresciuto in una famiglia fortemente disfunzionale l'ansia la vivo in qualsiasi cosa (andare in un posto nuovo in auto, in una discoteca, un viaggio, esame all'università) ho forti palpitazioni e spesso mi sento affannato.
Non ho mai avuto relazioni vere se non brevi frequentazioni perchè non sono mai stato bravo con le ragazze a causa della mia forte ansia e ho sempre preferito evitare relazioni così da non stressarmi, anche il solo provarci e paura del rifiuto ha fatto si che io stessi sempre da solo. Di recente ho iniziato ad uscire con una ragazza che conoscevo già e ho sempre pensato fosse carina e avesse un bel carattere e potesse fare per me; è stato facile uscirci perchè lei provava interesse per me quindi non ho dovuto ''provarci'' più di tanto. Sono ormai passati 6 mesi e ci vediamo 1/2 volte a settimana e a lei la vedo molto presa da me nonostante io le abbia buttato addosso molte mie frustrazioni, parlato dell'ansia e del disagio che spesso vivo. Mi capisce ed è veramente fantastica però non capisco perchè qualsiasi cosa carina mi dica e/o proponga o se mi scrive spesso messaggi mi genera un forte fastidio e mi innervosisco, a volte se dice qualcosa la giudico perchè penso non sia divertente a volte penso sia bella altre credo che non mi piaccia esteticamente; è una cosa assurda e poco normale, dovrei esserne grato. Allo stesso tempo quando dobbiamo uscire (ogni fine settimana) mi stresso e non provo il sentimento di volerla vedere e passare del tempo con lei.
Questi sono tutti i lati negativi, però ci tengo a lei, so che potrei davvero starci bene mi capisce e io riesco ad aprirmi e quando poi siamo insieme e riesco a liberare la mente sto veramente bene con lei ma ho continuamente questi pensieri intrusivi continui.
Sto male e mi sento in colpa, sono estremamente empatico e sensibile e avere questi pensieri mi logora.
Vorrei davvero liberare la mia mente e sentirmi sempre come poche volte mi capita di voler stare con lei e quella sensazione di sentirsi apprezzati.
Non so, forse non sono fatto per stare in una relazione ma non voglio prenderla in giro nonostante io sia stato molto sincero anche sul fatto che i miei sentimenti sono meno forti dei suoi attualmente.

Chiedo a voi dei preziosi consigli.
grazie
Dott.ssa Lilja Iaconianni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio, leggendo le sue parole mi arriva tutta la fatica e la sofferenza del momento, nonostante stia vivendo una relazione che "dovrebbe" renderla felice. La vita non è facile come si potrebbe pensare, tutt'altro. A volte crediamo che basterebbe avere quella determinata cosa che in quel momento (o da sempre) non abbiamo, ma quando finalmente la raggiungiamo (o ci capita per caso) sembra non bastare o non essere come credevamo sarebbe stato, ci sentiamo inadatti, insoddisfatti, sbagliati... insomma, entriamo in un vortice di pensieri attanaglianti, acciecati dal nostro stesso giudizio che non ci permette di sentire come stiamo realmente e, quindi, di vivere il momento presente.
Dice di essere cresciuto in una famiglia disfunzionale, di convivere da talmente tanto tempo con l'ansia che forse crede di non avere alternative, in realtà è solo ciò a cui è stato da sempre abituato, è ciò a cui si è dovuto adattare. Ma dentro di sé ci sono tante risorse che aspettano solo la loro occasione di essere messe alla prova. Il fatto che adesso percepisca questo malessere così forte, è un segnale positivo in realtà, è pronto per attuare un cambiamento nella sua vita, ma il primo passo per fare questo è in realtà fermarsi, ascoltarsi, dare spazio a quello che emerge (senza giudizio nè pregiudizi) e imparare ad accettare quello che arriva.
Accogliere è la premessa al cambiamento; l'opposizione, la resistenza, il rifiuto sono elementi che ostacolano invece la possibilità di migliorare la nostra esistenza.
A parole può sembrare facile, ma non lo è, assolutamente! Ha fatto un primo passo importante: mettere per iscritto quello che sta vivendo.
Spero che le mie parole possano esserle di supporto e incoraggiamento, sicuramente utile potrebbe essere per lei in questa fase intraprendere un percorso di terapia, anche per dare un'occasione a questa relazione nascente. Ci vuole coraggio ad oltrepassare il confine che ci protegge dalla possibilità di essere feriti, nel momento in cui ci si apre emotivamente all'altr*. Ma quando poi funziona... ci si sente appagati e saldi e se invece non funziona, comunque se ne esce arricchiti, anche solo per averci provato!

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Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Salve, in merito ai sintomi descritti nella prima parte del suo messaggio, questi potrebbero rientrare all'interno di un quadro di disturbo di ansia generalizzata o di un disturbo di personalità. In merito al rapporto con la sua ragazza sembra vivere diversamente alcuni sentimenti rispetto a lei, questo non è necessariamente un male. Esprimere meno i sentimenti rispetto ad un altra persona non è necessariamente indice di patologia. Lo stesso vale per i pensieri che lei definisce intrusivi, è normale non essere sempre d'accordo con il partner o vedere le cose diversamente. Le consiglio di iniziare un percorso poiché vive questo momento come problematico, specie a causa dei sintomi descritti nella prima parte del suo messaggio. La mia non vuole essere una diagnosi, da un messaggio non posso dedurre con certezza di cosa soffre ma posso indicarle delle possibilità.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, comprendo la sua difficoltà e la confusione che i pensieri intrusivi le generano. Lei associa le reazioni emotive che prova nel rapporto, alla misura del sentimento o alla sua capacità di stare in relazione. Penso che sia importante dissociarli, vedere quali siano le origini per accedere ai suoi bisogni più profondi. Le suggerisco, pertanto, un percorso di psicoterapia.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buongiorno, grazie per aver condiviso qui la sua esperienza. Quando si è cresciuti in contesti affettivamente complessi, può accadere che la vicinanza emotiva, pur desiderata, venga vissuta come qualcosa di minaccioso. L’intimità può generare tensione e gesti d'affetto possono apparire eccessivi, anche quando in realtà non lo sono. Non perché vi sia qualcosa di sbagliato nell’altro, ma perché il sistema interno è in uno stato di allerta costante, che tende a interpretare la vicinanza come pericolo.
La sua ambivalenza, tra desiderio di connessione e sentimenti di fastidio o dubbio, non è segno di anomalia, ma un possibile riflesso di queste dinamiche più profonde. In questo senso, la domanda non è solo “mi piace o no?”, ma forse anche “che effetto ha su di me la vicinanza?”. Colpisce come nei momenti in cui riesce a “liberare la mente”, stia bene con lei. Questo lascia intravedere la possibilità che, se l’ansia si attenua, emergano sensazioni più autentiche. Si dia tempo. Le risposte non sempre arrivano con chiarezza immediata. A volte è più utile comprendere cosa accade dentro di sé che forzarsi a definire i sentimenti.
Un caro saluto, AM
Dott.ssa Federica Bellò
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Mi dispiace molto per la sofferenza che stai vivendo. Dalla tua descrizione, emerge un quadro che potrebbe essere associato al Disturbo Ossessivo-Compulsivo da Relazione (DOC da relazione). Questo disturbo si manifesta attraverso pensieri intrusivi e dubbi persistenti riguardo ai propri sentimenti o alla relazione stessa, generando ansia e disagio.

Sintomi comuni del DOC da relazione:

•⁠ ⁠Dubbi costanti sull'amore verso il partner.
•⁠ ⁠Amplificazione dei difetti del partner.
•⁠ ⁠Sensazione di urgenza nel voler interrompere la relazione.
•⁠ ⁠Ricerca continua di rassicurazioni.
•⁠ ⁠Calo dell'attrazione sessuale.
•⁠ ⁠Difficoltà nel tollerare l'incertezza.

Questi sintomi possono portare a un ciclo di ansia e comportamenti compulsivi, come il monitoraggio continuo dei propri sentimenti o confronti con relazioni passate.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza così apertamente.

Quello che descrivi sembra un forte intreccio tra ansia generalizzata, vissuti legati alla tua storia familiare e, nello specifico, pensieri ossessivi legati alla relazione. Quando si parla di DOC da relazione (Disturbo Ossessivo Compulsivo da relazione), ci si riferisce proprio a quei pensieri intrusivi e continui che mettono in dubbio i propri sentimenti verso il partner, portando a chiedersi se si provi davvero attrazione, se l’altro piaccia abbastanza, se si stia con la persona “giusta” o meno.

Tuttavia, non è detto che il tuo caso sia necessariamente questo: spesso l’ansia può mascherarsi dietro questi pensieri e rendere difficile distinguere ciò che si desidera davvero da ciò che è frutto della paura e della tensione. Il fatto che tu provi sollievo e benessere quando riesci a lasciarti andare con lei è un segnale importante: significa che non è la ragazza in sé a rappresentare il problema, ma piuttosto i tuoi schemi ansiosi e i meccanismi di controllo che si attivano.

I pensieri intrusivi e i dubbi continui non vanno sottovalutati: più si tenta di scacciarli, più tendono a tornare con forza. Ecco perché può diventare difficile uscirne da soli. Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a:

comprendere l’origine di questi pensieri,

imparare a gestire l’ansia senza evitarla,

distinguere meglio tra ciò che provi davvero e ciò che è frutto dell’ansia,

migliorare la qualità della tua vita relazionale ed emotiva.

Sarebbe utile e consigliato per approfondire rivolgersi ad uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile utente,
capisco quanto possa essere faticoso vivere questa confusione emotiva: da un lato il desiderio di stare bene in una relazione, dall’altro l’ansia, i dubbi e i pensieri che sembrano prendere il sopravvento e ti lasciano stanco e in colpa. Non sei l’unico a provare queste cose: quando ci avviciniamo a qualcuno, soprattutto se veniamo da esperienze di forte ansia o da contesti familiari difficili, è frequente che emergano paure profonde, timore del rifiuto, bisogno di controllo o momenti in cui non sappiamo più distinguere ciò che sentiamo davvero.
Spesso non è “la relazione” il problema, ma il modo in cui l’ansia e i pensieri intrusivi influenzano le emozioni, fino a confondere le cose che contano davvero. Un percorso psicologico può aiutarti a fare chiarezza, a gestire l’ansia e a ritrovare uno spazio interno più sereno, in cui poter capire i tuoi sentimenti senza la pressione di doverli giudicare subito.
Se ti senti pronto, parlarne con uno psicologo potrebbe essere un primo passo importante per ritrovare equilibrio e scoprire come stare meglio con te stesso e con chi ti è vicino.
Rimango a disposizione .
Un caro saluto!

Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott. Lino Di Ventura
Psicologo, Psicoterapeuta
Zagarolo
dalle sue parole si coglie quanto l’ansia abbia segnato il suo percorso esistenziale. Ogni nuova esperienza, dall’università alla vita sociale, rischia di trasformarsi in una sfida estenuante: una lotta con se stessi pagata con palpitazioni, sudorazioni e dubbi infiniti che sottraggono piacere. La relazione che ha iniziato introduce però un elemento nuovo: non ha dovuto esporsi nel corteggiamento, e questo le ha permesso di avvicinarsi a una ragazza che le piace e con cui, nei momenti in cui i pensieri si allentano, riesce a stare bene.

L’ansia non è soltanto patologia: è anche il segno che sta tentando di uscire dal territorio conosciuto della famiglia, per quanto disfunzionale, per costruire legami diversi. È il cammino che ciascuno di noi compie quando si apre a persone e contesti nuovi: un esercizio che, nei momenti difficili, ricorda che possiamo cambiare e non restare prigionieri dell’immagine che gli altri hanno avuto di noi.

Il dilemma che la tormenta (“DOC da relazione, ansia o non mi piace?”) non ha una risposta univoca: è parte stessa di questo passaggio. Se riconosce che le piace, l’ansia sembra rovinare tutto; se pensa che non le piace, teme di perdere un legame importante e ritrovarsi di nuovo solo. Proprio qui trova senso il lavoro terapeutico: distinguere i pensieri ossessivi dall’esperienza viva, dando continuità a quei momenti in cui il piacere, il sentirsi accolto e il sentirsi desiderato dalla sua ragazza sono l’espressione del nuovo che ha saputo vivere nonostante le difficoltà. Anche il gesto di scrivere questa mail rappresenta già un passo coraggioso nel percorso di cambiamento che sta intraprendendo.
Salve paziente anonimo le consiglio vivamente un trattamento psicoterapico che l'aiuti a gestire l'ansia, riconoscendo le cause che la procurano
L'aiuterebbe a stare meglio con sé stesso e a non scaricare le frustrazioni che la abitano sull' altra perché aldilà che rischia di perdere la persona nella realtà non si vive bene neanche cosa questa ragazza le offre... Tutto ciò è indice di una profonda sofferenza dove la critica e il giudizio fa da padrona a scapito della parte amorevole e compassionevole che allieva la vita.. Provi intanto a ascoltare il dialogo con se stesso.. Si renderà forse conto che il primo che "giudica" è se stesso
In bocca al lupo per tutto
Dott lorenzini Maria santa psicoterapeuta
Dott.ssa Debora Versari
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Forlì
Buonasera, la prima relazione d’amore noi la sperimentiamo con chi si prende cura di noi da bambini, nell’infanzia..ossia i care giver solitamente mamma e papà.
Se la sua famiglia ha avuto conflitti potrebbe aver sviluppato un attaccamento non sicuro e quindi questo può riversarsi nel rapporto di coppia da grande..
Le consiglio un percorso terapeutico in modo da scandire bene passato, presente e futuro in modo da lasciar andare ciò che si è imposto inconsciamente di dover controllare ad ogni costo..anche della sua felicità. Un caro saluto.Dottoressa Versari Debora.
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Quello che descrivi non significa che tu non sappia amare o che la tua ragazza non vada bene. I tuoi pensieri ossessivi (“mi piace o non mi piace?”, “la voglio vedere o no?”) sono il modo in cui l’ansia prende spazio nella tua vita. Non sono la verità, sono un meccanismo dell’ansia.

La tua storia familiare difficile ti ha reso più vulnerabile: l’ansia ti accompagna da sempre e, davanti a una relazione, il tuo primo riflesso è dubitare. Non perché non ci tieni, ma perché il desiderio ti fa paura: se ti lasci andare rischi di dipendere, se ti tiri indietro rischi di restare solo. Così la mente produce pensieri contraddittori che ti tengono sospeso.

Il punto non è trovare una risposta definitiva (“sì mi piace / no non mi piace”), perché questa risposta non esiste. Il punto è riconoscere che i pensieri sono solo pensieri: sorgono, fanno rumore, poi passano. Tu resti. Quando sei con lei e riesci a lasciare andare il rimuginio, stai bene: questo è un dato reale.

Il primo passo non è “eliminare l’ansia dall’oggi al domani”, ma imparare a non identificarti con i pensieri. Puoi cominciare così:

Nota dove nel corpo senti l’ansia (petto, stomaco, respiro).

Osserva come quella sensazione cambia, si attenua e scompare.

Ricorda che tu sei ancora presente, anche dopo che il pensiero è svanito.

Con il tempo, questo atteggiamento apre uno spazio nuovo: non ti senti più in balia dei pensieri, ma inizi a vivere la realtà per quella che è — il corpo, la presenza, la relazione che esiste qui e ora.
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, sarebbe comunque importante fare una valutazione clinica approfondita per non ridurre la complessità del suo vissuto a una semplice etichetta diagnostica.
Ciò che vive, in termini di ansia, ambivalenza, ipercontrollo del pensiero e bisogno di “certezza” rispetto a ciò che sente, è molto frequente in chi ha una storia familiare disfunzionale, dove spesso i legami sono stati vissuti come fonte di stress o dolore. La relazione affettiva può così attivare un sistema di allerta che rende difficile lasciarsi andare, non perché la persona non vada bene, ma perché l’intimità riattiva memorie emotive che generano confusione e paura. In questo, percorsi come l’EMDR possono essere estremamente efficaci per elaborare esperienze passate che oggi si ripropongono come blocchi emotivi e pensieri disturbanti. La sua capacità di riconoscere che con questa ragazza ci sono momenti in cui si sente bene è un punto importante. Il problema, come ha colto, non è tanto lei, ma la mente che entra in “modalità minaccia” appena sente che qualcosa sta diventando stabile e profondo. Tecniche come la Mindfulness possono aiutarla a prendere le distanze dai pensieri ossessivi, senza doverli combattere o sopprimere, migliorando la gestione dell’ansia in modo significativo. Nella psicoterapia umanistica si lavora molto sul valore dell’accettazione di sé, sulla legittimazione dei propri limiti e sulla possibilità di amare anche se stessi in una condizione imperfetta. Non deve per forza avere sentimenti e desideri lineari o costanti per essere una persona degna di una relazione. Le consiglio con convinzione di iniziare un percorso con uno psicologo psicoterapeuta con competenze nell’ambito dell’ansia e del disturbo ossessivo, anche in relazione ai legami affettivi. Ciò che sente non è un segnale che non è fatto per amare, ma piuttosto che lei ha bisogno di uno spazio protetto dove il suo sentire necessità di essere esplorato senza giudizio. Saluti,dott.ssa Sandra Petralli
Dott. Gaetano Marino
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Novara
Gentile utente, grazie per la condivisione di questo suo disagio. Le consiglio di iniziare un percorso terapeutico dove poter approfondire le dinamiche di cui ha parlato. Ho un orientamento analitico transazione e il mio approccio consiste in una prima videocall della durata di 10-15 minuti gratuita a cui far seguire un percorso psicologico in presenza oppure online. Per ulteriori delucidazioni non esiti a contattarmi. Cordialità dott. Gaetano Marino
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

i suoi pensieri ed i suoi dubbi potrebbero esser la spia di aspetti importanti che varrebbe la pena approfondire. Pensi alla possibilità di iniziare una psicoterapia, le darebbe la possibilità di esplorare ciò che la perplime e aiutarla a risolvere i suoi dubbi inconsci.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Grazie per la sua condivisione.
Trapela il senso di frustrazione e abbattimento, frutto di questi costanti dubbi trasporati da pensieri che sembrano non darle tregua. Il fatto che lei abbia trovato il coraggio di descrivere con chiarezza ciò che prova è già un passo significativo.
Premetto che il DOC da relazione non costituisce attualmente una diagnosi ufficiale codificata nel "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" (DSM-5).
In ogni caso, è necessario sottolineare questa forma di ansia relazionale e personale scatenata da alcuni pensieri intrusivi non è necessariamente espressione di una verità nascosta (“non mi piace davvero”), ma piuttosto il frutto di un sistema di allarme interno che tende a ipercontrollare, monitorare e dubitare per ridurre l’incertezza. La variabile di intolleranza allo stato di incertezza cognitiva risulta spesso un fattore di mantenimento particolarmente cruciale.
Inoltre, questa dinamica non significa, come unica conseguenza logica, che lei “non sia fatto per le relazioni” o che il suo legame con questa ragazza sia necessariamente incompatibile. Può significare piuttosto che il sistema mente-corpo, negli anni, ha dovuto apprendere a reagire alle emozioni di vicinanza e di vulnerabilità con un eccesso di controllo e di ansia. Gli schemi che spingono ad avvicinarsi ad un altro essere umano significativo, crearci un legame affettivo profondo e, soprattutto, affidarsi a lei/lui potrebbe essere influenzato da altri schemi che ci spingono a monitorare possibili minacce (abbandoni, rifiuti, umiliazioni, punizioni, ecc.).
Il naturale processo che porterebbe a sostare nel qui ed ora di un momento, a volte, può essere sospeso da questo sistema di allarme. Quando viene coinvolta un’altra persona, inoltre, è possibile che le nostre credenze critiche e rigide (che usualmente sono rivolte a noi stessi) si ripercuotono sull’altro, assumendo anche toni che possiamo aver appreso durante la nostra storia.
La sua apprensione su questa dinamica dimostra sua sensibilità e dall’empatia, ma finisce per aumentare la sofferenza. Coltivare con pazienza l’accesso a stati mentali connotati da gentilezza e compassione nei nostri confronti può aiutare a mettere a fuoco ciò di cui abbiamo bisogno nella realtà che ci circonda piuttosto che cercare qualcosa che, a priori, pensiamo debba esserci.
Dott.ssa Maria Teresa Miletta
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Caro, noi impariamo a fare relazione in famiglia: è lì che sperimentiamo il bello o la pericolosità della vicinanza, del calore e dell'affetto, della fiducia e del lasciarsi andare. Da adulti applichiamo lo stesso linguaggio ma anche gli stessi alert, con una persona nuova. C'è una parte di noi che agisce sulla base del passato e una parte di noi che si fida delle sensazioni che il legame di oggi ci manda. La psicoterapia la aiuterebbe a stare in questa relazione e a viversela nel presente, oltre ad aiutarla a liberarsi dell'ansia che la accompagna nella vita di tutti i giorni. In bocca al lupo.
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno! Poche righe che trasmettono tristezza, rabbia, solitudine, senso di colpa. Considerato i limiti del contesto e dello strumento, proverò a fornire un piccolo contributo di pensiero… “Cresciuto in una famiglia disfunzionale, l'ansia la vivo in qualsiasi cosa (andare in un posto nuovo, in discoteca, un viaggio, un esame all'università)”… Mi ha dato l’impressione che qualsiasi movimento separativo, ogni piccola acquisizione di autonomia in famiglia, nella vita sociale o relazionale, attivino un teatro interno controllante e severo, un giudice sempre pronto a condannarla per “non essere mai stato bravo”, sempre pronto a metterle ansia. Possiamo immaginare come le relazioni, ancor più quelle sentimentali, siano un terreno minato su cui muoversi. Forse, ha dovuto imparare a difendersi, a fare il meglio che poteva per sopravvivere e per “non stressarsi, perché il solo provarci e la paura del rifiuto ha fatto in modo che fosse sempre solo”. Questo potrebbe aiutarci a dare senso anche a quanto sta accadendo con la ragazza, ai sentimenti e ai vissuti così ambivalenti e dolorosi. Come se si consumasse una sorta di conflitto tra il desiderio di vivere la relazione, accettandone tutti i rischi, e la paura di quello che potrebbe “ripetersi” ancora, ancora e ancora qualora dovesse lasciarsi andare alla possibilità di "essere fatto per le relazioni”. Considerato il carattere intimo di quanto ha esposto, la prego di perdonarmi se non mi sento di andare oltre. Spero che presto possa affidarsi ad una seconda mente con cui ri-pensare a quanto le sta accadendo e, forse, le accade da sempre. Una persona con cui poter ri-significare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti. È giovane e merita di vivere una vita piena e serena. In bocca al lupo
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Capisco la sofferenza e la fatica che sta provando in questo momento, e capisco il desiderio e il bisogno di liberarsene. A pelle, basandomi solo sulla condivisione che ha scritto, faccio la fantasia che una parte di lei possa avere paura delle relazioni in generale: ora che ha trovato una ragazza con cui sta bene, una parte di lei la autosabota per paura di essere inadeguato, per mancanza di sicurezza in se stesso. questa è solo una possibilità che andrebbe esplorata insieme: avrei bisogno di capire e approfondire meglio questa relazione e le brevi frequentazioni precedenti, per capire se c'è un pattern che si ripete, se questo modo di sentire è nuovo oppure lo ha già provato, e in generale come vive la sfera relazionale e sentimentale. Le suggerirei di avviare un percorso, anche breve, per poter comprendere meglio come vive questa sfera, e per poter mettere a fuoco con più precisione quello che prova, andando a lavorare sui meccanismi di autosabotaggio e sulla sua autostima se necessario, in modo che sia libero di vivere la sua relazione senza sofferenze. Se volesse approfondire la questione mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott.ssa Chiara Ronchi
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Ciao, grazie per aver condiviso così apertamente i tuoi pensieri e sentimenti. Quello che descrivi – pensieri intrusivi, ansia forte e sensazioni contrastanti nei confronti della tua ragazza – è comprensibile, soprattutto considerando la tua storia di ansia e difficoltà relazionali. Essere sensibili ed empatici può rendere più intensa la percezione di tensione o fastidio nelle relazioni.

Un primo passo utile può essere osservare questi pensieri senza giudicarli, accettando che la mente a volte genera dubbi o resistenze anche quando c’è affetto reale. Cercare di identificare le situazioni o i pensieri che ti creano più disagio può aiutarti a gestirli meglio.

La psicoterapia può essere molto efficace: la terapia cognitivo-comportamentale aiuta a lavorare sui pensieri intrusivi e a migliorare la gestione dell’ansia e delle emozioni, mentre un approccio metacognitivo (MCT) può essere utile per spostare l’attenzione dal contenuto dei pensieri al modo in cui la mente li gestisce. Questo approccio insegna a riconoscere i processi mentali che mantengono l’ansia e a ridurre il tempo e l’energia spesi su di essi, senza sentirsi sopraffatti.

Anche piccoli esercizi di mindfulness o tecniche di respirazione possono aiutarti a ritrovare calma e presenza nei momenti di tensione. Ricorda che avere questi pensieri non significa non voler bene alla tua ragazza o non essere “adatto” a una relazione: significa piuttosto che la tua mente e le tue emozioni hanno bisogno di strumenti per vivere più serenamente l’intimità e l’affetto.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
direi che vive in forte contraddizioni, che le generano un'altalena continua di emozioni e sentimenti.
Un percorso psicoterapeutico, potrebbe aiutarla.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini

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