Ciao, sono un ragazzo di circa 20 anni Parlando con una ragazza di circa 20 anni in chat privata dur

25 risposte
Ciao, sono un ragazzo di circa 20 anni Parlando con una ragazza di circa 20 anni in chat privata durante la conversazione sono arrivato (dopo tot messaggi in un momento che mi sembrava adatto) a parlare di scopamicizie e le ho chiesto se cercava anche quel tipo di amicizie. Nella chat tutto bene, non si è lamentata minimamente, anzi, mi ha parlato pure di un esperienza passata con uno scopamico.

Poi la conversazione ha proseguito normalmente anche in altre direzioni. E premetto che è una ragazza che se sbaglio me lo fa notare, tipo quando ho fatto una domanda di troppo me l'ha detto e mi sono scusato subito senza se e senza ma.

Solo che in una chat pubblica abbiamo avuto dei diverbi più e più volte su cose che non c'entravano niente e lei per farmi fare la brutta figura in una chat pubblica ha deciso di dire a tutti che io le ho chiesto se cercava le scopamicizie, e la cosa grave è che io mi posso difendere su poco e niente perché anche se lei ha diffuso informazioni mie personali (ad esempio ha condiviso una mia canzone inedita) io non posso fare lo stesso per dimostrare che lei in realtà era d'accordo. Quindi mi ritrovo a mio parere diffamato in una chat pubblica e in qualsiasi modo io lo spieghi, quasi tutti cercano di andarmi contro. Solo due hanno compreso la mia situazione. Io nel dubbio mi sono scusato a prescindere in chat pubblica, anche se secondo me era tutta una cosa che lei ha fatto per ripicca e per andarmi contro su cose che non c'entrano niente, non le è andato giù che io avessi ragione su delle cose e allora si è vendicata così, la maggior parte delle persone di quel gruppo anche se non sanno niente comunque parlano e parlano, e lei insieme ad un altra si è inventata cose che non stanno né in cielo né in terra, tipo che ci ho provato con delle minorenni. È arrivata proprio a mentire. Cosa faccio? Sono nel torto? Non la voglio denunciare perché le donne sono molto più difese dalla legge e inoltre se ho fatto anche solo un mezzo errore sono cavoli amari. In quanto non sono perfetto e potrei anche aver sbagliato

Ho dei sensi di colpa enormi, non ho dormito un secondo sta notte. E stanno anche continuando la conversazione e non capisco nemmeno cosa sia vero e cosa sia falso, io cerco di essere sempre attento al millimetro, ma non sono infallibile, posso anche sbagliare. Non voglio stare tutto il giorno a rispondere, ho ammesso i miei errori e non capisco veramente cosa altro devo fare

Potrei anche aver mal interpretato la sua confidenza ma secondo me lei in pubblico ha finto di non averla

ma mettete caso che io veramente abbia sbagliato e comunque dopo che lei ha detto che ho esagerato ho smesso, che succede?

In chat privata sembrava una ragazza carina e simpatica, ma poi ho scoperto che ha più volte mandato i miei messaggi privati ad altre persone. Per farvi capire sono uno che per 7 anni di fila non ha mai abbracciato una ragazza per paura di essere molesto, penso che essere molesto è una delle mie paure più grandi. Per me eravamo arrivati al punto della conversazione in cui si poteva parlare di certe cose. Ho un'ansia assurda e sto davvero male, non capisco se ho sbagliato veramente, in quanto penso che non sia una cosa oggettiva e varia da persona a persona. Tipo una ragazza mi ha detto di tranquillizzarmi e ha detto che ci sta' che ho fatto questa domanda. Però me l'ha detto in privato e non mi ha difeso in pubblico, secondo me la gente ha paura di difendermi. Cosa è vero non importa a nessuno, lei si è addirittura inventata che ci ho provato con delle minorenni e io ho l'ansia di dovermi difendere ogni volta dalle bugie che dice (la cosa delle minorenni è falsa)

Ci tengo a dire un'ultima cosa. Ho fatto quella domanda proprio per chiarire tutto fin da subito e non creare problemi dal vivo. Purtroppo ho preso confidenza con la persona sbagliata.
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Ciao ( mi permetto di darti del Tu). Purtroppo quello che descrivi è la ricaduta nefasta che i social provocano sulle realzioni delle persone, favorendo la menzogna e la manipolazione. il mio consiglio è che tu esca subito da questo social (almeno per un po') e magari cerchi di conoscere coetanei o coetanee in altro modo più reale e concreto partecipando ad attività e gruppi che ti possono piacere. Se hai bisogno di aiuto sono a disposizione, anche onlline. Buona Giornata. Dario Martelli

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Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi dispiace per quello che stai vivendo deve essere molto stressante.
Fare chiarezza su quello che si cerca non è sbagliato, anche se può suscitare imbarazzo. Se poi l'latra persona si infastidisce si chiede scusa e non si riapre l'argomento/non si ripete il comportamento, l'importante è che nessuno forzi l'altro o vada oltre il consenso. Ma mi sembra che non siano stati superati confini, da quello che descrivi.

Non saprei dare una risposta sul perché questa ragazza l'abbia attaccata su una chat pubblica, ma sul perché non ci sia protezione da parte degli altri posso darti qualche indicazione. All'interno dei gruppi si cerca l'approvazione e la maggioranza. Andare contro il resto del gruppo mette a rischio di esclusione, motivo per cui spesso si crea un accanimento di massa. In questi casi la verità non è più così importante purtroppo.

Se vuoi fare più chiarezza tra i tuoi pensieri e come affrontare situazioni di questo genere, un percorso di supporto psicologico potrebbe esserti di grande aiuto. Resto a disposizione se volessi contattarmi.
Grazie per aver condiviso questa esperienza, buona giornata
Buongiorno,
da ciò che scrive emerge una situazione molto carica, in cui si mescolano tre piani diversi: ciò che è accaduto nella chat privata, ciò che è stato poi esposto nella chat pubblica, e la sua paura profonda di essere visto come una persona molesta o scorretta.

Da un messaggio non è possibile stabilire chi abbia ragione, né dare valutazioni legali. Una cosa però si può osservare: se lei ha percepito di aver fatto una domanda fuori luogo, scusarsi una volta in modo chiaro e senza giustificazioni può essere corretto. Ma continuare a spiegarsi, difendersi e rispondere a ogni accusa dentro una chat pubblica rischia di trasformarsi in un processo senza fine.

Il punto non è convincere tutti della sua innocenza. Il punto, ora, è uscire dal tribunale del gruppo senza perdere lucidità. Se ci sono accuse false o diffusione di contenuti privati, può essere utile conservare tutto senza alimentare ulteriormente la discussione e, se necessario, chiedere un parere legale o a una figura competente. Non per vendicarsi, ma per proteggersi in modo ordinato.

Sul piano personale, mi colpisce molto quando scrive che per anni ha evitato perfino di abbracciare una ragazza per paura di essere molesto. Questo fa pensare che l’episodio attuale abbia toccato un punto già molto sensibile: la paura di sbagliare, ferire, invadere o essere moralmente colpevole.

Provi a fare una cosa concreta: scriva un solo messaggio finale, breve e fermo, se non l’ha già fatto. Per esempio: “Mi sono già scusato se la mia domanda è risultata inopportuna. Non accetto però accuse false o la diffusione di contenuti privati. Non continuerò questa discussione in gruppo”. Poi si fermi davvero.

La parte più difficile non sarà scriverlo, ma resistere all’impulso di controllare, correggere, rispondere e dimostrare. È lì che può iniziare il cambiamento: non ottenere l’assoluzione da tutti, ma smettere di consegnare la sua stabilità a una chat.

Se l’ansia resta così alta, se non dorme o se il senso di colpa diventa ingestibile, le consiglio di parlarne con uno psicologo. Non per stabilire se lei sia “colpevole o innocente”, ma per lavorare su quel controllo morale che sembra farla vivere costantemente sotto processo.

Resto disponibile, anche online, se desidera comprendere meglio questo meccanismo e capire come muoversi senza farsi travolgere.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elina Zarcone
Psicologo, Psicologo clinico
Agrigento
Mi dispiace che tu stia vivendo tutto questo, ma con molta sincerità non penso che tu abbia commesso dei reati, ancor meno se lei è maggiorenne e non hai inviato messaggi a delle minorenni chiedendo quanto hai chiesto a lei, ovvero una relazione amicale basata sul sesso. intanto io mi rivolgerei ad un legale perchè questa è diffamazione, spero abitiate in posti molto lontani, inoltre se ci sono messaggi in cui lei risponde consensiente alle tue richieste ti consiglio di conservarli, per quanto riguarda questo gruppo social intanto non mi scuserei più, molti ragazzi hanno relazioni di questo tipo con le coetanee ma nei gruppi social i partecipanti sono molto bravi a tirare fuori del falso perbenismo, pur di ottenere un plauso pubblico. Non se ci sono delle foto un pò più hot che vi siete scambiati, in tal caso devi tutelarti. Parlane con un genitore e poi con un avvocato se è il caso denuncia lei. Spero di essere stata d'aiuto.
Dott.ssa Francesca Torretta
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Busto Arsizio
Ciao, si sente quanta ansia e confusione ti sta provocando questa situazione, ed è comprensibile che tu stia male, soprattutto se ti senti esposto pubblicamente e frainteso. Quando entrano di mezzo vergogna, senso di colpa e paura di aver superato un limite, è facile ritrovarsi a ripensare a tutto senza sosta.
Forse in questo momento, più che stabilire con certezza chi abbia ragione o torto, potrebbe esserti utile avere uno spazio protetto in cui poter mettere ordine a quello che senti e a ciò che è successo, senza sentirti sotto accusa. Parlarne con uno psicoterapeuta potrebbe aiutarti molto a non restare solo dentro tutta questa angoscia.
Spero tu possa fare presto chiarezza.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco quanto tu stia male in questo momento. Si sente proprio l’ansia, la confusione, il bisogno di capire se hai sbagliato e, soprattutto, la paura di essere visto come qualcosa che non sei. E quando si viene esposti così, in pubblico, con accuse anche pesanti e false, è normale che il corpo e la mente vadano in allarme.

Parto da un punto fermo, perché hai bisogno di terra sotto i piedi: da quello che racconti, fare una domanda su un tipo di relazione, nel momento in cui il clima sembrava adatto e senza insistenza, non è di per sé un comportamento sbagliato o molesto. Il contesto che descrivi – lei che risponde, che condivide un’esperienza, che continua la conversazione – va nella direzione di uno scambio consensuale, almeno in quel momento. Quindi non stiamo parlando di qualcosa di oggettivamente scorretto.

Il problema nasce dopo, ed è un altro: l’uso di quella conversazione privata per esporla in pubblico e metterti in difficoltà. Questo cambia completamente il piano. Qui non è più una questione di “hai fatto bene o male quella domanda”, ma di dinamiche relazionali, di conflitto, e anche – diciamolo chiaramente – di comportamento scorretto da parte sua.

Ti faccio però una domanda importante, perché ti aiuta a uscire dal caos:
quando ripensi a quella chat privata, dentro di te senti davvero di aver oltrepassato un limite… oppure è la reazione pubblica che ti sta facendo dubitare di te stesso?

Perché da come parli, sembra che tu abbia una paura molto forte di essere molesto, quasi al punto da controllarti in modo rigidissimo (“per 7 anni non ho abbracciato una ragazza…”). Questo è un segnale importante: non sei una persona invadente, sei una persona che ha paura di esserlo. E questa paura, in una situazione come questa, può esplodere e farti mettere in discussione anche quando non serve.

Un altro punto delicato è quello delle accuse inventate, come quella delle minorenni. Questo ovviamente è molto grave, e capisco perché ti stia facendo così male. Ma qui è fondamentale non cadere in una trappola: più provi a difenderti su ogni singola cosa in una chat pubblica, più resti dentro una dinamica che ti consuma e ti espone ancora di più.

Ti chiedo: cosa succede dentro di te quando leggi quei messaggi? Senti il bisogno immediato di rispondere, di chiarire, di “sistemare” l’immagine che gli altri hanno di te?

Perché è comprensibile, ma rischia di diventare un loop infinito.

Hai già fatto una cosa importante: ti sei scusato per ciò che poteva essere percepito come eccessivo. A un certo punto, però, bisogna fermarsi. Non perché “ammetti colpe”, ma perché continua a giustificarti non ti protegge, ti espone.

Un passaggio fondamentale per te adesso è questo: distinguere tra responsabilità reale e colpa indotta.
La responsabilità reale: aver fatto una domanda che poteva essere sensibile.
La colpa indotta: sentirti una persona sbagliata, molesta o addirittura pericolosa.

Sono due cose completamente diverse.

E poi c’è un’altra domanda ancora più importante:
quanto valore stai dando al giudizio di quel gruppo?
Perché da come ne parli, sembra che stia diventando una specie di tribunale interno. Ma quelle persone hanno davvero gli elementi per giudicare? O stanno semplicemente reagendo a una versione parziale, emotiva, magari distorta?

Quello che è successo dice anche qualcosa di lei: una persona che condivide chat private, che espone in pubblico, che arriva a inventare accuse, non è una persona affidabile. E forse la cosa più difficile da accettare è proprio questa: pensavi di aver trovato una certa complicità, e invece ti sei trovato esposto.

Adesso la priorità non è “convincere tutti”. È proteggere te stesso.

Proteggerti significa anche fare un passo indietro da quella chat, smettere di alimentare la discussione, non entrare nel gioco delle provocazioni. Chi vuole capire, capirà anche dal tuo comportamento nel tempo, non da una discussione infinita.

E soprattutto, prova a riportarti su una domanda più sana:
se questa situazione non fosse pubblica, ma privata, tu come la leggeresti? Ti sentiresti davvero nel torto?

Perché la verità è che il contesto pubblico amplifica tutto, distorce, crea schieramenti. Ma non definisce chi sei.

Se vuoi, possiamo lavorare insieme proprio su questa paura di “essere molesto” e su come gestire situazioni sociali e relazionali senza entrare in questo livello di ansia e autocontrollo. Perché lì c’è qualcosa di molto importante per te, e questa situazione, per quanto brutta, lo sta facendo emergere con forza.
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Gentile utente,
da ciò che racconta emerge soprattutto un forte stato di ansia, confusione e paura di essere percepito come una persona “molesta” o moralmente sbagliata. Si sente esposto pubblicamente, giudicato e non compreso, e questo sembra aver avuto un impatto molto intenso su di lei, al punto da impedirle di dormire e da portarla a rimuginare continuamente su ciò che è accaduto.
È importante distinguere due aspetti. Da una parte, fare una domanda riguardo al tipo di relazione che una persona cerca non è automaticamente qualcosa di scorretto, soprattutto se inserita in un contesto conversazionale percepito come confidenziale e se, nel momento in cui l’altra persona ha espresso un limite o un disagio, lei riferisce di essersi fermato e di essersi scusato. Dall’altra parte, però, ogni persona ha sensibilità diverse e ciò che per qualcuno può essere una domanda accettabile, per qualcun altro può risultare inappropriato o troppo diretto. Questo non significa necessariamente essere una “cattiva persona”, ma può diventare un’occasione per riflettere su tempi, contesti e modalità della comunicazione online.
Sembra inoltre che la situazione sia poi degenerata soprattutto sul piano relazionale e pubblico, trasformandosi in uno scontro fatto di accuse, esposizione privata e ricerca di consenso nel gruppo. Quando si entra in queste dinamiche, spesso il tentativo continuo di difendersi o spiegarsi rischia di alimentare ulteriormente il conflitto e aumentare il senso di angoscia.
Mi colpisce molto la frase in cui dice di aver evitato per anni perfino il contatto fisico per paura di risultare invadente: questo fa pensare a una forte paura del giudizio e dell’errore, forse persino eccessiva, che in questo momento la sta portando a mettere in dubbio continuamente sé stesso.
Probabilmente ora la priorità non è convincere tutti della sua versione, perché purtroppo nelle dinamiche di gruppo online questo spesso è impossibile. Potrebbe essere più utile interrompere il continuo monitoraggio della chat, evitare di esporsi ulteriormente nelle discussioni pubbliche e cercare di ritrovare un po’ di lucidità emotiva. Ha già chiesto scusa per ciò che sentiva di poter aver sbagliato: continuare a colpevolizzarsi senza sosta rischia solo di peggiorare il suo stato emotivo.
Se questa vicenda continua a generarle ansia intensa, senso di colpa costante e pensieri ossessivi, potrebbe esserle utile anche confrontarsi con un professionista, non perché lei sia “pericoloso”, ma perché sembra vivere con una pressione interna molto alta rispetto al timore di ferire, sbagliare o essere giudicato dagli altri.
Cordialmente.
Filomena Guida
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, dal suo messaggio emerge un livello di ansia e di rimuginio davvero molto elevato, al punto che sembra stia cercando di ricostruire ogni parola, ogni intenzione e ogni possibile interpretazione di ciò che è accaduto, quasi come se avesse bisogno di arrivare a una certezza assoluta sul fatto di essere stato “giusto” oppure “sbagliato”. E questa ricerca di certezza totale, soprattutto quando si parla di relazioni, comunicazione e confini interpersonali, rischia però di diventare un circolo estremamente logorante. Da ciò che racconta, non sembra esserci stata un’insistenza dopo un rifiuto esplicito né la volontà di oltrepassare deliberatamente un limite. Lei stesso dice che quando la ragazza le ha fatto notare di aver fatto una domanda di troppo, si è scusato immediatamente. Questo aspetto è importante, perché mostra attenzione verso il confine dell’altra persona. Inoltre, da come descrive la conversazione privata, il tema sembrava essere entrato spontaneamente nello scambio e non imposto unilateralmente. È comprensibile quindi che oggi lei si senta confuso e destabilizzato nel vedere quella stessa conversazione reinterpretata pubblicamente in modo molto diverso. Allo stesso tempo, però, credo sia importante fare una distinzione che può aiutarla a uscire almeno in parte da questo vortice mentale. Una cosa è chiedersi se una domanda possa essere stata percepita come inopportuna da qualcuno. Un’altra cosa è arrivare a vivere sé stesso come una persona pericolosa, molesta o moralmente sbagliata. Nel suo racconto sembra che la mente stia rapidamente passando dal dubbio fisiologico “forse ho interpretato male il momento” a pensieri molto più estremi e totalizzanti come “forse sono davvero una persona sbagliata”, “forse sono molesto”, “forse tutti pensano questo di me”. Questo salto è tipico degli stati ansiosi, soprattutto quando la persona ha una forte paura del giudizio o del danneggiare gli altri. Mi colpisce molto la frase in cui dice di non aver abbracciato ragazze per anni per paura di risultare molesto. Questo lascia intuire quanto il timore di oltrepassare i limiti altrui sia centrale per lei. A volte, quando una persona è molto sensibile a questi temi, sviluppa una sorta di ipercontrollo relazionale: controlla continuamente ciò che dice, come lo dice, quanto spazio occupa, come viene percepita. E quando accade un episodio ambiguo o conflittuale, il cervello entra in uno stato di allarme totale, iniziando a scandagliare ogni dettaglio alla ricerca di colpe o prove da cui difendersi. In questo momento sembra che lei stia vivendo una combinazione molto pesante di senso di colpa, paura dell’esclusione sociale e bisogno di difendersi pubblicamente. Ma attenzione: il fatto che lei senta ansia non significa automaticamente che abbia commesso qualcosa di gravissimo. L’ansia spesso amplifica enormemente la percezione del pericolo sociale. Inoltre, le dinamiche di gruppo online possono diventare molto polarizzate e impulsive. Quando una situazione viene esposta pubblicamente, soprattutto in ambienti virtuali, le persone tendono a schierarsi rapidamente senza conoscere davvero il contesto completo. Credo che il rischio più grande, adesso, sia che lei entri in una spirale infinita di giustificazioni, controlli, spiegazioni e autodifesa continua. Lei stesso scrive “non voglio stare tutto il giorno a rispondere”. E probabilmente questa è una parte sana di lei che sta cercando di proteggerla. Perché quando una persona ansiosa cerca disperatamente di convincere tutti della propria innocenza o correttezza, spesso finisce per sentirsi ancora più intrappolata nel problema. È possibile che ci sia stato un fraintendimento? Sì, può succedere nelle relazioni e nelle comunicazioni online. È possibile che lei abbia interpretato come maggiore confidenza qualcosa che per l’altra persona aveva un significato diverso? Anche questo può succedere. Ma questo non equivale automaticamente a essere una persona manipolatoria o predatoria. Nelle interazioni umane esistono ambiguità, differenze di sensibilità, cambiamenti di percezione e anche dinamiche conflittuali che possono trasformare retroattivamente il modo in cui vengono letti alcuni episodi. Mi sembra importante anche il fatto che lei continui a chiedersi “e se avessi davvero sbagliato?”. Questa domanda, di per sé, mostra capacità di mettersi in discussione. Tuttavia, se diventa ossessiva, rischia di non avere più lo scopo di comprendere, ma quello di ottenere una rassicurazione assoluta impossibile da raggiungere. E allora la mente continua a tornare sul problema senza riuscire a chiuderlo mai davvero. Probabilmente, più che stabilire se lei sia “totalmente innocente” o “totalmente colpevole”, sarebbe utile comprendere perché il giudizio altrui abbia un impatto così devastante sulla sua identità e sul suo senso di sicurezza personale. Perché sembra che il vero dolore non sia solo ciò che è accaduto, ma il terrore di essere percepito come una persona cattiva, invadente o moralmente sbagliata. Questo tipo di paura, quando è così intensa, merita di essere compresa con attenzione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a lavorare su questi meccanismi di ipercontrollo, rimuginio, senso di colpa e paura del giudizio sociale, cercando di distinguere meglio i fatti concreti dalle interpretazioni catastrofiche che la mente ansiosa tende a costruire. Non per dirle semplicemente “non ci pensi”, ma per capire da dove nasce questa necessità di controllare continuamente sé stesso e la percezione che gli altri hanno di lei. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Marco De Fonte
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Buongiorno. Si percepisce chiaramente tutta l'ansia, il senso di ingiustizia e il profondo malessere che la stanno tormentando. Sentirsi esposti, giudicati e persino calunniati in un gruppo pubblico, dopo aver condiviso uno spazio privato in totale sintonia, è un'esperienza che fa crollare la terra sotto i piedi.

Dalle sue parole emerge quanto lei sia una persona estremamente attenta al rispetto dell'altro. La sua paura profonda di risultare invadente è la prova di quanto lei abbia a cuore il consenso. Ed è proprio questa sua forte sensibilità che oggi alimenta il senso di colpa, facendola dubitare di se stesso anche di fronte a una conversazione che, nel privato, era stata del tutto reciproca, naturale e priva di qualsiasi forzatura.

Il problema attuale non nasce da un suo errore oggettivo nella chat privata, ma dal fatto che quella confidenza è stata decontestualizzata e usata pubblicamente come un'arma di ritorsione dopo un diverbio. Quando non si riesce a sostenere un confronto alla pari, a volte si cerca di colpire l'altro nei suoi punti deboli per isolarlo davanti al gruppo. La reazione della chat pubblica risponde purtroppo alle dinamiche di branco, dove spesso domina il giudizio affrettato o la paura degli altri di esporsi per difendere chi è stato preso di mira.

Continuare a rispondere a ogni provocazione o bugia in quella chat non farà altro che alimentare il conflitto e consumare le sue energie. Lei ha già fatto tutto il possibile chiarendo la sua posizione e scusandosi. Il passo più importante ora è proteggersi: silenzi quel gruppo, si allontani visivamente da quella discussione e tolga a quello spazio virtuale il potere di definire chi è lei.

Ha preso confidenza con la persona sbagliata, ed è un'esperienza dolorosa, ma questo non cancella la correttezza delle sue intenzioni. Se questa morsa di ansia dovesse continuare a toglierle il sonno, non esiti a fare un colloquio con un professionista: poter verbalizzare questa vicenda in uno spazio protetto e privo di giudizio la aiuterà a ritrovare la sua serenità e la sua sicurezza interiore. Un caro saluto.
Dott.ssa Lavinia Sestito
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Ciao,
non credo che qui si parli di denunciare o meno qualcuno, ma piuttosto di capire che non si tratta di dare la confidenza alla "persona sbagliata". Forse pensare che in una chat, di qualunque tipo, si possa parlare veramente con qualcuno.
Mi dispiace che per 7 anni ti sei vissuto "molesto" anche un semplice potenziale abbraccio.
Credo che è su questo che si debba lavorare, in un rapporto valido di terapia.
Un caro saluto
Lavinia
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,

dal suo racconto emerge una forte preoccupazione legata al timore di aver oltrepassato dei limiti e di essere percepito come inappropriato o molesto. Sembra che la situazione pubblica che si è creata abbia amplificato molto il suo senso di colpa e la sua ansia, soprattutto perché sente di non poter controllare come gli altri interpretano ciò che è accaduto.

Da ciò che descrive, la conversazione iniziale appare inserita in uno scambio che, in quel momento, lei aveva percepito come consensuale e reciproco. Tuttavia, il vissuto emotivo che ne è derivato sembra aver assunto un peso molto più grande, anche per la paura intensa del giudizio e della possibilità di aver fatto del male senza volerlo.

Può essere indicato avviare un percorso psicologico, per approfondire questa forte ansia legata alle relazioni, al timore di sbagliare e al bisogno di controllo rispetto all’immagine che gli altri hanno di lei.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve,
da ciò che racconta emerge quanto questa situazione le stia provocando ansia, senso di colpa e forte confusione. È comprensibile sentirsi destabilizzato quando una conversazione privata viene esposta pubblicamente e quando si ha la percezione di essere fraintesi o giudicati dagli altri.

Da quello che descrive, sembra che lei abbia cercato di muoversi con attenzione e rispetto, fermandosi quando le veniva fatto notare un limite. Questo non significa che ogni sua scelta sia stata perfetta, ma neppure che debba automaticamente considerarsi una persona “molesta” o cattiva. Nelle relazioni e nelle comunicazioni online può capitare di interpretare in modo diverso il livello di confidenza o ciò che è appropriato condividere.

In questo momento, però, il rischio è che l’ansia la porti a mettere continuamente in discussione sé stesso e a sentirsi responsabile anche di accuse o dinamiche che potrebbero non corrispondere alla realtà. Continuare a difendersi senza sosta in pubblico spesso alimenta ulteriormente il conflitto e il malessere. Potrebbe essere più utile provare a prendere distanza dalla discussione, proteggere il suo equilibrio emotivo e confrontarsi con persone fidate e capaci di ascoltarla senza giudizio.

Il fatto che lei si interroghi così tanto sul rispetto dell’altro e sui propri comportamenti racconta una forte sensibilità, non indifferenza verso gli altri.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Da quello che racconti non mi sembra che tu abbia fatto qualcosa di gravemente sbagliato. Hai fatto una domanda in un contesto privato che, in quel momento della conversazione, ti sembrava coerente e lei stessa ha continuato a parlarne senza mostrarsi infastidita. Inoltre dici che quando lei ti ha fatto notare dei limiti tu ti sei scusato e hai smesso subito: questo conta molto.
Il fatto che poi abbia deciso di esporre pubblicamente una conversazione privata, aggiungendo anche accuse false, è comprensibile che ti faccia stare male e ti mandi in confusione. Però il fatto che qualcuno ti accusi o ti faccia sentire “mostruoso” non significa automaticamente che tu lo sia.
Come dicevi, stai vivendo molta ansia e senso di colpa perché hai paura di essere invadente o molesto, e proprio questa tua preoccupazione dimostra che stai cercando di avere rispetto degli altri, non il contrario. Nessuno è infallibile nelle interazioni: a volte si può fraintendere il livello di confidenza, ma se una persona mette un limite e tu lo rispetti, non sei un predatore né una cattiva persona.
Hai già chiesto scusa per ciò che poteva averla fatta sentire a disagio. Non devi passare le giornate a processarti o a difenderti da ogni voce o provocazione. A un certo punto è sano fermarsi, uscire dalla discussione pubblica e proteggere la tua serenità mentale.

Le accuse inventate, come quella sulle minorenni, non definiscono chi sei. Cerca di non lasciare che il panico ti convinca che ogni critica equivalga a una colpa reale. Respira, prenditi distanza dalla chat e ricordati che il valore di una persona non viene deciso dal tribunale di un gruppo online.
Dr. Vincenzo Lucifora
Psicologo, Professional counselor
Torino
Caro ragazzo,
leggo con attenzione il tuo racconto e colgo immediatamente la sofferenza, l'ansia profonda e l'enorme senso di ingiustizia che stai provando in questo momento. Passare la notte in bianco con i sensi di colpa e il cuore a mille è un'esperienza logorante, specialmente quando ci si sente accerchiati, messi alla gogna e impossibilitati a difendersi.
Voglio darti subito una risposta chiara e diretta alla tua domanda («Sono nel torto?»): NO, non sei nel torto per aver fatto quella domanda in chat privata, anche perché hai rispettato i tempi e i modi della conversazione. E soprattutto, NIENTE può giustificare la gogna pubblica, la diffusione di tuoi materiali personali (la tua canzone) e, ancor meno, l'invenzione di accuse gravissime e false come quella sulle minorenni.
Esiste uno spazio privato (la chat a due) e uno spazio pubblico (il gruppo). In privato, c'era uno scambio pulito: tu hai fatto una domanda per chiarire le intenzioni ed evitare fraintendimenti futuri, lei ha risposto con serenità portando persino la sua esperienza. C'era un contatto autentico.
Il problema si è creato quando lei ha preso elementi dello spazio privato e li ha "buttati" nello spazio pubblico come un'arma, alterando completamente il contesto per farti fare brutta figura dopo un litigio.
In termini “Funzionali”, il tuo sistema cognitivo ed emotivo è andato in cortocircuito perché hai subito un'ingiustizia a cui non puoi rispondere simmetricamente (perché tu possiedi un'etica e non vuoi violare la sua privacy). Ti sei scusato pubblicamente nel tentativo di placare il conflitto ma in un gruppo dominato da dinamiche di branco, purtroppo, la verità razionale viene spesso schiacciata dal bisogno di schierarsi. La calunnia che lei si è inventata (l'accusa sulle minorenni) ha toccato un tuo aspetto interiore che forse non hai mai affrontato, è diventata la concretizzazione del tuo incubo peggiore. Ecco perché l'ansia è "assurda" e non ti fa dormire: non stai reagendo solo a una stupida discussione di gruppo, ma si è riattivato un dolore antico legato alla tua dignità di uomo.
Cosa fare adesso nel concreto e perché fare un passo in più insieme?
La tentazione in questo momento è stare tutto il giorno a rispondere alle provocazioni per difenderti. Io sono convinto che non è la strategia più giusta. Più alimenti il fuoco della chat, più darai materiale a chi vuole attaccarti. Chi ti doveva capire in privato ti ha capito (come la ragazza che ti ha dato ragione, anche se non ha avuto il coraggio di esporsi pubblicamente per paura del branco).Adesso la priorità assoluta non è convincere il gruppo, ma proteggere te stesso. Per uscire da questa morsa di ansia e ritrovare la tua totale serenità, ti invito calorosamente a fissare un primo appuntamento per iniziare un percorso insieme.
A vent'anni, un'esperienza del genere rischia di bloccarti ulteriormente nei confronti delle ragazze e del mondo. Hai preso confidenza con la persona sbagliata, succede, fa parte dell'esperienza. Ma questo non definisce chi sei tu. Tu sei un ragazzo attento, educato e fin troppo severo con se stesso. Esci da quella chat, fai un respiro profondo. Sganciati da questo legame tossico e riprenditi lo spazio e la serenità che meriti. Se vorrai faremo insieme il primo passo.
Un caro saluto,
Vincenzo Lucifora
Dott. Michele Basigli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Da quello che racconti, fare una domanda su relazioni o “scopamicizie” in una chat privata tra due persone adulte, in un contesto di conversazione reciproca e senza insistere dopo eventuali segnali di fastidio, non equivale automaticamente a essere molesti. Conta molto il contesto: tono, reciprocità, capacità di fermarsi se l’altra persona non gradisce. E tu stesso dici che quando lei ti ha fatto notare un limite in passato ti sei scusato e ti sei fermato.
Questo però non significa che lei fosse necessariamente a suo agio o che abbia vissuto la conversazione allo stesso modo. Due persone possono interpretare diversamente lo stesso scambio. Ma c’è una differenza importante tra:
“Mi ha messo a disagio quella domanda” e “È un molestatore” oppure inventare accuse più gravi.

Se davvero sono state dette cose false come il fatto che ci avresti provato con minorenni, capisco perché tu sia agitato: è un’accusa pesante. Però in questo momento il rischio maggiore è entrare in una spirale di autodifesa continua, messaggi infiniti, spiegazioni compulsive e ansia crescente.

Da fuori, la cosa più utile adesso sembra questa:
Hai già chiesto scusa pubblicamente per l’eventuale disagio creato. Bene.
Non continuare a giustificarti all’infinito nella chat pubblica.
Non pubblicare screenshot privati per “vincere” la discussione: quasi sempre peggiora tutto.
Conserva però privatamente le conversazioni, soprattutto se ci sono accuse false.
Smetti di leggere ossessivamente ogni commento del gruppo: più resti lì dentro, più l’ansia ti convince che la tua vita dipenda dall’opinione di quella chat.
Una cosa che traspare molto dal tuo messaggio è che hai una forte paura di essere percepito come invadente o pericoloso. Il fatto che tu abbia passato anni evitando perfino il contatto fisico “per paura di essere molesto” fa pensare che tu tenda a controllarti moltissimo e a metterti subito sotto processo morale. Questo può portarti a dubitare di te anche quando hai semplicemente avuto un’interazione sociale ambigua o andata male.

Inoltre, quando una situazione sociale diventa conflittuale, i gruppi online spesso funzionano male: la gente prende posizione, semplifica, esagera, segue il tono dominante, parla senza conoscere davvero i fatti.

Non è necessariamente la prova che tu abbia fatto qualcosa di gravissimo.

Se vuoi una linea pratica:
1. Un ultimo messaggio breve e calmo, se non l’hai già fatto: “Mi dispiace se la domanda ti ha messa a disagio, non era mia intenzione. Dopo aver capito il limite mi sono fermato. Le accuse inventate però non sono corrette.”
2. Poi silenzio.
3. Blocca o esci dalla discussione se continua a degenerare.
4. Parla con una persona reale e fidata fuori da quella chat, perché stanotte sei chiaramente andato in sovraccarico d’ansia.

E soprattutto: il fatto che tu stia riflettendo così tanto sui limiti, sul consenso e sul non voler mettere a disagio gli altri è molto diverso dall’atteggiamento di chi se ne frega completamente degli altri. Non vuol dire che tu sia perfetto o che ogni scelta sociale sia stata impeccabile, ma nemmeno che tu debba convincerti di essere “mostruoso” per una domanda fatta in una conversazione privata consensuale.

Ti mando un caloroso saluto e rimango a tua completa disposizione.
Dott. Michele Basigli
Perugia
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Quello che stai vivendo sembra una situazione tipica di conflitto online che si è progressivamente “escalata”, dove comunicazione privata, fraintendimenti e dinamiche di gruppo si sono sovrapposte fino a diventare molto stressanti e difficili da gestire.

Da quello che racconti, emergono alcuni punti importanti:

La domanda che hai fatto in privato
Parlare di preferenze relazionali e sessuali tra coetanei adulti (20 anni) può essere assolutamente lecito, ma è vero che il contesto, il timing e la sensibilità dell’altra persona fanno la differenza. Il fatto che lei inizialmente non abbia reagito male non significa automaticamente che abbia vissuto la cosa allo stesso modo sul piano emotivo o sociale in seguito. Le persone possono cambiare percezione col tempo o nel confronto con altri.
La diffusione in chat pubblica
Qui il problema non è più la singola domanda, ma la gestione pubblica della situazione: quando un contenuto privato viene portato in un gruppo, spesso si attivano dinamiche di schieramento, interpretazione e “processo sociale” che non hanno più a che fare con la realtà dei fatti ma con percezioni, alleanze e reazioni emotive.
Colpa, responsabilità e confusione
Tu stai cercando una risposta assoluta (“sono nel torto o no?”), ma in queste situazioni non è quasi mai tutto bianco o nero. È possibile che:
la tua intenzione non fosse molesta,
lei abbia vissuto o reinterpretato la cosa in modo diverso,
la comunicazione si sia deteriorata nel tempo,
il gruppo abbia amplificato tutto.

Questo non significa che tu “sia colpevole” in senso morale assoluto, ma nemmeno che l’altro abbia necessariamente agito solo per cattiveria. Le dinamiche online raramente sono così lineari.

Il punto più importante: il tuo stato d’ansia
Il fatto che tu non abbia dormito, che tu stia ruminando continuamente e che tu senta il bisogno di “difenderti ogni volta” indica che questa situazione sta diventando emotivamente molto pesante per te, indipendentemente da chi abbia ragione.

Quando si arriva a questo livello di attivazione, continuare a rispondere, giustificarsi o restare dentro la chat spesso peggiora tutto.

Cosa può aiutarti adesso
Interrompere l’escalation: non continuare a rispondere nel gruppo se questo alimenta il conflitto.
Non cercare la “verità perfetta” online: nei contesti sociali la verità viene spesso distorta e semplificata.
Prendere distanza emotiva: anche temporaneamente, per far scendere l’attivazione.
Accettare che non tutto è controllabile: non puoi correggere ogni interpretazione degli altri.
Valutare il tuo confine relazionale futuro: con chi e come ti senti al sicuro nel dialogo.

Sul piano generale, il fatto che tu abbia una forte paura di essere percepito come molesto e che questa situazione ti stia generando un’ansia così intensa merita attenzione: non tanto per “chi ha ragione in chat”, ma per come vivi il giudizio e il conflitto.

Per questo è consigliabile approfondire la situazione in modo più personale con uno specialista, così da lavorare sull’ansia, sul senso di colpa e sulla gestione dei conflitti interpersonali.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Gentile ragazzo, comprendo il forte vissuto di ingiustizia, ansia e impotenza che descrive. In ottica cognitivo-comportamentale, un episodio percepito come esposizione pubblica può attivare pensieri automatici del tipo "non posso difendermi", "tutti mi giudicano", "non importa cosa è vero", che mantengono ansia, ruminazione e iperattivazione. Le suggerisco di provare a distinguere i fatti dalle interpretazioni: cosa è realmente accaduto, cosa sta deducendo, cosa teme possa succedere. Un utile esercizio è il diario ABC, dove annotare situazione, pensiero automatico, emozione e poi formulare un'alternativa più equilibrata. In chiave ACT, è importante riconoscere la rabbia e l'ansia senza farsene guidare, scegliendo comportamenti coerenti con i propri valori, come integrità, rispetto, equilibrio relazionale. Evitare di alimentare il conflitto pubblico è spesso più protettivo che cercare a tutti i costi di "dimostrare" la verità. Le consiglio caldamente di valutare un percorso con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, che possa aiutarla a gestire l'ansia anticipatoria e a consolidare strategie di regolazione emotiva.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Ciao, mi permetto di darti un consiglio e spero che lo seguirai, devi parlarne immediatamente con i tuoi genitori. Tu mi dirai "no poi si arrabbiano con me", "ma io mi vergogno per quanto è successo", si ti capisco ed è normale che sia così, ma mio padre mi diceva sempre "se hai un problema, prima vieni da me e lo risolviamo e poi se devo arrabbiarmi mi arrabbio".
Hai 20 anni e, la situazione che hai descritto è delicata, sia sotto un punto di vista psicologico che giuridico, perché le accuse che ti sono state mosse sono gravi.
A questa età è giusto rivolgersi ai propri genitori quando ci si trova in difficoltà, hanno più esperienza, sono adulti e come genitori devono avere almeno la possibilità di aiutarti a risolvere e gestire una situazione più grande di te.
Se hai necessità di parlare io rimango a disposizione e spero tanto che seguirai il mio consiglio.
Dott.ssa Giulia  Guastoni
Psicologo, Psicologo clinico
Cigognola
Ciao ragazzo di 20 anni :) Mi dispiace della situazione in cui ti sei ritrovato e capisco che tu possa provare ansia. Qui però mancano delle informazioni, ad esempio, le persone di questa chat le conosci anche di persona? In ogni caso, ti posso consigliare di lavorare sull'assertività perchè così imparerai a distinguere meglio quali sono le cose su cui vale la pena combattere e quali per cui vale la pena lasciare andare. Non conoscendo bene la situazione, inoltre, mi viene da chiederti: è veramente importante disperdere risorse preziose per persone che conosceresti solo virtualmente? Continuando a difenderti e a rispondere non fai altro che alimentare il comportamento di questa ragazza, ci stai male tu, si diverte lei. Una cosa, invece, su cui mi soffermerei maggiormente è la tua paura di essere molesto.
Se hai voglia di fare due chiacchiere, sono qui :)
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, purtroppo succede spesso nelle chat online. Non si conosce l'altra persona e anche se si ha la sensazione di essere in intimità o in confidenza con qualcuno, spesso è qualcuno che si è immaginato o a cui abbiamo attribuito caratteristiche che magari non corrispondono a realtà. La forza e la debolezza del web è che tutti possono dire tutto. Può continuare a difendersi o decidere di cercare altrove qualcuno con cui interresse relazioni, virtuali o meno che siano.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

credo che tutti questi dubbi e queste sue incertezze potrebbero meglio esser affrontate all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di parlarne con uno psicologo, la aiuterebbe ad acquisire gli strumenti per gestire al meglio le sue relazioni.

Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, non emergono elementi sufficienti per concludere che lei abbia avuto un comportamento inappropriato. Una domanda posta in un contesto di reciproca conversazione non è necessariamente fuori luogo, soprattutto se l'altra persona ha scelto di proseguire il dialogo sull'argomento. Comprendo il disagio che sta vivendo a seguito dell'esposizione pubblica della vicenda. In questo momento può essere utile distinguere i fatti dalle interpretazioni e non basare il giudizio su di se esclusivamente sulle reazioni del gruppo. L'ansia e il senso di colpa che prova meritano ascolto, ma non costituiscono di per sé una prova di aver sbagliato.
Dott.ssa Caterina D'orazi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Ciao buon pomeriggio, mi sembra di capire da quello che racconti , che stai vivendo due problemi distinti che si sono però sovrapposti.
il primo riguarda la domanda che hai fatto nelle chat privata con la ragazza. Di per sé chiedere ad una ragazza adulta se sia interessata anche a rapporti di tipo "occasionale" non è una molestia, il contesto, il modo e la reazione dell'altra persona contano. Da quello che riporti tu, lei non ha espresso disagio in quel momento, anzi ha continuato la conversazione e ha anche riportato una sua esperienza personale.
Poi è successo che la conversazione nella chat privata è stata portata in una chat pubblica durante un litigio, dove il tema non è più tanto se la domanda fosse appropriata o meno, ma il fatto che il contenuto che era privato venga strumentalizzato in un momento di conflitto, facendoti sentire esposto.
In questo momento sembri cercare una certezza assoluta di aver sbagliato oppure no. Potresti aver interpretato male il livello di confidenza tra di voi, ma anche se fosse successo, hai detto che quando è capitato di superare il limite ti sei fermato e ti sei scusato, e questo è un comportamento ben diverso da quello di una persona che insiste o ignora il disagio altrui.
Mi sembra che stia cercando di assumerti la responsabilità. di qualsiasi cosa stia accadendo in questa chat pubblica, comprese anche le eventuali esagerazioni o falsità che stanno raccontando. Tu sei responsabile delle tue parole e delle tue azioni, non delle interpretazioni o invenzioni degli altri.
Per cui, se hai il desiderio di capire meglio cosa sia successo, parlarne direttamente con lei, per capire anche come lei ha vissuto in prima persona quella conversazione e perché poi ha deciso di riportarla sulla chat pubblica

Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao ragazzo di 20 anni, il tuo racconto mi ha colpito e mi piacerebbe poterti aiutare pur sapendo che l'aiuto che posso darti qui è molto parziale.
Leggendo le tue parole mi arriva molta ansia, senso di colpa e soprattutto una forte paura di aver oltrepassato un limite senza accorgertene. Mi sembra che, in questo momento, tu stia cercando una risposta definitiva alla domanda: "Sono nel torto oppure no?". Tuttavia, nelle relazioni umane le cose raramente sono così semplici e credo che ti sarebbe molto utile valutare la possibilità di iniziare un percorso con me, anche breve, se vuoi, ma continuativo.

Per ora ti lascio una riflessione tratta dal modello della "Finestra dei Comportamenti" di Thomas Gordon. Questo approccio distingue con chiarezza due situazioni: in una il problema appartiene a noi, nell'altra appartiene all'altra persona.

Per esempio, chiedere a qualcuno se è interessato a un certo tipo di relazione non è automaticamente un comportamento scorretto. La parola "scopa amico" non è di per sé un'offesa, può diventarlo se l'altra persona esprime disagio e noi ignoriamo quel disagio, insistiamo o non rispettiamo i confini che l'altro ci ha espresso.

Da ciò che racconti, quando questa ragazza ti ha fatto notare che una domanda era eccessiva, ti sei scusato e hai corretto il comportamento. Se le cose sono andate effettivamente così, il tuo compito era ascoltare il limite espresso e rispettarlo. Questo è ciò che dici di aver fatto. Quello che non potrai mai fare è controllare come l'altra persona ha interpretato o interpreterà successivamente l'episodio o come lo racconterà ad altri, ossia non potrai controllare il suo problema.

Questo per dire che la tua responsabilità riguarda ciò che hai fatto, detto e scelto; non riguarda le reazioni, le interpretazioni o le eventuali strategie comunicative degli altri, che sono una loro responsabilità.

Quello che spesso succede è che, soprattutto quando siamo molto spaventati, tendiamo a passare rapidamente dai fatti alle interpretazioni.

Cercherò di essere chiaro, per quanto creda che riuscirei ad asserlo molto di più se ci incontrassimo, ad ogni modo. I fatti osservabili, nel tuo caso, sembrano essere:

1) hai posto una domanda su un tipo di relazione;
2) la conversazione è proseguita;
3) in seguito la ragazza ha raccontato quell'episodio in una chat pubblica;
4) questo ti ha causato disagio e preoccupazione.

Le interpretazioni, invece, sono affermazioni come:

1) "si è vendicata";
2) "voleva farmi fare una brutta figura";
3) "tutti mi stanno contro";
4) "nessuno si interessa alla verità".

Le interpretazioni sono utili perché sintetizzano i fatti e li rendo operativi, tuttavia la fregatura delle interpretazioni è che non possono mai essere vere al 100% come lo sono, invece, i fatti. Questo per dire che quello che pensi potrebbe essere vero, ma potrebbero anche esserci altre spiegazioni. Quando siamo molto agitati, il rischio è costruire una narrazione che ci rassicura perché sembra congruente ma aumenta ulteriormente la sofferenza.

Un altro fatto potrebbe essere: "Lei ha raccontato pubblicamente quella conversazione."

Un'altra interpretazione potrebbe essere: "Tutti mi considerano una cattiva persona."

Quando siamo feriti o spaventati, le interpretazioni tendono a moltiplicarsi e ad aumentare l'ansia.

Per questo motivo, prima di continuare a difenderti in ogni discussione, prova a chiederti quale sia il tuo bisogno in questo momento.

Hai bisogno di essere compreso? Di proteggere la tua reputazione? Di sentirti una persona rispettosa? Di avere chiarezza?

A volte rispondere continuamente alle accuse in una chat pubblica non soddisfa nessuno di questi bisogni e finisce solo per alimentare il conflitto.

Concludo con un doveroso avvertimento sulle comunicazioni in chat.

Le chat danno spesso un'illusione di confidenza che può essere ingannevole. Mancano il tono della voce, le espressioni del volto, i silenzi, le esitazioni e tutti quegli elementi che normalmente ci aiutano a capire se una persona è a suo agio oppure no.

Per questo motivo, quando una conversazione online si sposta verso temi più intimi o sessuali, può essere utile procedere con gradualità e verificare esplicitamente il consenso comunicativo dell'altra persona. Ad esempio:

"Posso farti una domanda un po' personale?"
"Se non ti va di parlarne dimmelo tranquillamente."
"Ti senti a tuo agio con questo argomento?"

Queste formule non eliminano ogni possibile malinteso, ma aiutano entrambe le persone a orientarsi meglio.

Un'altra caratteristica delle chat è che ciò che scriviamo può essere conservato, condiviso, decontestualizzato o letto da terzi. Non è necessariamente giusto, ma è una realtà della comunicazione digitale di cui è bene essere consapevoli.

Per quanto riguarda il presente, mi chiedo se continuare a difenderti in ogni messaggio della chat pubblica stia davvero aiutando la situazione. A volte, dopo aver chiarito la propria posizione e aver riconosciuto eventuali errori, proseguire la discussione alimenta soltanto il conflitto e l'ansia. Lascia agli altri il loro problema e ritorna in te.

Mi colpisce molto quando scrivi che per anni hai evitato perfino di abbracciare una ragazza per paura di risultare molesto. Questo mi fa pensare che il problema principale, oggi, potrebbe non essere soltanto ciò che è accaduto con questa ragazza, ma il peso enorme che attribuisci alla possibilità di sbagliare nelle relazioni. Qui c'è un bel tema da portare in terapia.

Nessuno può garantirti di non commettere mai errori e questo è un bene perché dagli errori si impara. Una relazione sana non nasce dall'essere perfetti al millimetro, ma dalla capacità di ascoltare, correggersi quando necessario e rispettare i confini dell'altro e ciò vale anche per l'altro, quando a sbagliare è lui/lei.

Forse la domanda più utile non è: "Sono una cattiva persona?", ma: "Alla luce di questa esperienza, cosa posso imparare sulla comunicazione, sui confini e sul modo in cui gestisco la paura di sbagliare?"

Questa è una domanda che può aiutarti a crescere, indipendentemente da chi abbia ragione nel conflitto attuale. Resto disponibile per continuare in privato. Buona vita!
Dott.ssa Elena Doppio
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Buongiorno,
sembra che, da ciò che scrivi, tu stia vivendo una situazione molto stressante, nella quale si intrecciano diversi aspetti: il dubbio sul tuo comportamento, il timore di aver oltrepassato un confine, il modo in cui una conversazione privata è stata interpretata e la sensazione di essere stato esposto pubblicamente, con conseguente difficoltà nel gestire le reazioni e i giudizi degli altri.
Essendo una psicologa non entrerò nel merito di questioni che non sono di mia competenza, come stabilire chi abbia ragione o torto in questa vicenda. Quello che posso osservare è che, leggendo il tuo messaggio, le diverse questioni sembrano essersi sovrapposte tra loro, alimentando uno stato di forte ansia e confusione.
È utile interrogarsi sul proprio comportamento, riflettere su ciò che è accaduto e riconoscere eventuali errori quando li si individua. Tuttavia, nelle relazioni umane raramente è possibile raggiungere la certezza assoluta di aver agito in modo perfetto o di riuscire a convincere tutti della propria versione dei fatti, e questo perché le persone sono diverse tra loro e ognuno vive e interpreta le cose a modo proprio.


Da ciò che racconti, sembra che tu abbia già provato a metterti in discussione e a riconoscere la possibilità di aver commesso degli errori. Forse, a questo punto, potrebbe essere più utile smettere di monitorare costantemente i commenti degli altri o di cercare di convincerli della tua posizione, e chiederti invece cosa puoi fare per prenderti cura di te e del tuo benessere in questa situazione.
Poi, se noti che l'ansia, i sensi di colpa e la paura di essere percepito come una persona molesta sono temi che tendono a presentarsi anche in altre situazioni della tua vita, potrebbe essere utile parlarne con una professionista, in uno spazio che permetta di approfondirli con maggiore calma e attenzione.

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